sabato 3 settembre 2016

Propaganda Lgbt smentita da 200 studi scientifici - Scuola di Medicina Johns Hopkins University

Propaganda Lgbt smentita  da 

200 studi scientifici




 

Pubblicato un nuovo importante studio di 143 pagine dalla prestigiosa rivista americana di scienza, etica e tecnologia

“The New Atlantis”

dal titolo

 “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciences” 

Autori dello studio: 

- Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University e ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University

- dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University. Quest’ultimo, primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni, è considerato il più illustre luminare in tema di sessualità e transgenderismo degli Stati Uniti

La scienza ribadisce il suo fermo “no” al gender e alla presunta “normalità” omosessuale. Ad affermarlo questa volta è un approfondito e corposo studio di 143 pagine, appena pubblicato dalla prestigiosa rivista americana di scienza, etica e tecnologia, “The New Atlantis”, dal titolo “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciences” (QUI il pdf completo).

A firmare l’importante lavoro sono due tra i più eminenti studiosi in materia degli Stati Uniti, Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University e ricercatore presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, e il noto dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University. Quest’ultimo, primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni, è considerato il più illustre luminare in tema di sessualità e transgenderismo degli Stati Uniti.

Gli autori hanno raccolto e passato al setaccio per oltre tre anni i 200 più autorevoli studi pubblicati in peer-review su tali temi dal 1950 ad oggi, avvalendosi nelle loro ricerche di tanti altri specialisti ed esperti della materia, tra cui la d.ssa Laura E. Harrington, psichiatra con una lunga carriera in medicina interna e neuroimmunologia.

PREFAZIONE
Nella prefazione dello studio, il co-autore Lawrence S. Meyer spiega come l’obiettivo della ricerca sia quello di raggiungere il grande pubblico e i professionisti della salute mentale al fine di poter arrivare ad una realistica ed onesta comprensione scientifica riguardo i problemi di salute mentale della popolazione LGBT.

Il dottor Meyer precisa di essere stato coinvolto in tale studio, su espressa richiesta del dottor McHugh, per aiutarlo a revisionare l’ampia monografia che lui e i suoi colleghi avevano redatto riguardo i temi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Un’attività che lo ha portato a scoprire la drammatica ed allarmante realtà del mondo LGBT, fino ad allora a lui sconosciuta:
“il mio compito iniziale era quello di garantire l’accuratezza delle inferenze statistiche e di rivedere altre fonti. Nei mesi che seguirono, ho letto attentamente oltre cinquecento articoli scientifici su questi argomenti e scandagliato altre centinaia. Sono stato allarmato nell’apprendere che la comunità LGBT ha un tasso sproporzionato di problemi di salute mentale rispetto alla popolazione nel suo complesso”.

La lettura e la consultazione di centinaia di documenti sull’argomento ha fatto sì che l’interesse dello studioso crescesse di giorno in giorno, portandolo ad allargare il raggio della sua ricerca a moltissime altre discipline.

In questo senso, il dottor Meyer aggiunge di aver:
“esplorato la ricerca attraverso una varietà di campi scientifici, tra cui l’epidemiologia, la genetica, l’endocrinologia, la psichiatria, la neuroscienza, l’embriologia e la pediatria” e di aver passato in rassegna anche “molti degli studi empirici accademici fatti nel campo delle scienze sociali, tra cui la psicologia, la sociologia, le scienze politiche, l’economia e gli studi di genere”.

Il professore dell’Arizona State University tiene a precisare di essere ben consapevole riguardo a cosa andrà incontro per aver avuto l’ardire di co-firmare tale lavoro “unpolitically correct“, sottolineando di aver accettato di assumere il titolo di autore “dopo aver riscritto, riorganizzato ed integrato il testo“, proprio perché convinto dei risultati scientifici raggiunti. Per questo scrive il dottor Meyer:
“Sostengo ogni frase in questo rapporto, senza riserve e senza pregiudizio per quanto riguarda eventuali dibattiti politici o filosofici. Questo rapporto riguarda la scienza e la medicina, niente di più e niente di meno”.

Alla fine della sua prefazione il dottor Meyer dedica il suo studio, tra gli altri, “ai bambini alle prese con la loro sessualità e di genere”, sottolineando come essi costituiscano una categoria speciale quando si affrontano le questioni di genere:

“Nel corso del loro sviluppo, molti bambini esplorano l’idea di essere del sesso opposto. Alcuni bambini possono aver avuto dei miglioramenti nel loro benessere psicologico se sono incoraggiati e sostenuti nel loro identificazione cross-gender (…) Ma quasi tutti i bambini, in ultima analisi, si identificano con il loro sesso biologico. L’idea che un bambino di due anni, dopo aver espresso pensieri o comportamenti identificabili con l’altro sesso, possa essere etichettato per la vita come transgender non ha assolutamente alcun supporto nel campo della scienza”.

Lo studio oltre alla prefazione, un’introduzione ed una conclusione è strutturato in 3 parti: una prima parte è dedicata all’ “Orientamento sessuale”, una seconda parte indaga i risultati riguardo la “Sessualità, la salute mentale e lo stress sociale” ed una terza ed ultima parte analizza gli aspetti relativi all’ “Identità di genere“.

Di seguito i principali risultati raggiunti dalla ricerca rispetto a queste tre aree di studio.


PARTE PRIMA: ORIENTAMENTO SESSUALE
La comprensione dell’orientamento sessuale “innato”, come proprietà biologicamente fissata negli esseri umani – l’idea che le persone sono “nate in questo modo” – non è supportata da prove scientifiche.
Mentre vi è evidenza che i fattori biologici come i geni e gli ormoni siano associati ai comportamenti e alle attrazioni sessuali, non ci sono spiegazioni biologiche causali convincenti per l’orientamento sessuale umano. Se da un lato piccole differenze nelle strutture cerebrali e nell’attività cerebrale tra individui omosessuali ed eterosessuali sono stati identificati dai ricercatori, dall’altro, tali risultati neurobiologici non dimostrano se queste differenze siano innate o piuttosto siano il risultato di fattori ambientali e psicologici.

Gli studi longitudinali sugli adolescenti suggeriscono che l’orientamento sessuale può essere molto fluido nel corso della vita per alcune persone, con uno studio che stima che ben l’80% degli adolescenti maschi che riferiscono di aver attrazioni dello stesso sesso non le hanno più una volta divenuti adulti.
Rispetto agli eterosessuali, i non eterosessuali hanno circa due o tre volte di più la probabilità di avere sperimentato l’abuso sessuale infantile.

 
PARTE SECONDA: LA SESSUALITÀ, I RISULTATI SULLA SALUTE MENTALE E LO STRESS SOCIALE
Rispetto alla popolazione generale, le sotto popolazioni non eterosessuali hanno un elevato rischio per una varietà di effetti negativi sulla salute e per i risultati sulla salute mentale.
La popolazione non eterosessuale è stimata di aver circa 1,5 volte di più un elevato rischio di subire disturbi d’ansia rispetto ai membri della popolazione eterosessuale, così come circa il doppio riguardo il rischio di depressione, 1,5 volte il rischio di abuso di sostanze, e quasi 2,5 volte il rischio di suicidio.

La popolazione transgender mostra tassi di rischio più alti anche per una varietà di problemi di salute mentale rispetto ai membri della popolazione non-transgender. Soprattutto in modo allarmante, il tasso di durata dei tentativi di suicidio in tutte le età delle persone transgender è stimato al 41%, rispetto a meno del 5% nella popolazione generale degli Stati Uniti.

Ci sono prove, per quanto limitate, che i fattori di stress sociali come la discriminazione e lo stigma contribuiscono al rischio di risultati negativi riguardo la salute mentale per le popolazioni non eterosessuali e transgender. Ulteriori studi longitudinali di alta qualità sono necessari affinché il “modello sullo stress sociale” possa essere uno strumento utile a comprendere le preoccupazioni per la salute pubblica.

 
PARTE TERZA: IDENTITÀ DI GENERE
L’ipotesi che l’identità di genere sia innata, proprietà fissa degli esseri umani che è indipendente dal sesso biologico – che una persona potrebbe essere “un uomo intrappolato nel corpo di una donna” o “una donna intrappolata nel corpo di un uomo” – non è supportata da prove scientifiche.
Secondo una recente stima, circa lo 0,6% degli statunitensi adulti si identificano con un genere che non corrisponde al loro sesso biologico.

Gli studi che confrontano le strutture cerebrali di individui transgender e non-transgender hanno dimostrato correlazioni deboli tra la struttura del cervello e l’identificazione cross-gender. Queste correlazioni non forniscono alcuna prova di una base neurobiologica per l’identificazione cross-gender.

Rispetto alla popolazione generale, gli adulti che hanno subito un intervento chirurgico per cambiare sesso continuano ad avere un rischio maggiore di vivere negativi risultati di salute mentale. Uno studio ha rilevato che, rispetto ai controlli, gli individui di sesso-riassegnato avevano circa 5 volte di più la probabilità di tentare il suicidio e circa 19 volte più la probabilità di morire per suicidio.

I bambini sono un caso speciale nell’affrontare le questioni transgender. Solo una minoranza di bambini che soffrono di identificazione cross-gender continuerà a farlo in adolescenza o in età adulta.
Ci sono poche prove scientifiche riguardo il valore terapeutico degli interventi che ritardano la pubertà o modificano le caratteristiche sessuali secondarie degli adolescenti, sebbene alcuni bambini possono aver migliorato il proprio benessere psicologico se incoraggiati e sostenuti nella loro identificazione cross-genere. Tuttavia, non ci sono prove che tutti i bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipico dovrebbero essere incoraggiati a diventare transgender.

Ci auguriamo che tale corposa e seria ricerca degli eminenti studiosi statunitensi Lawrence S. Meyer e Paul R. McHugh contribuisca a fare luce sui reali e drammatici rischi insiti nell’adozione dello stile di vita omosessuale. Tale studio presenta, dati scientifici alla mano, l’incontrovertibile verità accademica che mette a nudo le falsità e le menzogne, che dominano l’attuale dibattito sociale e politico, perpetrate dalla potente ed influente industria culturale asservita alle lobby rivoluzionarie.
Articolo di Rodolfo De Mattei su osservatoriogender.it
 
 
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Propaganda Lgbt smentita 

da 200 studi scientifici

 

La propaganda Lgbt non resiste di fronte alle prove della scienza. Semplicemente soccombe.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciences, i cui risultati sono stati resi noti dalla rivista americana di scienza, etica e tecnologia The New Atlantis.

Questo ampio studio – il più corposo mai effettuato sui temi cari al mondo Lgbt – ha visto coinvolti per tre anni due ricercatori di fama mondiale: il dottor Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University e ricercatore al Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University e il dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University e primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni. A loro si sono affiancati diversi esperti, tra cui la dottoressa Laura E. Harrington.

L’équipe di ricerca ha raccolto, esaminato e valutato i 200 più importanti studi pubblicati in peer-review pubblicati dal 1950 ad oggi sui  temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Il risultato consiste in un resoconto di 143 pagine che smentiscono punto per punto i luoghi comuni della propaganda Lgbt. In particolare, dallo studio di Meyer e McHugh emergono le seguenti considerazioni:

non è scientificamente provato che l’orientamento sessuale omosessuale è innato e biologicamente fissato.

l’ideologia gender, secondo la quale l’identità di genere sarebbe indipendente dal sesso biologico e innata, è – appunto – un’ideologia che non trova riscontro nella ricerca scientifica.

– solo una minoranza sparuta di bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipici continueranno a farlo nell’adolescenza e nell’età adulta, quindi non vanno “incoraggiati” a intraprendere un percorso di transizione, men che meno a sottoporsi a trattamenti ormonali o chirurgici.

– le persone con tendenze omosessuali e transgender mostrano tassi più alti di problemi di salute mentale (ansia, depressione, suicidio) e di problemi comportamentali e sociali (abuso di sostanze, violenza domestica) rispetto al resto della popolazione, fatto che non è giustificabile con l’eventuale presenza di un contesto discriminatorio.

Insomma: le tesi delle lobby Lgbt, che spesso si sentono ripetere, non poggiano su evidenze scientifiche. Sono semplicemente delle opinioni (ideologiche, appunto) create ad hoc per veicolare l’opinione delle persone e dare un preciso indirizzo socio-culturale e politico alla nostra società. Il che è ovviamente possibile in un clima dittatoriale (e infatti si sta verificando, grazie all’azione delle varie Gaystapo).

Gli attivisti Lgbt sono spesso ignari strumenti, manipolati e sfruttati da lobby potenti che  hanno un preciso progetto rispetto alle persone (o, meglio, contro le persone). 

Meyer e McHugh hanno solo ribadito l’oggettiva realtà delle cose, la verità sulla persona. Ed è proprio questo l’intento con cui hanno condotto la loro imponente ricerca: dare una risposta scientifica attorno ai temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere per favorire un approccio medico e scientifico che sia realmente a servizio della salute pubblica, e non al soldo delle lobby Lgbt.

Ma se anche la scienza non pronunciasse parola, basterebbe il buon senso e la ragione naturale per trarre certe conclusioni.
Articolo pubblicato su PROVITA

lunedì 8 agosto 2016

sabato 11 giugno 2016

OMOSESSUALITÁ NON È GENETICA ED È REVERSIBILE: STUDI SU GEMELLI MONOZIGOTI

Dr. Neil Whitehead


 L'OMOSESSUALITÁ NON È GENETICA ED È REVERSIBILE

 STUDI SU GEMELLI MONOZIGOTI



Otto importanti studi condotti negli Stati Uniti, in Scandinavia e in Australia su gemelli monozigoti sono giunti alla conclusione che gay non si nasce. “Nella migliore delle ipotesi, la genetica è un fattore minoritario”, afferma il dottor Neil Whitehead, Ph.D. 

Whitehead ha lavorato per il governo della Nuova Zelanda come ricercatore scientifico per 24 anni, in seguito ha trascorso quattro anni lavorando per le Nazioni Unite e la International Atomic Energy Agency. Attualmente ricopre il ruolo di consulente per le università giapponesi sugli effetti dell'esposizione alle radiazioni. Il suo dottorato di ricerca è in biochimica e scienze statistiche.

I gemelli identici hanno gli stessi geni o DNA. Essi sono nutriti in condizioni prenatali identiche. Se l'omosessualità è causata da fattori genetici o da condizioni prenatali e un gemello è omosessuale, anche il co-gemello dovrebbe essere gay.


"Poichè hanno DNA identici, entrambi i gemelli dovrebbero essere omosessuali (100%)", osserva il dottor Whitehead. Ma gli studi rivelano qualcos'altro. "Se un gemello identico ha attrazione verso lo stesso sesso le possibilità che anche il co-gemello sia omosessuale sono minime."



Poiché i gemelli identici sono sempre geneticamente identici l'omosessualità non può essere geneticamente dettata. "Nessuno nasce gay", osserva. "I fattori predominanti che creano l'omosessualità in un gemello identico e non nell'altro devono essere fattori post-parto."


Il Dr. Whitehead ritiene che l’attrazione dello stesso sesso (SSA) sia causata da "fattori non condivisi," cose che accadono ad un gemello ma non l'altro, o una diversa risposta personale allo stesso evento.
Ad esempio, un gemello potrebbe essere stato esposto alla pornografia o ad abusi sessuali, ma non l'altro. Un gemello può interpretare e rispondere al proprio ambiente familiare o scolastico in modo diverso rispetto all’altro."


I fattori predominanti per lo sviluppo dell’omosessualità sono proprio queste risposte individuali e idiosincratiche a eventi casuali e a fattori ambientali comuni", afferma Il Dr. Whitehead.

Il più esteso studio attendibile di gemelli identici è stato condotto in Australia nel 1991, seguito da un ampio studio degli Stati Uniti nel 1997. In seguito l'Australia e gli Stati Uniti hanno condotto ulteriori studi sui gemelli nel 2000, seguiti da diversi studi in Scandinavia.

"I registri dei gemelli sono alla base dei moderni studi sui gemelli. Ora sono molto estesi, ed esistono in molti paesi. Un gigantesco registro dei gemelli europeo, che prevede circa 600.000 membri è in fase di organizzazione, ma uno dei più grandi in uso si trova in Australia, con più di 25.000 gemelli."

Un significativo studio di gemelli tra gli adolescenti mostra una correlazione genetica ancora più debole. Nel 2002 Bearman e Brueckner hanno studiato decine di migliaia di studenti adolescenti negli Stati Uniti. La percentuale di concordanza omosessuale tra gemelli identici è stata solo del 7,7% per i maschi e del 5,3% per le femmine, inferiore alle percentuali dell’11% e del 14% nello rilevate dal menzionato studio australiano condotto nel 2000 (dal Dr. Bailey).


Negli studi sui gemelli identici, il Dr. Whitehead è stato colpito da come l'identità sessuale può essere fluida e mutevole.


"Sondaggi accademici neutrali dimostrano che vi è un cambiamento sostanziale. Circa la metà della popolazione omosessuale / bisessuale (in un ambiente non-terapeutico) si sposta verso l'eterosessualità nel corso della vita. Circa il 3% della attuale popolazione eterosessuale una volta credeva fermamente di essere omosessuale o bisessuale."
"L’Orientamento sessuale non è impostato in maniera immutabile", osserva.


Ancora più notevole è che la  maggior parte dei cambiamenti avvengono senza consulenza o terapia. "Questi cambiamenti non sono terapeuticamente indotti, ma accadono 'naturalmente' nella vita, alcuni molto rapidamente", osserva il dottor Whitehead. "La maggior parte dei cambiamenti di orientamento sessuale sono verso l'eterosessualità esclusiva."


Il numero di persone che sono diventate esclusivamente eterosessuali è attualmente superiore al numero di bisessuali e omosessuali combinati. In altre parole, gli ex-omosessuali sono attualmente più numerosi degli omosessuali/bisessuali.


La fluidità è ancor più marcata fra gli adolescenti, come ha dimostrato lo studio di Bearman e Bruckner. “Essi hanno scoperto che i giovani di 16-17 anni che avevano avuto attrazione sessuale per lo stesso sesso, erano quasi tutti cambiati in senso eterosessuale nel giro di un anno”. Gli autori erano pro gay e hanno commentato che l’unica stabilità possibile era tra coppie eterosessuali, che non cambiavano nel corso degli anni.


E tuttavia nella cultura popolare permangono molte idee sbagliate. Ad esempio che l’omosessualità sia genetica, così radicata nell’identità di una persona da non potersi cambiare. Gli accademici che lavorano sulla materia non sono affatto soddisfatti delle rappresentazioni dei mass media su questo argomento, dichiara Whitehead, ma preferiscono procedere con le proprie ricerche e non essere coinvolti nell’attivismo politico.


Per coloro che sono alla ricerca di scritti di Dr. Whitehead sulla sua di ricerca
 http://www.mygenes.co.nz/download.htm