martedì 11 luglio 2017

Oosessualità: LA TESTIMONIANZA DI UN ADOLESCENTE – Ex paziente di JOSEPH NICOLOSI

LA TESTIMONIANZA DI UN ADOLESCENTE – EX PAZIENTE DI JOSEPH NICOLOSI
- Agosto 2014 - pubblicato sul sito del DR. Joseph Nicolosi  http://www.josephnicolosi.com/translations-italian/

(N.b : la testimonianza in lingua originale si trova nella sezione CLIENT STORIES del sito)

Mi chiamo Dan e ho 16 anni. Sono stato in terapia con il dottor Nicolosi per circa 7 mesi. 
Prima della terapia ero praticamente un emarginato, non uscivo con nessuno a parte un'altra persona molto timida come me. Poi i miei genitori hanno scoperto che guardavo siti pornografici gay e hanno ritenuto che dovessi parlare con qualcuno. All'inizio ero scettico, ma dopo la prima sessione ero già entusiasta e avevo davvero voglia di andare avanti. 

Quando cominciai a parlare con il dott. Nicolosi mi resi conto che c'erano tante cose a cui non avevo mai pensato. Forse c'era un altro lato del mio cervello pronto ad aprirsi e a pensare a tutte queste nuove cose a cui non avevo pensato prima.

Per prima cosa, non avevo mai pensato agli effetti a lungo termine che avrebbe comportato guardare la pornografia gay. Significava che ero gay? E quel tipo di vita che cosa avrebbe significato nel lungo periodo?

I miei compagni dicevano che essere gay va bene, e così cominciai a pensarlo io stesso. Ma quando cominciai a pensare che cosa sarebbe successo una volta diventato adulto, cominciai a vedere le cose in modo diverso. 

Prima di cominciare la terapia, stavo parlando via skype con un mio amico. Tenevo la porta chiusa ma i miei genitori entrarono in stanza e videro che stavo scrivendo in chat al mio amico, chiedendogli se secondo lui avessi dovuto dire ai miei genitori che ero gay.

Fu così che dissi tutto ai miei. Loro pensarono subito a che cosa avrebbero potuto fare per me. E poi per fortuna hanno contattato Nicolosi. Mio papà, prima di trovare lui, aveva cercato dappertutto e aveva avuto dei problemi nel farlo perché non sapeva nulla di queste cose, e non sono cose di cui si può parlare con gli altri. 

All'inizio avevamo provato con un altro terapeuta, che ha cercato di aiutarmi, ma non ha funzionato per me. Allora mio papà ha continuato a cercare e ha trovato Nicolosi in internet. 
Durante la terapia ci siamo concentrati su momenti di vergogna accaduti quando ero più piccolo, episodi traumatici con i miei coetanei. Eventi che non avevo pensato potessero avere un
  forte impatto sulla mia vita fino a quando non li abbiamo affrontati in terapia.  

Ho scavato a fondo per dare un significato a tali eventi e quando ho guardato in faccia questi episodi, mi sono reso conto davvero delle emozioni nascoste che c'erano dietro, perché sono
semplicemente fuoriuscite mentre ero in terapia e hanno smesso di disturbarmi.  Ed è un sollievo quando questo accade perché ti rendi conto di avere trovato la fonte di tutto quello che è andato storto nella tua vita. Il problema non era tanto la pornografia gay, ma come mi vedevo io rispetto agli altri ragazzi.

Quando avevo 12 anni il mio migliore amico mi prese in giro davanti a delle ragazze. Per me fu uno shock. Con Nicolosi abbiamo fatto l'EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari NDT) su questo episodio e così l'ho superato. 
Quando cominciai a pensarci su, mi resi conto che avevo fatto male a lasciarmi abbattere da quanto accaduto perché probabilmente il mio amico si era già dimenticato di quello che aveva fatto solo un paio di minuti dopo ma dentro di me quel ricordo è rimasto per così tanto tempo!
 (…) 
Per quanto l' EMDR mia abbia aiutato nel superare quei momenti di vergogna del passato, quello che mi ha aiutato di più è stato crescere nell'autostima. Partecipare alla vita sociale e alle attività insieme agli altri maschi mi ha davvero aiutato molto perché prima della terapia non osavo nemmeno ordinare del cibo in un locale, da quanto ero timido.  

Prima di cominciare la terapia quando incrociavo un ragazzo a caso per strada provavo immediatamente una fitta al cuore e quello shock improvviso. Durante la terapia ci sono stati degli alti e bassi, ma alla fine sono arrivato al punto in cui posso guardare un altro ragazzo o un'immagine di un altro ragazzo per tutto il tempo che voglio, senza sentire niente. 

Il cambiamento non succede per caso: ho dovuto guardarmi dentro molto e ho dovuto impegnarmi parecchio ma man mano che passa il tempo e la verità viene fuori, ti rendi conto di quello che vuoi davvero.

La televisione propone molti modelli gay positivi, e io penso che se altri vogliono seguirli, possono farlo, ma dopo le esperienze che ho fatto, capisco molto bene che quella vita non sarebbe stata per me.

Le mie attrazioni eterosessuali sono cresciute parecchio. Più pensavo al significato delle mie attrazioni omosessuali, e su cosa erano basate, più le mie attrazioni eterosessuali crescevano. Non ho ancora la ragazza ma le ragazze ora mi possono eccitare tanto quanto mi eccitavano le immagini maschili prima di cominciare la terapia. Un giorno potrò sposarmi, cosa a cui prima non avevo pensato.

Qualche sera fa ero a una festa e mi stavo divertendo parecchio e ho pensato a tutte le occasioni di socializzazione che ho perso nel passato per via della paura, che Nicolosi chiama “l'anticipazione della vergogna”.

(…)
Una delle cose  che mi preoccupava di più era il fatto di avere già detto ai miei compagni che ero gay, e loro mi avevano trattato come una celebrità. Quando ho cominciato a cambiare, ho cominciato a preoccuparmi del fatto che avrei potuto deluderli. Il migliore consiglio che darei a un ragazzo come me è: non preoccuparti di quello che pensano gli altri, o dell'effetto che avrà su di loro: pensa all'effetto che avrà su di te: i tuoi amici ti diranno anche che non c'è nessun problema nell'essere gay, poi però  sono loro quelli che si sposeranno con una persona del sesso opposto e avranno dei figli.
La cosa importante è la motivazione, perché se uno non ha motivazione non vede la cosa in modo realistico, non pensa a quello che può succedere sul lungo periodo. Non mollate, anche se può sembrare dura. Se continuate sulla strada intrapresa alla fine ci arriverete.  

Alla fine della terapia, quando guardavo le immagini pornografiche gay non mi eccitavo più per nulla. Nicolosi mi ha aiutato a vedere le immagini pornografiche in modo realistico. Ora se penso a quegli uomini e alle foto che fanno per far provare piacere ad altri ragazzi, vedo quanto siano ridicole quelle immagini. 

L'altra sera stavamo tutti ballando sull'autobus ( era un autobus per i party) e l'ambiente era molto piccolo ed eravamo in tanti e ad un certo punto mi sono messo a ballare con Janet. Stavamo ballando e lei si è avvicinata molto a me e io mi sono eccitato in un modo molto fisico e mi sono sentito davvero bene. Una di quelle cose che non vuoi fermare. Ѐ stata una bellissima sensazione. Sono sicuro che lei ha notato ma non ha detto nulla. Però ha sorriso. 

 

Un omaggio al dottor Nicolosi di Chiara Atzori, medico infettivologo che lavora all'ospedale Sacco di Milano

Un omaggio al dottor Nicolosi di Chiara Atzori, medico infettivologo che lavora all'ospedale Sacco di Milano.

Chiara Atzori
Pubblicato sul sito IFTC (International Federation for Therapeutic Choice). https://www.narth.com/iftc

Chiara Atzori, è un medico in residenza all'ospedale Luigi Sacco di Milano, Italia.

Nel 2005 e nel 2010 ha organizzato conferenze in Italia sul tema dell'omosessualità indesiderata, dove il dottor Nicolosi è stato il principale presentatore. Ma pagò un prezzo per le sue convinzioni; In quattro occasioni, un attivista gay ha presentato denunce contro di lei al suo consiglio medico, accusandola come organizzatore della conferenza con "azioni e idee omofobiche".
È stata in grado di confutare ogni volta le accuse con prove scientifiche. Alla seconda conferenza ha dovuto assumere una guardia del corpo per proteggere il dottor Nicolosi dagli attivisti. "Ho sempre trovato il dottor Nicolosi una persona gentile, generosa e empatica; Aveva un dono speciale di empatia con i suoi pazienti, ed era sempre generoso nel dare consigli e incoraggiamento agli altri professionisti ".

Riportiamo di seguito il tributo di Chiara Atzori al Dr. Nicolosi. Il 9 marzo 2017, a soli 70 anni, è morto lo psicologo e psicoterapeuta americano Joseph Nicolosi, fondatore della Thomas Aquinas Psychological Clinic di Encino, in California. La notizia della morte arriva dalla stessa clinica.

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Le condoglianze vanno innanzitutto alla moglie Linda e al figlio Joseph Jr. che hanno sempre collaborato con passione e condiviso l’attività divulgativa sul tema dell’aiuto alle persone con pulsioni omosessuali indesiderate. Per chi l’ha conosciuto, non è difficile riconoscere che è sempre stato serenamente fermo nel presentare e difendere le sue idee e la sua attività, oltre che profondamente legato alla sua famiglia, al suo lavoro, ai suoi pazienti e al magistero della Chiesa cattolica.

Nicolosi è stato il co-fondatore con Charles Socarides e Ben Kaufman della Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità (NARTH), nel 1992. Egli aveva adottato concetti psicoanalitici e psicodinamici per promuovere un approccio terapeutico volto ad accompagnare e assecondare (mai indurre o forzare) quello che viene chiamato “tentativo di cambiamento dell’orientamento omosessuale” (Sexual Orientation Change Effort), richiesto dal paziente perché percepito come indesiderato. Tale disagio è ancora oggi annoverato come disturbo F66.01 dal manuale diagnostico dell’OMS (l’organizzazione mondiale della sanità), nel pieno riconoscimento della soggettività e del benessere della persona.

L’interesse primario di Nicolosi era indirizzato alla costellazione dei fattori che conducono alla formazione dell’inclinazione omosessuale maschile. In particolare, egli aveva valorizzato l’idea che padri affettivamente inaccessibili e lontani e madri predominanti, nonché una relazione di coppia volta primariamente a soddisfare i bisogni della coppia stessa a discapito delle necessità di espressione emotiva e temperamentale del figlio, sono fattori che tendono a creare una triade relazionale famigliare patologica, un ambiente che aumenta notevolmente le probabilità che un figlio maschio possa sviluppare un orientamento omosessuale.

Nicolosi ha sempre sostenuto come l’omosessualità rappresenti spesso psicanaliticamente un sintomo riparativo rispetto a un’identità di genere ferita, l’espressione di un disagio con attualizzazione di fantasie e comportamenti caratteristicamente auto-riparativi per il soggetto.

Da una frettolosa, imprecisa (e spesso in malafede) lettura del suo pensiero è scaturita la dispregiativa definizione di “terapia riparativa”, quasi egli propugnasse una “riparazione” da parte del terapeuta stesso sul paziente che liberamente si rivolgeva allo psicologo a causa di pulsioni omosessuali indesiderate.

L’attivismo GBLT l’ha apertamente osteggiato in modo pittoresco e purtroppo anche spesso violento, cercando di impedire che egli potesse esprimere con pacatezza le motivazioni e le valutazioni cliniche maturate nell’arco di decenni di attività in California, epicentro dell’omosessualismo mondiale, proprio con uomini insoddisfatti dello stile di vita gay e delle loro tendenze omosessuali, che hanno trovato in lui ascolto, rispetto, sostegno e cura. In risposta alla millantata dannosità della teoria e della pratica di Nicolosi, molti sostenitori dei diritti gay hanno lottato e lottano per silenziare e far vietare dalla legge la cosiddetta terapia riparativa, umiliando e silenziando tutti coloro i quali hanno beneficiato dell’aiuto di Nicolosi e del gruppo di terapeuti che a lui si sono ispirati.

Attualmente in cinque Stati americani sono state votate, su pressione della lobby GBLT, leggi che impediscono l’approccio “riparativo” sui minori. Rimane il fatto che per gli adulti, ad oggi, la clinica di Encino e molti specialisti afferenti al NARTH e alle associazioni per la libertà di cura, continuano a esercitare il diritto di rispondere alle richieste di aiuto di persone che sperimentano pulsioni omosessuali indesiderate.

Per Joseph Nicolosi, un uomo trasparente e onesto che ha portato avanti con determinazione e serena costanza la sua professionalità al servizio del bene, oltre alla richiesta di preghiera, un atto sarebbe dovuto: la lettura con mente serena e aperta di ciò che lui ha veramente detto, scritto e operato.

E’ auspicabile perciò che in tanti leggano i suoi testi. Tra i tanti citiamo Omosessualità: una guida per i genitori, scritto con la moglie Linda, e il più recente da lui redatto e tradotto in italiano sempre da Sugarco, nel 2010, Identità di genere. Manuale di orientamento. In un’epoca di confusione, irragionevolezza, superficialità e slogan urlati, si tratta di testi sensati e articolati, scritti nel rispetto per il principio di realtà e per i pazienti che egli ha sempre dimostrato.

lunedì 10 luglio 2017

LE TRE FASI DELL'ESPERIENZA DI TRASFORMAZIONE - JOSEPH NICOLOSI, Ph.D.


LE TRE FASI DELL'ESPERIENZA DI TRASFORMAZIONE
The Three Phases of the Transformative Experience

Joseph Nicolosi, Ph.D.



Il paziente che comincia la terapia riparativa si trova nel bel mezzo di una crisi che sta mettendo disordine nella sua vita. Ora, il suo cuore e la sua mente si sono aperti al bisogno di guardare dentro di sé. Il suo intento è quello di sbarazzarsi del suo problema il più in fretta possibile, ma non ci saranno soluzioni immediate. Per rimettere in ordine il disordine deve prima scendere nel profondo delle proprie emozioni. 

Il lavoro riparativo sul corpo

Durante la terapia, prenderà parte a quello che noi chiamiamo il lavoro sul corpo . Consiste in tre fasi:

- (1) la fase difensiva, (2) l'incontro a livello degli affetti primari (Gli affetti primari sono la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia) ( core - affective encounter ), e (3) una fase finale integrativa.
Il paziente comincia usualmente la sessione nella fase difensiva, non volendo affrontare e sentire pienamente il conflitto nella sua vita. Il suo stato mentale è dominato dall'auto-protezione mentre il terapeuta cerca di guidarlo oltre l' ansia e nella fase successiva. 

Man mano che rinuncia alle proprie difese, il paziente sarà travolto dai suoi sentimenti più profondi riguardo la sua lotta personale. Ѐ questa l'essenza del lavoro sul corpo; mentre mantiene il contatto emotivo con il terapeuta, deve impegnarsi appieno (a livello di memoria somatica oltre che a livello psichico) per rimanere nello stato  dei suoi affetti primari, per sentire così la tensione fisica che trattiene quei sentimenti. 

Successivamente ha inizio la fase dell'integrazione cognitiva, durante la quale cerca di comprendere come la sua storia personale abbia influenzato le decisioni che lo hanno portato ad intraprendere la terapia. Questa fase è chiamata “la fase della trasformazione di significato”, che inquadra la sua crisi personale in un contesto più ampio.  

Tali tre fasi del viaggio psicologico possono essere comprese come una sequenza microscopica della stessa trasformazione personale che è rappresentata dai temi epici sia dei classici greci che della letteratura religiosa. In tutte le epoche e culture, le tre fasi ci propongono la stessa verità universale riguardo lo sviluppo umano.

Il paziente pensa che il suo sia un problema di attrazioni indesiderate. Tuttavia, man mano che si addentra nella profondità del suo inconscio, scopre come il suo problema in realtà non abbia tanto a che fare con la sua sessualità, bensì con tutto il resto – in particolare, si tratta di un problema di identità.

 

L'esperienza universale di trasformazione

Nei poemi epici greci l'esperienza trasformativa avviene in tre fasi: l'esilio, il viaggio e il ritorno a casa. La letteratura Cristiana vede queste tre fasi come discesa, conversione e ascesa. Le storie Bibliche dell'Antico Testamento parlano del peccato, del pentimento e della grazia. Nel Libro dell' Esodo vi è la transizione che consiste nel grande viaggio dalla schiavitù dell'Egitto alla Terra Promessa; nella psicologia la schiavitù è la repressione emotiva mentre la terra promessa è l'autonomia del sé.

Il viaggio comincia sempre con il guerriero (o pellegrino) che deve radicalmente interrompere la propria vita quotidiana e deve fare fronte a una prova. Il nostro paziente, mentre fa fronte alle sue emozioni più profonde, incontrerà, come un guerriero, delle forze spaventose che devono essere combattute e domate. 
Il ritorno a casa

La tradizione classica Nella Metamorofosi di Ovidio e nell' Eneide di Virgilio  sono narrati dei racconti epici di discesa in terre desolate, di progresso attraverso delle esperienze di purificazione, e poi di una gloriosa e finale ascesa. Nella mitologia greca, si ha traccia del progresso dell'anima nell'Odissea di Omero. Nel guerriero Ulisse, vediamo un uomo alla deriva nell'oceano e sballottato in una barchetta, e che apprende la lezione della fragilità del potere umano. 

La tradizione Cristiana Questo viaggio verso casa, per le persone di fede, è la lotta per la Santità. Nella letteratura Cristiana possiamo trarre ispirazione dalle storie bibliche, a partire dalla crocifissione e morte di Cristo, e infine, la Sua risurrezione. E poi vi è la parabola del Figliol Prodigo che dissipò la sua eredità, per poi tornare, castigato, ed, infine, riscattato. Fra i racconti del Vecchio Testamento vi è il resoconto dell'Esodo dall'Egitto, che descrive la fuga dalla schiavitù, la traversata pericolosa del deserto e il guado del fiume Giordano e, infine, il raggiungimento della Terra Promessa. 
In
The Pilgrim's Progress , dello scrittore inglese John Bunyan e in Itinerario della mente verso Dio di San Bonaventura, il protagonista compie un viaggio simile. Nella Divina Commedia di Dante vediamo Dante scendere nell'Inferno, attraverso il Purgatorio, e infine in Paradiso. La Divina Commedia  narra le stesse tre fasi della trasformazione interiore: la discesa, la conversione e, infine, l'Ascesa. 


Il viaggio come purificazione

In molti dei testi che parlano di trasformazione il viaggio viene visto come un processo di purificazione. Un completamento di successo del processo, nella mitologia greca, richiede la purificazione della superbia (hubris ). Nei testi religiosi, il pellegrino deve purificarsi dai Sette Peccati Mortali. Sia nella letteratura Cristiana che in quella secolare questo processo di purificazione è vissuto come una sorta di “morte”. 

La terapia riparativa riconosce un processo simile; vediamo la morte delle difese narcisistiche del falso sé con le quali il paziente in qualche modo si identifica e che ritiene rappresentino il suo vero sé. Qualcosa di vecchio (il falso sé) deve morire affinché qualcosa di nuovo, di più bello, possa nascere. La rinascita vede la scoperta del paziente del fatto che la vita possa essere vissuta senza quelle vecchie difese. Quando rinuncia alla postura della vergogna  e comincia a relazionarsi con gli altri in modo assertivo, vede gradualmente emergere il suo vero sé dotato di genere.

E sempre, il viaggio si conclude allo stesso modo: con il ritorno a casa, alla donna.  In tutte le tradizioni di cui si è parlato, è il femminile che dà la vita, che media il mondo interno. L'adempimento della propria identità maschile – l'obiettivo della terapia riparativa – permette ora al paziente di ricevere quel potere femminile che aveva una volta temuto.