lunedì 8 agosto 2016

sabato 11 giugno 2016

OMOSESSUALITÁ NON È GENETICA ED È REVERSIBILE: STUDI SU GEMELLI MONOZIGOTI

Dr. Neil Whitehead


 L'OMOSESSUALITÁ NON È GENETICA ED È REVERSIBILE

 STUDI SU GEMELLI MONOZIGOTI



Otto importanti studi condotti negli Stati Uniti, in Scandinavia e in Australia su gemelli monozigoti sono giunti alla conclusione che gay non si nasce. “Nella migliore delle ipotesi, la genetica è un fattore minoritario”, afferma il dottor Neil Whitehead, Ph.D. 

Whitehead ha lavorato per il governo della Nuova Zelanda come ricercatore scientifico per 24 anni, in seguito ha trascorso quattro anni lavorando per le Nazioni Unite e la International Atomic Energy Agency. Attualmente ricopre il ruolo di consulente per le università giapponesi sugli effetti dell'esposizione alle radiazioni. Il suo dottorato di ricerca è in biochimica e scienze statistiche.

I gemelli identici hanno gli stessi geni o DNA. Essi sono nutriti in condizioni prenatali identiche. Se l'omosessualità è causata da fattori genetici o da condizioni prenatali e un gemello è omosessuale, anche il co-gemello dovrebbe essere gay.


"Poichè hanno DNA identici, entrambi i gemelli dovrebbero essere omosessuali (100%)", osserva il dottor Whitehead. Ma gli studi rivelano qualcos'altro. "Se un gemello identico ha attrazione verso lo stesso sesso le possibilità che anche il co-gemello sia omosessuale sono minime."



Poiché i gemelli identici sono sempre geneticamente identici l'omosessualità non può essere geneticamente dettata. "Nessuno nasce gay", osserva. "I fattori predominanti che creano l'omosessualità in un gemello identico e non nell'altro devono essere fattori post-parto."


Il Dr. Whitehead ritiene che l’attrazione dello stesso sesso (SSA) sia causata da "fattori non condivisi," cose che accadono ad un gemello ma non l'altro, o una diversa risposta personale allo stesso evento.
Ad esempio, un gemello potrebbe essere stato esposto alla pornografia o ad abusi sessuali, ma non l'altro. Un gemello può interpretare e rispondere al proprio ambiente familiare o scolastico in modo diverso rispetto all’altro."


I fattori predominanti per lo sviluppo dell’omosessualità sono proprio queste risposte individuali e idiosincratiche a eventi casuali e a fattori ambientali comuni", afferma Il Dr. Whitehead.

Il più esteso studio attendibile di gemelli identici è stato condotto in Australia nel 1991, seguito da un ampio studio degli Stati Uniti nel 1997. In seguito l'Australia e gli Stati Uniti hanno condotto ulteriori studi sui gemelli nel 2000, seguiti da diversi studi in Scandinavia.

"I registri dei gemelli sono alla base dei moderni studi sui gemelli. Ora sono molto estesi, ed esistono in molti paesi. Un gigantesco registro dei gemelli europeo, che prevede circa 600.000 membri è in fase di organizzazione, ma uno dei più grandi in uso si trova in Australia, con più di 25.000 gemelli."

Un significativo studio di gemelli tra gli adolescenti mostra una correlazione genetica ancora più debole. Nel 2002 Bearman e Brueckner hanno studiato decine di migliaia di studenti adolescenti negli Stati Uniti. La percentuale di concordanza omosessuale tra gemelli identici è stata solo del 7,7% per i maschi e del 5,3% per le femmine, inferiore alle percentuali dell’11% e del 14% nello rilevate dal menzionato studio australiano condotto nel 2000 (dal Dr. Bailey).


Negli studi sui gemelli identici, il Dr. Whitehead è stato colpito da come l'identità sessuale può essere fluida e mutevole.


"Sondaggi accademici neutrali dimostrano che vi è un cambiamento sostanziale. Circa la metà della popolazione omosessuale / bisessuale (in un ambiente non-terapeutico) si sposta verso l'eterosessualità nel corso della vita. Circa il 3% della attuale popolazione eterosessuale una volta credeva fermamente di essere omosessuale o bisessuale."
"L’Orientamento sessuale non è impostato in maniera immutabile", osserva.


Ancora più notevole è che la  maggior parte dei cambiamenti avvengono senza consulenza o terapia. "Questi cambiamenti non sono terapeuticamente indotti, ma accadono 'naturalmente' nella vita, alcuni molto rapidamente", osserva il dottor Whitehead. "La maggior parte dei cambiamenti di orientamento sessuale sono verso l'eterosessualità esclusiva."


Il numero di persone che sono diventate esclusivamente eterosessuali è attualmente superiore al numero di bisessuali e omosessuali combinati. In altre parole, gli ex-omosessuali sono attualmente più numerosi degli omosessuali/bisessuali.


La fluidità è ancor più marcata fra gli adolescenti, come ha dimostrato lo studio di Bearman e Bruckner. “Essi hanno scoperto che i giovani di 16-17 anni che avevano avuto attrazione sessuale per lo stesso sesso, erano quasi tutti cambiati in senso eterosessuale nel giro di un anno”. Gli autori erano pro gay e hanno commentato che l’unica stabilità possibile era tra coppie eterosessuali, che non cambiavano nel corso degli anni.


E tuttavia nella cultura popolare permangono molte idee sbagliate. Ad esempio che l’omosessualità sia genetica, così radicata nell’identità di una persona da non potersi cambiare. Gli accademici che lavorano sulla materia non sono affatto soddisfatti delle rappresentazioni dei mass media su questo argomento, dichiara Whitehead, ma preferiscono procedere con le proprie ricerche e non essere coinvolti nell’attivismo politico.


Per coloro che sono alla ricerca di scritti di Dr. Whitehead sulla sua di ricerca
 http://www.mygenes.co.nz/download.htm

domenica 22 novembre 2015

Omosessualità_ COMPRENDERE LE ATTRAZIONI PER LO STESSO SESSO COME UN SEGNALE - di Joseph Nicolosi, Ph.D.

COMPRENDERE LE ATTRAZIONI PER LO STESSO SESSO COME UN SEGNALE

 Joseph Nicolosi, Ph.D.

J. Nicolosi
Diversi racconti giornalistici hanno recentemente promosso il messaggio secondo cui nessuno può modificare le proprie attrazioni per lo stesso sesso. A titolo di prova, i giornalisti hanno citato le parole di ministri del culto ex-omosessuali che, se da una parte si considerano profondamente cambiati, ammettono ai media che ogni tanto devono lottare, ancora oggi, con tali attrazioni indesiderate.

Coloro che si oppongono al nostro messaggio, in particolare molti giornalisti, si sono buttati sul racconto di queste persone, che era molto sottile e che richiedeva delle considerazioni attente, riducendolo invece ad un messaggio più attraente (per loro), e molto semplice ma svuotato della vera essenza della questione.

Come dice il proverbio “per ogni questione complessa vi è una risposta semplice, ed in genere è quella sbagliata”. "Vedete?" sembrava dire la storia raccontata dai media. “Non è possibile cambiare”.

 Ecco invece il messaggio sottile.

Il primo movimento cristiano degli ex-omosessuali presentava il superamento dell’omosessualità in termini assoluti, dando un’immagine limpida e cristallina del cambiamento: con la preghiera, la fede, e il sostegno, una persona avrebbe potuto completamente superare le proprie attrazioni indesiderate per lo stesso sesso. Una volta pentita, la persona, se accompagnata dalla fede, avrebbe raggiunto una eterosessualità piena.

Il risultato di tale visione molto ottimistica è stato la reazione furiosa di un’ altra nuova celebrità, ovvero l’uomo che una volta pensava di essere un ex-omosessuale, ma ora dice di essere nuovamente gay e afferma che, tornando indietro, non avrebbe mai cercato di cambiare. Questi ex-ex gay hanno raccontato la loro storia ai media, un racconto che contiene un’idea invitante per molti: l’assoluta liberazione sessuale.

 E’ stata la preoccupazione rispetto a tale reazione arrabbiata a fare sì che alcuni religiosi che aiutano chi vuole uscire dall’omosessualità siano diventati molto cauti nel dare il loro messaggio di speranza. Ma sembra che ora stiano dicendo alla persona in lotta che deve prepararsi a delle prove continue. E questo non è un messaggio invitante per un giovane confuso che stia decidendo se affrontare il processo del cambiamento o se semplicemente rinunciare ed “essere gay”. Tale messaggio tetro dà inoltre adito alla rivendicazione dei gay per la quale l’omosessualità è immutabile ed intrinseca alla persona omosessuale e secondo cui, anche nel caso in cui fosse possibile controllare il proprio comportamento, essere gay corrisponde alla “vera natura” di alcune persone.

 Forse dovremmo concentrarci sul quadro più ampio che sta dietro tali opposte rivendicazioni.

Una soluzione psicologica diversa da un aut aut 

Una soluzione a questa questione complessa in cerca di una risposta semplice si può trovare nella comprensione psicologica dell’omosessualità. In linea con una tradizione psicodinamica molto lunga e mai sconfessata, i terapeuti che praticano la terapia riparativa dell’omosessualità vedono l’ attrazione per lo stesso sesso come una difesa simbolica dal trauma della perdita dell’attaccamento.

Non essendosi identificato pienamente con il proprio genere, l’uomo attratto dal proprio sesso romanticizza quello che gli manca, innamorandosi con qualcosa “là fuori” che un normale processo di sviluppo avrebbe fatto si che fosse interiorizzato, e non erotizzato. Come spiega bene lo psicologo e attivista gay Daryl Bem, l’uomo con attrazioni per lo stesso sesso erotizza quello che era per lui “esotico” durante l’infanzia. Bem, tuttavia, ritiene che sia perfettamente normale che il proprio genere sia percepito come misterioso ed “esotico”. Gli uomini che scelgono la terapia riparativa dissentono. Si propongono di demistificare il maschile e la mascolinità, in modo che questa non sia più “esotica” e desiderano avere relazioni con gli uomini che siano caratterizzate dalla reciprocità e dall’autenticità. Credono che il loro disegno biologico dica chiaramente che l’umanità è stata creata per l’eterosessualità.

Tuttavia queste persone nutrono ancora dei forti bisogni emotivi insoddisfatti di affetto, comprensione e affermazione. Utilizzando le loro nuove capacità di adattamento per riconoscere le proprie attrazioni per lo stesso sesso come “segnali”, sanno che quando si ripresentano gli impulsi omosessuali, questi possono essere visti come degli indicatori che “qualcosa,nella mia vita non è in equilibrio”.

Il paziente ora sa che le sue attrazioni omosessuali indesiderate non hanno come oggetto “quell’altro uomo”, ma se stesso. Comprende come la sua omosessualità non riguardi il sesso bensì i suoi sentimenti riguardo se stesso mentre si rapporta con gli altri. Il ripresentarsi delle tentazioni segnala il fatto che la persona ha compromesso i suoi bisogni sani – in genere, per via di una mancanza di un impegno relazionale autentico. Con impegno relazionale autentico intendiamo relazionarsi con gli altri uomini in modo assertivo, liberarsi dalla vergogna, mantenere relazioni profondamente affermative che derivano da strette amicizie maschili, e non permettere di essere “svuotati” o privati del proprio potere nella relazione con le donne.

 Un uomo, alla fine della terapia, disse: “Grazie, omosessualità. Mi hai obbligato a guardare in faccia questioni più profonde che cercavo di ignorare.” Allo stesso modo, lo psicoterapeuta ed ex-omosessuale Richard Cohen, alla domanda di un presentatore televisivo che voleva sapere se avesse ancora delle attrazioni omosessuali, rispose: “Si, quando non mi prendo cura di me”.

Ecco quello che un ex cliente dice di avere imparato dalla terapia.

 La terapia mi ha aiutato a relazionarmi con gli uomini come fratelli di cui fidarmi. Per la maggior parte della mia vita adulta, sentivo paura per gli uomini e mi sentivo alienato in loro compagnia, specialmente con quelli della mia età. Non avevo mai avuto la sensazione di essere parte dei loro gruppi e nutrivo la paura costante di essere rifiutato da parte loro.

 Negli ultimi anni invece è stato tutto molto diverso: mi sento in sintonia con la maggior parte degli uomini e mi sento a mio agio quando sono con loro. Quando invece divento inibito e impaurito in loro presenza, mi sfido a superare le mie paure, così da essere in grado di relazionarmi sia con il mio uomo interiore che con gli uomini attorno a me.

Sto diventando più assertivo in situazioni dove in precedenza ero controllato dalla vergogna, e col tempo, ho maturato un’autenticità che non avevo mai avuto nelle relazioni con gli altri, specialmente con gli uomini. Ora sono molto più in grado di leggere le emozioni che sento nel corpo, e ho una padronanza maggiore delle mie esperienze emotive.

Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare è questa: ovvero quando gli apologeti dei gay affermano che rifiutare un’identità gay significhi negare il proprio vero io. La mia esperienza personale mi dice il contrario! La terapia mi ha aiutato ad accettarmi di più, a sentirmi più in pace con gli uomini e più accettato da loro, molto di più di come non fosse mai stato possibile prima, fin dall’inizio della pubertà. Quando mi sento maschio dentro, non sento alcun bisogno emotivo di attingere alla mascolinità degli altri uomini. E questo perché mi sento un tutt’uno con loro. Se, tuttavia, non affronto la mia vergogna, allora la mia mascolinità viene coperta e il mio cuore gravita verso simboli di mascolinità al di fuori di me. E così mi sento disconnesso da me stesso, da gli altri- in particolare gli uomini – e da Dio.

 Mi sono lasciato alle spalle gran parte dei sospetti che avevo nei confronti delle donne e che mi ero trascinato per tutta la mia vita adulta e ho superato il disagio che mi creavano. Vedo la bellezza del sesso opposto come mai prima. Tutti questi cambiamenti sono accaduti per caso, non hanno avuto nulla a che vedere con la terapia ? Non penso. La mia terapia è stata “pericolosa”, come alcuni critici dicono per posizione ideologica? Beh, se migliorare la propria accettazione di sé , e sentirsi finalmente parte del mondo degli uomini è “pericoloso”, allora ben venga!!

 I frutti della mia terapia dipendono e dipenderanno in gran parte da quanto io stesso continuerò a sfidare me stesso a continuare a mettere in pratica ciò che ho imparato.

 Il ritorno a casa 

La tradizione giudaico-cristiana dell’umanità e la psicologia psicodinamica tradizionale condividono la medesima concezione secondo la quale la natura umana deve funzionare “secondo il proprio disegno”. Entrambe vedono l’umanità come parte di un disegno universale eterosessuale, dove alcuni hanno attrazioni per lo stesso sesso, ma queste non sono intrinseche alla loro natura.

La concezione delle attrazioni per lo stesso sesso come “segnale” riconosce la natura continuativa del processo del cambiamento, e contraddice la rivendicazione dell’esistenza di una identità gay intrinseca alla persona. Dunque, vediamo l’occasionale riemergere di impulsi omosessuali non come la prova di un’antropologia gay, bensì come un invito a tornare al proprio io autentico. Considerando la questione secondo la prospettiva del “segnale”, vediamo come la visione del mondo gay – sia a livello personale che politico – non sia confermata, bensì svuotata di autorità.