giovedì 4 ottobre 2007

CAPIRE L'OMOSESSUALITA' - Invidia e idolatria


II PARTE - Capitolo 9

CAPIRE L'OMOSESSUALITA'

  Invidia e idolatria





        Abbiamo visto che la nostra reazione al rifiuto fa scattare spesso il narcisismo, che è un falso amore di sé. Ci separa da Dio, dagli altri, e da noi stessi. Ma il narcisismo non è la sola via che ci si presenta. Invece di spingerci a nasconderci dietro la falsa sicurezza di un'"immagine", il dubbio che proviamo riguardo al nostro genere e la nostra identità sessuale può condurci a cercare di completarci in una persona dello stesso sesso. Possiamo passare dall'uno all'altro, cercando per esempio il sostegno in un atteggiamento narcisistico, poi bruscamente, in un momento di bisogno, sottomettendoci a qualcun altro.

Quando non si sono integrate le caratteristiche che permettono un'identità sessuale solida (sicurezza nella propria appartenenza sessuale, accettazione del proprio corpo, relazioni che favoriscono l'una e l'altra), si corre il rischio di invidiare coloro che apparentemente possiedono queste caratteristiche.

Questa invidia si erotizza e rischia di condurci a una ricerca futile di completezza attraverso delle relazioni idolatre e dipendenti con delle persone dello stesso sesso. Come nel narcisismo, l'idelizzazione dell'altro sul piano sessuale ed emozionale è uno sforzo malsano da parte nostra per restaurare la nostra propria immagine spezzata dalle ferite del passato, dalle carenze affettive e dalle nostre reazioni eccessive a quest'ultime.



*L'integrità sessuale si riflette nella complementarietà.
L'eterosessualità è preceduta nell'individuo da un sufficiente senso di sicurezza riguardo al proprio sesso. Ne risulta una specie di polarità - gli opposti che si attirano - nella dinamica tra l'uomo e la donna. Quando un uomo (o una donna) non è sicuro(a) nella sua identità sessuale, può cercare l'unione con la persona che sembra completare ciò che egli(lei) sente come una carenza. Spesso questo sentimento erroneo di complementarietà alimenta la pulsione erotica ed emozionale all'interno della relazione omosessuale.

/ I. La compulsione cannibale
In questo genere di compulsione, "l'invidia concupisce e desidera ardentemente e spropositatamente una caratteristica che appartiene ad un'altra persona..." Si cerca allora, attraverso un attaccamento omosessuale, di appropriarsi di ciò che si invidia e si brama nell'altro.


A) Che genere di persone trovate attraenti? Quali sono le loro caratteristiche? Quale genere di persona vorreste essere?
Ci sono delle possibilità che le risposte a queste domande siano identiche. Noi invidiamo coloro che possiedono ciò che desideriamo e che sembra ci manchi, sia sul piano emozionale o fisico. L'invidia sfodera le sue unghie impulsive ed esigenti e trova dove aggrapparsi. Qui non si tratta di imitare quelli che ammiriamo o di sviluppare una sana amicizia nella complementarietà.


L'invidia implica piuttosto un tentativo immaturo di acquistare la maturità o l'integrità attraverso un altro(a). Sul piano dell'omosessualità, ciò si manifesta quando una persona poco sicura nella sua identità sessuale trova uno specchio idealizzato in una persona dello stesso sesso. Sebbene si tratti essenzialmente di un problema emozionale, esso può diventare intensamente erotizzato.


B) Pensate a degli esempi di questa invidia:

1. "Quelli che hanno una forte fissazione sulle parti genitali riconoscono che si sentono svantaggiati dalla misura dei loro propri attributi genitali. Praticando le fellatio e sottomettendosi a rapporti di sodomia, provano il sentimento simbolico di possedere la virilità di un altro."

2. "Nella società gay, i partner più ricercati sono quelli che evocano la giovinezza e l'innocenza. Non è quindi sorprendente che queste caratteristiche corrispondono alle due angosce principali degli omosessuali: l'invecchiare e il senso di colpa?" (1)

3. Nell'omosessualità femminile, le relazioni girano spesso attorno all'associazione tra una donna che dispensa il suo aiuto e un'altra che ne beneficia e ne dipende. Nel desiderio che ci si occupi di lei, la persona che ha bisogno d'aiuto va ad attingere nell'altra gli aspetti della propria personalità che non sono stati mai né integrati né accettati. La complementarietà lesbica è spesso più emozionale che negli uomini.

Al tempo stesso, il lesbismo non può essere descritto come un fatto puramente emozionale, non più di quanto si possa dire che i contatti omosessuali tra uomini sono d'ordine puramente erotico. I bisogni nei due gruppi sono principalmente gli stessi; sono soltanto i "sintomi" espressi che si distinguono, conformemente alle differenze fondamentali che esistono tra la sessualità maschile e la sessualità femminile.

C) Leanne Payne parla di questa tendenza in "The Broken Image" ("L'immagine spezzata") e descrive una conversazione con Matthew, uno dei suoi pazienti.
"Conosci le abitudini dei cannibali? Sai perché mangiano i loro simili? ... Gli ho raccontato ciò che mi aveva spiegato un giorno un missionario: "i cannibali mangiano solo chi ammirano, e li mangiano per appropriarsi delle loro caratteristiche." Ciò che accadeva a Matthew era chiarissimo: guardava l'altro giovane e amava in lui una parte perduta di se stesso, una parte che non poteva né riconoscere né accettare." (Questo è particolarmente vero quando vi è l'incapacità a riconoscere e ad accettare la propria identità di genere.) (2)


La compulsione cannibale è fondata sul bisogno legittimo d'intimità con lo stesso sesso e sulla necessità d'integrare la propria identità sessuale. Ma il modo di esprimerlo è falso, perché è un tentativo umano e malsano di trovare l'amore e la completezza. In quanto tale, la compulsione cannibale porta all'idolatria.




/II. Le relazioni divoranti: l'invidia genera l'idolatria

A) L'idolatria può essere definita come un bisogno d'amore che è appagato da qualcosa o qualcuno che Dio ha creato piuttosto che da Dio stesso.
In generale proviene da un senso d'incompetenza e d'insicurezza che spinge a trovare la salvezza in un'altra persona. Queste relazioni macchiate di concupiscenza sono fondate più sull'appagamento dei bisogni che su un dono di sé maturo. Le relazioni idolatre sono caratteristiche della società gay. Bill Fernandez scrive: "Alcuni affermeranno che le relazioni omosessuali sono valide, ma io dico che gli amanti gay restano insieme non perché la loro relazione è piena, ma piuttosto perché hanno paura entrambi di ritrovarsi soli." (3)

La spiegazione è molto semplice. Ogni tentativo di trovare un compimento della propria personalità in una relazione con una persona dello stesso sesso è vano. Non funziona, e non può funzionare, perché i suoi fondamenti sono una bugia, sul piano clinico e teologico. La sessualità adulta dev'essere consumata in modo eterosessuale. Ogni tentativo d'erigere una persona dello stesso sesso come complemento alla nostra sessualità adulta è un'illusione che diffama il piano creatore di Dio per una sessualità eterosessuale, facendo così dell'omosessualità un idolo.


B) Queste relazioni idolatre sono la conseguenza degli acuti bisogni psicologici di coloro che li vivono, associati alla menzogna pagana (bella, ma ingannatrice) che l'amore romantico porterà salvezza e benessere. In breve, queste relazioni idolatre sono fondate sull'idea che un'altra persona ci può veramente completare. La realtà è che due parti spezzate non possono permettere una relazione sana. Ma i bisogni ingenerati possono diventare un catalizzatore molto potente che non si estinguerà di certo, col pretesto che l'uno o l'altro riconosce i problemi esistenti nella relazione.


C) Non soltanto le relazioni idolatre sono basate su una falsa visione dell'amore e dell'io, ma anche su una percezione erronea di Dio.
Paolo in Romani 1,16-32 mostra in modo drammatico come l'adorazione degli idoli conduce all'adorazione della creatura invece del Creatore (1,25). Il risultato è il caos nelle relazioni, come lo dimostra l'attività omosessuale. Ai versetti 26-27 questo comportamento è condannato come contrario alla natura e distruttore, perché nega i fini del Creatore per l'uomo e la donna. Questa passione che li lega e che non li soddisfa mai diventa la loro punizione. Paolo utilizza l'esempio dell'omosessualità per illustrare la tendenza che l'uomo generalmente ha di distogliere i suoi sguardi da Dio per fissarli sulla creatura, punto di riferimento ben fragile! 
D) Il potere dell'unione del tipo "una sola carne"
Paolo in 1Corinzi 6,12-20 descrive l'effetto potente dell'unione sessuale, nel suo aspetto positivo e negativo. Al versetto 16 dice che i rapporti sessuali con una prostituta rendono i protagonisti una sola carne, lasciando intendere che questa unione ha un impatto sulla comunione che l'individuo ha in spirito con Dio (versetto 17).

Unirsi ad un'altra persona con un legame sessuale ed emozionale raggiunge il bisogno fondamentale dell'uomo di conoscere ed essere conosciuto, ma in un certo modo ciò lo separa da Dio. In tutta la Bibbia la ribellione dell'uomo contro Dio è paragonata alla rottura, da parte dell'uomo, della sua alleanza con Dio per unirsi con una prostituta (come nel libro di Osea). Il vero pericolo nell'idolatria sessuale è che prendiamo una semplice creatura come nostro modello d'intimità ed aggiriamo Dio. Il prezzo della nostra disobbedienza è una dipendenza, un appetito insaziabile che finisce per rivelare non la nostra integrità, ma una carenza affettiva inevitabile che nessun'altra persona è capace di colmare.


E) Forse vi domandate se siete o siete stati coinvolti in una relazione idolatra.
Il questionario seguente vi aiuterà a definire la qualità delle vostre relazioni:

1. C'è (c'è stata) unione sessuale?


2. Sono geloso(a) o possessivo(a) riguardo a questa persona? La relazione diventa violenta quand'è minacciata?

3. La nostra relazione è un circolo chiuso o si apre ad altre persone?

4. Questa persona ha più importanza di Dio nella mia vita?

5. Questa persona è diventata la mia sicurezza e la mia forza? Oppure questa relazione mi porta verso Dio, inteso come vera fonte di sicurezza e forza?

F) La rottura di queste unioni del tipo "una sola carne"

C'è una dimensione spirituale nella nostra idolatria. Non solo i nostri idoli devono morire, ma i legami spirituali che ne derivano devono anch'essi essere spezzati. In 1Corinti 6 abbiamo già visto il potere che risulta da queste unioni sessuali. Questo potere può e deve essere spezzato se accettiamo di guardare in faccia ognuna di queste relazioni idolatre, una dopo l'altra, e di abbandonare a Cristo l'oggetto della nostra idolatria. Al tempo stesso ogni influenza satanica deve essere spezzata. Fate una lista di tutte queste relazioni (utilizzate il testo "La dipendenza emozionale" in appendice e la lista dei criteri che vi sono esposti per definire quali sono le relazioni idolatre) e parlatene al gruppo di cui fate parte per essere liberati dall'idolatria dalla potenza della preghiera.

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Preghiera per spezzare le nostre unioni idolatre
(potete fare questa preghiera individualmente o ricevendo l'imposizione delle mani nel gruppo)
"Padre santo, vengo a te pesantemente aggravato da questa relazione che fa di me una sola carne con ...... . Entro ora nella presenza del Crocifisso, tuo Figlio Gesù e depongo ...... ai tuoi piedi. Gesù, io confesso questa relazione come peccato e idolatria, e ti domando di prendere tutte le tenebre da essa create. In accordo con la tua volontà e per la potenza del tuo sangue, io spezzo il potere di questa unione del tipo "una sola carne". Gesù, vieni adesso, e pianta la tua croce tra di noi. Prendi il posto che ti spetta, Signore, come il solo davanti al quale io voglio prostrarmi; tu sei la sola fonte alla quale voglio attingere. Donami la forza e la grazia di essere obiettivo davanti a ...... . Gli(Le) perdono di non aver potuto rispondere ai miei bisogni e per tutta la sofferenza vissuta in questa relazione. E, soprattutto, ti domando perdono, Signore Gesù, di aver cercato di trovare la mia integrità attraverso ...... , cosa che era pura idolatria. Purifica i miei occhi e il mio cuore, Signore, e permetti che io impari ciò che significa che tu, solo, sei il desiderio del mio cuore."
(Ripetere questa preghiera per ogni unione del tipo "una sola carne" che avete vissuto.)
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/ III. Fare il lutto delle nostre relazioni idolatre

A) Il bisogno di vivere il proprio lutto
E' necessario abbandonare un idolo che aveva preso la forma di un(')amante affinché Dio prenda il suo giusto posto. Ma se vogliamo veramente morire a una relazione, dobbiamo fare l'esperienza della sua morte. Questo causa e dispiega un dolore, la necessità di fare il lutto di questa perdita. La vostra passione per questa persona vi ha offerto dei benefici tangibili che vi hanno fatto credere che questa idolatria era buona e legittima. Abbandonandola, riconoscete che questa passione è una menzogna, e che essa porta alla morte. Piangendo la perdita di un idolo, piangete anche la realtà del peccato e dell'illusione che vi hanno reso prigionieri.

"Beati quelli che piangono, perché saranno consolati" (Matteo 5,4). Dio ci permette di passare attraverso le varie tappe del dolore che consistono ad accettare la morte dell'idolo. Queste tappe comprendono:

1. la negazione (della natura idolatra della relazione)

2. la rabbia (soprattutto contro Dio)

3. il mercanteggiamento ("Se mi lasci avere questa relazione, Signore, io farò...")

4. la depressione (l'esperienza dell'assenza)

5. l'accettazione ("Sono ancora vivo, anche senza l'altro")



Sheldon Vanauken nel suo libro "A Severe Mercy" ("Una misericordia severa") parla di questo processo di lutto in relazione alla morte di sua moglie:

"Se la persona perduta è profondamente amata e si tratta di qualcuno di molto vicino, il vuoto sembra più grande del mondo che resta. Sotto la superficie del mondo visibile, c'è una specie di nulla che rinvia un'eco, un vuoto doloroso - e questo abisso separa la persona in lutto dalla persona amata. Essa è tanto lontana quanto le stelle. Ma il lutto è una forma d'amore - il desiderio di ritrovare il volto caro, la mano affettuosa. E' la realtà del ricordo della persona amata che rianima questo sentimento. Per un momento, essa è qui, e l'assenza è negata. 
Non è il lutto che ci separa dalla persona amata, ma il vuoto che la perdita procura. Alla fine, non si riesce più a suscitare questo ricordo vivo, quale scaturisce dalla sofferenza, e le lacrime possono infine asciugarsi. Fintanto che dura, esso è uno scudo contro il vuoto; e quando il dolore svanisce, il terribile vuoto della perdita ha lasciato il posto ad un mondo nuovo che non conserva più il profilo dell'essere caro scomparso." (4)

B) Piangere la perdita degli(delle) amanti e dei(delle) futuri(e) amanti potenziali
Spesso dobbiamo piangere la morte delle nostre vecchie fiamme, soprattutto la perdita di coloro che utilizziamo ancora emozionalmente per proteggerci dalla realtà presente. Possiamo conservare degli idoli senza che la persona sia presente; essi possono ancora prendere il posto che è riservato a Dio solo.

C.S. Lewis scriveva a Vanauken: "Il pericolo consiste nel confondere il tuo amore per lei (sua moglie) con il tuo amore per un periodo passato della tua vita e cercare di conservare il passato in modo impossibile. Morte-corruzione-risurrezione: è questo il nostro vero ritmo, e non l'orribile pratica della mummificazione." (5)

Dobbiamo anche piangere il triste fatto che nessuna persona, indipendentemente dal suo sesso, può essere nostra in un modo esclusivo e idolatra. Certi possono continuare la loro ricerca impossibile immaginando: "Se la persona giusta si presenta... ". Dio non è un premio di consolazione. Non ha bisogno d'essere trattato come un sostituto e non sopporterà mai d'essere trattato come tale. Dobbiamo affrontare questa realtà sul piano delle nostre emozioni, quando affrontiamo il vuoto lasciato dai nostri fantasmi sull'amante ideale. Tutti questi vecchi sogni in relazione con la nostra omosessualità devono essere deposti sull'altare. Saremo ancora lontani dal vero amore se continuiamo a carezzare i nostri sogni d'idoli passati, presenti e futuri.

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INVIDIA

Preghiera per spezzare l'influenza dell'invidia e dell'idolatria
(pregate individualmente o nel gruppo)


"Padre, confesso la mia tendenza verso l'invidia e riconosco che essa mi rende vulnerabile a delle relazioni colpevoli. Confesso queste due cose e ti domando di iscrivere profondamente nel mio cuore il fatto che nessuna creatura mi può completare. Fai riemergere il dolore e l'inganno che si sono iscritti in me attraverso l'idolatria; allevia il dolore, togli le menzogne, e riempi le parti dolorose del mio essere con la tua presenza che guarisce. Rinuncio di nuovo a Baal e Astarte, i falsi dèi della perversione sessuale, che mi opprimono spiritualmente quando mi dò alle mie relazioni idolatre. Mi pento dell'idolatria, rinuncio a questa roccaforte spirituale. Vieni, Spirito Santo, riempimi della tua santa presenza, confermami nella mia identità completa, nella tenerezza del Padre. Amen."
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L'invidia e l'idolatria sono dei mezzi illegittimi che utilizziamo per rispondere a dei bisogni legittimi. La ricerca dell'integrità attraverso la creatura ci allontana ancor di più dalla risposta ai nostri bisogni. Abbiamo sicuramente bisogno di fonti sane d'incoraggiamento e d'intimità con lo stesso sesso, ma non abbiamo bisogno di dipendenze erotiche o emozionali. Se vogliamo scoprire queste fonti, dobbiamo innanzitutto accettare d'abbandonare i nostri idoli, per poter dare al Creatore il suo giusto posto nelle nostre vite. Lo facciamo sperando che Egli ci condurrà verso relazioni umane portatrici di vita. Partecipando alla sua crocifissione e alla sua risurrezione in ogni cosa, comprese le nostre relazioni, poniamo i fondamenti dell'integrità personale e relazionale.

"E' la morte che fu una misericordia severa. Questa morte, talmente piena di sofferenze per noi due, sofferenze che hanno sommerso la mia vita, fu tuttavia una misericordia severa. Una misericordia così severa come la morte, una severità così misericordiosa come l'amore." (6)
"Se è vero che dobbiamo cercare Dio prima di tutto, Egli dev'essere considerato come il desiderio del nostro cuore." (7)


(Coloro che lottano contro i comportamenti di dipendenza sessuale possono continuare e approfondire questo insegnamento leggendo i consigli pratici dei capitoli 15 e 16.)

- Letture raccomandate
Leggete il capitolo 9 di "Pursuing Sexual Wholeness" ("Verso una sessualità riconciliata"). Leggete anche l'appendice 13: "La dipendenza emozionale" di Lori Thorkelson-Rentzel.
- Domande
1. Le prime pagine de "La dipendenza emozionale" descrivono una situazione di dipendenza. Usando i criteri di Lori Thorkelson-Rentzel, potete dire che siete stati coinvolti(e) in una relazione di dipendenza?
2. Siete al momento vulnerabili a delle relazioni di dipendenza?
3. Dopo aver letto "La dipendenza emozionale" e questo capitolo, pensate che le relazioni di dipendenza emozionale sono false? Perché o perché no?
4. Qual'è la differenza, secondo voi, tra le relazioni di dipendenza emozionale e delle amicizie sane tra persone dello stesso sesso che possono rispondere ai vostri veri bisogni d'intimità e di identificazione con una persona dello stesso sesso?
5. Citate qualche fattore che impedisce che un'intimità con una persona dello stesso sesso diventi idolatra.
6. Conformemente a ciò che è indicato in questo capitolo, fate una lista delle persone di cui siete stati dipendenti emozionalmente o sessualmente per ricevere, nella preghiera, la liberazione dall'influenza di queste relazioni.
7. Stiamo camminando su una stretta linea di demarcazione tra ciò che rappresenta i nostri bisogni legittimi, come viene rilevato da Elizabeth Moberly, e i nostri sforzi peccatori per appagare questi stessi bisogni, e cioè l'invidia e l'idolatria. Non lasciate che la paura di fare sbagli o di essere disequilibrati vi impedisca di sviluppare delle amicizie con delle persone dello stesso sesso (vedi appendice 18). D'altra parte, non dimentichiamo che il nostro primo punto di riferimento dev'essere il Signore, nella presenza del quale dobbiamo abbandonare ogni relazione perché possa purificarla e purificarci. Permettendogli di essere il Signore di tutte le nostre relazioni, possiamo essere liberati dalle nostre sregolatezze nelle relazioni con le persone dello stesso sesso.


- Note
(1) I paragrafi A) e B) sono ispirati da "Laying the Axe to the Roots" ("Mettere l'ascia alle radici") di E. Hurst e R. Kenney, pagg.20-21.
(2) Leanne Payne, "The Broken Image", pagg.41-42
(3) Lori Thorkelson-Rentzel, "The Emotional Dependence"
(4) Sheldon Vanauken, "A Severe Mercy", pag.182
(5) Sheldon Vanauken, "A Severe Mercy", pag.189
(6) Sheldon Vanauken, "A Severe Mercy", pag.213
(7) Sheldon Vanauken, "A Severe Mercy", pag.212