mercoledì 25 luglio 2007

TESTIMONIANZA: Judy Dolhof - Una donna uscita dall'omosessualità


Testimonianza: Judy Dolhof
 
Una donna uscita dall'omosessualità

Pubblicata in lingua inglese nel sito Desert Stream Ministries 


  Tradotto da Patrizia Battisti per il Blog 
  SI PUO' CAMBIARE



Ero ancora una ragazzina negli anni '60 e già sentivo di non avere gli "interessi giusti". Le bambole mi sembravano noiose e senza vita. I miei migliori amici erano i ragazzi del quartiere e con loro partecipavo ad ogni tipo di sport ed inventavamo eccitanti giochi di "guardie e ladri". Contemporaneamente mi piaceva imparare a cucinare e saltare la corda con le compagne di scuola. "Chi sono veramente?" mi chiedevo, "una ragazza o un ragazzo?" Il sentimento di essere diversa affiorava periodicamente ma io lo reprimevo perchè mi faceva stare male.

Sono la più piccola di tre sorelle. La nostra famiglia era abbastanza stabile. Man mano che crescevo divenivo sempre più consapevole di come apparivo così diversa dalle mie sorelle. Ognuna di loro era a suo modo "femminile" ed io non riuscivo ad immaginarmi un giorno, una volta diventata teenager, a ridacchiare e a leggere riviste di ragazzi come facevano loro. 

A volte nel quartiere venivo presa in giro perché mi piacevano gli sport, oppure perché "facevo l'attrice" o dicevo qualcosa di sciocco. Ricordo anche di avere avuto la sensazione che mio padre si allontanasse da me man mano che crescevo. Avevo l'impressione che preferisse le mie sorelle. Tuttavia, per la maggior parte del tempo mi piaceva essere una ragazzina, vivere una vita attiva e stare all'aria aperta. Quando non mi sentivo bene nella mia pelle, semplicemente cercavo di non pensarci.

Ad ogni modo, adesso mi rendo conto che a causa di questi sentimenti confusi, inconsapevolmente costruivo un muro intorno a me affinché gli altri non potessero farmi del male. Sfortunatamente, il muro teneva fuori da me anche l'amore di cui avevo bisogno.
Durante il mio primo anno alle scuole medie, mi sentivo mortificata - e tuttavia affascinata - dall'attrazione che provavo per due ragazze della mia scuola. Non aveva senso ma mi sentivo attratta verso qualcosa che ciascuna di loro aveva. In passato avevano già attirato la mia attenzione alcune donne più grandi di me ma non avevo mai dato molto peso alla cosa. Adesso, invece, questi pensieri occupavano spesso la mia mente. Ero molto confusa. L'unica cosa che potevo fare era, naturalmente, cercare di ignorarli. In quel periodo ho perfino avuto rapporti sessuali con un uomo più grande, forse in parte perché desideravo sembrare a me stessa "più normale".

In questo periodo divenni cristiana evangelica e iniziai a leggere insieme alle mie sorelle il libro "Le quattro regole spirituali". Ma quando andai all’università non conobbi nessuno che potesse aiutarmi a comprendere il significato di quelle regole spirituali. L'unica cosa che avevo compreso di quel libro era che avevo bisogno di chiedere a Gesù di entrare nel mio cuore e che Lui mi aveva promesso vita eterna. Comunque, il fatto di essere diventata cristiana non cambiò magicamente ciò che sentivo riguardo alla mia identità.

Fui molto contenta di andare all'università; immaginavo già tutta la libertà di cui avrei goduto. Avevo già sviluppato una mia subconscia "visione del mondo": se trovo un lavoro sarò indipendente, la gente non mi offenderà e sarò felice!" Questo era l'inizio di ciò che Andy Comiskey chiama il falso io.
"Il falso io esiste separato dal Creatore. Esso nasce dagli sforzi male indirizzati di una persona di trovare un centro, un nucleo permanente sulle cui basi poter vivere." (Living Waters Guidebook)

Fui piuttosto sorpresa di stringere una buona amicizia con una ragazza incontrata al'università. Avevo la sensazione che lei riuscisse a superare il muro che avevo costruito ed era davvero una bella sensazione quella di essere "conosciuta" da qualcuno. Il nostro rapporto intimo a volte diventava sessuale. Per quanto l'amassi, dopo la laurea, prendemmo strade diverse ed io me ne andai dall'Università con la convinzione che la mia vita sarebbe stata "felice". 

Invece fui scossa dalla realtà: la mia amica mi mancava tantissimo ed il mondo del lavoro non era come l'avevo immaginato. Avevo "successo" ma mi sentivo piuttosto depressa. Fortunatamente dove lavoravo conobbi una giovane coppia Cristiana molto simpatica. Mi invitavano spesso a cena; parlavamo della Bibbia e delle nostre vite. Ma non gli raccontai mai del mio passato perché provavo troppo imbarazzo. Grazie a loro sentii un forte desidero di instaurare di nuovo un sincero rapporto con Dio.

Fui trasferita in un’altra città, individuai una chiesa e iniziai a frequentare il gruppo di single. In quel periodo conobbi nell’ambiente di lavoro una donna lesbica. Era la prima volta che conoscevo una donna che ammetteva di essere lesbica. Ci avvicinammo sempre di più e ci ritrovammo coinvolte in una relazione sessuale ed emotiva che tenevamo nascosta. Mi sentivo di nuovo molto molto confusa. Quando avevo donato di nuovo la mia vita al Signore ero convinta di essermi lasciata alle spalle le vecchie cose del passato. Invece mi ero sbagliata. Prima che l’anno finisse conobbi un’altra donna ed iniziai con lei una relazione simile alla precedente. Adesso ero veramente confusa e disperata. Continuavo a frequentare la chiesa ma avevo paura di raccontare a qualcuno i miei conflitti interiori. 

Ciò che ricordo meglio di quell’anno è la varietà delle mie emozioni. Da una parte mi sentivo molto innamorata della persona con la quale stavo, dall’altra sentivo profondamente la mancanza del mio rapporto personale con Gesù. Ero profondamente infelice. Mi nascondevo ancora dietro il "mio muro protettivo" di vergogna e di diniego delle mie tendenze e comportamenti sessuali. 

Ebbi l’opportunità di trasferirmi di nuovo in un’altra città; sentivo che avevo bisogno di farlo. Questa volta però fu molto doloroso lasciare la mia ultima amica. Sentivo nel mio intimo che avevo bisogno di allontanarmi da quella relazione. Per quanto provassi dei forti sentimenti per lei sapevo che la stavo mettendo al di sopra di Dio. Mi sentivo anche scoraggiata dalla mia incapacità di vivere una vita Cristiana. Ciononostante, decisi semplicemente che questa volta sarei stata obbediente ed avrei scelto Dio, a qualsiasi prezzo. Non mi importava di non avere più amiche o di essere felice.

Ad ogni modo, fu molto più difficile di quanto avevo immaginato. Durante i primi mesi nel mio nuovo ambiente piangevo in continuazione e mi sentivo tristissima. Durante un periodo particolarmente "buio" fui sul punto di scegliere di "dichiararmi" lesbica, ma alla fine non riuscii a convincermi che a Dio non importasse nulla di ciò che facevo. Inoltre non riuscivo ad allontanarmi dalla verità che avevo letto nelle Scritture. 

Guardandomi indietro mi rendo conto che fu questo importante passo di obbedienza che mutò lo schema della mia vita caratterizzato da fallimenti. Non avevo preso quella decisione basandomi sui sentimenti ma semplicemente su ciò che consideravo essere la verità. Più volte dovetti fare la stessa scelta – Avrei fatto del mio meglio per vivere da Cristiana, a prescindere dai miei sentimenti. 

Da allora in poi, sentii che Dio mi stava guidando ed iniziai ad imparare a seguirlo. Emersero altri tre importanti argomenti che Lui stava utilizzando per cambiarmi, oltre a quello dell’obbedienza.
Per prima cosa imparai che dovevo essere molto aperta ed onesta con il Signore riguardo i miei sentimenti. Iniziai a parlare con lui della mia ex compagna e della mia tristezza. Un passo delle scritture che colpì nel segno fu per me Osea 4:6. "Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza". A quanto pare stavo perendo e mi ero sentita persa per la maggior parte della mia vita. Un altro verso ugualmente potente diceva "Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell'intimo m'insegni la sapienza…" (Salmo 51:8). Era questo! Dio voleva entrare nella "mia parte nascosta" – nel mio cuore. Dio voleva rivelarmi perché mi sentivo in quel modo, e fece proprio questo. Ero stupefatta dal Suo amore, che sentivo mentre uscivo a poco a poco dal mio atteggiamento di diniego e mentre gli parlavo onestamente della mia attrazione verso le donne o leggevo la mia Bibbia.

Iniziai inoltre a frequentare una Chiesa specializzata nell’insegnamento della Bibbia. Imparai molto sull’importanza di lodare Dio e su come applicare le Sue Parole alla mia vita. Fu un’esperienza che cambiò la mia vita. Il Pastore era una figura paterna, mi sentivo protetta da lui, anche se lui stava dietro il pulpito. Mi resi anche conto che esistevano altre cose nella mia vita oltre alla mia identità sessuale; adoravo ricevere questi insegnamenti. Davvero non vedevo l’ora di andare in chiesa, una cosa che non avrei mai immaginato.

Infine dovetti imparare a sentirmi a mio agio con altri Cristiani. Per anni il mio muro auto-protettivo mi aveva tenuta separata dalla maggior parte delle persone, fino a quando i miei bisogni intimi diventavano così grandi da farmi "attaccare come una sanguisuga" a chi mi somigliava un pò. Tutto questo cambiò quando incontrai alcuni giovani Cristiani che amavano Dio ed erano davvero "autentici". Questo particolare gruppo di ventenni condividevano la propria fede nel quartiere gay della città e di sera tenevano uno studio biblico per chiunque fosse interessato a partecipare. In realtà ero molto timorosa la prima volta che mi recai all’incontro. Raccontare la mia storia per la prima volta a un gruppo di estranei si rivelò un colpo mortale al mio orgoglio e alla mia tendenza a dire "puoi cavartela da sola".

Il miracolo fu che io e una donna del gruppo diventammo buone amiche. Lei non era stata omosessuale ma aveva delle questioni sessuali irrrisolte. All’inizio mi sentii delusa da lei perché non aveva mai affrontato il problema dell'omosessualità. Fondamentalmente la "cancellai" quella prima sera. ma lei era molto gentile e ci teneva ad essere mia amica. 
Con il passare del tempo fummo sorprese di capire che entrambe condividevamo molti degli stessi problemi: paura della gente, mancanza di fiducia in noi stesse, ansietà nelle nuove situazioni, eccetera. La parte buffa era che eravamo così diverse nel modo di affrontare gli stessi sentimenti – lei diventava più estroversa ed io diventavo più chiusa.

Mi resi conto con stupore di quanto potesse essere ricca un’amicizia con una persona dello stesso sesso che ama Dio e che è disposta ad essere profondamente onesta riguardo le proprie imperfezioni. Potevo veramente dire che questa amicizia era meglio di qualsiasi relazione sessuale che avevo avuto con donne! Non sapevo che ciò che stavo realmente cercando era un’amica intima, non un amante.

Iniziai anche ad avere fiducia nei ragazzi del nostro gruppo perché anch’essi amavano Dio ed erano cordiali, gentili e rispettosi. Adesso, grazie all’obbedienza, l’onestà e ai buoni amici avevo imparato come vivere una vita Cristiana. Riuscivo più facilmente a resistere alle tentazioni e a superarle anziché lasciarmi distruggere da esse.

Negli ultimi 20 anni ho continuato a crescere come persona e come Cristiana. Sono stata coinvolta in diversi Ministeri di ex-gay. Tuttavia questo non è stato un periodo privo di prove. Diversi anni fa, durante un periodo particolarmente stressante, ho ceduto alla tentazione sessuale nei confronti di un’altra donna. Fortunatamente la nostra Chiesa aveva un programma chiamato Living Waters. Questo programma mi ha aiutata moltissimo. Era un luogo dove potevo parlare liberamente nel mio piccolo gruppo del mio peccato, del dolore e della rabbia che provavo. Il leader del gruppo non aveva un atteggiamento di condanna, né giustificava ciò che avevo fatto. Mi ha aiutata invece ad essere di nuovo onesta davanti a Dio e al gruppo di credenti. Dal gruppo ho ricevuto preghiere e consigli che mi hanno restituito la pace dell’anima.

Living Waters è un grande programma per chiunque desideri intraprendere il cammino che porta all’integrità sessuale e relazionale. È per la persona che ha appena iniziato il proprio cammino e per chi, come me, "potrebbe ricaderci" dopo tanti anni. Oggi faccio parte di un gruppo di Living Waters con compiti di leadership e continuo a ricevere la grazia di Dio attraverso il mio gruppo ed altre relazioni all’interno del corpo di Cristo.