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martedì 28 agosto 2007

Il primo passo: "Una decisione importante"


CAPITOLO TRE



IL PRIMO PASSO:
“UNA DECISIONE IMPORTANTE”



UNA DECISIONE DIFFICILE

Non è facile per una persona omosessuale convincersi che Dio ha parlato contro l’omosessualità e di accettare di imbarcarsi in un lungo e difficile cammino verso il cambiamento. Come abbiamo visto, la Chiesa in generale non è di aiuto quando si tratta di guidare l’ex omosessuale verso un nuovo e diverso stile di vita. Una parte della Chiesa, ed in particolare i seminari, stanno avanzando l’idea che le ingiunzioni contro l’omosessualità contenute nella Sacra Scrittura furono scritte per una cultura antica e non hanno alcun valore per il mondo di oggi.

Molte persone che lottano contro l’omosessualità ricevono dai loro pastori il consiglio di adattarsi a quello stile di vita, sebbene vengano esortati a comportarsi “ il più rispettabilmente possibile come omosessuali.”

L’Associazione Psichiatrica Americana non considera più l’orientamento omosessuale un disturbo mentale; adesso considera “disturbate” le persone che cercano una via d’uscita all’omosessualità. Ecco una citazione tratta dal manuale DSM3:

“Quando il disturbo (302:00 Ego dystonic Homosexuality)
è presente in un adulto, generalmente c’è un forte desiderio
di poter avere bambini e una famiglia”

Alcuni pastori, impregnati di psicologia, condividono il punto di vista dell’Associazione Psichiatrica Americana. Essi applicano l’etichetta “disturbato” all’individuo che non è completamente soddisfatto dello stile di vita gay e che cerca una via d’uscita.


LA DECISIONE È SOLTANTO TUA

La decisione che prenderai sarà sicuramente contestata più volte. Soltanto se la decisione sarà stata tua, tua soltanto, potrà superare la prova del tempo. Se la decisione sarà stata presa per far piacere agli altri, non sarà abbastanza forte da resistere alle difficoltà e ai momenti difficili che ti attendono. Per quanto vogliamo far piacere a nostra madre, al pastore, agli amici, perfino la società, queste motivazioni non saranno sufficienti e falliranno quando affronterete periodi difficili; allora direte: “L’ho fatto soltanto per far contenti i miei genitori (o ad altri).”


LA CHIESA SILENTE

Molti attivisti gay che professano il cristianesimo hanno trovato accoglienza nella Chiesa silente, nella chiesa che rifiuta di riconoscere che il problema dell’omosessualità esiste. Nel suo seno conducono una doppia vita, assumendo spesso ruoli di leadership, continuando tuttavia ad abbandonarsi a tutti i tipi di comportamento sessuale quando non sono in presenza di altri Cristiani. Quando la Chiesa si rende conto del problema e decide di ammonire e di affrontare coloro che praticano l’omosessualità, essi si spostano semplicemente in un’altra Chiesa, dove possono continuare a vivere nel peccato senza alcuna interferenza.


INFLUENZA SATANICA

Satana esercita pressioni su di noi nei momenti del bisogno. Ci tira calci quando ci sentiamo giù. Distorce ed amplifica i problemi, aumentando la distanza tra un Cristiano e il Signore. Piomba su di noi quando ci sentiamo deboli e inquieti. Egli conosce i desideri del nostro amore e ci manda qualcosa per danneggiarci e distruggerci.



Abbiamo un profondo bisogno di contatto, di intimità e di una persona che ci comprenda, ma egli ci offre un’amante. Ci dice che l’oscurità é luce, e che mettendo in pratica le nostre fantasie troveremo l’appagamento che abbiamo sempre cercato. A meno che non ricerchiamo assiduamente Dio, crederemo alla bugia, perché sembra meno faticoso. Soccomberemo agli espedienti del diavolo e accetteremo ciò che ci viene offerto.

Gesù rese la Sua faccia dura come pietra contro la tentazione e così dobbiamo fare noi. Per resistere ai messaggi sottili e chiassosi del mondo dobbiamo acquisire saggezza e imparare a discernere le opere del diavolo. Accettare l’omosessualità significa incamminarsi sulla strada ampia e facile che conduce alla distruzione. Resistere all’omosessualità vuol dire prendere il cammino stretto e a volte solitario poiché così pochi lo scelgono. Ma è questo il cammino che porta alla vita, l’unico sentiero verso la vera gioia e l’appagamento che abbiamo sempre cercato attraverso fantasie elusive.

Satana è un bugiardo. Ogni incontro sessuale che abbiamo non fa altro che aumentare il nostro appetito per altri incontri. Egli continua a dirci che la prossima volta sarà migliore. Non è vero. Più numerose saranno le vostre esperienze, più sprofondete nella trappola. Con il passare degli anni i desideri aumenteranno con ritmo crescente, mentre le possibilità di appagamento diminuiranno. Vi ritroverete preda di intensi desideri che non potranno mai trovare pace o appagamento.


LA STRADA PIU’ FACILE

Essendo la natura umana ciò che è, le persone tendono a cercare la soluzione più facile, la vie di fuga, il cammino che non provoca sofferenza. Se consideriamo l’enorme pressione che spinge a perseguire e ad adattarsi allo stile di vita gay, e la capacità di nascondersi nella Chiesa che tace, è un vero miracolo quando un individuo si sottomette spontaneamente al progetto di Dio di redenzione e rigenerazione.


COME PUO’ ESSERE PRESA UNA TALE DECISIONE?

La persona che lotta deve essere un cercatore di verità. È improbabile che la motivazione per un cambiamento così radicale possa essere attinta a risorse umane; essa potrà essere trovata, piuttosto, attraverso le risorse dello Spirito Santo.

“Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.”
Salmo 145:18


“SIGNORE, HO UN PROBLEMA”

nessuno trova la soluzione a un problema a meno che non ammetta che il problema esiste. Il primo passo del programma Alcoholics Anonumous è: “Abbiamo ammesso che siamo impotenti sull’alcol – che le nostre vite non sono più gestibili.” La persona omosessuale deve ammettere con se stessa e con Dio: “Signore, ho un problema.”

Per i giovani che entrano nello stile di vita gay, l’omosessualità può apparire come la soluzione ai loro problemi. Quelli che sono stati tormentati per tutto il periodo scolare da insulti e scherni, vedono lo stile di vita gay come un luogo di affermazione ed accettazione. Con incredibile felicità essi incontrano persone simili a loro, coetanei che desiderano avere con loro sia rapporti di amicizia sia di intimità. Molti dicono “se questo è un problema, datemi altri problemi!” Sembra che l’accettazione trovata in questo stile di vita sia il massimo della felicità, la realizzazione delle fantasie della loro vita.

Tuttavia, ogni nuovo incontro rafforza la stretta dell’omosessualità. Si aprono nuovi aspetti della vita omosessuale che all’inizio sembravano degradanti, ma che adesso sono disposti ad accettare poiché promettono l’appagamento non ancora raggiunto. Mentre gli incontri sessuali possono essere stati soddisfacenti per un breve momento, la persona omosessuale resta inappagata, ancora alla ricerca di qualche elusivo ingrediente che faccia si che un rapporto duri. La speranza è che proprio dietro il prossimo angolo vi sia la persona dei nostri sogni. Tuttavia non accade mai, la ricerca infinita continua.


Sono poche le persone che possono essere raggiunte da questo messaggio mentre cercano attivamente di trasformare ogni fantasia in realtà. Essi inseguono un sogno impossibile. Pastori, genitori, amici e qualche volta anche mogli, richiamano questi individui alla realtà, ma è il sogno ad avere il controllo. L’Io viene messo al primo posto. “Se ti piace, fallo.” “Se mi sembra una cosa giusta, allora deve esserlo davvero.” Come illustra Giudici 21:25: “In quel tempo non c'era un re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio.” Fino a quando non avrà toccato il fondo e non ammetterà l’esistenza di un problema, lui o lei non potranno essere aiutati.


CHIUDERE LE OPZIONI

L’ambivalenza é la barriera al cambiamento. Fino a quando l’opzione di tornare all’omosessualità “se le cose non funzionano” resterà aperta, il cambiamento non si verificherà. I ponti devono essere bruciati. Una decisione cruciale deve essere presa. Lo Spirito Santo porta con sé il sentimento di condanna del peccato, e se la persona accoglierà questo sentimento nel profondo del suo cuore, allora avrà trovato l’unica stabile motivazione durevole per poter chiudere l’opzione per sempre.

“Non offrite le vostre membra come strumenti di
ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio…”
Romani 6:13


UNO SGUARDO REALISTICO

Di nuovo, la decisione è vostra. Affronterete la questione coraggiosamente e valuterete realisticamente la vostra vita? Che cosa vi riserverà il futuro come omosessuali? (Avete mai provato repulsione per anziani gay che cercano di adescare giovani nei bar per gay? Vi siete mai chiesti se questo è ciò che accadrà a voi in futuro? Accadrà, a meno che non facciate scelte difficili adesso.) Volete una vita ricolma di sensi di colpa e separata da Dio? Quando si tratta di prendere questa decisione forse alcuni ignorano che Dio è “dalla nostra parte” e vi aiuterà a superare le situazioni difficili. Vi sarà vicino nella misura in cui glielo consentirete. Egli è sempre fedele alle sue promesse “vicino a quanti lo invocano” (Salmo 145:18).

Ci vuole audacia e coraggio per lasciarsi alle spalle proprio ciò che è sempre apparso come la risposta al senso di vuoto della vita. Tuttavia lo Spirito Santo trasforma i codardi in uomini coraggiosi. Egli si è servito di una manciata di uomini per capovolgere il mondo, e può farlo di nuovo. Quando Dio ci chiede qualcosa e noi rispondiamo con sincera obbedienza, egli ci conferisce sempre il potere per farlo.

“Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione;
scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza”
Deuteronomio 30:19

Brano estratto dal libro "This way out" di Frank worthen, Presidente di New Hope Ministries

venerdì 24 agosto 2007

SI PUO' RICADERE NELL'OMOSESSUALITA'?

 

SI PUO' 

RICADERE 

NELL'OMOSESSUALITA'?

                              
                                                                                                                                       Sicuro!
A volte si tratta di ricadute di breve, a volte di lunga durata. Ecco perché non mi pare bene che persone che hanno beneficiato da poco di un cambiamento entrino subito a far parte di gruppi di aiuto per persone afflitte da problemi di omosessualità, come si fa  certamente con le migliori intenzioni in certi ambienti di ex-gay cristiani.

Tutti i cambiamenti nelle strutture emotive e comportamentali procedono per alti e bassi. Per questo i gay hanno buon gioco a citare casi di ricaduta per dimostrare che “il cambiamento è impossibile”. Chi dà rilievo a questi casi, senza tenere conto di quello che ci insegnano i resoconti e le autobiografie di persone che hanno conosciuto un cambiamento radicale, è una persona che non si vuol togliere i paraocchi.

Leggi l'intero articolo "La terapia riparativa dell'omosesualità - Colloquio Gerard Van den Aardweg"

Un “Leader nella lotta per i diritti dei gay" diventa eterosessuale


Un Leader nella lotta per i diritti dei gay diventa eterosessuale
MICHAEL GLATZE con la fidanzata
 Michael Glatze


  Tradotto da Patrizia Battisti per il Blog
  SI PUO' CAMBIARE  e per il NARTH



All’omosessualità sono arrivato facilmente, perché ero già fragile.
Mia madre è morta quando avevo 19 anni. Mio padre quando ne avevo 13. Giovanissimo, ero già confuso sulla mia identità e i miei sentimenti.


La confusione che provavo riguardo i miei "desideri" e l’attrazione che sentivo per i ragazzi, ha fatto si che già a 14 anni mi sentissi parte della categoria "gay". A 20 anni, mi dichiarai gay con tutti quelli che mi conoscevano.


A 22 anni, divenni editore della prima rivista per giovani gay. Il contenuto fotografico rasentava la pornografia, ma ritenevo di poterlo utilizzare come piattaforma per ottenere risultati sempre maggiori.


Infatti arrivò Young Gay America. Questa rivista aspirava a riempire il vuoto creato dalla precedente rivista per la quale avevo lavorato – doveva essere qualcosa di non troppo pornografico, mirata al pubblico di giovani gay americani. Young Gay America decollò.
Il pubblico gay accolse calorosamente Young Gay America. La rivista ricevette premi, riconoscimenti, rispettabilità e grandi onori, incluso il National Role Model Award da parte di Equality Forum, la più importante organizzazione gay, premio che fu consegnato l’anno seguente al Primo Ministro Canadese Jean Chrétien. E tantissime apparizioni nei media, da PBS a Seattle Times, da MSNBC alla copertina di Time magazine.


Ho prodotto, con Equality Forum e con l’aiuto di società affiliate alla PBS, il primo importante documentario che affronta il tema del suicidio di adolescenti gay "Jim In Bold"; é stato mostrato in tutto il mondo e ha ricevuto numerosi premi "best in festival".

Young Gay America ha organizzato una mostra fotografica, ricca di foto e storie di giovani gay di tutto il continente Nord americano; la mostra ha fatto il giro dell’Europa, del Canada e di parte degli Stati Uniti.
GLATZE with partner

Nel 2004 Young Gay America ha lanciato la rivista YGA, che aveva la pretesa di essere il "gemello virtuoso" di altre riviste rivolte ai giovani gay. Dico "gemello virtuoso" ma la verità é che YGA era dannosa quanto qualsiasi altra rivista, era solo più "rispettabile" perché non manifestamente pornografica.


Mi ci vollero quasi 16 anni per scoprire che l’omosessualità non è esattamente "virtuosa". Fu difficile fare chiarezza dentro di me riguardo i miei sentimenti sulla questione, dato che la mia vita ne era completamente assorbita.


L’omosessualità è per sua natura pornografica. E’ distruttiva e crea confusione nelle menti dei giovani, proprio in quel periodo in cui l’identità sessuale è ancora in via di definizione. Ad ogni modo, non mi resi conto di ciò fino a quando non raggiunsi i 30 anni.


La rivista YGA esaurì il suo primo numero in diverse città del Nord America. Il sostegno alla rivista era enorme; scuole, gruppi di genitori, biblioteche e associazioni governative, tutti sembravano volerla. Sfruttava il "filone" della "accettazione e promozione" dell’omosessualità, ed era considerata una guida. Nel 2005 mi fu chiesto di tenere un discorso al prestigioso JFK Jr. Forum della Harvard's Kennedy School of Government.


Fu quando vidi una videoregistrazione di quella "performance", che iniziai a dubitare seriamente di ciò che stavo facendo della mia vita e della mia influenza.


Non conoscendo nessuno con cui poter parlare dei miei dubbi ed interrogativi, mi rivolsi a Dio, grazie anche ad un debilitante attacco di crampi intestinali causato dalle mie abitudini di vita.


Presto iniziai a comprendere cose che non avevo mai immaginato potessero essere reali, come il fatto che ero il leader di un movimento di peccato e corruzione. Questa frase può dare l’impressione che la mia scoperta si sia basata su un dogma, ma decisamente non é stato così.


Sono giunto al questa conclusione da solo.


Mi divenne chiaro, mentre ci riflettevo seriamente - e pregavo – che l’omosessualità ci impedisce di trovare la nostra vera identità. Non possiamo vedere la verità quando siamo accecati dall’omosessualità.


Crediamo, influenzati dall’omosessualità, che la lussuria non solo sia accettabile ma che sia anche una virtù. Ma non esiste "desiderio" omosessuale che sia separabile dalla lussuria.


Non volevo accettare questa verità e all’inizio ho cercato in tutti i modi di ignorarla. Ero certo, a causa della cultura e dell’influenza dei leader gay – di fare la cosa giusta.


D’altra parte mi sentivo spinto a cercare la verità perché avvertivo che dentro di me c’era qualcosa che non andava. Gesù Cristo ci consiglia ripetutamente di non confidare in nessuno tranne che in lui. Ed io l’ho fatto, sapendo che il Regno di Dio risiede nel cuore e nella mente di ogni uomo.


Ciò che ho scoperto e appreso sull’omosessualità é sorprendente.
Divenne chiarissimo che avrei fatto del male o rischiato di fare del male ad altre persone se avessi continuato con quella vita.


Mi accorsi di avere desideri omosessuali alle scuole medie quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione ad altri ragazzi.
Cominciai a guarire quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione a me stesso.


Michael Glatze si sposa- Dicembre 2013
Ogni volta che provavo la tentazione di cedere alla lussuria, ne prendevo coscienza, mi fermavo e mi occupavo di essa. La chiamavo con il suo nome e poi lasciavo che si dissolvesse da sola con l’aiuto della preghiera.

Esiste un’enorme e vitale differenza tra ammirazione superficiale – per se stessi o per altri – e ammirazione integrale. Quando amiamo pienamente noi stessi, cessiamo di essere schiavi di desideri lussuriosi, dell’apprezzamento degli altri o di soddisfazioni fisiche. I nostri impulsi sessuali diventano intrinseci alla nostra essenza, liberi da confusioni nevrotiche.


L’omosessualità ci consente di evitare di scavare in profondità, oltre la superficialità e le attrazioni ispirate dalla concupiscenza – e continuerà ad essere così fino a quando avrà l’"approvazione" della Legge. Il risultato è che tantissimi perdono l’opportunita di conoscere il loro vero io, l’io fatto ad immagine di Cristo, donatoci da Dio.


L’omosessualità iniziò per me all’età di 13 anni e terminò quando riuscii ad isolarmi da influenze esterne e a concentrarmi intensamente sulla verità interiore – quando scoprii, all’età di 30 anni, le profondita del mio io donatomi da Dio.


Dio è considerato un nemico da molte persone dominate dall’omosessualità o da altri comportamenti concupiscenti, perché Egli rammenta loro chi e che cosa dovrebbero veramente essere. Queste persone preferiscono rimanere "beatamente ignare", mettendo a tacere la verità. E lo fanno condannando ed apostrofando coloro che la dichiarano con parole come "razzisti", "insensibili", "malvagi" e "discriminatori".


Guarire dalle ferite causate dall’omosessualità non è facile. Il sostegno è scarso e poco evidente. Il poco che c’è viene infamato, ridicolizzato, fatto tacere con la retorica o reso illegale tramite l’alterazione di norme legislative. Per trovarlo ho dovuto separare il mio sentimento di imbarazzo e le "voci" di disapprovazione da tutto ciò che avevo imparato. Parte dell’agenda omosessuale consiste nel convincere le persone a smettere di farsi domande sulla conversione e, tanto meno, sulla la sua efficacia.


"Uscire" dall’influenza della mentalità omosessuale è stata per me la cosa più liberatoria, sorprendente e bella che abbai mai sperimentato nella mia intera vita.


La lussuria ci sottrae ai nostri corpi per "fissare" il nostro spirito alla forma fisica di qualcun altro. Ecco perché i rapporti sessuali omosessuali – e qualsiasi altra forma di attività sessuale basata sulla lussuria – non è mai soddisfacente: é un processo nevrotico piuttosto che naturale, normale. La normalità è la normalità – ed è stata chiamata così perché c’è una ragione.


Anormale significa "ciò che ci danneggia, che danneggia la normalità". L’omosessualità ci toglie al nostro stato di normalità, al nostro di sentirci perfettamenti uniti in tutte le cose, e ci divide, facendoci tormentare dal desiderio per un obiettivo fisico esterno che non potremo mai possedere.


Le persone omosessuali – come tutte le persone – bramano il mitico "vero amore". Il vero amore esiste davvero ma arriva soltanto quando non abbiamo nulla che ci impedisce di lasciarlo fuoriuscire da dentro in tutto il suo splendore.
Non possiamo essere pienamente noi stessi se le nostre menti sono intrappolate in una spirale, in una mentalità di gruppo edificata su una protetta, autorizzata e celebrata lussuria.


Dio mi è venuto incontro quando mi sentivo confuso, perso, solo, spaventato e sconvolto. Mi ha detto – attaverso la preghiera – che non avevo nulla da temere e che ero a casa. Avevo solo bisogno di fare un pò di pulizia nella mia mente.


Credo che tutti, essenzialmente, conoscano la verità. Credo che questo sia il motivo per cui il Cristianesimo spaventa così tanto le persone. Perché rammenta loro la coscienza, che tutti noi possediamo.


La coscienza ci dice cosa sia giusto o sbagliato ed è una guida che ci permette di crescere e diventare più forti e più liberi come esseri umani. Uscire dal peccato e dall’ignoranza è sempre possibile, ma la prima cosa che tutti devono fare è abbandonare le mentalità che dividono e conquistare l’amore per l’umanità.


La verità sessuale può essere trovata solo se si è disposti ad accettare che la nostra cultura sanzioni i comportamenti che nuocciono alla vita. Il senso di colpa non è una ragione sufficiente per evitare le questioni difficili.


L’omosessualità si è presa quasi 15 anni della mia vita, una vita trascorsa tra compromessi e mensogne, perpetuate attraverso i media nazionali mirati ai giovani.


Nei Paesi Europei l’omosessualità è considerata così normale che i bambini delle scuole elementari pubbliche vengono forniti di libri dedicati ai ragazzi "gay" come letture obbligatorie.


La Polonia, che conosce fin troppo bene la distruzione del suo popolo ad opera di influenze esterne, sta tentando coraggiosamente di impedire all’Unione Europea di indottrinare i suoi figli con propaganda omosessuale. In riposta, l’Unione Europea ha definito "ripugnante" il Primo Ministro della Polonia.


Io sono stato ripugnante per parecchio tempo; sto ancora cercando di metabolizzare tutte le mie colpe.


In qualità di leader nel movimento per i "diritti dei gay", mi è stata data molte volte l’opportunità di parlare in pubblico. Se potessi cancellare alcune delle cose che ho detto, lo farei. Adesso so che l’omosessualità è lussuria e pornografia insieme. Non mi lascerò mai convincere del contrario, non importa quanto sciolte possano essere le loro lingue o quanto triste la loro storia. Io l’ho vissuta. Io conosco la verità.
Se Dio ci ha rivelato la verità c’è un motivo. Essa esiste affinchè possiamo essere noi stessi. Esiste affinché possiamo condividere quel perfetto io con il mondo, per rendere perfetto il mondo. Questi non sono progetti fantasiosi o ideali astrusi – è la Verità.


Non ci si può purificare dai peccati del mondo in un istante, ma succederà – se non ci opponiamo orgogliosamente a questo processo. Dio alla fine vince sempre, in caso non lo sappiate.

Traduzione di Patrizia Battisti per il NARTH e per il blog "Si Può Cambiare"

Nota dell’editore: Leggi la notizia concernente Michael Glatze nel WND di oggi, dal titolo "'Gay'-rights leader quits homosexuality."

Testimonianza fornita alla Dott.ssa Chiara Atzori

TESTIMONIANZA FORNITA
ALLA DOTT.SSA CHIARA ATZORI


 Chiara Atzori, medico infettivologo di Milano, ha curato la prefazione italiana ai testi dello psicoterapeuta americano Nicolosi e oggi collabora con il gruppo Chaire: un’équipe multidisciplinare cattolica che ha appena pubblicato il libro ABC per capire l’omosessualità (San Paolo).



Ricordo distintamente che, un giorno, quando avevo quindici anni, osservando la gente che passava per strada, mi chiesi per l‘ennesima volta: "perché non sono come tutti gli altri?, "perché vedo passare delle belle ragazze e non provo attrazione?"
Infatti da ormai alcuni anni mi ero arreso all’evidenza: i sentimenti che guerreggiavano dentro di me giornalmente erano desideri omosessuali. Per tanto tempo avevo cercato di sopprimerli, di scacciarli, di non badarci, ma più energie impiegavo a combatterli e più mi sembrava che ritornassero.
Avevo diversi amici a scuola e sapevo bene che cosa pensavano delle ragazze attraenti, che cosa provavano e come ne parlavano. Io, pur di essere accettato, fingevo e usavo il loro gergo. Soffrivo in silenzio, con un segreto che non potevo svelare a nessuno.

Ma quel giorno particolare successe qualcosa di diverso perché, oltre alle mie solite lamentele e alle domande "perché è toccato a me?", "che cosa mi riserverà il futuro?", "potrò mai avere una famiglia?", sentii Dio che parlava al mio cuore e mi diceva: "Io ti guarirò!"

Avevo riscoperto Dio alcuni anni prima in un gruppo giovanile cristiano. Da allora leggevo con entusiasmo la Bibbia e pregavo spesso, rivolgendomi a Dio come ad un padre e a Gesù come a un fratello. Ma non riuscivo a capire perché quando pregavo "ti prego, toglimi questi sentimenti omosessuali" sembrava che non succedesse niente.

Dovevo forse accettare la mia condizione e vivere da gay? Era l‘unica strada che mi riservava la vita? E Dio cosa pensava dell’omosessualità? Ero confuso e spaventato. Fu così che, incoraggiato da quelle parole decisi di parlarne con un amico che mi consigliò di rivolgermi a un teologo. Lui mi spiegò chiaramente cosa dice la Bibbia a proposito dell’omosessualità, che Dio non l‘ha mai pensata come normale, che è contro i suoi principi, cose che per me erano chiare e indiscusse. Ma poi aggiunse che da qualche parte aveva la testimonianza scritta di un ex-gay che era uscito dal vecchio stile di vita con l‘aiuto di Dio. Lì mi si accese la speranza: "allora esiste qualcuno che ha superato il problema!".

Purtroppo, però, non ricevetti mai una copia di quella testimonianza e il mio cuore di quindicenne si serrò completamente giungendo alla conclusione che non valeva la pena di aprirsi e parlare dei propri problemi con qualcuno. Questo fu un grosso errore, perché la chiusura in me stesso segnò l'inizio del mio declino.

Solo, amareggiato, affrontavo le tensioni famigliari rifugiandomi nella masturbazione e nella pornografia. Anche i periodi di preoccupazione e stress causati degli studi trovavano lì il loro sfogo. Continuavo ad andare in chiesa nutrendo il desiderio di essere un buon cristiano, ma più il tempo passava più mi rendevo conto che non ce l‘avrei mai fatta.

Quando i giornaletti pornografici non bastavano più, andai alla ricerca di film pornografici che potessero dare forma alle mie fantasie sessuali. A diciannove anni neanche quelli mi bastavano più: ero alla disperata ricerca di qualcuno che potesse darmi un po‘ di affetto. Incominciai ad avere incontri anonimi con uomini che sfociavano in contatti sessuali, ritrovandomi così in una situazione nella quale non avrei mai voluto essere e la mia vita diventava ogni giorno più triste.
Cercavo un padre, un uomo che potesse comunicarmi il suo amore e trasmettermi forza, coraggio e stima, ma non trovai altro che effimeri, brevi sfoghi sessuali che in realtà mi lasciavano ancora più vuoto di prima. Così, dopo un anno di questa vita gridai a Dio chiedendogli di aiutarmi e Lui mi rammentò quelle parole dette al mio cuore quattro anni prima.
La speranza si riaccese e dissi a Dio che avrei seguito le sue vie, ma avrebbe dovuto aiutarmi Lui, perché da solo non ce l‘avrei mai fatta a resistere, neppure una settimana.

Dio mi ha aiutato davvero. Ho incominciato a incontrare persone con le quali potevo di nuovo aprirmi e rompere così la promessa che avevo fatto a me stesso di non confidarmi mai più con nessuno. Ho incominciato a capire che dovevo perdonare le persone che mi avevano ferito, sia con offese vere e proprie sia semplicemente deludendo le mie aspettative.
Prima di tutti sono riuscito a perdonare mio padre che, malgrado la sua buona volontà, non era stato in grado di trasmettermi quell’identità di uomo e quella mascolinità di cui ogni ragazzino nella pubertà avrebbe estremamente bisogno.
Grazie alla preghiera mi sono staccato dal cordone ombelicale di mia madre, con la quale mi ero troppo identificato, assumendomi tutti i pesi emotivi causati delle difficoltà del suo matrimonio, pesi decisamente troppo pesanti per le spalle di un ragazzino.

Ho deciso di incontrarmi regolarmente con almeno una persona per rendere conto dei miei progressi. Se c‘erano ricadute nella pornografia, se avevo periodi nei quali i pensieri omosessuali mi assillavano, potevamo portare insieme questi pesi e questi peccati a Dio. Così facendo sperimentavo il perdono e una guarigione crescente.

Con il tempo le tentazioni omosessuali perdevano forza e riuscivo a dire di no ai pensieri o alle emozioni che andavano in quella direzione. Ho incominciato a leggere libri e a frequentare conferenze sul tema dell’omosessualità dal punto di vista cristiano e a comprendere a fondo le cause che si nascondevano dietro il mio problema.
Prima, quando pensavo alla "guarigione", mi aspettavo un fulmine dal cielo che mi colpiva e automaticamente mi cambiava i pensieri da omosessuali a eterosessuali. Non ho dubbi che Dio sia in grado di fare qualcosa di simile, ma ora capisco che l'idea di guarigione che Dio ha è molto più completa.

Piano piano sono cresciuto come persona a livelli profondi: ho capito meglio che cosa vuol dire essere maschio, ho imparato a essere contento della mia mascolinità, staccandomi dai cliché dei mass-media e sentendomi comunque all’altezza. Ho imparato ad accettare me stesso, il mio fisico, anche se non sarà mai quello di un body-builder; ho acquistato maggiore stima in me stesso come persona e più fiducia nelle mie capacità.

Ho imparato a condurre buone relazioni non erotiche con uomini che stimavo, senza più avere l‘impulso incontrollabile di dovermi paragonare a loro sentendomi inferiore. Ho imparato ad avere buone relazioni con l'altro sesso, senza la paura di venire soffocato dai bisogni emotivi delle donne. Ho imparato ad assumermi delle responsabilità, a non fuggire dai conflitti, e moltissime altre cose ancora.
Ho capito finalmente che l‘omosessualità non è un problema sessuale ma un problema di identità. Mentre nella pubertà avevo imparato a erotizzare negli altri uomini ciò che io non possedevo, adesso io stesso incominciavo ad appropriarmi di ciò che in fondo mi apparteneva già.

La perdita di interesse per l‘omosessualità è stata progressiva, e, anche se tuttora ho dei momenti in cui i pensieri omosessuali si riaffacciano alla mente, riesco subito a capire che quella tentazione sta solo cercando di colmare qualche mancanza nella mia vita e allora io colmo questo vuoto con qualcosa d’altro, semplicemente.

Qualche tempo dopo l'inizio di questo nuovo cammino ho visto risvegliarsi un altro interesse: quello per le ragazze. Provavo sentimenti ed emozioni nuove, mai conosciute prima. Volevo essere notato, volevo conquistare. A venticinque anni mi sentivo come un adolescente in quel campo, ma anche questa è stata una tappa importante. Ora sono felicemente sposato e abbiamo tre figli stupendi.

Sono grato a Dio di avermi aiutato e vorrei incoraggiare chiunque si trovi in questa situazione a informarsi con la letteratura disponibile e a chiedere l'appoggio di una persona fidata, anche se non particolarmente preparata, a cui rendere conto dei propri progressi.

P.G.

(Testimonianza fornita alla dott.ssa Chiara Atzori)

giovedì 23 agosto 2007

Omosessualità: DIO NON PUO' CAMBIARMI!

Dio non può cambiarmi!
 

di
Sunny Jenkin
s

Testimonianza pubblicata su   
EXODUS International

  Tradotto da Patrizia Battisti per il Blog  SI PUO' CAMBIARE 




Come molte ragazze cresciute negli anni '60 e '70 anch'io frequentavo la Chiesa. Sedevo sulla panca ogni domenica e ascoltavo predicare la parola di Cristo. Tutti pensavano che il matrimonio dei miei genitori fosse perfetto e che la nostra famiglia fosse molto legata.


Andavo particolarmente d’accordo con mio padre. Aveva sempre desiderato un maschio ed io amavo fare cose da ragazzo. Era molto più divertente aggiustare l’automobile con mio padre che preparare la cena con mia madre. Quando compii 12 anni tutto cambiò. Fu l’anno in cui mia madre scappò con un uomo che frequentava la nostra Chiesa. Mio padre era distrutto e dette la colpa a Dio per ciò che era successo. Si comportò come se fosse l’unico ad essere stato abbandonato e pensava soltanto a se stesso. Poco tempo dopo si risposò con una donna non credente.

All’età di 13 anni, lavorai durante l’estate (impastavo il cemento) per poter acquistare la divisa scolastica per la mia sorellina Joetta e per me. A 14 anni me ne andai di casa e, per poterci mantenere, iniziai a lavorare nel periodo estivo per la Cherokee Nation. A causa di ciò che era accaduto nella mia famiglia, non avevo modelli da seguire e fui lasciata a me stessa.

Durante questo periodo avevo cercato di affrontare il problema dell’attrazione che sentivo per altre ragazze, soprattutto perché sapevo che secondo la Bibbia l’omosessualità è peccato. Sedevo in Chiesa e pensavo, Dio mi ucciderà perché penso queste cose! Non conoscevo nessuno con cui poterne parlare e mi chiedevo perché Dio permette che provi questi sentimenti se sono sbagliati? Avevo anche letto storie di persone uscite dall’omosessualità ma non conoscevo nessuno personalmente. Nella nostra Chiesa non si parlava di queste cose.

A 20 anni iniziai ad avere rapporti omosessuali. Per quasi 15 anni ho abbracciato con tutta me stessa quello stile di vita. Ne ero orgogliosa, non m’importava che gli altri sapessero. Anzi, quando mi presentavo a qualcuno, aggiungevo “sono gay”… e se a loro non piaceva, pensavo che era un loro problema. Questo è ciò che sono, mi dicevo. Sono nata in questo modo.



Iniziai a bere quando avevo 13 anni, perciò frequentare i bar fu un passo del tutto naturale per me. Spendevo come niente fosse 200 dollari a notte per alcohol e droghe. Acquistavo e vendevo droga e avevo anche la mia piccola coltivazione di marijuana. Utilizzavo tutte le droghe tranne l’eroina. Dopo alcuni anni ho raffinato i miei gusti e consumavo soltanto le mie due favorite: crank and marijuana... che prendevo quasi tutti giorni, anche mentre ero al lavoro.

Pensavo che questo fosse il meglio che la vita potesse offrirmi – ma in alcuni momenti non ero così convinta. A volte sedevo al bar, circondata dai miei amici, e mi sentivo totalmente sola. Sapevo di non essere l’unica a sentirmi in questo modo, perché qualche volta i miei amici venivano da me e mi chiedevano piangendo, “perché nessuno mi ama?” E dentro di me, sapevo che la risposta era: Qualcuno può amarti, il suo nome è Gesù. Ma non volevo ammetterlo neanche con me stessa. Altre volte giacevo sveglia tutta la notte, per paura di morire durante il sonno e di andare all’inferno. Dicevo a me stessa: Se solo supererò questa notte tutto andrà bene.

Qualche volta telefonavo alla mia amica d’infanzia, Margaret, e sfogavo su di lei la mia frustrazione. “Smettila di pregare per me!” Le chiedevo. “Ogni volta che preghi per me le cose vanno male!” Margaret and Joetta avevano pregato per me per 15 anni, e negli ultimi due il loro gruppo di studio biblico si era unito a loro. Detestavo tutto ciò e nonostante le loro preghiere sprofondavo sempre di più nell’omosessualità.




Comunque, per circa sei mesi mi ero sentita in qualche modo diversa. Pensavo che forse stavo soltanto crescendo. Soltanto più tardi mi resi conto che Dio stava operando nel mio cuore. Mia sorella aveva avuto la sua prima figlia, Shelby, ed io non volevo che crescesse sapendo che sua zia era gay. Improvvisamente il mio atteggiamento orgoglioso ed estroverso veniva messo alla prova. Per giunta, i bar non mi attraevano più come prima e smisi di frequentarli. Volevo ancora stare con i miei amici ma la vita sembrava vuota. Dicevo a me stessa, non mi sento a mio agio nel loro mondo (Cristiano), e neanche nel mio. Qual è il mio posto?

Una mattina di dicembre mentre mi stavo preparando per andare a lavorare sentii un dolore nel petto, come se fossi stata colpita da una mazza. Temetti di avere un attacco di cuore, iniziai a sudare e a perdere i sensi ma riuscì a sedermi finché questa sensazione passò. Fissai un appuntamento con il mio medico e mi sottoposi ad alcuni test che rivelarono una malattia di cuore chiamata Wolf Parkinson’s White. Fu fissato un intervento chirurgico per la metà di gennaio. Fu un periodo straziante per me. Temevo che se mi fossi sottoposta all’intervento senza la presenza di Cristo nella mia vita, non sarei uscita viva alla sala operatoria. Tuttavia non non ero ancora pronta a cedere.

Ogni notte, prima del mio intervento, Margaret mi telefonava chiedendomi, “Sei in pace con Dio adesso?” ero furiosa! Non avrei permesso a nessuno di spingermi a prendere una decisione che non volevo prendere. Dicevo a Margaret, “Non chiederò mai a Dio ‘Dio aiutami’ per poi tornare alla mia solita vita. So già cosa vuoi dirmi. Smettila di seccarmi!”… ma il giorno dopo mi chiamava di nuovo.

Alla fine mi convinsi che l’operazione sarebbe andata bene. Tutto sarebbe andato per il verso giusto… e poi… in mio dottore mi fece sapere che l’operazione era stata rimandata di un’altra settimana. Ero di nuovo arrabbiatissima! Sapevo che questo era il modo che Dio aveva scelto per darmi un’ultima possibilità, ma non gradivo di essere messa tra l’incudine e il martello. Ancora una volta, Egli mi aveva messo in condizione di dover fare una scelta.
Deuteronomio 30:19 recita “… io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, ..." In realtà, sentivo che non avevo scelta; se volevo vivere, dovevo scegliere Dio.

Pensai al prezzo che avrei dovuto pagare scegliendo Dio. Avevo molti amici… tutti gay. Avevo marijuana e tutto un armamentario di droghe nascoste in tutta la mia casa, birra nel frigorifero, scatole piene di riviste pornografiche e un cassetto pieno di numeri di telefono di donne. Poi c’erano i picnic del gay pride e i bar. Mi piaceva raccontare barzellette volgari e il mio linguaggio poteva far arrossire un marinaio. Come potevo allontanarmi da tutto ciò che avevo conosciuto negli ultimi 15 anni? No, non ce l’avrei fatta!

... E Margaret continuava a telefonare. La sera prima dell’intervento, avevo appena terminato di fumare uno spinello quando Margaret chiamò di nuovo.
“Sei in pace con Dio adesso?” chiese. “"Margaret, questo è ciò che sono. Dio non può cambiarmi e non può cambiare i miei sentimenti” dissi . "Lui mi ha fatta così." Alla fine, Margaret mi convinse che il minimo che potevo fare era tentare. Così il 21 gennaio del 1998, con una certa riluttanza, pregai insieme a lei e accettai il Signore come mio Salvatore.

Subito dopo l’intervento chirurgico sentii che Dio era reale e che stava operando nella mia vita. Dopo essermi drogata tutti i giorni negli ultimi cinque anni, non ebbi nessuna sindrome da astinenza. Inoltre, i miei pensieri erano cambiati. Scoprii che non mi sentivo più sessualmente attratta dalle donne. Questo problema aveva così dominato la mia vita che semplicemente non potevo negare che Dio aveva operato dentro di me. Soltanto diverso tempo dopo scoprii che per la maggior parte delle persone, uscire dall’omosessualità è un processo. Non so perché Dio ha operato in me in questo modo… forse ha accettato la sfida che gli ha lanciato quando ho affermato che non poteva cambiarmi. Qualunque sia la risposta, sentivo di essere una persona diversa!


Quando uscì dall’ospedale, Margaret venne a prendermi ma prima di tornare a casa doveva fare una commissione in una libreria Cristiana. Entrai con lei nella libreria e mi soffermai su un libro intitolato “Uscire dall’omosessualità” di Bob Davies e Lori Rentzel; pensai che quel libro era proprio per me. Mentre leggevo capii con chiarezza perché ero diventata quello che ero. Dio non mi aveva creata omosessuale!

Dio mi amava così tanto da inseguirmi per 35 anni. Ha ispirato i cuori dei cristiani che hanno pregato per la mia salvezza anche quando sembrava non esserci alcuna speranza. Quell’estate resi una dichiarazione pubblica in Chiesa di fronte a quelle persone e il pastore della Chiesa che mi aveva voluto bene e aveva pregato per me per tutti quegli anni mi ha battezzata, ed io simbolicamente rinunciai alla mia vecchia vita e accettai Cristo.

Scoprì presto che il fatto di essere divenuta cristiana non significava che tutti i miei problemi sarebbero spariti. In un certo senso mi sembrava di aver sostituito alcuni problemi con altri. Diventare cristiana significò per me lasciarmi alle spalle tutti gli aspetti della mia precedente vita – inclusi i miei amici. Mi sentivo isolata, sola, e addolorata per la perdita di questi rapporti.


Inoltre, iniziai ad avere diversi seri problemi di salute. La malattia si accompagnava alla solitudine e allo scoraggiamento. Ma Dio mi mostrò che poiché Satana non poteva raggiungermi come faceva prima, la malattia era la nuova arma di cui si serviva. Attraverso quei momenti difficili Dio mi ha insegnato ad attingere in Lui la mia forza.

Inoltre, mi sentivo continuamente sotto esame. I non credenti mi schermivano con commenti del tipo “Non durerà. Ritornerai!”. Perfino alcuni cristiani sembravano mantenere le distanze, osservandomi con diffidenza per vedere quale sarebbe stato il mio comportamento. Altri Cristiani espressero la propria rabbia quando condivisi la mia testimonianza, poiché pensavano che non fosse “giusto” che Dio mi trattata in maniera diversa da loro.

Nella mia famiglia o potuto osservare che Dio ha operato grandi guarigioni. Poco tempo dopo la mia conversione al Cristianesimo, telefonai a mia madre per dirle che cosa mi era successo. Dio intenerì il mio cuore e fui in grado di perdonarla. Ciò che non ero riuscita a fare in più di 20 anni di relazione con mia madre, Dio lo fece in poche settimane.

Anche la mia relazione con mio padre è cambiata significativamente. Quattro mesi dopo la mia conversione ho partecipato a una conferenza per donne. Quando lo speaker ci ha invitate ad inchiodare su una croce il nome di qualcuno che non eravamo riuscite a perdonare, io inchiodai il nome di mio padre su quella croce e scelsi di perdonarlo. Quando parlai di nuovo con lui riuscii anche a dirgli che gli volevo bene – cosa che non ero stata in grado di fare per anni.

Dio ha continuato ad operare guarigioni nella mia vita. Il Cristianesimo può non essere il cammino più facile, ma è stato decisamente il cammino migliore. Adesso sono orgogliosa ed aperta in una maniera completamente nuova. Racconto di ciò che Dio ha fatto per me. Se Egli può farlo per me, può farlo anche per te. Ai cristiani dico anche “ non arrendetevi mai… non smettete mai di pregare. Fino a quando avrete respiro Dio potrà ancora raggiungere il vostro cuore”.

Ci sono persone nel mondo che soffrono davvero tanto. Molte di loro si sentono rifiutate dalla Chiesa. Ma la Chiesa è proprio il posto dove devono stare affinché possano ottenere l’aiuto di cui hanno bisogno. Forse pensate di non sapere nulla della loro vita. Tutto ciò che dovete fare è mostrargli l’amore di Dio – e questo è tutto. L’amore di Dio mi ha cambiata.


Informazioni aggiuntive:
Copyright © 2001 Sunny Jenkins, Heather Scaife. (Sunny può essere contattata ttraverso la sua chiesa: House of Prayer, 11621 S. 4220 Rd., Claremore, OK 74017).

mercoledì 22 agosto 2007

Testimonianza resa in occasione della conferenza del Dott. Joseph Nicolosi del 5 giugno 2003

Dr. J. Nicolosi
Testimonianza resa da un ex omosessuale in occasione di una conferenza tenuta dal dott. Joseph Nicolosi il 5 giugno 2003

S. Z. si è presentato con la moglie e la figlioletta di pochi mesi, in occasione della conferenza del dott. J. Nicolosi del 5 giugno 2003, per dire a viso scoperto che ritrovare la propria identità dalla quale si era separati è possibile.
Nella prima infanzia mi ritenevo un bambino debole, avevo avuto dei problemi di salute, problemi agli occhi e di conseguenza non potevo praticare lo sport che comunque non mi piaceva. A causa di questi problemi mi sentivo messo da parte, diverso dagli altri.

Nel quartiere dove eravamo, con 2 dei miei vicini Christine e Jean-Marc, eravamo i più piccoli d’un gruppo, gli altri avevano almeno 5 anni più di noi, e quando giocavamo con loro, ci rigettavano e si approfittavano del fatto che erano più grandi.

Fino a 4 anni il rapporto con mio padre é stato buono. Le circostanze della vita poi diventarono difficili per lui, e spesso venivo trattato male, era una persona autoritaria. Venivo ripreso davanti a tutti, in particolare davanti ai famigliari e mi ricordo che aspettavo da parte da mia madre o da altri un aiuto. Spesso venivo picchiato, mi sentivo umiliato, debole, indifeso, ero ansioso, pauroso, insicuro di me, della mia identità, ero complessato, mi mancava l’amore da me aspettato.

Sentivo fortemente l’ingiustizia. Potrei dire che non ho avuto un modello di padre e di uomo. Per riassumere un pò, ho avuto un’infanzia poco felice! Anche se sembrava che i miei genitori facessero del loro meglio. Nell’adolescenza non mi sentivo all’altezza d’essere un maschio, la pressione in me era intensa, tutto prendeva delle proporzioni più grandi, il desiderio erotico-sessuale diventava ossessivo, la masturbazione da anni praticata più volte al giorno come sollievo, era ancora più immaginativa e di consolazione.

Ricercavo la forza e la sicurezza in altri uomini, volevo dagli altri quello che non possedevo! Alla fine degli studi, ho proseguito nella vita gay, dove finalmente ero qualcuno, dove ero notato, piacevo, ero desiderato, le persone come me mi capivano, potevo finalmente ricevere l’amore per sentire di meno le mie sofferenze interne.

Ma tutto era solo ridotto al sesso, ho vissuto in un circolo vizioso per diversi anni: sesso, sollievo passeggero, insoddisfazione, sofferenze! e di nuovo sesso e cosi via, la mia frustrazione era alleviata dalla dipendenza sempre più intensa.

Un giorno mi sono reso conto che questi uomini avevano gli stessi miei problemi, in fondo ognuno cercava di prendere dall’altro, ma tutti rimanevano senza ricevere! Quando eravamo in società, discoteche, bar, sorrisi, gioie, battute, divertimenti. Quando ci ritrovavamo da soli, allora per alcuni la depressione, la tristezza e soprattutto il fatto di dire ancora una volta non ho trovato la persona giusta!

Da una parte, mi ero rassegnato a questo fatto, ma da un'altra ero dipendente. Mi ricordo che quando mi guardavo allo specchio avrei voluto diventare cieco e brutto pensando allora non avere più problemi con la dipendenza, e non sarei più piaciuto. A 30 anni, ho passato dei momenti d’esistenza veramente difficili, sia al lavoro che con le mie relazioni.

Mi sono reso conto che tutto ciò che desideravo materialmente a quell’epoca c’e l’avevo, però la mia vita non aveva senso, era una trappola, non avevo ancora combinato niente.
Qualcuno potrebbe pensare che ero frustrato per il fatto che non mi accettavo come omosessuale, eppure per anni ho vissuto anche dei bel momenti come gay lontano dalla mia famiglia. E potevo fare quello che volevo.

Non ero felice e in pace con il fatto d’avere una vita gay! In questo periodo ho riscoperto Dio e la chiesa, e soprattutto la motivazione di cambiare vita! Ho deciso di partecipare a dei corsi Living Waters per capire cosa era successo in me, come mai non ho avuto la scelta di essere eterosessuale, perché ero attirato compulsivamente verso lo stesso sesso? Settimana dopo settimana, ho fatto un lavoro su di me nel riconoscere, raccontare le mie sofferenze passate e presenti.

Ho potuto parlare davanti a un piccolo gruppo di fiducia senza essere giudicato, sono stato ascoltato, preso in considerazione. Ho sentito degli insegnamenti relativi alla sfera sessuale, all’identità, sia quella dell’uomo che quella della donna, alle nostre emozioni, ai sentimenti dell’infanzia. Questi momenti erano difficili, ma benefici per me, qualche volta mi vergognavo raccontando le mie storie. Volevo cambiare attitudine, atteggiamenti, modo di pensare, sistemi di credenze.

Dovevo imparare a conoscere me stesso, ad avere un’identità che non fosse legata al sesso con un uomo. A vivere senza il narcisismo, cioè, senza la concentrazione su me stesso e miei bisogni, per sembrare sicuro di me. Vivere senza idolatria relazionale, cioè dare, o pensare che l’altro mi può dare solo felicità o ciò che mi manca. Accettare e perdonare me stesso e gli altri!

Riposizionare i pensieri che avevo verso mio padre! Avere la volontà di vivere senza ribellione, senza modi trasgressivi! Dare il giusto valore alle ferite morali che avevo ricevuto, e anche perdonare. Accettare di maturare, perché questo processo era bloccato, uscire da me stesso, cambiare e andare verso altre situazioni a me sconosciute! Dopo questo periodo è rinato in me il desiderio di mettere in atto i cambiamenti!

La voglia di avere una ragazza, sposarmi, avere una famiglia, scoprire l’amicizia senza il sesso, accettare i consigli e rimettere in questione i miei pensieri, riconoscere quando agisco d'un modo pauroso! Ho imparato con il tempo a stare attento ai vecchi modelli di vita. Ho preso l’abitudine ad un nuovo modo di vivere e d’essere.

Voglio trasmettere le cose buone della vita, e soprattutto non credere a questa bugia che l’omosessualità è genetica! Non infliggere ad altri ferite morali, verbale o fisiche come sono state inflitte a me nel passato! Ho imparato che non sta a me a cambiare le persone e che devo avere un certo distacco dalle circostanze e quello che mi arriva contro. Sapere vivere con dei filtri, lasciando passare le cose buone scartando le meno buone.

Non voglio dire che sono guarito, perché vorrebbe dire che ero malato, e che l’omosessualità è dunque una malattia; ma piuttosto che prima vivevo separato della mia identità, non ero mai stato confermato come uomo da mio padre! Il processo di maturazione era bloccato. Cercavo solamente di acquistare la mia mascolinità in un modo sbagliato! Non ritornerei indietro nel passato e nel falso io, e sono contento d’avere capito cosa in me e fuori da me ha fatto sì che abbia avuto dei problemi d’omosessualità.

S. Z. si è presentato con la moglie e la figlioletta di pochi mesi, in occasione della conferenza del dott. J. Nicolosi del 5 giugno 2003, per dire a viso scoperto che ritrovare la propria identità dalla quale si era separati è possibile.

UN LIBRO DA LEGGERE di Chiara Atzori


UN LIBRO DA LEGGERE
di Chiara Atzori 

Chiara Atzori, Dirigente medico e infettivologa presso l'ospedale Sacco di Milano.


Nell’odierno panorama culturale, l’omosessualità maschile, sdoganata dall’area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi, viene gridata nei “gay-pride days”, ma viene sottaciuta nella sua dimensione di frequente sofferenza individuale.

Il libro di Joseph Nicolosi “Omosessualità maschile, un nuovo approccio” (SugarCo)
è una voce fuori dal coro, che tenta di colmare una lacuna: infatti, tra i testi disponibili in Italia sull’argomento scarseggiano quelli riferibili all’esperienza, scientificamente solida e ben documentata, maturata dalla corrente degli psicoterapeuti che applicano la cosiddetta “terapia ricostituiva”, basata sulla teoria delle relazioni oggettuali e su studi empirici della identità sessuale.



L’analisi delle dinamiche familiari, il recupero della relazione con la figura paterna, l’autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa, l’autoaffermazione e lo sviluppo dell’autostima, lo sviluppo di vincoli di amicizie non erotiche sono elementi fondamentali di questo approccio, che prevede una relazione importante con il terapeuta, la verbalizzazione e psicoterapia personale e di gruppo.


E’ nota la crisi dell’identità maschile, la crescente incertezza della definizione di ”genere sessuale”, prevale lo stereotipo politically correct per cui bisogna vivere e accettare serenamente il proprio “essere gay”.
Il malessere legato alla percezione della propria omosessualità è poco riconosciuto e considerato il risultato della chiusura della società. Ma una malintesa accettazione del pluralismo o della libertà di orientamento sessuale e la stessa legittima lotta alla discriminazione di persone omosessuali non possono prescindere dalla conoscenza delle possibili proposte alternative.

Il rischio è una ghettizzazione di ritorno, ancorché di avanguardia, della persona omosessuale e l’abbandono di quelli che chiedono aiuto per riappropriarsi della loro identità di genere.


Nella mia quotidiana pratica clinica di medico infettivologo mi sono sentita rivolgere richieste di aiuto a riorientarsi da parte di pazienti che, avendo sperimentato pulsioni e comportamenti omosessuali, non avevano tuttavia trovato nel mondo gay (locali, circuiti associativi) risposte adeguate alla sensazione di malessere e di infelicità che sperimentavano. 
Cercare approcci psicoterapici alternativi alla terapia affermativa gay è stata una vera scoperta. Conoscere il lavoro di Nicolosi è stato illuminante. Una formazione professionale e scientifica solida e lucida, accompagnata da una umanità ricca ed empatica, ha permesso a questo psicoterapeuta di offrire spunti inediti di riflessione a chiunque voglia documentarsi in modo scientifico, onesto e mai ideologizzato sul tema dell’omosessualità maschile.

 

Penso che non solo psicologi, medici e psicoterapeuti ma educatori, genitori, sacerdoti e quanti sono interessati al tema dell’identità sessuale possono apprezzare questo volume. La postfazione di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, commenta rifacendosi al Catechismo della Chiesa cattolica le posizioni etiche e morali, sfatando molte falsità che circolano a livello mass mediatico sulla presunta omofobia dei cattolici.

La strada per il cambiamento e per vivere con consapevole libertà di scelta la castità è aperta ad ogni persona.

l’articolo è stato pubblicato sul numero di maggio-giugno 2003 della rivista “il Timone”

Cosa si può fare per uscire dall'omosessualità

L' omosessualità
dal punto di vista cristiano

Siamo sottoposti, in ogni ambiente, ad un intenso battage teso a far sì che anche nella chiesa cristiana si accetti ed si approvi l’omosessualità come stile di vita e preferenza sessuale al pari di ogni altra. Coloro che, su base morale o religiosa, vi si oppongono, vengono di solito dipinti come ignoranti, bigotti, "omofobi" o razzisti carichi di pregiudizi.
Sebbene sia vero che nel mondo sono esistite ed esistono persone che odiano gli omosessuali, ogni cristiano che sia veramente tale non odia gli omosessuali così come non odia nessun'altra persona. Secondo gli insegnamenti di Cristo non è mai ammissibile la derisione, la calunnia, la violenza o l’odio né verso l’omosessuale, né verso chiunque altro.

Sebbene un cristiano debba trattare l’omosessuale come ogni altra persona, egli deve anche essere biblicamente onesto con lui.
 
Il modello stabilito da Dio

Ai primordi dell’umanità, Dio crea un uomo ed una donna. Non crea due uomini, o due donne. La creazione di un uomo e di una donna per essere marito e moglie è il modello o paradigma di base di ogni rapporto approvato da Dio e secondo natura.
Gesù stesso cita questo modello (Genesi 2:24) quando spiega che poligamia e divorzio sono condannati da Dio, poiché Egli disapprova i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio monogamo ed eterosessuale - quindi anche i rapporti omosessuali, l’adulterio, e così via.

Nell'Antico Testamento, Dio dice al suo popolo: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna” (Lev. 18:22).


Il Nuovo Testamento conferma: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento” (Romani 1:24-28).

 Un passo particolarmente esplicito è 1 Corinzi 6:10: “Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.”

Quanto è meraviglioso constatare però che il verso che segue subito dopo, mette in evidenza la possibilità e la grazia che è offerta a chiunque chiede al Signore di cambiare la propria vita. Il verso 11 continua: “E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo...”


Scelta o tendenza?

 Vorrei discutere brevemente la questione della differenza fra atto ed orientamento. Molti omosessuali dicono: “Io sono nato omosessuale – Dio mi ha fatto così. Quindi, i miei pensieri, desideri, e stile di vita, devono essere riconosciuti”. Se vi sono delle persone che nascono con una predisposizione verso il comportamento omosessuale questo, davanti a Dio, non ne giustifica la pratica.


Tutti gli esseri umani nascono con una disposizione al peccato. Il primo uomo, Adamo, fu il capostipite della razza umana. Da quando egli preferì il peccato a Dio, ogni persona, ogni suo discendente, nasce con quella stessa propensione. È sbagliato dire: “Dio mi ha creato così”, perché il peccato non ha preso origine da Dio, ma dall’uomo.


Il fatto che ogni essere umano nasca con un orientamento o propensione a fare ciò che agli occhi di Dio è sbagliato, non giustifica quei desideri o comportamenti. La Bibbia dice che tutti nascono bugiardi (Salmo 58:3), eppure essa dice che la menzogna è un peccato (Esodo 20:16; Deuteronomio 5:20), e che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Apocalisse 21:27).L’argomentazione che la tendenza all’omosessualità la renda in qualche modo accettabile a Dio, potrebbe essere usata per giustificare qualsiasi altro comportamento. Questo ragionamento distrugge la responsabilità personale e priva di significato ogni comandamento di Dio.


Tutti dovranno rendere conto di sé stessi a Dio per ogni loro pensiero, parola ed azione, indipendentemente dal loro “orientamento” di fondo. Accusare Dio di avere impresso in noi una certa tendenza e che per questo sia inevitabile, potrà forse far sentire meglio qualcuno, ma non reggerà di fronte al giudizio di Dio (1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:27).


La Bibbia, inoltre, dice chiaramente che Dio non tenta l’uomo. È dalle proprie passioni che uomini e donne vengono sospinti: “Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte” (Giacomo 1:13-15).


Alcuni sostengono che certi sentimenti o desideri sono innati, inevitabili, e quindi non peccaminosi. Certamente, essere tentati non è peccato (Gesù fu tentato come noi, eppure non commise peccato; v. Ebrei 2:18). Ciò che è peccato è quando una persona coltiva ciò a cui è tentata, fantastica e fa piani su come realizzare quel comportamento. La Bibbia chiaramente insegna che peccato non è solo commettere di fatto ciò che Dio proibisce, ma pure avere desideri e pensieri immorali. Come ebbe a dire Martin Lutero: “Non posso impedire agli uccelli di volarmi sopra la testa, ma posso far in modo che non nidifichino tra i miei capelli!”


 Gesù Cristo chiama peccato anche il solo bramare rapporti sessuali illeciti (Matteo 5:27-29). Egli dice che quando un uomo guarda una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (verso 5:28). L’idea di condannare solo l’atto esteriore, ma non la bramosia interiore, era una dottrina farisaica che Cristo disapprova fermamente (Matteo 5:21,22; 15:19,20).


 Quando il profeta Isaia dice: “Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all'Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro Dio che perdona largamente” (Isaia 55:7), intende che il ravvedimento implica anche i pensieri. Dato che la Bibbia condanna i desideri illeciti insieme agli atti illeciti, non può esistere alcun “omosessuale cristiano” come non può esistere un bugiardo cristiano o un adultero cristiano che non sia cristiano solo di nome. Si può dire di credere in Dio, ma essere cristiani significa anche obbedire a Dio, non soltanto credere.

“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni... Poi venite, e discutiamo, dice il Signore: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” (Isaia 1:16-18).
 


Omosessuali si nasce o si diventa?

Ciascuna delle 300 milioni di cellule che compongono il nostro corpo contiene dei cromosomi nei quali c'è scritto, o "maschio" (XY) oppure "femmina" (XX). A eccezione di rarissime anomalie cromosomiche, questo dato è fisso e inalterabile. Non c'è nulla di più tragico del cosiddetto "transessuale" - peggio ancora, chi si è fatto fare un intervento chirurgico irreversibile per apparire femmina, quando per la natura e per Dio rimane irrevocabilmente maschio, o viceversa.


Alcuni hanno ipotizzato che certi fattori biologici come la concentrazione di ormoni possano determinare gli orientamenti sessuali, ma queste idee non hanno trovato conferma.

La teoria che "si nasce omosessuali", se da una parte serve ad anestetizzare la coscienza di chi vuole restare così, dall'altra distrugge la speranza di chi vuole uscirne. Esistono moltissime testimonianze di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno cercato e trovato liberazione da quella che consideravano, per sentito dire, una condizione irreversibile, e che oggi vivono con gioia la loro vita.

Lo psicoterapeuta Joseph Nicolosi scrive: “Nasciamo tutti eterosessuali, però sappiamo quanto l'immagine che abbiamo di noi stessi influenzi il nostro comportamento e, naturalmente, ciò vale in particolare per i giovani. Ora qualcuno obietterà: «Già nell'antica Grecia c'erano omosessuali...» Sbagliato. C'erano persone con un comportamento omosessuale, ma non erano «nati omosessuali». L'idea dell'identità omosessuale risale solo a circa cento anni fa. Si tratta di un concetto politico, che si sottrae ad ogni fondamento psicologico. Colin Cook, un ex-omosessuale, descrisse così questo fatto: «La nostra eterosessualità giace sepolta sotto mille paure»”.


 
L'attrazione omosessuale nel bambino e nell'adolescente

 Alcune ragioni per cui ritengo che l'omosessualità inizi nell'infanzia sono le seguenti:

1) Esperienze omosessuali di qualsiasi sorta non volute (o accettate innocentemente senza sapere di che si trattassero) avute durante l'infanzia o l'adolescenza.

Coloro che hanno avuto queste esperienze sentiranno facilmente delle attrazioni (anche combattute e non volute) nei confronti di altri del proprio sesso. Questo perché volendo o non volendo (ad esempio in caso di abusi) hanno stabilito dei legami affettivi con il proprio sesso nella sfera della sessualità.
Spesso queste persone vivranno estremamente male la propria sessualità e potranno anche addentrarsi in forme peggiori di rapporti omosessuali.


Cosa puoi fare:

- Capisci e rifletti con calma su quello che è successo in passato per portarti fino a oggi.
 - In preghiera perdona le persone che ti hanno coinvolto permettendo a Dio di mostrarti il Suo amore per te e la Sua volontà di guarirti dentro da tutto ciò che ti ha portato a oggi.

- Chiedi perdono a Dio per tutto ciò che hai capito di aver commesso.

- Prega per la guarigione nel nome di Gesù sapendo che è Sua volontà che tu guarisca dalle sofferenze che hai dentro.

- Inizia la tua nuova vita quando senza più odio o rancore guardi il tuo passato con la certezza della tua guarigione interiore o del percorso per arrivare alla guarigione completa. Agli occhi di Dio il tuo passato è cancellato e i tuoi peccati non esistono più.
 - Abbandona l'omosessualità sapendo che non sei "destinato" ad essere omosessuale. Continua a chiedere a Cristo di essere vicino a te e di aiutarti ad iniziare una nuova esperienza libera da ogni legame.

- Non arrenderti mai, anche se ricadi, prega e rialzati.

2) Identificazione sin dall'infanzia nell'altro sesso.
 Classicamente i maschi appartenenti a questo gruppo vengono chiamati "effeminati". Ci sono infinite possibilità perché questo avvenga, ad esempio:
 - I genitori volevano una femmina, invece è nato un maschio e quindi lo hanno trattato sempre come una femmina o viceversa.
 - Per un qualche gusto in comune con il sesso opposto la frequentazione si è poi sviluppata in una socializzazione sempre maggiore fino ad arrivare ad identificarsi col gruppo e ad acquisirne i comportamenti e i gusti.
 - La figura paterna era del tutto assente dalla vita quotidiana (o perché non c'era o perché era sempre fuori), così il bambino si è identificato pienamente nella madre. Vengono ripresi anche vari gusti e atteggiamenti.


 Cosa puoi fare:

- Analizza bene la strada del passato che ti ha portato da un semplice fatto di gusti o altro ad una identificazione completa portata agli eccessi di oggi.

- In preghiera chiedi a Dio di darti nel nome di Gesù una nuova vita, e di ristabilire in te un nuovo modello interiore di riferimento. Scoprirai di avere un'identità che ti era nascosta o sembrava perduta fino ad oggi.

- Non arrenderti, vincerai perché è Gesù che opera in te se lo lasci operare.


L'omosessualità in età adulta

C'è poi chi è arrivato all'omosessualità volontariamente in età adolescenziale-adulta. Anche in questo caso bisogna solo capire che la via di uscita c'è.


Cosa puoi fare:

- Capisci e analizza il tuo percorso fatto per arrivare a oggi.
 - Chiedi a Dio di farti capire come Lui vede ciò che fai e che hai fatto.
 - Segui gli ultimi consigli visti nel paragrafo precedente.

L'omosessualità è genetica?

Nel 1993 i media hanno diffuso la notizia che l'omosessualità è genetica perché, dissero, era stato trovato il "gene dell'omosessualità". Questa informazione apparve su prestigiosi quotidiani e riviste come Science, Time, The Wall Street Journal, The New York Times e su vari telegiornali e riviste nel mondo.
 Moltissime persone dopo aver letto o sentito questa notizia molto probabilmente hanno spento la TV o chiuso il giornale con l'idea che l'omosessualità era genetica.

Vediamo i fatti:
L'autore dello studio era il genetista molecolare Dean Hamer che affermava di aver trovato il "linkage" dell'omosessualità nell'area q28 del cromosoma X per i maschi omosessuali. Con il suo studio affermava di aver dimostrato che l'omosessualità era genetica.

Pochi sanno che: 
- Dean Hamer è lui stesso un gay.
- Un collegamento nei cromosomi relativo ad una caratteristica non è necessariamente genetico. Il colore degli occhi è una caratteristica puramente genetica.
- I tratti comportamentali non determinano il futuro della persona, e comunque possono essere vinti.

- Dimostrare che un tratto comportamentale non è solo biologico ma anche genetico va ben oltre le nostre capacità di ricerca data la complessità delle interazioni.

- Per fare una ricerca abbastanza seria sarebbero state necessarie almeno 8000 persone da studiare. Lo studio di Hamer è lontanissimo da questa cifra (aveva studiato solo 40 paia di gemelli).
 - Quattro mesi dopo aver pubblicato lo studio di Hamer, Science si è corretta presentando l'errata interpretazione e conclusione basata sui dati ottenuti da Hamer.

L'articolo scritto in risposta ha dimostrato che i risultati dello studio di Hamer si soffermavano poco sull'evidenza scientifica. Hamer ha risposto dicendo che le sue ricerche non erano conclusive sulla correlazione tra Xq28 e la sessualità, ma che a lui "sembrava così" per alcune delle famiglie che aveva studiato.
 Hamer è stato successivamente accusato dal mondo scientifico di aver fatto un uso improprio (parziale) di statistiche e citazioni.Nel 1995 Hamer è stato indagato dall'Office of Research Integrity at the Department of Health and Human Services che lo ha accusato di aver citato solo risultati parziali dei suoi studi.

Uno studio al quale Hamer si rifaceva per dimostrare la sua conclusione era quello fatto in Canada da quattro ricercatori che sin dal 1989 avevano fatto studi sui gemelli per trovare il collegamento con l'omosessualità. Il loro studio era di gran lunga più vasto di quello di Hamer. Infatti questi ricercatori hanno concluso: "Non ci è chiaro come mai i nostri studi sono così diversi dallo studio iniziale di Hamer. Dato che il nostro studio è stato più vasto di quello di Hamer, avremmo sicuramente avuto capacità adeguate per determinare un effetto genetico così grande come è stato riportato da quello studio. Invece, i nostri dati non supportano la presenza di un gene di grande effetto da influenzare l'orientamento sessuale nella posizione Xq28" (Science, 1999).

Insomma una ricerca più vasta di quella di Hamer citata da lui stesso a suo favore, ha negato le sue conclusioni e anche il collegamento attestato da Hamer.

Il neurologo George Rice ha studiato il DNA delle 52 paia di gemelli omosessuali della ricerca citata da Hamer per vedere se i risultati di Hamer erano minimamente attendibili. Ha dovuto concludere che le loro sequenze del Xq28 non erano simili eccetto per elementi puramente casuali e non associabili.

Chiaramente la quasi totalità dei media, dopo aver annunciato che l'omosessualità era genetica non si è degnata di fare controinformazione per mostrare la verità... Forse era meno sensazionale?
L'omosessualità dunque non è genetica.

Pochi sanno che tutte le ricerche scientifiche serie hanno attestato non solo questo fatto, ma anche che chiunque può uscire dall'omosessualità. Tra questi il già citato Dr. Nicolosi, direttore dell'Associazione Nazionale Ricerca e Terapia dell'Omosessualità, ha attestato dopo 10 anni di esperienza che dall'omosessualità si può uscire (marzo 2003).

Spero di essere stato d'aiuto ai lettori e che possano trovare la vera forza in Cristo per uscire da qualsiasi problema della nostra vita.
 Dio sia con voi.
Articolo pubblicato nel sito Camcris