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giovedì 23 agosto 2007

Omosessualità: DIO NON PUO' CAMBIARMI!

Dio non può cambiarmi!
 

di
Sunny Jenkin
s

Testimonianza pubblicata su   
EXODUS International

  Tradotto da Patrizia Battisti per il Blog  SI PUO' CAMBIARE 




Come molte ragazze cresciute negli anni '60 e '70 anch'io frequentavo la Chiesa. Sedevo sulla panca ogni domenica e ascoltavo predicare la parola di Cristo. Tutti pensavano che il matrimonio dei miei genitori fosse perfetto e che la nostra famiglia fosse molto legata.


Andavo particolarmente d’accordo con mio padre. Aveva sempre desiderato un maschio ed io amavo fare cose da ragazzo. Era molto più divertente aggiustare l’automobile con mio padre che preparare la cena con mia madre. Quando compii 12 anni tutto cambiò. Fu l’anno in cui mia madre scappò con un uomo che frequentava la nostra Chiesa. Mio padre era distrutto e dette la colpa a Dio per ciò che era successo. Si comportò come se fosse l’unico ad essere stato abbandonato e pensava soltanto a se stesso. Poco tempo dopo si risposò con una donna non credente.

All’età di 13 anni, lavorai durante l’estate (impastavo il cemento) per poter acquistare la divisa scolastica per la mia sorellina Joetta e per me. A 14 anni me ne andai di casa e, per poterci mantenere, iniziai a lavorare nel periodo estivo per la Cherokee Nation. A causa di ciò che era accaduto nella mia famiglia, non avevo modelli da seguire e fui lasciata a me stessa.

Durante questo periodo avevo cercato di affrontare il problema dell’attrazione che sentivo per altre ragazze, soprattutto perché sapevo che secondo la Bibbia l’omosessualità è peccato. Sedevo in Chiesa e pensavo, Dio mi ucciderà perché penso queste cose! Non conoscevo nessuno con cui poterne parlare e mi chiedevo perché Dio permette che provi questi sentimenti se sono sbagliati? Avevo anche letto storie di persone uscite dall’omosessualità ma non conoscevo nessuno personalmente. Nella nostra Chiesa non si parlava di queste cose.

A 20 anni iniziai ad avere rapporti omosessuali. Per quasi 15 anni ho abbracciato con tutta me stessa quello stile di vita. Ne ero orgogliosa, non m’importava che gli altri sapessero. Anzi, quando mi presentavo a qualcuno, aggiungevo “sono gay”… e se a loro non piaceva, pensavo che era un loro problema. Questo è ciò che sono, mi dicevo. Sono nata in questo modo.



Iniziai a bere quando avevo 13 anni, perciò frequentare i bar fu un passo del tutto naturale per me. Spendevo come niente fosse 200 dollari a notte per alcohol e droghe. Acquistavo e vendevo droga e avevo anche la mia piccola coltivazione di marijuana. Utilizzavo tutte le droghe tranne l’eroina. Dopo alcuni anni ho raffinato i miei gusti e consumavo soltanto le mie due favorite: crank and marijuana... che prendevo quasi tutti giorni, anche mentre ero al lavoro.

Pensavo che questo fosse il meglio che la vita potesse offrirmi – ma in alcuni momenti non ero così convinta. A volte sedevo al bar, circondata dai miei amici, e mi sentivo totalmente sola. Sapevo di non essere l’unica a sentirmi in questo modo, perché qualche volta i miei amici venivano da me e mi chiedevano piangendo, “perché nessuno mi ama?” E dentro di me, sapevo che la risposta era: Qualcuno può amarti, il suo nome è Gesù. Ma non volevo ammetterlo neanche con me stessa. Altre volte giacevo sveglia tutta la notte, per paura di morire durante il sonno e di andare all’inferno. Dicevo a me stessa: Se solo supererò questa notte tutto andrà bene.

Qualche volta telefonavo alla mia amica d’infanzia, Margaret, e sfogavo su di lei la mia frustrazione. “Smettila di pregare per me!” Le chiedevo. “Ogni volta che preghi per me le cose vanno male!” Margaret and Joetta avevano pregato per me per 15 anni, e negli ultimi due il loro gruppo di studio biblico si era unito a loro. Detestavo tutto ciò e nonostante le loro preghiere sprofondavo sempre di più nell’omosessualità.




Comunque, per circa sei mesi mi ero sentita in qualche modo diversa. Pensavo che forse stavo soltanto crescendo. Soltanto più tardi mi resi conto che Dio stava operando nel mio cuore. Mia sorella aveva avuto la sua prima figlia, Shelby, ed io non volevo che crescesse sapendo che sua zia era gay. Improvvisamente il mio atteggiamento orgoglioso ed estroverso veniva messo alla prova. Per giunta, i bar non mi attraevano più come prima e smisi di frequentarli. Volevo ancora stare con i miei amici ma la vita sembrava vuota. Dicevo a me stessa, non mi sento a mio agio nel loro mondo (Cristiano), e neanche nel mio. Qual è il mio posto?

Una mattina di dicembre mentre mi stavo preparando per andare a lavorare sentii un dolore nel petto, come se fossi stata colpita da una mazza. Temetti di avere un attacco di cuore, iniziai a sudare e a perdere i sensi ma riuscì a sedermi finché questa sensazione passò. Fissai un appuntamento con il mio medico e mi sottoposi ad alcuni test che rivelarono una malattia di cuore chiamata Wolf Parkinson’s White. Fu fissato un intervento chirurgico per la metà di gennaio. Fu un periodo straziante per me. Temevo che se mi fossi sottoposta all’intervento senza la presenza di Cristo nella mia vita, non sarei uscita viva alla sala operatoria. Tuttavia non non ero ancora pronta a cedere.

Ogni notte, prima del mio intervento, Margaret mi telefonava chiedendomi, “Sei in pace con Dio adesso?” ero furiosa! Non avrei permesso a nessuno di spingermi a prendere una decisione che non volevo prendere. Dicevo a Margaret, “Non chiederò mai a Dio ‘Dio aiutami’ per poi tornare alla mia solita vita. So già cosa vuoi dirmi. Smettila di seccarmi!”… ma il giorno dopo mi chiamava di nuovo.

Alla fine mi convinsi che l’operazione sarebbe andata bene. Tutto sarebbe andato per il verso giusto… e poi… in mio dottore mi fece sapere che l’operazione era stata rimandata di un’altra settimana. Ero di nuovo arrabbiatissima! Sapevo che questo era il modo che Dio aveva scelto per darmi un’ultima possibilità, ma non gradivo di essere messa tra l’incudine e il martello. Ancora una volta, Egli mi aveva messo in condizione di dover fare una scelta.
Deuteronomio 30:19 recita “… io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, ..." In realtà, sentivo che non avevo scelta; se volevo vivere, dovevo scegliere Dio.

Pensai al prezzo che avrei dovuto pagare scegliendo Dio. Avevo molti amici… tutti gay. Avevo marijuana e tutto un armamentario di droghe nascoste in tutta la mia casa, birra nel frigorifero, scatole piene di riviste pornografiche e un cassetto pieno di numeri di telefono di donne. Poi c’erano i picnic del gay pride e i bar. Mi piaceva raccontare barzellette volgari e il mio linguaggio poteva far arrossire un marinaio. Come potevo allontanarmi da tutto ciò che avevo conosciuto negli ultimi 15 anni? No, non ce l’avrei fatta!

... E Margaret continuava a telefonare. La sera prima dell’intervento, avevo appena terminato di fumare uno spinello quando Margaret chiamò di nuovo.
“Sei in pace con Dio adesso?” chiese. “"Margaret, questo è ciò che sono. Dio non può cambiarmi e non può cambiare i miei sentimenti” dissi . "Lui mi ha fatta così." Alla fine, Margaret mi convinse che il minimo che potevo fare era tentare. Così il 21 gennaio del 1998, con una certa riluttanza, pregai insieme a lei e accettai il Signore come mio Salvatore.

Subito dopo l’intervento chirurgico sentii che Dio era reale e che stava operando nella mia vita. Dopo essermi drogata tutti i giorni negli ultimi cinque anni, non ebbi nessuna sindrome da astinenza. Inoltre, i miei pensieri erano cambiati. Scoprii che non mi sentivo più sessualmente attratta dalle donne. Questo problema aveva così dominato la mia vita che semplicemente non potevo negare che Dio aveva operato dentro di me. Soltanto diverso tempo dopo scoprii che per la maggior parte delle persone, uscire dall’omosessualità è un processo. Non so perché Dio ha operato in me in questo modo… forse ha accettato la sfida che gli ha lanciato quando ho affermato che non poteva cambiarmi. Qualunque sia la risposta, sentivo di essere una persona diversa!


Quando uscì dall’ospedale, Margaret venne a prendermi ma prima di tornare a casa doveva fare una commissione in una libreria Cristiana. Entrai con lei nella libreria e mi soffermai su un libro intitolato “Uscire dall’omosessualità” di Bob Davies e Lori Rentzel; pensai che quel libro era proprio per me. Mentre leggevo capii con chiarezza perché ero diventata quello che ero. Dio non mi aveva creata omosessuale!

Dio mi amava così tanto da inseguirmi per 35 anni. Ha ispirato i cuori dei cristiani che hanno pregato per la mia salvezza anche quando sembrava non esserci alcuna speranza. Quell’estate resi una dichiarazione pubblica in Chiesa di fronte a quelle persone e il pastore della Chiesa che mi aveva voluto bene e aveva pregato per me per tutti quegli anni mi ha battezzata, ed io simbolicamente rinunciai alla mia vecchia vita e accettai Cristo.

Scoprì presto che il fatto di essere divenuta cristiana non significava che tutti i miei problemi sarebbero spariti. In un certo senso mi sembrava di aver sostituito alcuni problemi con altri. Diventare cristiana significò per me lasciarmi alle spalle tutti gli aspetti della mia precedente vita – inclusi i miei amici. Mi sentivo isolata, sola, e addolorata per la perdita di questi rapporti.


Inoltre, iniziai ad avere diversi seri problemi di salute. La malattia si accompagnava alla solitudine e allo scoraggiamento. Ma Dio mi mostrò che poiché Satana non poteva raggiungermi come faceva prima, la malattia era la nuova arma di cui si serviva. Attraverso quei momenti difficili Dio mi ha insegnato ad attingere in Lui la mia forza.

Inoltre, mi sentivo continuamente sotto esame. I non credenti mi schermivano con commenti del tipo “Non durerà. Ritornerai!”. Perfino alcuni cristiani sembravano mantenere le distanze, osservandomi con diffidenza per vedere quale sarebbe stato il mio comportamento. Altri Cristiani espressero la propria rabbia quando condivisi la mia testimonianza, poiché pensavano che non fosse “giusto” che Dio mi trattata in maniera diversa da loro.

Nella mia famiglia o potuto osservare che Dio ha operato grandi guarigioni. Poco tempo dopo la mia conversione al Cristianesimo, telefonai a mia madre per dirle che cosa mi era successo. Dio intenerì il mio cuore e fui in grado di perdonarla. Ciò che non ero riuscita a fare in più di 20 anni di relazione con mia madre, Dio lo fece in poche settimane.

Anche la mia relazione con mio padre è cambiata significativamente. Quattro mesi dopo la mia conversione ho partecipato a una conferenza per donne. Quando lo speaker ci ha invitate ad inchiodare su una croce il nome di qualcuno che non eravamo riuscite a perdonare, io inchiodai il nome di mio padre su quella croce e scelsi di perdonarlo. Quando parlai di nuovo con lui riuscii anche a dirgli che gli volevo bene – cosa che non ero stata in grado di fare per anni.

Dio ha continuato ad operare guarigioni nella mia vita. Il Cristianesimo può non essere il cammino più facile, ma è stato decisamente il cammino migliore. Adesso sono orgogliosa ed aperta in una maniera completamente nuova. Racconto di ciò che Dio ha fatto per me. Se Egli può farlo per me, può farlo anche per te. Ai cristiani dico anche “ non arrendetevi mai… non smettete mai di pregare. Fino a quando avrete respiro Dio potrà ancora raggiungere il vostro cuore”.

Ci sono persone nel mondo che soffrono davvero tanto. Molte di loro si sentono rifiutate dalla Chiesa. Ma la Chiesa è proprio il posto dove devono stare affinché possano ottenere l’aiuto di cui hanno bisogno. Forse pensate di non sapere nulla della loro vita. Tutto ciò che dovete fare è mostrargli l’amore di Dio – e questo è tutto. L’amore di Dio mi ha cambiata.


Informazioni aggiuntive:
Copyright © 2001 Sunny Jenkins, Heather Scaife. (Sunny può essere contattata ttraverso la sua chiesa: House of Prayer, 11621 S. 4220 Rd., Claremore, OK 74017).