mercoledì 22 agosto 2007

Testimonianza resa in occasione della conferenza del Dott. Joseph Nicolosi del 5 giugno 2003

Dr. J. Nicolosi
Testimonianza resa da un ex omosessuale in occasione di una conferenza tenuta dal dott. Joseph Nicolosi il 5 giugno 2003

S. Z. si è presentato con la moglie e la figlioletta di pochi mesi, in occasione della conferenza del dott. J. Nicolosi del 5 giugno 2003, per dire a viso scoperto che ritrovare la propria identità dalla quale si era separati è possibile.
Nella prima infanzia mi ritenevo un bambino debole, avevo avuto dei problemi di salute, problemi agli occhi e di conseguenza non potevo praticare lo sport che comunque non mi piaceva. A causa di questi problemi mi sentivo messo da parte, diverso dagli altri.

Nel quartiere dove eravamo, con 2 dei miei vicini Christine e Jean-Marc, eravamo i più piccoli d’un gruppo, gli altri avevano almeno 5 anni più di noi, e quando giocavamo con loro, ci rigettavano e si approfittavano del fatto che erano più grandi.

Fino a 4 anni il rapporto con mio padre é stato buono. Le circostanze della vita poi diventarono difficili per lui, e spesso venivo trattato male, era una persona autoritaria. Venivo ripreso davanti a tutti, in particolare davanti ai famigliari e mi ricordo che aspettavo da parte da mia madre o da altri un aiuto. Spesso venivo picchiato, mi sentivo umiliato, debole, indifeso, ero ansioso, pauroso, insicuro di me, della mia identità, ero complessato, mi mancava l’amore da me aspettato.

Sentivo fortemente l’ingiustizia. Potrei dire che non ho avuto un modello di padre e di uomo. Per riassumere un pò, ho avuto un’infanzia poco felice! Anche se sembrava che i miei genitori facessero del loro meglio. Nell’adolescenza non mi sentivo all’altezza d’essere un maschio, la pressione in me era intensa, tutto prendeva delle proporzioni più grandi, il desiderio erotico-sessuale diventava ossessivo, la masturbazione da anni praticata più volte al giorno come sollievo, era ancora più immaginativa e di consolazione.

Ricercavo la forza e la sicurezza in altri uomini, volevo dagli altri quello che non possedevo! Alla fine degli studi, ho proseguito nella vita gay, dove finalmente ero qualcuno, dove ero notato, piacevo, ero desiderato, le persone come me mi capivano, potevo finalmente ricevere l’amore per sentire di meno le mie sofferenze interne.

Ma tutto era solo ridotto al sesso, ho vissuto in un circolo vizioso per diversi anni: sesso, sollievo passeggero, insoddisfazione, sofferenze! e di nuovo sesso e cosi via, la mia frustrazione era alleviata dalla dipendenza sempre più intensa.

Un giorno mi sono reso conto che questi uomini avevano gli stessi miei problemi, in fondo ognuno cercava di prendere dall’altro, ma tutti rimanevano senza ricevere! Quando eravamo in società, discoteche, bar, sorrisi, gioie, battute, divertimenti. Quando ci ritrovavamo da soli, allora per alcuni la depressione, la tristezza e soprattutto il fatto di dire ancora una volta non ho trovato la persona giusta!

Da una parte, mi ero rassegnato a questo fatto, ma da un'altra ero dipendente. Mi ricordo che quando mi guardavo allo specchio avrei voluto diventare cieco e brutto pensando allora non avere più problemi con la dipendenza, e non sarei più piaciuto. A 30 anni, ho passato dei momenti d’esistenza veramente difficili, sia al lavoro che con le mie relazioni.

Mi sono reso conto che tutto ciò che desideravo materialmente a quell’epoca c’e l’avevo, però la mia vita non aveva senso, era una trappola, non avevo ancora combinato niente.
Qualcuno potrebbe pensare che ero frustrato per il fatto che non mi accettavo come omosessuale, eppure per anni ho vissuto anche dei bel momenti come gay lontano dalla mia famiglia. E potevo fare quello che volevo.

Non ero felice e in pace con il fatto d’avere una vita gay! In questo periodo ho riscoperto Dio e la chiesa, e soprattutto la motivazione di cambiare vita! Ho deciso di partecipare a dei corsi Living Waters per capire cosa era successo in me, come mai non ho avuto la scelta di essere eterosessuale, perché ero attirato compulsivamente verso lo stesso sesso? Settimana dopo settimana, ho fatto un lavoro su di me nel riconoscere, raccontare le mie sofferenze passate e presenti.

Ho potuto parlare davanti a un piccolo gruppo di fiducia senza essere giudicato, sono stato ascoltato, preso in considerazione. Ho sentito degli insegnamenti relativi alla sfera sessuale, all’identità, sia quella dell’uomo che quella della donna, alle nostre emozioni, ai sentimenti dell’infanzia. Questi momenti erano difficili, ma benefici per me, qualche volta mi vergognavo raccontando le mie storie. Volevo cambiare attitudine, atteggiamenti, modo di pensare, sistemi di credenze.

Dovevo imparare a conoscere me stesso, ad avere un’identità che non fosse legata al sesso con un uomo. A vivere senza il narcisismo, cioè, senza la concentrazione su me stesso e miei bisogni, per sembrare sicuro di me. Vivere senza idolatria relazionale, cioè dare, o pensare che l’altro mi può dare solo felicità o ciò che mi manca. Accettare e perdonare me stesso e gli altri!

Riposizionare i pensieri che avevo verso mio padre! Avere la volontà di vivere senza ribellione, senza modi trasgressivi! Dare il giusto valore alle ferite morali che avevo ricevuto, e anche perdonare. Accettare di maturare, perché questo processo era bloccato, uscire da me stesso, cambiare e andare verso altre situazioni a me sconosciute! Dopo questo periodo è rinato in me il desiderio di mettere in atto i cambiamenti!

La voglia di avere una ragazza, sposarmi, avere una famiglia, scoprire l’amicizia senza il sesso, accettare i consigli e rimettere in questione i miei pensieri, riconoscere quando agisco d'un modo pauroso! Ho imparato con il tempo a stare attento ai vecchi modelli di vita. Ho preso l’abitudine ad un nuovo modo di vivere e d’essere.

Voglio trasmettere le cose buone della vita, e soprattutto non credere a questa bugia che l’omosessualità è genetica! Non infliggere ad altri ferite morali, verbale o fisiche come sono state inflitte a me nel passato! Ho imparato che non sta a me a cambiare le persone e che devo avere un certo distacco dalle circostanze e quello che mi arriva contro. Sapere vivere con dei filtri, lasciando passare le cose buone scartando le meno buone.

Non voglio dire che sono guarito, perché vorrebbe dire che ero malato, e che l’omosessualità è dunque una malattia; ma piuttosto che prima vivevo separato della mia identità, non ero mai stato confermato come uomo da mio padre! Il processo di maturazione era bloccato. Cercavo solamente di acquistare la mia mascolinità in un modo sbagliato! Non ritornerei indietro nel passato e nel falso io, e sono contento d’avere capito cosa in me e fuori da me ha fatto sì che abbia avuto dei problemi d’omosessualità.

S. Z. si è presentato con la moglie e la figlioletta di pochi mesi, in occasione della conferenza del dott. J. Nicolosi del 5 giugno 2003, per dire a viso scoperto che ritrovare la propria identità dalla quale si era separati è possibile.