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domenica 30 settembre 2007

Testimonianza di Claudio



TESTIMONIANZA DI CLAUDIO


Conferenza "Omosessualità: un nuovo approccio"
svoltasi il 5/5/05 presso la parrocchia di S. Rita - Viareggio

... nel mio cuore di bambino, vedendo come mio padre faceva soffrire mia madre, avevo deciso: "Se essere uomo significa far soffrire una donna, se essere uomo significa essere cattivo, dominante, insensibile, allora io non voglio essere uomo."

Mi chiamo Claudio, sono qui per presentarvi la mia storia: ho avuto problemi di omosessualità e già sin dalla pubertà, quando la sessualità ha cominciato a risvegliarsi, io ero attratto dagli uomini e non dalle donne. Questo inizialmente mi ha causato difficoltà, preoccupazioni, mi sono detto: "Ma cos'è questa cosa?". Avrei voluto 20 anni fa ascoltare una conferenza come questa così avrei capito meglio, però in quel momento ero solo con queste mie preoccupazioni e crescendo, a 11/12/13/14 anni trovavo rifugio nella pornografia e nella masturbazione, lì mi costruivo il mio mondo immaginario e mi distaccavo dalla realtà degli altri.  


Ero una persona socievole, allegra, avevo degli amici, però avevo molta vergogna e paura che gli altri potessero sapere che in fondo io coltivavo pensieri, tendenze omosessuali. A 15 anni ho racimolato tutto il coraggio che avevo a quell'epoca e sono andato a parlare con una persona, un responsabile spirituale. 

Dopo aver condiviso con lui questa mia preoccupazione lui mi ha citato qualche versetto biblico dicendomi: "Questa cosa non è da farsi...." e mi ha lasciato andare. Non mi ha aiutato, mi trovavo in un vero e proprio conflitto e non capivo che cosa potevo fare; crescendo sentivo sempre di più questo richiamo "devi accettarti così come sei", ma io non accettavo queste tendenze che c'erano dentro di me.

All'età di 19/20 anni coltivavo sempre la pornografia e non osavo passare ai fatti; ad un certo punto ho fatto un pensiero che mi ha segnato: "Adesso tu devi essere onesto con te stesso, basta con la pornografia, adesso devi passare all'azione, tu sei un omosessuale, vivi quello che pensi, quello che c'è nella tua mente." Così ho cominciato ad avere contatti sporadici con uomini, cercavo un appagamento, cercavo quello che in fondo avevo sempre coltivato nelle mie fantasie sessuali, ma non lo trovavo.


Così dopo circa un anno sono arrivato ad un punto in cui mi trovavo in una vera e propria trappola, da un lato mi dicevo: "OK, se ho tendenze omosessuali dovrei accettarmi, cercarmi un compagno, il principe azzurro e poi vivere la mia vita", dall'altro lato questi contatti che avevo avuto mi avevano fatto capire che stavo cercando qualcosa, non amavo le persone con cui avevo avuto contatti sessuali, non volevo una relazione con loro, non volevo vivere una vita insieme a loro, volevo sesso, volevo qualcosa che io non avevo.

Il sesso era dunque diventato un appagamento e con esso  desideravo la loro mascolinità, la loro forza, desideravo la loro fiducia in sè stessi, la loro bellezza fisica... però il dramma era che loro volevano la stessa cosa da me, mi sono reso conto che vivevo una realtà in cui ognuno voleva solo prendere e dopo ogni contatto sessuale mi sentivo peggio di prima, mi sentivo più vuoto.


Già a quell'epoca ero credente, amavo Dio, leggevo la Bibbia, e dopo queste esperienze con gli uomini avevo letto il versetto di un Vangelo in cui Gesù dice: "Io sono venuto per darvi la vita in abbondanza", e al punto in cui io ero arrivato mi sono detto: "Se quello che c'è scritto in questo Vangelo è vero, io lo voglio." E così ho gridato a Dio, non riuscivo ad uscire da questa trappola, non sapevo cos'altro scegliere, dovevo accettarmi come omosessuale, ma non volevo e non avevo altre scelte; così non mi era rimasto altro che gridare a Dio e ho detto: "Aiutami! Non vedo una via d'uscita." 
 


Poi in seguito ad alcune circostanze ho cominciato a conoscere della letteratura (a quell'epoca non c'era ancora niente in italiano) che parlava di terapie, ma anche di persone che avevano intrapreso un cammino e che erano uscite dall'omosessualità e per me si è aperto un nuovo mondo. Mi sono detto: "Allora non sono obbligato ad accettare questa mia condizione, posso sperimentare qualcosa di diverso." Così ho potuto addentrarmi un po' nella materia, conoscere persone che non predicavano il solito messaggio "Accettati così come sei che poi andrà tutto bene". E da lì è stata una continua crescita.


Ho potuto capire cosa c'era dietro la mia tendenza omosessuale, ho capito cosa io ricercavo nell'omosessualità. In breve, cercavo la mia mascolinità. La relazione con mio padre era conflittuale, già da piccolo vedevo i miei genitori che litigavano, mio padre era una brava persona, era debole di carattere ma anche piuttosto autoritario e quello che mi ha maggiormente marcato era il modo in cui faceva soffrire mia madre.


Mi ricordo che da piccolo notavo queste tensioni in famiglia e avevo fatto dei pensieri che poi erano diventati delle vere e proprie decisioni, nel mio cuore di bambino, vedendo come mio padre faceva soffrire mia madre, avevo deciso: "Se essere uomo significa far soffrire una donna, se essere uomo significa essere cattivo, dominante, insensibile, allora io non voglio essere uomo." E da lì la mia mascolinità non si è sviluppata, non ho coltivato questa relazione con mio padre .

Dall'altra parte mia madre era una persona molto emotiva, costretta alla sottomissione, ed io soffrivo tanto per questa situazione, mia madre letteralmente piangeva sulle mie spalle ed io non ero pronto ad accogliere queste sofferenze ed è subentrato un altro pensiero: "Non riuscirò mai ad amare una donna perché le donne hanno dei bisogni troppo grandi affinchè io possa soddisfarli." Credevo che non sarei mai stato capace di amare una donna. Così ho capito che in seguito a queste situazioni che avevo assorbito in famiglia, all'interpretazione che io ne avevo dato, cercavo la mascolinità che non avevo lasciato emergere nella mia vita.


Dopo aver capito queste cose ho potuto riconciliarmi con me stesso, accettare la mia mascolinità, imparare ad avere buone amicizie maschili, mi sono riconciliato con mio padre, ho potuto riconciliarmi con mia madre creando un buon distacco e non una simbiosi che si protrae anche nella vecchiaia.

Poi all'età di 26 anni è successa una cosa strana, mi sono innamorato di una bellissima ragazza e per me era qualcosa di nuovo. Non ero mai stato attratto dalle donne e ho cominciato a sentirmi confuso proprio come un quattordicenne alle prime armi e mi sono dovuto arrendere e dire: "Claudio, sei innamorato".


Ho dovuto ammettere a me stesso che c'era qualcosa di nuovo che stava nascendo in me, e con non poche difficoltà abbiamo coltivato questa relazione, è stato molto difficoltoso dal punto di vista dei ruoli (non consiglio a nessuno un fidanzamento come il nostro!), capire chi ero io, chi era lei , ma devo dire che è stato anche molto costruttivo, mi ha molto aiutato, così dopo 2 anni ci siamo sposati, abbiamo formato una famiglia e sono grato a Dio di come mi ha aiutato e mi ha accompagnato fino ad oggi.


Riassumendo, il mio cammino è consistito nel non coltivare l'omosessualità, perché potevo benissimo andare avanti come omosessuale, ma piuttosto nel coltivare quella eterosessualità che io consideravo inesistente, ma che in fondo era latente, era addormentata, era rimasta bloccata ad una certa età e così ho potuto esplorare quest'altra parte di me.