sabato 27 ottobre 2007

PERDONARE AGLI ALTRI


III parte
RICONCILIAZIONE E LIBERAZIONE

capitolo 11
Perdonare agli altri

Abbiamo esplorato il primo grado vitale nel processo che consiste nell'appropriarci dell'amore di Dio. Il fatto di ricevere il suo perdono e la rassicurazione che egli ci accetta, soprattutto alla luce delle nostre fratture personali, è il fondamento stesso dell'integrità. Non possiamo ricevere il perdono di Dio senz'anche offrire questa grazia agli altri, in particolare a quelli e quelle che ci hanno offeso e verso i(le) quali serbiamo ancora rancore. Tuttavia, perdonare a coloro che ci hanno offeso è più di un semplice atto pio: è una chiave per la nostra libertà personale. 

Le forze negative della rabbia, dell'autocompatimento, dell'amarezza e di un atteggiamento difensivo continuo nelle nostre relazioni, dovute ad una mancanza di perdono verso alcune figure importanti della nostra vita, inibiscono il processo di guarigione personale.  

L'ordine che abbiamo ricevuto di perdonare a coloro che ci hanno ferito è quindi una potente grazia di Dio, resa possibile dall'amore incondizionato che Dio ci ha manifestato. 

/ I. Perdonare agli altri - perché?

A) Un comandamento permamente del Nuovo Testamento

1. "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe." (Matteo 6,14-15)


2. "Se dunque tu presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono." (Matteo 5,23-24)


3. "Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: Signore quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette." (Matteo 18,21-22)

B) Perdonare agli altri: conseguenza soprannaturale del perdono ricevuto per se stessi

1. Nella lezione precedente, abbiamo letto Luca 7,36-50 che descrive come il perdono che Cristo dona a una donna che ha peccato la spinge a un grande amore verso di lui. Matteo 18,23-33 descrive un altro effetto che produce la grazia di Dio ricevuta per mezzo del perdono: l'umiltà e la grazia necessarie per perdonare agli altri.


2. "Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo." (Efesini 4,32)


3. "Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi." (Colossesi 3,12-13)

4. "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro" (Luca 6,36). La capacità di perdonare è radicata nel fatto che noi stessi abbiamo gustato la misericordia di Dio. La grazia che ci ha donato ci permette di dare la stessa grazia agli altri. Ciò implica che viviamo nella grazia, e che non ci accontentiamo solo di esserne coscienti mentalmente.

C) La malattia del non-perdono

Qual'è il tormento di cui si parla in Matteo 18,34-35? Potrebbe essere che il comandamento "duro" che ci viene dato di perdonare gli altri sia in effetti un mezzo per mantenere la nostra propria libertà e la nostra capacità di amare così come quella di coloro ai quali perdoniamo?


1. Quando siamo consumati dal desiderio di restituire il male ricevuto, l'oggetto del nostro odio diventa una specie di punto di bersaglio che avvolge e annebbia la nostra visione della realtà come una densa nuvola (Galati 5,15).


2. Siamo soffocati dall'amarezza (Ebrei 12,14-15). Il nostro odio si generalizza e si estende ad altre persone che, in un modo o in un altro, rappresentano l'oggetto originale del nostro odio (come le figure di autorità) e diventano dei "simboli" dello stesso sesso o del sesso opposto.


3. Noi somigliamo a coloro ai(alle) quali non perdoniamo.


"Abbiamo la tendenza a diventare esattamente come colui (o colei) al quale serbiamo rancore. Siamo per così dire condannati a fare prima o poi l'esperienza di ciò che non riusciamo a perdonare nell'altro. Da un lato la fragilità del fatto che non possiamo perdonare all'altro indica che abbiamo in noi stessi la stessa condizione negativa; dall'altro, se non perdoniamo all'altro, ciò che giudichiamo in lui(lei) diventerà un campo della nostra vita in cui la grazia di Dio sarà inibita. Se perdoniamo la debolezza che vediamo nell'altro, questo atto di perdono agisce come un antidoto della nostra propria debolezza, ma una volontà di non perdonare preannuncia e sviluppa una brutta particolarità in noi stessi." (1)


* Degli schemi genitore-bambino trasmessi attraverso le generazioni sono qui di particolare importanza.


"Odiare il proprio padre o la propria madre, è alla fine odiare se stessi." (2)

4. Il non-perdono ostacola il flusso d'amore nella vita di colui(colei) al quale non si perdona: "A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Giovanni 20-23).


"Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio. ... Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa d'inciampo o di scandalo al fratello" (Romani 14,10-13).


/ II. Perdonare agli altri - sì, ma cosa?

A) Quali frutti produce un cuore che rifiuta di perdonare?


Identifichiamo i segni e le conseguenze del non-perdono:
1. Il cuore rancoroso comincia a pensare alle cose cattive che l'offensore gli ha fatto subire nel passato, alle ragioni per le quali tale o tal altra persona merita un castigo, e alle ragioni per le quali essa non merita la misericordia e il perdono di Dio (GIUDIZIO E CONDANNA). Non si tratta necessariamente di un atteggiamento cosciente, ma esso è tuttavia presente. Il fratello del figlio prodigo è un buon esempio di questo genere di reazioni (Luca 15).


2. L'immaginazione di un cuore rancoroso comincia a deformare l'offesa e la trasforma in qualcosa di più importante o di radicalmente differente da ciò che essa è realmente stata (FALSA IMMAGINAZIONE). Le nostre sensibilità ed insicurezze ci spingono spesso a male interpretare e a deformare le parole e le azioni di altre persone.


3. Il cuore rancoroso prova rabbia per il successo del suo offensore (INVIDIA E CONCUPISCENZA).


4. Il cuore rancoroso ha la tendenza a nutrire pensieri negativi riguardo a tutto ciò che all'offensore piace: clubs, amici o hobbies (CATTIVERIA).


5. Il cuore rancoroso interrompe ogni contatto sociale volontario con l'individuo in causa, non gli parla, rifiuta di dargli il suo sostegno o il suo aiuto quando necessario e s'allontana volontariamente da tutto ciò che favorirebbe un reciproco contatto (RIFIUTO E ABBANDONO).


6. Il cuore rancoroso si rallegra quando l'offensore è colpito da difficoltà o viene ferito, e cerca pure talvolta d'infliggergli dei colpi (VENDETTA).


7. Il cuore rancoroso comincia a parlare agli altri degli sbagli o dei difetti (veri e falsi) dell'offensore (CALUNNIA).

8. Il cuore rancoroso comincia a pensare che è migliore dell'altro (SUPERBIA).


9. Conseguenze della superbia: il cuore rancoroso comincia a pensare che Dio dovrebbe benedirlo di più rispetto all'offensore (GIUSTIZIA DA SE').


10. Non smettendo di concentrarsi sugli sbagli degli altri e sul male che gli hanno fatto, il cuore rancoroso diventa insensibile al modo in cui ha potuto ferire gli altri e quindi insensibile al modo in cui Dio vuole parlargli delle sue proprie colpe.


B) Le esigenze del perdono


1. Il perdono implica innanzitutto la necessità di entrare in contatto con chi dev'essere perdonato. Se discolpate gli errori di un altro, non potrete perdonare e continuerete a covare una specie di risentimento verso di lui(lei). Dio ci dà la libertà di entrare in contatto con ciò che ci ha offeso e con il dolore profondo causato dal peccato degli altri verso di noi. E' altrettanto importante essere precisi in quanto alle offese commesse. Un processo di perdono vissuto nel contesto di una relazione profonda assomiglia a una cipolla che viene pelata - si affrontano i vari gradi di ferite e di non-perdono uno ad uno, come gli strati di una cipolla. Lo Spirito Santo è un agente di rivelazione indispensabile in questo campo.
In quanto cristiani, spesso formati a negare i nostri sentimenti negativi, siamo particolarmente vulnerabili a questo genere di discolpa. Ricordatevi di una cosa: se volete veramente poter perdonare agli altri ed accettarli, il primo passo consiste ad ammettere che gli altri hanno peccato contro di voi.


2. Dopo aver affrontato ciò che ha causato la vostra rabbia e la vostra amarezza, avete bisogno di spazio davanti a Dio o di un'altro orecchio oggettivo per esprimere il vostro dolore. Urlate davanti a una sedia vuota, piangete, colpite un cuscino, e dite a Dio a che punto siete feriti(e) ed in collera. Ditegli come trovate che la persona o la situazione è stata ingiusta verso di voi. Non ottenere ciò che si vuole o si pensa di meritare da parte dell'altro suscita sempre una reazione emozionale. Non negate questo fatto - coglietelo in voi con decisione e potrete affontare questa frustazione e esserne finalmente alleviati (Efesini 4,26).


3. Il perdono implica anche la necessità di liberare l'offensore dal nostro giudizio personale. Questo vuol dire che dobbiamo mettere la persona in causa e l'incidente doloroso nelle mani di Dio, affinché possa esercitare pienamente il suo ruolo di giudice. Non agire in questo senso può essere una forma di idolatria. Rifiutare di erigervi a giudice dell'offensore non vuol dire che siate d'accordo con lui o che la sua azione lesiva non debba essere presa in debita considerazione; ciò significa semplicemente che non agite più come giudice: liberate l'offensore del debito che pensate che egli ha verso di voi.


4. Il perdono implica sempre la necessità di liberare l'altro dalle attese che abbiamo posto su di lui(lei). A volte noi proviamo del risentimento verso gli altri semplicemente perché non hanno saputo vivere conformemente alla nostre personali attese idealistiche. Sfortunatamente è vero che la sofferenza e l'immaturità di certe persone importanti delle vostre vite (i nostri genitori) ci feriscono e ci lasciano con delle carenze. Noi dobbiamo fare il lutto delle perdite che abbiamo subìto e perdonare per ciò che non abbiamo ricevuto. Non farlo significa rimanere prigionieri della stessa solitudine e della stessa immaturità nelle nostre proprie vite.


5. Il perdono implica la necessità di abbandonare i nostri sentimenti duri e distruttori verso l'altro, come la rabbia, il risentimento, l'amarezza, l'odio, la malizia, la nausea e il disgusto. Possiamo arrivare ad amare dei sentimenti duri e ad aggrapparvici, certi del nostro diritto e privilegio personale d'essere in collera contro quelli e quelle che meritano il nostro sdegno.


6. Il perdono implica la necessità di rinunciare ai nostri desideri di rendere la pariglia, di vedere l'offeso ferito, imbarazzato, ridicolizzato, o di esigere che paghi per quello che ci ha fatto. E' nella natura umana volersi difendere e proteggersi, fisicamente ed emozionalmente. Così, quando siamo attaccati da un gancio sinistro alla mascella, lo blocchiamo e gli contrapponiamo un gancio destro al naso. Nel campo delle emozioni, anche qui blocchiamo e contrapponiamo, innanzitutto pensieri, poi parole ed infine azioni.


7. Come i punti 5 e 6 lasciano intendere, il perdono implica un atto di volontà, non necessariamente associato a un cambiamento emozionale. Benché un sollievo a livello delle emozioni costituisca un'importante parte del processo del perdono, non possiamo in nessun caso farne un criterio che determina se perdoneremo oppure no.


8. Il perdono implica l'abbandono dell'offesa al Signore, affinché non sia più caricata delle stesse emozioni negative. Dio solo può guarire un cuore in modo tale che il peso della ferita e del risentimento allenti la sua stretta. Tuttavia, le conseguenze emozionali che sussistono non si erodono se non dopo un certo lasso di tempo; è un processo che Dio, nella sua fedeltà, ci aiuta ad superare.


9. Il perdono non deve dipendere dalla volontà dell'offensore a conformarsi a ciò che noi vogliamo che sia. Noi prendiamo la decisione di cambiare - da un punto di vista bibilico, non possiamo far dipendere il nostro desiderio di perdonare dal grado di pentimento dell'offensore. Non dimentichiamo che soffriamo degli effetti del non-perdono tanto quanto lui.


10. D'altra parte, il perdono non implica necessariamente il bisogno di avere delle strette relazioni con l'offensore. Laddove un'aperta riconciliazione non è né prudente né possibile, è sufficiente rimettere l'offensore al Signore. Tuttavia, laddove una rentegrazione effettiva della relazione può essere intrapresa, il passo verso la pace dev'essere preceduto dal perdono. Non è generalmente opportuno dire alla persona in causa che lo avete perdonato. Ciò implicherebbe un riconoscimento reciproco dell'errore commesso dall'altro, il che non è necessariamente il caso.


11. Il perdono implica che si ami la persona in causa, che si preghi per lei e, se possibile, che le si faccia del bene. E' perché una posizione passiva o neutra verso un offensore è difficile, che è necessario benedirlo per prevenire ogni regressione allo stato anteriore. Inutile dire che quest'intero processo necessita di un'abbondanza di grazia - a cominciare dalla nostra volontà di essere obbedienti. Se non siete abbastanza pronti a assolvere con tutto il cuore qualcuno che vi ha ferito, Dio comincerà con ciò che siete disposti a cedergli, qualunque cosa sia. Pregate per ricevere la grazia di cominciare a perdonare.


12. Non possiamo affrontare la necessità di dire la verità nell'amore all'offensore se non nella misura in cui lo accettiamo. Come potreste dire la verità nell'amore se avete intenzione di vendicarvi? (Efesini 4,25-27)


13. Perdonare agli altri piò anche implicare benissimo la necessità di chiedere perdono all'altro per le nostre reazioni distruttrici verso di lui(lei). Le relazioni umane non si riassumono sempre nella categoria oppressore/vittima. Questo è particolarmente vero per le relazioni genitoriali, dov'è spesso necessario che assumiamo la nostra responsabilità personale per i conflitti presenti; non ci concentriamo soltanto sulla necessità di dare il nostro perdono, ma cerchiamo anche il perdono dell'altro per le nostre proprie colpe.


14. Il risultato di questo processo di perdono è una nuova obiettività che ci permette di accettare la persona in causa come un essere umano reale ed imperfetto che ha sia dei difetti che delle buone qualità (proprio come noi).


C) Gli aspetti del perdono e del non-perdono inerenti al combattimento dell'omosessuale

1. Il distacco difensivo: una spaccatura nella relazione con il genitore dello stesso sesso. Questo distacco ha come effetto la separazione da una fonte necessaria d'intimità e di identificazione con una persona dello stesso sesso. La spaccatura originale può essersi in seguito generalizzata ad altre persone dello stesso sesso.


-a. Non si può mai sottovalutare il bisogno di riconciliazione con i nostri propri genitori. Noi facciamo parte di loro - separarci da essi è perdere il contatto con una parte vitale di noi stessi.
"Non possiamo rompere con un membro della famiglia, soprattutto con un padre o una madre, senza rompere con una parte di noi stessi. Ho spesso constatato che è a causa di giuramenti fatti nell'infanzia riguardanti il padre, che degli uomini si sono separati dalla loro identità maschile; perlomeno, questa è una causa che spiega questa lacerazione in loro." (3)


-b. Questo distacco porta ad un'incapacità di dar fiducia a delle persone dello stesso sesso e quindi a ricevere il loro amore (il distacco difensivo verso il genitore dello stesso sesso si generalizza a tutte le persone del genere che rappresenta). Questo crea un'ambivalenza verso se stessi e il proprio genere. Il non-perdono verso altre persone dello stesso sesso che soffrono ci impedisce di colmare dei bisogni legittimi, e cioè il bisogno di identificazione e quello di intimità con lo stesso sesso.


-c. Il distacco difensivo può applicarsi al genitore del sesso opposto di cui ci si è distaccati con lo scopo di difendersi (è il caso, per esempio, della figlia che è stata maltrattata da suo padre).


-d. Il perdono è la chiave indispensabile per disinnescare il distacco difensivo e per restaurare le relazioni che il doloroso rapporto genitore/bambino ha bloccato a causa del non-perdono del bambino. Il perdono libera il bambino dal suo risentimento e dalla sua rabbia. Dopo aver perdonato, Gesù e certe relazioni umane importanti possono diventare delle fonti d'amore e d'intimità guaritrici. Questo processo è inibito se si persiste in un atteggiamento di distacco difensivo. (4)


(Ricordatevi che il non-perdono nel contesto di relazioni profonde e complesse con i genitori ha una natura profonda e spesso non cosciente. Non dimenticate neanche che perdonare per delle ferite e delle attese deluse legate ai vostri genitori è un processo che implica la necessità d'identificare i vostri dolori uno ad uno e di abbandonarli a Gesù uno ad uno.)


2. Ci sono dei grovigli relazionali distruttori: una relazione troppo stretta con un genitore del sesso opposto, per esempio madre/figlio. Il "bravo bambino" diventa spesso una fonte di riconforto emozionale nella o per la madre.


-a. Questo tipo di relazione ambivalente è la fonte di un grande risentimento spesso negato nel ruolo del bravo bambino gentile.


-b. Dovete liberare vostra madre dal risentimento e dell'odio che provate davanti alle sue fragilità (e perdonarle per tutte le volte in cui siete stato sminuito da lei).


-c. Dovete prendere posizione contro tutto ciò che è malsano nella relazione (tutto ciò che reprime l'immagine divina dell'uomo in voi). Questo può implicare la necessità di prendere delle sane distanze da lei ed imparare ad essere più diretto nel campo dei vostri sentimenti e delle vostre opinioni.


3. Perdonare ai propri genitori esige che il figlio o la figlia riceva "il dono della divina obiettività", e cioè la grazia necessaria per poter "lasciare la posizione soggettiva (immatura) del bambino, vittima di uno o dell'altro genitore in tale circostanza, per trovare un punto di vista obiettivo e sicuro, a partire del quale lui(lei) sarà libero(a) di analizzare, di definire e di accettare la situazione tale e quale è stata realmente." (5)


Malgrado tutto, ci è difficile perdonare. Forse il più grande ostacolo al perdono è il nostro senso della giustizia. Ci hanno fatto del male - perché dovrei fare qualcosa? La risposta si trova nella differenza tra la ferita e il conflitto, o tra l'azione altrui e la nostra reazione personale. Nel capitolo 8 ho citato Ruth Tiffany Barnhouse; lei dice bene che non siamo responsabili del peccato degli altri: noi soltanto siamo responsabili delle nostre reazioni personali. Le radici dell'odio, della rabbia e dell'amarezza che conserviamo verso l'offensore sono dunque nostra responsabilità - dobbiamo decidere se vogliamo abbandonare le nostre reazioni distruttrici attraverso il perdono. Questo perdono libera in noi la grazia di amare di nuovo e di cominciare ad accettare noi stessi alla luce del nostro genere e della nostra sessualità, dati da Dio.


/ III. Perdonare agli altri - sì, ma come?

I gradi del perdono
Prendete del tempo per personalizzare questa preghiera. Può essere anche utile che la persona che impartisce questo insegnamento utilizzi ciò che segue come un modello per la preghiera alla fine di una sessione d'insegnamento.


1. -- Domandate al Signore di rivelarvi le relazioni spezzate che necessitano del vostro perdono.


2. -- Padre celeste, io scelgo, di mia propria volontà, di perdonare a ...... . Gli(le) perdono per ...... (elencate specificatamente le offese).


3. -- Padre, ti prego di perdonargli(le) queste cose e di non imputagli(le) degli oneri a causa di ciò che mi ha fatto. Liberandolo(la) della sua colpa, ti prego di liberare pure lui(lei).


4. -- Padre, ti chiedo perdono per aver tenuto nel mio cuore del risentimento e dell'amarezza verso questa persona e di aver a lungo rifiutato di perdonarla. Ricevo ora il tuo perdono e ti prego di purificare il mio cuore.


5. -- Padre, scelgo anche di non persistere in un atteggiamento di non-perdono verso di te e di non avercela più con te per aver permesso che queste cose mi accadessero. Ti perdono, non perché tu abbia bisogno di essere perdonato, ma perché ho bisogno di farlo.


6. -- Padre celeste, se ci sono ancora dei sentimenti negativi in me verso questa persona, ti prego di purificarmene. Desidero aprirmi al tuo Santo Spirito affinché operi in me una purificazione, e mi abbandono a lui. Sostituisci le mie emozioni negative con il frutto del tuo spirito (l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, ecc.).


7. -- Padre celeste, ti prego di guarire ora le zone ferite della mia anima. Guarisci la mia memoria di queste offese, affinché possa guardare indietro e vederle in modo realista, sapendo non solo che sono state dolorose, ma anche che tu, Signore, hai guarito ogni ferita. Utilizza queste esperienze per la guarigione di coloro che mi circondano.


8. -- Ed ora, Padre, ti chiedo di benedire ...... e di dargli(le) la tua abbondante misericordia. Fai prosperare ...... in tutte le maniere possibili: nel suo corpo, nella sua anima e nel suo spirito.
(Continuate a chiedere a Dio di benedire e di far prosperare questa persona finché siete guarito(a) da tutti i vostri sentimenti negativi verso di lei. Ed ogni volta che comincerete a provare qualcosa di negativo verso di lei, utilizzate questa occasione per benedire questa persona e intercedere per lei.)


- Letture raccomandate
Rileggete il capitolo 8 di "Pursuing Sexual Wholeness" ("Verso una sessualità riconciliata"). Leggete "Riallacciarsi con la famiglia: il dono del perdono" nell'appendice 5. Leggete il capitolo 4 di "The Broken Image" ("L'immagine spezzata") di Leanne Payne.


- Domande
1. Leggete questo corso con attenzione utilizzando la seconda parte come guida per valutare verso chi continuate ad essere arrabbiato. Identificate in cosa consiste la vostra sofferenza (domandate l'aiuto dello Spirito Santo) e pregate passando in successione i vari "gradi del perdono". Fatelo per il numero d'offese necessarie, ma fatelo almeno una volta.


2. In quale modo la vostra relazione con il genitore dello stesso sesso è stata influenzata nel modo in cui vedete voi stessi in quanto uomini o donne? Rispettate il vostro genitore dello stesso sesso? Qual'è il genere di sentimenti che sono legati a questa relazione? Avete ancora bisogno di perdonare? Se sì, fatelo utilizzando il corso come guida.


3. E che ne è della vostra relazione con il genitore del sesso opposto? Se è stata abusiva, o se c'è dell'ingarbugliamento nella relazione madre/figlio(padre/figlia), potete esprimere liberamente la vostra collera verso questo genitore? Cominciate il processo del perdono verso il genitore del sesso opposto durante il vostro tempo personale di preghiera.


4. Verso i vostri genitori siete più un bambino ferito o un adulto che cerca la riconciliazione? Avete bisogno del dono della divina obiettività?


5. Notate come Leanne Payne utilizza il perdono dato agli altri nella preghiera per la guarigione interiore con coloro che aiuta. C'è un esempio che potete mettere in parallelo con la vostra esperienza personale e il vostro bisogno di perdonare agli altri?


6. Cominciando a prendere coscienza del vostro bisogno di perdonare e pregare in questo senso, permettete al dolore di risalire alla superficie. 

E' necessario che facciate il lutto di ciò che non avete ricevuto nel vostro passato. Datevi la libertà di sentire la vostra collera di fronte alle ingiustizie commesse contro di voi. 
Poi cominciate a lasciare il Signore assorbire questa sofferenza man mano che perdonate. Tramite il perdono, egli ci dona la grazia di provare nuovamente e di guarire le nostre emozioni ferite.


- Note
(1) Tratto dal libretto di Steve Finn, "Forgiveness"
(2) Leanne Payne, "Crisis in masculinity", pag.53
(3) Leanne Payne, "Crisis in masculinity", pag.53
(4) Elisabeth Moberly, "Homosexuality", pagg.44-45
(5) Leanne Payne, "Crisis in masculinity", pagg.57-58