domenica 21 ottobre 2007

RIFIUTO E NARCISISMO


II parte
CAPIRE L'OMOSESSUALITA'



capitolo 8
Rifiuto e narcisismo


Certe esperienze precoci che ci fanno dubitare di essere accettabili in quanto bambini o bambine ci rinviano a una domanda dolorosa: "Se non sono accettato(a) da quelli(quelle) del mio stesso genere e non sono neanche capace di essere "l'altro sesso", opposto rispetto al mio, allora chi sono?" Forse la relazione con i nostri genitori ha rinforzato questa confusione. Da dove verrà l'amore? Da chi riceveremo la stima e la conferma necessaria per far ordine in un'identità sessuale confusa e per scacciare l'angoscia provocata dal sentire di non essere come gli altri e dal rifiuto che ne consegue? Sin dall'inizio, cominciamo a fare delle scelte sul modo di risolvere il nostro dilemma. Essendo giunti a credere che eravano inaccettabili, o almeno incpaci di trovare la pienezza attraverso dei canali accettabili, cominciamo a reagire di fronte a noi stessi e di fronte agli altri. Abbiamo rifiutato il nostro vero io alla luce di tutti quegli specchi che ci rinviano un'immagine ingannevole, e cominciamo a gettare uno sguardo furtivo in noi stessi e nell'immagine che gli altri ci rinviano per sapere chi siamo.

/ I. L'impatto del rifiuto
In ciascuno di noi c'è una sensazione di non-appartenenza, l'impressione di non essere all'altezza di ciò che dovremmo essere. Questo sentimento paralizza la fiducia in noi stessi e ci impedisce di amare le persone di entrambi i sessi senza temere l'insuccesso o la disapprovazione. Il rifiuto può essere definito come "un rifiuto di accettare, di riconoscere o di credere... una volontà di respingere o di disprezzare ciò che si considera senza valore". Il rifiuto è l'inverso dell'amore; l'amore degli altri ci incita ad amarci, ad accettare noi stessi. Una volta ben rassicurati in base all'amore, possiamo guardare al di là di noi stessi per vedere i bisogni e le preoccupazioni degli altri. Ma se non riceviamo l'accettazione degli altri, soprattutto nell'ambito del genere e della sessualità, faremo fatica a crescere verso delle relazioni sane con i membri dei due sessi. Alla pubertà, quest'età oscura in cui ognuno cerca di trovare chi è nella relazione con gli altri, il rifiuto può condurre l'adolescente a restare bloccato nel suo divenire. In quel momento della vita, ci siamo ritrovati soli davanti al nostro problema, incapaci di superare la nostra propria crisi d'identità.


Invece di voltarci verso gli altri, ci siamo ritirati in noi stessi, cercando di trovare l'amore in noi stessi. Ci siamo immersi nel narcisimo, in ciò che Alexander Lowen chiama "una preoccupazione esagerata della propria immagine a spese dell'io". (1)
Walter Trobisch scrive:
"Parlando francamente, chi non si ama è un egoista. Deve diventare un egoista per necessità, perché non è sicuro della sua identità e quindi è sempre alla ricerca di se stesso." (2)

Prima di esplorare maggiormente il tema del narcisismo, dobbiamo capire più chiaramente il rifiuto e le sue componenti: la paura, la ribellione e l'auto-commiserazione.

A) La pauraIl rifiuto che proviene dai compagni, dai genitori o da altre persone influenti provoca un'immensa angoscia, soprattutto se il bambino si sente rifiutato unicamente a causa di un'indefinita confusione riguardante la propria persona; questo rifiuto provoca l'odio di sé e dubbi riguardanti la relazione con gli altri. Si comincia a temere di essere diversi, e in un modo più acuto, si ha sempre più paura dei commenti e delle accuse dei compagni. Generalmente si comincia con il temere il rifiuto da parte dei compagni dello stesso sesso, cosa che in seguito sminuisce la fiducia che si dovrebbe avere nelle relazioni con i compagni del sesso opposto. Ne consegue una paura d'intimità con gli altri (qualsiasi sia la propria appartenenza sessuale), combinata a una vera confusione che si prova nei confronti del proprio genere.

1. In Romani 8,15 Paolo parla del timore che proviene da un sentimento di rifiuto, la phobas. Questa paura (aka phobia) si manifesta quando si ha l'impressione di non avere il favore di qualcuno (in questo caso, quello di Dio) e si prova costantemente il bisogno di chiederne conferma. Invece di promuovere la ricerca dell'intimità, la phobas esige il distacco, ossia la fuga davanti l'oggetto amato.

2. In 2Timoteo 1,7 il termine greco deilia, paura, esprime la nozione di debolezza e di timidezza nelle nostre relazioni con gli altri. Questi sentimenti sono legati alla phobas, perché se un individuo ha l'impressione di essere rifiutato da un altro(a), sarà naturalmente timido con questa persona.

B) La ribellione
1. Alcuni reagiscono ai rifiuto escludendo deliberatamente con forza colui o colei che li rifiuta o anche che li rappresenta. (Per esempio, una donna vittima di abuso può proiettare su tutti gli uomini le caratteristiche aggressive e malsane di un uomo o di un gruppo di uomini; oppure il modello convenzionale di femminilità può essere rifiutato a causa di due o tre donne specifiche che rappresentano questo tipo di modello.) Il risultato è che rifiutiamo anche le qualità positive di queste persone, le quali rappresentano pure il genere a cui appartengono, e che ci difendiamo con rigidezza contro queste caratteristiche.

2. Ad un livello più personale, il rifiuto che abbiamo vissuto può incitarci a rifiutare il nostro proprio genere e l'immagine che ci facciamo del nostro corpo. Quando interiorizziamo le accuse o le critiche degli altri, ci ribelliamo contro noi stessi e ci rifiutiamo di accettare ciò che vi è di unico e di voluto da Dio nella nostra apparenza esteriore. Le donne rifiutano spesso il femminile reputandolo debole e senza forza. Temono di essere attraenti per gli uomini perché essi hanno abusato di loro nel passato. Gli uomini, d'altra parte, rischiano di rifiutare il maschile reputandolo rozzo e arbitrario, come se esprimesse una forza senza freno e incontrollata. Curiosamente, un sentimento di rifiuto personale proviene spesso da un'incapacità di rispondere a un ideale stereotipato del nostro genere, a un'immagine che da un lato disprezziamo e dall'altro, tuttavia, ci rimproveriamo di non possedere. Questa ribellione contro il nostro corpo e il nostro genere può gravemente impedirci di amare noi stessi e di amare gli altri; in breve, ciò ci impedisce di ricevere la pienezza dell'essere che Dio vuole per noi.

C) L'auto-commiserazione/il senso d'impotenza
1. A causa del rifiuto e dell'alienazione che ne deriva, rischiamo di ritirarci in noi stessi. La nostra sessualità diventa come un medicamento sulle nostre vecchie ferite che utilizziamo periodicamente per scusarci di non far più degli sforzi. Invece di far questo, passiamo il nostro tempo o a curare o a riaprire vecchie ferite, persuasi che nessuno ha mai conosciuto la tragedia delle nostre esperienze. L'auto-commiserazione ci protegge dalla paura di crescere e ci rende così incapaci di cambiare e di crescere. La nostra volontà - ferita dalle relazioni abusive e manipolatrici - diventa passiva e si piega al sentimento dolce-amaro della nostra miseria interiore. Ci sembra che non possiamo assolutamente raggiungere Dio o gli altri; e quando cerchiamo di far ciò, non ci arriviamo. Perché? Perché le briciole che otteniamo quando prendiamo il rischio di stabilire delle relazioni sono meno gratificanti della dolorosa soddisfazione di essere una vittima. Se si vede la vita come una serie di catastrofi sulle quali non si ha nessun controllo, si può abdicare da ogni responsabilità di crescere ed utilizzare gli errori degli altri come una scusa. Alla fine, perdiamo la partita e l'auto-commiserazione ci chiude in un circuito che ci esclude dalla vita e dalla possibilità di andare al di là di noi stessi, verso Dio e verso gli altri.

2. Ruth Tiffany Barnhouse, nel suo libro "Homosexuality: A Symbolic Confusion" ("L'omosessualità: una confusione simbolica"), parla della necessità di assumere la responsabilità di scelte fatte in condizioni traumatizzanti, quali il rifiuto. Lei fa una distinzione tra il trauma - sul quale non abbiamo nessun controllo - e il conflitto, che rappresenta la nostra reazione al trauma e le scelte che facciamo per gestirlo. (3) Così, sebbene non abbiamo il controllo sulle circostanze traumatizzanti della nostra vita, noi facciamo - riguardo a queste circostanze - delle scelte di cui siamo responsabili. Optiamo per una soluzione invece di un'altra. Per coloro che lottano contro le tendenze omosessuali, la somma totale di tutti questi rifiuti può portare al narcisismo, che esploriamo qui di seguito in modo più dettagliato.

/ II. Il narcisismoCome abbiamo già detto, è necessario che superiamo, nel nostro sviluppo, lo stadio nel quale siamo centrati sul nostro corpo e su noi stessi per accedere a una posizione in cui possiamo guardare all'esterno di noi e verso gli altri. Noi facciamo questo passo grazie all'accettazione e all'incoraggiamento degli altri, cosa che alla fine permette a noi stessi di accettarci. (Qui l'incoraggiamento del padre durante l'adolescenza è particolarmente significativo; secondo Leanne Payne, il padre è "il trampolino che permette al figlio o alla figlia di prendere lo slancio verso l'accettazione di sé".(4)) Se nessuno dà questo incoraggiamento, non ci resta altro che sviluppare dei mezzi inadeguati e deformati per trovare l'accettazione, in generale attraverso quel falso amore di sé noto sotto il nome di narcisismo.

A) Definizione: il mito di Narciso e i miti ulteriori che hanno circondato il narcisismo. (5)
1. Punito perché era incapace di amare, Narciso s'innamora della sua propria immagine. (6)


2. Il narcisismo si caratterizza per il desiderio ossessivo e costante di presentare un'immagine di sé accettabile, che non è il vero io. L'immagine è una difesa contro la realtà. Il vero io è inaccettabile, per il narciso.

3. Bisogna distinguere tra il narcisismo primario (del bambino) e il narcisismo secondario (dell'adulto): il narciso adulto fa fatica a vedere al di là di se stesso. In un mondo minaccioso, il narciso s'identifica ad un'immagine ideale al fine di nascondere la sua paura di essere vulnerabile. Questo comportamento ha delle implicazioni importanti nella misura in cui lede l'autenticità del nostro attaccamento emozionale e sessuale con un altro essere umano.

4. Lo stato emozionale del narciso è un sentimento d'angoscia vaga e indistinta, un malessere che dimora in lui da quando risalgono i suoi ricordi.

5. La masturbazione, provocata da profondi sentimenti d'ansia, può cominciare talvolta sin dall'infanzia. L'assenza della sensazione di benessere, o perfino della sensazione fondamentale di esistere dovuta a delle carenze affettive precoci, predispone l'individuo a darsi al piacere stimolando le sue parti genitali. La sensazione piacevole provata ha per scopo il compensare i sentimenti penosi creati dall'ambiente.

B) Il ruolo dell'immagine1. Davanti al rifiuto e all'ansia sussiste la necessità di avere una nuova immagine, cosa che ricorda la foglia di fico nel giardino dell'Eden.

2. Il corpo, con le sensazioni emozionali e sessuali, è tagliato dall'ego, o dalla coscienza che si ha del proprio corpo. Il corpo e le sensazioni vengono allora condizionati per creare una certa immagine - il falso io. Essendo dissociato dal suo corpo idealizzandolo, il narciso può essere portato ad adorare la propria sessualità. Terrà allora il suo corpo come distinto da lui(lei), quasi come fosse un'altra persona.

3. Conseguenze a livello della sessualità: il sesso è un dono dell'essere tutt'intero, ma il narciso non può che proiettare la sua immagine sessuale sull'altro. Per il narciso, il sesso non è che un mezzo per trovare incoraggiamento e approvazione per la sua immagine sessuale idealizzata. (7)

C) La negazione dei sentimenti
1. Nel narciso sorge il bisogno di negare ogni sentimento che entrerebbe in conflitto con l'immagine che ha di sé. Questi sentimenti girano soprattutto attorno alla paura, alla rabbia, al dolore e al desiderio sessuale. Per l'individuo narcisistico la priorità assoluta consiste nel proteggere la sua immagine.

2. Ogni forma di vulnerabilità, di errore, di dubbio di sé o di bisogno interiore è altrettanto rifiutata, cosa che dà un'immagine di sé grandiosa. Questo atteggiamento compensa così il dolore e la responsabilità che il faccia-a-faccia con il vero io comporta.

3. Tutti questi atteggiamenti hanno delle conseguenze sulla sessualità. La sessualità è normalmente vissuta come tenerezza, come un desiderio profondo d'essere vicino all'altro, ma il narciso rifiuta questa intimità perché implica una confessione di bisogno reciproco e di vulnerabilità. Al posto di questo, il sesso è strettamente circoscritto alle parti genitali, si limita al piacere che c'è nello scaricare un'energia sessuale, in una sensazione fisica, e diventa pure, per il narciso, un mezzo di soddisfare la sua immagine sessuale. (8)

D) Il potere e il controllo
1. I sentimenti legati alla tristezza, alla paura e al desiderio sono negati perché lasciano la persona vulnerabile al rifiuto e all'umiliazione. L'immagine di sé è così infondatamente rivestita di un'aura d'indipendenza, di coraggio e di forza.

2. Il potere e il controllo (le due facce della stessa medaglia) diventano una priorità per la persona narcisistica; essa ne fa uso per proteggere se stessa dalla sua vulnerabilità e dai suoi sentimenti di debolezza davanti all'umiliazione. Il narciso compensa la sua debolezza con una ricerca sfrenata di potere.

3. Questa lotta per il potere ha degli effetti sulla sessualità. La confusione che il narciso vive nella sua sessualità, come pure la mancanza d'integrazione sessuale, sono spesso la causa del suo smarrimento. Differenti forme di promiscuità sessuale, come la seduzione, diventano allora per il narciso un mezzo per esercitare un potere e un controllo sull'altro e per non aprirsi ad una vera intimità. Dire "Ho bisogno di te" determinerebbe il rivelarsi del vero io, che è stato accuratamente nascosto dietro una bella immagine ingannevole.

"Il falso io rimane alla superficie, così l'io che viene presentato al mondo. Esso contrasta con il vero io, che si nasconde dietro la facciata o l'immagine." (9) L'io sensibile, quello che ha bisogno dell'amore di Dio e degli altri per trovare l'integrità, è negato. Il narcisismo può proteggere dal dolore e dal rifiuto, ma non è che un recipiente vuoto che non sa neanche amarsi, e ancor meno può amare gli altri. A chi cerca di scoprire chi è e come vivere in un mondo doloroso, il narcisismo non offre che una soluzione che porta alla morte.

Se impariamo ad amarci in modo giusto, allora siamo più liberi di amare gli altri. Ma per molti di noi lo shock del rifiuto e le sue componenti di paura, ribellione e auto-compatimento ci hanno impedito di risolvere la questione essenziale: "Chi sono?" La nostra ricerca d'identità ci ha forse condotto a volgere i nostri sguardi in noi stessi e a fabbricarci la conchiglia dura e fredda del narcisismo.

Non appena cominciamo a considerare la soluzione in Cristo, dobbiamo ricordarci quanto segue: innanzitutto, Gesù ha fatto l'esperienza del rifiuto più tremendo possibile. Isaia lo descrive come colui che è stato disprezzato, rifiutato, come l'uomo dei dolori (Isaia 53,3). Giovanni 1,10-11 racconta come gli stessi che aveva creato e che è venuto a riscattare hanno rifiutato di riconoscerlo.
Gesù ha patito il più spaventoso rifiuto, ma non ha mai usato ciò come una ragione per abbreviare la missione che gli era stata affidata. Il rifiuto l'ha spinto ad essere ancor più dipendente da suo Padre. Gesù sa dunque compatire le nostre sofferenze e ci mostra come trovare l'accettazione, anche in una situazione di alienazione. In Gesù noi siamo profondamente confermati e stabiliti nella nostra identità e il vero io in ciascuno di noi è chiamato così alla vita.
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Preghiera per il senso di benessere
(da fare individualmente o in gruppo)
"Padre, noi veniamo a te per ricevere i tuoi incoraggiamenti più profondi al livello specifico in cui tu desideri donarceli. Ti rimettiamo, con l'aiuto dello Spirito Santo, l'intenso terrore, la paura e l'angoscia che riempiono la nostra vita dall'infanzia. Circondaci con tutto l'amore della tua presenza e ricordaci che noi siamo i tuoi diletti. Rivestici del tuo manto di tenerezza e scaccia il dubbio e la disperazione che il peccato e le carenze affettive hanno formato in noi. Riempici della tua pace e del tuo amore per noi. Per mezzo dello Spirito Santo in noi, noi prendiamo autorità sulla paura, sulla ribellione e sull'auto-compatimento, e ce ne stacchiamo. Ci distacchiamo anche dal nostro narcisismo, e rinunciamo all'immagine che avevamo presentato agli altri per guadagnare il loro amore. E' un amore falso, e lo rifiutiamo. Sostituiscilo, Padre, con il tuo vero amore per noi. Noi ti amiamo."
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- Letture raccomandateLeggete il capitolo 9 di "Pursuing Sexual Wholeness" ("Verso una sessualità riconciliata"), ed anche le pagine 27-52 di "Homosexuality: A New Christian Ethic" ("L'omosessualità: una nuova etica cristiana") di Elizabeth Moberly.
- Domande
1. Come possono essere colmati i bisogni degli omosessuali? In cosa consiste la doppia terapia di Elizabeth Moberly?
2. Come il rifiuto e il narcisismo che ne derivano impediscono che questi bisogni siano colmati? Utilizzate i rapporti sessuali come un mezzo per esprimere il vostro bisogno d'intimità con delle persone del vostro sesso? I rapporti sessuali sono un mezzo valido per esprimere il vostro desiderio d'intimità o sono un modo di sostituirlo?
3. Ripensate ai momenti in cui vi siete lasciati andare all'auto-commiserazione. Invece di fuggire nel vostro dispiacere e nella vostra tristezza, parlatene al Signore.
4. Vi siete rivoltato(a) contro il vostro proprio corpo e il vostro genere a causa dei rifiuti subiti in questi ambiti? Ricordatevi che il Signore accetta la vostra appartenenza sessuale e il vostro corpo.
5. Quali paure avete riguardo all'intimità con delle persone dello stesso sesso? E con i membri del sesso opposto? Domandate al Signore di aiutarvi ad identificare queste paure.
6. Quale potere date all'immagine che volete avere sugli altri? In che modo questa immagine è collegata ai sentimenti e ai desideri del vostro cuore? Questa immagine è costante o cambia secondo la persona con la quale vi trovate? Che cosa provate riguardo a quest'immagine? Come la incorporate alla vostra identità cristiana?
- Note
(1) Alexander Lowen, "Narcissism", MacMillan, New York, 1983, pag.xi. La maggior parte dell'insegnamento di questo capitolo è tratta da questo libro.
(2) Leanne Payne, "The Broken Image", pag.50
(3) Ruth Tiffany Barnhouse, "Homosexuality: A Symbolic Confusion", pagg.116-117
(4) Leanne Payne, "The Broken Image", pag.51
(5) Alexander Lowen, "Narcissism", pag.26
(6) Alexander Lowen, "Narcissism", pagg.29-33
(7) Alexander Lowen, "Narcissism", pagg.52-54
(8) Alexander Lowen, "Narcissism", pag.48