venerdì 30 novembre 2007

...non sentivo mai che ero maschio.

...non sentivo mai che ero maschio.

Lo sviluppo dell'omosessualità




Separarsi dal maschile


A differenza di molti bambini, non ho mai desiderato imitare mio padre perché non avevo mai visto in lui delle qualità che ammiravo. Egli non soltanto mancò nel confermarmi come uomo, ma denigrò pure la mascolinità che emergeva in me con abusi emozionali. Così reprimetti la mia mascolinità staccandomi semplicemente da tutto ciò che mio padre era esattamente per me. In effetti, mi ricordo pure di aver fatto dentro di me il voto di non diventare mai come lui.

Questo voto e questo distacco nei confronti di mio padre si generalizzò infine a tutto ciò che lui rappresentava per me, compresi tutti gli altri uomini. Nel più profondo del mio cuore o del mio essere interiore, la mia personalità divenne completamente separata dai simboli della mascolinità. Non ho mai dubitato del mio sesso biologico, ma non sentivo mai che ero maschio.
Nel suo libro "Crisis in Masculinity" (Crisi nella mascolinità), Leanne Payne racconta la storia di Richard, un uomo le cui fratture interiori erano così simili alle mie che ogni volta che il suo nome appare nella citazione qui di seguito riportata gli ho sostituito il mio:

Come vive un uomo alienato da un'importante parte di sé, e cioè dalla sua identità sessuale, con tutti i suoi potenti simboli archetipici relegati nel profondo della sua mente e del suo cuore? 

Psicologicamente, per (Mario), l'essersi scisso dalla sua mascolinità significava essere separato dalla capacità di vedersi ed accettarsi come uomo. La visione interiore che aveva di se stesso era terribilmente incompleta. Nel suo cuore non c'era nessuna immagine di sé come uomo o come persona completa; non vedeva in lui che un vuoto oscuro.
Le persone che sono ben affermate nella loro identità di genere hanno delle immagini simboliche, ed anche più realiste, di se stesse a cui non prestano neanche attenzione, tanto sono ovvie ed evidenti. Ma dentro (Mario) c'era un vuoto peculiare, un nulla strano che egli cercava di riempire con una vita malsana e di fantasie. Questa vita immaginaria, al pari delle immagini che emergevano dalla sua psiche malata, gli forniva delle rappresentazioni simboliche della sua confusione sessuale. 1*

Di tutte le immagini che scaturivano dalla mia psiche malata e ferita, ve ne sono tre che secondo me si distinguono. Verso l'età di cinque anni cominciai a sentire un profondo disagio nei confronti del mio sesso. La paura che avevo di mio padre aumentò, come il senso di un profondo rifiuto da parte sua nei miei confronti. Il cuore ha la parsimoniosa capacità di contenere in un singolo simbolo un intenso dolore interiore. 

Così il mio cuore ridusse la mia mascolinità e la mia profonda alienazione da essa ad un solo simbolo: i piedi maschili. Mi affascinavano in modo innaturale. A questo fascino era unito un senso di vergogna: era la mia reazione al senso di rifiuto che avvertivo da parte mio padre. Nel suo libro "Homosexuality: A Symbolic Confusion" (L'omosessualità: una confusione simbolica), la dott.ssa Ruth Tiffany Barnhouse constata che il feticismo dei piedi è comune nei casi di disfunzione della sessualità maschile. 2* Tuttavia il mio feticismo dei piedi non era totale perché non era legato a nessuna reazione genitale.

Diversi anni più tardi, verso l'età di dieci anni, un altro simbolo della mascolinità si sostituì al mio fascino per i piedi maschili. La mia famiglia si stava preparando a lasciare la città per andare a stare in periferia. Proprio prima di partire, piantai il seme di un acero ai piedi di un lampione sulla strada. Dopo il nostro trasferimento in periferia feci ripetutamente dei sogni nei quali quel seme d'acero cresceva così velocemente ed in alto che rovesciava il lampione. Anche da sveglio mi prendevano la paura e la vergogna per aver piantato quel seme.

Alla prima occasione, ritornai alla nostra vecchia casa in città per vedere se l'acero aveva davvero rovesciato il lampione. Naturalmente non l'aveva fatto. Ancora una volta il mio cuore aveva parsimoniosamente contenuto in un solo simbolo un profondo conflitto interiore. L'albero e il lampione, per me, erano entrambi dei simboli del maschile, e la paura dell'acero che cresceva ed abbatteva il lampione era la paura proiettata della mia propria mascolinità. Non volevo crescere e diventare un maschio perché questo avrebbe significato diventare come mio padre: dominatore, crudele e distruttivo.

Ecco l'ultimo esempio di come, sempre con un sogno, il mio cuore simbolizzava il mio conflitto interiore. Dalla prima infanzia a metà dell'adolescenza facevo un sogno ricorrente che non mancava mai di svegliarmi sudato nel panico. Nel sogno sono sul lato di un'enorme siepe verde mentre sto fuggendo da mio padre. Lui è dall'altro lato e m'insegue con un coltello in mano. Quando arriviamo alla fine della siepe, lo vedo e scappo via da lui. Mentre sto correndo, vedo la porta di un armadio davanti a me. Apro la porta, entro dentro, e chiudo la porta dietro di me... solo per trovarmi di fronte a un uomo morto dentro un sacco da obitorio.
Questo sogno rappresenta simbolicamente ciò che era successo alla mia mascolinità. Pieno di paura, scappavo via da mio padre (il maschile). L'unico posto dove potevo rifugiarmi era un armadio dove il maschile era morto. Solo in presenza del maschile morto mi sentivo al sicuro.

Quando mi sono separato dalla mia mascolinità, ho emozionalmente investito di più nelle mie qualità femminili. Ma arrivai ad odiare il femminile in me. Da adolescente, ogni volta che guardavo le mie fotografie dell'album della scuola disprezzavo sempre le qualità femminili che vi notavo. Dato che la mia mascolinità era così repressa, il femminile in me non era correttamente controbilanciato da una mascolinità conforme al mio sesso biologico, al mio essere maschio. Di conseguenza il mio lato femminile emerse sotto forma di una falsa femminilità: un'effeminatezza.

La confusione simbolica


Man mano che crescevo, il mio cuore non conteneva più nessuna immagine di uomini sani. Per questo motivo non riuscivo a riconoscere le qualità maschili che erano in me. Non avevo nessun parametro col quale riconoscere il maschile ed identificarmi con esso in modo sano. Al posto di veri simboli di mascolinità, il mio cuore se ne procurava di falsi e malsani: il feticismo dei piedi, la paura dell'acero dominatore e il sogno in cui mio padre m'inseguiva. Nella lettera che mia sorella Annelyse mi spedì assieme alla copia di "The Broken Image", lei mi scrisse: "Dio è un Padre perfetto e desidera ardentemente dare cose buone ai suoi figli." Mi ricordo di aver letto queste due parole assieme, padre e perfetto, e di essermi detto: "Padre e perfetto vanno assieme come pesce e bicicletta." Il mio cuore non poteva comprendere una tale idea; era un pensiero completamente astratto.

I contatti che un bambino ha con delle forme sregolate d'amore maschile e femminile si registrano come simboli confusi nella sua identità sessuale in sviluppo e nella sua comprensione della complementarietà dei sessi.

Quando l'amore non è in ordine e le relazioni sono anch'esse disordinate, allora le immagini primarie mancano o sono seriamente in uno stato di grave confusione (come nella nevrosi omosessuale). Questa è la tragedia di tante famiglie spezzate dove si soffre non soltanto della mancanza dei genitori e di altri membri familiari, ma anche della perdita di ciò che queste persone rappresentano simbolicamente. Si subisce così la perdita d'immagini simboliche di pienezza ed equilibrio che avrebbero dovuto invece continuare a nutrire il cuore. 3*

Una storia d'amore


La mascolinità e la femminilità ci vengono comunicate durante l'infanzia attraverso gli uomini e le donne del nostro ambiente familiare che simbolizzano per noi il maschile e il femminile (inizialmente il padre e la madre). Per acquisire un'identità personale sana dobbiamo avere delle relazioni affettuose e sane con dei membri di tutti e due i sessi. Si potrebbe dire che i nostri primi incontri con delle persone care di entrambi i sessi s'imprimono nei nostri cuori come una storia d'amore, dando luogo a delle idee specifiche sulla femminilità e sulla mascolinità.

All'interno di questa storia d'amore ci sono degli episodi che modellano il nostro senso d'identità. Le relazioni con i personaggi di questi episodi incidono sulla direzione che prende poi la nostra sessualità. Se durante la crescita le nostre relazioni con i membri dei due sessi sono sane, una sana storia d'amore eterosessuale s'iscrive nei nostri cuori. La nostra sessualità segue così il corso di questa storia d'amore e possiamo così vivere in seguito dei piacevoli episodi d'amore tra i sessi secondo questo tipo di copione iscritto nei nostri cuori.

Per lo sviluppo di una sana identità sessuale la storia d'amore nel nostro cuore deve includere due copioni paralleli. Uno di essi è quello della relazione d'amore con il genitore dello stesso sesso.  
All'interno di questo copione vi sono dei buoni ricordi di legame affettivo connessi alla gioiosa presa di coscienza, avuta in un momento o l'altro, che "questa persona è come me". Il secondo copione è la relazione d'amore con il genitore dell'altro sesso e comprende dei buoni ricordi relazionali associati alla rapida presa di coscienza che "questa persona è diversa da me", che "le differenze tra me e questa persona sono complementari e ci portano a ravvicinarci". Idealmente, sono il padre e la madre che servono da modelli per questa complementarietà tra i sessi.

Affinché possiamo identificarci con il genitore dello stesso sesso e prendere coscienza dell'alterità complementare che rappresenta il genitore dell'altro sesso, il nostro cuore deve contenere delle immagini positive dei due sessi nella loro relazione reciproca. L'incapacità di avere delle relazioni sane con i membri dei due sessi creerà dei personaggi negativi nel copione d'identificazione e di complementarietà della storia d'amore iscritta nei nostri cuori. La nostra sessualità seguirà allora la trama di questi copioni e ne conseguirà una forma di ambivalenza sessuale o di confusione dei generi.

Uso il termine "genere" per riferirmi alle qualità maschili o femminili quali esse esistono in Dio e nell'umanità. E' un termine che viene spesso impiegato per spiegare i comportamenti appresi tipicamente associati al sesso biologico, sia maschile che femminile. Il termine "genere" può essere pure impiegato per riferirsi a un sentire interiore di appartenere al proprio sesso. "L'identità di genere fondamentale" può essere definita come "l'immagine di sé biologica che risulta dallo sviluppo della propria percezione di sé in relazione agli altri". 4 *

Il genere, e cioè le qualità del maschile e del femminile, comprende entrambi i sessi, ma non è limitato a ciò che ha un sesso. Come C.S. Lewis ha scritto: "Il genere è una realtà e una realtà ben più fondamentale del sesso". 5* La mascolinità e la femminilità sono qualità che esistono in Dio. Poiché le loro origini sono in Dio, si può considerare che la mascolinità e la femminilità hanno una dimensione trascendentale.
Il dott.Donald Bloesch scrive:
Benché la Bibbia affermi chiaramente che il Dio vivente trascende la sessualità, che egli non è né maschio né femmina, è ugualmente chiaro che egli racchiude in sé la mascolinità e la femminilità. In effetti, noi siamo "creati a sua immagine, maschio e femmina" (Genesi 1,27; 5,1-2). 6*


Inoltre nel suo libro "Is the Bible sexist?" (La Bibbia è sessista?), il dott.Bloesch scrive:
Dio racchiude la mascolinità e la femminilità come movimenti interni a lui che esprimono da un lato l'iniziativa e la potenza (il maschile) e dall'altro la ricettività e l'obbedienza amorosa (il femminile). 7*

La relazione primaria di Dio verso di noi è quella di iniziatore maschile (ama per primo; prende l'iniziativa della redenzione). La nostra relazione primaria verso Dio è quella di recettori femminili (riceviamo il suo amore; accogliamo Cristo nei nostri cuori). Per contro, Dio agisce con una modalità di risposta femminile quando prendiamo l'iniziativa di entrare in contatto con lui: 

"Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi" (Giacomo 4,8). Ma il nostro andare a lui nasce da ciò che egli prima ci ha rivelato, e cioè che egli è là perché noi lo contattiamo in primo luogo. In aggiunta, la Scrittura usa delle immagini femminili per descrivere l'amore "materno" di Dio per l'umanità (ad esempio Numeri 11,12 e Matteo 23,37). La Bibbia tuttavia utilizza per la maggior parte dei termini maschili per descrivere Dio. Egli si rivela al mondo come un Padre nei cieli, e non come una madre nei cieli.
Come ha detto un teologo:
Il Dio dell'Antico Testamento non è soltanto definito come "Padre", ma dichiara di essere il Padre. Nostro Signore ha proclamato: "Non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Matteo 23,9). 8*


Ma l'essere umano, nella sua natura decaduta, ha un'immagine distorta di Dio e di ciò che significa essere creati a sua immagine: maschio e femmina (Genesi 1,27). Poiché siamo delle creature decadute, la sua immagine in noi è oscurata dal peccato e viviamo di conseguenza nella confusione riguardo a ciò che genere e sesso sono.

La mascolinità e la femminilità sono qualità che esistono in ogni essere umano. Quando il dott.Bloesch scrive: "Nella loro relazione con Dio e Cristo, tutti i cristiani sono chiamati ad assumere il ruolo del femminile" 9*, o quando C.S. Lewis afferma: "Colui che è al di sopra e al di là di tutte le cose è cosi maschile che siamo tutti femminili in rapporto a lui" 10*, entrambi vogliono dire che tutta l'umanità, sia gli uomini che le donne, sono in una posizione di risposta femminile davanti alle iniziative di Dio (alleanza, amore, redenzione). Inoltre quando diciamo "lei" riferendoci alla Chiesa (o alla Sposa di Cristo), non l'intendiamo come composta da donne. Neppure quando usiamo il "lui" per riferirci a Dio (o a Cristo come nostro Sposo) non intendiamo dire che Dio è maschio in senso biologico.

Nostro Signore Gesù, che è pienamente Dio e pienamente uomo, manifesta la qualità femminile della ricettività dal momento che è sempre in attesa e all'ascolto della parola che il Padre gli invia. Gesù manifesta la qualità maschile dell'iniziativa quando, in obbedienza al Padre, dà liberamente la sua vita sulla croce assicurando la redenzione dell'umanità.

Sarebbe tuttavia sbagliato definire in modo così ristretto il maschile come solo la qualità d'iniziativa e il femminile come solo la qualità della ricettività. Sarebbe troppo semplice, e perderemmo tutte le indescrivibili qualità contenute all'interno della mascolinità e della femminilità. 
Quando vengono definite troppo specificatamente, la mascolinità e la femminilità degenerano rapidamente in ruoli stereotipati nei quali cerchiamo erroneamente d'inquadrare uomini e donne. L'immagine hollywoodiana del macho baffuto o della svampita bionda-platino sono degli esempi perfetti di tali caricature. Qui si perde di vista la verità secondo la quale ogni individuo, maschio e femmina, è stato concepito in possesso di entrambe le qualità maschili e femminili. Idealmente, la mascolinità e la femminilità dovrebbero felicemente coesistere nell'anima di ogni essere umano.

Eppure molte persone credono erroneamente che solo i maschi hanno delle qualità maschili e che solo le femmine hanno delle qualità femminili. Di conseguenza, le donne vengono classificate come principalmente intuitive e gli uomini come principalmente razionali.

Una seconda falsa idea è quella di credere che la sola distinzione tra uomo e donna sia di ordine biologico (il sesso) senza tener conto della realtà di genere. Quelli che si attengono a questi due falsi concetti confondono il genere con il sesso. Quando vedono la parola maschile (genere), leggono la parola maschio (sesso). Bisogna ricordare loro che maschile e femminile si riferiscono alle qualità legate al genere, e che maschio e femmina corrispondono al sesso biologico. Sebbene non si debba andar troppo lontano nel definire genere e sesso in modo separato per il rischio di non considerarli più come reciprocamente correlati, è necessario vedere le differenze che ci sono tra queste due parole. 
Nel suo libro "Pursuing Sexual Wholeness" (Perseguire l'integrità sessuale), Andy Comiskey scrive:
Essere maschio implica il fatto di essere un uomo invece che una donna. E' uno stato direttamente legato al proprio genere biologico. La mascolinità è una qualità, una posizione, un approccio alla vita che è completata dalla femminilità. Gli uomini e le donne esprimono nella vita sia qualità maschili che femminili. ... Ma per essere degli uomini e delle donne completi nella propria identità, queste qualità devono trovare un'armonia e un ritmo appropriati al proprio sesso biologico. 11*

Naturalmente è giusto per un uomo dire che la sua identità di genere è maschile e per una donna che la sua è femminile. Non soltanto possediamo delle qualità maschili e femminili, ma col nostro sesso apparteniamo a uno o all'altro genere. Sentirsi a proprio agio e sicuri nell'appartenere al proprio genere è essenziale per avere un'identità personale sana.

Il grado del nostro bisogno di guarigione può riflettere la misura in cui siamo in contatto con le nostre qualità maschili e femminili. Se c'è squilibrio tra il maschile e il femminile, o alienazione totale in rapporto a un genere, una forma di disfunzione apparirà nella nostra identità personale. 

Scrivendo a questo riguardo nel contesto della guarigione interiore, Leanne Payne dice:
Per una donna, essere libera d'intraprendere (libera, cioè, di sentire le parole del Signore e di metterle in pratica) significa essere in contatto con il suo lato maschile. Non è passiva in modo malato, come quando il principio femminile è alienato da quello maschile. E' libera di rispondere a Dio con tutto il suo essere, e perciò capace di prendere l'iniziativa quando l'occasione lo richiede. Nella sua relazione verticale con il Signore, è una persona completa, pienamente capace di collaborare con il suo Spirito. In questo caso è un'equilibrata creatrice femminile, a immagine di suo Padre Creatore.

Allo stesso modo, perché un uomo funzioni pienamente come creatore maschile, egli dev'essere in contatto con il principio femminile in lui. Il suo cuore dev'essere capace di rispondere a Dio, agli altri, alle esigenze del lavoro da compiere. Il suo cuore, come quello della sua controparte femmina, è il ventre fertile che riceve continuamente la vita di Cristo e, in risposta, dà la nascita alle creazioni che Dio gli ordina d'intraprendere. Ascoltando nell'obbedienza la parola di guarigione che Dio non smette mai di pronunciare, l'uomo diventa un servitore e un portatore di questa parola e l'alimenta nei cuori degli altri. E' così che diventa un medico delle relazioni spezzate. E' lo sposo maschile di Dio.

Invariabilmente, quando un'anima ha bisogno di guarigione, si constata un disequilibrio tra il suo maschile e il suo femminile. Lui o lei mettono troppo peso su uno dei piatti della bilancia. 12*
Per capire meglio lo sviluppo di una sana storia d'amore eterosessuale, esaminiamo tre parole greche che esprimono il concetto di amore: storge, philia e eros.

Storge


Questo termine significa più o meno "amore naturale" o "amore familiare". E' quel tipo d'amore che lega i membri di un gruppo naturale: l'amore della famiglia, ad esempio. I genitori amano i figli e i figli amano i genitori e si amano l'un l'altro. ... Nell'antichità, esser membro di una famiglia aveva un significato importantissimo e lo storge era quindi un elemento prezioso ed apprezzato nella vita di una persona. Senza di esso non restava null'altro che un'esistenza infelice e senza affetto, qualcosa che difficilmente si poteva dire una vita.

C.S. Lewis ritiene questa forma d'amore molto importante. La chiama "affetto" e la descrive così: "La prima immagine che dobbiamo avere è quella di una madre che nutre al seno il suo bambino, di una cagna o di una gatta in una cesta piena di cuccioli o di gattini ammucchiati che guaiscono e si strofinano l'un con l'altro tutti insieme, facendo le fusa, balbettando, con il latte, il calore, l'odore della nuova vita." 13*

L'amore storge ha delle forme maschili e femminili e i nostri incontri con questi aspetti differenti di storge variano nel corso dell'infanzia.
Nella primissima infanzia gustiamo inizialmente l'amore storge nella sua forma femminile tramite la madre: una carezza, il seno pieno di nutrimento. In questa relazione simbiotica tra il bambino e la madre, il bimbo non è neanche conscio che è un essere distinto da sua madre. Il senso di sicurezza e d'amore che prova viene dall'aver fatto parte del corpo della madre.
Un legame invisibile persiste ancora molto dopo il taglio del cordone ombelicale. Esiste un rapporto di conoscenza profonda tra il bambino e la madre: un modo di conoscenza che precede l'avvento della ragione e, in un certo senso, la trascende. 14*

E' nell'amore della madre che un bimbo sperimenta un senso d'esistenza e d'individualità. Nell'amore della madre, la storia d'amore del bimbo riceve la prima impressione di ciò che sono la donna e la femminilità, e la sensazione d'essere.
E' di fondamentale importanza che un bimbo non venga separato da sua madre fintanto che non abbia sviluppato la capacità di comprendere la sua assenza. Altrimenti il bimbo interiorizza l'assenza materna come un rifiuto. L'amore femminile viene allora associato al rifiuto e diventa un tema ricorrente nella storia d'amore di un cuore.

Gli psicologi che studiano la relazione tra i bambini e i loro genitori sono generalmente d'accordo nell'affermare che la capacità di comprendere l'assenza della madre non comincia a svilupparsi prima del nono mese di vita e non raggiunge il suo pieno sviluppo prima dell'età di due anni e mezzo. Lunghi periodi di separazione dalla madre prima di quest'età non provocano soltanto un senso di rifiuto, ma anche tutta una serie di effetti negativi: rabbia, angoscia e perfino concupiscenza, che si manifestano in età adulta - vedi il libro del dott.Frank Lake "Clinical Theology" (Teologia clinica) o quello del dott.John Bowlby "Attachment and Loss" (Attaccamento e perdita).

Affinché il bambino possa giungere ad un sicuro senso d'individualità al di fuori della madre, egli ha bisogno delle affettuose conferme del padre. Il dott.Daniel Trobisch spiega: "La madre è come un cerchio e il padre è colui che ci allontana da quel cerchio." L'incontro iniziale del bambino con la forma maschile di storge giunge principalmente tramite l'amore del padre per la madre; egli ama il bambino attraverso lei. Nell'amore per sua moglie, un padre comincia a scrivere nella storia d'amore del bambino il tema della sollecitudine e della tenerezza maschili. Man mano che i bambini imparano a camminare a gattoni, si allontanano dalla madre per andare verso il padre. Dando conferme affettuose al suo bambino, il padre gioca un ruolo importante, perché lo aiuta a separare la sua identità personale da quella della madre.


Leanne Payne scrive in che misura tutto ciò si rapporta allo sviluppo della persona durante l'adolescenza:
Il fatto che ci accettiamo o no come persone dipende dall'essere stati confermati o meno tramite la voce maschile. Come donna, io non posso confermare i miei figli nella loro identità di genere: mio figlio nella sua mascolinità e mia figlia nella sua femminilità. E' la voce maschile che i miei figli cercano, perché li ho portati in me e stanno separando la loro identità dalla mia. E' ovvio che i legami con il padre prima del tempo cruciale dell'adolescenza sono importanti. Ma a partire dall'adolescenza rivestono un'importanza estrema. Vi sono dei momenti in cui è necessario che il padre si metta "tra" il figlio e la madre. Facendo ciò, egli mette il figlio in grado di separare la sua identità sessuale e personale da quella della madre. 


Questo è altrettanto vero con la figlia, sebbene non sia così cruciale nell'ambito della sua identità sessuale. Dopotutto, la figlia non è altro che la madre. 15*

L'amore del padre per un figlio permette a quest'ultimo di identificarsi con le caratteristiche sia maschili che maschie che vede in suo padre. Ciò è fondamentale perché si sviluppi in modo sano il ruolo corrispondente alla propria identità di genere, la parte che uno interpreta nella vita come uomo o come donna. Sia per il figlio che per la figlia, il padre rappresenta tutto ciò che è maschile e maschio nel mondo, proprio come la madre è per entrambi la rappresentazione di tutto ciò che è femminile e femmina. 
E' importante che i figli s'identifichino positivamente con il ruolo maschile o femminile che percepiscono nel genitore dello stesso sesso per apprendere da loro un modello d'identità positivo da seguire. Per contro, è ugualmente importante che un bambino senta come positive le differenze di genere con il genitore dell'altro sesso per imparare a come stabilire dei rapporti con i membri dell'altro sesso in modo complementare. Sentirsi sicuri nella propria identità sessuale significa essersi identificati correttamente con lo stesso sesso e relazionarsi con una sana complementarietà verso l'altro sesso.

Un giorno mia sorella Karen mi telefonò per raccontarmi l'ultima cosa simpatica che il mio nipotino Alexander aveva fatto. Quella mattina mio cognato era andato a lavorare e Karen stava lavando i piatti della colazione. I suoi due bambini, Katie, di cinque anni, e Alexander, di due anni, erano andati a giocare in un'altra stanza. Il tempo passava e Karen non sentiva la voce di nessuno dei due, cosa che, mi disse, era di solito segno che stavano combinando qualcosa.
Nel momento in cui stava per lasciare la cucina per andare a controllare cosa stavano facendo, Alexander comparve con ai piedi le pantofole di suo padre, con i suoi occhiali sul naso e in mano la Bibbia, anch'essa sempre del papà.

Karen corse allora in bagno pensando che Katie stesse facendo lo stesso gioco. Qualche settimana prima, Katie si era coperta la faccia di fondotinta, aveva preso delle forbici e si era tagliata una buona parte dei capelli. Karen fa di professione la parrucchiera. Questa volta trovò Katie che giocava tranquillamente nel suo mondo immaginario con tutti i capelli salvi al loro posto.
Queste forme di gioco innocenti rivelano un'identificazione simbiotica sana con il genitore dello stesso sesso. Una sana identificazione di genere come questa comporta l'instaurarsi di ruoli sani corrispondenti all'identità sessuale. Questa identificazione con il proprio genere è fondamentale per lo stabilirsi dell'identità centrale di genere, e cioè la certezza profondamente sentita da un ragazzo di non essere soltanto maschio ma anche maschile, o, da parte di una ragazza, di essere al tempo stesso femmina e femminile.

Man mano che questa identità di genere fondamentale cresce, il bambino si rende conto di ciò che lo differenzia dall'altro sesso. Questa presa di coscienza non solo conferma in lui la complementarietà dei generi, ma fonda ancor più profondamente la sua crescente identificazione col proprio sesso.

Il fatto d'imitare dei ruoli maschili o femminili aiuta il bambino o la bambina ad identificarsi solidamente al genere al quale appartiene. Negli anni venti, uno psicologo svizzero, Jean Piaget, fece uno studio approfondito sull'importanza del gioco infantile.
Piaget vedeva il gioco simbolico come un aspetto molto importante della vita emozionale di un bambino, al pari del suo sviluppo cognitivo. ... Il gioco serve a una moltitudine di funzioni. Osservando i bambini mentre giocano, s'impara moltissimo su ciò che stanno cercando di comprendere. 16*

Nella storia d'amore dei nostri cuori, l'amore della madre e del padre sono i primi episodi incisivi del copione d'identificazione con il proprio sesso e in quello di complementarietà con l'altro sesso. L'amore di una madre per i suoi figli è unico e differente da quello che il padre dà ai propri figli. E' importante apprezzare queste differenze e non dare maggior valore a un amore rispetto all'altro. I due amori che ci vengono dati dalla madre e dal padre non sono intercambiabili, ma sono importanti in modo paritario. Avere la certezza dell'amore da parte di tutti e due i genitori permette al bambino lo sviluppo di una sana storia d'amore eterosessuale, e più tardi, da adulto, la possibilità di viverla in pienezza. Quando delle buone e sane espressioni d'amore storge sono state impresse nei nostri cuori, allora siamo aperti per avere e scrivere altre forme d'amore nella nostra storia.

Philia


Man mano che iniziamo il nostro incontro con il mondo esterno alla madre muovendoci a quattro zampe verso il padre, scopriamo alla fine il mondo degli amici. Leon Morris, nel suo libro "Testaments of Love" (Testamenti d'amore) definisce così questo tipo d'amore:
Un secondo termine greco per amore è philia, che significa l'amore d'amicizia. Si tratta dell'amore di un uomo per un compagno e di una donna per un'amica. Anche questo ci porta a qualcosa di grande valore nella vita. E' possibile vivere senza amici, ma serebbe un'esistenza davvero molto impoverita. Lewis fa notare che non sembriamo dare tanta importanza all'amicizia quanto lo facevano gli antichi, quando Aristotele la classificava come una virtù e Cicerone poteva scrivere un libro sull'argomento. 17*

Anche l'amicizia ha le sue espressioni maschili e femminili. Nei primi stadi di sviluppo, non sembra che i bambini notino se i loro compagni di gioco siano maschi o femmine. Man mano che il copione d'identificazione con lo stesso sesso si sviluppa nella storia d'amore del cuore, è perfettamente normale che un ragazzino, scoprendo il suo "essere ragazzino", voglia giocare soltanto con altri ragazzi. La stessa cosa vale per le ragazze.
Quando un bambino si sente sicuro nella sua identificazione con il genitore dello stesso sesso all'interno della famiglia, emerge in lui un bisogno di legarsi con i membri dello stesso sesso al di fuori del cerchio familiare. Ciò si chiama comunemente "attaccamento al gruppo"; a questo livello il fatto di diventare membro di un gruppo aiuta a continuare l'identificazione di genere. L'atteggiamento che fa dire ai ragazzi: "Le ragazze, bleah!" o alle ragazze: "I ragazzi, bleah!" è perfettamente normale in questo periodo. Questo rifiuto infantile dell'altro sesso che non è "come noi" fa parte di un'identificazione sana con lo stesso sesso. Non è sano, tuttavia, restare a questo stadio infantile.
Giocare con dei membri del sesso opposto è estremamente importante per un sano sviluppo del copione della complementarietà dei generi nella storia d'amore del cuore. Lungo tutta l'infanzia, e specialmente al momento della pubertà, l'amicizia con l'altro sesso dev'essere incoraggiata dai genitori, dai professori e da ogni altra figura d'autorità significativa. Altrimenti la capacità del bambino di stabilire dei rapporti con l'altro sesso rischia d'essere sottosviluppata, del tutto soffocata, o, a partire dall'età adulta, tragicamente ridotta a un'espressione d'eros sessualmente caricata.

Eros


L'amore di tipo eros emerge al momento della pubertà, generalemente all'inizio in modo immaturo, con una forte connotazione sessuale e colorato di sentimentalismo a tinte drammatiche. Appare frequentemente nei nostri cuori come una tragica storia d'amore. Se siamo emozionalmente sani al momento dell'ingresso nella pubertà, il copione della storia d'amore del cuore si focalizzerà totalmente sulla complementarietà dei generi. Il giovane innamorato diventa allora il personaggio principale di una trama d'amore erotica di second'ordine.
I suoi sentimenti riguardo l'oggetto del suo amore, il suo desiderio di averla, i suoi pensieri su di lei ne diventano i temi secondari. Ciò che dimentica è di dare un'eguale attenzione ai sentimenti, ai bisogni e ai pensieri di colei che ama. Le sue motivazioni sono tipicamente narcisistiche.

... L'eros è ciò che la maggior parte della gente ha in mente quando pensa all'amore. Fondamentalmente, eros è l'amore romantico, l'amore sessuale. E' il nome del dio greco con l'arco e le frecce. La parola viene usata per indicare gli affetti diversi dall'amore romantico, ma questo è invece il suo tipico significato, quello che le dà il suo carattere particolare. Dovremmo notare sin dall'inizio che eros è più che l'esperienza sessuale. L'atto sessuale può aver luogo senza amore. ... Tuttavia, l'atto sessuale è l'espressione appropriata dell'eros. Non è eros in sé, perché l'affetto è pure un elemento essenziale in questo tipo d'amore. 18*

L'eros è l'amore tra i sessi con tutte le sue espressioni contraddittorie. Include la relazione complementare tra un uomo e una donna, l'innocente tenersi mano nella mano degli adolescenti ai primi amori, il semplice piacere che prova un uomo guardando una donna e la vera intimità e profonda conoscenza reciproca dell'abbraccio coniugale. Un eros sano implica sempre il rispetto reciproco.

Eros è il termine appropriato non solo per indicare l'amore tra i sessi che è espresso in modo sentimentale, ma anche le relazioni d'amore tra i sessi all'interno della famiglia. L'amore di un figlio per la madre implica naturalmente degli aspetti di eros, semplicemente a causa della loro differenza sessuale. Questo è anche vero dell'amore di una figlia per il padre.

L'eros, inteso come amore sentimentale, ha oggigiorno disperatamente bisogno d'essere definito. Nel suo insieme, la nostra società è come un adolescente che non è riuscito ad uscire dalla pubertà. Il copione della complementarietà dei generi nei nostri cuori viene per lo più letto come una tragica storia d'amore o una soap opera. Sembriamo essere impantanati in una visione narcisistica dell'eros fortemente sentimentalizzata, oppure incapaci di collegare l'atto sessuale all'amore. Come dei Romei impotenti alla ricerca delle loro Giuliette, abbiamo disperatamente bisogno della conoscenza profonda che C.S. Lewis dà nel suo libro "The Four Loves" (I quattro amori):
In effetti l'eros porta l'uomo a desiderare veramente non una donna qualsiasi, ma una donna in particolare. In maniera misteriosa, ma del tutto indiscutibile, l'innamorato desidera la beneamata in persona, e non il piacere che lei gli può procurare. 19*

Questa descrizione altruista dell'amore contrasta violentemente con il desiderio concupiscente, narcisistico e autogratificante che oggi si fa passare per eros. Come uomo, sono perfettamente consapevole della differenza tra l'affetto che provo per un fratello in Cristo e quello che ho per una sorella in Cristo. La forma più autentica d'amore da fratello a fratello è la philia toccata dall'agape (l'amore incondizionato di Dio). L'amore che ho per lui è in parte radicato nel fatto che siamo tutti e due uomini. In francese, la parola conna"tre viene da nascere, na"tre, e dal prefisso con, che significa stesso. 20* Questa conoscenza in virtù della similitudine emerge soltanto se il copione d'identificazione con lo stesso sesso nella storia del cuore è sano.

La forma più autentica d'amore che posso avere per una sorella in Cristo è anch'essa philia toccata dall'agape, ma comprende pure eros semplicemente perché io sono un uomo e lei una donna. Siccome non condivido la stessa natura di lei (la sua umanità sì, ma non il suo sesso), giungo a conoscerla per esperienza, avvicinandomi a lei e accogliendola nella mia vita. La parola francese savoir da cui è tratto il termine inglese savour, sapore, descrive questa modalità. La conoscenza per virtù della differenza può aver luogo soltanto se il copione della complementarietà dei generi nella storia d'amore del cuore è sano.

Le confusioni dell'amore


"Amiamo confusamente, noi creature decadute; il viaggio della vita consiste nel mettere in ordine l'amore." 21* I nostri primi incontri con le forme maschili e femminili di questi tre tipi d'amore, una volta incorporati nelle nostre relazioni primarie (madre, padre, gli altri), determinano il modo con cui sperimentiamo l'amore verso lo stesso sesso e il sesso opposto più tardi nella vita. 
Questi incontri incidono pure sulla visione che abbiamo di noi stessi come uomini o donne. I copioni d'identificazione con lo stesso genere e quelli di complementarietà con il genere opposto non possono iscriversi nel nostro cuore isolatamente, senza rapporto gli uni con gli altri. Possiamo conoscere veramente uno soltanto conoscendo anche l'altro. Il maschile e il femminile si definiscono nell'esperienza di reciproca correlazione che ne facciamo. Di conseguenza, se siamo confusi in uno, saremo confusi nell'altro.

I bisogni d'amore non soddisfatti nell'infanzia non scompariranno semplicemente perché cresciamo. Appaiono spesso camuffati sotto forma di un bisogno nevrotico che esige di essere soddisfatto. Se c'è stata una carenza in uno di questi diversi tipi d'amore, è probabile che cercheremo di soddisfarlo ricorrendo a una della altre tipologie d'affetto. Il bisogno d'amore non soddisfatto e diventato nevrotico può comparire sia nei copioni dell'identificazione con lo stesso genere che in quelli di complementarietà con il genere opposto.

Quando un uomo non ha potuto ricevere l'amore storge nella sua forma maschile durante l'infanzia, un deficit s'iscrive nel copione della sua identificazione di genere. Forse tenterà di colmarlo con uno stretto attaccamento con un altro uomo, in un rapporto di dipendenza. Oppure cercherà di colmarlo con un'espressione di eros, diventando una nevrosi omosessuale. Un uomo che soffre di un deficit affettivo di tipo philia può avere delle aspettative irragionevoli verso i suoi amici maschi.

La donna che non ha sperimentato la rassicurazione sul proprio senso d'esistere nell'amore di sua madre sarà tentata di trasferire questo bisogno nelle sue relazioni con le altre donne, attendendosi da loro ciò che semplicemente non possono e non devono dare. Certe forme d'omosessualità, sia nell'uomo che nella donna, possono essere considerate come bisogni d'amore dello stesso sesso non soddifatti che si sono erotizzati.

In questi casi eros si è iscritto in modo erroneo nei copioni di identificazione con lo stesso genere ed è stato allo stesso tempo tralasciato nel copione della complementarietà con il genere opposto. Siccome l'amore mancante e desiderato è del tipo storge, ogni tentativo di riceverlo attraverso eros non potrà mai compensare il deficit. La persona in causa si trova letteralmente a "cercare l'amore nei posti del tutto sbagliati". 
Il bisogno non colmato d'amore per lo stesso sesso diventa deformato e smisurato. In alcuni casi degli omosessuali, uomini e donne, finiscono per evitare l'altro sesso per la paura che ne hanno e ad attaccarsi in modo dipendente con qualcuno dello stesso sesso. L'introduzione di eros nel copione serve come mezzo nevrotico per entrare in contatto con lo stesso sesso e ad identificarsi con esso. Evitando i membri del sesso opposto, l'omosessuale non è più obbligato ad affrontare il suo senso d'inadeguatezza sessuale in relazione a loro.


Quando la storia d'amore del nostro cuore è confusa, lo sono altrettanto le relazioni con entrambi i sessi. Per guarire, dobbiamo raccontare in completa onestà a Dio questo copione che si è iscritto nel nostro cuore affinché egli ci riveli con le sue luci come esso ha potuto arrivare a tale confusione. Con dolorosa onestà, possiamo ammettere davanti a Dio e agli altri come le relazioni spezzate con le persone care hanno influito nel processo di identificazione con il proprio sesso e in quello di complementarietà con quello opposto. Possiamo pure riconoscere come e in che misura queste relazioni infrante hanno modellato la nostra personalità.

Quando riusciamo a guardare il passato in totale onestà e a vederlo tale quale era veramente, allora possiamo cominciare a liberarci dalle nostre reazioni del passato che influiscono tuttora sul nostro modo di relazionarci nel presente. E' soltanto allora che possiamo amare veramente le persone di entrambi i sessi ed essere amati da loro, e diventare perciò uomini e donne conformi al piano originale di Dio.

Abbi pietà di me, Signore, sono nell'affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,

la mia anima e le mie viscere.
(Salmi 31,10)

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