domenica 18 novembre 2007

Testimonianza di un ex omosessuale: La rinascita di un bambino morto


La rinascita di un bambino morto
(autore anonimo)




Mi ricordo che da bambino ero diverso dagli altri maschi della mia famiglia e dai miei compagni. Sebbene questa differenza non sia stata piacevole, non ho mai provato il bisogno di cambiare nulla e ho cominciato ad essere ridicolizzato e rifiutato dalla mia famiglia e dai miei amici. Mi ricordo chiaramente della delusione dei miei genitori e del trattamento crudele dei miei coetanei, quando non ero all'altezza delle loro attese riguardo al modo in cui dovevo agire o comportarmi e mi ricordo anche quant'ero lontano dal modello del "vero ragazzo forte e sano" imposto dalla società.

All'età di cinque anni, le cose hanno cominciato a cambiare nella mia vita. Ho subito delle sevizie sessuali da parte di un membro della mia famiglia e sono stato immediatamente rifiutato da lui dopo questo incidente. A quel tempo era diventato evidente che dovevo cambiare se volevo soddisfare i miei bisogni più profondi. In maniera del tutto evidente, amare gli uomini non era per me garanzia di sicurezza, perché ero stato profondamente ferito da chi aveva abusato di me; al tempo stesso, ero avido d'affetto e d'intimità da parte degli uomini a causa di un padre emotivamente distante e del rifiuto dei miei compagni maschi.


Una confusione terribile. Sebbene l'abuso sia stato abominevole, mi fornì una specie d'intimità temporanea con un uomo. Tuttavia, il sentimento che predominava era una specie di spaccatura nella fiducia con le persone che amavo. Per proteggermi, feci il voto di non lasciar mai chicchessia avvicinarsi troppo a me. Avevo ancora cinque anni, al tempo di questo voto.


Crescendo ed entrando nell'adolescenza, la differenza tra i miei compagni e me divenne sempre più evidente. Era chiaro che non ero accettabile, tenuto conto del modo in cui ero o mi comportavo; dovevo quindi cambiare. La mia famiglia pensava che ero strambo o drogato e non mi diede alcun sostegno nel momento in cui ne avrei avuto bisogno. La sola opzione che mi restava consisteva quindi nel conquistare l'accettazione degli altri mescolandomi di più con i miei coetanei.


Per far questo, dovetti nascondere chi era realmente il mio vero io e creare una persona più desiderabile e più accettabile socialmente. Questo comportò un cambiamento nella mio aspetto e nella mia personalità. Lungo un certo lasso di tempo, arrivai ad abbandonare un certo manierismo e i miei vecchi schemi di linguaggio e ad adottarne di nuovi. 
Divenni una persona fredda, calcolatrice, ma anche esteriormente padrone di sé. Non restavano più molte tracce del mio vero io e quando ne scoprivo una, essa veniva immediatamente modificata. Repressi e feci totalmente tacere il mio vero io. Tutto ciò che restava era la mia propria creazione. Speravo che il mio io vero e male amato fosse morto e scomparso per sempre. Lo odiavo. Era debole e vulnerabile, e la gente passava il tempo a ferirlo.


Anche la mia vita sentimentale e sessuale era ormai differente. Ogni relazione con i miei amanti era fuori questione. Volevo del sesso. Volevo che mi si vedesse ed adorasse come la creatura ben fatta che avevo fabbricato: fredda, dura, intoccabile e inaccessibile. I miei talenti di seduttore erano dei potenti strumenti interamente consacrati a conquistare gli adoratori di cui avevo disperatamente bisogno per mantenere in vita il personaggio che mi ero fabbricato.


Ma questa facciata cominciò ad arrugginirsi all'interno. La droga e l'alcool non riuscivano più a lenire il dolore e il vuoto interiore. Le mie innumerevoli conquiste sessuali e le mie avventure perverse non potevano più consolidare la mia "creazione" né colmare i suoi bisogni.


E' allora che Dio intervenne. Avevo sentito parlare di Gesù per due anni e gli chiesi allora di entrare nella mia vita e di purificarmi dal pasticcio che avevo fatto. Con mia grande sorpresa, cominciò immediatamente. Ma la falsa facciata di cui mi circondavo era ancora resistente e sicura. Non c'era alcuna ragione di cambiare; così essa restò.

Tuttavia, nonostante il bel congegno che mi ero costruito, all'interno ero ancora un ragazzino di cinque anni raggomitolato e rannicchiato nell'angolo di una stanza oscura e vuota, percosso e ferito. La stessa cosa che avevo cercato di uccidere e di nascondere era quella che Gesù voleva portare alla luce e guarire. Ma siccome non lo lasciavo agire, Gesù, in tutta la sua compassione e la sua tenerezza, piantò dei cartelli di costruzione, tirò fuori il suo martello pneumatico e si mise al lavoro.


Attraverso avvenimenti e relazioni varie, il Signore cominciò a far cadere, un mattone alla volta, i muri che avevo costruito per imprigionare il piccolo bambino cattivo. Attraverso queste esperienze, anche se furono dolorose, il Signore mi manifestò il suo amore e mi diede una nuova ragione di vivere, come mai prima di allora. Conquistò sufficientemente la mia fiducia perché lo lasciassi continuare il lavoro di liberazione del ragazzino del passato.

Man mano che questa liberazione interiore progrediva, Gesù mi mostrò il ragazzino in me e potei vedere che non era quella cosa orribile che avevo fin a quel momento cercato di uccidere. Gesù l'ama, e comincio anch'io ad amarlo, ed è per questo che può uscire lentamente e prudentemente dalla stanza oscura nella quale è stato relegato da così tanti anni.

Questo non rende la mia restaurazione spirituale ed emozionale meno dolorosa, ma Gesù mi dà la forza e la fede necessarie perché lasci il mio "bambino interiore" continuare a crescere. Man mano che questo bambino emerge, posso amarlo e occuparmi sempre più dei suoi bisogni. Non è sempre facile da capire o da circondare d'affetto, ma dopo tutto, sono io.


Grazie a questa esperienza, entro in contatto con tutte le parti di me stesso che avevo scartato o messo da parte e che hanno bisogno di cure. In primissimo luogo, c'era un bisogno compulsivo di affetto e di accettazione maschile che non avevo mai ricevuto da mio padre - un affetto che avevo sempre tentato di ottenere attraverso le relazioni omosessuali, ma invano. Tramite le mie attuali amicizie e la mia relazione con Gesù e il suo popolo, questi bisogni sono colmati in un modo sano, appropriato e illuminante. Essendo stati progressivamente soddisfatti, mi trovo più libero di procedere verso delle relazioni eterosessuali. Questo non era mai stato possibile prima.


Gesù è sempre all'opera, e i suoi cartelli di costruzione sono ancora presenti. E se si ascolta con attenzione, si può ancora sentire il suono del suo martello pneumatico. Ma se si guarda nuovamente, si vede un giovane crescere nelle braccia amorevoli del suo Padre celeste. Non è più solo, né spaventato.


Quindi, la prossima volta che incontrerete una persona fredda e in collera, difficile da amare, date una seconda occhiata, e forse vedrete un ragazzino solo e spaventato in una stanza scura, terrificato dall'idea di lasciare che qualcuno lo ami. Se tenderete veramente l'orecchio, lo sentirete forse chiamare qualcuno che voglia strapparlo dalla sua solitudine e dal suo vuoto.