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mercoledì 31 dicembre 2008

Joseph Nicolosi: Il Potere Terapeutico della Sintonia


Il Potere Terapeutico della Sintonia
di Joseph Nicolosi, Ph.D.
Pubblicato nel sito dall'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH)

"Le nostre menti non sono create per restare isolate, ma sono co-create. Il nostro sistema nervoso è pronto per imparare dai sistemi nervosi di altre persone, che interagendo con il nostro, lo trasformano”(1)



L'esperienza della sintonia costituisce, in psicoterapia, il processo centrale di guarigione. Tale esperienza consente al cliente di collegare gli aspetti cognitivi agli aspetti emotivi della sua vita interiore. Un rapporto caratterizzato da una forte sintonia crea nuove connessioni neurologiche nel cervello.

Quando il cliente spalanca la sua vita affettiva al terapeuta, egli si impegna in un rapporto di fiducia che lo unisce al terapeuta in una elegante ed intima danza. Entrambi sviluppano una sottile sincronia in cui ognuno, intuitivamente, sente ciò che l'altro sta cercando di esprimere.

Durante la sessione, il terapeuta valuta la ricettività del cliente con domande come "Cosa sta realmente accadendo tra di noi in questo momento?" Il terapeuta è particolarmente interessato a realizzare l’“adesso”, a creare con il suo cliente un’intensa connessione emotiva nel presente. Entrambi sperimentano una sorta di ansia e percepiscono che la loro relazione potrebbe, in qualche modo, cambiare improvvisamente, in peggio o in meglio, proprio in quel momento.

La sensazione di vulnerabilità e di sentirsi “esposti” é una parte fondamentale di queste interazioni. Vi è una sorta di eccitazione - un riconoscimento reciproco a un livello più profondo e, a volte, un lieve, imbarazzato sorriso accompagna questo “mettere a nudo” i propri sentimenti più intimi.

I malintesi, i sentimenti feriti e i risentimenti nascosti sono comunque inevitabili nel rapporto terapeutico. Essi offrono al cliente l’opportunità di imparare a re-impegnarsi emotivamente dopo aver sperimentato una frattura emotiva. Queste esperienze gli permettono di comprendere che i rapporti possono sopravvivere al critico processo di sintonizzazione-- desintonizzazione-- risintonizzazione, e che la fiducia, anche se perduta, può essere riacquistata. Il cliente osserva il funzionamento di questo processo e impara a regolare il ritmo e l'intensità degli alti e dei bassi della relazione, man mano che la frattura emotiva viene gradualmente sanata.

I momenti di risintonizzazione ricreano il legame tra il cliente e il terapeuta, ma anche tra il cliente e se stesso. Attraverso questo processo, egli accresce gradualmente la sua capacità di tollerare il dolore emotivo.

Dopo che la frattura è stata riparata, il cliente riceve l’espressione di rispetto e di stima del terapeuta, e può assaporare l'esperienza di essere riuscito ad esprimere onestamente la propria sofferenza o la propria rabbia, sentendosi, tuttavia, compreso ancora una volta. Questi momenti intersoggettivi ricordano i primi momenti di “sintonia” tra madre e bambino. Attraverso una comunicazione sottile e molto sfumata il cliente e il terapeuta condividono molti momenti di sintonia— un’esperienza pre-esplicita e non verbale che si verifica tra due persone quando riconoscono che “Io so che tu sai che io so”.

Riconnettersi con la propria Vita Affettiva
Un’altra importante lezione che il cliente apprende, durante le sedute psicoterapeutiche, è l’importantissima capacità di descrivere un sentimento. Poiché egli ha rinnegato alcuni aspetti della propria vita affettiva (emotiva), realizzare la connessione tra descrizione e sentimento, in presenza di un’altra persona, è quasi sempre un’esperienza dolorosa.

Quando i genitori non riescono a rispecchiare con precisione l’esperienza interiore del bambino e a fargli sentire che può senza timori sentire ed esprimere i propri sentimenti, il figlio/a sarà disorganizzato affettivamente ed emotivamente isolato. Il bambino cresce imparando a diffidare delle sue percezioni interiori e diventa incline a chiudersi ai rapporti affettivi, provando un sentimento infuso di vergogna.

Le sue difese lo porteranno a spostare continuamente la sua attenzione dal contenuto ai sentimenti, e poi di nuovo al contenuto, ma evitando il collegamento tra i due.
In momenti critici di forte emotività, sento spesso il bisogno di incoraggiare il cliente, dicendo: "Prova a rimanere in contatto con me e con i tuoi sentimenti, contemporaneamente".

L’istituzione di questo legame neurale tra pensiero e sentimento da l’avvio, attraverso il mezzo dell’interazione umana, al vitale processo di unificazione tra emisfero sinistro ed emisfero destro del cervello, tra cognitivo e affettivo, tra conscio e inconscio.

Lo Spostamento Somatico Conduce a un Nuovo Significato

La mente inconscia racchiude “ricordi legati a sensazioni corporee” che operano senza coinvolgere la nostra coscienza cognitiva. La mente cosciente può trarci in inganno, ma il corpo non può farlo.

Freud ha sintetizzato l'obiettivo della psicoanalisi nel modo seguente "Dove era l’‘Id’*, lì ci sarà l’ego". Intendeva dire che gli impulsi irrazionali e inconsci devono essere sostituiti con l’auto-consapevolezza (conoscenza) e la razionalità. Possiamo modificare questo dictum e proporre il seguente: "Qualora si verifichi un mutamento delle esperienze somatiche (corporee), vi sarà un nuovo significato". La mente potrà allora comprendere in modo nuovo le nostre esperienze incarnate.

Ad esempio, l’uomo che si autoidentifica come gay dice: “Il mio essere gay determina la mia eccitazione sessuale nei confronti di un maschio attraente. Questi sentimenti sono normali e naturali per me”. Per lui, un maschio attraente è associato alla gratificazione fisica, e si convince che tali sentimenti delineano veramente la sua identità.
L’omosessuale non-gay, invece, pur avendo la stessa reazione somatica verso lo stesso uomo attraente, dice qualcosa di completamente diverso: “Mi sento attratto da quell’uomo perché egli possiede qualità mascoline che sento di non avere in me. Questo sentimento di attrazione non determina chi sono io”. Poi si chiede “Come mi sento in questo momento? Cos’è in me che fa scatenare questa attrazione sessuale? E cosa posso fare per cambiare questa situazione?"

Imparare a riconoscere il Doppio Legame**
Il tipo di comunicazione denominata “Doppio Legame” (si tratta del comune tipo di comunicazione della Famiglia Triadica-Narcisista, un tipo di famiglia spesso descritta dai nostri clienti di orientamento omosessuale) ha spesso ingenerato confusione nel cliente. Egli può riconoscere questo tipo di comunicazione da un’istantanea sensazione di paura e disagio. Improvvisamente sente che qualcosa non va; una sorta di ingiustizia è accaduta, ma non sa cosa, esattamente. Non solo si sente confuso, ma anche arrabbiato. Eppure non esprime la propria rabbia a causa della paura e dei dubbi che lo paralizzano.

Un uomo la descrive così: "In quei momenti di comunicazione provo rabbia e incertezza riguardo ciò che sta accadendo, e non so cosa dire. Non sono veramente sicuro se sono stato io a causare il problema oppure se l’altra persona si è comportata in maniera ingiusta con me.

“Ma anche se la sua mente è confusa, il suo corpo, che sente la rabbia, “conosce” il vero messaggio della comunicazione. Egli sente che “sta accadendo qualcosa che mi fa sentire ... [triste, arrabbiato, deluso, ferito, sminuito, escluso, ecc], ma non riesco a identificare esattamente il motivo per cui mi sento così”.

Gli indizi per comprendere che vi trovate in una situazione di Doppio Legame sono i seguenti:
Quando provate sentimenti negativi dopo un’interazione ma non sapete il perché.
Quando sentite che si è verificata una sorta di ingiustizia ma non riuscite a definirla.
Quando vi sentite frustrati ma non riuscite ad individuare la contraddizione che causa la frustrazione.

Abituali Aspettative inerenti i Rapporti Umani.

Una caratteristica insidiosa della comunicazione del Doppio Legame, che è spesso legata alle esperienze infantili dei nostri clienti, è la seguente: quando questo tipo di comunicazione viene ripetuto per lunghi periodi di tempo, la persona sviluppa una ipersensibilità verso la ri-stimolazione della stessa inibizione. Essa ha imparato a ignorare le risposte del proprio corpo (“viscere”) a qualsiasi messaggio (processo) implicito. Ha imparato ad essere sospettosa nei confronti di qualsiasi cosa percepisce attraverso il tono della voce, i tempi di reazione, la postura, l’espressione del viso dell’altra persona (vale a dire, "ciò che realmente sta accadendo") rispondendo, invece, soltanto a messaggi (contenuti) espliciti.

Esiste una tacita regola nella comunicazione del Doppio Legame: il destinatario non può svincolarsi dalla comunicazione. Il suo ruolo è quello di partecipare al gioco. Vi è un tabù che non permette di smascherare la contraddizione. Per una sana reintegrazione dell’Io è necessario che il cliente impari a rifiutare di partecipare a tale comunicazione. Alla sua mente consapevole viene ora insegnato ad entrare in sintonia con la risposta del suo corpo così da poter valutare con precisione ciò che sta effettivamente accadendo, nell’attimo in cui accade.

E’ fondamentale insegnare al cliente come riuscire a sopravvivere a questo stile di comunicazione affettivo-destabilizzante senza compromettere la sua verità interna, poiché se scende a compromessi con la sua effettiva percezione di tali episodi, egli passerà da un sano stato assertivo ad una destabilizzante vergogna, e infine, a sentimenti omosessuali non desiderati.

La Terapia riparativa aiuta il cliente a compiere il passaggio da una condizione inibitoria di vergogna, che genera “chiusura”, ad una vitale capacità di affermazione.

Nei nostri clienti è osservabile il sentimento di vergogna per l’affermazione della propria identità sessuale. Si tratta di un "flashback" somatico che proietta il corpo in uno stato difensivo di chiusura. Il ritorno alla condizione di affermazione diventa possibile solo quando il cliente supera la postura “di vergogna” e il suo stato di chiusura.

Il contrasto tra vitalità e inclinazioni inibitorie è stato illustrato da ciò che gli psicologi comportamentalisti chiamano il “Fenomeno del Luccio”. Durante un esperimento, un luccio viene collocato in un contenitore insieme ad alcuni pesciolini vivi. Il luccio inizia immediatamente a mangiare tutti i pesciolini che vede. Poi un invisibile cilindro di vetro viene posto sopra al luccio. Conseguentemente, ogni volta che il luccio cerca di mangiare i pesciolini, urta il muso contro il cilindro, provando dolore. Il cilindro viene poi rimosso, ma il luccio, anticipando il dolore, non fa più alcun tentativo di mangiare i pesciolini. La risposta energica è stata perduta ed è stata sostituita con la risposta inibitoria.

La memoria è un fenomeno psico-fisiologico. Ciò significa che non è soltanto un fenomeno cognitivo, ma è anche somatico – è un trauma incarnato nel corpo. Una potente esperienza terapeutica può ri-codificare le connessioni sinaptiche del sistema della memoria (Schore, 2003).

Non è possibile annullare completamente un vecchio trauma; tuttavia la relazione con un terapeuta capace di stabilire una forte sintonia con il cliente può disegnare nuovi e positivi tracciati neurologici sopra ai vecchi, traumatici ricordi neurologici.

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*Secondo la teoria psicoanalitica freudiana, l’Id è uno dei tre aspetti della personalità umana: E’ stato definito “la parte più profonda della psiche”. Da esso si sviluppano l’ego e il superego. L’ID è la fonte sia degli impulsi istintivi, come l’impulso sessuale o quello aggressivo, sia dei bisogni primitivi, che esistono fin dalla nascita. L’Id è totalmente irrazionale, funziona in base al principio del piacere-dolore ed è sempre alla ricerca di una soddisfazione immediata. I suoi processi sono completamente inconsci nell’adulto, ma forniscono energia ai processi mentali consci. L’Id ha un ruolo molto importante nelle espressioni umane basate su elementi non razionali, come la creazione di un’opera d’arte. I principali metodi per smascherarne il contenuto sono, secondo Sigmund Freud, l’analisi dei sogni e la libera associazione.
**Le origini di una mente scissa e, quindi, le origini del trauma sono da ricercarsi nello stile di comunicazione della famiglia denominato Doppio Legame. Si tratta del comune tipo di comunicazione della Famiglia Triadica-Narcisista, un tipo di famiglia spesso descritta dai nostri clienti di orientamento omosessuale. La Comunicazione del Doppio Legame crea due scismi; il primo all’interno dell’Io, e il secondo, tra l’Io e gli altri. (Per meglio comprendere la comunicazione “Doppio Legame” si consiglia di leggere il post Joseph Nicolosi: L'Esperienza del Double-Loop


Traduzione di Patrizia Battisti


Nota(1) Stern, Daniel (2002) "Why Do People Change in Psychotherapy?" (1) Stern, Daniel (2002): "Perché la gente cambiamento in Psicoterapia?" Continuing Education Seminar, ceseminars@aol.com , Los Angeles CA. Seminario di Formazione continua, ceseminars@aol.com, Los Angeles, CA.

Riferimenti
Schore, Alan (2003) Affect Regulation and the Repair of the Self. NY: Norton. Schore, Alan (2003) Influenza regolamento e la riparazione del Sé. New York: Norton.

Aggiornato: 18 dicembre 2008

mercoledì 17 dicembre 2008

Omosessualità: Come gestire le nostre risposte istintive

Anita e Frank Worthen
parlano alla radio



COME GESTIRE LE NOSTRE RISPOSTE ISTINTIVE 
tratto dal libro "THIS WAY OUT" di Frank Worthen

Spesso mi viene chiesto: “Come devo gestire le mie risposte istintive nei confronti di altri uomini?
Molte persone non hanno capacità di controllo in questa area, non riescono ad ottenere alcun successo e sembrano completamente incapaci di opporre resistenza. Rispondono visivamente a tutti gli uomini attraenti che incontrano: “Che cosa faccio dei miei occhi? È una domanda che mi viene posta quasi tutti i giorni.
Le nostre risposte non cambiano da un giorno all’altro. Esse sono il risultato di anni, se non di intere vite di condizionamenti. Non è facile creare nuove risposte; non è facile, ad esempio, distogliere immediatamente lo sguardo dall’uomo che ci attrae, ma è possibile, se desideriamo davvero cambiare.

Per costruire nuove risposte dobbiamo essere consapevoli delle vecchie. Molte volte seguiamo vecchi schemi senza rendercene conto. Coloro che ne hanno la possibilità potrebbero chiedere ai propri amici di fargli notare i propri successi e fallimenti. Spesso, infatti, i nostri amici si accorgono più facilmente di noi del nostro “sguardo vagante”. Un’immediata decisione impedisce alla tentazione di radicarsi nella nostra mente. Al contrario, qualsiasi azione ritardata da parte nostra regala a Satana l’appiglio che cerca. Nel momento in cui ci rendiamo conto che Satana ci sta tentando, seguiamo il consiglio biblico:
“e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri (2 Timoteo 2:22).

L’agonia della tentazione sta nell’indecisione. Desideriamo qualcosa ma non possiamo averla. Se costruiamo un modello di comportamento caratterizzato dall’indecisione, vivremo nel tormento che tale ambivalenza genera.

Jake ha confessato al nostro gruppo che per lui era una vera agonia passare davanti al suo locale gay preferito. Ogni volta era tentato di entrare, rallentava il passo, poi decideva di allontanarsi. Dopo alcune centinaia di metri, si voltava, tornava indietro e veniva di nuovo preso dal dubbio.

Anche se non cedeva e non entrava mai in quel locale, quel suo atteggiamento lo scoraggiava e gli impediva di conoscere le ricompense che si ottengono quando si conduce una vita cristiana vittoriosa. Jake era indeciso. Se avesse, invece, preso decisioni immediate, secondo la volontà di Dio, e non secondo la sua carne, non avrebbe vissuto ogni volta quel tormento e non sarebbe stato afflitto da sensi di colpa e di autocondanna.

Quando veniamo tentati, è importante fermarci e porci le seguenti domande:
Che cosa sto facendo?
Dove mi condurrà la mia decisione?
Cosa voglio veramente?

Se faremo ciò, diminuiremo le probabilità di prendere decisioni poco sagge e impulsive, di cui ci rammaricheremo più tardi. Ci renderemo conto che non desideriamo mettere a repentaglio tutto ciò che Dio ha fatto per noi, in cambio di qualche rapporto sessuale.

Molte persone non tentano di stabilire contatti; esse sono impegnate in semplici paragoni. Desiderano essere come le persone attraenti che vedono. Tutti gli esseri umani si confrontano con gli altri per stabilire il proprio valore. Quando quest’insicurezza viene superata e svanisce, con essa svaniscono anche le tentazioni. Ciò che resta è poco più di un’abitudine, una risposta condizionata che ha perduto il proprio significato. Questa area di insicurezza è semplicemente uno strumento di Satana che gli utilizza per seminare scoraggiamento e negatività. I Proverbi ci dicono di guardare dritti innanzi a noi e di non sbandare da una parte all’altra, ed è un ottimo consiglio:
“I tuoi occhi guardino diritto
e le tue pupille mirino diritto davanti a te.

Bada alla strada dove metti il piede
e tutte le tue vie siano ben rassodate.

Non deviare né a destra né a sinistra,
tieni lontano il piede dal male”
(proverbi 4:25-27)

Man mano che rinunciamo all’abitudine di osservare gli uomini che ci attraggono, la sua importanza diminuirà, il desiderio si affievolirà gradualmente fino a sparire definitivamente. Ciò che “nutriamo”, cresce. Ciò che “affamiamo”, appassisce e muore.

domenica 7 dicembre 2008

Omosessualità: Masturbazione


MASTURBAZIONE

Tratto dal libro "THIS WAY OUT" 
di Frank Worthen


Tradotto da Patrizia Battisti per il blog "Si può Cambiare" dietro autorizzazione di Frank Worthen




Tra tutti i problemi che la persona che desidera uscire dall’omosessualità (e i Cristiani in generale) affronta più frequentemente, la masturbazione è forse il più fastidioso. Sembra una battaglia persa. Alcuni Cristiani mi hanno raccontato di aver cercato di trovare una risposta a questo problema nelle librerie cristiane, con il timore costante che qualcuno sbirciasse alle loro spalle e si accorgesse di ciò che stavano leggendo oppure nel timore che gli venisse chiesto se avessero bisogno di aiuto. Se il problema della masturbazione non esistesse, di sicuro riceveremmo un numero molto inferiore di telefonate e di lettere. Ma la masturbazione è davvero il nostro problema più grande?

Essendo molto simile agli atti omosessuali, ma non essendo un indicatore dell’orientamento sessuale, la masturbazione è un sintomo di un problema molto più profondo. Riflette conflitti interni e bisogni inappagati. Offre un momento di conforto in un mondo ostile. Come l'atto omosessuale, essa è in gran parte motivata da bisogni non sessuali. Ad ogni modo, nel maschio, esiste nell’apparato riproduttivo un accumulo di fluido. Tale accumulo può generare un forte desiderio sessuale che non ha nulla a che vedere con il peccato. Dio è colui che ha progettato i nostri corpi; Egli ha previsto che il rilascio di questi fluidi avvenga in maniera naturale. Se camminiamo nello Spirito, avremo la pazienza e l’autocontrollo necessari in quei momenti.

Per la maggior parte delle persone la questione non è “Perché lo faccio?” ma “Come posso smettere di farlo? E’ possibile vincere la masturbazione?
Prima di tutto desidero rispondere con un netto “Sì!”. E’ possibile vincere la masturbazione ma non attraverso la nostra forza di volontà o la nostre “promesse” di smettere. Non dobbiamo isolare la masturbazione dagli altri problemi né dobbiamo concentrare tutta le nostre energie per combatterla. Al controllo della masturbazione si perviene soltanto quando lo Spirito Santo controlla anche tutti gli altri ambiti della nostra vita. Come abbiamo precedentemente detto, quando camminerete nello spirito non appagherete i desideri della carne.
È improbabile che possiate ottenere una specifica vittoria sulla masturbazione mentre le altre aree della vostra vita continuano ad essere al di fuori della volontà di Dio. La libertà dal bisogno di masturbarsi è soltanto una parte dell’integrità che Dio ci dona quando ci abbandoniamo completamente a Lui.

Se la maggior parte delle persone fosse completamente onesta con se stessa, ammetterebbe che pur dichiarando di voler liberarsi dalla masturbazione, in realtà, nei propri cuori, si tiene stretta ad essa e oppone resistenza a tutti i tentativi di distaccarsene. Come ultimo “bastione” dell’espressione sessuale, le persone si aggrappano ad essa, poco propensa a tentare seriamente di sconfiggerla, proprio perché potrebbe riuscirci.

La masturbazione è un peccato? In alcuni libri di letteratura cristiana troviamo che alcuni sostengono di non provare alcun senso di colpa riguardo la masturbazione e di considerarla come un dono di Dio. Ad ogni modo, la maggior parte di noi non ha dubbi sul fatto che costituisca peccato. Il nostro esserne schiavi né è un’ulteriore dimostrazione. Dio può averci parlato personalmente mostrandoci che la masturbazione è sbagliata. Ma forse la prova più ovvia che si tratta di peccato sta nel come essa ci si separa da Dio. “Le vostre iniquità vi hanno separati dal vostro Dio” (Isaia 59:2).
La masturbazione ci separa da Dio? Sappiamo benissimo che la risposta è “Sì”. Chi può restare in comunicazione con Dio mentre compie l’atto di masturbarsi? Di sicuro, non molte persone! Anche le fantasie che accompagnano la masturbazione violano le parole di Cristo riguardo i pensieri lussuriosi (Matteo 5:28).

La masturbazione pone in rilievo i nostri bisogni più profondi. Essa emerge dall’insicurezza, dalla frustrazione e dall’autocommiserazione. È un modo non soltanto per confortare noi stessi, ma anche per mostrare la nostra insoddisfazione nei confronti degli altri, che rifiutano di soddisfare i nostri bisogni. È come dire “Non ho bisogno di te”.

L’isolamento, la solitudine, la paura del rifiuto, come anche l’invidia che si materializza nelle fantasie, alimentano la masturbazione. Quando troviamo la nostra sicurezza in Dio, quando sentiamo il Suo amore e la sua accoglienza, abbiamo abbattuto uno dei principali pilastri della masturbazione. Quando facciamo amicizia con altri cristiani e riceviamo la sicurezza del loro amore e del loro interesse per noi, non abbiamo più alcun bisogno di isolarci a rimuginare. La loro accoglienza scaccerà via l’invidia e l’auto-gratificazione dalle nostre vite. Scopriremo che non abbiamo bisogno di ciò che gli altri possiedono perché Dio ci ha creati speciali, unici e completi.

Il Nemico non sarà più in grado di usare l’invidia come punto di appiglio per entrare nella nostra vita. Potremo godere dei doni degli altri senza gelosie. Man mano che il “principio di sostituzione” opererà in noi, in tutti gli ambiti, anche la masturbazione verrà spinta fuori dalle nostre vite. Ricordate che più vi preoccuperete e vi concentrerete su di essa, maggiore sarà il potere che le concederete. È meglio dare il fardello a Dio. In altre parole, dovete ammettere con Dio la vostra impotenza sulla masturbazione, dandogli il permesso di rimuoverla dalla vostra vita, e continuando a servire il Signore al massimo delle vostre capacità.

mercoledì 26 novembre 2008

Testimonianze di ex omosessuali - Una ragazza cinese

Lui Ha un Progetto e una Scopo per la Mia Vita
testimonianza di Mabel Sim (una ragazza cinese)

Pubblicata sul sito
EXODUS Global Alliance

Sono cresciuta in una famiglia buddista. Come per la maggior parte dei cinesi, la mia famiglia è prevalentemente buddista e taoista. Ho frequentato la scuola domenicale di istruzione religiosa buddista e mi sono laureata a Colombo, Sri Lanka, in studi buddisti avendo in progetto di diventare insegnante di questa disciplina.

Gli insegnamenti buddisti hanno instillato in me la credenza che la mia nascita fosse il risultato delle mie azioni in una vita passata. Inoltre, ero convinta che la mia vita attuale sarebbe stata guidata dall’altruismo e da opere caritative. Credevo di essere l’artefice del mio destino e che quel destino sarebbe dipeso dalle mie azioni presenti e passate. Credevo che avrei raccolto ciò che avevo seminato.


Fino all’età di 10 anni venivo regolarmente picchiata e rinchiusa in una stanza da mio padre. Questo accadeva presumibilmente perché ero cattiva e maliziosa, ma in realtà non ero diversa da ogni altra bambina piena di energie. Non mi veniva data alcuna spiegazione di quelle punizioni. I miei parenti mi minacciavano costantemente: “se non ascolti" o "se sei cattiva, lo diremo a tuo padre!" Tutto questo mi fatto sviluppare una profonda e radicata paura di mio padre.

Mia madre lavorava. Era disponibile e cordiale verso parenti e amici, ma era distante da me. Ogni volta che le botte di mio padre finivano, lei e mia nonna paterna, che viveva con noi, si comportavano come se nulla fosse accaduto. E così la vita continuava.

Sono cresciuta con moltissime ferite emotive racchiuse dentro di me. Sono stata presa in giro, etichettata e chiamata “maschiaccio”. Non ho mai ha colto l'occasione per esprimere me stessa perché i miei pensieri sembravano non avere importanza. Venivo picchiata se avevo ragione, se avevo torto o se restavo indifferente.

Alla fine, cominciai a diventare insensibile al dolore e mi chiedevo: “Chi sono? A cosa serve fare la cosa giusta o cercare di avere rapporti con le persone?” Giunsi alla conclusione che c’era qualcosa che non andava in me o che dovevo essere nata diversa a causa delle mie azioni nelle mie vite passate.

La mia attrazione verso le ragazze è iniziata quando avevo circa 9 anni. Durante l’adolescenza ho lottato molto ed ero molto confusa riguardo la mia identità sessuale. Mi sentivo diversa dalle mie compagne di scuola. Frequentare una scuola di sole femmine accresceva le opportunità di essere attratta da altre ragazze. Ho scoperto presto che avrei potuto ottenere la loro attenzione eccellendo nello sport. Desideravo fortemente qualcuno che riempisse il vuoto nella mia vita – che mi facesse sentire importante, desiderata ed amata. Tuttavia, non ho messo in pratica i miei desideri perché avevo troppo paura di rivelarli in un luogo in cui tali sentimenti erano tabù. Ho nascosto i miei sentimenti per paura che qualcuno mi chiamasse lesbica.

In seguito ho cercato di essere “normale” uscendo con ragazzi e comportandomi come le altre ragazze. Contemporaneamente cercavo risposte negli insegnamenti buddhisti, nei libri di psicologia e in altri scritti su argomenti correlati all’omosessualità.

Più cercavo di essere “normale” più mi convincevo di essere nata per essere diversa. Finalmente ho iniziato a sentire di avere “trovato il mio posto” quando sono diventata amica di un’attraente ragazza della mia classe. Quando la scuola finì la nostra amicizia diventò ancora più forte. Lei mi ha anche accompagnata quando mi sono trasferita a Londra per continuare gli studi.

Nella mia solitudine ho iniziato a cercare risposte per la mia vita. Guardavo film, leggevo e ascoltavo alla radio talk show che incoraggiavano lo stile di vita omosessuale. Il messaggio che ho ricevuto è stato che l'omosessualità era solo uno stile di vita alternativo - perfettamente accettabile in un paese libero.

La mia amica ed io siamo andate a vivere insieme dopo il mio ritorno a Singapore. Ho trovato un buon lavoro e pensavo di essere "arrivata". Viaggiavo in business class, mangiavo del buon cibo, bevevo dell’ottimo vino e avevo trovato la “ragazza dei miei sogni". Lei mi faceva sentire amata e desiderata. Cucinava per me e pensava alle compere mentre le facevo da “protettrice”. Dipendevamo così tanto l’una dall’altra che non riuscivamo a funzionare da sole come individui. Ogni azione era controllata dal pensiero di come l'altra avrebbe reagito. Anche se lei aveva un ruolo dominante, riuscivo ad accettarla…Pensavo fosse quello il significato delle parole impegno e lealtà.

Ma il sogno si è infranto. Dopo 15 anni mi ha tradita, lasciandomi per un'altra donna – un’amica comune. Avevo dei sospetti ma lei aveva negato qualsiasi coinvolgimento con altre donne, ed io avevo scelto di crederle. E 'stato un terribile shock per me quando finalmente hanno confessato.

Pensai che la mia vita si era conclusa lì, quel giorno. Non potevo immaginare che una persona a cui tenevo così tanto potesse abbandonarmi così. La mia vita arrivò a un punto morto. Non riuscii a dormire e a lavorare per molti mesi. La perdita di appetito portò a una perdita di peso di dodici libbre nelle prime tre settimane. I mesi successivi sono stati molto dolorosi e non avevano nessun significato per me. Oltre a questo, ho subito una perdita finanziaria nella mia attività. Era come se il mio cuore fosse stato pugnalato ripetutamente con un coltello affilato.

Nel mese di settembre ho accettato l'invito a scattare alcune fotografie al battesimo di un mio amico. Era una cerimonia cristiana e quindi non mi era familiare. Il canto, la danza e i battimani non mi interessavano, e mi sentivo piuttosto annoiata. Tuttavia riuscivo a provare un senso di pace in quella chiesa. Durante il culto ho sentito il tocco di qualcosa che mi ha scossa e mi ha fatto emettere un grido. In un primo tempo ho pensato che fosse l'aria condizionata (!) ma poi ho sentito una sensazione di pace e di gioia che scorreva dentro di me. Dopo il servizio ho afferrato una tazza di tè caldo per ricompormi, prima di incamminarmi verso la mia auto. Appena sono salita in macchina sono scoppiata a piangere; ho immediatamente chiamato una mia amica e le ho detto: “Credo che lo Spirito Santo mi abbia toccata!” Poi, mentre guidavo mi sono rivolta al Signore e ho detto: "Signore! Ti dono la mia vita”. A quel tempo non sapevo che cosa significasse donare la propria vita a Dio, né comprendevo Chi o Cosa fosse lo Spirito Santo, ma pensavo: “deve essere uno spirito buono”. A partire da quella notte ho dormito bene perché chiedevo allo Spirito Santo di aiutarmi a dormire.

Quel tocco non mutò il mio orientamento sessuale né rimosse il mio profondo dolore. In realtà, semmai, divenni molto confusa per ciò che stava accadendo. Mi sono confidata con una mia amica cristiana; discutendo con lei, sostenevo che la Bibbia doveva essere modernizzata per riflettere i tempi attuali. Le dissi che in alcune località del mondo esistevano chiese e pastori gay, anche se di solito non sentivamo parlare di queste cose a Singapore.

Poi ho iniziato a frequentare un gruppo ma mi sentivo completamente fuori luogo. "Chi può capirmi?" Pensavo. "Anche se dovesserro capirmi, cercheranno probabilmente di martellarmi con i versetti della Bibbia ma io non ho bisogno di questo. Sono in grado di leggerli e comprenderli da sola”. Tuttavia, ogni volta che pensavo seriamente di lasciare il gruppo mi sentivo inquieta.

Un anno dopo, una domenica di dicembre, ho letto in chiesa una recensione concernente un celebre pastore che avrebbe tenuto un discorso quel giorno. Questo pastore, Sy Rogers, era stato precedentemente un omosessuale e un travestito. Pensai "Dio, sapevi esattamente quando far venire qui questa persona a parlare”. Ma pensai anche "Lui non capirà il mio problema; non è la stessa cosa”.

Mentre Sy Rogers parlava, pensavo che sembrava una persona affabile e aperta ad altri punti di vista. Durante i giorni seguenti mi trovai ad affrontare un dilemma - chiamare o non chiamare. Volevo parlare con lui e sentire ciò che aveva da dire in merito ai miei problemi. Infine, chiamai. Una signora rispose e disse che esisteva aiuto per coloro che lottano con l'omosessualità. Sono andata a sentire ciò che avevano da dire perché stavo malissimo e perché mi sentivo tanto confusa e infelice. E’ così che ho iniziato la consulenza e ho aderito a un gruppo di sostegno. Tra l'altro, Sy Rogers iniziò proprio allora il ministero Exodus, SCELTE, per le persone di Singapore con ferite nella sfera emotiva e sessuale.

Il periodo iniziale di consulenza e la frequenza dei gruppi di sostegno è stato angosciante. A volte sentivo di voler rinunciare. Sentivo che per me era impossibile cambiare e a volte nessuna delle cose che facevo per migliorare aveva senso. Uscire fuori dalla mia “zona confortevole” era estremamente difficile. Ero abituata a soddisfare il mio desiderio di un tangibile, caldo e affettuoso tocco di un'altra donna tramite rapporti lesbici. Imparare a soddisfare miei bisogni in modo sano e non sessuale è stato molto difficile. Ho sperimentato diversi successi quando mi sentivo abbastanza bene ma ho avuto anche molte battute d'arresto e fallimenti quando il dolore era intenso. Durante tutto questo periodo Dio mi ha donato momenti di rassicurazione e di ristoro.

Poi arrivò finalmente il tempo in cui il Signore ha rimosso il dolore lacerante che avevo provato fino ad allora per la mia ex fidanzata. In precedenza, il solo pensiero di lei o della rottura faceva scattare il dolore. Ora capisco che la mancanza di un legame materno, nonché il negativo modello maschile e la mancanza di affermazione da parte di mio padre sono stati alla radice della mia lotta. Ciò non significa che incolpi i miei genitori. Significa che ora sono in grado di stare a testa alta e di accettarmi. Per la Grazia di Dio, i miei genitori sono stati battezzati con me due anni più tardi.

In retrospettiva, tutto sembra un miracolo. E’ grandioso sapere che esiste la possibilità di guarire le ferite profonde che abbiamo dentro. Lentamente ma inesorabilmente, la mia mentalità cambiava mentre imparavo a sostituire le mie abitudini sbagliate, a restare in contatto con le mie emozioni ritrovate dopo tanto tempo e ad esprimerle. Mi rendo conto che Dio è entrato nella mia vita quando gliel’ho chiesto per la prima volta, e questo gli ha permesso di compiere il suo lavoro nella mia vita infelice.E vero, Egli ha un fantastico progetto e una scopo per la mia vita.

Ulteriori informazioni:
Per contattare Choices, Singapore, e-mail: choices@coossg.org. Internet: www.coos.org.sg/choices Internet: www.coos.org.sg / scelte

Per contattare Esodo Asia-Pacifico, e-mail: info@exodusasiapacific.org. Internet: www.exodusasiapacific.org.

Sy Rogers è stato un missionario di Exodus a Singapore. E un oratore internazionale, pastore, e musicista. Per visitare il sito di Sy, digitate www.syrogers.org

giovedì 13 novembre 2008

Testimonianze di ex omosessuali: Una ex lesbica ringrazia la American Family Association (AFA)


UNA EX LESBICA RINGRAZIA
LA "AMERICAN FAMILY ASSOCIATION(AFA)

Testimonianza pubblicata nel FORUM di PFOX
nella sezione "Our Stories"


Nota dell’Editore: Questa testimonianza é una lettera indirizzata al Presidente dell’AFA, Don Wildmon.
Su richiesta della donna in questione, il suo vero nome è stato cambiato.

Desidero condividere con voi un pò della mia storia. Ho 27 anni e ho vissuto come lesbica per quasi 10 anni. Sei anni fa sono stata liberata da quel peccato dalla grazia di Dio e ora vivo come eterosessuale consacrata, perseguendo la santificazione che so che non riceverò pienamente fino al momento in cui incontrerò il mio salvatore faccia a faccia.

Quando avevo 11 anni, e di nuovo a 14 anni, sono stata violentata da due mie "migliori amiche". Erano entrambe di sesso femminile, e quelle esperienze hanno ostacolato e ostacolano ancora adesso la mia fiducia nelle donne.

Questi due episodi hanno sicuramente influenzato l’immagine che avevo di me stessa e mi hanno convinta di essere lesbica. A quel tempo non piacevo a nessun ragazzo e non provavo alcun sentimento per loro.

Quando sono stata violentata all’età di 14 anni, ne ho parlato con un consigliere scolastico donna, la quale mi dette il numero di telefono di un’organizzazione locale per giovani minoranze e transessuali. Mi disse che in questo gruppo avrei trovato le risposte che stavo cercando. Così ci andai, e dopo aver parlato di me e raccontato come mi sentivo, il gruppo mi dette un’etichetta con la quale identificarmi: “lesbica”.

Mi immersi completamente in quello stile di vita. Dai 14 ai 19 anni ho dormito con più di 25 donne. Facevo anche parte di un'organizzazione per giovani di età compresa tra i 14 e i 21 anni, che insegnava a non mettere in discussione la propria omosessualità. Per noi [gay e lesbiche] giovani, era più simile a un club che a qualsiasi altra cosa. C’erano circa una sessantina di giovani che si incontravano regolarmente. Per noi era un "luogo sicuro" dove trovare un partner dello stesso sesso. In altre parole, dormivamo tutti gli uni con gli altri.

Siamo stati incoraggiati a "vivere la nostra vita con orgoglio", nel senso che venivamo incoraggiati a "venire allo scoperto" nelle nostre scuole e a combattere per i nostri diritti in quanto omosessuali. Chiedevamo parità di diritti portando i nostri partner nelle scuole di ballo, facendo propaganda a scuola, e anche attraverso manifestazioni di affetto in pubblico. Mi è stato vietato di partecipare al ballo studentesco di fine anno perché volevo portare la mia ragazza. Comunque era tutto OK perché lo facevo in nome dei diritti dei gay.

A 20 anni mi sentivo depressa. Qualcosa mancava. La mia ragazza fissa ed io ci eravamo lasciate perché lei mi maltrattava fisicamente, mentalmente ed emotivamente.

Dopo aver rotto con lei mi volevo uccidere. Alle 10 del mattino uscii di nascosto dalla porta che dava sul retro della casa della mia amica e dissi: “Dio, aiutami”. E’ stata la seconda più potente preghiera nella mia vita, anche se non Lo conoscevo, anche se ero una sfacciata peccatrice e non sapevo neanche che pronunciare quelle parole era pregare.

Tuttavia Lui mi ha ascoltata e ha risposto a quella preghiera. Vedete, subito dopo aver pregato, sono salita in macchina con l’intenzione di andare a schiantarmi ed uccidermi; ho intenzionalmente accellerato fino a 60 miglia all’ora su una curva dove non era consentito andare a più di 25 miglia. La mia auto ha cappottato tre volte conficcandosi poi tra due alberi, capovolta. Sono uscita fuori della vettura senza un graffio. La polizia, l’ambulanza e i pompieri che giunsero sul luogo dell’incidente erano tutti perplessi perché pensavano di trovarmi morta. La mia auto, che avrebbe dovuto essere distrutta, aveva un’ammaccatura sul tetto dove aveva colpito una cassetta postale. Quando hanno capovolto la macchina riportandola con le ruote a terra, funzionava perfettamente come se nulla fosse accaduto. Tuttavia, io non credevo che fosse stato Dio perché non credevo in quel genere di cose.

Ho continuato a praticare lo stile di vita lesbico. Ho iniziato a frequentare una ragazza la cui madre era pastore di una chiesa. Con questa ragazza ho iniziato ad andare in chiesa dove ascoltavo la parola di Dio. Cominciarono ad accadere delle cose che mi hanno fatto iniziare a credere che Dio potesse essere reale; ho anche chiesto a Gesù di perdonare i miei peccati e ho promesso a Dio che avrei smesso di fumare, bere, e avere rapporti sessuali con donne. Ho rotto con quella ragazza perché credevo che Dio non approvasse. Alla fine ho lasciato quella chiesa.

Ho pregato e ho chiesto a Dio di portarmi in una nuova chiesa dove potessi dimorare con Lui ed Egli lo ha fatto. Nella nuova chiesa ho conosciuto il giovane pastore e gli ho raccontato tutto. Lui e sua moglie mi hanno accolta e guidata, e il loro impatto sulla mia vita è stato molto più grande di quello di chiunque altro. Mi hanno amata per quella che ero, ed io non avevo mai avuto nulla di simile. Nel 1999, ho accettato Gesù Cristo come mio Signore e Salvatore.

Per quattro anni ho lottato, ho avuto alti e bassi, ritornando a volte ai miei vecchi schemi mentali riguardo le donne.
Stavo anche iniziando a sviluppare sentimenti per gli uomini, il che mi faceva molta paura. Ma Dio mi stava guarendo. Parte della mia lotta è consistita nel fatto che, pur sapendo che Dio mi aveva perdonata, ero io che non avevo perdonato me stessa.

La mia liberazione non è avvenuta nel modo in cui avrei voluto. Volevo risultati immediati, ma ci sono voluti anni, e ad essere onesti, sto ancora guarendo in alcune aree della mia vita. Oggi vivo la mia vita nel perseguimento della mia vocazione. Per essere non come mi ha fatta il mondo, ma come Lui mi ha creata, per cercarlo e seguirlo fino alla fine dei miei giorni.

Non ho mai pensato che sarei arrivata a questo punto. Desidero con tutto il cuore sposarmi ed avere dei figli miei. E’ tutto ciò che desidero dalla vita. Voglio essere una madre ed un sostegno per mio marito.

Grazie per il vostro tempo e spero che questa lettera vi abbia in qualche modo incoraggiato. Continuate a lottare.

venerdì 7 novembre 2008

Joseph Nicolosi. Omosessuali non-gay: chi sono?




OMOSESSUALI NON-GAY: 
CHI SONO?
Tratto dal libro di Joseph Nicolosi
"Omosessualità maschile: un nuovo approccio"

Da alcuni anni si sente molto parlare di omosessualità e della scelta di «uscire allo scoperto» e condurre uno stile di vita gay. «Uscire allo scoperto» significa gettarsi alle spalle ogni sorta di timore e inganno e intraprendere finalmente la via della libertà e dell'integrità personale.

Tuttavia, alcuni omosessuali non cercano la propria realizzazione in un'identità gay. Questi uomini hanno optato per una crescita personale in tutt'altra direzione. Il termine omosessuale indica un aspetto della loro condizione psicologica, mentre il termine gay descrive un'identità sociopolitica contemporanea e uno stile di vita che questi individui non condividono. Io li chiamo omosessuali non-gay.

L'omosessuale non-gay è un uomo che vive un conflitto fra il suo sistema di valori e le sue tendenze sessuali, perché fondamentalmente egli s'identifica con lo schema di vita eterosessuale. L'omosessuale non-gay sente che il suo progresso personale è continuamente intralciato dall'attrazione che prova per gli individui del suo stesso sesso.



Prima della nascita del Movimento di Liberazione Gay, la letteratura psichiatrica considerava l'omosessuale unicamente dal punto di vista della sua «condizione medica». Il Movimento di Liberazione Gay ha sollecitato nuove ricerche, spesso condotte da ricercatori omosessuali, allo scopo di fare luce sugli aspetti personali e relazionali dell'esperienza gay. Grazie a questi studi, oggi gli uomini possono decidere se condurre uno stile di vita gay o se intraprendere un cammino di crescita oltre l'omosessualità. È mia speranza poter aiutare questi uomini a percorrere quest'ultima strada verso l'integrità personale.

Un giovane di sedici anni è venuto un giorno nel mio studio, turbato per avere scoperto di essere omosessuale. Per prima cosa gli spiegai che si trovava di fronte a una duplice scelta: aderire alla Terapia affermativa gay o tentare di superare l'omosessualità. Proseguii illustrando i casi dei pazienti in terapia con me. In un primo momento egli sembrò perplesso, perché influenzato dall'opinione corrente secondo cui se sei omosessuale l'unica risposta onesta è vivere apertamente la propria identità gay. Per questo fu sorpreso di scoprire che molti uomini scelgono una via diversa.

Coloro che si rivolgono alla terapia ricostituiva non imputano la propria infelicità al marchio che impone loro la società. Molti di loro hanno esplorato lo stile di vita gay, compiendo un percorso che si è trasformato in una «via negativa» (in italiano nel testo), e ne sono usciti delusi per ciò che hanno visto. La loro definizione dell'io è profondamente legata alla vita familiare tradizionale, per questo rifiutano di rinunciare alla propria identità sociale eterosessuale. Invece di dichiarare guerra all'ordine naturale della società, essi decidono di impugnare le armi di una battaglia interiore. Ecco le parole di un paziente di ventitré anni:

Ho provato questi sentimenti e questi impulsi, ma l'idea soltanto di essere gay mi sembra ridicola... è uno stile di vita così strano, ai margini della società... è un mondo al quale non potrei appartenere.
Un altro giovane ha detto:

Non ho mai creduto di avere tendenze omosessuali semplicemente perché ero «nato così». Lo ritengo un insulto alla mia dignità, e un enorme danno al mio desiderio di crescita, sentirmi dire che non ho speranza di cambiare.

Un altro ancora:

Per me condividere lo stile di vita omosessuale è stato come vivere una menzogna. È stata un'esperienza dolorosa che mi ha disorientato, una forza distruttiva nella mia vita. Solo quando ho veramente cominciato a riflettere su ciò che sta dietro all'omosessualità ho iniziato a trovare pace e autoaccettazione.

È necessario che società e psicologia comprendano chi è veramente l'omosessuale non-gay. Attualmente la società osserva questo gruppo di individui con una certa derisione, mentre la psicologia li considera fuorviati e capaci solo di odio verso se stessi. L'identità dell'omosessuale non-gay è intrappolata nelle ideologie correnti. Il mondo normale lo evita, il mondo gay lo considera estraneo.

La professione psichiatrica deve assumersi gran parte di responsabilità nell'abbandono degli omosessuali non-gay: nello sforzo di sostenere la liberazione dei gay, ha dimenticato questo gruppo di individui. Se non consideriamo più l'omosessualità un problema, automaticamente mettiamo in dubbio la validità della loro lotta. Lo stesso omosessuale non-gay ha contribuito a quest'abbandono sociale; difficilmente lo incontreremo in cortei o raduni per l'affermazione della propria identità. Egli preferisce risolvere i suoi conflitti in silenzio e con discrezione. Come sono paradossalmente conservatori gli uomini che combattono questa battaglia controculturale! Oggigiorno, persino i pedofili e le prostitute non temono di mettere in piazza le proprie storie!

È un peccato che l'omosessuale non-gay debba essere considerato quello che in realtà non è. Secondo un'opinione diffusa, egli rimane nascosto per paura o ignoranza, ma con un po' di tempo e un'adeguata formazione anch'egli potrebbe trovare la via della sua liberazione. Tuttavia, non essere gay è una scelta più consapevole riguardo alla propria identità che non quella di essere gay. Questo isolamento può rappresentare un luogo di crescita e di autocomprensione molto dinamico, un luogo destinato a cambiare. Per l'omosessuale non-gay, l'isolamento rappresenta una scelta e una sfida, un luogo di fratellanza, fede e crescita -- un luogo interiore che può anche condurre alla trascendenza.

Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi verso il riconoscimento degli omosessuali nella società, e sarebbe più che ovvio estendere la stessa comprensione all'omosessuale non-gay. Egli ha operato una valida scelta filosofica ed esistenziale, è qualcuno che, nella pienezza della propria identità, non vuole aderire alla condizione di omosessuale, ma cerca di superarla.

sabato 1 novembre 2008

Terapia riparativa: Introduzione al libro di Joseph Nicolosi "Omosessualità maschile: un nuovo approccio"


Introduzione al libro di Joseph Nicolosi



Vi sono uomini omosessuali che rifiutano l'etichetta di «gay» e tutte le implicazioni che tale definizione comporta. Laddove il termine «omosessuale» indica un aspetto innegabile della loro psicologia, la parola «gay» descrive uno stile di vita e dei valori che essi non condividono. Questi uomini vivono un profondo conflitto tra i loro valori e le loro tendenze sessuali e, sebbene il loro sviluppo personale sia costantemente ostacolato da desideri omoerotici, si sforzano di non arrendersi a questi impulsi omosessuali, ma di superarli.

In tempi recenti, la psichiatria ha ribaltato l'opinione secondo cui l'omosessualità è una condizione malsana. Conseguenza diretta di tale cambiamento è stato l'abbandono di questi uomini, che noi chiamiamo «omosessuali non gay». Sebbene la psicologia affermi di operare sulla base di una filosofia rispettosa dei valori, di fatto sottovaluta la lotta interiore di questi individui, curandoli unicamente per il sentimento di odio verso se stessi dovuto a omofobia interiorizzata.

In realtà, l'omosessualità è un problema inerente allo sviluppo, molto spesso derivante dalle prime incomprensioni tra padre e figlio. Lo sviluppo eterosessuale richiede il sostegno e la cooperazione di entrambi i genitori, nel momento in cui il ragazzo vive il distacco dalla madre e il successivo processo di identificazione con il padre. Da un rapporto padre-figlio fallimentare può scaturire l'incapacità di interiorizzare la propria identità sessuale. Un'alta percentuale di uomini sottoposti a psicoterapia per la cura dell'omosessualità rientra nel quadro di questa sindrome legata allo sviluppo.

Se l'identificazione sessuale non è completa, durante l'infanzia l'individuo non solo si allontana dal padre, ma anche dai coetanei di sesso maschile. La letteratura specializzata riconosce come indizio di omosessualità il duplice fenomeno di comportamento non mascolino durante l'adolescenza e di difficoltà a mettersi in relazione con i coetanei maschi. Questo distacco sfocia in un processo di eroticizzazione della mascolinità. Spesso si verifica un processo di alienazione dal corpo, caratterizzato o da eccessive inibizioni o da un esibizionismo esasperato. Tale processo si accompagna spesso a una scarsa autostima. L'omosessualità che ne deriva risponde all'esigenza di porre rimedio al danno originario nel processo di identificazione sessuale.

Un'attenta analisi della letteratura specializzata rivela che i fattori genetici e ormonali non sembrano avere un ruolo predeterminante nello sviluppo omosessuale. Tuttavia vi possono essere alcuni fattori predisponenti che rendono alcuni ragazzi più vulnerabili e più soggetti a un processo di identificazione sessuale incompleto.

Tra i problemi legati all'omosessualità possiamo includere le difficoltà di autoaffermazione, la sessualizzazione della dipendenza e dell'aggressività, il distacco come autodifesa dagli individui di sesso maschile. Generalmente gli omosessuali maschi non sono in grado di instaurare rapporti d'amicizia non erotici con individui dello stesso sesso.

Se analizziamo più da vicino i rapporti tra gay, possiamo osservare alcuni limiti tipici dell'amore omosessuale. Le coppie gay sono note per la loro precarietà e instabilità. Gli studi più recenti sono unanimi nel riconoscere l'eccessiva promiscuità e l'enfatizzazione della sessualità dei rapporti omosessuali. In assenza dell'elemento femminile stabilizzante, le coppie omosessuali maschili presentano serie difficoltà nella capacità di mantenere la monogamia.

Nonostante la valorizzazione dell'androginia da parte dell'uomo gay, si nota la ricerca contraddittoria dell'archetipo maschile, in una gerarchia dove l'individuo poco mascolino occupa una posizione inferiore. Le relazioni gay, inoltre, si scontrano inevitabilmente con i limiti propri dell'identicità sessuale, che rende l'atto sessuale isolato e narcisistico, data la necessità di tecniche che prevedono necessariamente l'alternanza. Non si tratta solo di incompatibilità anatomica, ma di ostacoli psicologici che impediscono all'individuo di relazionarsi in modo completo come avviene invece nelle coppie eterosessuali.

Da alcuni anni gli scrittori del Movimento di Liberazione Gay non solo si battono per sollecitare un atteggiamento di tolleranza da parte della società, ma anche perché lo stile di vita e la condizione omosessuale ottengano l'approvazione generale. Essi negano che vi sia promiscuità, o la propongono come parte accettabile di un nuovo ordine sociale necessario alla condizione omosessuale. Chi non riconosce l'uguaglianza dell'omosessualità è considerato omofobico, cioè pieno di paure irrazionali. Gli scrittori gay non ammettono il fatto che sia del tutto legittimo dare più valore all'eterosessualità.

La terapia ricostitutiva dell'omosessualità si basa sulla teoria delle relazioni oggettive e su studi empirici dell'identità sessuale. Uno degli obiettivi primari della terapia è l'analisi delle dinamiche familiari che possono aver provocato lo sviluppo omosessuale di un individuo. La riappacificazione con il padre è uno dei primi passi in questo processo riparatore, ma tra gli obiettivi primari della terapia si annoverano anche l'autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa. Si parla molto di differenze sessuali e in generale si è d'accordo nel riconoscere la positività di una completa identificazione sessuale. Il superamento del falso io è un obiettivo primario per molti pazienti in cura. Si incontrano non poche sfide sul percorso che conduce al rafforzamento del proprio io e all'autoaffermazione. Nella terapia di gruppo, al paziente si richiede di sviluppare l'autostima attraverso la verbalizzazione. Un altro obiettivo molto importante è lo sviluppo di vincoli di amicizia non erotici tra individui dello stesso sesso. Per l'omosessuale il distacco come autodifesa costituisce generalmente un ostacolo non trascurabile alla nascita di legami di amicizia con uomini normali.

Il rapporto tra paziente e terapeuta può rappresentare un ostacolo in questo tipo di terapia, poiché spesso si ripropone lo stesso genere di problematiche che caratterizzano i rapporti con il padre. Per questo una psicoterapeuta donna può avere un ruolo determinante nella terapia, a patto che al momento giusto essa ceda il paziente a un terapeuta di sesso maschile.

Questo tipo di terapia non si pone l'obiettivo di cancellare tutti gli impulsi omosessuali, bensì di migliorare la capacità di mettersi in relazione con gli altri uomini e di rafforzare il processo di identificazione maschile. Grazie alla terapia ricostitutiva, molti pazienti hanno trovato la forza di mantenere l'impegno di praticare l'astinenza sessuale, altri sono riusciti a raggiungere l'equilibrio in una unione eterosessuale.

domenica 19 ottobre 2008

SVILUPPO DELL'OMOSESSUALITA' FEMMINILE

NARTH
National Association for Research and
Therapy of
Homosexuality
888-364-4744 (toll-free)
www.narth.com



SVILUPPO DELL’OMOSESSUALITA’ FEMMINILE


E’ stato spesso sostenuto che l’orientamento sessuale sia una normale e innata variazione della sessualità e perciò un’immutabile aspetto dell’Io intimo o dell’identità di una persona. Ma non esiste alcuna prova definitiva che l’omosessualità femminile sia innata o abbia basi genetiche o biologiche. (1, 2, 3) Rispettatissimi scienziati concordano con le tesi che l’omosessualità sia dovuta a una combinazione di fattori biologici, sociali e psicologici.

Il Dr. Dennis McFadden, un neuroscienziato dell’Università del Texas che ha studiato il lesbismo, spiega:

“qualsiasi comportamento umano è il risultato di un complesso intreccio di genetica e ambiente. Sarebbe sbalorditivo se ciò non fosse vero anche per l’omosessualità.” (4)

In uno studio dedicato esclusivamente alle cause dell’omosessualità nelle donne, un popolare ricercatore di genetica dell’omosessualità, il Dr. Michael Bailey, della Northwestern University, e i suoi associati, ammettono che “sebbene l’orientamento sessuale, sia dell’uomo che della donna, sembri essere almeno in parte ereditato, anche l’ambiente deve avere avuto un ruolo importante nella sua origine.” (5)

Nel più recente studio di Bailey dedicato alle influenze genetiche ed ambientali sull’orientamento sessuale, egli ammette nuovamente che, pur essendo implicati fattori genetici, anche i fattori ambientali sono molto importanti. (6)

Dopo aver analizzato tutte i maggiori studi e spiegazioni biologiche dell’omosessualità, Byne and Parsons hanno proposto “un modello interattivo in cui i geni o gli ormoni non stabiliscono da soli l’orientamento sessuale, ma agiscono invece su particolari tratti della personalità, influenzando così il modo in cui un individuo si rapporta all’ambiente man mano che l’orientamento sessuale ed altre caratteristiche della personalità si sviluppano.” (7)

Perché non vengono riconosciuti i fattori psicologici?

Il Dr. Rogers H. Wright, nel suo libro “Destructive Trends in Mental Health”, afferma:
«I gruppi gay che operano nell’ambito dell’APA hanno più volte cercato di persuadere l’associazione ad adottare standard etici che impediscono ai terapeuti di offrire servizi psicoterapeutici per aiutare le persone ad uscire dall’omosessualità, sostenendo che tali sforzi non hanno successo e sono dannosi per il paziente. Gli psicologi che non condividono questa premessa vengono definiti omofobici. In questo modo viene tolto al paziente il diritto di scegliere il terapeuta e di determinare gli scopi terapeutici. Questi gruppi gay negano perfino la realtà dei dati che dimostrano che la psicoterapia può essere efficace nel mutamento delle preferenze sessuali dei pazienti che desiderano cambiare.” (8)

In realtà, un’indagine sui fattori di sviluppo correlati con l’omosessualità significherebbe la fine della carriera per molti ricercatori. Come il Dr. Jeffrey Satinover spiega:

«Il programma di ricerca viene distorto da pressioni politiche che nessun…tratto associato deve essere individuato e che l’omosessualità deve essere falsamente presentata come ereditata direttamente.” (9)

Esiste, infatti, un gran numero di ricerche che identificano molti schemi familiari, caratteriali ed evolutivi comuni connessi con l’omosessualità. Queste ricerche non sono mai stata scientificamente confutate. (10, 11)


Fluidità dell’Attrazione Omosessuale

La fluidità dell’attrazione omosessuale è stata enfatizzata in studi più recenti. La Dott.ssa Ellen Schechter del Fielding Graduate Institute ha presentato la propria ricerca alla American Psychological Association. Il suo studio qualitativo include interviste approfondite con 11 donne auto-identificatesi come lesbiche per più di 10 anni. Tutte queste donne avevano relazioni eterosessuali da più di un anno. (12)

Questi risultati sostengono la ricerca della dottoressa Dr. Lisa Diamond che è giunta alla seguente conclusione: “l’identità sessuale era tutt’altro che fissa in donne che non sono esclusivamente eterosessuali”. Dopo aver seguito 80 giovani donne non-eterosessuali (lesbiche, bisessuali e non definite) per un periodo di due anni, il Dr. Diamond ha scoperto che la metà di esse “ha riferito di molteplici cambiamenti nell’identità sessuale, e quasi un quarto ha cercato contatti sessuali con uomini.” (13)

Il Dr. Kenneth Zucker, nella sua attenta analisi dell’argomento riguardante la natura natura innata/immutabile dell’omosessualità, ha elencato una pletora di studi a sostegno della sua conclusione che “l’orientamento sessuale è più fluido che fisso.” (14)

La Dott.ssa Kristine Falco, una terapeuta affermativa gay, nel suo Psychotherapy with the Lesbian Client (Psicoterapia con la Cliente Lesbica) si oppone alla nozione che l’identità sessuale possa essere lesbica o eterosessuale, l’una o l’altra. Lei crede che l’identità sessuale sia una continuum, specialmente per le donne, e nota che “sia l’identità sia il comportamento possono fluttuare nel corso della vita di una donna.” (15)

Il concetto di fluidità sessuale, definito come la spontanea evoluzione o trasformazione delle proprie preferenze sessuali, è diverso dal concetto di mutabilità il quale coinvolge lo sforzo intenzionale diretto verso l’alterazione o il cambiamento delle proprie preferenze sessuali. Come già menzionato, molti ricercatori confermano la realtà della fluidità sessuale nella donna. Ciò non significa che qualsiasi donna può facilmente cambiare o alterare la propria attrazione verso lo stesso sesso. Ad ogni modo la ricerca conferma che il sentimento e i comportamenti sessuali non sono assolutamente immutabili. Il grado di cambiamento che una donna può sperimentare dipenderà dalla sua storia e dalle sue motivazioni.


Temperamento

Janelle Hallman, terapeuta ed insegnante, riassume i tratti più comuni emersi dai suoi studi su donne attratte dallo stesso sesso. Queste donne hanno un’intelligenza al di sopra della media, creatività, curiosità, capacità di osservazione, profonda sensibilità e senso della giustizia. Sono spesso energiche, attive e atletiche, con abilità naturali e interessi al di fuori degli stereotipi femminili. (16)
Molti di questi tratti possono far si che una ragazza si senta “diversa” dalle altre ragazze, ingenerando insicurezza riguardo la propria identità sessuale e senso di inferiorità. Infatti, “il non-conformarsi al genere femminile nell’infanzia costituisce il fattore più comunemente osservabile associato all’omosessualità” unitamente al “sentimento retrospettivo di essere diversa dalle altre ragazze”, afferma il Dr. George Rekers, professore di neuropsichiatria all’università del South Carolina School Of Medicine. (17)

Janelle Hallman sostiene che l’essere umano é il risultato dell’interazione tra le proprie uniche ed innate caratteristiche (natura) e l’ambiente circostante, ivi comprese le esperienze relazionali. Tutto ciò da origine a una varietà di percezioni, di credenze, di risposte e di interiorizzazioni, inclusa la possibilità di provare attrazione per lo stesso sesso.
Per comprendere l’attrazione della femmina per lo stesso sesso è perciò importante osservare come un ragazzina percepisce ed elabora gli effetti del suo ambiente o delle sue esperienze relazionali. Ecco perché due figli possono crescere nella stessa famiglia e tuttavia descrivere la propria famiglia e le proprie esperienze infantili in maniera differente.

«Si presume che l’orientamento sessuale venga plasmato e riplasmato sia da una cascata di scelte fatte in un contesto di circostanze mutevoli della propria vita sia dalle enormi pressioni culturali e sociali”. (18)


Madri e Padri

Rapporto con la Madre. La storia delle donne con un’attrazione per lo stesso sesso è caratterizzata da fallimenti nell’attaccamento alla propria madre e dalla conseguente disidentificazione (rifiuto della madre come modello). Ciò può derivare da:

1) un reale deficit o debolezza nella madre generato da problemi di attaccamento e di difficoltà nello sviluppo che la stessa madre ha vissuto nella propria infanzia;

2) effettiva trascuratezza da parte della madre, abusi, abbandono e trauma.

3) separazione accidentale o indipendente dalla volontà della madre come: morte, adozione, malattia oppure assenze per motivi di lavoro;

4) un distacco difensivo che può derivare dalle percezioni della figlia, da suscettibilità, da conclusioni immature e/o da convinzioni formatesi riguardo la propria madre.

5) difficoltà durante la gravidanza, durante e dopo la nascita.


Molte donne che provano attrazione per lo stesso sesso non hanno, molto probabilmente, vissuto in maniera costante e durevole momenti di amorevole sintonia con la propria madre. E’ mancata loro quell’esperienza fondamentale che consiste nell’essere oggetto della costante, impegnata ed esclusiva attenzione di un’altra persona.

La Dott.ssa Elizabeth Moberly afferma: “per un ragazzo/a molto giovane il genitore costituisce la fonte della propria esistenza, di conseguenza il ragazzo o la ragazza percepiscono che il proprio essere nel mondo possa essere in pericolo se il legame con il genitore viene interrotto.” 20
La Dott.ssa Moberly è stata la prima a proporre il modello del “distacco difensivo” dal genitore dello stesso sesso come causa dell’omosessualità, sebbene il concetto stesso di distacco difensivo non fosse nuovo.
Moberly afferma:

«…tra un’infinità di dettagli vi è un principio sottostante che emerge costantemente: l’uomo o la donna omosessuale hanno sofferto lo stesso deficit relazionale con il genitore dello stesso sesso ed esiste nell’omosessuale una corrispondente pulsione ad “aggiustare” tale deficit attraverso relazioni con persone dello stesso sesso.” (21)

Secondo Moberly il distacco dalla propria madre interrompe quel processo di identificazione sessuale e di identificazione con un modello di comportamento, che si verifica attraverso il legame. La bambina si ritrae in maniera difensiva dall’identificazione con questa fonte primaria di amore e costruisce dentro di se ciò che Moberly definisce un “impulso riparativo di ricerca di amore.” (22)

Moberly presenta la “spinta riparativa” della femmina come una ricerca inconscia di cure materne. Inoltre, Moberly osserva che il distacco difensivo può risolversi spontaneamente, che il genitore non è necessariamente colpevole del distacco e che lo stesso evento può essere traumatizzante per una bambina ma non necessariamente per un’altra. (23)

Relazione con il padre. Le donne che provano attrazione per lo stesso sesso, molto spesso, riferiscono di avere difficoltà di relazione con il padre, il quale viene descritto in termini negativi, come ad esempio: collerico, debole, freddo e indifferente, distante o malato. (24) Tuttavia, in molti casi, esse dichiarano di essere state più vicine al proprio padre che alla propria madre, e di averlo considerato come il loro migliore amico, identificandosi con lui o desiderando il suo potere e la sua libertà. Ciò può generare un rifiuto della femminilità da parte della ragazza la quale tende a comportarsi come un figlio anziché come una figlia.

Difficoltà nel Matrimonio. Nella loro analisi del lesbismo Bell e al. hanno individuato il “rapporto negativo tra i due genitori” come un possibile fattore che contribuisce alla separazione della figlia da uno dei genitori e all’omosessualità. (25)
I continui problemi matrimoniali possono far si che uno dei due genitori diventi dipendente dalla propria figlia per soddisfare i propri bisogni emotivi: ciò causa la perdita di rispetto della figlia per entrambi i genitori.


Abusi Sessuali

Nonostante l’abuso sessuale non sia la causa diretta dell’attrazione verso lo stesso sesso, alcuni studi dimostrano che l’abuso sessuale da parte del maschio a danno di lesbiche è due volte più frequente dell’abuso nei confronti di donne eterosessuali, vale a dire che il 50% di donne lesbiche hanno subito abusi sessuali. (26, 27) Se le dinamiche relazionali di una famiglia e la non-conformità con il genere sessuale sono già stabilite, l’abuso sessuale può causare il radicamento del distacco, dell’insicurezza dell’identità sessuale e della disidentificazione, che possono condurre all’attrazione per lo stesso sesso. L’abuso sessuale può essere emotivo, verbale o fisico. Una ragazza che è fatta oggetto di inappropriati commenti sessuali, cui viene negata un’adeguata privacy o il cui padre ha tendenze voyeuristiche, nonostante non sia stata toccata è stata lo stesso violata sessualmente. (28, 29)


Erotizzazione di un bisogno emotivo
Nel lavoro fatto al Wellesley College, presso lo Stone Center, è stato evidenziato quanto sia importante l’interazione dell’Io all’interno di un rapporto (Io-nella-relazione) ai fini del processo di sviluppo, di individualizzazione e di maturazione delle donne. Lo sviluppo dell’empatia e della reciprocità sono considerate fondamentali nell’esperienza delle donne e si pensa che tale sviluppo abbia origine nel rapporto tra madre e figlia. (30) Jean Baker Miller, un teorico dello sviluppo afferma: “Il senso del Sé delle donne dipende dalla loro capacità di creare e mantenere rapporti con gli altri.” (31)

Anche Carol Gilligan, scrittrice femminista e teorica dello sviluppo, conferma l’importanza del rapporto madre-figlia. La scrittrice descrive lo sviluppo di una donna come il «diventare un individuo-nella-relazione”, vale a dire, mantenere la connnessione con la famiglia mentre si verifica l’individualizzazione cioé mentre si cerca di raggiungere lo scopo di sviluppare i propri talenti e capacità. (32)

Secondo la terapeuta Mary Beth Patton, una donna che prova attrazione per lo stesso sesso desidera connettersi con la parte femminile di sé, che le è stata negata durante il proprio sviluppo, a causa di una inadeguata identificazione e sintonia con la propria madre. Tale desiderio spesso si trasforma in dipendenza emotiva da un’altra donna ed è generalmente una chiara caratteristica dell’omosessualità femminile. Anziché trovare la parte femminile in se stessa, la donna si rivolge a un’altra femmina che le dia quell’identità e quel senso di connessione che le mancano a causa della separazione emotiva dalla propria madre. (33)

La Psicoanalista Dott.ssa Elaine Siegel descrive nel seguente modo l’esperienza della bambina che più tardi avrà sentimenti omosessuali:
Le donne fanno fronte a questa fondamentali bisogni infantili rimasti insoddisfatti con un’eccezionale capacità di adattamento e una straordinaria varietà di manovre creative che, ciononostante, esprimono il seguente sentimento: “mia Madre non mi ha insegnato chi sono. Perciò, un’altra come me dovrà mostrarmelo. Ma l’immagine che le viene rinviata, come in uno specchio, dalla sua amante, è distorta come lo era stata prima esperienza con la propria madre; La ragazza si troverà così bloccata in un ciclo senza fine di compulsione a ripetere. (34)


In che modo la Società influenza un’Identità omosessuale

Viviamo in una società dove i ragazzi sperimentano attività sessuali proprie degli adulti mentre l’identità sessuale si sta ancora consolidando. Trovare il giusto partner o sperimentare una varietà di esperienze sessuali viene spesso presentato come la chiave per la felicità e la soluzione ai problemi quotidiani e all’insoddisfazione della vita. Ciò è vero soprattutto per molte giovani donne che provano attrazione per lo stesso sesso. Questo desiderio di trovare una risposta immediata e gratificante ad una situazione complessa e dolorosa costituisce una via di fuga dal faticoso lavoro che consiste nel comprendere ciò che può condurre alla crescita e al cambiamento.


Sommario


Le donne che provano attrazione per lo stesso sesso hanno alle loro spalle una storia di mancata identificazione con la propria madre, e quindi, con la propria femminilità. Ciò conduce a un fortissimo desiderio di connessione con il femminile, desiderio che diventa sessuale durante l’adolescenza o l’età adulta. Senza un sicuro attaccamento alla madre, la donna non riesce ad identificarsi con la madre come modello femminile, perdendo in questo modo l’opportunità di sviluppare fiducia e una sana identità sessuale. A causa di un’opinione vuota o distorta della propria identità femminile e a causa dell’incapacità di rapportarsi in maniera sana con altre ragazze, il suo sviluppo sessuale si arresta.

Ciò può ingenerare nella giovane ragazza un senso di depressione e di ansietà che può seguirla per il resto della sua vita. Non riuscendo a provare un senso di benessere, la ragazza vive in maniera irrequieta mentre cerca di trovare sicurezza e stabilità. La ragazza cercherà di soddisfare i bisogni di dipendenza che le sono stati negati quando era bambina e desidera intensamente l’unione con una persona che la ami e che si prenda cura di lei; fondamentalmente, desidera riconnettersi con se stessa. Anziché trovare la parte femminile dentro di sé, essa si rivolge a un’altra donna per ottenere quel senso di identità, di appartenenza e di connessione che non possiede.

Come tutte gli altri problemi d’identità profondamente radicati, anche l’attrazione per lo stesso sesso è difficile da superare. Il trattamento psicoterapeutico consiste nel comprendere le radici emotive dell’attrazione, nel rafforzare l’identificazione femminile, nel riscoprire il dolore per le perdite affettive dell’infanzia e nell’imparare a soddisfare il proprio bisogno di attenzioni, di affetto e di affermazione da parte di altre donne, attraverso un rapporto di dipendenza emotiva ma non erotica.



(Traduzione di Patrizia Battisti)

 Endnotes (1) Byne, W. & Parsons, B. (1993). Human sexual orientation: The biologic theories reappraised. Archives of General Psychiatry, 50, 228-239.

(2) Satinover, J. (1996). The gay gene? The Journal of Human Sexuality, 1, 3-10.

(3) Whitehead, N. & Whitehead, B. (1999). My genes made me do it! Lafayette, IL: Huntington House Publishers.

(4) McFadden, D. (1998, August 9). Scientists challenge notion that homosexuality’s a matter of choice. The Charlotte Observer.

(5) Bailey, J., Pillard, R., Neale, M., Agyei, Y. (1993). Heritable factors influence sexual orientation in women. Archive of General Psychiatry, 50, 217-223, p. 222.

(6) Bailey, J., Dunne, M., Martin, N. (2000). Genetic and environmental influences on sexual orientation and its correlates in an Australian twin sample. Journal of Personality and Social Psychology, 78(3), 524-535, p. 534.

(7) Byne & Parsons (1993, pp. 236-237).

(8) Wright, R. (2005). Destructive Trends in Mental Health. New York: Routledge.

(9) Satinover, J. (1996, pp.3-10).

(10) Yarhouse, M. (1998). When clients seek treatment for same-sex attraction: Ethical issues in the «right to chose» debate. Psychotherapy, 35(2), 248-259.

(11) Goldberg, S. (1994). When wish replaces thought: Why so much of what you believe is false. Buffalo, New York: Prometheus Books.

(12) Greer, M. (2004). Labels may oversimplify women’s sexual identity, experiences. Monitor on Psychology, 35(9), 28.

(13) Diamond, L. (2000). Sexual identity, attractions, and behavior among young sexual minority women over a 2-year period. Developmental Psychology, 36(2), 241-250.

(14) Zucker, K. (2003). The politics and science of «reparative therapy.» Archives of Sexual Behavior, 32(5), 399-402.

(15) Falco, K., (1991). Psychotherapy with lesbian clients: Theory into practice. New York: Brunner/Mazel, Inc., p. 93.

(16) Hallman, J. (2004). Techniques used in treating women with SSA. Collected Papers from the NARTH Annual Conference, NARTH, Encino, CA.

(17) Rekers, George (1995). Handbook of child and adolescent sexual problems. NY: Lexington Books, p. 300.

(18) Byne & Parsons, (1993, p. 237)

(19) Hallman, J. (2004). The first phase of therapy with SSA women: Securing the foundation by «creating a holding environment.» Collected Papers from the NARTH Annual Conference, NARTH, Encino, CA.

(20) Moberly, E. (1983a). Homosexuality: A new Christian ethic. Cambridge: James Clarke & Co.

(21) Moberly, E. (1983b). Psychogenesis. The early development of gender identity. London: Routledge & Kegan Paul Limited.

(22) Moberly, E. (1983b).

(23) Moberly, E. (1983b).

(24) Bell, A., Weinberg, M. & Hammersmith, S. (1981). Sexual preference: Its development in men and women. Blomington, IN: Indiana University Press.

(25) Bell, Weinberg, & Hammersmith, (1981)

(26) Balsam, K.F., Rothblum, E.D. & Beauchaine, T.P. (2005). Victimization over the life span: A comparison of lesbian, gay, bisexual, and heterosexual siblings. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 73(3), 477-487.

(27) Hughes, T.L., Haas, A.P., Razzano, L., Cassidy, R., & Matthews. A. (2000). Comparing lesbians and heterosexual women’s mental health: Results from a multi-site women’s health survey. Journal of Gay and Lesbian Social Services, 11 (1), 57-76

(28) Peters, D. & Cantrell, P. (1991). Factors distinguishing samples of lesbian and heterosexual women. Journal of Homosexuality, 21, 1-15.

(29) Howard, J. (1991). Out of Egypt. East Sussex, UK: Monarch.

(30) Jordan, J., Kaplan, A., Miller, J., Stiver, I., & Surrey, J. (1991). Women’s growth in connection: Writing from the stone center. New York: The Guilford Press.

(31) Miller, J. (1976). Toward a new psychology of women. Boston: Beacon Press.

(32) Gilligan, C. (1982). In a different voice. Cambridge: Harvard University Press.

(33) Patton, M.B. (2003). Enmeshment and women dealing with same sex attraction. Collected Papers from the NARTH Annual Conference, NARTH, Encino, CA.

(34) Siegel, E. (1988). Female homosexuality: Choice without volition. New Jersey: The Analytic Press. 

venerdì 3 ottobre 2008

Omosessualità: testimonianza di un adolescente

LA MIA TESTIMONIANZA AL MONDO
di un ragazzo ex-gay

Pubblicata sul sito
PFOX


I miei genitori sono cristiani praticanti e ho tre fratelli più piccoli di me.

Fin dall’infanzia avevo ricevuto insegnamenti sull’esistenza di Dio, ma ero pronto ad affrontare il mondo nel modo giusto? Pensavo di si. Poi è accaduto ciò che nessun teenager vorrebbe che accadesse. I miei genitori stavano per divorziare. All’inizio ho pensato che tutto sarebbe tornato come prima ma mi sbagliavo. In realtà ogni cosa stava iniziando ad andare a rotoli e la mia vita stava per essere completamente sconvolta.

Mi sentivo ferito emotivamente e avevo un gran bisogno di attenzioni. Con il divorzio in corso, la mia famiglia non aveva più tempo per me o almeno era quello che pensavo. Mio padre non si era mai sforzato di costruire un rapporto con me ma io lo amavo lo stesso, lo rispettavo e credevo in lui. Poi, a causa del divorzio, avevo cessato di credere in lui e di rispettarlo. Iniziai ad incolpare Dio dei problemi dei miei genitori e di aver consentito a mio Padre di allontanarsi da Lui. Anch’io voltai le spalle a Dio e me ne andai, proprio come aveva fatto mio Padre. Avevo deciso di prendere la vita nelle mie mani. Assumere il controllo della mia vita mi fece sentire bene per un po’ ma quando mi trovavo in difficoltà perdevo il controllo.

Avevo bisogno di attenzione, di amore, di accettazione e, più di ogni altra cosa, di riempire un vuoto nella mia vita. Per trovare tutto questo scelsi di rivolgermi agli uomini. Scoprii che in una relazione con un uomo trovavo tutto ciò di cui avevo bisogno. All’età di 15 anni scelsi di avere relazioni sessuali con gli uomini. Mi entusiasmava tutto. Ho avuto rapporti con una decina di uomini, ho iniziato a bere alcol, ho sperimentato droghe e visitato siti porno su internet. Trovavo gratificazione in tutte queste cose. Era il mio modo di vivere. Erano le relazioni con gli uomini a fornirmi la mia identità.

A 16 anni mi innamorai di un ragazzo di nome David che ho conosciuto durante una cerimonia in chiesa. Mia madre e una sua amica cantavano nel coro della nostra chiesa. Il coro stava registrando un brano e mi era stato chiesto di dare una mano durante la registrazione, occupandomi del cibo e di altre commissioni. L’amica di mia madre portò con se David. Iniziò così la nostra amicizia e circa un mese dopo è iniziata la nostra relazione. E’ stato fantastico e sembrava che nulla ci avrebbe potuto separare. Ma David pose bruscamente fine al rapporto, senza alcun avvertimento e senza nessun motivo apparente. Distrutto ed emotivamente svuotato, cercai qualcosa per riempire il vuoto che si era appena creato nella mia vita. Lo cercai nella pornografia, con le sue gratificazioni di breve durata e per un po’ funzionò ma con il tempo divenne un’abitudine noiosa. Ciononostante continuai a farlo.

A 17 anni sentivo che nulla poteva fermarmi, mi sentivo all’apice del mondo. Ero un “uomo” e potevo fare quello che volevo. Potevo prendere le mie decisioni senza l’aiuto di nessuno. Mi sentivo speciale. Da un paio di anni mio zio mi parlava di questo festival chiamato “Burning Man”. Non sapevo di che cosa si trattasse, mio zio mi aveva detto soltanto che riguardava l’arte. Alla fine decisi di andarci e non mi sarei lasciato fermare da nessuno neanche dei miei genitori. A loro dissi che sarei andato a fare una vacanza presso una stazione termale.


Sono partito pensando che nessuno avrebbe mai saputo nulla. Il festival sembrava tranquillo ed io mi sentivo libero. Potevo fare le mie scelte e fare qualsiasi cosa volessi, tanto nessuno ci faceva caso. Potevo bere, prendere droghe, fumare, fare sesso, ed essere accettato. Al festival ho bevuto molto, ho preso una droga chiamata ecstasy, ho iniziato a fumare sigarette e ho avuto rapporti sessuali non protetti per la prima volta. Pensavo che tutto ciò fosse okay ma mi sentivo lo stesso in colpa, perché? Sapevo che ciò che avevo fatto era sbagliato e che prima o poi avrei ne avrei sofferto le conseguenze. I miei genitori alla fine scoprirono tutto. Non so esprimervi come mi sono sentito quando finalmente mi sono aperto con loro e con altre persone che mi conoscevano.


Mia madre mi suggerì di andare da un nuovo terapeuta per ex-gay di cui aveva sentito parlare. Nei due mesi che seguirono “provai” questo terapeuta e alla fine decisi di restare per ottenere qualche sorta di aiuto. Era molto in gamba e lo è ancora oggi. Riuscii ad aprirmi con lui e a parlargli dei sentimenti che provavo per il divorzio dei miei genitori, del festival, della mia crisi di identità sessuale e del mio rapporto con Cristo.


Tutto iniziò da lì. Grazie a un ragazzo di nome Dustin che frequentava la mia stessa chiesa, e grazie a Dio che lo ha reso possibile, mi recai in un campeggio invernale con il gruppo della mia chiesa. Temevo di dover subire prediche per tutto il tempo e il fatto di non conoscere nessuno peggiorava le cose. Intimamente avevo paura di qualcosa che mi era stato fatto conoscere fin dalla nascita; presto, infatti, mi accorsi che non ero intimorito dal gruppo di giovani della Chiesa, ma da Dio. Mi ero nascosto da lui per così tanto tempo che non riuscivo a sopportare di avere intorno a me delle persone che desideravano proclamarlo e adorarlo. E dovevo trascorrere l’intero weekend con loro! Entro il secondo giorno di campeggio mi resi conto che avevo un bisogno disperato di Dio nella mia vita e che quello era il momento giusto. Chiesi a Dio di incontrarmi lì, faccia a faccia. Lo fece e da allora la mia vita non è stata più la stessa. Mi sentii immediatamente ricolmo di una gioia che soltanto Dio può dare. Mi sentivo completo ed integro per la prima volta nella mia vita.

Da allora ho donato a Dio la mia vita ed il completo controllo su di essa. Non è stato sempre facile restargli fedele a causa delle infinite pressioni del mondo, ma finalmente avevo trovato la mia vera identità.

Finalmente avevo trovato l’amore, l’accettazione, l’attenzione e la realizzazione che avevo sempre disperatamente desiderato. Posso dire onestamente “sia fatta la tua volontà, non la mia”. Ho ancora 17 anni. Alcune persone che hanno sentito parlare di me mi chiedono del mio passato e di come vivevo. Io rispondo semplicemente che Dio mi ha liberato dai miei peccati e che adesso Lui è la mia Roccia e il mio Redentore. Ora sono, attraverso la Grazia e la Pietà di Dio, un credente che si pente veramente di ciò che ha fatto. La gente, dopo queste affermazioni, di solito mi fa una grande quantità di domande e molto penso che Dio si serva spesso del mio passato come strumento grandioso di testimonianza.


Ogni volta che le cose si fanno difficili penso a ciò che Dio ci ha detto “Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri” (Proverbi 3:5,6). Ricordo anche che la fede non rende tutto facile ma lo rende possibile!

Vostro fratello in Cristo,

Charles