sabato 12 gennaio 2008

Uscire dall'omosessualità - Una Storia - Amare persone dello stesso sesso


UNA STORIA

AMARE PERSONE DELLO STESSO SESSO


            La condizione omosessuale deriva in parte dal fatto che non abbiamo ricevuto quell'amore di cui avevamo bisogno da parte dei rappresentanti del nostro proprio sesso, generalmente dal genitore dello stesso sesso. 
         Per difenderci dalla sofferenza causata dalla mancanza di questo amore, ci distacchiamo in modo malsano da quel genitore. Nella mente di un bambino questo distacco può prendere la forma di un voto: "Tu non mi ami; non ti amerò neanch'io."


Amare bene o amare male

Poco dopo essere uscito "allo scoperto", mi stabilii a New York per seguire un corso di arti drammatiche. Abitavo in un quartiere noto come l'East Village. Sui marciapiedi, dei graffiti in rosa shocking avvisavano: "CLONES, GO HOME!" (Cloni, andatevene a casa!). Un giorno, passeggiando per la strada con un mio amico gay, gli domandai: "Chi sono i cloni?"
"Sono i gay del West Village. Li conosci; sono quelli che si vestono uguali e che s'assomigliano tutti."

I cloni si assomigliavano tutti per davvero. Un tipico clone aveva i capelli cortissimi, i baffi e un corpo con i muscoli gonfiati. Portavano degli occhiali a specchio, una T-shirt bianca o una canottiera, un paio di jeans attillati Levi's con chiusura a bottoni e delle scarpe con rinforzi di metallo. D'inverno, la maggioranza dei cloni portava un giubbotto stile-aviatore in pelle.



Avevano la tendenza a frequentarsi tra di loro. Una mia turbolenta amica lesbica che passeggiava un giorno con me nel West Village domandò sarcasticamente a una coppia di cloni incrociata a Sheridan Square: "Dite un po', com'è il far sesso con se stessi?" La sua domanda mi rimase impressa per anni. L'abbigliamento e l'aspetto fisico dei cloni erano dei simboli esasperati di virilità. 

L'immagine iper-maschile che proiettavano era la loro visione idealizzata e erotizzata dello stesso sesso. L'immagine esterna di virilità serviva da difesa psicologica al deficit di mascolinità interno. 
Anziché conoscere un vero affetto maschile, raggiungibile soltanto attraverso mezzi non-erotici, cercavano d'incontrare il maschile tramite un'immagine esteriore di mascolinità sia in se stessi che nei loro partner dello stesso sesso.

L'amore espresso tra omosessuali è in totale contrasto rispetto a quello tra uomini eterosessuali sani. Nella Bibbia, Gionata e Davide sono un eccellente esempio di quell'amore donativo che contraddistingue una relazione sana tra uomini eterosessuali. L'affetto che Gionata provava per Davide era fondato sull'amore che portava a se stesso. Questo amore di sé biblico non dev'essere confuso con il narcisistico amore egocentrico. L'amore di sé biblico equivale invece all'accettazione di sé. Siccome Gionata si amava e si accettava correttamente, poteva altrettanto correttamente amare ed accettare un altro come lui.

L'amore tra Gionata e Davide era caratterizzato dal dare. Sotto la guida del Signore, Gionata rinunciò liberamente al diritto di succedere a suo padre come re d'Israele. Per amore, Gionata cedette a Davide il suo diritto al trono. Alcuni studiosi ritengono che dando il suo mantello a Davide, Gionata riconobbe "che Davide doveva prendere il suo posto come successore di Saul". 1*

L'amore tra omosessuali è spesso caratterizzato dal prendere. L'omosessuale non ama un altro dello stesso sesso per dare se stesso. Al contrario, ama un altro per prendere per se stesso. L'omosessuale non ama il partner dello stesso sesso come se stesso. Ama il partner invece di se stesso.


L'ambivalenza verso lo stesso sesso

L'ambivalente coesistenza di amore e di odio è un elemento centrale nella nevrosi omosessuale. In psicologia, la parola ambivalenza rimanda all'esistenza di atteggiamenti o emozioni contraddittorie, quali l'amore e l'odio, nello stesso individuo, oppure a un rapido cambiamento o un'alternanza di reazioni emozionali verso un altro individuo. 2*

Nel caso dell'omosessualità, sia gli uomini che le donne possono essere soggetti a questa ambivalenza di amore-odio. Durante l'infanzia noi vediamo come i sessi si relazionano reciprocamente e facciamo l'esperienza di come la mascolinità e la femminilità siano i due lati della stessa medaglia, essendo questa medaglia l'umanità. Perciò, se abbiamo difficoltà a relazionarci con le persone dello stesso sesso a causa di modelli inadeguati, abbiamo pure delle difficoltà a relazionarci con le persone dell'altro sesso. 

In questo capitolo tratteremo dell'ambivalenza verso il proprio sesso, mentre nei prossimi due capitoli affronteremo l'ambivalenza verso il sesso opposto.
La condizione omosessuale deriva in parte dal fatto che non abbiamo ricevuto quell'amore di cui avevamo bisogno da parte dei rappresentanti del nostro proprio sesso, generalmente dal genitore dello stesso sesso. Per difenderci dalla sofferenza causata dalla mancanza di questo amore, ci distacchiamo in modo malsano da quel genitore. Nella mente di un bambino questo distacco può prendere la forma di un voto: "Tu non mi ami; non ti amerò neanch'io."

Le relazioni spezzate con lo stesso sesso imprimono nel profondo del nostro cuore delle immagini confuse di quel sesso. Inoltre, le immagini interiori di coloro che ci hanno ferito o rifiutato quand'eravamo bambini vengono ulteriormente oscurate dalle nostre reazioni colpevoli alle loro offese. Queste immagini nel cuore contengono tutti i sentimenti e gli atteggiamenti negativi legati alle nostre relazioni spezzate con lo stesso sesso.

Il nostro comportamento con le persone dello stesso sesso è spesso dettato dalle immagini che il nostro cuore conserva riguardo a figure significative dello stesso sesso della nostra infanzia. Le difficoltà che possiamo avere adesso nel relazionarci con le persone dello stesso sesso provengono spesso da relazioni dolorose del passato con i membri dello stesso sesso. Così il distacco difensivo verso il genitore dello stesso sesso può diventare un distacco generalizzato da tutto ciò che quel genitore simbolizzava per noi. Nella nostra sofferenza, proiettiamo inconsciamente tutte le nostre emozioni e i nostri atteggiamenti malati sui membri dello stesso sesso. 

Possiamo dunque provare un amore fortemente erotizzato verso qualcuno del nostro proprio sesso al pari di odio, rabbia, o rifiuto repressi. Le proiezioni inconsce dell'ambivalenza verso lo stesso sesso sono imprevedibili. Per la persona omosessuale (o lesbica), certe persone possono provocare in lui (lei) più ambivalenza di altre semplicemente perché queste persone simbolizzano un aspetto del proprio sesso dal quale è separato(a) o riguardo al quale è confuso(a).

Nel profondo del cuore dell'omosessuale (o della lesbica) ci possono essere delle immagini polarizzate dello stesso sesso. In un angolo regna l'idealizzata immagine romantica dello stesso sesso: il modo in cui il cuore simbolizza l'amore nevrotico che prova per lo stesso sesso. Quest'immagine può essere quella del perfetto genitore dello stesso sesso o quella dell'amante omosessuale(lesbica) perfetto(a).
Nell'altro angolo del cuore della persona omosessuale (o lesbica) regna un'immagine temuta e disprezzata dello stesso sesso: il modo in cui il cuore simbolizza l'odio nevrotico che prova per lo stesso sesso. Per l'omosessuale, può essere un'immagine di un padre crudele e autoritario o passivo e assente. Per la donna lesbica, può essere un'immagine di una madre distante e fredda o maltrattata e passiva. Tra i due estremi dell'idealizzazione e del disprezzo ci può essere tutta una varietà d'immagini deformate dello stesso sesso.


L'amante perfetto


L'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso gioca un grosso ruolo nelle relazioni omosessuali. Quando è innamorato, l'omosessuale è in realtà invaghito dell'immagine idealizzata che ha del suo proprio sesso. Il partner dello stesso sesso non fa che corrispondere a quest'immagine idealizzata, come illustrato dall'esempio dei cloni a New York. La relazione dell'omosessuale con il suo partner dello stesso sesso è basata più su una proiezione di un'immagine illusoria sorta dal suo cuore che su un reale amore per un'altra persona.

Parte della mia guarigione dall'omosessualità avvenne soltanto quando rinunciai alla speranza idolatrica di trovare un giorno quel perfetto amante omosessuale che corrispondesse all'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso che avevo dentro di me. Anche dopo aver ricevuto una guarigione profonda da parte del Signore, avevo ancora questa speranza idolatrica nel mio cuore. Sapevo che si trattava di un desiderio empio e che bisognava che morissi ad esso. Ma volevo continuare ad esercitare un certo controllo sulla mia vita. 

Nella mia mente credevo ancora che ci poteva essere un uomo da qualche parte nel mondo che avrebbe potuto appagare i miei bisogni. 
A quel punto, la nevrosi omosessuale non era più un'esigenza pressante che rumoreggiava in me. Si trattava piuttosto di un pacato brusio nevrotico. Allora la tentazione di Satana nei miei confronti era di cercare, serbando pure la guarigione che Gesù mi aveva dato fino a quel momento, quell'amante omosessuale perfetto con il quale passare in pace il resto della mia vita.

Quella speranza colpevole era un ostacolo fondamentale che m'impediva di ricevere ulteriore guarigione da Dio. Dopo essermi pentito di questo, presi coscienza del fatto che col mio primo allontanamento dall'omosessualità avevo lasciato qualcosa in cui trovavo un grande piacere. La Bibbia parla dei "piaceri del peccato" (Ebrei 11,25). Una delle ragioni per le quali non riusciamo a restare liberi da certi peccati è il fatto che neghiamo che questi peccati contengono un elemento di piacere. 

Durante questo periodo di lotta per restare libero da ogni attività omosessuale, mi ricordavo quotidianamente che avevo dato a Dio qualcosa che amavo. Gli domandavo quindi di sostituire i miei struggimenti per quei piaceri carnali con una sete sincera di piaceri buoni e santi. Per diverso tempo la mia preghiera a Dio fu: "Apri i miei occhi perché veda le cose buone e sante che hai messo in questo mondo. Apri il mio cuore perché risponda a queste cose con amore, gioia e meraviglia."

Un'altro fattore caratteristico delle relazioni omosessuali è la ricerca dell'identità di genere per mezzo del partner dello stesso sesso. Gli uomini che non sono riusciti a completare la loro identificazione di genere durante l'infanzia cercano di stabilirla in un altro. L'irresistibile sentimento di essere "innamorati" di qualcuno dello stesso sesso è in realtà una ricerca di identificazione di genere che si è erotizzata.

Quando una persona che soffre di nevrosi omosessuale cerca la guarigione, la persona che l'aiuta deve cercare di sapere se è coinvolta in una relazione omosessuale in corso. La separazione dal partner dello stesso sesso può far emergere la sofferenza di un'incompleta identificazione di genere. In una relazione omosessuale tale sofferenza può essere temporaneamente repressa o rimossa.

Per essere guarito, l'omosessuale deve affrontare il suo vuoto interiore e riconoscere che ha tentato di colmarlo con un'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso e che questo vuoto lo ha spinto a mettere la sua identità in un altro dello stesso sesso. Ciò equivale ad aver innalzato il proprio sesso ad idolo nel suo cuore.
Il profeta Ezechiele ci dice che separandoci da Dio noi abbiamo eretto degli idoli (Ezechiele 14,7). In Romani 1,18-23, San Paolo ci dice che la collera di Dio si è abbattuta su tutta l'umanità, e non soltanto sull'omosessuale, a causa dell'idolatria. 

Abbiamo "cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile". Nel contesto di Romani 1, l'omosessualità è citata come una delle conseguenze dell'idolatria dell'uomo (Romani 1,26-27). Per essere guarito, l'omosessuale deve pentirsi della sua idolatria. Ma la Chiesa deve pure comprendere che questo peccato è legato al bisogno che l'omosessuale ha di essere profondamente guarito nella sua identità di genere. E' necessario quindi poter trovare nella Chiesa un ambiente di grazia dove il vuoto creato dall'incompleta identificazione di genere possa essere affrontato con grande pazienza e amore sincero.


L'immagine disprezzata

Al tempo in cui conducevo una vita gay attiva, lavoravo come cameriere in diversi ristoranti. Uno di quelli non stava andando bene, quando cominciai a prestarvi servizio. Per tentare di salvare la ditta in declino, il proprietario aveva assunto un gestore esperto che doveva occuparsi della sala da pranzo. La prima volta che incontrai il signor Winston, mi piacque. Era un uomo imponente con dei capelli mezzi grigi e un sorriso affascinante. C'era in lui una certa eleganza e ne fui pure attratto sessualmente.

Sotto la direzione del signor Winston la sala da pranzo del ristorante venne ristrutturata in modo che i camerieri avessero ognuno una tavola in meno da servire. Da una prospettiva gestionale, il signor Winston pensava che con meno tavoli da servire il personale avrebbe avuto più tempo da dedicare ad ogni cliente. Migliorando il servizio, anche gli affari sarebbero andati meglio. 

Dal mio punto di vista, come cameriere, ciò significava meno mance. I miei sentimenti verso il signor Winston cambiarono di colpo. La mia simpatia per lui si mutò in vivissima antipatia. Da quel momento in poi lo percepii come un uomo più anziano dominatore e una minaccia alle entrate che mi erano necessarie per vivere.

L'immagine disprezzata è l'altra visione estrema che il cuore può avere dello stesso sesso. Può essere un composto di persone dello stesso sesso che ci hanno ferito nel passato. Quando una persona che soffre di omosessualità cerca la guarigione, può accorgersi per la prima volta che ha dei problemi relativi alle figure d'autorità. Ciò è facilmente comprensibile, dato che i genitori sono le prime figure d'autorità che incontriamo. Se non riusciamo a vedere queste figure d'autorità come benevoli, le vediamo tutte come malevole.

Volgendo oggi lo sguardo indietro, vedo che proiettavo sul signor Winston la mia diffidenza e la mia antipatia per le figure d'autorità maschili. Questa proiezione era radicata nella mia relazione spezzata con mio padre. Il signor Winston e mio padre erano simili per due aspetti essenziali. Primo, erano entrambi due uomini d'età matura. Secondo, entrambi esercitavano un'autorità su di me. Non riuscivo ad essere obiettivo verso le figure d'autorità e non potevo quindi cogliere il ragionamento che motivava la decisione del signor Winston.

Le reazioni determinate da sentimenti soggettivi sono una caratteristica di ambivalenza verso lo stesso sesso. Invece di vedere oggettivamente la decisione del signor Winston dalla sua prospettiva commerciale, reagivo soggettivamente attingendo alla mia riserva d'emozioni ambivalenti verso gli uomini più anziani. Gli attribuivo delle motivazioni quasi diaboliche e reagivo in modo molto difensivo. In certi momenti mi sembrava un gentiluomo imponente e attraente; subito dopo mi appariva come un'altra minacciosa figura d'autorità che cercava di controllarmi e di distruggermi. Ad ogni modo, alla fine la sua ristrutturazione migliorò l'andamento degli affari, e di conseguenza la mia paga crebbe. Ma ciò non m'importava. Sebbene giunsi a vedere del buono in ciò che aveva fatto, continuai a reagire soggettivamente nei suoi confronti fino al giorno in cui lasciai quel ristorante.


Possiamo così disprezzare intere categorie di persone semplicemente perché qualche loro rappresentante ci ha rifiutato da bambini. Quando andavo a scuola, l'essere dotato artisticamente mi spingeva verso questo campo. Alcuni miei compagni di classe consideravano i miei interessi "da femmina" e mi schernivano. Quei ragazzi erano "i maschi", gli atleti della scuola. Divenuto adulto, molto tempo dopo che la mia guarigione era già bene in corso, mi sentii spinto dal Signore a perdonare un compagno di classe particolarmente crudele e a pentirmi poi del mio atteggiamento negativo verso tutti gli uomini che amano gli sport.

La paranoia e l'ambivalenza verso

 lo stesso sesso

Si riconosce a Freud di essere stato il primo ad associare la paranoia all'omosessualità maschile. Commentando l'analisi che fece Freud, il dott.William Niederland scrive:

Le principali forme familiari della paranoia possono essere tutte viste come delle contraddizioni di un'unica affermazione: "io (un uomo) lo amo (un uomo)". Questa dichiarazione si trasforma rapidamente in "io non lo amo - io lo odio". Inaccettabile sotto questa forma, il sentimento espresso nella seconda dichiarazione è proiettato sulla persona che si amava all'origine (e quindi attribuito ad essa). Di conseguenza la frase: "io lo odio" si trasforma per mezzo della proiezione nell'idea "lui mi odia e mi perseguita", poiché tale cambiamento fornisce la giustificazione interiore, la ragione per "odiarlo". 3*

Il passaggio da "io l'amo" a "io lo odio" costituisce la stessa dinamica di amore-odio che si trova nell'ambivalenza verso lo stesso sesso nell'omosessualità. Nel suo libro "Clinical Theology" (Teologia Clinica), il dott. Frank Lake elenca vari aggettivi che caratterizzano la paranoia e che si possono applicare in modo particolare alla condizione omosessuale: "difensivo, intransigente, sospettoso verso i detrattori, diffidente riguardo alle critiche, sempre assertore della propria posizione nei confronti di coloro che sembrano ledere i suoi diritti, litigioso, polemico." 4*

Quando vivevo a New York, feci parte per breve tempo di una compagnia teatrale gay politicizzata. Una forte mentalità "loro e noi" dominava lo spirito di quel gruppo.
"Loro" era riferito agli eterosessuali omofobi ed oppressivi che governavano il mondo. "Noi", i poveri gay perseguitati, eravamo intrappolati in un mondo etero. Nel corso della storia la società e la Chiesa hanno trattato gli omosessuali men che da persone e come oggetti d'odio. Nella comunità omosessuale d'oggi questa persecuzione ha creato una paranoia generalizzata che si manifesta con l'azione dei gay e delle lesbiche militanti che reclamano ad alta voce i loro diritti. I gruppi militanti gay fanno pressione sui funzionari di governo con una capacità di richiesta litigiosa e polemica così esperta che non ha pari rispetto a nessun altro gruppo d'interesse.

Sia il sentimento di persecuzione che un atteggiamento aggressivo sono delle caratteristiche della paranoia omosessuale. Quando attribuivo delle ragioni diaboliche al signor Winston, esprimevo una reazione paranoica. Combattevo la sua decisione di ristrutturare la sala da pranzo del ristorante rivolgendomi alla direzione e attaccandolo. Con l'aria e i toni da avvocato in tribunale, mi sentivo come investito di una causa ed ero pronto a battermi per i miei diritti.

La diffidenza e il sospetto sono altri due elementi principali della paranoia omosessuale. Molti anni dopo che avevo smesso di provare desideri omosessuali in modo evidente e palese, mi resi conto che continuavo a diffidare degli uomini.

 Questa diffidenza costituiva una vera e propria barriera che m'impediva di poter avere delle amicizie sane con lo stesso sesso. Quando incontravo degli uomini con atteggiamenti di dominio, spesso reagivo con una rabbia che li feriva, anziché affrontare oggettivamente il loro comportamento impositivo. La mia rabbia era un modo immaturo di definire il mio territorio e di liberarmi dal loro controllo. Queste reazioni colleriche erano dei transfert psicologici che avevano origine nello schiacciante controllo che mio padre aveva esercitato su di me.

Infine, bisogna dire che la voce del "bambino auto-commiserante" che è al centro della nevrosi omosessuale assomiglia alla voce litigiosa della paranoia omosessuale. Questa voce protesta e difende il diritto a lamentarsi del bambino interiore. Il dott.Gerard van den Aardweg scrive:
 

Sembra come se il bambino interiore lottasse per mantenere la sua posizione di persona importante e tragica e temesse di perdere questa forma di amore di sé che in più dà dipendenza. Possiamo capire ciò che Freud intendeva dire quando dibatteva il fenomeno della resistenza che aveva osservato durante il trattamento di molti nevrotici, i quali gli avevano fatto "la più grande impressione", dandogli "la sensazione che c'era in loro una forza in azione che si difendeva con tutti i mezzi possibili contro ogni cura e che si agganciava ostinatamente alla malattia e alla sofferenza." 5*
Giunsi a guarire dalla paranoia omosessuale in primo luogo quando imparai a verificare tutti i miei pensieri negativi riguardo lo stesso sesso. Invece di accettare e far mio subito ogni pensiero negativo, lo tenevo nel cuore davanti a Dio. Nel mio diario di preghiera mettevo per iscritto tutte le cose che avevo contro gli uomini che conoscevo. Poi chiedevo a Dio di mostrarmi se questi pensieri negativi erano veri o falsi.

In secondo luogo, imparai a non vivere più a partire dai miei pensieri e sentimenti negativi. Ciò significava all'inizio imparare a vivere sotto la tensione di due centri opposti: il vecchio centro del mio sé nevrotico al quale morivo quotidianamente e il nuovo centro del mio vero sé redento in Cristo che diventava ogni giorno più vivo. Non permettevo alla voce del bambino interiore paranoico che si ripiegava su se stesso di dominarmi. Lasciavo piuttosto morire questa voce lagnante e critica praticando la presenza di Cristo in me. 

La presenza dello Spirito Santo dimorante in me e la Parola viva di Dio, la Bibbia, costituivano il mio vero centro. Nel suo libro "Clinical Theology" (Teologia clinica), il dott.Lake racconta come aiutò i suoi pazienti paranoici a sviluppare un "doppio orientamento". Insegnò loro a vivere sotto la tensione di due centri opposti, permettendo però al vero centro non-paranoico di dominare. Frank Lake constatò che ciò era basilare per la guarigione di queste persone.

In terzo luogo, qualora un pensiero negativo su qualcuno dello stesso sesso si rivelava esatto, imparai a non parlarne. Naturalmente venni a mancare spesso in questo, ma dopo un certo tempo divenni capace di tenere queste critiche per me. In seguito imparai a rimettere ogni critica esatta sugli altri in preghiera al Signore. Questo non vuol dire che negavo l'esistenza di certi difetti di carattere negli altri. Decisi semplicemente di non permettere che essi diventassero il mio punto di vista definitivo sugli altri.
In quarto luogo, forse il punto più importante, cercavo ciò che c'era di buono nell'altra persona e ne facevo l'elogio ad alta voce ogni qualvolta era possibile. In un mondo decaduto è facile vedere ciò che non va negli altri, come ci dimostra così meravigliosamente la parabola dell'uomo con la trave nell'occhio. Ma è veramente virtuoso cercare il buono negli altri ed accentuarlo.


Rabbia e ambivalenza verso lo stesso sesso
 Quando venticinque anni di rabbia repressa verso il mio proprio sesso emersero in me, fu francamente terribile. Per diversi mesi venni preso da attacchi di rabbia che duravano ogni volta diverse ore. Queste crisi si verificarono mentre stavo uscendo dalla negazione della disfunzione della mia famiglia. Mi svegliavo nel mezzo della notte e mi trovavo che digrignavo i denti dall'ira mentre un nodo di rabbia ed angoscia ribolliva nelle mie viscere. Guardandomi bene dal negare queste emozioni, lasciavo che ciò accadesse. Si trattava della rabbia che avevo interiorizzato nel passato e che era stata la fonte della mia profonda depressione, dell'odio verso me stesso e dei miei pensieri suicidi.

Spesso la mia rabbia veniva diretta contro un uomo che era al contempo destinatario della mia ambivalenza verso lo stesso sesso. Certe volte il furore e la sensualità si mischiavano dentro di me (ricordate, ambivalenza significa compresenza di amore deformato e sentimenti d'odio). Anche se avevo ragioni poco importanti per essere irritato verso l'uomo in questione, la mia rabbia era completamente sproporzionata alla situazione.

Il dott.John Bancroft nel suo libro "Human Sexuality and Its Problems" (La sessualità umana e i suoi problemi) ha scritto: "La rabbia può facilitare la risposta sessuale". Egli menziona due studi psicologici che mostrano come "provocare la rabbia porta ad un maggiore immaginario sessuale." 6* Proprio come l'angoscia e la concupiscenza sono legate tra loro, così lo sono anche la rabbia e la brama sessuale. Trattare in modo responsabile la rabbia vuol dire riuscire a liberarsi dalla concupiscenza e dalle immagini erotiche collegate ad essa (come le fantasie sessuali malate). Strappare dall'inconscio la soggiacente radice di rabbia verso lo stesso sesso aiuta a disattivare l'immaginario omoerotico che vi alberga, come pure le reazioni omosessuali che ne derivano.
Senza negare i miei sentimenti di rabbia, sapevo che li dovevo affrontare. Il primo principio per superare la rabbia è smettere di proiettarla sugli altri. Bisognava che la tenessi per me.


Poi pregavo. Il miglior posto per esprimere la propria rabbia è stando alla presenza di Dio. Con le braccia levate verso Gesù, lo vedevo morente sulla croce per prendere tutti i miei peccati nel suo corpo. La mia rabbia sembrava essere un denso fumo nero che saliva attraverso il mio corpo e fuoriusciva dalle mie mani, come se fosse aspirato fuori di me per entrare dentro le piaghe di Gesù.

Anche certe altre azioni mi aiutarono. Facevo dei lunghi giri in bicicletta lungo dei sentieri isolati dove mi mettevo ad urlare con tutto il mio fiato. Scrissi nel mio diario di preghiera tutti i pensieri negativi, meschini e stupidi che avevo verso quelli che erano oggetto della mia rabbia e della mia ambivalenza verso lo stesso sesso. Senza alcuna intenzione di spedirle, scrissi delle lettere a coloro che erano i destinatari della mia rabbia.

Mi prendevo in giro, specialmente quando la voce del bambino interiore piagnucoloso e ripiegato su se stesso emergeva assieme alla rabbia. Drammatizzare le situazioni mi aiutava a farlo tacere: "Oh, povero bambino ferito, nella storia del mondo non c'è mai stato nessuno prima d'ora che abbia meritato di essere più arrabbiato di te."
Rimossi dal mio vocabolario frasi quali: "Tu mi hai fatto arrabbiare." La verità è che reagivo a certe situazioni con rabbia, cosa che talvolta è giustificata. Ma non c'è nessuno dentro di me o altri che me che mi faccia arrabbiare.

Durante questi periodi di profonda rabbia chiedevo a dei fratelli e delle sorelle cristiani nei quali avevo fiducia di pregare per me imponendomi le mani.
Quand'ero in collera Dio non mi rifiutava, né mi permetteva comunque di compiacermi della mia rabbia. Cosa più importante ancora, mi guardavo bene del proiettare la mia collera contro Dio o di rimproverargli le mie circostanze del momento. Dopo tutto, mi aveva dato Gesù, il rimedio alla mia sofferenza.
Quando mi sono occupato di altre persone che avevano questo problema, ho constatato talvolta che un demonico "spirito di rabbia" usa la sofferenza di una legittima rabbia come un'occasione per opprimere la persona. Una volta che questa presenza demoniaca è smascherata, è facile farla fuggire cacciandola via in nome di Gesù.

Se la persona ha peccato contro qualcuno con rabbia, deve andare allora a chiedergli perdono. Molta gente, ad ogni modo, non sa come interpretare la rabbia di un'altra persona. Molti cristiani etichettano rapidamente ogni tipo di rabbia come peccato e non riescono a vedere le numerose volte in cui la Bibbia parla di rabbia legittima.
Man mano che affrontavo la mia collera e smettevo di proiettarla sugli uomini attorno a me, vedevo che la tentazione omosessuale s'affievoliva in me sempre più. Come la rabbia diminuiva, così diminuiva la concupiscenza legata ad essa.

L'odio sessualizzato
Mi è accaduto molte volte di pregare per degli uomini il cui lato di ambivalenza negativo si è erotizzato. In questi casi la concupiscenza sessuale è commista all'odio. Nelle loro fantasie sessuali appaiono delle immagini in cui essi feriscono o anche uccidono il/i loro partner dello stesso sesso. Provano sempre una gran vergogna e si sentono molto in colpa per avere questo genere di fantasie; può accadere che io sia l'unico al quale abbiano rivelato questo problema. Queste anime sofferenti hanno innanzitutto bisogno di essere liberate dalla vergogna e dal senso di colpa. E' ciò che facciamo durante un incontro comprensivo di un momento di preghiera.

Dopo aver invocato il nome di Gesù, discutiamo sul significato racchiuso in queste immagini che esprimono il loro desiderio di far del male a qualcuno dello stesso sesso. Ancora una volta, la comprensione della confusione dei simboli è il primo passo per disattivare il potere delle immagini nevrotiche e dei sentimenti che vi sono associati.
Mentre parliamo delle immagini in sé, chiedo: "Secondo te, qual'è il significato di queste immagini nelle tue fantasie sessuali?" Spesso rispondono: "Tanto desiderio sessuale, rabbia e odio verso quelle persone." Allora spiego loro: "Sì, la rabbia e l'odio incidono senza alcun dubbio decisamente nella percezione interiore che hai dello stesso sesso. Ma ricordati, per favore, che quelle persone che appaiono nelle tue fantasie rappresentano per te la mascolinità. Devi imparare a prendere queste immagini in senso figurato, simbolico, e non come desideri struggenti del tuo cuore in senso letterale. Le immagini in cui ferisci o perfino uccidi i tuoi partner sessuali sono il modo in cui il tuo cuore simbolizza la rabbia e l'odio erotizzati verso quelli del tuo stesso sesso."

Una volta che capiscono che la loro confusione simbolica consiste nella correlazione tra immagini libidinose e sentimenti di rabbia e di odio, la paura di mettere veramente in pratica queste fantasie sessuali diminuisce.
Domando loro poi se pensano sia loro possibile deporre queste fantasie davanti al Signore nella preghiera. Quasi tutti dicono di sì. Invoco allora il nome di Gesù e dopo essere entrati alla presenza guaritrice di Dio chiedo loro di lasciar emergere alla loro mente quella fantasia sessuale completamente, alla presenza di Dio.

Insieme, chiediamo quindi a Gesù di entrare in ogni immagine perversa di quella fantasia sessuale. Per disinnescare la forza di queste immagini dal più profondo del loro cuore chiedo loro innanzitutto: "Ti penti della concupiscenza sessuale che si è avvinta alla tua rabbia e al tuo odio?" "Sì, me ne pento."
Quindi chiedo alle persone in questione di togliere dalle loro menti, uno a uno, ogni atto e simbolo sessuale malsano contenuto nelle loro fantasie erotiche. Mentre li rimettono a Gesù nella preghiera, li incoraggio così: "Descrivi dettagliatamente al Signore tutto il significato che questo aspetto della tua fantasia sessuale ha per te. Digli anche tutti i sentimenti che esso provoca in te." E continuiamo a pregare finché ogni dettaglio della fantasia sessuale è stato dato al Signore.

A volte degli spiriti demoniaci usano questa confusione simbolica per opprimere o inabitare la persona. Non è raro vedere manifestarsi un demone durante il momento della preghiera. In certi casi i demoni non si manifestano, ma semplicemente si nascondono. Allora entra in gioco il dono del discernimento degli spiriti (1Corinzi 12,10) e i demoni nascosti possono essere tranquillamente scacciati. E' facile scacciarli: si domanda alla persona infestata di rinunciare ai demoni e la si asperge poi con acqua benedetta.

L'ambivalenza verso lo stesso sesso e l'invidia
L'invidia, uno dei sette peccati capitali, è un altro fattore tipico dell'ambivalenza verso lo stesso sesso e dell'omosessualità (dove l'omosessualità è erotizzata). In "The Guidebook to Pursuing Sexual Wholeness" (Manuale di lavoro per una sessualità riconciliata), Andrew Comiskey scrive:
Noi invidiamo coloro che possiedono ciò che desideriamo e di cui manchiamo, sia a livello emozionale che fisico. L'invidia estrae i suoi artigli impulsivi e bramosi e trova un oggetto da afferrare. Tutto questo non significa imitare coloro che ammiriamo o sviluppare un'amicizia nella sana complementarietà. L'invidia comporta invece un tentativo immaturo d'acquisire la maturità o la completezza attraverso un altro. Sul piano dell'omosessualità ciò si manifesta quando una persona poco sicura della sua identità sessuale o del suo valore personale trova uno specchio idealizzato in un'altra dello stesso sesso. 7*
Nella nevrosi omosessuale l'invidia è correlata alla compulsione cannibale. Sia l'invidia che la compulsione cannibale sono dirette verso le persone che simbolizzano la pienezza che cerchiamo nella nostra identità di genere. Come menzionato precedentemente, la dott.ssa Ruth Tiffany Barnhouse osserva:
Si può ricorrere all'atto omosessuale con lo scopo di identificarsi alla forza "maschile" del partner. Come ha espresso uno dei miei pazienti: "Non era tanto il fatto che volevo amare Peter; volevo essere Peter." 8*
Conformemente a quanto detto dell'omosessualità nella Lettera ai Romani, sia il rev.Comiskey che la dott.ssa Barnhouse constatano che l'omosessuale è "pieno d'invidia" (Romani 1,26-29).

Senza soffrire di nevrosi omosessuale, molte persone si sentono non confermate ed incerte riguardo la loro identità sessuale. Come gli omosessuali, cadono anch'esse nel peccato d'invidia verso alcuni membri dello stesso sesso che simbolizzano la pienezza del loro genere. Possono provare il bisogno di negare il bene che vedono nell'altro o cercare in una persona qualcosa di negativo ed accentuarlo. Quando l'invidia riconosce il bene negli altri, lo fa solo per possederlo avidamente, controllarlo o distruggerlo. Il Vangelo di Matteo narra che Gesù fu consegnato a Pilato a causa dell'invidia di quella stessa folla che più tardi gridò: "Crocifiggilo!" (Matteo 27,18-23).

A volte arriviamo addirittura a disprezzare l'oggetto della nostra invidia, nell'intento di ottenere quella qualità che vogliamo così tanto possedere. Quando l'invidia è erotizzata, sia nell'omosessualità che nell'eterosessualità, non è raro disprezzare la persona invidiata e simultaneamente esserne attratti sessualmente. Quando non è erotizzata, l'invidia può spingere la persona a paragonarsi continuamente agli altri o ad avere un senso malsano della competizione.

Talvolta l'invidia ha un'origine demoniaca. Nella tradizione di una chiesa cristiana, l'invidia demoniaca è chiamata "malocchio", che viene definito come "la gelosia e l'invidia provata da alcune persone per ciò che non hanno: bellezza, giovinezza, coraggio o altre fonti di felicità." 9* Padre Stephanou, un sacerdote greco-ortodosso, scrive che "le forze sataniche operano il male sull'uomo per il tramite di certe persone." 10* Egli racconta come ne è stato personalmente colpito in un momento in cui fu l'oggetto dell'invidia demoniaca di un'altra persona:
Ero così oppresso ed abbattuto che non riuscivo ad alzarmi dal pavimento per andare a prendere il mio eucologio e la mia stola che stavano nella mia auto parcheggiata sotto, davanti all'edificio. Arrivai appena a scendere penosamente le scale fino alla macchina e poi a risalirle fino alla mia stanza. Credevo di morire. Riuscii con fatica a radunare le forze necessarie per aprire la bocca e pronunciare una preghiera d'esorcismo. 11*

Mi è accaduto di essere stato l'oggetto dell'invidia di alcune persone ed ho osservato che talvolta c'è qualcosa di malefico nel loro sguardo. In certi casi mi sono sentito completamente svuotato ed addirittura oppresso da tali persone. L'invidia demoniaca va spesso ad opporsi a quei doni autentici assegnati ad un cristiano che Dio intende usare per l'avanzamento del suo Regno. In qualche modo, l'invidia sembra impedire al cristiano il pieno utilizzo di quel dono ricevuto da Dio. Ciononostante, disponiamo di un'arma contro questo attacco: la preghiera d'esorcismo. Eccone una versione ridotta. (Notate che la virilità è inserita in questa preghiera come una caratteristica invidiata dagli altri. L'uomo che soffre di omosessualità spesso invidia la mascolinità in un altro uomo.)

O Signore, nostro Dio, Re di tutti i secoli... Tu che crei e trasformi tutte le cose con un semplice atto della tua volontà... Tu, medico delle nostre anime, rifugio di tutti quelli che sperano in te, t'imploriamo e ti supplichiamo: scaccia, rimuovi e allontana ogni azione diabolica, ogni attacco ed assalto satanico, ogni curiosità malefica ed ogni male e malocchio dal suo servo (nome della persona); e se ciò è dovuto alla bellezza, o alla virilità, o alla prosperità, o alla gelosia, o all'invidia, o al malocchio, stendi, Maestro, la tua mano potente... visita il tuo servo con un angelo di pace, un potente guardiano del corpo e dell'anima che respingerà e scaccerà da lui ogni trama malefica, ogni maleficio e malocchio di uomini corrotti e gelosi... 12*

Ogni volta che siamo colpevoli di invidia, la confessione e il pentimento ai piedi della croce portano la guarigione. Dopo il pentimento è buona cosa ringraziare Dio ad alta voce per tutte le buone qualità che avevamo prima invidiato in quella persona. Da questo punto in poi possiamo riconoscere dolorosamente davanti al Signore e ad altri, se occorre, il profondo sentimento d'insicurezza in noi che ci ha portati ad invidiare ciò che c'era di buono in altre persone. Alla base di questa nostra insicurezza si troverà l'odio di sé. Ci si deve pentire anche di questo, perché è anch'esso un peccato.

Possiamo allora domandare a Dio di donarci la grazia, la disciplina e la pazienza verso noi stessi in modo da poter sviluppare le qualità che abbiamo prima invidiato negli altri. Tuttavia, cosa altrettanto importante, dobbiamo accettare il fatto che forse non potremo mai possedere quelle qualità. In ogni caso dobbiamo onorare quella persona per le buone qualità che ha: un atto che è l'opposto dell'invidia.
I segnali dell'ambivalenza verso lo stesso sesso
Siccome la natura dell'ambivalenza verso lo stesso sesso è inconscia, dobbiamo imparare a riconoscere i segnali che emette. Possiamo porci le seguenti domande.
C'è qualcuno dello stesso sesso per il quale provo:
- invidia?
- rabbia senza motivo logico?
- disprezzo misto ad attrazione sessuale?
- emozioni contraddittorie?
Possiamo anche esaminare i nostri sogni. Coloro che fanno scattare in noi l'ambivalenza verso lo stesso sesso appaiono qualche volta nei nostri sogni come simboli del nostro genere. Non è raro sognare di unirsi sessualmente con una di queste persone in un tentativo erotico di prendere le buone qualità che invidiamo in lei.
Ogni risposta positiva a una qualsiasi delle domande sopraelencate può indicare che proviamo una certa ambivalenza verso la persona in questione. Il solo fatto di identificare questo problema ci mette già sulla via della guarigione.

La mia guarigione dall'ambivalenza 

verso lo stesso sesso
Proprio come proiettavo sugli uomini maturi i miei conflitti irrisolti con mio padre, così facevo la stessa cosa su Dio Padre. L'immagine della paternità dentro al mio cuore aveva bisogno d'essere radicalmente risimbolizzata affinché potessi ricevere l'amore dal mio Padre Celeste. Ed è ciò che accadde. Nel giugno del 1984 assistetti a una conferenza di Exodus International a Baltimora, nel Maryland. Exodus è un'organizzazione a cui fanno capo diversi ministeri cristiani per gli omosessuali.

L'oratore principale della conferenza era il dott.Robert Frost, autore del libro "Our Heavenly Father" (Padre nostro dei Cieli). Per un'intera settimana ci diede un insegnamento sulla paternità di Dio. Alla fine della settimana domandò ai leader dei gruppi cristiani e ai loro collaboratori di venire accanto a lui per aiutarlo a dispensare l'amore paterno di Dio. Poi invitò tutti quei presenti che desideravano essere toccati dal loro Padre Celeste ad avvicinarsi per ricevere la preghiera da uno di loro. Quasi tutto l'uditorio si fece avanti.
Robert Frost ci chiese di appoggiare la testa sulla spalla di quelli che pregavano per noi in modo da ricevere da loro degli abbracci paterni. Dopo un minuto che ebbi fatto ciò, cominciai a piangere a dirotto. Ben presto tutta la sala fu riempita dai singhiozzi di uomini e di donne mai confermati dal loro padre che ricevevano amore dal loro Padre Celeste. I singhiozzi parvero durare per molto tempo. Poi discese una pace celeste e la quiete riempì la sala. I pianti dei non-confermati cessarono.

Ritornando al mio posto provavo una calma che non avevo mai conosciuto prima. In quel giorno sperimentai ciò che è descritto in Sofonia 3,17: "Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia." Per la prima volta in vita mia credetti che Dio è un vero Padre che prova sinceramente diletto in me e che mi ama. Per mezzo del ministero del dott.Frost, ricevetti dal mio Padre Celeste parte di quella conferma che avevo così tanto desiderato avere dal mio padre terrestre.

Ma anche dopo aver ricevuto una così profonda guarigione da parte di Dio, continuavo a sperare di trovare all'interno della comunità cristiana un uomo tramite il quale potevano essere soddisfatti alcuni dei miei legittimi bisogni d'amore da e verso lo stesso sesso risalenti alla mia infanzia. Non ricercavo più l'amante perfetto (l'immagine idealizzata ed erotizzata dello stesso sesso), né il padre perfetto (un'immagine non erotizzata ma sempre idealizzata dello stesso sesso); volevo semplicemente trovare un padre spirituale nel Signore come lo era stato S.Paolo per Timoteo (1Timoteo 1,18). Ma le fratture che vedevo nella vita di tanti uomini appartenenti alla Chiesa misero velocemente fine alla mia ricerca. Molti di loro erano tanto poco confermati nella loro mascolinità quanto lo ero stato io nella mia, sebbene non avessero erotizzato le loro relazioni con lo stesso sesso. Nel tentativo di colmare il loro bisogno d'amore insoddisfatto da parte dello stesso sesso, ho visto alcuni di essi fare l'equivalente emozionale di capriole all'indietro, al fine di ottenere l'affetto e l'approvazione di altri uomini.

Alla fine smisi di cercare un padre spirituale. Se dovevo diventare un sano uomo cristiano, il mio bisogno primario era allora quello d'imparare a relazionarmi agli uomini come miei amici e fratelli in Cristo. Un giorno, mentre ero in preghiera, offrii al Signore tutte le aspettative che avevo nei confronti degli uomini cristiani e decisi di dare di più di me stesso.

Quest'atto mi permise di onorare dei cristiani più anziani e più saggi, senza aspettarmi che colmassero tutti i miei bisogni d'amore paterno insoddisfatti. In questi uomini trovai dei modelli d'autorità benevola, degli eroi dei tempi odierni da emulare. Conoscevo già alcuni di questi uomini personalmente, come Ted Smith di Pastoral Care Ministries, il rev.Joseph Garlington della Covenant Church di Pittsburgh, il dott.Robert Frost e i miei professori della Trinity Episcopal School for Ministry ad Ambridge, in Pennsylvania.
Ce ne sono altri che non ho mai incontrato personalmente, ma li ho sentiti parlare in alcune conferenze o ho letto i loro libri. Essi comprendono C.S.Lewis, padre Michael Scanlon della Franciscan University di Steubenville, in Ohio, e il teologo dott.Donald Bloesch. Sono uomini di grande integrità che hanno detto la verità ed hanno proclamato con coraggio il Vangelo di Gesù Cristo. Onorando le buone qualità di questi uomini e modellando il mio vero sé su di loro, ricevetti la sana mascolinità che avevo sempre così tanto desiderato. Considero questi uomini come i miei padri spirituali.

La Bibbia ci insegna che non dobbiamo chiamare nessun uomo sulla terra padre, perché abbiamo un solo Padre che è nei cieli (Matteo 23,9). Se avessi continuato a cercare di colmare i miei bisogni d'amore maschile tramite relazioni umane, il mio sguardo sarebbe stato sempre rivolto alla creatura e non al Creatore. La mia fame di avere un padre era feroce. Se un uomo si fosse offerto di farmi nuovamente da genitore come padre sostitutivo, lo avrei emozionalmente divorato. Soltanto il mio Padre Celeste poteva donarmi la guarigione e la conferma maschile di cui avevo così disperatamente bisogno e che desideravo così ardentemente.

Non si può guarire dall'ambivalenza verso lo stesso sesso senza entrare in relazioni non-erotiche con lo stesso sesso. Nel contesto di queste relazioni i problemi legati all'ambivalenza verso lo stesso sesso salgono inevitabilmente alla superficie. Se la chiesa locale non è attrezzata per capire ed occuparsi di persone omosessuali in via di guarigione che lottano contro l'ambivalenza verso lo stesso sesso, può raccomandare loro di partecipare ad un gruppo terapeutico come quello di Andy Comiskey, Living Waters (Acque Vive). 

Questo programma è un eccellente percorso d'apprendimento di nuovi approcci relazionali applicabili ai rapporti verso lo stesso sesso all'interno della propria comunità. In assenza di un tale gruppo in loco, è possibile seguire questo programma a casa propria usando il libro "Pursuing Sexual Wholeness" (Perseguire l'integrità sessuale) accompagnato dal "The Guidebook to Pursuing Sexual Wholeness" (Manuale di lavoro per una sessualità riconciliata), reperibili entrambi nelle librerie cristiane.

Quando funziona come una comunità terapeutica dove circolano la comprensione, il perdono e l'amore, la chiesa (intesa come comunità ecclesiale n.d.t.) è l'ambito perfetto per permettere a una persona d'affrontare l'ambivalenza verso lo stesso sesso. Così si dimostrò essere la mia chiesa quando questi problemi emersero ad ondate dal profondo del mio essere.

Dopo aver ricevuto quell'incredibile guarigione dal rifiuto (descritta nel capitolo due), diventai particolarmente cosciente della mia ambivalenza verso lo stesso sesso nei confronti di tutti gli uomini del mio gruppo di studi biblici. Avevo talvolta proiettato inconsciamente su quei fratelli cristiani il mio odio e il mio disprezzo (rabbia) generale per tutte quelle persone che nel passato avevano rifiutato me e la mia famiglia.
Siccome questi uomini esprimevano molto amore e sollecitudine nei miei riguardi, sapevo che potevo confessare loro il mio peccato. Ma quando tentavo di farlo, facevano molta fatica ad ascoltarlo. Quei cristiani amorevoli s'affrettavano a volermi perdonare, non capendo che avevo bisogno della guarigione derivante dalla confessione dei peccati e dal pentimento. "Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti" (Giacomo 5,16). La nostra chiesa non praticava la confessione formale. Dovetti pregarli perché ascoltassero la mia.

Quando infine riuscii a convincerli, ricevemmo tutti una grande guarigione. Subito dopo la mia confessione, cominciarono a confessare i loro peccati nei miei confronti e nei confronti di altre persone in lotta con la loro omosessualità (che non erano stati capaci d'accogliere). Riuniti tutti insieme nella preghiera, ci perdonammo reciprocamente. Durante quella preghiera accadde una cosa straordinaria. Un torrente d'amore soprannaturale sgorgò da me riversandosi su di loro. Ancora una volta la semplice verità evangelica della confessione e del perdono dei peccati metteva in ordine l'amore.

Dobbiamo imparare a restare in preghiera davanti a Dio e ad ascoltare le sue direttive, perché Egli ha certamente una soluzione su misura per ogni situazione. Non è sempre appropriato confessare l'ambivalenza verso lo stesso sesso a coloro che ne sono l'oggetto. Questi possono non avere una relazione fraterna in Cristo con la persona che confessa la sua ambivalenza, oppure possono non essere sufficientemente maturi per fronteggiare la confessione e ancor meno per comprendere l'omosessualità. Se non hanno la maturità necessaria, colui che si confessa rischia di restare per sempre ai loro occhi come "la persona con il problema d'omosessualità" ed essi non riusciranno a vedere in lui il cristiano redento che egli realmente è e a relazionarsi con lui di conseguenza.

Affrontare la tentazione
Man mano che la mia guarigione progrediva, giunsi, con l'aiuto del Signore, a risolvere la mia ambivalenza verso lo stesso sesso. Presto i miei desideri omosessuali, che prima mi davano piacere, si trasformarono in tentazioni peccaminose che volevo sempre di meno. Mentre questi desideri ad un certo punto cessarono, affrontavo ancora altre tentazioni, sia sessuali che non sessuali. Era ormai facile discernere se queste tentazioni venivano "dal mondo, dalla carne o dal diavolo". Qualsiasi fosse la fonte, la pratica della presenza di Cristo che abitava nel mio cuore per mezzo della fede era sempre il punto di partenza della mia difesa.

Se la tentazione veniva dal mondo, dovevo resisterle o fuggire da essa. Un mio amico straniero che era venuto a farmi visita mi fece notare: "Negli Stati Uniti gli uomini sui manifesti sono ritratti nelle stesse pose seduttive in cui vengono ritratte le donne su quelli del mio paese." Questa constatazione mi fece capire fino a che punto siamo bombardati d'immagini seduttive sia di uomini che di donne, specialmente alla televisione e al cinema. Decisi quindi, per il mio benessere mentale, di non guardare più dei programmi televisivi o dei film con delle scene sessualmente esplicite.

Se le tentazioni provenivano dalla mia carne, queste comparivano spesso nel contesto di una relazione con qualcuno dello stesso sesso. In preghiera, facevo allora a Dio delle domande-chiave su quella persona: "Cosa c'è in lui che desidero avere per me? Lo invidio in qualche modo? Mi sento inferiore a lui?" Quasi sempre un bisogno di ulteriore guarigione nella mia identità di genere si rivelava essere il rimedio. Riuscivo a superare queste tentazioni pregando Dio che mi concedesse una maggiore guarigione personale o domandando a dei cristiani nei quali avevo fiducia di intercedere per me pregando su di me.

La tentazione sessuale originata dal demonio spesso mi giungeva sotto forma di pensieri che invadevano la mia coscienza dall'esterno. Proprio prima di un'importante conferenza organizzata da Pastoral Care Ministries restai sveglio per quasi tutta una notte, mentre dei ricordi di passati incontri omosessuali non facevano che sfrecciarmi di continuo per la testa. Sapendo che non erano desideri del mio cuore, li scacciavo subito non appena mi entravano nella mente. Ma il flusso dei ricordi omoerotici sembrava non finire mai. Alla fine presi dell'acqua santa, benedissi la mia stanza e ordinai al demonio di smettere di aggredirmi. Allora, nel mio spirito, lo sentii dirmi in tono accusatore: "Ognuno di questi incontri ti è piaciuto."

Ricordando soltanto la prima parte di Matteo 5,25: "Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario", risposi: "E' vero. Ma allora ero un uomo empio e nevrotico. Ora sto diventando sempre più un uomo sano e santo. Lo Spirito Santo abita in me per mezzo della fede in Gesù Cristo. Quindi, nel nome di Gesù, ti ordino di lasciarmi in pace e di ritornare nell'abisso."

Esercitare la mia autorità spirituale come cristiano abitato dallo Spirito di Dio si è sempre dimostrata essere la mia migliore difesa. Nel caso di oppressioni particolarmente intense che duravano più di una giornata, avevo un rimedio sicuro: chiedevo a Dio la liberazione attraverso il digiuno e la preghiera.

In diverse occasioni Satana mi inviò degli uomini con l'intento di screditare il mio ministero di redenzione sessuale. Uno di essi, un giovane seminarista, aveva preso un appuntamento per incontrarmi. Lo chiamerò Bill. Al momento del nostro primo incontro gli chiesi: "Bill, perché sei venuto qui?"
Mi rispose con molta franchezza: "Il mio direttore spirituale mi ha suggerito di venire a trovarla per parlare con lei della guarigione dall'omosessualità. Ma non credo sia necessario, dato che non ritengo che l'omosessualità sia incompatibile con la Bibbia o il Cristianesimo." Gli risposi: "Questo ministero è rivolto alle persone che vogliono aiuto. Ma se vuoi assistere alla riunione del nostro gruppo questo giovedì sera, sei il benvenuto."

Questo primo incontro con Bill fu assai breve. Avevo l'impressione che fosse venuto soltanto per far piacere al suo direttore spirituale. Per questo motivo non feci una preghiera di guarigione per Bill, poiché ciò sarebbe stato violare la sua volontà. Bill assistette a diversi nostri incontri settimanali e poi smise di venire.

Le conseguenze spirituali negative per aver permesso a Bill d'assistere alle riunioni del nostro gruppo non mi furono evidenti se non molti anni dopo. Nel frattempo Bill era stato ordinato pastore nella sua denominazione. Un altro pastore della sua stessa chiesa mi riportò che Bill stava allora discreditando il mio ministero. Descriveva il nostro incontro nel seguente modo: "Anni fa sono andato da Mario Bergner, ma non ho ricevuto nessuna guarigione dal suo ministero." Ciò che Bill ometteva di dire agli altri è che non voleva la guarigione dall'omosessualità quando era venuto ad incontrarmi e pertanto non avevo pregato per lui.

Un'altra volta un uomo era venuto per incontrarmi con il pretesto che aveva bisogno d'aiuto. In realtà era venuto con l'intento di cercare di sedurmi. Lo chiamerò Steve. Quando entrò nel mio ufficio, lo Spirito Santo gli diede una profonda convinzione di peccato. Se ne pentì e cominciò a partecipare ai nostri incontri del programma Living Waters. Dopo che era entrato in un processo di guarigione, Steve confessò che era venuto per tentare di discreditare il mio ministero.

La differenza tra questi due uomini determinò il corso delle loro rispettive vite. Uno era umile; l'altro pieno di superbia. Steve era aperto alla convinzione dello Spirito Santo e si pentì del suo peccato. Bill era rinchiuso in un orgoglioso schema di pensiero teologico che razionalizzava il suo peccato e chiuse la sua anima alla potenza di guarigione di Dio.

       Gionata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. Gionata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide, e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura (1Samuele 18,3-4)