sabato 29 marzo 2008

Una visione biblica dell'omosessualità



UNA VISIONE BIBLICA DELL'OMOSESSUALITA'


La lotta contro i desideri omosessuali è una sofferenza che penetra profondamente nel cuore spirituale ed emozionale del cristiano. Può modellare la percezione che uno ha di se stesso e di Dio, e può anche determinare uno stile di vita globale. Siccome questo combattimento ha degli effetti a lungo termine, occorre determinare chiaramente la prospettiva della Bibbia sull'omosessualità. Uno studio chiaro ed onesto è fondamentale, dato che ogni scoperta in questo campo può fortemente influenzare le scelte vitali che molti cristiani fanno riguardo alla loro omosessualità.

Con ciò intendo dire che la maggior parte dei cristiani che hanno dei desideri omosessuali non li hanno necessariamente voluti. L'orientamento omosessuale sembra essere innescato da certi fattori ad un'età molto precoce e, allorché vengono associati ad altre influenze, più tardi nella vita predispongono l'individuo a ricercare un'unione emozionale e sessuale con un membro dello stesso sesso. Non ho per scopo qui cercare le cause del problema, ma di analizzare invece le scelte responsabili che uno deve fare alla luce dei desideri omosessuali. E' a questo livello che dobbiamo esaminare ciò che ci dice la Sacra Scrittura.

Adempiere ciò non è così facile quanto sembra. I libri e gli articoli che espongono una visione biblica dell'omosessualità riflettono delle diversità d'interpretazione. I passaggi biblici significativi possono essere considerati sotto angoli differenti, secondo l'obiettivo che viene utilizzato per esaminarli. Per un'autrice femminista, ad esempio, gli(le) omosessuali rappresentano una minoranza oppressa che deve avere la libertà di esplorare i suoi desideri; altri autori difendono la loro omosessualità insistendo sul fatto che certi passaggi biblici hanno una forte connotazione culturale e non possono quindi applicarsi al mondo d'oggi; altri ancora lasciano intendere che c'è stata un'unione omosessuale tra Gionata e Davide, o tra Ruth e Noemi, cosa che si trova fortemente in contraddizione con coloro la cui interpretazione riflette una visione dura e diffidente dell'omosessualità.


Al fine di evitare questo genere di eccessi, occorre cominciare quest'analisi quanto più oggettivamente possibile e prepararsi a sondare le Scritture. Il contesto culturale, il linguaggio originale e il senso che l'autore voleva molto logicamente dare al testo, sono altrettante considerazioni che possono effondere una luce veritiera sulla visione biblica dell'omosessualità.

Si può cogliere un evidente filo conduttore che attraversa tutte le Scritture e collega i versetti riguardanti l'omosessualità. Questo filo costituisce un parallelo con il tema più vasto della Creazione, della Caduta e della Redenzione.

Se si comincia con Genesi 1 e 2, si scopre l'intenzione originale di Dio: l'uomo è creato maschio e femmina. La Caduta deforma l'intenzione di Dio per la sessualità umana (Genesi 3 e 19) e la legge interviene in risposta a questa deviazione, come possiamo vedere nel sesto comandamento e nei codici levitici. Infine, nel Nuovo Testamento, la legge è presentata come un agente di riconciliazione (1Corinzi 6,9 ; 1Timoteo 1,10 ; Romani 1); tutti questi passaggi conducono l'uomo peccatore a Cristo.


Il punto di partenza è l'intenzione di Dio per la sessualità umana. Essa è solidamente fondata su una relazione uomo-donna in cui, nel contesto di un impegno per la vita, l'amore sessuale trova il suo sigillo divino. E' essenziale comprendere bene quest'intenzione, perché è sempre alla luce dei disegni creatori di Dio che varianti come l'omosessualtà vengono esplorate. (1)
Ma prima di tutto qualche informazione storica. Genesi 1 descrive un Creatore che ordina il mondo secondo il suo piano perfetto, separando la luce dalle tenebre, il cielo dalla terra, l'acqua dal mare. A sua volta, la terra produce delle piante e degli animali; il mare pullula di pesci. Il versetto 26 proclama l'apogeo di quest'opera: la creazione dell'uomo. Al contrario delle sue precedenti fatiche, Dio fa l'uomo a sua immagine e somiglianza; questa creatura corrisponde così all'essenza stessa di Dio.

Il versetto 27 si dilunga sul senso di questa immagine. La creazione dell'uomo non è esclusivamente maschio o femmina, ma entrambi. L'immagine di Dio è dunque rappresentata da un uomo e da una donna. Insieme, i due riflettono i suoi disegni. Don Williams ha scritto:
"La forma primaria dell'umanità si ritrova nella comunione dell'essere umano in quanto uomo e donna, ed è soltanto nella comunione dei due che l'immagine di Dio è visibile su questa terra." (2)

Essere umani, significa essere in comunione con il sesso opposto. Quest'unione di componenti divine è descritta al versetto 27 al di fuori della benedizione aggiuntiva che rappresenta la procreazione (versetto 28). Così, Dio crea l'essere umano in quanto uomo e donna, perché la sua essenza è più chiaramente rivelata sotto questa forma duale, verità che occorre distinguere dai disegni sessuali procreatori. (3)

Il capitolo 2,18-25 ci affida delle importanti ragioni a quest'unione tra l'uomo e la donna; questi versetti culminano in una celebrazione dell'amore sessuale vissuto nel contesto di un'unione eterosessuale del tipo "una sola carne". Il versetto 18 riporta quella che fu l'intenzione di Dio: voleva sedare la solitudine dell'uomo donandogli una compagna. Nessun animale si addiceva a colmare i bisogni della creatura più completa di Dio; qualcuno come lui, e tuttavia diverso, era necessario per riempire questo vuoto della solitudine. K. Barth fa giustamente osservare:


" Se questa creatura fosse stata come lui, una replica, una moltiplicazione numerica, la sua solitudine non sarebbe stata eliminata, perché una tale creatura non si sarebbe presentata a lui come un'"altra", ed egli non avrebbe fatto che riconoscere se stesso in lei." (4)

Così la donna venne presa dall'uomo con il solo scopo di ritornare a lui perché si completassero l'un l'altra. Adamo proclama che Eva è la "carne della sua carne" (Genesi 1,23). Questa unione "una sola carne" viene chiarita al versetto 24 e definita come un'associazione per la vita tra un uomo e una donna, conosciuta sotto il nome di matrimonio.

I desideri sessuali sono intrinsecamente legati ai bisogni emozionali dell'uomo e non devono essere soddisfatti che all'interno del matrimonio. L'intimità sessuale perpetua un po' di più l'unione tra l'uomo e la donna; essa sigilla il loro mutuo impegno dell'uno verso l'altra e viceversa davanti al Signore. Ciò si riflette magnificamente nell'atto sessuale stesso, simbolo dinamico di due creature che diventano una sola carne. Perché una è stata tratta dall'altra e vi ritorna nella celebrazione sessuale del dono di Dio per i bisogni dell'uno e dell'altra. Un'unione simile tra due membri dello stesso sesso è evidentemente falsa, perché viola l'immagine divina del Creatore: l'uomo in quanto maschio e femmina, come pure le benedizioni sessuali-emozionali specifiche alle quali Dio provvede per l'uomo. Williams scrive: "Una comunità di un solo sesso non riflette né l'intenzione di Dio per noi, né il suo carattere nel mondo." (5)


Il capitolo 3 della Genesi descrive la caduta dell'uomo e i suoi effetti devastanti sul piano di Dio per le relazioni sessuali. L'ordine si è trasformato in caos, la sicurezza in separazione, nel momento in cui l'immagine divina, l'umanità, ha scelto di elevarsi al grado di Dio (versetto 5). Mentre prima della caduta Adamo ed Eva non provavano nessuna vergogna riguardo alla loro nudità (Genesi 2,23), il versetto 7 del capitolo 3 indica una coscienza di sé molto spiacevole. "Seppero che erano nudi" e cercarono di coprirsi, come se dovessero nascondere la macchia della loro disobbedienza.
L'innocenza originale della loro unione "una sola carne" è andata perduta ed è stata probabilmente sostituita da una certa vanità o da un'incertezza, oppure anche dall'irremissibilità della concupiscenza con la sua lascività e i suoi slanci possessivi. La loro sessualità è trascinata nella caduta, come Milton suggerisce in un dialogo tra Adamo ed Eva nel suo libro "Il paradiso perduto":
" 'Mai la tua bellezza
ha infiammato i miei sensi con tanto ardore
perché prenda piacere in te,
bella più che mai,
tu, pienezza dell'albero virtuoso.'
Così parlò Adamo, e non dimenticò mai
di contemplare l'oggetto amato.
Eva lo capì bene, e nei suoi occhi
bruciava un fuoco divorante." (6)

La passione li infiammò e prefigurò una storia di comportamento sessuale che sarebbe arso al di fuori del matrimonio. Si può quindi dedurre che ogni atto sessuale commesso al di fuori di un'unione eterosessuale del tipo "una sola carne" contravviene agli intendimenti divini ed è rivelatore della decadenza dell'uomo.

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Il primo esempio biblico del comportamento omosessuale si trova in Genesi 19. L'empietà degli abitanti di Sodoma sollecita Dio a distruggere la città (in quel momento, la natura di questo vizio è ancora sconosciuta). Ma prima della distruzione di Sodoma, Dio chiama un giusto, Lot e la sua famiglia, inviandogli due angeli per avvisarlo della distruzione imminente della città. Gli uomini della città tentano di "conoscere" gli angeli che, sotto forma di uomini, erano considerati attraenti dai Sodomiti. Lot cerca disperatamente di offrire le sue figlie in cambio; gli uomini della città, che non si accontentano di questa proposta, persistono nella loro aggressione e vengono acciecati in modo soprannaturale. La famiglia fugge dalla città, che viene distrutta da Dio subito dopo la partenza di Lot.

Questo episodio ci pone innanzi a una questione centrale ed esplosiva: qual'è il peccato di Sodoma? Fino al 1955, quasi tutti gli interpreti della Bibbia concordavano unanimamente che si trattava di una concupiscenza omosessuale aggressiva. Secondo il pastore e scrittore Jerry Kirk, tale era la concezione di Lutero, di Calvino, di Barth, di Gerhard von Rod, di Bruce Metzger, di William Harrison, di Paul Jewett, di Don Williams e di David Bartlett. (7) Benché partigiano dei diritti dei cristiani omosessuali, Bartlett sostiene che "la totalità della storia biblica indica che il problema menzionato nel racconto di Sodoma è il rapporto sessuale". (8)

Se dunque è così, chi allora contesta ancora? Nel 1955, S.H. Bailey, un pastore anglicano, scrisse un libro intitolato "Homosexuality and the Western Christian Tradition" (L'omosessualità e la tradizione cristiana occidentale), nel quale tentava di mettere in luce certi falsi concetti sostenuti dalla Chiesa sull'omosessualità. Nella sua argomentazione più provocatrice e più insistente, dimostrava che la mancanza di ospitalità dei Sodomiti era la ragione per la quale la città di Sodoma era stata distrutta, e insisteva sul fatto che "la storia non indicava in nessun modo che il peccato di Sodoma era di ordine sessuale, ed ancor meno omosessuale..." (9) Bailey pretendeva come prova che il verbo del versetto 5, yadha, "conoscere", volesse dire "far conoscenza con". Affermava molto giustamente che soltanto dieci dei 943 casi in cui il verbo compare nell'Antico Testamento hanno una connotazione sessuale. Detto questo, egli toglie ai Sodomiti ogni intenzione sessuale ed afferma che quegli uomini erano in collera contro Lot, un residente straniero, perché non aveva risposto positivamente alla loro richiesta riguardante lui e i suoi ospiti angelici. Una tale empietà ebbe quindi come conseguenza la distruzione della città. L'interpretazione di Bailey fece centro e resta fino ad oggi una delle argomentazioni preponderanti del movimento pro-gay all'interno della Chiesa.

Ma un'esegesi logica mostra chiaramente l'errore di Bailey. Benché il verbo yadha significhi "far conoscenza con qualcuno", può anche significare "avere dei rapporti sessuali", come ad esempio in Genesi 4,1: "Adamo conobbe Eva ... ed ella concepì." Lo stesso verbo è usato per descrivere la verginità delle figlie di Lot in Genesi 19,8: "Ho due figlie che non hanno conosciuto uomo." Sarebbe ridicolo attribuire a questo versetto il senso che Bailey dà al verbo yadha perché, in modo evidente, le figlie di Lot avevano già fatto conoscenza con degli uomini, i membri più prossimi della loro famiglia, ad esempio. Così, nello spazio di tre versetti, Bailey deve attribuire allo stesso verbo tre significati completamente diversi, un'incoerenza che non cerca neppure di spiegare.

Egli non può neppure dare le ragioni che spiegherebbero perché Lot e Dio consideravano il desiderio dei Sodomiti di "fare conoscenza" come "empio" (versetto 7) e condannabile. Bailey omette pure di spiegare perché Lot offre le sue proprie figlie in una specie di sacrificio sessuale (versetto 8) a degli uomini con i quali non vuol far conoscenza. Così, se si vuol tradurre in modo logico il verbo yadha alla luce del suo contesto, in un modo che rispetti il senso del resto del racconto, "conoscere" al versetto 5 non può avere altre connotazioni che quella omosessuale.

Si può supporre che il dibattito sordido descritto in Genesi 19 è una prova del comportamento abituale degli uomini della città. Sarebbe tuttavia ingenuo passar sopra ai fattori sottostanti dai quali emerge la deviazione sessuale dei Sodomiti e che è tragicamente simbolica. Il profeta Geremia mostra a coloro che l'ascoltano le similitudini che esistono tra il loro atteggiamento e quello dei Sodomiti, nella misura in cui essi vivono nell'adulterio e nell'inganno e non si distolgono dalle loro empie vie. L'adulterio è paragonabile all'atto omosessuale nella misura in cui i due si sono offerti al di fuori dell'unione "una sola carne" prevista da Dio. Ezechiele 16,49-50 fa allusione a tre fattori sociali: l'orgoglio della vita, il pane a sazietà e una noncurante tranquillità, cosa che ricorda inevitabilmente la decadenza morale di Sodoma. Un certo benessere materiale andava di pari passo con la superbia dei Sodomiti e li ha forse spinti a perseguire dei desideri che erano contrari all'ordine creato da Dio. Questi desideri si manifestarono per mezzo di uomini che "si abbandonarono alla dissolutezza e ricercarono unioni contro natura" (Giuda 1,6-7).
Ma in cosa ciò si correla alla situazione degli omosessuali oggi? Indubbiamente, la maggior parte dei gay considerava questo tipo di aggressione concupiscente come una valida alternativa non più di quanto gli eterosessuali l'avrebbero fatto. Ma la storia continua a mostrare che la sessualità umana si è pervertita, deviando dalla via orginaria. Poco importa che i Sodomiti avessero agito in modo impulsivo, o secondo dei desideri a lungo trattenuti, o anche per sadismo; il fatto è che essi hanno trasgredito i disegni di Dio per la sessualità umana, che doveva viversi all'interno di un'unione eterosessuale "una carne sola". Così il fatto di porre i propositi della creatura al di sopra di quelli del Creatore ha costituito un peccato ed ha avuto delle conseguenze funeste, com'è il caso ancor oggi.

Questo genere di disegni è proibito dal sesto comandamento: "Non commetterai adulterio" (Esodo 20,14). Tradizionalmente applicato ad ogni unione sessuale al di fuori del matrimonio (10), questo comandamento copre tuttavia una varietà di attività sessuali, sia che siano d'ordine eterosessuale o omosessuale, o che si tratti di ogni variante possibile dell'unione "una sola carne".
Le leggi levitiche ci danno ancor più dettagli su queste varianti.

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I capitoli 18 e 20 del Levitico elencano diversi tipi d'unione sessuale che Dio proibisce, ivi compresi gli atti omosessuali (Levitico 18,22 e 20,13). Ma prima di immergerci in passi specifici della Sacra Scrittura, occorre esplorare il contesto di questi versetti.

Il capitolo 18 comincia con una dichiarazione: "Io sono il Signore, vostro Dio" (versetto 2). Dio esorta Israele a seguire le sue vie al posto di quelle dell'Egitto e di Caanan, alludendo al rischio della contaminazione esteriore. La sua preoccupazione s'intensifica in Levitico 19,2: "Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo." Le proibizioni che attorniano questa dichiarazione primaria diventano le caratteristiche distintive del popolo d'Israele. Solo un Dio di santità può esigere che il suo popolo non s'insudici con le pratiche morali e religiose di altre nazioni. Come ha scritto Letha Scanzoni nel suo notissimo libro "Is the Homosexual My Neighbor?" (L'omosessuale è il mio prossimo?), i tre fondamenti che contraddistinguono il codice di santità di Israele sono:
1. il rifiuto di sottomettersi ai costumi di altre nazioni;
2. la proibizione di praticare l'idolatria;
3. il rifiuto dell'impurità cerimoniale. (11)

I versetti 6-18 del capitolo 18 proibiscono ai membri di una stessa famiglia di mostrarsi nudi gli uni davanti agli altri, cosa che potrebbe portare a dei rapporti sessuali. L'idea che qui prevale è che un uomo e la sua sposa sono diventati una sola carne (12) e che la loro nudità è quindi riservata all'uno e all'altra, come dice il versetto 8. Il mantenimento di quest'ordine è conforme all'intenzione di Dio e distingue Israele dall'impurità morale delle altre nazioni.
A motivo della purezza cerimoniale, il versetto 19 vieta ad una donna di avere dei rapporti sessuali durante le sue mestruazioni. I versetti 18-28 del Levitico spiegano che il sangue mestruale di una donna era considerato impuro e non poteva quindi sporcare il tabernacolo. Occorreva quindi prestare un'attenzione particolare a quel periodo del mese. Secondo un esegeta, la santità si rifletteva nella perfezione del corpo e quindi "la cura che Israele portava all'integrità, all'unità e alla purezza del corpo fisico" corrispondeva ai "confini politici minacciati del corpo d'Israele".

Il versetto 20 descrive l'adulterio come un'atto che insudicia, nella misura in cui viola l'unione "una sola carne" ordinata da Dio.
L'idolatria rappresentata da rituali indiavolati che coinvolgevano dei bambini viene proibita al versetto 21. Secondo un esegeta, questo versetto è inserito nel mezzo di una serie d'atti sessuali illeciti perché "dei bambini venivano probabilmente portati agli altari per essere formati e diventare dei prostituti e delle prostitute del tempio." (13)
Il versetto 21 affronta l'attività omosessuale. E' un abominio – toebah – una parola ebraica che esprimeva qualcosa di ripugnante per Dio ed incompatibile con la sua natura. (14) Se ci si riferisce ai tre fondamenti di Scanzoni usati per definire il codice di santità d'Israele, si può determinare in quale misura l'atto omosessuale viola questo codice.

Per prima cosa, l'attività omosessuale era una pratica corrente in certi paesi vicini, come la Mesopotamia. (15)
In secondo luogo, molte persone hanno tratto da ciò la conclusione che il comportamento omosessuale era da porre sullo stesso piano con l'idolatria religiosa, come suggeriscono la prostituzione dei bambini (versetto 21) e tre passaggi distinti in 1Re 14,24 , 15,12 e 22,46, che stigmatizzano l'intrusione di prostituti maschi in Israele. Ma Bailey, in un modo soprendentemente ortodosso, va oltre affermando che la proibizione del versetto 22 è da intendersi al di là dell'idolatria sessuale delle nazioni pagane. Egli scrive: "Tali atti (omosessuali) sono considerati come un 'abominio'... perché, contrariamente a ciò che è sessualmente naturale, dimostrano lo spirito di idolatria che è, esso stesso, il sovvertimento fondamentale del vero ordine." (16)
Così il comportamento omosessuale era il riflesso delle pratiche sociali e religiose delle nazioni pagane dalle quali Dio voleva che Israele si distinguesse. Ad un livello più profondo, tuttavia, l'omosessualità trasgredisce il contesto sottostante dei disegni creatori di Dio e merita quindi di essere considerata un abominio.

La terza categoria menzionata da Scanzoni, l'impurità cerimoniale, può altrettanto applicarsi all'atto omosessuale. I versetti che seguono e precedono il versetto 22 descrivono delle attività considerate come ritualmente impure, come il fatto di avere dei rapporti sessuali durante i periodi mestruali. Un autore adduce come pretesto che la parola "abominio" fa riferimento all'impurità cerimoniale, lasciando supporre così che il comportamento omosessuale sia paragonabile al mangiare carne suina. (17)
Il versetto 23 chiude la questione proibendo i rapporti sessuali con gli animali e termina con un'esortazione di Dio che chiede ad Israele di smettere di insozzarsi con delle pratiche abominevoli.

Il capitolo 19 contiene una varietà di altre prescrizioni e conduce, al capitolo 20, ai castighi assegnati ai comportamenti immorali.
Al versetto 13, l'omosessualità è citata com un abominio punibile con la pena di morte.
Nel contesto del versetto 13 si trovano delle proibizioni riguardanti l'incesto e la poligamia.
Il contesto più generale include l'adulterio (versetti 10, 20, 21), la bestialità (versetto 16), l'esibizionismo (versetti 17 e 19), e i rapporti sessuali durante il periodo mestruale (versetto 18).
Il capitolo 19 termina con un'esortazione di Dio che chiede al suo popolo di essere santo e di distinguersi in questo modo dalle altre nazioni. Questa richiesta si applica innanzitutto alla condotta sessuale al di fuori di un'unione eterosessuale "una sola carne", così com'è prescritta in Genesi 2,24.

Ma in che misura le leggi levitiche si applicano ai cristiani d'oggi?
Letha Scanzoni rileva pertinentemente: "Se si vuole applicare il codice di santità degli Israeliti agli omosessuali del ventesimo secolo, occorre anche applicarlo contro certe pratiche correnti, come il fatto di mangiare delle bistecche al sangue, di portare dei vestiti di fibra mista e di avere dei rapporti sessuali durante il periodo mestruale." (18)
In altre parole, perché far differenze mettendo l'accento sulla legge morale anziché sulle leggi riguardanti la dietetica e le cerimonie? La risposta si trova nelle stesse Scritture. Jerry Kirk mette in luce i passi del Nuovo Testamento che raccomandano ai cristiani di mettere da parte le leggi d'ordine dietetico (Atti 10,9-16 ; 13,21), come pure le leggi sulle cerimonie (Galati 3,1-14 ; 5,1-12 ; Ebrei 10,8-10). (19) Al contrario, le leggi morali continuano ad essere mantenute come tali nel Nuovo Testamento, come prova il richiamo che l'apostolo Paolo fa dei dieci comandamenti in 1Timoteo 1,9-10 (questo passo sarà oggetto di un'ulteriore spiegazione), che comprende un'allusione al comportamento omosessuale. L'omosessualità viola il sesto comandamento, proprio come la bestialità, l'incesto e l'adulterio lo trasgredivano, nella misura in cui questi atti erano commessi al di fuori dei sacri vincoli del matrimonio. Lo scopo di questa legge morale, oggi, è di condurre coloro che la trasgrediscono verso Cristo, come vedremo poi.

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L'allusione più descrittiva e più precisa dell'omosessualità nel Nuovo Testamento si trova in Romani 1.
L'apostolo Paolo descrive diversi fattori che portano a delle attività omosessuali.
Una falsa visione di Dio contribuisce a un decadimento morale che si manifesta nel bisogno da parte dell'uomo di elevare la creatura al di sopra del Creatore. Non appena l'uomo è separato da Dio e dal suo ordine naturale, egli ha la libertà di esplorare le sue concupiscenze, e cioè i suoi desideri omosessuali.
S.Paolo non sembra rivolgersi ad una parte inabitualmente perversa della società: compie piuttosto una specie di visione dall'alto e coglie il flagello universale della natura peccatrice dell'uomo e di molti suoi sintomi. Secondo S.Paolo, l'uomo ha una conoscenza di Dio attraverso la mediazione della creazione (versetto 20) e cerca ciononostante degli affetti che sono contro natura (versetti 26 e 27); se si considera quindi quest'argomento, si può supporre che il contesto nel quale S.Paolo si situa è quello della creazione. (20) Se però si associa Romani 1 ad un fattore d'idolatria che non è privo di riferimento con quello che si trova in Levitico 18, questo capitolo è una specie di anello di congiunzione all'interno della proibizione biblica del comportamento omosessuale.

I versetti 16 e 17 di Romani 1 descrivono il Vangelo come la potenza e la giustizia di Dio che sono rivelati a coloro che vi credono, sia ebrei che gentili. In contrapposizione alla giustizia del Vangelo, gli uomini sono descritti come ingiusti (versetto 18). Questo versetto sembra essere diretto contro l'umanità in generale, e cioè i gentili, che in un certo modo possiedono la verità, ma la soffocano. Il fatto che gli uomini possiedano la verità e continuino a vivere nell'errore, spinge Dio alla collera.
Ma se questi uomini sono dei gentili, come possono essi detenere la verità? Ai versetti 19 e 20, S.Paolo prende come dimostrazione le opere evidenti di Dio nella creazione. Attraverso l'ordine delle sue mani (Salmi 19,1), Dio ha rivelato agli uomini la sua esistenza e l'ordine universale. Uno degli aspetti particolari della creazione è la creazione dell'essere umano in tanto quanto maschio e femmina. Nella creazione c'è una grandezza e un'armonia che danno all'uomo una conoscenza di Dio con il quale l'uomo deve fare i conti; come dice S.Paolo, l'uomo è quindi inescusabile (versetto 21).

I versetti 21-23 descrivono la spirale infernale provocata dalla turpitudine degli uomini. Malgrado la loro conoscenza di Dio, non l'hanno glorificato e non gli hanno reso grazie. Ne sono conseguite vanità e confusione, come per separarli un po' di più da Dio e legarli a delle idee deformate su Dio. La loro saggezza è diventata stoltezza (versetto 22), come dimostrano gli idoli che si sono fatti ad immagine dell'uomo e degli animali (versetto 23). Il versetto 25 rivela a qual punto la superbia rinforza questa idolatria. La verità di Dio, naturalmente rivelata, è stata calpestata dalla creatura in un futile tentativo di elevarsi al di sopra del Creatore. L'uomo ha sostituito Dio come entità che dev'essere adorata. Di conseguenza, ogni parvenza d'ordine morale è stata scalzata dall'ingiustizia dell'uomo.

Le varie forme che questo disordine riveste vengono descritte nei versetti successivi. Siccome avevano rifiutato di riconoscere Dio, egli li ha lasciati, o abbandonati, ai desideri del loro cuore. Queste concupiscenze hanno suscitato l'impurità, o l'immoralità, allorché degli individui hanno disonorato i loro corpi insieme. S.Paolo allude alle concupiscenze che sono in loro, cosa che suppone che l'atto omosessuale è provocato da una concupiscenza omosessuale. E' nella messa in pratica di queste concupiscenze che il peccato è concepito, come precisa Giacomo 1,14-15. Così l'apostolo Paolo considera che questi individui hanno potuto avere delle tendenze omosessuali. E' ciò che si fa di queste tendenze che sembra essere qui la questione-chiave. Data la durezza del loro cuore, Dio ha deciso di lasciarli ai loro desideri, cosa che li ha condotti ad una condotta depravata e immorale.

I versetti 26-32 sono più precisi. Le donne avevano cambiato le loro abitudini naturali in rapporti contro natura. Quest'uso, o funzione, secondo un dizionario greco del Nuovo Testamento (21), fa riferimento ai rapporti eterosessuali. Negando questo tipo di rapporti, le donne s'abbandonano a delle attività lesbiche. Egualmente anche gli uomini avevano abbandonato le donne e commesso degli atti omosessuali ignomignosi. Il loro castigo, nuovamente, fu la libertà di esplorare questo tipo di attività e di essere così legati alle loro proprie concupiscenze. Il versetto 27 dichiara: "Si sono infiammati di desiderio gli uni per gli altri". La natura divorante di questa condotta sessuale diventa "il salario che merita il loro traviamento" (versetto 27). Il loro errore, o illusione, era il rifiuto di restare nella conoscenza di Dio, che in cambio li lasciò ai loro propri desideri depravati. I versetti successivi descrivono una lista di altri atteggiamenti ed azioni che caratterizzano una deliberata alienazione da Dio.

Numerosi teologi pro-gay affermano che quest'esempio di uomini e di donne che scambiano i loro desideri naturali con dei desideri contro natura non si applica che a degli eterosessuali (Bailey, Blair, Scanzoni, Boswell). In altre parole, per degli omosessuali autentici, tali atti sarebbero naturali. Ma il pensiero di S.Paolo si estende ben al di là di una semplice predisposizione: egli fa riferimento al carattere naturale dell'ordine creato da Dio. Egli afferma che tutti gli uomini hanno conoscenza di quest'ordine e tuttavia, elevando se stessi e mettendo i loro desideri al di sopra di Dio, lo sfidano. David Fields scrive: "Le relazioni naturali si riferiscono all'uomo e alla donna, come Dio li ha creati... Inserite nel contesto della creazione, tutte le relazioni omosessuali sono contro natura." (22) Ancor più, sembra chiaro che al versetto 24 S.Paolo sia consapevole dei desideri omosessuali negli uomini. Argomentando con dei teologi pro-gay, S.Paolo potrebbe dire che malgrado il loro apparente carattere naturale, i desideri di questi uomini sono diretti al di fuori dell'intenzione di Dio e costituiscono quindi un peccato quando vengono soddisfatti in modo concreto.

Un secondo ragionamento prevalente frequentemente citato contro un'interpretazione più tradizionale di Romani 1 afferma che questi rimproveri siano indirizzati soltanto a degli idolatri e non a dei cristiani. Ma i cristiani non sono altrettanto inclini a servire i desideri dell'uomo più che i progetti di Dio? Un cristiano che si dà volontariamente a dei desideri omosessuali pare sospetto di praticare una forma sottile d'idolatria nella misura in cui sfida l'ordine morale di Dio per la sua propria sessualità. Ne troviamo l'eco in Levitico 18, che proibisce il comportamento omosessuale a causa (per altri motivi) della sua associazione con dei riti religiosi idolatri. Come ho menzionato prima, una tale attività è moralmente idolatra nella misura in cui essa viola l'intenzione creatrice di Dio.
Richard Lovelace scrive: "Anche in una cultura cristianizzata in cui Dio non è adorato in spirito e verità, quest'intenzione interiore verso il peccato e le sue espressioni esteriori possono svilupparsi in ogni momento. L'omosessualità di ogni singolo individuo... è un prodotto del tessuto sociale danneggiato di una società di idolatri." (23)

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Gli ultimi riferimenti biblici riguardanti l'omosessualità appaiono in 1Corinzi 6,9 e 1Timoteo 1,10. Quest'ultimo passo è integrato ad una reiterazione dei dieci comandamenti nella quale l'apostolo Paolo cerca di mostrare la funzione essenziale della legge. Egli comincia al versetto 8: "Noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne fa uso legittimo." Prosegue dicendo che la legge si applica agli indisciplinati come per svelare loro il loro peccato e condurli alla giustizia. S.Paolo fa poi un elenco di un certo numero di tali trasgressori: gli assassini, i rapitori, i sacrileghi e i profanatori e "per ogni cosa che è contraria alla sana dottrina" (versetto 10). Include due comportamenti che si oppongono al sesto comandamento, quelli relativi agli uomini immorali e agli omosessuali. La parola greca per omosessuale in questo contesto è arsenokoitai. Tradotto letteralmente, questa parola significa maschio, arsen, e rapporto sessuale-coito, koitai, termine usato in relazione al letto coniugale. Così la parola arsenokoitai si riferisce a degli uomini che hanno dei rapporti sessuali gli uni con gli altri. Alcuni hanno addotto come pretesto che questo passo non si applica che a dei prostituti maschi, ma le stesse persone hanno omesso di presentare una prova qualsiasi per difendere questa ipotesi. (24) Sulla base di questo testo, si può concludere che S.Paolo definisce l'unione omosessuale, senza entrare in specifici dettagli, come una violazione della legge di Dio.

Ma come un tale punto di vista può essere in accordo con la predicazione della grazia, cara all'apostolo Paolo? Per alcune persone in lotta contro i desideri omosessuali, la legge così com'è descritta appare ben più repressiva che portatrice di speranza. E' quindi importante seguire il pensiero di S.Paolo in 1Timoteo 1. L'uomo si è allontanato dai disegni di Dio in ogni modo; la legge ha rivelato i suoi errori. Lo scopo della legge, tuttavia, non è di condannare, ma di condurre l'uomo verso una fonte di perdono e di forza. Questa fonte è la grazia ricevuta per mezzo della fede in Cristo. S.Paolo scrive in Galati 3,24: "Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede."

Questa liberazione dalle costrizioni della legge è celebrata in 1Corinzi 6,9-11. S.Paolo comincia col menzionare ogni specie di comportamento che, se non ci si pente, impedisce alla persona di ereditare il regno di Dio. Due parole s'applicano qui al nostro studio: arsenokoitai (già considerata in 1Timoteo) e malakoi. Quest'ultimo termine deriva da un aggettivo greco che significa "dolce" e "che s'impietosisce sulla propria sorte". In quanto sostantivo, esso si applica agli "uomini e ragazzi che accettano passivamente di sottomettersi a delle pratiche omosessuali". (25) Lovelace opera una distinzione tra malakoi, che indica dei partner passivi nella relazione omosessuale, e arsenokoitai, che indica il partner preferibilmente attivo. (26) Che questo passo alluda alla prostituzione maschile o ad una relazione omosessuale amorosa sembra poco importante; l'apostolo Paolo allude qui all'errore che rappresenta il comportamento omosessuale in generale.

Egli conclude al versetto 11 dichiarando: "E tali eravate, alcuni di voi..." Molti uomini nella chiesa di Corinto erano stati senza dubbio modellati e deformati dall'immoralità sessuale della loro cultura. Ma S.Paolo vedeva tutto questo al passato; ciò che era d'importanza primaria per lui, nel presente, era la purificazione di Cristo e l'opera di rigenerazione che Cristo aveva avviato nella vita di quegli uomini. Sembra chiaro che quest'appello sottile al pentimento andava di pari passo con l'amore di Cristo, nella misura in cui il fatto di distogliersi dall'immoralità permetteva a Cristo di diventare una fonte di sostegno e di guarigione più forte nelle loro vite (vorrei approfondire quest'argomento, ma ciò richiederebbe la redazione di un altro capitolo).

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In conclusione, la Bibbia non è né neutra né ambigua in ciò che riguarda la questione dell'omosessualità. Gli intendimenti di Dio per la sessualità umana costituiscono la norma che ci permette di discernere le ben note deformazioni che sono derivate dalla caduta. Gli uomini di Sodoma manifestano il loro essere decaduti con dei propositi omosessuali; il sesto comandamento e il codice levitico rispondono a tali comportamenti proibendoli. Il Nuovo Testamento conferma il carattere contro natura e idolatra dell'atto omosessuale (Romani 1), ed altri due passi fanno riferimento a questo errore. Ma non è che l'inizio. Questi versetti spingono l'omosessuale verso un cammino rigeneratore con Cristo e gli permettono di approfondire i propositi del Creatore.



- Note

(1) Don Williams, The Bond That Breaks – Will Homosexuality Split the Church?, BIM, 1978, pag.47
(2) idem, pag.53
(3) idem, pag.53
(4) idem, pag.55
(5) idem, pagg.56-57
(6) John Milton, Paradise Lost, Odyssey Press, 1957, libro IX, righe 1029-1036
(7) Jerry Kirk, The Homosexual Crisis, Nelson, 1978, pagg.53-54
(8) idem, pag.54
(9) Derek S. Bailey, Homosexuality and the Western Tradition, Longmans, 1955, pag.5
(10) David Atkinson, Homosexuality in the Christian Fellowship, Eerdmans, 1981, pag.82
(11) Letha Scanzoni e Virginia Mollenkott, Is the Homosexual My Neighbor?, Harper and Row, 1978, pag.60
(12) H. N. Snaith, The New Century Bible: Leviticus and Numbers, Nelson, 1967, pag.122
(13) idem, pag.60
(14) David Atkinson, Homosexuality in the Christian Fellowship, Eerdmans, 1981, pag.82
(15) idem
(16) Derek S. Bailey, Homosexuality and the Western Tradition, Longmans, 1955, pag.60
(17) John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, University of Chicago Press, 1980, pag.100
(18) Letha Scanzoni e Virginia Mollenkott, Is the Homosexual My Neighbor?, Harper and Row, 1978, pag.112-113
(19) Jerry Kirk, The Homosexual Crisis, Nelson, 1978, pag.56
(20) David Fields, The Homosexual Way - A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979, pag.30
(21) Kurt Aland, Matthew Black, Ed., The Greek Testament, United Bible Society, 1966, pag.196
(22) David Fields, The Homosexual Way - A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979, pag.30
(23) Richard Lovelace, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978, pag.93
(24) John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, University of Chicago Press, 1980, pag.107 – Boswell analizza quest'argomento dettagliatamente in un'appendice del suo libro, come Scrogg in The New Testament and Homosexuality. Tuttavia, né l'uno né l'altro riescono a dimostrare che la Parola di Dio in quest'ambito è priva di valore per il tempo presente.
(25) citazione di Arndt e Gringich tratta da English Lexicon of the New Testament di Richard Lovelace, pag.97
(26) Richard Lovelace, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978, pag.97


- Bibliografia

1. Atkinson David, Homosexuality in the Cristian Fellowship, Grand Rapids, Eerdmans, 1981
2. Bahnsen Greg, Homosexuality – A Biblical View, Grand Rapids, Baker, 1978
3. Bailey Derek, Homosexuality and the Western Christian Tradition, Longmans, 1955
4. Blair Ralph, An Evangelical Look at Homosexuality, National Task Force on Homosexuality, 1972
5. Boswell John, Christianity, Tolerance and Homosexuality, Chicago, University of Chicago Press, 1980
6. Fields David, The Homosexual Way – A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979
7. Hormer, Jonathan Loved David, Philadelphia, Westminster Press, 1978
8. Kirk Jerry, The Homosexual Crisis, Nashville, Nelson, 1978
9. Lovelace Richard, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978
10. Milton John, Paradise Lost, Indianapolis, Odyssey, 1957
11. Scanzoni Letha e Mollenkott Virginia Ramey, Is the Homosexual My Neighbor?, San Francisco, Harper and Row, 1978
12. Snaith H.N., The New Century Bible – Leviticus and Numbers, London, Nelson, 1967
13. Williams Don, The Bond That Breaks – Will Homosexuality Split the Church?, BIM, 1978
14. Woods Richard, Another Kind of Love, Chicago, Thomas Moore Press, 1977