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mercoledì 20 agosto 2008

Omosessualità: La gravidanza spirituale negata e i disturbi dell'identità

LA GRAVIDANZA SPIRITUALE NEGATA
   I DISTURBI DELL’IDENTITA'                                           
                                                          
                                                                          

       di Bruto Maria Bruti     


IL GREMBO SPIRITUALE

Gravidanza, etimologicamente, significa pesantezza, cioè portare il peso del figlio, farsi carico di un figlio.
Da questo punto di vista si può dire, metaforicamente parlando, che esiste una gravidanza materna e una gravidanza paterna.
Non può un piccolo essere umano essere privato, nel suo processo di crescita fisica, comportamentale e psicologica, di ciò che per lui è alla base della sua stessa origine e della sua stessa essenza, cioè l’unione di un uomo e di una donna.
Lo sviluppo di un nuovo essere umano non può essere naturale e completo se esso viene privato dell'amore, della testimonianza e dei modelli del padre e della madre che deve avere in quanto tali modelli sono costitutivi del suo stesso fondamento, della sua stessa origine.

San Tommaso D’Aquino spiega che i genitori devono fornire ai figli non solo un grembo fisico, ma anche un “grembo spirituale”( cfr S. Th., II-II, q.10, a.12). Questo discorso vuole esprimere la fondamentale funzione dell’amore che si potrebbe chiamare di “procreazione spirituale “.

La necessità vitale per l’essere umano della gravidanza spirituale è stata dimostrata dal celebre esperimento di Federico II di Svevia. Alcuni neonati vennero affidati ad alcune nutrici, le quali li dovevano accudire e nutrire, ma in modo assolutamente distaccato, senza alcun coinvolgimento affettivo, senza rivolgere loro alcun segno di affetto: questi neonati, pur essendo accuditi e nutriti, morirono rapidamente.

La verità è che “Senza lo sguardo di un altro che ci accoglie quando veniamo al mondo (…), noi non riusciamo a sopravvivere (…), siamo nutriti da questo sguardo accogliente ancor più che dal cibo”
( C. Vigna )

Per meglio capire questo discorso si può adoperare una metafora di Botturi: “L’uomo viene alla luce in un altro uomo” (F. Botturi)
Cioè l’uomo ha bisogno del riconoscimento del proprio valore “per attivare pienamente le proprie capacità affettive e intellettuali e per raggiungere il senso della propria identità: chi non si sente affettuosamente accolto, non riesce ad accogliersi; chi non sa accogliersi non ha la carica affettiva sufficiente per esplicare le sue capacità fondamentali” ( F. Botturi ).


L’ identificazione primaria di ogni essere umano avviene con la madre che è fonte di cure e di nutrimento. Si tratta della fase di simbiosi che attraversa vari momenti: La madre è l’io del bambino, la madre è parte integrante dell’io del bambino, la madre è appoggio-difesa del bambino. Il padre, invece, è, per il bambino, il primo tramite con gli altri: primo ponte con il mondo, primo ponte con l'altro da sé.

Più tardi, il maschio si separa dal modello della madre per identificarsi con il padre e questa è l’identificazione secondaria.

La madre è l’archetipo di ciò che nutre, custodisce, protegge, tutela, fa crescere. Il Padre è l’archetipo dell’altro da sé e, in un secondo tempo, è l’archetipo dell’autorità amorevole che guida, progetta, domina le cose e difende.
L'educazione familiare può essere sbagliata e può anche formare in modo deviato un individuo ma le ricerche scientifiche più recenti di Irenaus Eibl-Eibesfeldt, il grande scienziato dell’etologia animale e fondatore dell’etologia umana, dimostra che ogni istituto alternativo alla famiglia è di per sé nocivo alla formazione della personalità.

Eibesfeldt dimostra che senza legami familiari e personalizzati, costituiti dal padre e dalla madre, l'individuo perde la capacità di nutrire amore per la società, diventa incapace di auto-stima e di autodisciplina.
Solo l'uomo che ha avuto una famiglia amorevole formata da un padre e da una madre è capace di vedere se stesso come un valore e di vedere dei fratelli negli altri uomini. Senza un padre e una madre amorevoli e fra loro collaboranti, inoltre, gli individui non possono sviluppare in modo normale le identità sessuali psicologiche, non possono sentire la naturale attrazione per la persona sessualmente diversa e complementare con cui unirsi attraverso gli organi genitali anatomicamente e fisiologicamente predisposti e compatibili per questa unione.


 Che cos’è l’identità? 
L’identità nasce dalla consapevolezza fra ciò che in noi è uguale agli altri e ciò che è diverso dagli altri: questa è l’identità.
L’amore, poi, nasce dalla giusta disuguaglianza fra persone equivalenti cioè di uguale valore: ogni individuo, infatti, si dirige verso l’individuo diverso da lui per completarsi. Tanto maggiori sono le differenze, tanto più investono tutti i livelli della persona, tanto maggiore sarà il bisogno vicendevole di relazionarsi, di completarsi e di aiutarsi: come nel magnetismo, tanto più i poli sono diversi, tanto più essi si attraggono. Possiamo dare e ricevere solo ciò che abbiamo di diverso e specifico: nessuno ha bisogno di ricevere ciò che già possiede.
L’amore e la fecondità hanno bisogno di armonia e l’armonia è precisamente l’unità nella diversità. L’unità nella diversità è l’essenza stessa della vita e dell’universo


L’OMOSESSUALITA’ NON E’ GENETICA

Gli ultimi studi genetici sul problema dell’omosessualità hanno dimostrato che la genetica non c’entra per niente e quindi non c’entrano né ormoni né difetti fisiologici.
Sono stati esaminati i gemelli omozigoti, quelli che hanno gli stessi geni al 100% e quindi la stessa struttura biologica. Ebbene, in quei rari casi in cui un gemello segue un comportamento di tipo omosessuale, nel 90% dei casi, l’altro gemello segue un comportamento sessuale normale. In questi casi di discordanza, per quanto riguarda l’orientamento sessuale, si è visto che i gemelli avevano vissuto un diverso rapporto con il padre. Al gemello omosessuale era mancata, da parte del padre, la sua autorevole influenza all’interno del focolare domestico e poi l’ascolto, l’attenzione, l’amore, l’approvazione da parte del padre.


NOTA:
Contro l'ipotesi dell'omosessualità come disturbo genetico, è interessante lo studio realizzato sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti, cioè con tutti i caratteri ereditari uguali e con la stessa struttura biologica ( Bailey e Pillard, Archives of General Psychiatry 48 (1991): 1081-96). Tale studio, fatto per dimostrare questa incidenza genetica, ha evidenziato che, fra i gemelli omozigoti, vi è una concordanza del 52% nei rari casi in cui un gemello ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Tuttavia il dato più importante emerso da questi studi è che il 48% dei gemelli omozigoti, pur essendo stati allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti anche in quei casi rari.
Perché circa la metà dei gemelli omozigoti presenta una discordanza per quanto riguarda l'orientamento sessuale?
Il dato sottolinea l'insufficienza e i limiti delle teorie biologiche sull'omosessualità (William Byne 1994).

Ma anche la concordanza del 52% era falsa. Lo scienziato Neil Whitehead ha dimostrato che la percentuale a favore dei gemelli omozigoti entrambi omosessuali (52%) era falsa perché la metodologia applicata si basava su soggetti che non erano stati scelti a caso ma su soggetti volontari della comunità gay. Il perfezionamento della metodologia applicata ha dimostrato che l'incidenza era solo del 10%. Studi più approfonditi sui gemelli omozigoti - di cui uno omosessuale e l'altro eterosessuale- hanno scoperto che ciascun soggetto descriveva e aveva vissuto l'ambiente familiare, il rapporto con il padre, in modo diverso: le differenze percepite avevano condotto l'uno verso l'omosessualità e l'altro verso l'eterosessualità ).


LO SVILUPPO DELL’IDENTITA’ SESSUALE

Abbiamo detto che il primo sviluppo dell’identità sessuale dei piccoli esseri umani (maschi e femmine ) avviene con la madre perché la madre è — fonte di cure e di nutrimento —: e questa è l’identificazione primaria. Poi nel maschio deve avvenire gradualmente la separazione dalla identificazione materna, deve avvenire la rinuncia del maschio alla sfera femminile. In questa fase è fondamentale la positiva influenza del padre nel processo di separazione dalla madre, l’aiuto della madre per favorire il cammino del bambino verso il padre e l’identificazione con il padre come modello.

L’omosessualità, dice Joseph Nicolosi, uno dei più grandi esperti nella ricerca e nella terapia dell’omosessualità, non è una malattia ma il sintomo di un disturbo avvenuto nello sviluppo dell’identità: è il sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti nell’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso.
Nell'omosessuale maschio lo sviluppo dell’identità è stato disturbato da fattori ambientali che possono variamente combinarsi e che possiamo sintetizzare in questo modo:

1) assenza del padre
2) padre insignificante e non autorevole
3) padre che non ama, non ascolta e non aiuta a crescere il figlio
4) assenza di modelli maschili alternativi.
5) una madre iper-coinvolta, intrusiva e talvolta dominante
6) un ragazzo costituzionalmente sensibile, introspettivo e raffinato che è esposto ad un rischio
maggiore di sentirsi carente nell'identità sessuale
7) Difficoltà di relazionarsi con i coetanei ( e questo fattore, per alcuni
studiosi, sarebbe il fattore scatenante )
8) abusi sessuali subiti nell’infanzia
9) interpretazione negativa della figura paterna, per aspetti caratterologici del bambino, anche se il genitore non è inadeguato.
10) un precoce condizionamento dovuto ad atti sbagliati e ripetuti a un punto tale da trasformarsi in abitudini.



DISTACCO DIFENSIVO
Il bambino, per questi motivi, attua il cosiddetto "distacco difensivo" (teoria di Elizabeth R. Moberly ), cioè rifiuta il padre come modello e in quanto maschio.


E’ come se dicesse: " Rifiuto te in quanto maschio e rifiuto ogni modello maschile
"L’omosessualità è un tentativo sbagliato di riparare la ferita originaria, si tratta di un "impulso riparatore": l’individuo, come dice Jung, invece di sviluppare gli elementi repressi e indifferenziati della mascolinità nel profondo della psiche, cerca di appropriarsi di quanto gli manca a livello biologico-sessuale nel contatto con altri uomini.
L’omosessualità non è il desiderio di unione con l’altro, ma piuttosto il desiderio di appropriarsi di quelle qualità dell’altro di cui l’individuo si sente carente.
Anche i ricercatori gay David P. McWhirter e Andrew M. Mattison riconoscono nel desiderio omosessuale l’esigenza di rimediare a deficit del processo di formazione dell’identità.

Il partner finisce per simboleggiare la parte carente del proprio io e l'atto di unirsi a questa persona dà all'omosessuale la sensazione, soltanto momentanea, di essere finalmente completo. L'omosessualità è l'erotizzazione di un bisogno profondo di amore, non risolto nell'infanzia, che non risolve il bisogno.



Quale finalità inconscia e sbagliata si nasconde nell'ATTO omosessuale?

Si possono sintetizzare alcune finalità:
tentativo di attirare il "padre" non avuto per trattenerlo con sé, tentativo di appropriarsi, attraverso il sesso, delle qualità di cui ci si sente carenti, tentativo di dominare un altro uomo attraverso la seduzione, tentativo di potersi trasformare, attraverso il contatto fisico con un "uomo ritenuto forte", negli uomini forti che si vorrebbe essere, tentativo di avere le coccole non avute nell'infanzia.

Emblematica, per esempio, la testimonianza di questo ex omosessuale: Richard Wyler in
http://www.peoplecanchange.com


"Eravamo affettuosi e gentili, miti e profondi, e per queste caratteristiche le ragazze amavano la nostra compagnia, le nostre mamme ci tenevano legati a loro con un atteggiamento protettivo, i nostri padri ci tenevano a distanza e i nostri coetanei maschi ci rifiutavano.
Il vero problema della nostra natura era l'estrema suscettibilità e la conseguente tendenza a drammatizzare le situazioni e a credere sempre di essere rifiutati e discriminati, anche senza un reale motivo. Le nostre percezioni divennero la nostra realtà.

Un messaggio culturale sbagliato dice che gli uomini veri non si toccano tra loro. Purtroppo questo tabù influenza negativamente il rapporto fra padre e figlio, anche quando si tratta di bambini piccoli e tra fratelli e amici intimi.
Molti giovani crescono privati del sano contatto fisico e con il desiderio di essere coccolati da un uomo. Questo bisogno naturale che non riceve soddisfazione nell'infanzia non sparisce nell'età adulta. Per noi quel desiderio era così primitivo, e così a lungo negato, da indurci a cercare il sesso con un uomo, quando in realtà desideravamo solo un contatto fisico rassicurante.
Non conoscevamo nessun altro modo per ricevere quell'agognato contatto non sessuale."
Scrive Nicolosi: “Papà coccola tuo figlio perché se non lo fai tu, lo farà qualcun altro a posto tuo”.


OMOSESSUALITA’ FEMMINILE


L’omosessualità femminile è statisticamente più rara di quella maschile proprio perché l’identificazione primaria di ogni essere umano avviene con la madre. L'omosessualità femminile, a differenza di quella maschile, è, inoltre, più soggetta a periodi di alternanza con fasi eterosessuali. L’omosessualità femminile è il risultato del conflitto fra il modello del padre e della madre: è il risultato di un conflitto fra le gravidanze spirituali.

In estrema sintesi, la psiche femminile “ferita” porta all'omosessualità e la ferita è dovuta a situazioni di vita che provocano un atteggiamento ambivalente nei confronti della femminilità, atteggiamento che può essere riassunto nel messaggio:" Essere donna è pericoloso e indesiderabile". Questo messaggio viene veicolato attraverso 8 situazioni tipiche che sono state spiegate dalla psicologa Diane Eller Boyco, ex lesbica e oggi coniugata.

1) molte madri trasmettono alle figlie un'immagine negativa della femminilità

2) Ideologia femminista rivoluzionaria e cultura maschilista che danno un'immagine negativa della femminilità

3) Madre vittima passiva dei soprusi del marito o umiliata dal marito o considerata insignificante rispetto ai ruoli maschili.

4) madre vittima di abusi che comunica alla figlia che essere donna è rischioso

5) interruzione traumatica del legame madre-figlia (per esempio grave forma depressiva della madre)

6) trauma provocato da una violenza sessuale

7) la figlia non desiderata e non accettata

8) complesso di inferiorità rispetto alle coetanee

(Congresso mondiale di psicologia analitica esistenziale, 2006 - Bruto Maria Bruti)