sabato 1 novembre 2008

Terapia riparativa: Introduzione al libro di Joseph Nicolosi "Omosessualità maschile: un nuovo approccio"


Introduzione al libro di Joseph Nicolosi



Vi sono uomini omosessuali che rifiutano l'etichetta di «gay» e tutte le implicazioni che tale definizione comporta. Laddove il termine «omosessuale» indica un aspetto innegabile della loro psicologia, la parola «gay» descrive uno stile di vita e dei valori che essi non condividono. Questi uomini vivono un profondo conflitto tra i loro valori e le loro tendenze sessuali e, sebbene il loro sviluppo personale sia costantemente ostacolato da desideri omoerotici, si sforzano di non arrendersi a questi impulsi omosessuali, ma di superarli.

In tempi recenti, la psichiatria ha ribaltato l'opinione secondo cui l'omosessualità è una condizione malsana. Conseguenza diretta di tale cambiamento è stato l'abbandono di questi uomini, che noi chiamiamo «omosessuali non gay». Sebbene la psicologia affermi di operare sulla base di una filosofia rispettosa dei valori, di fatto sottovaluta la lotta interiore di questi individui, curandoli unicamente per il sentimento di odio verso se stessi dovuto a omofobia interiorizzata.

In realtà, l'omosessualità è un problema inerente allo sviluppo, molto spesso derivante dalle prime incomprensioni tra padre e figlio. Lo sviluppo eterosessuale richiede il sostegno e la cooperazione di entrambi i genitori, nel momento in cui il ragazzo vive il distacco dalla madre e il successivo processo di identificazione con il padre. Da un rapporto padre-figlio fallimentare può scaturire l'incapacità di interiorizzare la propria identità sessuale. Un'alta percentuale di uomini sottoposti a psicoterapia per la cura dell'omosessualità rientra nel quadro di questa sindrome legata allo sviluppo.

Se l'identificazione sessuale non è completa, durante l'infanzia l'individuo non solo si allontana dal padre, ma anche dai coetanei di sesso maschile. La letteratura specializzata riconosce come indizio di omosessualità il duplice fenomeno di comportamento non mascolino durante l'adolescenza e di difficoltà a mettersi in relazione con i coetanei maschi. Questo distacco sfocia in un processo di eroticizzazione della mascolinità. Spesso si verifica un processo di alienazione dal corpo, caratterizzato o da eccessive inibizioni o da un esibizionismo esasperato. Tale processo si accompagna spesso a una scarsa autostima. L'omosessualità che ne deriva risponde all'esigenza di porre rimedio al danno originario nel processo di identificazione sessuale.

Un'attenta analisi della letteratura specializzata rivela che i fattori genetici e ormonali non sembrano avere un ruolo predeterminante nello sviluppo omosessuale. Tuttavia vi possono essere alcuni fattori predisponenti che rendono alcuni ragazzi più vulnerabili e più soggetti a un processo di identificazione sessuale incompleto.

Tra i problemi legati all'omosessualità possiamo includere le difficoltà di autoaffermazione, la sessualizzazione della dipendenza e dell'aggressività, il distacco come autodifesa dagli individui di sesso maschile. Generalmente gli omosessuali maschi non sono in grado di instaurare rapporti d'amicizia non erotici con individui dello stesso sesso.

Se analizziamo più da vicino i rapporti tra gay, possiamo osservare alcuni limiti tipici dell'amore omosessuale. Le coppie gay sono note per la loro precarietà e instabilità. Gli studi più recenti sono unanimi nel riconoscere l'eccessiva promiscuità e l'enfatizzazione della sessualità dei rapporti omosessuali. In assenza dell'elemento femminile stabilizzante, le coppie omosessuali maschili presentano serie difficoltà nella capacità di mantenere la monogamia.

Nonostante la valorizzazione dell'androginia da parte dell'uomo gay, si nota la ricerca contraddittoria dell'archetipo maschile, in una gerarchia dove l'individuo poco mascolino occupa una posizione inferiore. Le relazioni gay, inoltre, si scontrano inevitabilmente con i limiti propri dell'identicità sessuale, che rende l'atto sessuale isolato e narcisistico, data la necessità di tecniche che prevedono necessariamente l'alternanza. Non si tratta solo di incompatibilità anatomica, ma di ostacoli psicologici che impediscono all'individuo di relazionarsi in modo completo come avviene invece nelle coppie eterosessuali.

Da alcuni anni gli scrittori del Movimento di Liberazione Gay non solo si battono per sollecitare un atteggiamento di tolleranza da parte della società, ma anche perché lo stile di vita e la condizione omosessuale ottengano l'approvazione generale. Essi negano che vi sia promiscuità, o la propongono come parte accettabile di un nuovo ordine sociale necessario alla condizione omosessuale. Chi non riconosce l'uguaglianza dell'omosessualità è considerato omofobico, cioè pieno di paure irrazionali. Gli scrittori gay non ammettono il fatto che sia del tutto legittimo dare più valore all'eterosessualità.

La terapia ricostitutiva dell'omosessualità si basa sulla teoria delle relazioni oggettive e su studi empirici dell'identità sessuale. Uno degli obiettivi primari della terapia è l'analisi delle dinamiche familiari che possono aver provocato lo sviluppo omosessuale di un individuo. La riappacificazione con il padre è uno dei primi passi in questo processo riparatore, ma tra gli obiettivi primari della terapia si annoverano anche l'autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa. Si parla molto di differenze sessuali e in generale si è d'accordo nel riconoscere la positività di una completa identificazione sessuale. Il superamento del falso io è un obiettivo primario per molti pazienti in cura. Si incontrano non poche sfide sul percorso che conduce al rafforzamento del proprio io e all'autoaffermazione. Nella terapia di gruppo, al paziente si richiede di sviluppare l'autostima attraverso la verbalizzazione. Un altro obiettivo molto importante è lo sviluppo di vincoli di amicizia non erotici tra individui dello stesso sesso. Per l'omosessuale il distacco come autodifesa costituisce generalmente un ostacolo non trascurabile alla nascita di legami di amicizia con uomini normali.

Il rapporto tra paziente e terapeuta può rappresentare un ostacolo in questo tipo di terapia, poiché spesso si ripropone lo stesso genere di problematiche che caratterizzano i rapporti con il padre. Per questo una psicoterapeuta donna può avere un ruolo determinante nella terapia, a patto che al momento giusto essa ceda il paziente a un terapeuta di sesso maschile.

Questo tipo di terapia non si pone l'obiettivo di cancellare tutti gli impulsi omosessuali, bensì di migliorare la capacità di mettersi in relazione con gli altri uomini e di rafforzare il processo di identificazione maschile. Grazie alla terapia ricostitutiva, molti pazienti hanno trovato la forza di mantenere l'impegno di praticare l'astinenza sessuale, altri sono riusciti a raggiungere l'equilibrio in una unione eterosessuale.