giovedì 13 novembre 2008

Testimonianze di ex omosessuali: Una ex lesbica ringrazia la American Family Association (AFA)


UNA EX LESBICA RINGRAZIA
LA "AMERICAN FAMILY ASSOCIATION(AFA)

Testimonianza pubblicata nel FORUM di PFOX
nella sezione "Our Stories"


Nota dell’Editore: Questa testimonianza é una lettera indirizzata al Presidente dell’AFA, Don Wildmon.
Su richiesta della donna in questione, il suo vero nome è stato cambiato.

Desidero condividere con voi un pò della mia storia. Ho 27 anni e ho vissuto come lesbica per quasi 10 anni. Sei anni fa sono stata liberata da quel peccato dalla grazia di Dio e ora vivo come eterosessuale consacrata, perseguendo la santificazione che so che non riceverò pienamente fino al momento in cui incontrerò il mio salvatore faccia a faccia.

Quando avevo 11 anni, e di nuovo a 14 anni, sono stata violentata da due mie "migliori amiche". Erano entrambe di sesso femminile, e quelle esperienze hanno ostacolato e ostacolano ancora adesso la mia fiducia nelle donne.

Questi due episodi hanno sicuramente influenzato l’immagine che avevo di me stessa e mi hanno convinta di essere lesbica. A quel tempo non piacevo a nessun ragazzo e non provavo alcun sentimento per loro.

Quando sono stata violentata all’età di 14 anni, ne ho parlato con un consigliere scolastico donna, la quale mi dette il numero di telefono di un’organizzazione locale per giovani minoranze e transessuali. Mi disse che in questo gruppo avrei trovato le risposte che stavo cercando. Così ci andai, e dopo aver parlato di me e raccontato come mi sentivo, il gruppo mi dette un’etichetta con la quale identificarmi: “lesbica”.

Mi immersi completamente in quello stile di vita. Dai 14 ai 19 anni ho dormito con più di 25 donne. Facevo anche parte di un'organizzazione per giovani di età compresa tra i 14 e i 21 anni, che insegnava a non mettere in discussione la propria omosessualità. Per noi [gay e lesbiche] giovani, era più simile a un club che a qualsiasi altra cosa. C’erano circa una sessantina di giovani che si incontravano regolarmente. Per noi era un "luogo sicuro" dove trovare un partner dello stesso sesso. In altre parole, dormivamo tutti gli uni con gli altri.

Siamo stati incoraggiati a "vivere la nostra vita con orgoglio", nel senso che venivamo incoraggiati a "venire allo scoperto" nelle nostre scuole e a combattere per i nostri diritti in quanto omosessuali. Chiedevamo parità di diritti portando i nostri partner nelle scuole di ballo, facendo propaganda a scuola, e anche attraverso manifestazioni di affetto in pubblico. Mi è stato vietato di partecipare al ballo studentesco di fine anno perché volevo portare la mia ragazza. Comunque era tutto OK perché lo facevo in nome dei diritti dei gay.

A 20 anni mi sentivo depressa. Qualcosa mancava. La mia ragazza fissa ed io ci eravamo lasciate perché lei mi maltrattava fisicamente, mentalmente ed emotivamente.

Dopo aver rotto con lei mi volevo uccidere. Alle 10 del mattino uscii di nascosto dalla porta che dava sul retro della casa della mia amica e dissi: “Dio, aiutami”. E’ stata la seconda più potente preghiera nella mia vita, anche se non Lo conoscevo, anche se ero una sfacciata peccatrice e non sapevo neanche che pronunciare quelle parole era pregare.

Tuttavia Lui mi ha ascoltata e ha risposto a quella preghiera. Vedete, subito dopo aver pregato, sono salita in macchina con l’intenzione di andare a schiantarmi ed uccidermi; ho intenzionalmente accellerato fino a 60 miglia all’ora su una curva dove non era consentito andare a più di 25 miglia. La mia auto ha cappottato tre volte conficcandosi poi tra due alberi, capovolta. Sono uscita fuori della vettura senza un graffio. La polizia, l’ambulanza e i pompieri che giunsero sul luogo dell’incidente erano tutti perplessi perché pensavano di trovarmi morta. La mia auto, che avrebbe dovuto essere distrutta, aveva un’ammaccatura sul tetto dove aveva colpito una cassetta postale. Quando hanno capovolto la macchina riportandola con le ruote a terra, funzionava perfettamente come se nulla fosse accaduto. Tuttavia, io non credevo che fosse stato Dio perché non credevo in quel genere di cose.

Ho continuato a praticare lo stile di vita lesbico. Ho iniziato a frequentare una ragazza la cui madre era pastore di una chiesa. Con questa ragazza ho iniziato ad andare in chiesa dove ascoltavo la parola di Dio. Cominciarono ad accadere delle cose che mi hanno fatto iniziare a credere che Dio potesse essere reale; ho anche chiesto a Gesù di perdonare i miei peccati e ho promesso a Dio che avrei smesso di fumare, bere, e avere rapporti sessuali con donne. Ho rotto con quella ragazza perché credevo che Dio non approvasse. Alla fine ho lasciato quella chiesa.

Ho pregato e ho chiesto a Dio di portarmi in una nuova chiesa dove potessi dimorare con Lui ed Egli lo ha fatto. Nella nuova chiesa ho conosciuto il giovane pastore e gli ho raccontato tutto. Lui e sua moglie mi hanno accolta e guidata, e il loro impatto sulla mia vita è stato molto più grande di quello di chiunque altro. Mi hanno amata per quella che ero, ed io non avevo mai avuto nulla di simile. Nel 1999, ho accettato Gesù Cristo come mio Signore e Salvatore.

Per quattro anni ho lottato, ho avuto alti e bassi, ritornando a volte ai miei vecchi schemi mentali riguardo le donne.
Stavo anche iniziando a sviluppare sentimenti per gli uomini, il che mi faceva molta paura. Ma Dio mi stava guarendo. Parte della mia lotta è consistita nel fatto che, pur sapendo che Dio mi aveva perdonata, ero io che non avevo perdonato me stessa.

La mia liberazione non è avvenuta nel modo in cui avrei voluto. Volevo risultati immediati, ma ci sono voluti anni, e ad essere onesti, sto ancora guarendo in alcune aree della mia vita. Oggi vivo la mia vita nel perseguimento della mia vocazione. Per essere non come mi ha fatta il mondo, ma come Lui mi ha creata, per cercarlo e seguirlo fino alla fine dei miei giorni.

Non ho mai pensato che sarei arrivata a questo punto. Desidero con tutto il cuore sposarmi ed avere dei figli miei. E’ tutto ciò che desidero dalla vita. Voglio essere una madre ed un sostegno per mio marito.

Grazie per il vostro tempo e spero che questa lettera vi abbia in qualche modo incoraggiato. Continuate a lottare.