domenica 18 ottobre 2009

Uscire dall'omosessualità: Decidere di affrontare il dolore

Decidere di affrontare il dolore
Scritto da Alan Medinger


Tranne che per i casi eccezionali in cui Dio opera davvero un miracolo, quasi tutto ciò che deve accadere nella nostra lotta per il superamento dell’omosessualità comporterà del dolore. Il pentimento, il perdono e la crescita personale - che, con la guarigione operata dal Signore, sono gli elementi che permettono di superare l’omosessualità – comportano tutti vari gradi di sofferenza. La riluttanza ad affrontare questa sofferenza costituisce la barriera che impedisce a molti di sperimentare il cambiamento tanto desiderato.

L'omosessualità ha preso forma a causa della nostra risposta al dolore - il più delle volte il dolore del rifiuto, dell’abuso o della scarsa autostima. I modelli di comportamento e di pensiero che hanno portato alla nostra omosessualità sono stati modelli di auto-protezione da questi dolori. Dopo aver sperimentato il dolore nei primi anni di vita, siamo diventati determinati a non metterci mai più nella posizione in cui le esperienze dolorose potrebbero ripetersi. Le nostre risposte possono essere dovute o ad esperienze passate davvero terribili, oppure possono riflettere il fatto che, per un motivo o per un altro, abbiamo una personalità che ha una propensione elevata ad evitare il dolore. In entrambi i casi, senza alcuna volontà di affrontare il dolore, la guarigione non progredirà molto.

Da cosa scaturiscono queste sofferenze così minacciose che la necessità di evitarle diventa un fattore dominante nella nostra vita. Ho individuato sette tra i fattori più comuni:

Umiliazione -- Se provo a fare quello che gli altri uomini (donne) fanno, fallirò e sarò umiliato, e ciò sarà insopportabile.

Essere fisicamente o emotivamente ferito -- Se mi trovo in una posizione di cui non ho il controllo, qualcuno mi farà del male (abuso) e ciò sarà devastante.

Rifiuto -- Non voglio avvicinarmi a nessuno, quindi nessuno potrà rifiutarmi. Non sopporto il rifiuto.

Guardare il buio che c’é dentro di noi -- Mi accorgo del timore che ho di permettere a Dio, allo Spirito Santo, di lavorare dentro di me, in certe aree interiori profonde dove vivono peccati come l'orgoglio e la rabbia.

Una vita monotona - L'unico piacere mi viene dalle mie fantasie. Non sono molto, ma come potrei vivere senza di esse?

Mediocrità -- A meno che non primeggi in qualche area non ho alcun valore, ed io non sopporto di sentirmi inutile.

Una vita casta o solitaria - Se non ho una qualche forma di intimità, non farò altro che appassire emotivamente.


Il modo di affrontare queste sofferenze non è quello di negare la loro esistenza. Rifiuto, umiliazione, solitudine e tutto il resto si verificano - frequentemente - e sono dolorosi. Ma abbiamo due scelte: o rischiare di soffrire e andare avanti con la nostra vita, o rimanere attaccati ai nostri vecchi metodi per evitare la sofferenza. Abbandonare i vecchi metodi significa abbandonare la droga che ci ha sempre tenuti incatenati. La negazione, l'isolamento, il controllo, la lussuria ci permettono di evitare il dolore, ma alla fine si trasformano da nostri protettori a nostri carcerieri. I nostri mezzi per proteggerci sono diventati la nostra schiavitù.


Come possiamo affrontare il dolore quando i metodi per evitarlo si sono radicati in noi così profondamente? Io vedo una sola soluzione. Dobbiamo essere disposti ad affrontare il nostro dolore e lasciare che Gesù ci conforti in esso. Ciò non suona come una buona notizia, non è vero? Ma non conosco nessun altro modo.

Inizialmente, dobbiamo accettare la verità, e cioè, che siamo in grado di sopportare il dolore, anche se il peggio accade. Non ci ucciderà. Non ne saremo distrutti o devastati. Sarà sgradevole, ma siamo in grado di sopportarlo.


Quindi, dobbiamo onestamente e razionalmente esaminare quali sono i costi delle nostre scelte. Evitare il dolore non è un opzione. Piuttosto, dobbiamo chiederci: "Vale la pena di sopportare il dolore per diventare veramente libero?" Non abbiamo la promessa che il Signore si porterà via il nostro dolore? Dopo tutto, anche lui è stato reso perfetto mediante la sofferenza. (Ebrei 2:10 e 5:8) Abbiamo la promessa che Gesù sarà con noi nella sofferenza, ma nessuno sa veramente cosa significa questo fino a quando non si attraversa il dolore insieme a Lui.

E' necessario, inoltre, rendersi conto che il dolore è una parte della nostra vita di Cristiani obbedienti. Il Signore odia i metodi che utilizziamo per proteggerci. Dio detesta vederci imprigionati nell’isolamento e nella paura. Obbedienza significa essere disposti a diventare l'uomo o la donna che Egli ha creato, e non diventeremo tali fino a che non saremo disposti a camminare attraverso il nostro dolore. Ma state tranquilli, la croce è il nostro segno che Gesù passerà attraverso la sofferenza con noi. "E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato." (Romani 5:3-5)

Ci sono buone notizie in questi versi. Sperimentare l'amore e il potere di Gesù nel nostro dolore e nella nostra sofferenza sarà una gioia ancora più grande della guarigione che sperimenteremo.

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Copyright © 1995, Alan P. Medinger and Regeneration. Copyright © 1995. Tutti i diritti riservati. Postato sul web con il permesso.