Post più popolari

domenica 29 novembre 2009

Omosessualità: Il difficile compito di accettare la nostra vera identità- di Alan Medinger


Il difficile compito di accettare la nostra vera identità

Scritto da Alan Medinger



Per molti di noi la parola "diverso" risale alla prima infanzia. Tradotta, è da sempre stato sinonimo di "inferiore" o "meno di". Come abbiamo più volte ripetuto, l'omosessualità è in gran parte un problema d’identità, e per la maggior parte di noi, una delle prime identità che abbiamo avuto è stata "diverso", e questa si è trasformata in “meno di” e, infine, in "omosessuale".
"Tu sei diverso". "Non potrai mai essere all'altezza". "Non puoi fare ciò che gli altri uomini (donne) fanno".

 
La maggior parte di noi sa che il superamento dell'omosessualità comporta l’assunzione di una nuova identità e di smetterla di identificarci come gay. Implica un cambiamento molto profondo del modo in cui vediamo noi stessi e di come ci sentiamo. Implica un cambiamento al centro del nostro essere che alla fine ci permetterà di interagire spontaneamente con il mondo intorno a noi come uomo o come donna, non come un omosessuale.

Questo cambiamento d’identità non consiste soltanto nel cogliere una verità spirituale – sebbene sia anche questo. Dio mi ha creato per essere eterosessuale, e per mezzo di Gesù Cristo, la mia eterosessualità è ripristinata. Questa è la verità, e per molte persone il rendersi conto di ciò costituisce una pietra miliare nel processo di guarigione. Dio ci ha creato esseri fatti di carne e sangue; per redimerci si è incarnato, assumendo la nostra forma. La nostra redenzione non è solo una cosa spirituale, essa abbraccia il nostro corpo, la nostra anima ed anche il nostro spirito: quindi realizza la nostra identità.

Nella ricerca di un cambiamento d’identità, noi cerchiamo uno dei mutamenti più profondi che un uomo o una donna possano vivere. Cambia il nostro nucleo centrale di riferimento. Dal punto di vista di come vediamo noi stessi, diventiamo veramente nuove creature. In che modo possiamo fare questo? Come possiamo aiutare il processo in corso?

In primo luogo, penso che dobbiamo guardare all’origine della nostra identità di uomo o di donna. Poi, a ciò che rafforza e sostiene tale identità, e, infine, a come si può sostituire la vecchia identità frammentata o distorta con una nuova.


Per quanto concerne la provenienza della nostra identità iniziamo, naturalmente, con l’affermare la grande verità, e cioè che noi siamo ciò che Dio dice che siamo. Egli ci ha detto che ci ha creato maschio e femmina, a Sua immagine, e ci ha benedetto. Il nostro problema, tuttavia, non sta nel non conoscere tutto ciò, ma nel non averne esperienza. Il mio intento in questo articolo non è quello di inculcarvi tale verità, ma di aiutarvi a renderla una realtà, discutendo su che cosa è andato storto dopo la nostra nascita, e quindi capire in che modo possiamo tornare al punto in cui la nostra creazione come maschio o femmina ci appare finalmente vera.

Dio ha assegnato ai nostri genitori una responsabilità primaria e l'autorità di fornirci la nostra identità, di definirci. Dalle nostre madri avremmo dovuto ricevere un “senso dell’essere”, e dai nostri padri, la nostra identità di uomini e di donne. Ma per quelli di noi che sono diventati omosessuali, qualcosa è andato storto - nel messaggio che c'é stato consegnato, nel modo in cui l'abbiamo ricevuto, nella confusione che ci ha circondato.

Qualunque sia la causa - che si tratti di confusione o di messaggi sbagliati inviati o ricevuti - molti di noi, come adulti, vivono ancora sotto il potere di questi primi messaggi. Pronunciati o dimostrati, reali o esistenti soltanto nella percezione del bambino, la voce del genitore dentro di noi, dichiara ancora la nostra mancanza di valore o di virilità o femminilità, la nostra incompetenza o inadeguatezza.

Avendo ricevuto un messaggio errato o confuso dai genitori, siamo partiti con il piede sbagliato. Siamo stati predisposti a far sì che, in seguito, le persone che negli anni hanno fatto parte del nostro mondo, contribuissero a consolidare il problema d’identità. Spesso sono stati i nostri compagni a farci sentire ancora più diversi, perché erano probabilmente le persone più insensibili. Abbiamo percepito il loro atteggiamento come un rifiuto - e forse lo era. Spesso queste esperienze sono state tanto dolorose da farci ritirare dal mondo dei ragazzini o ragazzine; così per molti ha avuto inizio l’isolamento.


Tutti noi parliamo con noi stessi, per questo la voce che abbiamo udito più spesso è stata la nostra. "Sono diverso, non sarò mai in grado di ...". A questa, si è unita la voce del Nemico che, percependo la nostra debolezza, sapeva di avere la possibilità di infiltrarsi e stabilire un punto d’appoggio. E così, la sua voce si é aggiunta alla nostra e a quella delle altre persone. Il grande accusatore si è unito al coro per dichiarare che "Tu non sei come gli altri uomini (donne)."

E tanti di noi sono cresciuti ascoltando ancora le voci che dichiaravano le nostre debolezze. Abbiamo continuato a conferire autorità ai genitori, ai coetanei, e al nemico stesso per definire chi siamo.

Alcuni di noi, confusi e incerti sulla nostra identità, hanno dato ad altri la facoltà di definire chi siamo. A causa dell'incapacità di mio padre di impartirmi la sua identità maschile e di aiutarmi infine a diventare me stesso, sono diventato la persona che mia madre affermava io fossi. Quando mi sono sposato ho trasferito tale autorità a mia moglie. A lei non interessava ma io l’ho in qualche modo forzata su di lei. Le ho dato l'autorità per definire chi ero, e poi vissuto con la paura e il risentimento nei suoi confronti. Non era la situazione ideale in cui sviluppare la mia virilità.

Se vogliamo ascoltare (nella parte più profonda del nostro cuore) ciò che Dio afferma che siamo, dobbiamo far tacere le altre voci. Questo si può fare in tre modi.

In primo luogo, consapevolmente e in preghiera, davanti a Dio, dobbiamo dichiarare che non siamo più la persona che i nostri genitori, colleghi o altri, hanno detto che siamo. Dobbiamo revocare l'autorità che abbiamo dato loro di definirci. I genitori avevano quest’autorità a pieno diritto nella nostra infanzia, ma di tale autorità avremmo dovuto lentamente sbarazzarci attraverso una normale crescita e separazione. E’ necessario farlo adesso.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di cambiare i discorsi che facciamo a noi stessi. Con questo non voglio dire che dobbiamo imporci una sorta di "confessione positiva", perciò dichiaro che sono guarito mentre o ho ancora la febbre a quaranta. No, dobbiamo analizzare attentamente e obiettivamente ciò che diciamo a noi stessi e quando ci si accorge di aver detto una falsità, la si sostituisce con la verità. Se sono il primo ballerino nel balletto di Washington, sì, io sono diverso – sia lodato il Signore - ma questo non significa che non sia all'altezza di un uomo. Se sono una donna e non mi trovo a mio agio con un certo tipo di uomo, è spiacevole e forse ho bisogno di fare qualcosa, ma questo non significa che io non sia pienamente una donna. Non dire ciò che non credi davvero. Semplicemente dichiara la verità così come la vedi, e la tua vera identità inizierà ad emergere.

Infine, è necessario zittire la voce dell’Accusatore. Il suo messaggio è spesso dissimulato mentre guadagna in qualche modo l'accesso alle nostre menti e lo trasforma da: "Tu non sei un uomo" a "Io non sono un uomo." Ho spesso difficoltà a discernere se il messaggio negativo che ricevo proviene dal diavolo o dai resti della mia debolezza. Trovo, tuttavia, che non sia necessario differenziare. Affermo semplicemente: "Respingo questo messaggio nel nome di Gesù, ordino alla voce del nemico di tacere e dichiaro che io sono colui che Gesù dice che io sono". E’ sufficiente questo.

Questi sforzi per togliere autorità a coloro che non hanno più il diritto di definire chi siamo possono veramente dare i loro frutti, ma incontreremo due ostacoli che devono essere affrontati.

Il primo ostacolo è che tutti sperimentiamo uno sfasamento temporale tra l'accettazione intellettuale di una verità e la nostra conoscenza di tale verità in un senso più profondo; una conoscenza che cambierà le nostre risposte emotive. Così ad esempio, la moglie che ha avuto un marito iper-critico per molti anni, dopo che lui si è pentito e ha cessato completamente di esserlo, è probabile che continui a vederlo come critico per mesi - anche anni - dopo che il cambiamento si è verificato. La nostra percezione del cambiamento avviene sempre in ritardo rispetto alla realtà. Quindi avremo bisogno di pazienza quando la nostra percezione di noi stessi sarà in ritardo rispetto alla verità intellettuale che riconosciamo quando revochiamo l'autorità data agli altri di definirci e quando facciamo tacere i messaggi negativi.

Un secondo ostacolo può trovarsi in una scarsa autostima, specialmente se questa è radicata nella prima infanzia o addirittura in un momento precedente. La scarsa autostima è una radice comune dell’omosessualità in quanto genera un filtro attraverso il quale visualizziamo tutta la realtà. La bassa autostima può vincere ogni nostro sforzo di mettere a tacere le vecchie voci e di entrare in sintonia con la voce di Gesù, e il suo potere può essere superiore alle nostre forze. Se è così, questo è uno spazio per la preghiera e la guarigione. Questo può essere uno degli ostacoli che Gesù dovrà aiutarci a rimuovere. Ed Egli lo farà.

Quindi, in sintesi, ci appropriamo della nostra nuova identità, mettendo a tacere le vecchie voci in modo che possiamo udire la voce di Colui che ci ha creato e che ha la giusta autorità per definire chi siamo. I tre elementi di questo processo sono i nostri sforzi, la forza risanatrice di Gesù Cristo, e la pazienza. Egli porterà a compimento il lavoro che ha iniziato.