Post più popolari

martedì 27 aprile 2010

Forum: Uscire dall'omosessualità - Commenti da 801 a 1000

FORUM: Uscire dall'omosessualità

Leggi gli altri Commenti

Commenti da 801 a 1000
               Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Poichè odio generalizzare modifico l'ultimo mio post dicendo che alcuni gay (e non tutti) soprattutto in tv vogliono far credere che la vita gay sia quasi più bella di quella eterosessuale.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Oggi ero in giardino e mio papà si è avvicinato toccandomi i bicipiti come per dire che avevo i muscoli (cosa tra l'altro assurda data la mia magrezza), anche se potrebbe essere un atteggiamento normale a me ha dato fastidio tanto da spingerlo violentemente via. Da quando sto facendo questo percorso ho notato che la mia mascolinità stà uscendo fuori spontaneamente e anche le persone che mi stanno vicino se ne stanno rendendo conto! Non so perchè ho percepito quel gesto come qualcosa di brutto... Mio padre è un uomo debole che ha sofferto molto per questa sua natura e in quel gesto c'ho visto un temere che potessi diventare più maschio di lui! Così come in questi giorni ho notato che me lo trovo sempre dietro: a fare le scale, camminando in giardino, in casa... come se regolasse i tempi affinchè fosse sempre lui dietro, come se avesse paura del mio giudizio, mentre restando dietro è lui a giudicarmi. Stanno emergendo tante di quelle cose, dinamiche che si sono formate in anni e anni della mia famiglia tutte concatenate tra loro, una la causa dell'altra e tutto scatenato dalla rottura del matrimonio tra mia mamma e mio papà (ancora non si sopportano, ma vivono nella stessa casa perchè mio papà ha paura della solitudine essendo un uomo fragile e mia mamma del giudizio delle persone). Oggi guardando indietro ho fatto il punto su quante cose ho dovuto superare nella mia vita: all'asilo l'autismo (con tutte le persone tranne con mia mamma e mia nonna), alle elementari l'odio degli altri bambini (a parte alcune) che già mi etichettavano come gay, alle medie il periodo più brutto con insulti pesanti e minacce, alle superiori l'isolamento totale con problemi di anoressia inconsapevole (non dando un senso alla mia vita non sentivo proprio l'esigenza di mangiare). Oggi tutto questo lo attribuisco alla mia famiglia, la cosa che di più grande ho a questo mondo, ma che purtroppo è stata anche la mia rovina: una famiglia in cui non c'è un equilibrio porterà sempre dei problemi ai figli! Penso che se oggi sono ancora quì e non mi sono lasciato travolgere dai giudizi "mortali" delle persone è grazie all'amore di mia mamma, che mi ha fatto sempre sentire amato e che per tanti anni è stata l'unica ragione della mia vita--> Credo che per me l'omosessualità sia stato l'unico modo per sopravvivere! Da quando ho iniziato il percorso mi ero avvicinato molto a mio papà, parlandogli e invitandolo a fare giri in bici, ma trovo solo muri e ulteriori incomprensioni: il punto è che ha più bisogno d'aiuto lui di me! Io l'ho perdonato per avermi "rifiutato" già da piccolissimo, ma il "nuovo" confronto che cerco con lui non mi giova per nulla: sembra che abbia paura di me e nello stesso tempo spesso lo vedo che mi osserva con aria pensierosa. Credo che a questo punto mi devo allontanare definitivamente: i suoi problemi sono più radicati dei miei... So che il rapporto con il padre è importantissimo per persone che stanno iniziando il percorso, ma a me porta solo alla cruda realtà, ossia che mio papà non riesce proprio a trovare un equilibrio con se stesso e di conseguenza neanche con me. Non posso pensare di aiutarlo io, che già (senza colpa) ne ho passate tante e non so se mai troverò pace!
max ha detto...
Carissimi fratelli del Bolg. Pace a tutti voi. Sono stato assente per qualche giorno in quanto impegnato in una missione al popolo fuori da Assisi. Al mio rientro qualche giorno fa ho notato che i commenti sono cresciuti e si sono intensificati e di questo non posso che ringraziare Dio perchè vuol dire che questo strumento parla al cuore di molti. Ho visto che è stato pubblicato anche il lavoro sulla Terapia Riparativa che ho scritto e che spero possa essere luce per chi è nel buio. Nei prossimi giorni leggerò i post arretrati e offrirò quello che posso. un abbraccio a tutto. fr Max
max ha detto...
Per l'anonimo del 27 marzo. Carissimo l'ultimo post su tuo padre e sui suoi tentativi di avvicinarsi a te mi ha colpito molto. Perchè continui a trattarlo così? Merita proprio tutto questo? Spesso nelle tue riflessioni parli spesso del perdono: pensi di aver perdonato fino in fondo tuo padre anche per il male inconsapevole che può aver causato alla tua vita? Cerchi davvero un confronto con lui ora che hai colto i problemi di fondo? Quando parli di lui vedo questo padre che a suo modo continua a elemosinare quello che forse non è stato capace di donare: credi che la tua risposta ai suoi tentativi di comunicare con te sia quella che conduce alla libertà? O ancora sei schiavo di un dolore, di una non accettazione di te che ti porta a non accettare chi ti sta accanto? Per perdonare bisogna imparare ad Amare e per Amare occorre sperimentarlo questo amore sulla propria.... pellicina!! NON SI PUO' DONARE CIO' CHE NON SI HA SPERIMENTATO NELLA PROPRIA VITA. Prego che il tuo cuore possa gustare fino in fondo veramente l'amopre e la misericordia di Dio Padre, per poterla così ridonare a tua volta. Ti abbraccio fortissimamente. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Grazie max per la tua risposta, ma forse non hai letto che sono io (e non lui) che ho cercato in tutti i modi di avvicinarmi a lui invitandolo a fare giri in bici e a parlare, ma trovo sempre un muro se non ulteriori scontri... E dopo un mese di tentativi sono allo stesso punto di prima se non peggio e questo mi ha portato a scoraggiarmi di nuovo. Ci sono giorni in cui è sereno e altri (la maggior parte) in cui è fragilissimo: si offende per cose stupide, si sente minacciato, non parla e si isola completamente. So che mi consiglierai di aiutarlo, ma è difficile per me che già ho dovuto superare tanti problemi e che ancora ne ho... Ne ho parlato spesso con mia mamma anche da piccolissimo, ma lei non m'ha aiutato, anzi m'ha detto che è sempre stato così... Io credo che ci siano problemi che possiamo risolvere solo noi stessi guardandoci dentro, da parte mia sono molto più gentile con lui da quando ho iniziato questo percorso perchè ho capito che non lo fa contro di me, però non credo riusciremo ad avere un rapporto padre-figlio.
Anonimo ha detto...
Una richiesta per il moderatore: non riesco a leggere i post precedenti al 28 aprile 2010, come devo fare? Una domanda a fra Max: forse mi sono perso gli estremi della tua pubblicazione. Potresti dirmi di che si tratta. Un saluto a tutti, Giovanni.
max ha detto...
Per l'aninimo del 27 marzo. Ciao carissimo forse mi sarò anche sbagliato ma credo che il problema di fondo con tuo padre resta in quanto TROPPE ASPETTATIVE CARICANO IL TUO AGIRE. Crescere nel Perdono e nella Carità significa imparare a DONARE GRATUITAMENTE QUELLO CHE ABBIAMO RICEVUTO SENZA CHIEDER NULLA IN CAMBIO. Perdonami ma nei tuoi gesti leggo ancora una marea di attese e aspettative verso di lui che forse ha più bisogno di ricevere. Dopo un mese di tentativi non riusciti chissà se questi tentativi non possano continuare fino a 30 volte un mese, ovvero sempre! Un rapporto rinnovato col proprio genitore non nasce solo dal riconoscimento degli errori di tuo padre ma anche della tua capacità di AMARE COLUI CHE DIO HA SCELTO PER TE AL NULLA. Io in questa situazione non riesco che ad indicarti la strada del perdono e della carità. Sperimenta la bellezza dei GESTI GRATUITI FATTI SENZA MIRARE AD UN RITORNO e sperimenterai una gioia grande...perchè C'E' PIU' GIOIA NEL DARE CHE NEL RICEVERE. ti abbraccio e resto a tua disposizione. Per Giovanni. Carissimo sul Blog dalla settimana scorsa c'è un estratto della mia tesi sulla Terapia Riparativa di NIcolosi e su come tale l'integrazione di tale percorso si integra col cammino pastorale offerto dalla Chiesa. Dagli un occhiata; se hai problemi posso inviartela in file (eventualmente scrivimi byronmp@libero.it) Un abbraccio a te e a tutti. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Salve a tutti sono Desert84,comincio col dire grazie a ciascuno singolarmente perchè, con la vostra personale storia mi avete aiutato e confortato facendomi sentire meno "solo"...mi sono rivisto in molte storie riconoscendo in esse le mie lacrime ed i miei affanni, le mie sconfitte e la mia "anormalità" rispetto agli altri maschi.Dio vi benedica tutti e spero che vi liberi presto da queste pesanti e dolorose catene...delle catene che gli altri non capiscono perchè per il mondo la "vera" sofferenza è altra...quanto è triste!Ad ogni modo avrei una domanda cui credo che padre max possa rispondere...io ho 26 anni e sono sempre stato cristiano però la mia tendenza omosessuale mi impedisce spesso di vivere appieno la fede...nel senso che andare in chiesa, meditare su Dio e sulla vita eterna mi piace e mi rassicura eppure nonostante ciò di tanto in tanto cado in peccato guardando pornografia e compiendo atti impuri.La domanda è: possibile che le mie preghiere,il mio lodare Dio,il chiedere aiuto a Lui non siano sufficienti a tenermi lontano da quel mondo?..perchè mentre sto camminando discretamente bene improvvisamente cado?..questo mi impedisce di sentirmi in pace con Dio e mi impedisce di stare sereno con me stesso.Grazie ancora e scusate se sono stato un pò lungo.
max ha detto...
Per Desert84 Ciao Carissimo. Pace a te e ben venuto nel Blog. Il grazie va anche a te che hai deciso di aprire il tuo cuore e lasciar uscire un po' di solitudine che può far tanto male. Innanzitutto io caro Desert non mi definiorei "anormale"; se c'è una cosa che fa male a ciascuno e mettersi delle etichette. Sei un ragazzo che vive un conflitto nella propria identità sessuale. I conflitti come ben sai non sono la norma di una persona; col tempo tendono ad attenuarsi. Dunque non scoraggiarti troppo tantomeno non cristallizzare quello che vivi. No credo assolutamente che la tendenza che vivi possa essere un impedimento alla tua identità di cristiano se riconosci questa come una fragilità che ha bisogno di maturare e crescere. Ogni cristiano come ogni uomo si porta dentro delle fragilità legate a tante aree della propria vita. Ovviamente nel caso delle pulsioni omosessuali il conflitto con la fede sembra più marcato. Tuttavia come ho ripetuto più volte io non mi fermerei alla punta dell'Isberg e dunque alle pulsioni ma andrei oltre la superficie ovvero nel tuo vissuto dove sono custodite tutte le problematiche che trovano espressione in questo tipo di attrazione. Non è assolutamente vero che Dio non ascolta le tue preghiere; le ascola e come. Innanzitutto ci vuole un po' di pazienza con te stesso e con l'ansia del risultato; inoltre è fondamentale un cammino di fede maturo che ti permetta di guardare in faccia alle tue fragilità e riconoscere che solo la Grazia sanante del uo Amore puo' lenire le ferite. Poi occorre acnche un cammino di conoscenza di te che spesso fa star male e richiede tempo. Sei disposto a seminare nella tua vita a prescindere dai frutti? Se si allora io inizierei dal seminare. Se i siti porno sono una tentazione forte trova il modo di non accedervi (magari bloccando i siti)...inizia a fare delle scelte. E ricorda che Gesù , medico delle anime, è venuto per i malati e non per i sani. Allontana ogni falsa idea di un Dio che fa preferenze e tu rientri tra quelli sfigati. Dio è Amore e Misericordia verso ognuno. Attendo tue nuove. Fr MAx
MarcoItaly ha detto...
Ciao e tutti. E’ da un po’ di tempo che non scrivo più sul blog. Ora voglio scrivere perché mi sento male e tenermi tutto dentro mi fa ancora più male. Mi pesa tantissimo il fatto di essere solo, non ho amici; una volta non mi importava nulla di essere da solo, ma adesso mi pesa ogni giorno di più. Non so se a voi vi è mai capitato, ma mi sento come dentro a una gabbia dalla quale vorrei uscire ma non ci riesco. Bluekover e altri dicono che occorre fare sempre il primo passo, anche nelle amicizie: ebbene, è proprio qui che mi sento bloccato, non so come spiegarmi. Non riesco a fare nulla di concreto per uscire da questa situazione e mi sento sempre più solo.
Anonimo ha detto...
Sono Desert84,volevo ringraziare Fr Max per la celere risposta.Hai ragione quando dici che l'impulso omosessuale è solo la punta dell'iceberg...però il punto è che io ho già iniziato a scavare nel mio passato da tempo ed ho già appurato tutte le cause che hanno determinato il corso della mia esistenza sino ad ora.La mia domanda era accorata proprio per questo...nasce proprio dal grado di consapevolezza che ho già raggiunto e siccome il mio cammino di fede non ha avuto un inizio recente ma essenzialmente il mio pellegrinaggio alla sequela di Gesù esiste sin da quando esisto io coscientemente,non mi spiegavo appunto perchè non riuscissi a "gestire" più maturamente e cristianamente questa mia debolezza.La risposta è arrivata in questi giorni e dipende dal fatto che nella mia vita alberga una solitudine spaventosa ed una certa insoddisfazione di base in tutto ciò che io faccio..credo quindi che nonostante il lato spirituale sia a posto l'equilibrio in me non si possa creare perchè non sorretto dall'appagamento della vita e dato che tale appagamento manca talvolta(erroneamente)lo cerco altrove.Avrei bisogno di stare in mezzo alla gente,parlare con la gente,raccontarmi alla gente e amare...amare me stesso, quello che faccio e chiunque mi circonda.Credo anche che da questo bisogno insoddisfatto nasca quel lacerante senso di vuoto che rende tutto grigio e spento ai miei occhi...so che questa è la strada per incontrare concretamente Gesù e dare la proverbiale svolta alla mia vita, ma è come se mi sentissi con le mani legate..impotente poichè dopo così tanti anni di "isolamento forzato" e di insicurezze coltivate giorno dopo giorno credo che "buttarsi" e mettersi in gioco sia più facile a dirsi che a farsi.Prego Iddio che arrivi presto,non solo per me ma per tutte le persone che stanno affronatndo questo percorso irto e stanno portando questa particolare croce, la tanto agognata pace e sete di Dio nelle nostre vite.Grazie ancora Fr Max...
max ha detto...
Per Desert84. Carissimo, il Signore ti Dia pace. Come vedi il tuo cuore quando si lascia illuminare e interrogare riesce anche a individuare i punti nevralgici su cui lavorare. Nessuno meglio di te può conoscere i punti deboli della propria vita e una volta riconosciuti saperli guardare con uno sguardo diverso, senza paura. LA PAura...che grande nemico la paura; è contro questa che occorre lottare per diventare uomini adulti. Questa paura che ingigantisce ogni piccolo timore. LA PAURA E' L'ESATTO CONTRARIO DELL'AMORE. Chi ama veramente non ha paura, perchè libero. Allora caro Desert io insisterei molto sulle azioni pratiche, sul fare e coltivare nuovi raporti che rompano l'isolamento (consiglio che estendo anche a Marcoltaly) e che ti facciano sentire che sei una persona in grado di dare e ricevere. Esci dal guscio della paura nella certezza che non sarai solo ma che Il Signore è al tuo fianco ed è lui che da dignità alla tua vita. abbiamo bisogno dell'altro . Ricorda che ci sono.Fr Max
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Una sera ho parlato a mia mamma di me, di come mi sia mancata una figura maschile (padre indifferente e un maestro che picchiava) e delle consegueza che ha avuto nella costruzione della mia identità e nei rapporti con le altre persone. Abbiamo parlato di mio papà ed è stato molto importante perchè mi ha ricordato di mio nonno paterno che era un uomo autoritario. Ho capito che i problemi di mio papà e il fatto di non aver ricoperto il ruolo di padre era collegato a sua volta alla figura paterna. Sarebbe interessante sapere se anche voi avete appurato che l'omosessualità deriva da problemi di generazioni precedenti: nel mio caso mio nonno era un uomo estremamente severo con i figli, reso così dalla guerra e dal campo di concentramento, tanto da non fargli costruire un'identità maschile equilibrata (i 5 fratelli di mio papà non si sono sposati e da quello che ho capito non hanno mai avuto neanche una storia).
max ha detto...
Per l'anonimo del 27 marzo. ciao Carissimo. E' proprio come hai intuito. A parte il bene che puo' farti parlare con tua madre nella misura in cui riesci senza aspettarti nulla,in merito al tuo papà e al rapporto con tuo nonno possono esserci delle conseguenze di un rapporto difficile che c'è syato tra loro e che tende a riproporsi. Dunque è possibile che tuo padre abbia risentito degli atteggiamenti autoritari di tuo nonno. D'altronde sai bene quanto i nostri genitori sono il riflesso dei primi affetti di cui facciamo esperienza nella nostra vita. Tuttavia seppure questo può essere vero caro anonimo la Verità sulla tua vita è sempre un altra: tu sei tutto questo ma non solo, sei molto di più. Sei un ragazzo che sta scoprendo la propria e l'altrui umanità ferita e al contempo sta andando oltre il proprio dolore, oltre il prorpio peccato, oltre la propria debolezza: TU SEI PIù DI TUTTO QUESTO. Sei una creatura con una dignità e un valore profondo: tu vali la VITA DI CRISTO. Quando ti capita di entrare in una Chiesa e di vedere un Crocifisso, guardalo attentamente per un attimo e ricorda questo: LA TUA VITA VALE LA VITA CHE GESù CRISTO HA DATO PER TE, PER IL TUO PAPA', PER IL TUO NONNO e per ciascuno. Ti abbraccio Fr MAx
Anonimo ha detto...
come vorrei per incanto mantenendo la consapevolezza che ho adesso che la mia sessualita'diventi equilibrata, serena. cancellare con una spugna le pulsioni che cmq a volte lievemente altre prepotentemente albergano in me.... un desiderio che cerco di gestire nel migliore dei modi possibili, non lasciandomio scoraggiare dalla tortuosita'del cammino. ciro
Anonimo ha detto...
per marcoitaly Carissimo marco, le tue parole sono per me come uno specchio, nel quale rivedo me stesso. E quindi sono davvero gioioso di poterti dire che ti comprendo, capisco benissimo ciò che ci hai confidato: l'ho vissuto e lo vivo tuttora. Quando facevo il liceo non avevo amici, ma la cosa non era di rilevante importanza per me. Avevo già un grandissimo amico: lo studio! Mi sono rifugiato per anni nei miei amici libri. Poi ho fatto diverse esperienze tra cui l'ultima, tuttora in corso, dell'università, che mi hanno cambiato, mi hanno reso più socievole, ma mi hanno anche messo inevitabilmente a confronto con tutti gli altri ragazzi. Dunque, ho cominciato a capire sul serio cosa significasse essere "diversi" dagli altri. Nonostante tanti bei legami di amicizia che ho stretto, mi sento comunque solo perchè mi sento bloccato nel vivere pienamente e senza disagio un amicizia. Forse, per il fatto di non riuscire ad essere se stessi risulta davvero difficile, se non impossibile, uscire da se stessi per andare incontro all'altro, all'amico, al prossimo. E' come hai detto tu, essere in una gabbia... sentirsi imprigionati ma con il forte e intenso desiderio di voler uscire. Forse è come essere al buio, in una stanza chiusa a chiave.. E forse, esiste la chiave per aprire questa porta. E certamente lo scoraggiamento e l'abbattimento non ci aiutano a trovare questa chiave.. Capisco che a volte non si sente altro che il bisogno di esternare questo malessere, piangere o allontanarsi da tutto e tutti. C'è veramente qualcosa di concreto che possiamo fare per non sentirci soli. E' una speranza concreta, che va costruita giorno dopo giorno, e scoraggiarsi è tanto inutile quanto inorgoglirsi. Caro Marco, non c'è ombra, miseria o segreta disperazione che non possa essere toccata dalla Luce gloriosa di Cristo. Il nostro cuore può davvero trionfare come lo è stato, e lo è ancora, per il Suo. Ti abbraccio fraternamente, e se vuoi possiamo sentirci anche tramite mail.
Daniele ha detto...
Pace a tutti. Purtroppo anche il ho il problema della omosessualità. Io non voglio essere così, soffro, prego tutti i giorni, ma spesso sento di non farcela a cambiare. Ne ho parlato con mia madre: dopo un primo momento di scoramento, mi ha detto che per lei io sono il figlio che conosceva, che per lei non sono cambiato, che accetta il mio "modo di essere". A mia madre vado bene così, ma io continuo a lottare. Ho cercato aiuto dai miei amici e compagni di scuola, ma anche loro mi accettano. Dicono che in fondo si tratta solo di gusti, e "de gustibus non disputandum" (non so se si scrive così); a volte sento che mi stanno quasi per convincere: in fondo se le persone che ho in torno mi accettano, perché non posso farlo io? anche se posso guarire, che senso ha tutta questa sofferenza che provo nel lottare? Aiutatemi per favore, ho bisogno di trovare la forza per continuare nella mia lotta.
bluekover ha detto...
Per Daniele. Capisco la tua sofferenza e il dubbio fra l'accettarti o cercare di cambiare. Vorrei risponderti raccontandoti una parte della mia storia. Arrivato all'università, in una nuova città in cui quasi nessuno mi conosceva, ho intrapreso una relazione omosessuale, sentendo quasi una liberazione nel non negare più questa parte di me. Inizialmente mi rese felice, ma subito dopo emersero problemi grandissimi: non mi piaceva quel modo di vivere, sentivo sempre più sminuita la mia mascolinità e soffrivo enormemente nel vedermi oggetto del desiderio sessuale di un altro uomo. La relazione finì quasi tragicamente, con immenso odio da parte mia per la persona che consideravo quasi il mio carnefice. Fu questa la molla che mi spinse a ribellarmi e a capire la mia condizione, il perchè di tanti problemi. Il mio suggerimento, pertanto, non è di importi di cambiare, nè di metterti un'ulteriore maschera fingendoti quello che non sei: ti invito a riflettere, a guardare i tuoi sentimenti più reconditi, per capire cos'è veramente il problema che ti affligge. Per gli altri non fa differenza il tuo "gusto" ed è un segno di apertura che va benissimo, ma anche di non conoscenza del problema: loro non sanno cosa c'è dietro e, in fondo, cosa gli cambia? mica è toccato a loro! perciò fai attenzione a chi ti dice di accettarti come sei, consiglieresti a un piromane (attratto dal fuoco ma che si fa male) di vivere il suo "gusto" serenamente? chiediti più che altro cosa ti intriga di più, quali meccanismi fa scaturire dentro di te, quali emozioni, chiediti cosa ammiri nei ragazzi che ti piacciono tanto e se con quegli stessi ragazzi saresti capace di avere un'amicizia autentica, essendo "uno di loro". Non vivere la tua condizione con senso di colpa, solo tu hai il potere e la libertà di decidere cosa è meglio per te, al di là di qualsiasi condizionamento. Sapere che si può cambiare non ti obbliga affatto a farlo, questa è la politica che tutti noi abbiamo, e che chi ci accusa di omofobia e reazionismo fraintende. Spero di essere stato esauriente e utile, in ogmi caso puoi porgere a me e agli altri le tue giustissime domande e cercheremo di risponderti. Un caro abbraccio.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Ciao Daniele, io non posso dirti cosa è meglio per te perchè solo tu lo puoi sapere, ma ti posso raccontare la mia storia. Mia mamma mi accettava, le 2 mie migliori amiche cercavano di spronarmi a vivere ancora più da "gay", avevo tutti gli uomini che volevo, ma dentro di me mi sentivo completamente solo e vuoto: cercavo di convincermi che ero felice, ma la mia anima non lo permetteva. Anche se avevo al mio fianco un uomo (il padre che non avevo mai avuto e tanto desiderato) non ero sereno: era solo un modo disperato per completare la mia parte maschile. Da quando ho iniziato a scandagliare la mia infanzia e a capire il perchè di molte mie insicurezze non ho più pseudo-fidanzati, ho perso anche le amiche, ma sono sicuramente più felice di prima, anche se ancora lotto contro l'omosessualità. Ora ho la speranza un giorno di poter sanare tutte le ferite della mia mascolinità, innamorarmi di una donna e raggiungere la vera completezza.
fr max ha detto...
Per il carissimo Daniele. PAce a te fratello. Grazie per la consegna del tuo dolore e della tua richiesta di sostegno. Chi può comprendere realmente il tuo dolore? Chi può entrare nel profondo della tua anima ogni volta che riconosci un estreneità rispetto ad un modo di essere che non senti appartenerti? Chi può entrare nella sofferenza affliggente che ti conduce ad una lotta spietata contro pensieri, fantasie e illusioni che affollano la tua mente, facendoti preda di appettiti fugaci e svilenti? NESSUNO, caro Daniele, NESSUNO! Il dolore alla fine è tuo, il conflitto è tuo. Quando si chiude la porta della tua giornata, resti tu e il tuo dolore, le tue insensate pulsioni! Ed è in questo PARADOSSO DI ASSURDE CONTRADDIZIONI che una sola Persona ti viene ad incontrare e non resta all'uscio se la lasci entrare: si trstta di CHI TI CONOSCE VERAMENTE, COLUI CHE DA SEMPRE TI HA VOLUTO E DESIDERATO...e TI HA SCELTO: GESù! Coraggio non temere...sono Io, viene a dirti!Io sono la Via, la Verità e la Vita! Non arrenderti Daniele e Cammina! Ti abbraccio forte e ricorda che ci sono. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Pace a tutti sono di nuovo io Desert84.Pare che questo sia per me un periodo di profonda riflessione!Da qualche giorno ho iniziato a domandarmi su tanti perchè della mia vita..su quello che mi aspetto per il domani e su quello che desidero realmente.Ho iniziato a sentire un profondo senso di inutilità per tutto quello che faccio ed anche per il mio futuro professionale...è come se il pensiero di queste cose(persino eventuali amicizie maschili ed una vita più da "uomo normale" incluse le uscite e la vita mondana)mi facesse sentire comunque vuoto ed inappagato.Su questo forum ho letto praticamente tutto e molti ragazzi desiderano trovare la mascolinità persa in una relazione eterosessuale piuttosto che in nuove amicizie ecc.Ho notato che io invece queste cose non le ho mai desiderate veramente...diventare etero non sarebbe per me sufficiente,avere una carriera lavorativa ed amici per uscire la sera non sarebbe sufficiente.Fr Max mi rivolgo a voi che siete un uomo religioso..è possibile che stia sperimentando nella mia vita la cosiddetta "chiamata"???Ho cercato di vedermi nel prossimo futuro ed ho capito che potrei raggiungere chissà quale mèta e comunque non mi darebbe quell'appagamento desiderato.E' come se volessi cercare Gesù nelle persone,amarlo e servirlo aiutando gli altri.Non parlo di entrare in un ordine religioso ma piuttosto di mettermi a disposizione dell'altro come fece Madre teresa di calcutta (con tutto il dovuto rispetto lungi da me paragonarmi a lei...è solo per render l'idea).Ho chiesto a Gesù ed alla Vergine di illuminarmi in merito...ora attendo e rifletto.Mi dareste il vostro parere ed una preghiera speciale affinchè io possa comprendere...Aggiungo che grazie ad una festa patronale del mio paese ho potuto fare la comunione più volte durante la settimana e questa maggior vicinanza al Signore mi ha molto confortato...queste domande nascono in me perchè credo che non avrò mai una mia famiglia ed allora la mia vita sarebbe vuota se fosse solo centrata su me stesso...non voglio arrivare alla vecchiaia e rendermi conto di aver sprecato la mia vita quando avrei potuto vestire quel Gesù nudo o dar da bere e mangiare a quel Gesù assetato ed affamato...ho molti dubbi però...non sono scelte da fare alla leggera.Aspetto qualche aiuto...grazie!
Adeodato ha detto...
Per Desert84. Anche io, come te, mi sono fatto la stessa domanda. Anche io, in un determinato periodo della mia vita, ho guardato la superficiliatà del mondo, e, spinto da una profonda fede (o ciò che credevo essere tale) religiosa, mi sono chiesto se avessi dovuto servire Dio in modo definitivo. Chiaramente non posso darti io una risposta ma posso farti partecipe di alcuni miei ragionamenti che però riguardano me, la mia persona e la mia storia e non sono universali: 1) diventare "uomini" non significa avere amici per "fare vita mondana" (cosa che alcuni di noi, nella solitudine, hanno idealizzato) ma stabilire relazioni mature e profonde con gli altri: dapprima gli uomini, poi con noi stessi, inseguito con le donne, in genare con il prossimo. Ciò è fondamentale per interagiore con il mondo, tanto più per amarlo come dovrebbe fare un sacerdote o un consacrato. 2) Attenzione a non fare come la volpe che, non potendo arrivare all'uva disse "tanto è aspra": come puoi giudicare la superficilità del mondo se prima non l'hai conosciuto? Come puoi servire l'uomo se prima non hai realizzato il tuo essere uomo ed un tuo modo di rapportarti con il prossimo? 3)Aiutare gli altri significa quindi avere costruito una struttura emotiva e caratteriale forte ed equilibrata. "Come può un cieco guidare un altro cieco"? 4) Servire il prossimo purtroppo non si limita alla parte emotiva e semplice del nutrire un bambino affamato ma richiede umiltà (quella vera e non l'autoumiliazione), discernimento (visione del mondo priva di idealizzazioni, errata percezione di fatti e persone), forza, coraggio ( di chi conosce se stesso e i propri limiti), coerenza e sopratutto un gran cuore sincero, a volte duro, non sopraffatto dall'emotività. 4)Per quanto mi riguarda, ho confuso la castità "forzata" dovuta al mio stato con un atto eroico eventualmente da "elevare" a Dio. Ma si sarebbe trattato di un vero dono? O di una situazione di comodo in cui sistemare contemporaneamente la mancata realizzazione nel matrimonio, la mia sensibilità esasperata, una profonda emotività religiosa, una fuga dalle responsabilità della vita e persino un modo per snobbare il mondo attorno e fomentare la mia superbia? Con tutto ciò voglio solo dire che un omosessuale deve seriamente chiedere (e domandare al proprio direttore spirituale) se la sua sia vermanete una chiamata o un modo per trovare una compensazione alle sue carenze emotive, sessuali e relazionali. Il "mestiere" di prete piace a molti omosessuali ma spesso (non sempre, chiaro) sono lontani da intendere il sacerdozio per quello che è: ne sopravvalutano l'aspetto emotivo, sensibile ed altruistico e lo interpretano come una chiamata ad essere diversi dagli altri. L'unico consiglio che posso darti è di riflettere molto ma sopratutto di parlarne con un sacerdote non omettendo la tua omosessualità. Solo tu, però, alla fine, puoi sapere quale sia la verità.
Anonimo ha detto...
Sono Desert84...Per Adeodato,volevo ringraziarti per i tuoi consigli (ho scritto qui proprio per questo)e per la tua testimonianza.Tutte le questioni che hai sollevato sono le medesime che mi frullano in testa e proprio perchè ho imparato nel tempo a riflettere molto non sono uno che fa le scelte alla leggera.Hai ragione quando dici che dovrei parlare col mio direttore spirituale però vedi in questo periodo nel mio paese c'è una festa patronale che tiene la chiesa che frequento piuttosto occupata per cui ancora non ne ho avuto la possibilità ( a proposito lui sa bene tutta la mia storia...è l'unico a cui l'abbia mai raccontata per intero e senza filtri perchè mi fido molto).Hai centrato il 90% delle domande che mi sto facendo però non hai capito che per chiamata io non intendevo la vita sacerdotale(per quella non mi sono mai sentito tagliato)ma una vita al servizio degli altri e questa non è stata una deduzione fatta perchè io non posso arrivare all'uva , anche perchè ho imparato che a Dio nulla è impossibile per cui anche se io ora non desidero avere una donna al mio fianco tantomeno avere una famiglia ciò non toglie che in futuro possa accadere perchè se il progetto di Dio per me è quello sono certo che troverà un modo per farmelo capire affinchè si possa attuare...sbagli anche quando parli poi di superficialità del mondo, perchè io non ho mai considerato la vita relazionale come tale...credo che ognuno abbia un diverso modo di percepire le cose e le persone e questo rende la vita varia no?Io ho solo detto che anche il pensiero di tutte quelle cose che fino a poco tempo fa consideravo come basilari ed indispensabili per la mia vita(amici,lavoro,soldi,una casa mia ecc.)hanno cambiato ora importanza.Vedi io in tutta la mia vita ho sempre fatto le cose perchè andavano fatte..ho cercato di essere un buon figlio,un buon fratello,un ottimo studente ecc. ho persino sacrificato la mia passione per l'arte per laurearmi in Economia poichè l'una non mi avrebbe dato sicurezza economica mentre l'altra sì...risultato che sono disoccupato da 2 anni ed ora volgendo lo sguardo inietro ho capito di aver sbagliato perchè non ho fatto ciò che realmente volevo...mi ero infilato in testa lo standard comune secondo cui si studia si lavora ci si sposa e si apre famiglia,perchè da me in calabria funziona così...aggiungo che questi dubbi sulla mia vita futura non sono nati dal considerare superficiale il mondo ma da un desiderio di incontrare Gesù e servirlo...riflettevo sul fatto che essere cristiani non significa solo pregare ed andare in chiesa (cosa che mi è sempre piaciuta molto) ma significa anche fare qualcosa di concreto per servire Dio mediante l'incontro con il Cristo...il mio ragionamento è questo:se un cristiano si sposa e ha dei figli ha già in parte trovato Gesù nella propria vita e lo ha fatto amando e prendendosi cura della propria moglie e dando la vita ai figli...ha dato e ricevuto amore sincero(non parlo di sesso e/o castità quando mi riferisco all'eterosessualità ma proprio a questo mutuo scambio d'amore)...se un cristiano non si sposa e vive solo per se stesso pensando a guadagnare dei soldi che spenderà per sè senza avere nessuno al proprio fianco a che serve???come fa ad incontrare il Salvatore?E' da queste deduzioni che ho iniziato a chiedermi e se io fossi stato pensato così come sono per un fine che è diverso (nel modo) da quello degli altri ma che mi conduce allo stesso punto, cioè all'incontro con Gesù...comunque ti ringrazio per aver sollecitato nuovamente in me questi pensieri perchè voglio decisamente andarci con i piedi di piombo,e grazie per avermi risposto così velocemente....Dio vi benedica tutti!Un abbraccio sincero a tutti gli amici del forum.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Credo che l'intervento di Adeodato riassuma tutti i punti che molti che sentono di aver la vocazione dovrebbero porsi, ma che solo pochi fanno visti tutti gli scandali. Sentendo come trattano superficialmente questi argomenti in tv e leggendo alcuni interventi sul forum di una profondità incredibile, mi chiedo se i "conduttori" sono consapevoli del mezzo che hanno o gli conviene non andare a fondo? Così come quando invece di consigliare a ragazzi che si scoprono omosessuali di andare da uno psicologo (anche solo per capirne di più), li convincono a vivere liberamente la loro sessualità dicendo che erano sempre stati gay perchè così si nasce e solo ora l'hanno accettato--> Ottenendo che molti ragazzi eterosessuali hanno il terrore di poter essere inconsciamente gay e aumentando così l'omofobia. Se anche voi vedete la tv di oggi vi sarete accorti che invece di far del bene alla gente fa l'esatto opposto, spero almeno lo facciano senza rendersene conto e non solo perchè così si fa carriera e si va bene a tutti.
Marco ha detto...
Salve a tutti, mi chiamo Marco ho 21 anni. Ho trovato per caso questo sito e voglio raccontarvi la mia storia per ricevere consigli, preghiere e speranze per una futura guarigione. Leggendo altri post ho notato che buona parte dei gay ha avuto rapporti difficili con la famiglia, con il padre soprattutto e a differenza di loro per me non è stato così. Vivo in una famiglia che mi vuole bene, ho dei genitori che sono stati sempre presenti e mi hanno aiutato e sostenuto in ogni cosa fin dalla nascita. Devo dire che da piccolo avevo un attaccamento morboso per mia madre, non riuscivo a staccarmi da lei, però passando gli anni questo attaccamento è andato via via sparendo. Ho passato comunque una bellissima infanzia, però già verso i 10 anni, ho notato di avere un'attrazione sia per i maschi che per le femmine. Alle elementari ricordo che ero innamorato perso di una bambina della mia classe ma lei non mi ricambiava. Nonostante l'amore per questa bambina già verso la 5 elementare nutrivo una pulsione verso lo stesso sesso, non mi sono mai innamorato di persone del mio stesso sesso, questo voglio precisarlo, però c'era una certa attrazione di tipo sessuale. Alle medie la situazione peggiora, passo 3 anni orribili, in una classe dove quasi tutti i maschi mi prendevano in giro (ero un po sfigato all'ora lo ammetto, e nemmeno di un bell'aspetto..) e spesso passavo il mio tempo con le ragazze, nutrendo delle cotte per loro ma nessuna delle quali andava a buon fine sempre per la mia eccessiva timidezza. Insomma di quei 3 anni ho veramente brutti ricordi. Arrivano i tempi del liceo, anche li stessa storia, i primi 2 anni avevo delle cotte per delle ragazze ma niente andato a buon fine stessa storia per l'eccessiva timidezza dovuta secondo me ad una paura di essere rifiutato, non avevo il coraggio di mettermi in gioco, avevo paura di un rifiuto e magari anche quello di essere schernito e deriso per essere stato rifiutato. Però la situazione era migliorata dal punto di vista delle amicizie. Almeno in quei 2 anni sia i maschi che le ragazze erano migliori, nel senso che potevo parlarci di più, uscivo con loro ogni tanto, insomma a differenza delle medie non mi sentivo più “trasparente”. Poi la bocciatura al 2 anno, cambio di classe. Anche questa nuova classe mi piaceva molto, anzi col fatto che ero più grande di un anno tutti mi si avvicinavano, mi chiedevano consigli ecc. uscivo ancor più con loro, mi divertivo e stavo bene. Verso la fine del 2 anno in particolare, avevo un'infatuazione per una ragazza.. e durante il campo scuola decisi di provarci con lei, spinto soprattutto da alcuni compagni di classe. Fu un disastro, mi feci prendere dal panico e lasciai perdere, “scaricai” la ragazza ancor prima di essermici messo insieme e ciò provocò l'odio di questa ragazza per me per tutti i successivi anni del liceo.. Preciso il fatto che per tutto questo periodo ho vissuto 2 identità, da una parte il ragazzo sfigato etero che si innamora delle ragazze, ma a causa della sua timidezza non riesce a concludere nulla. Dall'altra il ragazzo omosessuale, che aveva solo attrazioni fisiche per ragazzi della mia classe. (preciso che per i ragazzi ho solo attrazioni fisiche, nulla di più). (fine 1 parte)
Marco ha detto...
Inizio 3 parte. Tutto sembrava andare perfettamente, sempre continuavo a vivere la doppia identità etero/omosessuale, ma un giorno, parlando di un ragazzo omosessuale del mio corso, un mio compagno di corso disse una frase che mi sconvolse, una frase banale, ovvia, a cui però non avevo mai pensato( o forse mi ero rifiutato di pensare) insomma disse che gli omosessuali non avevano erezioni con le ragazze. E ciò era vero! Ora che finalmente avevo trovato il coraggio di provarci con le ragazze, mi ritrovai di nuovo a terra, come potevo mettermi con una ragazza se poi non potevo avere erezioni con lei, che avrebbe pensato di me quando sarebbe arrivato il momento di un rapporto sessuale con lei. Ciò mi portò ad odiare la parte omosessuale di me, volevo eliminare quella parte, distruggerla, il mio obiettivo era diventare un ragazzo 100% etero. Da un lato ciò mi causò depressione, mi rivolsi con la preghiera a Dio ma vedevo che ogni volta che stavo facendo dei progressi, ricadevo giù, la mia parte da omosessuale non mi abbandonava e non mi abbandona tutt'ora! Comincio poi a frequentare un gruppo di amici all'università, una ragazza in particolare, che considero una delle mie migliori amiche, mi fa capire che gli piaccio, arriviamo ad oggi e mi trovo sempre più confuso, questa ragazza mi piace, ci sto benissimo insieme, ma come faccio a provarci con lei se poi al momento di un futuro atto sessuale non ho erezioni! Questa cosa non mi da pace, non voglio perdere un'altra occasione, ma nemmeno prendermi gioco di lei! Non so che fare, non posso parlare con nessuno perchè nessuno sa di me, è un peso troppo forte da sopportare da solo, perciò chiedo a questo forum consigli, preghiere, che non mi facciano sentire solo. Voglio guarire dall'omosessualità e voglio sapere come posso fare, so che si può fare, non ricordo chi scrisse questa frase che fa più o meno così e che mi da tanta speranza: “ tutti ti diranno che è impossibile volare, fino a quando qualcuno ci riesce, e tutti cominceranno a farlo”.Mi scuso per la lunghezza del post, aspetto vostre risposte. Grazie
Marco ha detto...
Ecco la 2 parte. Poi gli anni successivi del liceo sono andati sempre peggiorando, i rapporti con la classe per vari motivi si sono fatti sempre peggiori, ho avuto delle infatuazioni (sempre non ricambiate) e di pari passo andava avanti con la mai parte omosessuale segreta. Trall' altro i miei mi regalano un computer portatile e comincio quindi ad affacciarmi nel mondo di internet, anche li avevo il computer diviso in due, un account in cui vivevo la mia vita da etero ed un altro in cui vivevo la mia vita segreta da omosessuale in cui cominciai a conoscere su chat ragazzi omosessuali della mia età, ricadevo frequentemente su siti porno gay, e ciò diciamo che non mi pesava, credevo di poter andare avanti così, che avrei potuto vivere segretamente la mia vita da omosessuale pur apparendo un ragazzo etero. Fatta la maturità comincia l'estate, estate 2009, e mi prendo una cotta per una ragazza conosciuta in campeggio, forse la più grande cotta della mia vita, passiamo tutte le giornate insieme, capisco di piacergli e lei piaceva a me. Eravamo una coppia perfetta, penso la miglior ragazza che abbia mai conosciuto, ero pronto a provarci con lei ma da una parte rimaneva la timidezza, dall'altra 2 cose mi frenavano, la lontananza d questa ragazza (abita a 500 km di distanza da me) e la sua età, 5 anni più piccola, lei 15 io 20.. anche se sia di aspetto fisico che di mentalità sembra una mia coetanea. Però non mi sono mai spinto oltre l'amicizia, ho saputo di piacergli e io le ho confidato di avere una cotta per lei. Per tutto l'inverno ci siamo sentiti quasi tutti i giorni e ancora oggi lo facciamo. È forse adesso come adesso la mia migliore amica. Nel frattempo comunque dopo l'estate, mi iscrivo all'università. Qui la mia vita cambia drasticamente, nel bene e nel male. Nel bene perchè è scattata quest'anno una molla in me, divento un ragazzo socievolissimo, che sta bene con tutti, estroverso, che trascinava gli altri, organizzavo uscite a cui tutti partecipavano, ridevo e scherzavo tutti i giorni, e per la prima volta la mattina mi alzavo con il sorriso. Anche i voti all'università vanno bene, passo dall'essere l'ultimo della classe al liceo ad uno dei primi all'università. Cambio il mio aspetto, comincio a piacermi anche esteticamente, ora mi reputo un bel ragazzo cosa che prima odiavo il mio aspetto esteriore e alcune ragazze cominciano a provarci con me, anche se queste non erano proprio il mio tipo, però ciò aumentava la mia fiducia in me stesso. Fine 2 parte
fr max ha detto...
Per desert 84. Caio carissimo. Le tue parole esprimono chiaramente il tuo dubbio e il tuo conflitto su come andare avanti nella vita. Il conflitto, la crisi sono sempre momenti molto importanti nella vita di una persona perchè aprono a nuove possibilità e alla novità. Ho poco da consigliarti. Adeodato vedo che si è ampiamente espresso sull'argomento. Io credo che ci sia un tempo per ogni cosa. Quello della scoperta del Progetto di Dio nella tua vita è subordinato ad un altra scoperta: LA CONOSCENZA DEL SIGNORE GESù E DELLA VITA CHE E' IL RIFLESSO DEL VOLTO DEL PADRE, E LA BELLEZZA DELL'ESSERE FIGLIO. Questo Carissimo è fondamentale!!! Se prima non lasci entrare Dio nella tua vita, se non lo conosci e non ti fai conoscere è dificile pensare agli altri; questo perchè come ho gia detto in altre occasione NON PUOI DONARE AGLI ALTRI CIO' CHE NON HAI RICEVUTO NELLA TUA VITA. Allora io comincerei dal pensare ad un cammino di fede maturo che possa aiutarti a capire CHI SEI, PERCHE' SEI QUI E DOVE STAI ANDANDO. Solo dopo un vero incontro col Signore si può pensare a ciò che Dio desiderea da te (il tuo Progetto). Il desiderio di aiutare il prossimo altro non deve essere che il Bisogno di RIDONARE AGLI ALTRI CIò CHE TU HAI RICEVUTO IN GRATUITA'. L'apparente distanza o disinteresse dalle cose e dalle relazioni non va letto come un criterio per il discernimento vocazionale. Il sentirti inappagato potrebbe rivelare il bisogno di crescere nel tuo cammino di fede. Parlane con il Padre Spirituale se ce l'hai. Altrimenti possiamo sentirci per email ( byronmp@libero.it)e potre indicarti diverse esperienze di approfondimento del cammino di fede che facciamo qui in Assisi e che potrebbero esserti di aiuto. io in qesto tempo insisterei più su questo. Fare il bene con gesti gratuiti è il Balsamo della vita che allieta il cuore e da tanta gioia (c'è più gioia nel dare che nel ricevere). Se riesci a copirli non potrà che farti bene. Sii paziente nei tempi e ardente nel desiderio di inontrare e lasciarti incontrare dall'Amore vero. Per Adeodato. Ciao caro . Non condivido molto le tue considerazioni sulla vita celibateria tantomeno su quello che tu chiami "mestiere di prete"; lo trovo alquanto riduttivo come trovo riduttiva l'epressione che usi < Il "mestiere" di prete piace a molti omosessuali>. La vocazione sacerdotale e alla Vita consacrata piace a tutti coloro che sono chiamati a questo bellissimo dono; ovviamente il medesimo discorso vale per la vocazione alla famiglia. Ma il tema della vocazione è troppo ampio per esser trattato così. Un ultima cosa mi preme dirti. Leggo nei tuoi commenti una precisa e puntuale preparazione anche nozionistica; è di questo te ne ringrazio. Quanto però sarebbe ancora più prezioso leggere tutto questo nelle trame di quel vissuto che dipinge la tua vita. Un abbraccio forte a tutti e due Fr MAx
Alberto ha detto...
Cari amici visto che il forum invita a lasciare commenti o testimonianze eccomi. Innanzitutto grazie a Fr Max per il saggio sulla terapia riparativa che ho molto apprezzato. Chi sono? Un ex-omosessuale in transizione verso l'eterosessualità, non sono mai stato gay (politicamente). Ho avuto un'adolescenza e pre adolescenza devastate dal divorzio burrascoso dei miei genitori, sono stato vittima di abusi sessuali in contesto extra familiare all'età di 7-8 anni, madre autoritaria ultraprotettiva che ha denigrato quotidianamente mio padre fino al giorno in cui lui è morto, padre assente (è andato a vivere in un altro paese e non mi chiamava neanche per farmi gli auguri di buon compleanno), il tutto in un contesto socioculturale molto competitivo che mi ha portato a tre tentativi di suicidio per senso d'inadeguatezza all'età di 13-15 anni. Quindi l'opzione omosessuale per circa 20 anni tra alti e bassi, dalle relazioni "stabili" ai cruising passando per l'alcolismo e la depressione. Poi un giorno un sacerdote mi dice che non può darmi l'assoluzione se non mi impegno seriamente a cambiare e mi da un opuscolo del gruppo Chaire. Entro in contatto con il Gruppo Lot, faccio un seminario con loro, ripercorro passo passo la mia esistenza e capisco finalmente di aver dato una risposta sbagliata, infantile e controproducente ad un bisogno naturale d'affetto. Ora, non senza uno sforzo quotidiano e qualche piccola ricaduta, frequento regolarmente i sacramenti ed esco di tanto in tanto con un ex-lesbica. Sto valorizzando molto tutto quello che c'è di me al difuori del sesso, ho riscoperto il piacere del lavoro e coltivo fruttuosamente amicizie maschili non erotizzate. Un suggerimento a MarcoItaly, "fatti violenza", costringiti ad uscire, alza il telefono e chiama qualcuno, da soli non ce la possiamo fare. Frequenta un gruppo di preghiera, un'associazione culturale, fai del volontariato, spendi la grande ricchezza che hai in te, dai senso alla tua vita. Spero che la mia testimonianza sia utile. Coraggio! PS Un grazie particolare a Luca di Tolve per tutto quanto ha fatto per me.
Adeodato ha detto...
Per fra max: purtroppo non mi sono spiegato bene. Con l'espressione "mestiere" di prete (mestiere appunto fra virgolette) non volevo ridurre la vocazione sacerdotale ad una banale attività lavorativa. Volevo indicare che molti omosessuali si fermano all'apparenza del sacerdozio e vengono in genere attirati dal tipo di attività del prete spinti dalla propria sensibilità, dalla propria emotività (l'idea di essere chiamati ad un missione particolare) e dal proprio altruismo (se così si può definire dato che su questo sito siamo tutti d'accordo nel sostenere la difficoltà di amare veramente per un omosessuale). Per me, e sottolineo per me, questa non è vocazione. Dire che "la vocazione sacerdotale e alla Vita consacrata piace a tutti coloro che sono chiamati a questo bellissimo dono" potrebbe essere frainteso, sull'onda emotiva della chiamata, come un invito a tralasciare tutto ciò che apparrebbe come vocazione ma che in relatà non lo è: come ho già detto, inconsciamente la chiamata può essere vista come una situazione di comodo in cui sistemare contemporaneamente la mancata realizzazione nel matrimonio, la sensibilità esasperata, la profonda emotività religiosa (spesso derivante dall'insicurezza personale), una fuga dalle responsabilità della vita e persino un modo per fomentare la superbia o, peggio ancora l'arrivismo e il raggiungimento di uno status sociale ben definito e protetto; cosa che non si è riusciti a definire da soli. Sarò duro ma per me è parte fondamentale della responsabilizzazione per un uomo sapere che non si può essere sacerdoti o consacrati (e anche mariti e padri) senza una struttura emotiva e psicologica coesa ed equilibrata, tanto più se si è omosessuali. Se solo in passato si fossero valutate seriamente alcune vocazioni, oggi non avremmo assistito ai molti casi di abuso sessule (spesso proprio omosessuale) che hanno danneggiato tante vite e la stessa Chiesa. Molti, erroneamente, pensano che sia il celibato a suscitare i casi di abuso. Io non sono d'accordo, penso invece che molti omosessuali, in buona fede, fraintendano la chiamata e il sacerdozio e ve ne siano attirati per i motivi di sublimazione di cui sopra. Salvo poi, in molti casi, incontrarsi con le inevitabili delusioni, tentazioni ecc. Caro Max, ti ringrazio per il tuo pensiero. La mia non è preparazione, nè nozionismo. Quello che dico è il dipinto della mia vita perchè rappresenta le mie azioni e il mio pensiero. Pertanto è già personale, soggetto ad errori, a sviste, fraintendimenti, e ad emozioni umane. Per Desert84: non volevo entrare nel merito della tua questione a livello personale, tantomeno giudicarla. Il mio intento era solo farti capire che dietro le apparenze e i sentimenti (anche forti)si potrebbero, e sottolineo potrebbero, nascondere mille altri pensieri, insicurezze e bisogni insoddisfatti. Solo il protagonista della propria vita può determinarne l'esistenza.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Grazie davvero Alberto per la tua testimonianza in cui mi rivedo moltissimo soprattutto nella situazione familiare. Faccio mio il suggerimento che hai dato a MarcoItaly: "Fatti violenza, costringiti ad uscire, alza il telefono e chiama qualcuno, da soli non ce la possiamo fare. Frequenta un gruppo di preghiera, un'associazione culturale, fai del volontariato, spendi la grande ricchezza che hai in te, dai senso alla tua vita." Queste parole mi hanno colpito nel profondo, spesso proprio per non farmi quella sana violenza di cui parli mi rinchiudo in casa e non dò senso a quella grande ricchezza che ho dentro.
Alberto ha detto...
per Marco Visto che sembra utile la mia partecipazione mi sento in dovere di contribuire. Tra i molti "particolari" che ho tralasciato della mia esperienza c'è anche quello di una passata dipendenza compulsiva dalla pornografia, che ho vinto, adesso il solo vedere immagini immodeste mi mette a disagio. L'unica soluzione è darci un taglio netto, fuggire immediatamente, mortificare lo sguardo: i sensi sono la porta dell'anima. Quanto alla ragazza penso -fatte le dovute differenze- di trovarmi in una condizione simile. Però Marco tieni conto che tu hai solo una tendenza non agita -non fai sesso con altri ragazzi- un'ossessione psicologica che cresce dentro di te e che aprendoti -come hai fatto qui- cominci ora a gestire. Non hai un orientamento esclusivo -ti piacciono le ragazze- e quindi potrebbe trattarsi di una situazione che ti sembra totalizzante ma che forse puoi superare facilmente vincendo la timidezza e la confusione che ti porti dentro. Altra premessa con le ragazze non ci si va per fare sesso (fuori dal matrimonio) ma per instaurare relazioni significative che ti aiutino a crescere e sviluppare la tua personalità, il resto viene dopo, a suo tempo. Ora la sostanza, come immaginerai con la mia ragazza anche i semplici approcci come abbracci affettuosi e simili - che con un ragazzo mi avrebbero provocato un'erezione- non producevano questo risultato, le cose stanno migliorando, ma non abbiamo fretta. Non è questo quello che conta. Nel caso, se dovessimo sposarci, ho tutto l'armamentario farmacologico che usavo prima di cambiare, ma non credo che ne avrò bisogno. Questo il mio caso limite ma considera che molti ragazzi con cui sono stato avevano anche la fidanzata e riuscivano ad avere rapporti soddisfacenti, quindi non è necessariamente vero che un omosessuale -specie nel tuo caso- debba avere delle disfunzioni. A mio avviso sbagli la prospettiva dando troppo peso al sesso (che non è il presupposto ma il complemento di un rapporto) e ti crei da solo un blocco psicologico, cerca di essere più rilassato. Certo è una cosa "strana" che ti piacciano fisicamente i ragazzi ma non sei per questo un mostro o sei malato, è solo una tentazione, prendigli le misure e confrontatici con onestà intellettuale, impara a rimetterti in gioco usando anche un po' d'autoironia. Non avere paura, la tua vita è nelle tue mani: CORAGGIO! Spero d'esserti stato d'aiuto, se hai bisogno chiedi pure.
bluekover ha detto...
Ciao a tutti. Scrivo per condividere con voi alcuni momenti belli, altri ancora problematici. I primi sono gli Amici, persone speciali che ho avuto la fortuna di incontrare e con cui ho appreso la capacità di creare dei legami autentici, tanto che quasi mi commuovo a pensare a loro. Oggi ero da un mio amico che aveva ricevuto per regalo un gioco di agilità che mi aveva sempre messo timore, ebbene ho voluto provare, tanto cosa mai sarebbe successo se non fossi stato capace? e invece me la sono cavata più che bene e addirittura in un mini torneo ho anche vinto! Episodi come questi mi capitano spesso e ormai sta diventando uno stile di vita il buttarmi, reagire come vorrei, senza essere paralizzato dalla paura. Non dimenticherò mai questo anno di università, o meglio di vita. Proprio la vicinanza di questi cari amici mi fa sorgere un desiderio, che non so se realizzare. Io desidero parlare apertamente della mia condizione con una persona del mio sesso che possa comprendermi e incoraggiarmi. Direte "perchè non lo fai con i tuoi amici?" la risposta è che si verrebbero a creare troppi malintesi. Io mi dimostro molto affettuoso con i miei amici, spesso li abbraccio ecc. ma senza alcuna malizia, sono come fratelli per me; inoltre loro sono a conoscenza delle storie che ho avuto con alcune ragazze e non vorrei mai e poi mai che mettessero in dubbio le uniche parti luminose della mia storia personale. Si agginga il rischio che loro mi incoraggino, invece, a vivere lo stile di vita gay e mi dissuadano dal desiderio di cambiare. Parlare con persone che hanno intrapreso questo cammino è assai utile, lo riconosco e non voglio assolutamente sminuirlo, ma parlare con una persona eterosessuale sarebbe più liberatorio. Ad oggi sono preso spesso da molti dubbi sulla mia motivazione, soprattutto pensando a come le donne non mi provochino erezione, come già è stato detto in altri post. A volte questa delusione mi porta persino a tornare sui miei passi e a masturbarmi pensando agli uomini, pur nella consapevolezza che nella vita reale non metterei mai in pratica le mie fantasie, visto che vivrei solo di illusioni e inevitabili delusioni, come mi è già successo. Io voglio trovare un motivo vero per lottare e che mi faccia accogliere il cambiamento: non voglio che mi piacciano le donne solo perchè so che con gli uomini non ci sarebbero nè benessere nè futuro, non voglio che siano un ripiego. Forse questo disinteresse nei confronti delle donne è dovuto a un legame di dipendenza affettiva con mia madre, che non ho ancora del tutto spezzato. Vi ringrazio in anticipo per le risposte che mi darete e vi auguro tutto il meglio del meglio, inclusa la fortuna che ho avuto del trovare amici così speciali.
Daniele ha detto...
Ciao a tutti. Grazie per le parole di conforto al mio messaggio del 7 maggio. Stò un pò meglio, grazie a voi che mi fate capire che non sono solo. Grazie, bluekover per le tue parole: mi dici che la strada di impormi di cambiare non è quella giusta ma quella di capire qual è il problema di fondo. Anche voi, anonimo 27 marzo e fr max mi avete invitato a guardarmi dentro. Penso di essermi avvicinato alla soluzione. Il problema era che mi ero imposto di cambiare, con tutto il dolore che questo mi provoca. Forze però e troppo presto, prima di continuare su questa strada dolorosa e decidere di cambiare devo conoscere altri gay, confrontarmi con loro e poi decidere se vale la pena di lottare. Questa settimana vado da una associazione gay che ha un gruppo di accoglienza, fatemi sapere cosa ne pensate e io vi racconterò come è andata. Ancora grazie, un abbraccio - daniele
Marco ha detto...
Per Alberto Grazie per aver risposto, quello che mi hai scritto un po mi ha incoraggiato.. Il fatto è che ho paura di prendere altre delusioni, visto che ne ho avute parecchie in passato.. Lo so devo lavorarci su con la mia timidezza e farò di tutto per poterne uscire.. il fatto però che non ho erezioni pensando a ragazze mi scoraggia fortemente per una futura vita sessuale. Lo so il sesso non è nulla in confronto a tutto quello che si può provare con una ragazza, però anche se poco riesce comunque a bloccarmi ed a non farmi avanti
Alberto ha detto...
Per Deser84: Aggiungo un altro capitolo alla mia travagliata esistenza, ho passato i 2 anni -più belli- della mia vita in un seminario (astenendomi in quel periodo anche solo da amicizie maschili) fin quando non ho manifestato al mio direttore spirituale le mie tendenze, questi ha interpellato tre celebri cardinali per un parere e la risposta è stata in sostanza quella di Adeodato: "non si può essere sacerdoti o consacrati senza una struttura emotiva e psicologica coesa ed equilibrata, tanto più se si è omosessuali". Ricordo che prima ancora, leggendo la lettera enciclica di PIO XI "Ad catholici sacerdotii" (che consiglio vivamente a Desert84) ero scoppiato in lacrime rendendomi conto di come non fossi adatto a quella scelta di vita. Dobbiamo essere consci di avere un'umanità particolarmente ferita, siamo intimamente fragili mentre il sacerdote deve essere una roccia, il sale che da valore alla vita spirituale dei fedeli, inoltre egli è oggetto di particolare attenzione da parte del demonio che cerca di colpire innanzitutto gli alfieri di Cristo. Ma noi possiamo fare molto altro e farlo bene realizzandoci per altre strade, dobbiamo solo assecondare il disegno misterioso di Dio che ci ha dato una Croce così difficile da comprendere e da portare. Io sono intimamente convinto che Dio ci ami più degli altri e si aspetti grandi cose da noi. Fr Max, La prego, mi corregga se dico eresie ;-) Per Bluekover Quando dici che "parlare con una persona eterosessuale sarebbe più liberatorio" dici una mezza verità, nel senso che immediatamente, specie se è una persona delle tue frequentazioni quotidiane, hai il senso di esserti tolto un macigno dallo stomaco ma... c'è un ma, anzi più d'uno. 1. Se gli dici che sei omosessuale finisci per autodefinirti tale ed accettare implicitamente le tue pulsioni come una "condizione", cosa che non corrisponde alla verità (diamo il vero significato alle parole) 2. Se gli dici che hai delle pulsioni indesiderate nel migliore dei casi ti diranno di cercare di chiarirti le idee magari provando a praticare (come tu temi) e sarai di nuovo al punto di partenza 3. Non avendo che un idea molto superficiale dell'omosessualità non coglieranno minimamente quegli abissi insondabili di sofferenza che ne sono il presupposto e che tu devi curare 4. Loro non hanno idea di che cosa significhi essere e vivere da omosessuale (in un altro commento forse ti parlerò di questa realtà avvilente così che tu apra gli occhi e veda) 5. Ti preoccupi di cosa penseranno di te mentre l'unica cosa che conta è la tua serenità interiore che puoi riguadagnare solo coltivando il tuo rapporto con Cristo che è morto della morte ignomigniosa della Croce, Lui che è Dio, proprio per te, perché ti ama fino al sacrificio estremo. Non è il mondo che ci salva e ci giudicherà ma Gesù. 6. Al contrario aprirti personalmente con persone che hanno già vissuto questo dramma e ne sono uscite vittoriose ti darà una serenità inaspettata, ti sentirai in famiglia, parlerai da fratello a fratello, ridendo di cose che ora ti atterriscono, troverai la forza per fare finalmente la tua libera scelta, sarai finalmente libero. Ti consiglio vivamente di prendere la risoluzione ferma di andare ad uno dei seminari residenziali organizzato da una delle associazioni segnalate dal blog, sono certo che ne trarrai giovamento. Scusate se sono stato prolisso, ma semplificare rischia di essere controproducente. Un abbraccio
Anonimo ha detto...
Sono Desert84,volevo ringraziare Alberto per la sua opinione,tuttavia mi trovo per l'ennesima volta a ribadire che quando parlavo di chiamata non mi riferivo assolutamente alla vita sacerdotale!Mi pare di averlo specificato piuttosto chiaramente ma qui continuano tutti a parlarmi dei presupposti per essere sacerdoti...ancora una volta lo ripeto:Non voglio essere sacerdote!Il senso della chiamata era quello di dedicare la mia vita agli altri...concretamente,portando aiuto a chi ha bisogno.Ci terrei anche a specificare che questa riflessione sulla mia vita e il piano di Dio per me non sono mai stati oggetto di interesse da parte mia...mi è piovuta addosso improvvisamente,cioè il giorno prima ero il solito ragazzo di sempre ed il giorno dopo ho iniziato a sentire questi pensieri nella mia testa accompagnati da un enorme buco allo stomaco nato dal considerare la mia vita e la direzione che io per tanti anni gli avevo dato.L'aspetto omosessuale in tutto ciò non c'entra poi tanto perchè nel momento stesso in cui ho iniziato a pormi le domande di cui sopra ho considerato solo ed esclusivamente il senso della vita e la felicità che si può dare e ricevere mettendosi al servizio degli altri...tutto ciò è maturato nell'arco di 3 o 4 giorni, giorni in cui grazie alla comunione fatta più volte durante la settimana ed ad una confessione veramente liberatoria, ho iniziato a sentirmi in pace con me stesso e con Dio e ho iniziato a non pensare più alle implicazioni erotico-sessuali semplicemente perchè è come se fossero immediatamente passate in secondo piano.Mi permetto a questo punto di dare un consiglio a tutti gli amici del forum:Smettete di pensare al problema centrandolo solo sulla pornografia/masturbazione/sesso/castità ecc. perchè più alimentate la paura di queste cose più esse si stringono come in una morsa attorno alle vostre esistenze.Io sono dell'avviso che bisogna pensare in grande...pensare positivamente e come mi è stato detto più volte,pensare che agli occhi di Dio non siamo di serie B.Se si acquisce questa consapevolezza dentro, allora poi non si vedranno più i limiti ed i freni che prima la nostra condizione comportava.Per quanto riguarda poi la "chiamata" come ho già scritto precedentemente sia ad adeodato che a fr max, intendo andarci con i piedi di piombo..non ho nessuna fretta perchè mi rendo conto che ogni giorno che passa(con tutte le sue sofferenze) è un giorno in più d'istruzione che ricevo e che mi fa crescere umanamente rendendomi più sensibile ai problemi altrui,ed anche in questo si realizza quanto dice fr max,cioè "dare quello che hai ricevuto" per cui se io soffro e gemo nella consapevolezza che Dio mi ama ancora più in special modo in quei momenti , allora anche io poi posso comprendere e supportare chi si trova in situazioni difficili(anche con una parola getile di conforto...a me sono servite tanto!)
Alberto ha detto...
Caro Daniele Chiedo scusa, non voglio assolutamente monopolizzare il forum, ma ho letto i tuoi messaggi ed in te mi sono rivisto alle prese con i turbamenti dell'adolescenza, specialmente quando scrivi "Io non voglio essere così, soffro". Ritornando con la memoria a quei giorni penso che se avessi avuto vicino qualcuno, di cui fidarmi, che mi avesse consigliato avrei vissuto sicuramente una vita diversa. Non ho voluto scrivere "migliore" perché pur sapendo di aver sbagliato ho avuto la fortuna, perché no la grazia, di averne tratto una lezione molto importante. Caro Daniele, ma potrei scrivere caro Alberto, se solo potessi tornare indietro a quei giorni così confusi. Hai bisogno di qualcuno di cui fidarti e credo sinceramente, assumendomene personalmente tutte le responsabilità, che un associazione "gay" non sia qualcuno di cui fidarsi. Anch'io disorientato ho cercato li i miei simili, da qualche parte conservo ancora come cimelio la mia tessera dell'Arcigay, ma ho trovato, ben nascosta dietro ai lustrini delle feste, un'ideologia violentemente intollerante e sesso, tanto sesso. Ma vorrei che fossi tu a rendertene conto direttamente, d'altronde la mia più grande vittoria è stata quella di scoprirmi libero di scegliere, mentre loro mi dicevano che ero nato così e solo accettandomi per quello che pretendevano fossi sarei stato felice e sereno. Una bugia che ha condizionato pesantemente la mia vita e quella di tantissimi ragazzi e ragazze che ho conosciuto. Penso a quelli, a me sempre cari, morti di AIDS o che si sono suicidati, quelli che sono diventati tossicodipendenti, quelli che dopo aver fatto sesso scoppiavano in lacrime dicendomi che l'unica cosa che cercavano era un barlume d'affetto, quelli che avevano paura d'innamorarsi per non soffrire, quelli con le crisi di panico perché gli avevano raccontato che il mondo è pieno di "omofobi" che vogliono fargli del male, e mi fermo perché la lista non avrebbe mai fine. Io quei ragazzi li ho amati e -in modo diverso- li amo ancora e penso che se potessero parlare ti direbbero quello che ti ho detto io: sono andati in cerca d'aiuto e sono stati traditi. Ti prego di voler verificare di persona e poi scegliere liberamente: vai sul sito dell'arcigay, alla sezione "club affiliati" apri i loro siti e vedi cosa ti propongono. Se è quello che cerchi sei libero di scegliere, avrai sempre il mio affetto fraterno anche se non la mia approvazione, se invece vuoi realizzarti appieno come persona valorizzando la straordinaria sensibilità che dimostri di avere prova ad intraprendere un percorso di crescita e chiama il servizio di ascolto "Amico Segreto" 800587212.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Concordo pienamente con Alberto per quanto riguarda i consigli dati a bluekover. Anche io pensavo che parlandone con amici mi sarei tolto un grande peso, come succede per tutte le cose: meglio non tenersi tutto per se perchè ci facciamo solo del male! Ma purtroppo dall'altra parte c'erano amiche che non avevano la ben che minima idea di cosa volesse dire "omosessualità" e mi spingevano a vivere sempre più da "gay" accompagnandomi anche nei locali. Loro erano convinte di farmi del bene e per questo le ringrazio, ma così mi allontanavo sempre più dalla mia verità e dalla vera felicità. Anche se conoscere gli ambienti e avere 3 storie con uomini mi ha fatto capire quel mondo che altrimenti avrei solo potuto immaginare e credo che questo mi stia aiutando tantissimo nel percorso attuale. Ho visto il vuoto, la sofferenza, l'angoscia negli occhi dei 3 uomini con cui ho avuto una "relazione" e soprattutto il vivere la giornata senza prospettive, senza un progetto, ma solo soddisfando o meglio placando le loro pulsioni. Sono riuscito a "vedere" e non lasciarmi travolgere dalle pulsioni perchè probabilmente la mia identità non era ancora cristallizata nel modello gay. Nei post precedenti ho parlato molto di mio papà e credo di aver fatto un passo successivo. Ultimamente ero arrivato a incolparmi del fatto che mio papà non avesse mai avuto un rapporto con me pensando che fosse stata colpa mia perchè preferivo mia mamma, questo però non corrisponde alla verità che il mio vero IO ha sempre saputo. Mio padre è un uomo che ha tanto bisogno di aiuto oltre che del mio amore, che da solo non basta. Siamo molto simili perchè anche lui ha avuto seri problemi con suo padre, che come ho già detto era un uomo diventato autoritario dopo la guerra in cui era rimasto chiuso anche in un campo di concentramento. Io mi sono promesso di aiutarlo, di amarlo perchè nonostante il nostro rapporto mi ha insegnato tante cose molto profonde e perchè è il mio papà, ma non posso costringere il mio IO ha prenderlo come modello (come avviene normalmente nella maggior parte dei figli), perchè finirei solo per soffrire. Non so se ho reso quello che volevo esprimere, spero mi potrete dare dei consigli. Grazie a tutti.
fr max ha detto...
Per Daniele. Ciao Carissimo. Ho letto che hai intenzione di andare ad un corso dell'Arcigay. Non oso darti alcun consiglio su cosa tu debba o no debba fare. LA scelta è tua. Però ti dico quello che Gesù ha detto ai suoi discepoli dapo aver incrociato il loro sguardo: " chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua". Il tempo giusto? Quando sarà? Dipende da quello che scegli. Daniele carissimo, ti sono tanto vicino in questo momento. Ti attendo a braccia aperte. Fr MAx
fr max ha detto...
Tentare alcune strade per sperimentare che non sono quelle adatte a noi, non credo si un passo benefico e beneficante. Intrattenere relazioni omosessuali per sperimentare che non sono quelle la tua strada non è la soluzione ottimale per capire che il tuo cuore è chiamato ad altro. Poi sei libero ti farlo. Discorso analogo a quando scegli di riempirti di immagini pornografiche o di frequentare certi siti o chattare con un obiettivo specifico. Anche se sembrano cose innoque, tutto queto come anche certe esperienze, si imprimono nel cuore e nella mente E QUESTO NON E' LA STESSA COSA CHE EVITARLE! Liberi di percorrere queste strade, ma riconoscere in esse un occasione per capire meglio chi sei.... fratelli io ci starei attento. Il peccato, la fragilità, segnano sempre il cuore dell'uomo; per cui se è possibile.....meglio evitare!! Un abbraccio Fr MAx
Adeodato ha detto...
Caro desert84, mi sento chiamato in causa e ho deciso di scrivere per chiarirmi e poi chiudere definitivamente l'argomento. Mi dispiace non esserci capiti e poi aver intavolato un discorso sulla vocazione estraneo alle tue necessità e sopratutto di essere stato troppo dogmatico. La mia idea di base è che tutti in questa vita identifichiamo delle mete che, secondo noi, una volta raggiunte ci faranno felici. La difficoltà consiste nel discenere quali fra queste siano veramente capaci di soddisfare i nostri bisogni e quali invece siano solo dei traguardi fittizi che dietro nascondono altri bisogni, rimasti insoddisfatti. Io, per esempio, ho considerato per anni lo sport un'attività banale, vuota e persino brutale. Molte persone "sane" fanno le mie stesse considerazioni ma nel loro caso si tratta di una scelta libera e legittima. Scavando in me mi sono reso conto che in realtà non odiavo lo sport ma la mia incapacità di vivere e sentirmi all'altezza di ciò che esso comporta (consapevolezza della propria corporeità, competizione, cameratismo, costanza ecc.). Snobbando lo sport in realtà offrivo una giustificazione al mio senso di inferiorità che contemporaneamente colmavo con grandi ideali: altruismo, cultura, moralità. Questo esempio banale si può estendere a tutte le scelte della vita per tutti (non solo per i gay). Per questo mi riferivo alla favola della volpe e l'uva. Non amo troppo parlare di religione su questo forum ma volevo dirti un'ultima cosa: tutti noi cristiani abbiamo il dovere di servire il prossimo e siamo tutti "chiamati" a farlo. Non c'è bisogno di scelte di vita radicali. E' necessario farlo nella quotidianità con le persone che abbiamo accanto, con il lavoro che nella vita ci siamo ritrovati a fare. Pensa solo al grande esempio san Giuseppe che ha realizzato la propria santità nell'ordinarietà e nell'umiltà di una vita fatta di tanto lavoro, famiglia e amore per la volontà di Dio. Non mi sembrano cose banali.
Adeodato ha detto...
Caro Daniele, il pensare che forse una vita da gay, in fin dei conti, sia appagante è un dubbio che si presenta, con più o meno intensità, in molti di noi. Chi è credente ha una spinta in più, ma tutti hanno prima o poi qualche perplessità dovuta allo scoraggiamento per un cammino difficile e tortuoso. Il consiglio che ti do è quello di documentarti con tutti ma ti voglio fare partecipe delle conclusioni che ho tratto io personalmente in passato. Mi astengo volutamente da considerazioni di carattere religioso proprio per indicare che molte cose sono facilmente condivisibili con il buon senso e la razionalità. In ogni modo preciso che si tratta di considerazioni personali non assolutistiche: Movimenti gay e movimenti ex gay sono concordi nel definire che l'omosessuale soffre. I primi ne sostengono la causa dell'omofobia e nella mancata realizzazione genitoriale che vogliono risolvere con il riconoscimento delle coppie omosessuali e la possibilità d'adozione. Ciò avrebbe anche l'effetto secondario di "educazione sociale" creando un clima di tolleranza e di accettazione. Gli ex gay pensano invece che la sofferenza non sia dovuta all'omosessualità ma a un gap della formazione dell'identità sessuale e a un complesso d'inferiorità verso il proprio sesso (più o meno conscio) che provoca notevoli difficoltà relazionali e sociali (sostanziali poi esteriormente possiamo essere tutti dei gran chiaccheroni socievoli) di cui l'omosessualità non è altro che la conseguenza nonché un meccanismo compensativo. La sofferenza si risolve solo colmando il gap, stabilendo relazioni solide e profonde con individui del proprio sesso, relazionandosi consapevolmente de in modo maturo con l'altro sesso e sviluppando la propria identità maschile. Da questa si origineranno poi il ruolo di compagno e padre.(segue)
Adeodato ha detto...
(continua dalla prima parte) I movimenti gay si caratterizzano per una posizione dogmatica che non lascia spazio a confronti, dubbi. La loro filosofia, e sono sicuro in buona fede, è " sei fatto così, accettati e vedrai che vivrai bene". Forse molti di loro riescono a vivere bene e forse sarà anche vero che ci sono coppie omosessuali fedeli e durature ma io, nel mio caso, ho avuto la fortuna di capire da solo che l'omosessualità non mi appartiene, che non è una semplice variante del comportamento sessuale ma che è una vera e propria compulsione che mi porta a cercare disperatamente una compensazione nei corpi maschili magari proprio nei momenti di maggior solitudine e scoraggiamento. Ho scoperto che nella mia personalità è presente un forte senso di inferiorità nascosto sotto l’apparenza di una gran fiducia e sicurezza in me stesso. Che tratti del mio carattere non sono veramente miei ma nascono tutti come meccanismi compensativi o come residui di un infantilismo mai superato con la maturità e la piena identificazione sessuale: mi riferisco al credermi superiore agli altri e detentore di grandi ideali, al sentire di possedere una sensibilità maggiore agli altri maschi, alla suscettibilità e all’irascibilità, all’egocentrismo. Anche alcuni miei comportamenti sento essere derivati da questo senso d’inferiorità: mi riferisco alla insicurezza davanti agli altri maschi, all’eccessivo senso del pudore, alla mancata scioltezza nelle situazioni più ordinarie, all’eccessiva osservanza delle regole unita paradossalmente ad un rifiuto dell’autorità. Tutte queste cose per me sono la prova che qualcosa non va ed è qualcosa di più profondo rispetto alla semplice omofobia. Un gay attivista potrebbe dirmi che esse siano la conseguenza di una mancata accettazione di me stesso io gli risponderei che invece sono i sintomi di una mancata identificazione di me stesso come uomo. Vedi, lo stile di vita gay trova una giustificazione a questi comportamenti attraverso la formulazione dell’identità gay. Il gay sensibile, giustificato nel vittimismo (per l’omofobia), amico delle donne (perché in realtà non riesce a essere il loro amante) ecc. ecc. Si tratta però di un’identità fittizia che in alcuni, forse, può determinare un certo equilibrio ma che non potrà mai corrispondere alla piena realizzazione di una persona. Il cammino è difficile, la società sceglie la strada facile che, per me non è quella giusta. La nostra è difficile perché difficile è identificare ciò di cui veramente abbiamo bisogno, cosa è giusto per noi, cosa è frutto di nostre illusioni e idealizzazioni nonché quali siano i nostri bisogni più profondi e quali le cose sbagliate che abbiamo scelto per appagarli. Io, tuttavia, sono convinto di aver intrapreso il giusto cammino.
Desert84 ha detto...
Non so se è successo anche a voi ma il mio percorso di crescita man mano che procede è come se mi riportasse al periodo in cui ho iniziato a sentire di essere diverso...come se dovessi andare a ripescare quel dolore iniziale della prima adolescenza...è come se mi stessi rendendo conto che mi è necessario viverlo fino all'ultima goccia per poter poi procedere oltre,come se lo avessi lasciato in sospeso e avesse bisogno di essere portato a termine.Mi sono reso conto,infatti,che per tanti anni ho cercato di evitare di sentire quel lacerante dolore dell'anima fingendo dapprima che non esistesse(sapete quando ci si ripete all'infinito che non si è omosessuali) e nascondendolo dopo dietro l'erotizzazione.Adesso che in questi ultimi giorni,come già detto,la questione sessuale sembra essere passata in secondo piano ed alla luce di tutte le domande esistenziali che ho precedentemente esposto,ho capito che devo tornare a quando avevo deciso di bandire il dolore dalla mia vita e riprenderlo per viverlo...adesso non è più solo un dolore derivante dall'inadeguatezza sessuale ma più ampio,generico perchè solo ora mi sto realmente rendendo conto di quanto in realtà il fagocitare tutte quelle immagini pornografiche con tutta la solitudine e con tutta la fetta di vita che mi sono perso mi abbiano lacerato ancora di più dentro,svuotando e privando di ogni dignità la mia esistenza...e pensare che all'epoca mi sembravano delle soluzioni,degli antidolorifici per andare avanti...quanto mi sbagliavo!Adesso sento che sto davvero iniziando a caricare la mia croce sulle spalle(e non solamente a trascinarla come avevo fatto per tanti anni)perchè il dolore che abbiamo dentro va conosciuto e vissuto per essere sconfitto...ed è questo il consiglio che mi sento di dare anche a Daniele.Amico mio non sai quante volte ho fatto il tuo stesso ragionamento (anche se poi nel mio caso,per fortuna,non ho mai avuto rapporti reali con uomini ma solo virtuali tramite appunto la pornografia)!Non sai quanto mi fa male pensare ora a quanto mi avrebbe fatto bene parlare con qualcuno all'epoca...mi sarei risparmiato una bella quantità di fatica...La cosa tragicamente importante è,caro Daniele, che la scelta deve essere solo tua..ma non posso esimermi dal metterti in guardia da queste false soluzioni,perchè per crescere occure saper guardare in faccia il problema e non cercare di aggirarlo!Io non ho avuto la fortuna di scoprire questo forum all'epoca e di poter attingere linfa dalle parole così vere di tutte queste persone che stanno camminando come me e con me!Pensaci davvero bene...ti sono vicino nella preghiera!Caro Adeodato non ti avevo tirato in ballo per puntarti il dito contro,anzi!Eccetto il fraintendimento sul sacredozio,i tuoi interventi sono stati preziosissimi così come quelli di Fr max.Un abbraccio forte a tutti!!!
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Oggi ho ascoltato la storia di una donna che ha avuto grandi problemi sia d'identità (era diventata dura con tutti), sia d'orientamento sessuale dopo che ha 17 anni era stata abbandonata dal padre per il divorzio dei suoi genitori. E ancora oggi nonostante fosse consapevole dei motivi e avesse lavorato per anni su sè stessa diceva che la sua vita era stata segnata da questo trauma, che lo porterà sempre con sè (facendo capire che è stata rovinata per sempre). Io ho avuto una storia ancora più radicata in quanto già dai primissimi anni di vita mi sentivo rifiutato da mio padre, diventato odio e rifiuto di tutto ciò che era, diceva, pensava: arrivando a negare anche la mia mascolinità. Mi sono chiesto se per una ragazza di 17 anni già formata ha costituito un problema così grande tanto da non riuscire a risolverlo in pieno, come posso pensare io di uscirne? So che il forum è letto da molti genitori e vorrei consigliar loro di stare veramente attenti a come si relazionano coi figli perchè possono segnarne la vita. Di genitori che agiscono coscientemente per una formazione equilibrata del figlio purtroppo ce ne sono pochissimi; credo che sarebbe veramente importante rendere obbligatori dei corsi che facciano capire la grandissima importanza di questo ruolo e far seguire i bambini nelle scuole da psicologi per capire se ci sono problemi. Io già all'asilo manifestavo comportamenti non equilibrati, ma nessuno si è mai interessato di andare a fondo e capire il perchè. Purtroppo anche mia mamma che mi ama più della sua vita non riusciva ad aiutarmi perchè non ne capiva il motivo. Prima dell'omosessualità ho dovuto superare da solo altri problemi sempre scatenati dalla stessa causa, grazie a Dio ho trovato la forza per reagire e superarli, ma avrei potuto soffrire meno se ci fosse stato uno psicologo a scuola che parlasse a turno con tutti i bambini. Penso a quei ragazzi e sono tantissimi che oggi stanno affrontando gli stessi miei problemi che si fanno sempre più radicati, difficili da superare e spero che la politica possa intervenire perchè potrebbe fare veramente tanto.
polli ha detto...
PER ANONIMO 27 MARZO Sono una mamma di un figlio omosessuale e come dici tu per tua mamma, pur amando i miei tre figli più di qualsiasi altra cosa non mi sono mai accorta di nulla riguardo a mio figlio. Lui è sempre stato in ragazzo molto serio, bravo a scuola. L'unica cosa che posso dire è che da piccolo la sorella più grande di lui di 17 mesi gli chiedeva di giocare con le bambole e lui lo faceva, ma giocava anche con le macchinine soldatini ed altri giochi maschili. Ricordo che alle scuole elementari la maestra mi diceva che stava sempre in mezzo alle femmine, ma mai avrei pensato fosse che avrei dovuto allertarmi anzi pensavo il contrario anche perchè parlandone con una sessuologa mi disse che questo comportamento lo adottano anche i bambini piuttosto timidi. Per comportamenti non equilibrati cosa intendi? fammi qualche esempio per favore. Vi abbraccio a tutti. Polli
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Riscrivo tutto il messaggio perchè c'è stato un problema che non me l'ha fatto inviare... Ciao Polli, i miei comportamenti non equilibrati sono variati molto in base all'eta. All'asilo piangevo per ore e ore, non volevo stare con gli altri bambini perchè, nonostante avessi già 4-5 anni, non avevo ancora un'identità stabile non avendo un modello maschile su cui costruirla. Alle elementari non piangevo più in quanto avevo preso come modello mia mamma--> credevo di essere una femmina, relazionavo solo con le bambine ed odiavo i maschi. Alle medie sono iniziati i grandi problemi dal momento in cui gli altri ragazzi capivano che c'era qualcosa che non andava in me e puoi immaginarti gli insulti e le minacce. Per non essere isolato, mi misi una "maschera" che divenne perenne, arrivando a mentire a me stesso provocandomi autismo, depressione, anoressia, desiderare di morire e di tutto di più. Alle superiori mi sono tenuto questa maschera nonostante mi facesse molto male e avesse come unico risultato quello di non essere preso in giro per la mia femminilità. All'inizio mi sono buttato nello studio arrivando ad essere il più bravo della classe pensando di riuscire a trovare la felicità in questi traguardi, ma a metà della 2^liceo ho avuto crisi profonde. Come già ho scritto i miei problemi derivano tutti da un rapporto malsano con il genitore del mio stesso sesso--> mio papà, che già da piccolissimo ho vissuto come un rifiuto, un non mi vuole bene. Ho letto che anche solo l'attaccamento eccessivo con la mamma o le sorelle può portare all'omosessualità e l'ho verificato con un bambino che era l'unico maschio tra sorelle, amiche delle sorelle, cugine e che ha vissuto tutta l'infanzia giocando con loro. Se ti può essere di sollievo credo che in questo ultimo caso non si soffra quello che ho dovuto passare io, perchè non nasce dalla sofferenza di un rifiuto, ma da un ambiente eccessivamente femminile. Avvicinarsi ad un ragazzo per parlare di questo tema è veramente difficile tanto che molti genitori sperano che si possa risolvere da solo senza intervenire: nel mio caso sono io che ne ho parlato con mia mamma, però credo che con piccoli passi non invasivi si possa fare molto. La tua ricerca per il bene di tuo figlio è ammirevole e ti auguro tutta la serenità e felicità possibile. Spero di esserti stato d'aiuto.
fr max ha detto...
Pace a voi. La soluzione ai problemi delle pulsioni omosessuali non credo siano i corsi per i genitori o la presenza degli psicologi nelle scuole. Con questo non voglio denigrare entranbe le cose ma non le vedrei così centrali. Il mestiere di Genitore è così unico per ciascuna coppia e così singolare per ogni figlio che i clichè servono a poco. Crescere nella consapevolezza del dono della famiglia e di quello che per ogni genitore comporta il mettere al mondo un figlio, questo è molto importante. Idem per la presenza nelle scuole e più in generale la posizione di molti psicologi; come si sà oggi anche le scienze umane tendono a ostacolare ogni forma di accompagnamento di tipo Riparativo, considerato come ingiusto per la persona. Allora cerchiamo di crescere nella consapevlezza della nostra fragilità e camminiamo nella scoperta dell'autentica vocazione alla famiglia. Un abbraccio Fr MAx
saws89 ha detto...
Per Marco del 10 Maggio: Ho letto molte storie su questo blog ma nessuna come la tua è riuscita a farmi rabbrividire per la somiglianza con il mio passato e presente. Questo fa si che si rafforzi sempre di più il pensiero che la condizione che viviamo adesso è frutto di stereotipi tipici che ognuno di noi ha vissuto e che ci caratterizza per quello che siamo: nè carne nè pesce. Se vuoi un consiglio aspetta di trovare la ragazza che secondo te possa comprendere il tuo stato psicosessuale e poi parlagliene, io non vedo l'ora di trovare quella giusta per farlo! Se ti và di fare una chiacchierata su messenger il mio contatto è saws89@hotmail.it
Anonimo ha detto...
X SAWS Ciao, mi chiamo max. Ti ho già aggiunto su msn, ma... ho visto che non ti colleghi mai! A presto:D
Daniele ha detto...
Pace a tutti! Avevo scritto qualche giorno fa dicendo l'intenzione di andare da un'associazione gay, per conoscere altri gay, prima di fare come dice DESERT84, e cioè di caricarmi la mia croce e portarmela sulle spalle tutta la vita. Comunque le vostre parole di allarme mi hanno in parte fatto cambiare idea, in particolare quelle di ALBERTO (10 maggio): alberto tu dici che hai frequentato l'ambiente, hai avuto tanti amici: alcuni sono morti di aids, altri si sono suicidati, altri sono diventati tossicodipendenti!!!!! All'inizio mi hai spaventato moltissimo... poi però mi sono detto: ma se tutti i gay fanno questa fine atroce, perché ce ne sono ancora così tanti in giro? per cui ho pensato che queste siano delle esaggerazioni; poi hai parlato di gente con paura di innamorarsi, con crisi di panico, o che cercano affetto nel sesso: hai descritto alcuni dei miei amici etero!... tutto questo per dire che ci sto ancora pensando. Penso che alla fine ci andrò, (forze la settimana prox) non ha un corso dell'arcigai, magari vado dall'associazione nuova proposta, sono gay e cattolici, proprio come me; voglio conoscerne qualcuno, voglio vedere che vita fanno e come stanno, perché tutto quello che ho sentito, l'ho sentito da altri, e avvolte certe cose mi sembrano veramente esaggerate (vedi sopra). Per fr Max, non preoccuparti per me, vado solo a fare due chiacchiere, starò lontano dal peccato, ok? grazie di cuore a tutti, un abbraccio forte
Alberto ha detto...
Caro Daniele, è con vero piacere che ti ritrovo sul forum, mi spiace per i toni che ho usato - che possono sembrare allarmistici- ma ti assicuro che ogni parola è stata soppesata attentamente. Ho raccontato quello che ho visto ed ho vissuto senza i filtri del politicamente corretto. Rispondo alle tue osservazioni e le integro con un'ulteriore riflessione. -Parlo della realtà gay che non coincide necessariamente con quella degli omosessuali praticanti o di chi - come te- ha "solo" delle pulsioni omosessuali. Il discorso è molto complesso e variegato e non si può ridurre a degli slogan. I gay sono una piccola minoranza politicizzata che propagandano -di fatto- uno stile di vita edonistico e deresponsabbilizzato, non rappresentano neanche i loro iscritti (pensa alla mia tessera). La maggior parte delle persone con pulsioni omosessuali cerca di vivere la propria esistenza con una certa sobrietà sociale e molti fra questi affrontano la questione in chiave critica e problematica, soprattutto passati gli ardori giovanili. -Per quanto riguarda i tuoi amici etero, è vero che i problemi della sfera affettiva e relazionale riguardano indistintamente tutti ed anche loro non ne sono esenti, ma non con gli effetti devastanti che ha la pratica dello stile di vita gay. -Sbagli obbiettivo quando ti poni il problema di accettarsi o meno. Riconosci già il dato di fatto di avere delle pulsioni, ora la questione è capire perché e poi affrontare il dilemma dell'assecondarle passivamente o scegliere di lavorare su te stesso per sanare le ferite che ne sono il presupposto. Io ho fatto una scelta, molte persone a me care non l'hanno condivisa, ma continuiamo ad avere un rapporto di stima e rispetto reciproco. Non voglio assolutamente che tu prenda le mie parole come definitive, sono una persona in cammino che ha vissuto e vive nella sua specificità individuale una determinata situazione, spero solo che la mia esperienza possa esserti di qualche aiuto. Per fare una scelta devi prima capire, quindi esplora, indaga, fai le tue considerazioni ma ti prego tieni sempre alta la guardia, ne va della tua felicità. Quanto alla compatibilità tra stile di vita gay e Cattolicesimo, semplicemente non c'è. Per cui chi la sostiene o è in mala fede o cerca di venire a patti con la propria coscienza negando l'evidenza (un atteggiamento purtroppo molto comune tra gli omosessuali praticanti). Affetto e disponibilità al confronto.
fr max ha detto...
Per daniele. Ciao caro, non mi preoccupo per il tuo peccato, perchè è un inclinazione di ciascuno! Mi preoccupa la motivazione che ti spinge a cercare altre strade. Visto che sei in cerca di nuove proposte vieni a farti un bel corso ad Assisi sulla scoperta della BELLEZZA DI CIO' CHE SEI E DUI QUELLO A CUI SEI CHIAMATO! Ti abbraccio forte. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Max credo che hai ragione, mi sono reso conto che corsi per genitori e psicologi per figli non servirebbero a molto. Fare il genitore non è un mestiere, ma è qualcosa che già si ha dentro e che esce spontaneamente (se si ha il dono dell'Amore, che nessuno può insegnare). Per quanto riguarda gli psicologi c'è stato un periodo in cui pensavo: "se queste cose me le avessero dette gli altri forse non avrei sofferto così tanto", non mi rendevo conto che era proprio il mio scopo quello di scoprirle--> chi riesce a superare un problema diventa più forte di come sarebbe stato se non lo avesse avuto. Poi, come dici anche tu, molti psicologi, probabilmente perchè non li hanno mai vissuti sulla loro pelle, non riescono a capire fino in fondo alcuni problemi, ma si limitano a riportare quello che la psicologia gli ha inseganto; sta a noi capire la nostra anima! Un abbraccio a tutti :-)
Desert84 ha detto...
Per DANIELE. Volevo solo dirti che è normale che tu abbia voglia di capire...sapere cosa fa e come vive chi reputiamo simile a noi, perchè anche questo è un modo attravero il quale cerchiamo un contatto umano che è più un contatto dell'anima che non un contatto fisico.Tuttavia bisogna imparare a chiamare le cose con il loro nome senza accampare scuse...quello che sto per dire potrà sembrare forte però io ritengo che le associazioni di gay cattolici potrebbero esserti ancora più nocive dell'arcigay e sai perchè???Perchè all'arcigay ti propongono uno stile di vita spacciandolo come "politicamente ed umanamente corretto" mentre nelle associazioni di gay cattolici ti propongono più o meno lo stesso stile di vita (magari un pò più soft)spacciandolo come "CRISTIANAMENTE CORRETTO"!Questa è una trappola ancora più insidiosa.L'omosessuale che vive da gay dichiarato si stacca dalla fede e continua a sentire quel lacerante vuoto dell'anima,perchè è Dio che manca nella sua vita...ma i gay cattolici(e non gli omosessuali cattolici) anestetizzano le loro coscienze vivendo la loro sessualità abbianandola al Vangelo.So bene quello che dico perchè anche io andai alla ricerca di siti internet che parlavano di tali associazioni e ricordo anche di aver letto delle testimonianze di ragazzi gay che vivevano la loro cristianità senza alcun impedimento e declamando l'amore/sesso gay come casto e puro se inquadrato in una relazione monogama..ed aggiungevano che Gesù in fondo ci amava ugualmente così!Gesù ci ama sempre,anche quando pecchiamo però ciò non significa giustificare il peccato!La più grande menzogna sta in questo,cioè nell'interpretare il vangelo a proprio uso e consumo.Gesù è sceso su questa terra e si è lasciato fare tutto quello che sappiamo per l'immenso amore che nutre per noi poveri peccatori...è venuto come medico per i malati...però capisci bene che se un malato non riconosce la propria malattia non inizierà mai a farsi curare dal medico!Mi trovo d'accordo con Alberto e ti dico:fai quello che TU ritieni più opportuno però sta bene attento e non lasciarti incantare dagli altri...soppesa bene le tue scelte ricordandoti sempre che essere omosessuali non è peccato agli occhi del Signore,ma essere gay lo è eccome...questo non lo dico io ma Dio stesso attraverso quello che ci ha rivelato!In bocca al lupo e spero tu possa fare la scelta giusta e trovare pace nella tua esistenza. P.S.Io ho parlato di caricare la croce per indicare la presa di coscienza del problema affinchè possa essere affrontato...questo non significa che la croce una persona la debba portare tutta la vita.Certo è una possibilità ma in fondo solo Dio sa quanto possiamo reggerne il peso ed è sempre Lui che decide quando/se liberarcene!Un abbraccio forte:)
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Dio ama tutti! Anche i più (apparentemente) malvagi sono sua manifestazione. E' sbagliato vedere un criminale come "cattivo", "da sbattere in galera e non fare uscire mai più" perchè dentro ha l'essenza di Dio: la sua anima si evolverà proprio quando riuscirà a superare quel comportamento altrimenti dovrà tornare su questa Terra (finchè non sarà avvenuto il cambiamento). Ho voluto scrivere questo perchè spesso nel mio percorso mi sono detto: "ho sbagliato, ho fatto cose di cui solo oggi mi rendo conto, come fa Dio a potermi amare ancora?" Oggi ho capito che Dio ama tutti: le persone che stanno "peccando" in questo momento, chi ha peccato in passato e oggi ha capito i suoi errori--> tutti stiamo facendo un cammino che serve ad evolverci. L'importante è saper vincere il peccato una volta che ce ne siamo resi conto e non perseverare. Buona domenica a tutti gli amici del forum :-)
bluekover ha detto...
Ciao a tutti. Vorrei proporvi una riflessione che mi incuriosisce sempre più e alla quale non sono ancora riuscito a trovare una risposta convincente. Cercherò di spiegare il mio dubbio in maniere più lineare possibile. E' noto a tutti che l'omosessualità è caratterizzata da due elementi esteriori e riconoscibili: 1) l'interesse sessuale per gli uomini; 2) il disinteresse sessuale per le donne. Sembra la scoperta dell'acqua calda, ma mi sono reso conto che, sia nei diversi libri che in questo forum, ci sono molti argomenti per spiegare il primo punto, ma quasi nessuno sul secondo. Le mie domande nascono, ovviamente, dalla mia esperienza personale, che si può descrivere così: "di fronte alle donne mi rendo conto ancora di più della differenza fra me e gli altri uomini: loro ne sono attratti, io no, questo mi mette a disagio. Mi rendo conto che non riesco a vedermi come partner sessuale di una donna, soprattutto perchè non potrei sostenere le sue aspettative. Alla fine, tutto si conclude nel disinteresse." Mi chiedo: è vero disinteresse? cosa c'è dietro? Paura? Insicurezza? Inadeguatezza? Sensazione di compiere un atto "incestuoso" (vedi quanti di noi affermano di avere una relazione esagerata con la madre)? A prescindere dalle cause risalenti all'infanzia, cos'è che nel presente mantiene questo "schema anomalo"? Mi rendo conto che spesso un disinteresse apparente è solo lo specchio di una rinuncia (vedi la volpe che non arriva all'uva). Le mie domande non sono fini a sè stesse, ma intese a individuare dei punti su cui fare leva per ottenere un cambiamento e rafforzare la motivazione. Spero che questa mia riflessione possa aiutarvi e le vostre risposte possano aiutare tutti noi.
Giuseppe90 ha detto...
Ciao a tutti, ho avuto la fortuna di imbattermi in questo blog per caso e ne ho trovato subito molto interesse... Comincio con il presentarmi, mi chiamo Giuseppe e ho 19 anni. Leggendo molti, davvero molti, dei vostri commenti mi hanno colpito alcune parole di persone che son arrivate già alla fine del loro cammino, o che comunque si trovano a buon punto. Ho trovato similitudini con alcuni dei miei pensieri. Sono diversi anni che provo attrazione per gli uomini, ma nonostante questo, non ho mai intrapreso una relazione con uno di loro, in quanto l'idea mi spaventa, e non perchè la ritengo una mostruosità, ma perchè non è quello che voglio, non riesco ad immaginare il mio futuro accanto ad un uomo, anche se la cosa che piu mi ha sempre condizionato è una strana repulsione per i rapporti sessuali con uno di loro... ammetto d'averlo provato, anche se non mi sono mai spinto fino in fondo. Così mi chiedo: come sia possibile? Non riesco a trovare un mio equilibrio, tanto meno un equilibrio in una relazione seria, se non sò cosa mi succede. Io credo io Dio, e lo rispetto, ma tante volte mi chiedo il perchè lui abbia sballato incredibilmente la mia vita. Mi ha tolto prima mia madre da bambino e poi mia nonna 2 anni fa, le 2 figure materni della mia vita. Voi ci consigliate di pregare e chiedere a lui aiuto, ma perchè lui non mi ha aiutato prima che mia madre si ammalasse di cancro o prima che mia nonna cadesse dalla sedia? Non ho letto ancora tutti i vosti commenti, quindi non sò se sarò ripetitivo ora, ma ciò che mi piace, ciò che mi spienge verso gli uomini, è quel senso di protezione che gli uomini in generale riescono a dare. Io non voglio provare piu questi sentimenti, specie per i miei amici. Sono stanco... vi prego datemi un aiuto concreto, spiegatemi dove trovare o apprendere la terapia che ha aiutato molti di voi... grazie di cuore, in anticipo. :)
MarcoItaly ha detto...
Per Bluekover Ciao, provo a rispondere alla tua domanda. Secondo me, fino a quando non si risolverà questo complesso che porta ad avere tendenze omosessuali, con le donne si potrà avere solamente amicizia. Questo dipende dal fatto che si è avuto per anni un rapporto troppo stretto, asfissiante, con la propria mamma e quindi si ha una naturale repulsione verso forme di intesa con le ragazze che vada al di là di una pura e seplice amicizia. Questo è, secondo me, il motivo che sta alla base del disinteresse sessuale verso le donne.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Ho letto l'ultimo libro di Nicolosi e ho dato risposta a tutte le mie domande. Dopo aver letto tutto mi sono emersi ricordi d'infanzia che neanche credevo di avere e che ora sto riordinando in modo sano. In precedenza mi chiedevo com'era possibile che ci fossero tanti tipi di omosessualità ora ho capito che ognuno ha la sua storia, ma ci sono sfondi che si ripetono. Ho capito anche il perchè ci siano omosessuali effemminati e omosessuali estremamente maschili. Oltre alla mia ho compreso anche l'omosessualità di molti vip dichiaratamente omosessuali che hanno condiviso la loro vita privata con il pubblico. Man mano che leggevo si sono alternati in me stati d'animo diversi: dalla rabbia per i miei genitori (ma di cui non mi pento perchè era importante), tristezza per me e per loro e ora un nuovo equilibrio. Ringrazio Nicolosi e tutte quelle persone che nonostante le minacce e proteste vanno avanti per il bene dell'umanità. GRAZIE!
Adeodato ha detto...
(prima parte) Caro blueKover, è difficile capire ciò che nella nostra psiche è avvenuto prima e cosa ne sia conseguito, quali convincimenti errati siano stati causati da persone concrete e quali siano frutto di nostre compensazioni. E’ necessario analizzare la situazione così com’è al momento presente con una giusta retrospettiva del passato ma senza perdersi nei suoi meandri. L’omosessualità può essere vista, come tu hai detto, sotto due aspetti: 1) Il mancato sviluppo totale o parziale della propria identità sessuale maschile da cui ne consegue (o del quale ne è l’origine?) un senso di inferiorità nei confronti degli altri uomini accompagnato spesso da alienazione dalla propria corporeità ecc. ecc. 2) La mancata attrazione verso le donne. Dovuta forse alla mancata identificazione di cui sopra (quindi insicurezza, senso di inadeguatezza) o, forse, dalla paura inconscia di commettere un atto incestuoso. Non possiamo saperlo ovvero sì ma la risposta sarà diversa da caso a caso. Sicuramente il sentirsi inferiori agli altri uomini per non provare attrazione per le donne è solo la conseguenza di sentirsi inferiori tout court. Dobbiamo imparare a depurarci da tutte le convinzioni secondarie che inquinano i nostri bisogni più profondi. Questi, a mio parere si basano sulla necessità di percepire la propria identità maschile e di sentirla accettata dagli altri uomini. Sono sicuro, un po’fideisticamente, che una volta realizzata questa non si proverà più quell’invidia/brama di corpi maschili e di virilità idealizzata ma, pienamente coscienti della propria identità ci si aprirà al proprio ruolo sessuale verso l’universo femminile a noi opposto e quindi differente e complementare. Nel frattempo è bene, e allo stesso tempo necessario, cambiare il nostro modo di relazionarci alle donne siano esse amiche, madri, sorelle. Non possiamo forzarci a provare attrazione fisica ma iniziare a costruire un ruolo nel nostro relazionarci con una donna. Ad ogni modo il processo di sviluppa solo partendo dall’identificazione col mondo maschile. Così, infatti, si inizia a cambiare le proprie prospettive ed propri teoremi interiori nonché il modo di relazionarsi tanto all’universo maschile che femminile. Dicevo prima che non sappiamo cosa sia venuto prima e cosa sia invece una conseguenza: non sappiamo se sia stato nostro padre a farci identificare o cercare rifugio nel mondo femminile, o sia stata nostra madre a portarci ad avere una visione sbagliata di nostro padre e del maschile. Probabilmente si tratta di fenomeni contemporanei e interdipendenti. Tutti gli omosessuali hanno un rapporto con la madre sbagliato ( e mi permetto di dire, per alcuni versi molto peggiore di quello col padre). Ho sentito e letto, anche in questo blog, frasi del tipo “con mia madre ho un rapporto bellissimo, unico, solo lei mi capisce, con lei mi posso confidare”.
Adeodato ha detto...
(segue dalla prima parte)Un omosessuale idealizza la madre, la ritiene insostituibile, unica e perso in questo stato di “innamoramento” non si rende conto di staccarsi progressivamente dal mondo maschile, dalle altre donne (paura dell’incesto, impossibilità di ricostruire una relazione di questo tipo) ma soprattutto da se stesso. Quindi spesso in un omosessuale espansivo, sentimentalista, sensibile e devoto figlio di mamma si nasconde un uomo incompleto, immaturo e infantile. Non è un caso che in alcune culture primative i figli maschi vengano separati dopo l’infanzia dalle proprie madri. La madre, senza alcuna cattiva intenzione, è portata naturalmente a proteggere e accudire il maschio per tutta la vita. Normalmente il figlio ha voglia di indipendenza di realizzare la propria forza creativa e sessuale, c’è un conflitto, la madre non si rassegna ma poi ne riconosce l’evoluzione e instaura con lui un rapporto (sempre affettuoso e protettivo) ma nuovo, da adulto ad adulto, da donna-madre a uomo-figlio. L’omosessuale invece teme questo distacco, sviluppa un rapporto affettivo-dipendente e, credetemi, anche una forma di rabbia inconscia dovuta alla frustrazione del non sentirsi realizzato e riconosciuto nella propria mascolinità dalla stessa madre che, allo stesso tempo è fonte di gioia (illusoria e provvisoria) ma ostacolo verso il pieno sfogo dell’energia sessuale, della creatività vitale e del ruolo maschile. La madre così si vede accontentata nel suo desiderio inconscio di maternità “infantile” perpetua, nonché (spesso separata e sola) nel suo desiderio di intimità affettiva con uomo e asseconda il circolo vizioso. Protegge il figlio, si confida intimamente, il figlio gliene è grato ma lei continuerà a non riconoscerlo come uomo adulto: inconsciamente sa che non è come gli altri ma naturalmente è tentata a mantenere questa situazione col suo “bambino”. Fondamentalmente l’omosessuale pensa di agire al meglio nei confronti di sua madre ma in realtà il tipo di relazione instaurata è innaturale, sfalsato e dannoso per ENTRAMBI. Termino citando, come ho fatto tempo fa, alcuni versi della poesia di Pasolini “Supplica a mia madre” che ben spiega l’angoscia tipica di un omosessuale nei confronti della madre: “…..Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore/ ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore/Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:/è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia./ Sei insostituibile. Per questo è dannata/ alla solitudine la vita che mi hai data. /E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame/ d'amore, dell'amore di corpi senza anima./Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu/ sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:/ho passato l'infanzia schiavo di questo senso/ alto, irrimediabile, di un impegno immenso./ Era l'unico modo per sentire la vita,…….”
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Adeodato hai reso perfettamente il legame che si instaura con la madre, soprattutto nell'omosessualità pre-edipica (omosessuali effemminati). Mia mamma mi amava alla follia già da piccolissimo e se da fuori sembrava un rapporto stupendo in realtà nascondeva il marcio: il bisogno di sentirsi speciali, amati continuamente e ossessivamente e avere un alleato contro mio papà. Mia mamma mi confidava tutti i suoi problemi (piangeva davanti a me spesso dicendo che era colpa del marito), parlava malissimo di mio papà, dei suoi genitori e fratelli, voleva sapere tutto, quasi regolare i miei pensieri. Tutto questo avveniva inconsciamente, probabilmente per la paura di rimanere da sola (come già le era successo da bambina con la morte del padre), ma la mia identità era sempre più distrutta tanto da arrivare a voler cambiare sesso per essere come lei. Nel 1° messaggio sul forum avevo descritto il rapporto con mia mamma in modo idilliaco, non mi rendevo conto di quello che c'era sotto o forse non volevo vedere. Ne ho parlato con lei dicendole che io non posso essere la sua migliore amica e confidente, ma sono suo figlio MASCHIO, che ho bisogno di un papà e che non mi piace come lei lo voglia sempre far apparire "cattivo" e inutile. Dopo che ho riequilibrato i rapporti l'ho vista piangere perchè ha capito che non voglio più essere il suo bambino/a, ma sono convinto che capirà. Io amo ancora mia mamma, ma ora nel modo sano, così come amo mio papà.
Adeodato ha detto...
Per anonimo del 27 marzo: ti sei reso conto del grandissimo passo in avanti che hai fatto?! Complimenti e coraggio!
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Devo dire che può anche capitare per caso di trovare l'amore della madre insostituibile. Può capitare ad esempio che nei primi anni di vita il padre sia impegnato per lavoro in un luogo distante da dove risiede il resto della famiglia. E così il figlio si abitua solo alla figura della madre che sovraccarica di significato. Può poi accadere per una qualche ragione di non sentirsi a proprio agio con il padre e che padre e madre per un qualsiasi motivo non vadano d'accordo: ed allora il figlio diviene il paladino della madre e cerca di prendere le sue parti nel conflitto con il padre tutto da solo senza che in ciò sia esplicitamente spinto dalla madre. Questo per quanto riguarda il discorso sulle origini. Ma poi l'infelicità affettiva: vogliamo parlarne? Potrei anche essere io ad essere sbagliato, a non essere adatto ai rapporti interpersonali (sono molto riservato, introverso, timido), a non curare il mio fisico, a vedere i potenziali partner solo come oggetti sessuali, ma in 10 anni di attività ho trovato quasi solo incontri occasionali e le poche storie che potevano andare in modo diverso mi hanno invece fatto soffrire molto e portato mille altri problemi. In realtà mi sono riconosciuto omosessuale fin da quando avevo 10 anni e da allora ho trovato nell'autoerotismo e nella sessualità una sorta di surrogato di eden, una compensazione del mio male di vivere. Il fatto di essere così inetto socialmente mi ha portato ad avere le mie prime esperienze con altre persone alla soglia dei 30 anni. Dapprima ho provato disgusto per tali rapporti, dopo averli avuti mi sono sentito sporco ed usato (anche quando in fondo ero io stesso consapevole di usare ed essere usato), poi anche grazie alla pornografia e alla frequentazione di chat gay ho costruito un mondo immaginario che uso per sopperire alla mancanza di affetti normali e di graificazioni sane. Ma questo prima o poi mi porterà ad impazzire perché so che quello in cui mi rifugio non porta da nessuna parte. Non posso dire con esattezza se non sia io a sbagliare e che se fossi un tipo diverso adesso forse avrei una relazione e praticherei una sessualità appagante come desidero, ma sono stato deluso ormai troppe volte... Allora sto cercando di darmi una calmata e di non fruire compulsivamente di materiale pornografico o di sesso occasionale.. La battaglia è dura (in fondo sto smantellando l'unico schermo protettivo che mi protegge dalla realtà, che in questo momento per me è molto dolorosa, non avendo fra l'altro un lavoro) ma spero che ne valga la pena e che non sia costretto a vivere dolorose scivolate e ricadute nelle mie ancora radicatissime cattive abitudini...
Alberto ha detto...
Cari amici, finalmente un po' di tempo libero per leggere il blog. Rispondo innanzitutto a Desert84 sulla "vocazione al volontariato", non intendevo confonderla con quella al sacerdozio per cui ho dato solo la mia testimonianza, essendo stata sollevata la questione da Adeodato con cui concordo. Avendo subito anch'io il fascino di queste belle aspirazioni ("dedicare la mia vita agli altri") credo che si tratti di una forma come un'altra per nutrire l'immagine tragico-eroica che ci siamo costruiti addosso e sfuggire, una volta di più, alla concretezza della vita quotidiana. Abbiamo bisogno innanzitutto di lavorare su di noi, giorno per giorno, con costanza e coraggio. La carità comincia da noi stessi. Per bluekover (cause del disinteresse sessuale per le donne) credo che in parte tu abbia già centrato in arte la risposta ma forse leggendo la questione sotto un'altro profilo, che non è quello strettamente sessuale, ma più ampio dell'inadeguatezza ai rapporti interpersonali costruttivi tutto apparirà più chiaro. Da omosessuale non avevo l'immagine di me come maschio, quindi partner di una donna ed il problema non mi si poneva, le ignoravo e basta senza riuscire ad instaurare relazioni al difuori degli obblighi di cortesia. Ma anche le relazioni con i ragazzi non avevano nulla di costruttivo, depurate del solito sentimentalismo autogiustificativo e dell'autoillusione, si riducevano solo ad una forma di autogratificazione narcisistica sia sotto il profilo psicologico che sessuale. La sostanza è che il problema vero consiste nel non riuscire a relazionarsi in modo sano col mondo, l'esito omosessuale con il disinteresse eterosessuale è solo una delle possibili conseguenze, un po' come la punta dell'iceberg di un problema ben più profondo. Finché non si cambia prospettiva rischiamo solo di soffocare le conseguenze senza curare il male vero, con esiti -lo posso assicurare sulla mia pelle- più che disastrosi (prometto di tornare in futuro sulla questione qui solo accennata per brevità).
Alberto ha detto...
Per Giuseppe90, quando parli di "persone che son arrivate già alla fine del loro cammino" forse ti riferivi ad un mio commento (o forse no ma è sempre meglio fare chiarezza) in cui sintetizzavo brutalmente la mia esperienza semplificando eccessivamente il mio cammino di rinascita. Mi preme chiarire che non è stata una cosa immediata, ma ha richiesto anni, le ricadute sono state a volte rovinose, spesso sono stato sul punto di mollare tutto. A quasi 6 anni dalla prima ferma risoluzione posso dirti di essere una persona nuova, sempre in cammino perché non si smette mai di lavorare su se stessi, ma apprezzo quotidianamente la crescita ed oggi oltre alla serenità ri-guadagnata riesco a "vedere" e percepire il mondo con occhi nuovi. Caro Giuseppe ti chiedi perché Dio ci ha fatto questo "scherzo", temo che sia una questione che un po' tutti noi ci siamo posti, più sopra ho detto che secondo me Dio ci ama più degli altri perché ci ha dato una grande prova e con essa le grazie necessarie per uscirne vincitori. Magari -con tutto il rispetto per Nostro Signore- uno ne avrebbe fatto volentieri a meno ma qui entra in gioco il disegno provvidenziale di Dio che è inperscrutabile. Ancora oggi io mi chiedo dove mi voglia condurre e che cosa di buono riuscirà a tirar fuori da uno come me, non riuscendo a darmi una risposta mi rimetto alla Sua volontà e consegno a Lui le mie sofferenze in pegno di gratitudine per l'amore che mi ha sempre dimostrato anche quando io l'ho abbandonato scientemente. Quanto al consiglio che chiedi penso ti sarebbe di grande aiuto leggere il libro di G. Van den Aardweg Una strada per il domani: guida all’(auto) terapia dell’omosessualitá. Poi sarebbe bello per tutti fare una gita ad Assisi da Fr Max e li potresti confrontarti con chi di noi ha già intrapreso il cammino. Per Anonimo 27 marzo, coraggio stai crescendo a vista d'occhio, sei sulla buona strada. Ho appena comprato anche io l'ultimo libro di Nicolosi -anche una copia in inglese- ma sono riuscito solo a leggere i primi capitoli. Molto interessante, forse eccessivamente tecnico ed adatto più ad un pubblico di specialisti che non all'autoterapia. Per Adeodato grazie per aver citato ancora PPP, credo veramente che "Supplica a mia madre" valga un trattato di psicologia sull'eziologia dell'omosessualità. Visto che le citazioni letterarie a volte valgono più di tante parole mi sento di consigliare la lettura di E. Waugh Ritorno a Brideshead magari accompagnata al commento che ne fa Weigel -sulla scorta di D.L. Patey- nelle Lettere ad un giovane cattolico, in cui si da un senso ed una prospettiva semantica in ottica cattolica e di diritto naturale anche ad un esperienza oggettivamente peccaminosa come quella omosessuale. Penso sia utile a dare speranza e ricordare a tutti noi che non abbiamo solo un passato od un presente problematico ma anche un futuro (migliore). Santa Pentecoste a tutti e che lo Spirito Santo ci illumini nel nostro cammino.
fr max ha detto...
Carissimi fratelli,ù Pace a voi. Son rientrato da poche ore da un convegno di due giorni molto interessante e formativo. Ho visto che l'attenzione in questi giorni sta focalizzandosi da parte vostra sulla figura materna, di cui forse si parla poco nelle condivisioni. Allora l'invito e a condividere maggiormente questo altro grande è importante mistero nella vita di ciascuno: LA MAMMA! Ringrazio Adeodato per le ricche spiegazioni che da delle dinamiche sottostanti i processi affettivi e a cui suggerisco sempre di arricchire maggiormente con il proprio vissuto esperienziale,magari condividendo (sempre in libertà) episodi e esperienze personali che possono aiutare, guradando lui , ad entrare nella dimensione di cui parliamo. La testimonianza! Saluto con affetto fraterno Giuseppe che sento tanto addolororato e in ricerca di una risposta da Dio al perchè del proprio Dolore. Caro Giuseppe noi non possiamo dare una ragione del perchè di certi dolori però possiamo entrarci in una relazione del tutto nuova e soprattutto imparare a sentire quel dolore e a non scapparne, diventando pian piano adulti anche nel relazionarci con esso. Aspetto altri tuoi commenti carissimo. Per l'anonimo 40enne. ciao carissimo e ben venuto anche a te. Non credo che tu sia nato sfigato o sotto chiissà quale congiuntura astrale negativa!! (scherzo!) Leggo una vita, quella di cui parli, segnata dal dolore, dalla fatica, dall'incapacità di capire il perchè, etc. Un disperato tentativo di costruire un mondo parallelo fatto di illusioni e immagini del tutto irreali (chat ,ponografia, incontri). Allora carissimo ti chedo se forse non è giunto il tempo, vista anche la tua età, di guardare prima in faccia alla tua storia, a cio' che ti è accaduto, a quello che senti e che ti abita dentro. Se puoi, parlaci meglio di te. Un abbraccio fraterno a tutti. Che lo Spirito della Verità apra i nostri cuori alla Libertà. Senza paura. Fr Max
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne grazie a tutti ed a fr Max in particolare per la sua risposta! Forse ho dato in parte un'idea distorta di me e del mio passato: la mia vita è stata accidentata soprattutto per quanto riguarda l'aspetto affettivo-sessuale che per vari vicissitudini è divenuto centrale, ma per il resto non penso affatto di essere più sfortunato della media anzi sono stato fortunato ad avere dei genitori e dei fratelli e anche qualche amico che mi volessero molto bene! Diciamo che sono stato fortunato a vivere nel mio ambiente per come sono fatto. Molti di noi, per come sono fatti, avrebbero molti problemi anche se, come me, fossero vissuti nel migliore dei mondi possibili! Devo confessare, prima di continuare, di non avere una formazione cattolica pur credendo in Dio e che non ho molta fiducia nei preti e nei frati: vi prego di aiutarmi in questo perché con tutti i pedofili e i preti non casti che si trovano tra loro non ho nessuna fiducia a seguire quello che predicano visto che a quanto sembra anche molti tra loro non ci credono per niente: ah se potessi aver fiducia in un maestro spirituale attendibile, affidabile...ma con tutto quel marcio che c'è in giro come fare a fidarsi? Aspetto una vostra risposta illuminante in merito... Un'altra prevenzione forte che mi sento di dover condividere con il forum è quella sulla reale motivazione che sta dietro un blog come questo: perché e a chi sta tanto a cuore il nostro essere omosessuali? Non è uno sterile adattarsi a principi generali e teorici che non hanno nulla a che fare con le nostre piccole vite private (che tra l'altro per gli altri, sono sicuro, sono innocue)? Non è la rivincita della gerarchia su una visione più umanistica ed empirica, non giudicante o che giudica caso per caso, dubitativa, aperta come quella che ha improntato il dialogo ad esempio avviato da alcune diocesi con le realtà dei gay credenti locali in alcune città o di Don Ciotti del gruppo Abele? E' importante che mi chiarisca e mi chiariate le idee su questi punti perché è vero che soffro nella mia condizione ma non vorrei cadere come si suol dire dalla padella nella brace... Non vorrei in altre parole cadere nelle mani di chi in nome di ideologia e dottrina non avesse a cuore me come essere umano unico ed irripetibile ma solo la mia identità sessuale interpretata come disordinata ed eretica solo perché diversa da quella della maggior parte delle persone del mio sesso... Scusate la franchezza e grazie per l'occasione offertami di potermi confidare con voi..
fr max ha detto...
Per l'anonimo 40 enne. Carissimo, nn posso negarti la mia profonda tristezza di fronte a considerazioni alquanto riduttive come quella che ho appena ascoltato sulla Chiesa, su ipreti e sui frati. Scusa ma non aggiungo alcun commento chiarificatore in merito perchè (parlo da religioso frate felicissimo di essere tale) non credo di dover difendere nessuna categoria ne fare opologetica di alcun genere. LA VERITA' SI FA STRADA E SI TESTIMONIA DA SOLA. Non credo neppure di doverti dare alcuna ricetta che ti convinca del contrario di cio che pensi: come replicare di fronte a queste parole? "ah se potessi aver fiducia in un maestro spirituale attendibile, affidabile...ma con tutto quel marcio che c'è in giro come fare a fidarsi? " Non vedo molto spazio al di fuori delle tue convinzioni. Io che tu ci creda o no parlo di quello che ho a cuore: cioè te come persona. Ciò che mi interessa e mi muove non è alcun interesse se non il poter giore del vederti gioire. LA mia gioa è poter giungere alla fine di questa giornata è credere che qualcosa stia o possa cambiare nel cuore di chi è convinto che non possa esserci alcuna via d'uscita al dramma della propria esistenza. Credere che un cuore possa accendersi di una luce che si Chiama speranza, questo da senso alla mia vita e mi fa gioire ed essere sempre più convinto che LA VERITà ci farà liberi. Ti abbraccio. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Concordo in pieno con Max! Generalizzare è la cosa più triste che si possa fare anche perchè si vedrebbe solo il marcio in ogni settore. Anonimo 40enne nessuno dice agli omosessuali che sono sbagliati e che devono cambiare (nemmeno la Chiesa): se una persona vive bene con la sua sessualità benissimo, anzi sbaglierebbe a cambiare per la visione degli altri. Io ho deciso di iniziare questo percorso perchè purtroppo fin da piccolissimo stavo male, ma non per il giudizio degli altri: era un malessere dentro di me. Quello che ti posso consigliare è di guardare con gli occhi del cuore e di sicuro troverai le risposte.
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Caro Fr Max e cari tutti forse ho esagerato nel riportare il comportamento di alcuni uomini di chiesa perché ritengo che questo sia indicativo della difficoltà anche per loro a sottrarsi al ruolo predominante che ormai la sessualità ha assunto nelle vite di noi uomini occidentali. E' indubbio che l'epoca in cui viviamo è caratterizzata dalla tendenza e spinta ad agire la propria sessualità qualunque essa sia. Per un uomo in carne ed ossa è quasi impossibile sottrarsi da solo a questo diktat. In una prospettiva laica penso sia giusto capire perché, anche a causa di questo clima culturale, per alcuni il sesso sia vissuto in modo autodistruttivo e compulsivo (se non proprio patologico e inaccettabile come nel caso della pedofilia) che si sia eterosessuali o omosessuali. Per poi affrontare i traumi specifici di chi è divenuto omosessuale... Un abbraccio
Adeodato ha detto...
Ciao Anonimo quarantenne, non so chi ci sia dietro questo blog: potrebbe essere chiunque: una setta in cerca di proseliti, un movimento religioso, una lobby politica o forse semplicemente, e probabilmente, qualcuno, di buona volontà, che non ha nessun interesse particolare se non quello di aiutare gli altri secondo una precisa visione propria della vita e del mondo che può essere religiosa o meno. Il merito che riconosco a questo blog, al Narth e a siti simili è quello di insinuare il dubbio sulla convinzione che l’essere omosessuale sia una cosa normale, il contrario, cioè di quello che dogmaticamente sostiene la nostra società attuale dominata dal politicamente corretto. Certo, Nicolosi non è infallibile, la ricerca scientifica in teorie riparative è ancora ad uno stato quasi embrionale, i casi di guarigione completa documentati sono pochi ed io posso non condividere alcune posizioni o atteggiamenti. Di una cosa sono sicuro: coloro che vogliono uscire dall’omosessualità non sono solo individui spinti o costretti dalle proprie convinzioni morali e religiose o dalle pressioni sociali. La religione, la fede possono rappresentare un ottimo strumento motivazionale che può essere totalmente futile per chi non crede e che può arrivare ad intraprendere questo cammino per altre vie e per altri motivi. La condanna da parte della Chiesa delle attività e dello stile di vita gay ha avuto il merito di creare una voce discordante dall’opinione dei più. E questa voce discordante ha fatto sì che si creasse proprio quel dubbio, quello spazio di ricerca alternativo. Per questo la maggior parte dei siti ex gay/teoria ripartiva sono in ambito cristiano e cattolico. Non penso ci sia qualcosa di politico o di direttivo da parte della gerarchia. Chiaramente molti movimenti di questo tipo sono appoggiati da sacerdoti e alti prelati che ne condividono l’impostazione. Altri invece sono dubbiosi su queste teorie o il modo in cui vengono applicate ma non per questo approvano lo stile di vita gay o non condannano l’attività omosessuale (che non è assolutamente compatibile con il cristianesimo nonostante qualche sacerdote, purtroppo e in buona fede, lo sostenga). L’andare incontro caso per caso è un dovere dei sacerdoti ma questo non può significare approvare una condotta errata. Il dialogo con il mondo omosessuale (e non attivista gay) è una priorità per le Chiese locali ma non potrà mai arrivare alla condivisione di certe posizioni che sono incompatibili con il cattolicesimo. Parlando della mia esperienza personale, posso dirti che sono cattolico praticante e forse mi sono avvicinato alla fede per il mio dolore e per le mie insicurezze ma poi una volta incamminatomi, ho scoperto la vera libertà proprio nel compiere la volontà di Dio e non nell’adattare Dio alla mia volontà. Ti dirò anche un’altra cosa importante: non sono state le mie convinzioni morali o le pressioni sociali a farmi intraprendere questa strada. Ripeto la fede serve a chi crede per perseverare. Nel mio caso non sono stato spinto dall’idea di stare compiendo un peccato, forse sarei finito facilmente in questi gruppi di “gay cristiani”. Ho sempre, però, avuto la fortuna di percepire che qualcosa in me non andava, che quell’attrazione per gli uomini era compulsiva, “cannibale” che mi sentivo pervadere da un forte senso di inferiorità sulla mia identità e sul mio ruolo. Dopo ho capito che l’omosessualità è solo un sintomo di questo disagio ben più profondo e l’ho potuto realizzare grazie a persone come Nicolosi, i curatori di questo blog , il gruppo Lot che, pur nella loro non perfezione assoluta, hanno il grandissimo merito di aver aperto la strada e creato un varco direi rivoluzionario.
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne x anonimo 27 marzo: è giusto non generalizzare allora anche sugli omosessuali proiettando su di loro "il marcio" che ci si sente dentro! Ma non voglio essere polemico con te visto che non ti conosco: puoi invece specificare perché ti senti e ti sei sentito malissimo fin da piccolo? E perché ciò aveva a che fare con la tua omosessualità? Anch'io mi sento male ma perché vivo male la mia sessualità nel senso che non riesco a viverla come vorrei. Non so se questo sia dovuto alla società o soltanto a me ma io lo lego al fatto di essere omosessuale perché è difficile essere omosessuale, e gli omosessuali sono problematici, l'ambiente omosessuale è ghettizzante e lì è difficile vivere serenamente la propria sessualità... ma certo sarei un'ipocrita se dicessi che non sia anche una questione di carattere ma forse è proprio questo carattere così chiuso e introverso ad aver contribuito a fare di me la persona che sono, il mio dilemma è appunto questo: la mia felicità sarebbe generata da ciò che mi ha sempre reso infelice ed io potrei essere felice solo se restasssi infelice come sono sempre stato.. E' questo il paradosso che mi fa male... Un'ultima cosa: non puoi non sapere come secondo la gerarchia della chiesa l'omosessualità sia un'inclinazione intrinsecamente disordinata e che va contro natura, e che la terapia riparativa è tale perché la personalità dell'omosessuale sarebbe difettosa. Ecco se si riuscisse a superare questi toni e si fosse più neutri nei termini usati tutti ne gioverebbero.. Finisco: non voglio infatti monopolizzare il forum Abbracci
bluekover ha detto...
Caro anonimo 40enne. Ti premetto subito che io sono agnostico, e in quanto tale non escludo che un giorno potrò essere fedele, ma il mio cammino è iniziato in maniera del tutto LAICA. Come prima cosa vorrei renderti consapevole di un auto-inganno che tu, come molti gay(dove per gay intendo gli omosessuali ideologizzati), porti avanti: "io soffro per colpa della società, del modo in cui va il mondo: se il mondo fosse diverso e accogliesse gli omosessuali senza relegarli in ambienti ghettizzanti potrei vivere la mia sessualità in manera armonica". Parafrasando e sintetizzando (correggimi se sbaglio) vuoi dire "stando sempre nell'ombra si diventa ciechi". Come faccio a sapere che si tratta si un autoinganno, mi chiederai.. Bene, prova a fare questo esperimento: pensa a tutte le persone omosessuali che hai incontrato e con cui hai avuto modo di confidarti, di cui conosci la storia personale (ovviamente la prima di queste persone sei TU). In che contesto familiare sono cresciute? Che rapporto avevano con i coetanei? Di cosa soffrivano maggiormente: di essere omosessuali loro malgrado o di non potersi rivelare? Prova a fare mente locale al periodo in cui hai cominciato a sentire i primi impulsi omosessuali: come vivevi tutto ciò? Hai mai avuto sentimenti di vergogna e inferiorità verso gli altri uomini? onestamente, ti sei mai detto "se solo potessi essere forte, sicuro, socievole e dinamico come loro!" Ti è mai capitato di avere sentimenti di disprezzo verso quegli atteggiamenti tipicamente maschili che non avevi, come il cameratismo e lo spirito di gruppo, ritenendoli "triviali", "volgari", "trogloditi", ma al tempo stesso avendo una paura nera di non essere alla loro altezza, di essere ridicolo se invitato a giocare a pallone o a bere una birra? Nella tua vita hai mai avuto il rammarico di non essere eterosessuale? Non hai avuto un senso di invidia per quei tuoi coetanei che si sposavano e avevano figli? Il tono delle domande precedenti è incalzante perchè, per prima cosa, in un cammino di conoscienza di sè, è importante l'onestà verso se stessi. Noi che scriviamo su questo forum siamo giunti alla conclusione che l'omosessualità ci preclude la vera realizzazione delle nostre persone, e abbiamo scelto di metterci in marcia verso un cambiamento. Non è detto che tu farai la nostra stessa scelta. E' una libertà che appartiene solo a te, e non ti si può nè imporre nè sottrarre (come vorrebbero quei gay che si oppongono alla diffusione delle idee sulle terapie riparative). Il fatto che tu abbia sviluppato questa compulsione per il piacere sessuale la dice lunga, a mio avviso, sulle ferite che cercavi di anestetizzare. Detto questo, ti ribadisco che nessuno ti toglie la libertà di continuare sulla tua strada, noi vogliamo solo proporre civilmente una alternativa, cosa che al mondo di oggi sta diventando sempre più difficile, in troppi settori.
fr max ha detto...
CHI SONO VERAMENTE? Che grande mistero, che angoscia lasciarsi scardinare da un interrogativo come questo! Sembra che in queste occasioni la strada giusta sia la conoscenza totale di sè. Ma è possibile tutto cio? Scrive un uomo che di vita vissuta se ne intende di nome S. Agostino: "C'E' QUALCOSA NELL'UOMO CHE NON E' CONOSCIUTO NEPPURE DALLO SPIRITO CHE E' IN LUI. TU, PERò, SIGNORE, CONOSCI TUTTO DI LUI, PERCHE' L'HAI CREATO". Dunque il nostro cuore forse percepisce di non poter conoscere fino in fondo il proprio abisso. E' allora che fare? Rassegnarsi? Autocompiangersi? Lamentarsi? Vittimizzarsi? Giungono in aiuto ancora le straordinarie Parole di S. Agostino: " CONFESSERò DUNQUE, QUELLO CHE SO E QUELLO CHE NON SO' DI ME; PERCHè ANCHE QUANTO SO DI ME, LO CONOSCO PER TUA ILLUMINAZIONE; E QUANTO NON SO' DI ME , LO IGNORERò FINO A QUANDO LA TENEBRA NON DIVENTERà COME IL MERIGGIO ALLA LUCE DEL TUO VOLTO ". Il Tuo Mistero può diventare la tua forza! Un abbraccio e buona gionata. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne grazie a tutti per i riscontri! Non c'è dubbio che io forse potrei essere un caso clinico esemplare: forte attaccamento se non immedesimazione nella madre da bambino, senso di inferiorità nei confronti dei coetanei, paura di dover crescere e mostrare i segni dell'appartenenza all'universo maschile durante la pubertà, compensazione del male di vivere attraverso la masturbazione e l'attrazione sessuale verso gli altri uomini... Devo ammettere di essere disperato per quanti problemi ha portato tutto questo alla mia vita che affettivamente ne è stata funestata (perdonatemi il tono forse un po' patetico e grottesco ma è la mia situazione per come la vivo a livello soggettivo)... Ecco però che mi sorgono dei dubbi: ormai son passati tanti anni da quando si sono manifestati i problemi che probabilmente mi hanno portato ad essere quello che sono? Vale la pena di andare a rivangarli, di destrutturare un equilibrio che anche se precario e fragile e basato su fondamenta d'argilla mi ha consentito fino ad ora di sopravvivere per un risultato incerto? In fondo il mio orientamento sessuale non è stato frutto di una scelta consapevole nè di uno stile di vita che io abbia abbracciato coscientemente in alcun modo... Vi dirò che a me basterebbe anche solo abbandonare la spinta al sesso promiscuo e agli incontri casuali... A me basterebbe anche solo acquisire una vita affettivamente più stabile magari insieme ad un amico speciale con il quale magari sublimare l'istinto sessuale... O perché no? rivolgermi ad una scelta di castità ma consapevole e gratificante, matura da cui adesso sono distante anni luce seppure quasi esclusivamente a livello mentale.. L'idea di cambiare del tutto orientamento sessuale infatti, attualmente, mi fa persino un po' paura: non riesco a rispondere in modo rassicurante alla domanda a cosa andrei incontro se cambiassi? Perdonatemi ho bisogno di aiuto... Abbracci
Anonimo ha detto...
PER ADEODATO Ciao adeodato! mi hanno molto colpito i tuoi interventi, mi sono molto rivisto in quello che hai detto.. Mi piacerebbe confrontarmi con te. Mi lasceresti un tuo contatto? non so.. msn o email. Ciao a presto
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Non riesco a capire perchè molti (omosessuali ed eterosessuali) se la prendano con questo blog e in generale con Nicolosi. Forse bisognerebbe diffondere il messaggio che nessuno vuole cambiare l'orientamento sessuale dei gay, ma aiutare gli omosessuali(come me) che non riconoscono la propria sessualità-> omosessualità indesiderata. Io credo che ogni persona abbia il diritto di scegliere: chi sta bene con la propria sessualità neanche penserà a cambiarla, mentre è importante diffondere che si può cambiare a tutte quelle persone che non la riconoscono. Credo che se si diffondesse il giusto obiettivo nessuno tenterebbe di ostacolare/nascondere.
Adeodato ha detto...
Caro Anonimo quarantenne, ti do solo un consiglio simile a quello di bluecover: prova solo a vedere le cose da un punto di vista diverso, così per un attimo per curiosità. In particolare prova a pensare che, forse, quella vita emotiva e sessuale instabile non è dovuta a un intero mondo antigay e omofobo ma semplicemente a qualcosa di insoddisfatto nel tuo profondo essere. Vale la pena rivangare il passato? Io direi di sì anche perché, da quello che dici, il tuo equilibrio precario non sembra per niente un equilibrio ma un tentativo malsano di stare a galla e avere l'illusione di continuare a vivere. Entusiàsmati per un'avventura alla ricerca di te stesso. Smuovi le tue covinzioni. Non puoi semplicemente vivere una castità forzosa senza accompagnarla con la speranza, la voglia di cambiare e di lottare. E' come se ti mancasse un passaggio: riconosci i tuoi problemi ma sembri aver paura di affrontarli per quello che sono e rimandi con scuse come "non vale la pena... se il mondo fosse diverso....se solo incontrassi...se magari mi forzassi a...se la Chiesa non dicesse..." ti rendi conto che così scarichi la responsabilità su altri e fuggi da te stesso? Infatti persino la ricerca di un autocontrollo esasperato è sintomo di mancanza di sincerità con se stessi. Ti consiglio di leggere i libri di Nicolosi, non per sposare in toto le sue idee, ma per renderti conto che le cose possono essere viste semplicemente in modi diversi da quello personale che spesso è totalmente deviato dai condizionamenti del proprio vissuto. Un'ultima cosa: come tu dici, il tuo orientamento sessuale non è stato frutto di una scelta ma può essere una tua scelta quella di analizzarlo, destrutturalo capirne le cause e magari cambiarlo. Tu puoi sempre decidere della tua vita, non puoi rassegnarti a esserne vittima. Cerca di essere virile in questa presa di coscienza e nella voglia di essere l'artefice del tuo destino con grinta e coraggio. Credimi è la strada giusta! Per anonimo 27 marzo: se io sono grasso, posso trovare un equilibrio, accettarmi e magari autoconvicermi e suscitare ammirazione negli altri per la mia disinvoltura, affermando che grasso è bello e felice e che i magri sono tristi. Oppure posso rassegnarmi e dire "sono nato così, mi è sempre piaciuto mangiare, è la mia costituzione" e non fare nulla per cambiare. Queste due conclusioni portano comunque ad un equilibrio ma non portano alla solidità e serenità interiore: nel mio io mi sentirò sempre più insoddisfatto ed idealizzerò la magrezza come fonte di vera felicità ma potrò aver l'illusione di continuare a vivere. Questo è metaforicamene è quello che fanno i gay. Una terza conclusione è: sono grasso, innanzitutto mi accetto, in secondo luogo individuo le cause, quelle vere le più dolorose da ammettere, quelle che ricadono sempre sulla nostra resposabilità e con umiltà, motivazione e perseveranza inizio ad affrontarle. Questo è quello che dobbiamo fare noi, cattolici e non. Adeodato crumiro82@hotmail.it
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Ciao a tutti, ho letto alcuni libri di Nicolosi e di van der Aardweg, ed essendo io un ingegnere, in qualche modo un uomo di scienza, li ho presi per quello che sono cioé delle ipotesi, interessanti, significative per certi versi, ricche di risonanze con alcuni aspetti della mia esperienza, ma da qui a pensare che siano completi (quando centinaia di psicologi, psicanalisti e psichiatri, lungo vari decenni, hanno indagato sull'omosessualità senza giungere ad una conclusione univoca) ed ad accettarli acriticamente come la verità rivelata ce ne corre...e questo confronto con la propria coscienza dovrebbe essere un passo dovuto ed obbligatorio per ciascuno di noi! Dalle mie ricerche sull'omosessualità e su me stesso io mi aspetto che mi arricchiscano e che minimizzino il dolore ed il danno nella mia esistenza, ecco perché anche Nicolosi ha scritto sul sito del Narth che ha aiutato alcuni fra coloro che gli si sono rivolti a trovare una maggiore stabilità emotiva e relazionale senza per questo modificarne a tutti i costi l'orientamento sessuale.... E' interessante l'idea di Spitzer (lo stesso psicologo che diede il contributo maggiore alla cancellazione dell'omosessualità dall'elenco delle malattie psichice dell'APA negli anni '70) sulla fluidità dell'orientamento sessuale che potrebbe essere modificabile per alcuni...ma secondo me bisogna andarci con i piedi di piombo perché è necessario rispettare i tempi e le particolarità di ogni singolo soprattutto se non ancora indipendente... Una cosa invece che proprio non posso accettare, per esperienza personale, è la negazione dell'omofobia ancora presente in ampi strati della realtà sociale italiana (e di tutto il mondo)...e mi lasciano molto perplesso anche i discorsi sulle fantomatiche lobby gay (alle quali, se esistono, supplico di fare finalmente qualcosa per me e così di provarmi la loro esistenza ;-)).. Quindi apertura e speranza sì ma non acritiche se no si sarebbe ancora alla teoria geocentrica (perché LA VERITA' SI FA STRADA E SI TESTIMONIA DA SOLA, ma se non siamo sicuri di detenerla siamo almeno un po' più tolleranti anche con noi stessi) Abbracci
fr max ha detto...
Per l'anomimo 40enne. Ciao Carissimo, volevo chiederti in due parle se vuoi e se ti va, di condividere con noi COME STAI E QUELLO DI CUI HAI BISOGNO. Fraternamente Fr MAx
Adeodato ha detto...
(segue dalla prima parte) 4) L’omofobia c’è e non si può negare. Ma è sbagliato confondere per omofobia qualsiasi tentativo di affrontare l’omosessualità con un approccio differente a quello dell’autoaccettazione e dell’abbandono a propri istinti. E’ sbagliato confondere per omofobia il voler difendere la famiglia tradizionale ed impedire nozze ed adozioni gay. Il vittimismo gay (arcigay, associazionismo) fa gridare allo scandalo ogniqualvolta qualcuno provi a sostenere un’idea differente dalla loro. Loro sì che sono acritici e di parte ed in questo calderone mischiano idee legittimi con atti chiaramente da condannare. 5) Le lobby gay forse esitono o forse no. Non lo so. Sicuramente esiste un atteggiamento politicamente corretto nei confronti dell’omosessualità che non si può trattare in maniera difforme da quella formulata proprio dall’attivismo omosessuale. In più i gay dominano nei media e nel mondo della cinematografia. Pensiamo alla penosa immagine del marito, uomo, padre che viene data nelle fiction televisive: un’immagine debole, impacciata, sesso dipendente, con incapacità decisionale. Visione dell’uomo tipica del mondo gay. 6) Mi dispiace deluderti ma qui non siamo bigotti cattolici del ‘300 (ammesso che poi fossero davvero tali, io non credo pensiamo a Dante). Non crediamo alla teoria geocentrica. A me sembra che sia il mondo gay arroccato sulle sue posizioni, ideologizzato, acritico e chiuso totalmente al dialogo. I Galilei della situazione siamo noi che abbiamo il coraggio di superare l’opinione dei più, il perbenismo ed il politicamente corretto. Tu, invece, sembri a priori averci incastonato in uno stereotipo.
Adeodato ha detto...
Caro anonimo quarantenne, Ti chiedo scusa se sono sempre io a risponderti come chiedo scusa a tutti gli altri: non voglio monopolizzare il forum . Ma dagli interventi, giusti o meno che siano possono nascere sempre spunti di riflessioni per tutti. Il tuo ragionamento è giustissimo: andarci con i piedi di piombo è d’obbligo ma vorrei condividere con te alcune mie conclusioni: 1) Non mi risulta siano stati portati avanti grandi studi sull’omosessualità, sulla sua eziologia, sulla sua tassonomia o che altro, negli ultimi anni, la maggior parte degli psicologi l’hanno ritenuta normale ed anno basato l’approccio terapeutico (ove ce ne fosse bisogno, per sintomi o, dico io, cause(?)) semplicemente sull’ auto accettazione: un escamotage per non affrontarla veramente, si tratta di un argomento scomodo (lobby o non lobby). Mi risulta che invece uno padre della psicologia del calibro di Adler ne avesse già fatto un’approfondita analisi proprio basandosi sul concetto di senso di inferiorità. Analisi poi dimenticata misteriosamente perché considerata superata (da quale nuova scoperta). Fra l’altro molti specialisti, DOGMATICAMENTE (e tu da persona analitica sai che il dubbio è la fonte della cultura e del progresso) sostengono che sia normale senza prima averla definita. Esiste un solo tipo di omosessualità? Da che cosa è causata? Il sesso omosessuale è identico e speculare al sesso eterosessuale? Le nevrosi, le complusione, la depressione sono solo conseguenze della mancata accettazione o sono i sintomi di un altro disagio? Se non è etico moralizzare la psicologia, allora anche la pedofilia, la necrofilia ecc. ecc. dovrebbero considerarsi un naturale sbocco del proprio orientamento sessuale. 2) Tu pensi che chi accetti le teorie riparative sia acritico e di parte. A me sembra che chi arrivi a condividerle invece abbia sviluppato un notevole senso analitico. Sosteniamo un approccio assai critico proprio perché va controcorrente e non per motivazioni religiose o dogmatiche ma per conclusioni radicate nella piena razionalità e conoscenza di se stessi e dei processi della propria vita nonché sull’ascolto delle opinioni di tutti: non solo quelle del Papa come non solo quelle della maggioranza degli psicologi (per lo meno in apparenza). 3) Io sono d’accordo sulla fluidità dell’orientamento sessuale in linea di massima: questo da una parte ne prova la malleabilità dall’altra però fa pensare come esso sia delicato, influenzabile da variabili esterne e come quindi possa arrivare un meccanismo compensativo di tipo compulsivo. (segue nella seconda parte))
bluekover ha detto...
Per Anonimo 40enne. Sicuramente il tuo bisogno primario è raggiungere un equilibrio, stare meglio con te stesso. A quel punto potrai decidere se andare ancora avanti o accontentarti. Il dubbio che mi sorge, leggendo i tuoi post, è che tu non voglia vanificare tanti anni di vita gay, forse per timore di scorgerne le contraddizioni e vivere ciò come una sconfitta. Credo che questo sia uno dei motivi per cui molti attivisti gay fanno di tutto per boicottare le terapie riparative, in quanto il cambiamento di altri minerebbe la stabilità delle loro convinzioni. Nella decisione di intraprendere un cammino di cambiamento influisce molto il carattere: io, ad esempio, non mi sono mai identificato come gay, ho sempre vissuto le mie tendenze come un ostacolo, non qualcosa da difendere. Ti dico che io studio una materia scientifica, per cui ho sottoposto le teorie riparative a molte critiche, così come ho messo in discussione le teorie biologiche/genetiche. Magari mancano indagini ad ampia scala, proprio perchè il DSM-4 sembrava porre fine alla diatriba in maniera definitiva (ti faccio notare che uno dei criteri del metodo scientifico è proprio la provvisorietà, oltre alla parsimonia: perchè scomodare fantomatici geni, mai trovati, se il discorso fila benissimo con spiegazioni ambientali? Pensa, fra l'altro che un gene esprime la potenzialità di avere un carattere, ma non è detto che questo si manifesti sempre). Per il discorso del timore di rivangare il passato ti dico che a volte è peggio la paura del dolore, che il dolore stesso! E una paura vinta si trasforma in coraggio! Il modo migliore per vincere un dolore è passarci nel mezzo... e poi non pensare che il percorso si basi su una estenuante "rivisitazione" del passato! Il passato serve a dare un senso al presente, a capire che non è stata una fatalità, ma il risultato di concause, che si possono vedere anche senza andare fino al cavillo. Da quel momento in poi si lavora solo sul presente, per trovare nuovi modi di affrontare le situazioni e provare esperienze emozionali correttive, come dire "cambiare occhi, toccare il cuore"! Un'ultima cosa sulle lobby gay: ti sei mai chiesto perchè in certi ambienti (come quello dello spettacolo) si fa più carriera essendo gay, o perchè molti gay sono appetibili per molte fasce di mercato come l'abbigliamento ecc? se pensi a una lobby come una setta o una società segreta è chiaro che non c'è, ma se vedi invece interessi economico/politici e favoritismi senza paraocchi, ne noti diverse, e non solo gay, sia chiaro! Il termine ha il significato di "gruppo di pressione". A noi, in teoria, interesserebbe ben poco, se non fosse che ci fossero queste pressioni che vogliono boicottare la nostra libertà di pensiero. Un ultimo concetto. nessuno nega l'esistenza dell'omofobia, il problema qui è l'uso improprio del termine: già "fobia" è inappropriato perchè più che paura si dovrebbe parlare di intolleranza; ma soprattutto la critica è rivolta alle continue accuse di omofobia verso chi rende nota la possibilità di un cambiamento. Nicolosi e gli altri sono tutt'altro che omofobi, anzi, direi che sono i pochi a comprendere realmente il vero disagio di cui soffrono le persone omosessuali. Nella maturità bisogna sapere accettare le critiche costruttive, non accusare sempre, vittimisticamente, di essere discriminati per distogliere l'attenzioni da realtà scomode, come il degrado e lo squallore dei luoghi di ritrovo gay.
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Caro Fr Max non so se riesco a dire come sto e ciò di cui ho bisogno in due parole, tra l'altro ho già provato a scriverlo nei messaggi che ho postato precedentemente. Sto male e vorrei provare a capire perché. E vorrei diminuire l'odio ed il dolore nel mondo in generale e nella mia storia personale in particolare. Non penso sia giusto che di alcuni problemi si dia la colpa principale alla famiglia d'origine. Secondo me bisogna concentrarsi di più sui terzi che per ignoranza, intolleranza, pregiudizi, cattiveria e influsso satanico (scusatemi, io non mi intendo di questi temi ma a volte nella mia vita ho percepito un tale odio in alcuni nei miei confronti da non poter descriverlo se non facendo ricorso al soprannaturale!!) rendono a molti infelici la vita un inferno: io non parlo in astratto e rifacendomi a principi generali, parlo per quella che è la mia esperienza concreta... Un abbraccio a tutti coloro che hanno avuto esperienze simili e un ringraziamento a voi tutti nella speranza che siate misericordiosi con me e con loro tutti..
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne scusate se scrivo troppo: è solo per ringraziare Adeodato e blukover per i loro riscontri che leggo ora e trovo molto puntuali e incisivi. L'impressione che ne ricavo è molto convincente perché non semplifica un tema per molti versi problematico come quello dell'omosessualità (anch'io ho letto il saggio di Adler e mi ci sono rispecchiato). Concordo quando si scrive che forse il mondo gay a volte dà risposte preconfezionate e superficiali: ecco perché mi sono rivolto a questo blog! Abbracci
fr max ha detto...
Per l'anonino 40eene. Carissimo grazie per l'impegno che ci stai mettendo per renderci partecipi del tuo dolore e della tua fatica. Cerchiamo di fare dei piccoli passi. Puoi provare a descrivere il male che senti? Cosa ti fa stare veramente male? Come si manifesta il male di cui parli? Puoi provere ad ascoltarti nel tuo dolore e a dargli voce? Se ti sembrano domande troppo invadenti per un blog se vuoi puoi scrivermi sulla mail...ne sarò felice (byronmp@libero.it). Ti abbraccio forte e ti sono vicino veramente in questo momento. Fr MAx
Alberto ha detto...
Cari amici, molto belli ed interessanti i commenti tecnici di cui vi ringrazio ma visto che dovremmo essere qui più per parlare delle nostre esperienze e testimoniare il nostro cammino, io che non sono un gran che tecnico voglio parteciparvi la gioia grande che ho provato per un importante momento di assertività in una situazione che in altri tempi mi avrebbe mandato in crisi. In un luogo pubblico (assolutamente non gay) molto affollato intravedo (il "radar" nonostante gli anni mi è rimasto) un bellissimo ragazzo, come ormai consuetudine mortifico lo sguardo e lo distolgo concentrandomi su altro. Accidentalmente veniamo presentati l'un l'altro e lui dopo un po' tenta un approccio prendendomi sensualmente una mano. Mi svincolo con garbo per non ferirlo e nonostante continui il suo corteggiamento di sguardi, niente non provo nessun'attrazione erotica nei suoi confronti. Finita la serata saluto e vado via. Pulsioni zero, il suo volto non mi appare. Totale padronanza di me. Sembra una banalità ma in altri tempi una cosa del genere mi avrebbe scatenato una violenta ossessione compulsiva ed avrei finito la mia giornata certamente non recitando le preghiere della sera. Un altro passo avanti! Grazie anche a voi del sostegno indiretto che mi date con la vostra presenza. Un pensiero anche per il nostro anonimo 40enne, caro mi spiace sentire che soffri sappi che ho condiviso questo sentimento che ti affligge. Permettimi di dirti che la questione dell'omofobia -come l'intende il modo gay- è una bufala, ho avuto relazioni in paesi "evoluti" del nord Europa dove il movimento per i "diritti gay" ha vinto da tempo le sue battaglie e le sofferenze dei miei ex erano le stesse che sperimentiamo noi nella cattolica (?) Italia. Certo non è bello essere discriminati ma questo avviene quotidianamente un po' per tutti, pensa ai cattolici, non è bello e va giustamente condannato ma non ingigantiamo a dismisura il problema. Un consiglio se vuoi veramente cambiare e riappropriarti della tua vita guardati onestamente dentro senza cercare giustificazioni lontano da te. Hai già fatto un grande passo in avanti denunciando pubblicamente il tuo dolore ed il bisogno insoddisfatto di felicità che provi, scava nel pozzo della memoria, dai un volto ai tuoi demoni ed affrontali a viso aperto, perdona, riconosci il tuo valore e spendilo, hai una VITA difronte a te! Spero di percorrere altri passi al tuo fianco. Coraggio!
Anonimo ha detto...
PER BLUEKOVER da Anonimous Ciao bluekover, sono un ragazzo omosessuale. grazie per i tuoi interventi preziosi, come quelli di tutti! mi lasceresti il tuo contatto msn? ciao a presto
Anonimo ha detto...
leggo con apprensione molti commenti lasciati dai lettori di questo blog. solo poche parole rivolte soprattutto ai giovani: l'omosessualità non è una malattia, ma una variante normale dell'orientamento sessuale. questa non è una mia personale opinione ma è ciò che dichiara tutta la comunità scientifica. Agli autori del blog: sono schifata da questo sito, per la strumentalizzazione della sofferenza di tante persone che vivono i loro sentimenti come qualcosa di sbagliato. in qualità di psicologa appartenente a una comunità scientifica mi sento in obbligo di denunciare tale scempio agli organi preposti. Cordiali saluti
Bluekover ha detto...
Signora psicologa, ci risiamo, direi. Lei è omosessuale? suppongo di no. Ha idea di cosa si prova a non riconoscersi in pulsioni indesiderate? nemmeno. Qui non si fa nessuna strumentalizzazione dei sentimenti, glielo posso garantire, tant'è che io sto molto ma molto meglio da quando ho iniziato il mio cammino. Denunciare lo scempio agli ordini preposti???? Signora, qui si tratta di libertà d'opinione! Piuttosto, denunci quei suoi colleghi psicanalisti che tengono in terapia i pazienti anche 10 anni senza giungere a un risultato, nonostante una spesa astronomica! Denunci gli psichiatri che prescrivono, off-label (cioè al di fuori delle normali indicazioni terapeutiche) antiepilettici e antipsicotici come fossero caramelle anche a minorenni: quella sì che mi sembra una strumentalizzazione della sofferenza, che diventa un piatto succulento per industrie farmaceutiche e medici senza scrupoli. Se nella sua professione vuole indirizzare giovani confusi ad accettarsi e a vivere la loro sessualità (le faccio notare che in questo caso LEI PRENDE LA DECISIONE PER QUALCUN ALTRO, NON GLI DA' ALTERNATIVA) nessuno le viene a rompere le uova nel paniere, ma le do un consiglio, ci lasci in pace, non abbiamo bisogno dei suoi preconcetti. La "COMUNITA' SCIENTIFICA" (anche qui sarebbero necessarie precisazioni...) HA PRESO LA SUA DECISIONE PRIMA ANCORA CHE IO NASCESSI: COME FACEVANO A SAPERE DI COSA AVREI SOFFERTO? CHE FOSSE TUTTA COLPA DELLA "SOCIETA'" e AVREI "INTERIORIZZATO L'OMOFOBIA"? Guarda caso sperimentare l'omosessualità mi ha fatto sentire ancora più svilito e castrato. Un'ultima cosa: come può biasimare una teoria che, presumo, neanche conosce? Io le dico che mi sono sentito COMPRESO, UNA VOLTA PER TUTTE, DOPO ANNI CHE SENTIVO DIRMI DI ACCETTARMI PASSIVAMENTE. Vorrei ricambiare i suoi cordiali saluti, ma non mi va di essere ipocrita.
Adeodato ha detto...
Carissima pscicologa, la sua apprensione dovrebbe essere diretta alla ricerca della conoscenza e della verità. Non mi sembra che la psciologia abbia fornito una definizione univoca e soddisfacente sull'omosessualità, sulla sua eziogenesi e sui vari tipi della stessa omosessualità e su cosa sia meglio per garantire un equilibrio ai soggetti omosessuali. Non si vuole approfondire nulla di tutto ciò, né se ne vuole discutere apertamente. Come mai? Forse perchè si tratta di un argomento scomodo, per cui soluzioni diverse possono infrangere i tabù del politicamente corretto? O perché sostenere che l'omosessualità sia il sintomo di un disagio interiore si scontrerebbe con la teoria che l'omosessualità deve essere in tutto e per tutto considerata normale? Fatto sta che comunque la comunità scientifica non sta affrontando seriamente ed analiticamente il problema ma semplicisticamente sceglie la soluzione più facile e più condivisa, e anche quella che professionalmente garantisce un successo terapeutico e personale più sicuro (se di successo terapeutico si tratta visto che l'autoaccetazione non risolve i problemi più intimi che voi lasciate disattesi). La verità anche e soprattutto scientifica non si delibera a maggioranza. Quindi né le risoluzioni degli organismi scientifici internazionali (proclamate a base di votazioni, si vada a leggere gli atti e i verbali), né sopratutto l'opinione superficiale dei più può essere formulata da uno psicologo alla stregua di un dogma. Mi perdoni ma dire che l'omosessualità è normale, soprattutto se a dirlo è uno specialista, è di una superficialità estrema non valutando l'enorme varietà di questo fenomeno, la fragilità dell'identità e dell'orientamento sessuale, la complessità del carattere, i fattori sociali e le stesse reazioni dell'inconscio a determinati vissuti. La sua superficialità è allarmanante. Non lo dico per aggredirla, ma la sua apprensione può essere solo dannosa per me. Concentri il suo lavoro sulla ricerca, se arrivata a questo blog legga tutti i 900 post VERAMENTE e si faccia un'idea della complessità del tema omosessuale. Non se la cavi con un moralismo politicamente corretto e giudicante. Questo blog, sarà forse di ispirazione religiosa. Alcune cose sono chiaramente non scientifiche ma nessuno pretende che lo siano. Ha, però, il grande merito (e lo ripeto) di provare ad indicare una strada diversa. Non si scandalizzi del blog. Si scandalizzi dei siti gay, dei locali gay, delle saune ecc. ecc. Ci conosca, mi scriva sono disposto a parlare con lei dei miei veri problemi ed i miei progressi (crumiro82@hotmail.it)
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Anch'io sono per la libertà di opinione (purché coinvolga soltanto persone maggiorenni e già formate). Sono persino arrivato a pensare che l'omofobia sia inevitabile: una certa percentuale di stupidi in società infatti è fisiologica. Questo non vuol dire però che gli omofobi siano innocui e non debbano essere messi in ogni caso a tacere (se non in casi estremi messi in galera buttando via le chiavi: se sembro un po' duro in merito è perché ho le mie buone ragioni). Ma questo blog naturalmente non mi sembra omofobo (e le vittime della vera omofobia sanno che ci sono realtà e ambienti davvero tragicamente difficili). La mia sofferenza è dovuta al fatto che ho messo al centro della mia realtà l'attività sessuale pur trovando molto difficile praticarla con altre persone: per timore di restarne ferito? Per mancanza di occasioni? Per mie caratteristiche di persoanlità? Non so rispondere: è per questo che penso che questo blog dia una prospettiva interessante e lecita della condizione omosessuale e contribuisca a formare delle ipotesi che possono essere accettate o meno ma che non credo possano essere pericolose (se non inculcate a forza nella mente di persone deboli naturalmente). Ho frequentato in parte ambienti gay come locali, circoli e saune ed è certo che se devono costituire dei punti di riferimento per la cosiddetta comunità omosessuale avrebbero da fare prima un po' di autocritica: a volte infatti a mancare è proprio il senso di appartenenza ad una comunità, alle volte si viene accolti con modalità un po' troppo stereotipate che escludono una vera e sana empatia. Ma queste naturalmente sono mie opinioni personali. Abbracci
Daniele ha detto...
Cari tutti. Voglio annunciarvi la mia guarigione! Vi avevo lasciato dicendovi che sarei andato da un'associazione che si chiama nuova proposta (a Roma). Volevo decidere se cominciare la strada di modificare il mio orientamento oppure no. Ebbene, malgrado la paura, sono andato e... non ho trovato lì gente a un passo dal suicidio, non ho trovato malati agonizzanti di aids negli angoli o drogati. Ho trovato gente NORMALE!!!! proprio proprio non me lo aspettavo! avevo detto che volevo sapere che vita facevano e come vivevano: chiecchierando del più e del meno ho scoperto che fanno una vita NORMALE (c'era un dentista, un infermiere e un impiegato! lavorano, hanno amici, vanno a messa e qualche volta vanno in discoteca, che male c'è). Lì ho conosciuto pure Paolo, un ragazzo carino di 18 anni: siamo andati a messa inzieme, sono sicuro che diventeremo amici! Preché ho parlato di guarigione? perché dopo tanto tempo mi sento bene: qualcuno potrebbe dire che è tutta una illusione, ma se non sento dolore e mi sento sereno e contento perché rovinarmi l'adolescienza a stare chiuso in casa a cercare di farmi piacere le femmine, quando proprio proprio mi disgustano? Devo ringraziare tutti voi perché il vostro blog mi a aiutato a capire che l'unica sofferenza era perché non mi accettavo (tra l'altro ho un padre e una madre fantastici e non mi permetterei mai di dire che se mia madre mi vuole bene "c'è del marcio"!!! come ho letto da qualche parte) un abbraccio a ffettuoso a tutti
Anonimo ha detto...
In merito alla diatriba fra la collega psicologa ed altri utenti: Io gli atti li ho letti, tutti, così come continuamente mi aggiorno e mi informo sulle teorie e le prassi del mio lavoro, anche e specificatamente sulla questione omosessuale. Non mi sembra in alcun modo un tema affrontato in modo univoco o superficiale dalla comunità scientifica e ci sono continuamente dibattiti e convegni sull'argomento. Uno degli argomenti cardine su cui si sta molto discutendo è proprio la sofferenza che a volte deriva da un orientamento sessuale non etero e ci si chiede quale sia l'aiuto che si può proporre a chi lo domanda. Certamente c'è libertà di opinione, ma altrettanto certamente, per riprendere un esempio (scricchiolante e pieno di luoghi comuni) fatto più sopra, non si può semplicemente dare al paziente quello che domanda: se da un medico arrivasse un paziente chiedendo della morfina e il medico la prescrivesse senza nemmeno battere ciglio, questo medico andrebbe direttamente in carcere senza passare dal via. Così lo psicologo non può non farsi e fare delle domande prima di proporre/accettare la "riparazione". Sulla tematica della "normalità" c'è da dire che sia i medici che gli psicologi hanno una deontologia che impone loro la totale astinenza dai giudizi di valore e conformità, per cui direi che le speculazioni sulla statistica e la devianza dalla media la lascio ai matematici e ai sociologi, oltre che ai rotocalchi e alle conversazioni da bar. Mi sembra anche sciocco decidere che nessuno può capire le sofferenze che non ha passato: vorrebbe dire che non si può comprendere una persona che ci sta raccontando che ha perso i genitori se i propri sono in vita o che un uomo non può comprendere una donna. Non entro nel merito della religiosità, su questo, davvero, non ho nulla da eccepire in alcun senso, ma facciamo attenzione a non confondere la fede con la scienza: come si sa la fede è indiscutibile, la scienza non è mai -per definizione- dogmatica. Detto questo, mi auguro che troviatee la serenità che cercate senza dover finire nelle mani di chi specula sulla solitudine e la confusione.
Alberto ha detto...
Caro Daniele, tu non volevi “decidere se cominciare la strada di modificare il mio orientamento oppure no”, non ti ponevi criticamente difronte alle tue pulsioni identificandoti fin da principio come “gay” ma avevi già fatto la tua scelta e cercavi solo un avallo della stessa per mettere a tacere quel barlume di coscienza che ancora recalcitrava (“non mi accettavo”). Mi spiace ricordartelo ma non sei “guarito” proprio da nulla hai solo nascosto il problema che ora continuerà a crescere dentro di te incontrollato, giustamente ti riferisci al tuo stato d’animo come ad un’illusione e dici di “sentirti” bene, non di stare bene. Ancora una volta adotti una falsa prospettiva quando dici: “perché rovinarmi l'adolescenza a stare chiuso in casa a cercare di farmi piacere le femmine, quando proprio proprio mi disgustano?” L’alternativa non è tra l’imporsi l’eterosessualità negandosi rapporti sociali o lasciare che le nostre pulsioni prendano il sopravvento. Questa è una dicotomia falsa che serve solo a giustificare la tua scelta e non ti darà la felicità. L’alternativa vera è tra l’affrontare il problema alla radice o fare comodamente (?) finta di niente. Mi parli di gente normale, cosa pensavi che gli omosessuali avessero la coda? Chi muore di AIDS magari l’incontri più facilmente in una corsia d’ospedale, chi si suicida al cimitero. Cosa ti aspettavi da una chiacchierata “del più e del meno”, di capire e vedere cose che molti di noi hanno vissuto nell’arco di un decennio? Quanto al tuo Paolo credi davvero che ne sortirà un’amicizia? Te lo auguro ma la mia esperienza è che tra omosessuali gli affetti sensibili scadono necessariamente –presto o tardi- nella sensualità. Allora che farai, che ne sarà del tuo proposito di stare lontano dal peccato quando dovrai fare i conti col sesso? Ti asterrai? Credi ancora in Dio, ami ancora Gesù? Ti ricordi quando dice: “se mi amate osservate i miei comandamenti”(GV 14,15)? E’ un discorso duro ma fai finta di non voler comprendere, come puoi dire che questo blog ti ha “aiutato a capire che l'unica sofferenza era perché non mi accettavo” eppure l’hai letto visto che citi un vecchio messaggio di Anonimo 27 marzo, naturalmente decontestualizzandolo per utilizzarlo a tuo piacimento. Quando la finirai di mentire a te stesso? Ripeto è un discorso duro ma ho già vissuto il tuo stesso autinganno e speravo almeno per te che non dovessi passare per le prove che ho dovuto affrontare. Auguri Daniele, continuerò a pregare per te e se vorrai sarò disponibile, prima di sparire magari scrivi una mail a Fr Max.
Adeodato ha detto...
Caro psicologo, collega della precedente pscicologa, poche cose sintetiche: 1) vorrei sapere quali atti ha letto e a quali convegni ha partecipato; 2) la scienza nella sua concezione idealistica non è dogmatica ma può degenerare nel dogmatismo facilmente. Possiamo fare anche mille convegni ma se l’idea base ispiratrice è la stessa non arriveremo mai alla discussione ed al confronto; 3) Mi sembra chiaro che la psicologia non è la fisica, scienza sì ma con i dovuti distinguo. 4) Il medico non può dare al paziente ciò che questo richiede: ma non può imporre la propria cura. Nel momento in cui uno psicologo dice ad un omosessuale “tu devi solo accettarti” in alcuni casi avrà fatto la cosa giusta in altri si sarà fermato alla sola apparenza (problema di accettazione) trascurando tutte le altre dinamiche psichiche sottostanti che potrebbero tranquillamente esserci, essere complesse, compromettere altri aspetti della vita psichica aldilà di quello sessuale ed essere modificate o perlomeno capite e accettate. 5) Nessuno crede al miracolo della guarigione, che è molto difficile ma è diritto di un uomo conoscere l’eziogenesi della propria omosessualità e cercare di costruire il proprio equilibrio ripartendo dalle cause del suo disagio: non focalizziamoci sul lato sessuale ma soprattutto su quello emotivo e relazionale. Con o senza “riparazione”; 6) Le sofferenze degli altri possono essere capite tranquillamente. Il problema è disporsi a farlo. In ogni tipo di comunicazione umana se i due non hanno un comune terreno concettuale le cose non possono essere condivise. Esempio banale: se ho problemi relazionali e lei sostiene che derivano dall’ “omofobia interiorizzata” ecc. ecc. non entrerà mai nel mio vissuto interiore. 7) Ogni psicologo, adleriano, freudiano, “ripartivo” ecc. ecc. può avere la tentazione di speculare sul dolore, la solitudine e l’insicurezza dei suoi pazienti e ho visto molte persone: a) derubate letteralmente dopo anni di “cura” b) convinti di aver raggiunto un equilibrio grazie ad una dipendenza da sedute durate anni e ormai indispensabili. Se ci si riesce, (e non si è affetti da patologie gravi) il proprio equilibrio è meglio raggiungerlo da soli mettendosi in discussione, predisponendosi al confronto con gli altri, ascoltando le opinioni di tutti ma alla fine scegliendo la propria.
Adeodato ha detto...
(segue) 8)la totale astinenza dai giudizi di valore e conformità vale in entrambe le direzioni: per cui direi che sostenere la normalità dell'omosessualità senza averne una visione chiara, è già in realtà l'espressione di un giudizio di valore e conformità. 9)infine, egregio dottore, fossi in lei non disdegnerei i rotocalchi e le conversazioni da bar, non perché le consideri di alto valore culturale (figuriamoci!) ma perché ascoltarle può far scendere dal piedistallo, per così dire, dell'eccessiva astrazione. Detto ciò mi auguro, impegnandomi io per primo e principalmente, che questo forum torni ad essere un luogo di scambio di esperienze personali fra persone adulte e con sufficiente capacità di giudizio e di critica quali appunto tutti noi siamo.
Anonimo ha detto...
@ adeodato: Mi sembra di capire che quello che cercate è uno scambio di esperienze personali senza ingerenza alcuna da parte di chi non la pensa esattamente come voi. Trovo sia un peccato, perchè discutere da diversi "terreni concettuali" potrebbe essere arricchente per entrambe le parti. Non mi pare il caso di mettere in dubbio l'attenzione al relazionale della psicologia, nè tantomeno di fare distinguo fra scienze, visto che nessuna di esse è esatta. Comunque, tolgo il disturbo e buona vita a tutti.
Anonimo ha detto...
gentile psicologo, quando ho letto la sua risposta ho pensato di essermi perso un passaggio. Quindi ho riletto a ritroso gli ultimi commenti, cercando di capire a cosa o a chi lei si riferisse quando dice che in questo blog non si accettano ingerenze di chi ha un'opinione diversa, ma non ho trovato nulla a parte il commento di Adeodato in cui molto civilmente argomenta le proprie posizioni e poi "le passa la palla" chiedendole di argomentare le sue. Attendevo con interesse di leggere la sua risposta perché, come dice lei, "discutere da diversi terreni concettuali potrebbe essere arricchente per entrambe le parti". Quindi mi chiedo perché lei non gli ha risposto? Perché vuole lasciare questo blog? Davvero non lo capisco e me ne dispiaccio. Un cordiale saluto a tutti
Adeodato ha detto...
Un chiarimento: anche io sono per il dialogo e il confronto su questo forum. Sono anche pienamente convinto che tutti abbiano il diritto di intervenire: da me a Fra Max, da Daniele ad Alberto, da bluekover agli psicologi con qualche perplessità. Se ho dato l'idea contraria, me ne dispiaccio perché penso fermamente che non solo ogni esperienza personale ma anche ogni opinione scientifica, morale, religiosa ecc. sia fondamentale in un tema così controverso. Volevo solo evitare che, soprattutto per mia colpa, si arrivasse a discussione troppo teoriche e nozionistiche come Max spesso mi ricorda. Gentile anonimo psicologo che mi ha diretto un post: il denunciare una nostra chiusura e annunciare un suo ritiro a me sembra una provocazione un po', mi permetta, tendente all'ipocrisia. Perché 1) nessuno le ha proibito di esprimersi (né il moderatore, né nessun altro); 2) qui abbiamo tutti idee diverse e tutti le esprimiamo come esprimiamo il nostro disappunto quando e dove ne sentiamo la necessità; 3) superficialmente lei ha confuso l'incomunicabilità di diversi "terreni concettuali" (ovvero il diverso concetto che abbiamo dell'omosessualità) con l'incomunicabilità tout court che nessuno qua ha sostenuto o accusato. 4) ho la sensazione, o forse mi sbaglio, che lei voglia a forza farci rientrare nel cliché dei fanatici chiusi al dialogo con chi non la pensa come loro. (e la sua collega schifata pronta alla denuncia, cosa era?)Ma sarà una mia impressione. 5) Se fosse proprio e solo una mia impressione la prego di controbattere, con le proprie argomentazioni, alle questioni che abbiamo posto analiticamente in molti nei post precedenti e che lei, preoccupato a lanciare anatemi di incomunicabilità, ha volutamente "dribblato" . Nessuno glielo impedisce ma sappia che esponendole sarà soggetto a dubbi, perplessità, critiche e contrapposizioni degli altri. A cui lei potrà a sua volta rispondere. Come è giusto che sia in un confronto fra posizioni diverse. In bocca al lupo!
Adeodato ha detto...
P.S. Sul suo concetto di inesattezza di tutte le scienze avrei dei dubbi. Non metterei sullo stesso piano, ad esempio, il livello di esattezza della dinamica con quello della psicologia. Un'idea personale, chiaramente. Per bluekover: grazie mille per aver capito le mie intenzioni. Apprezzo, e un po' invidio bonariamente, il tuo tono delicato e diplomatico.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Non credo che i 2 psicologi riusciranno ad instaurare un dialogo costruttivo perchè fidandosi ciecamente dei loro studi resteranno sempre sulle 2 righe dedicate all'omosessualità: si nasce così, bisogna accettarsi! Povero mondo, per fortuna ci sono persone che cercano la verità anche se scomoda e non si fermano a quello che viene deciso di rendere noto. Ringrazio Adeodato: è davvero stupendo leggerti, i tuoi messaggi rivelano una profondità, capacità d'analisi e intelligenza unica.
Alberto ha detto...
Cari amici, visto l'interesse per la terapia riparativa che anima questo blog credo che troverete utile l'articolo intervista a Joseph Nicolosi uscito sull'ultimo numero del settimanale Tempi, disponibile anche online all'indirizzo http://www.tempi.it/cultura/009177-curo-i-gay-ma-non-sono-una-strega Abbracci
fr max ha detto...
Pace a voi fratelli. Il mio silenzio sulla diatriba degli ultimi giorni non è nè dissenso tantomeno indifferenza. Semplicemente ho ritenuto più opportuno non intervenire in un confronto che a mio avviso non si gioca a carte pari e scoperte. Troppi interessi? Ideologia? Politicaly Corect? ......non lo so. Da religioso non faccio alcuna affermazione in ambito di fede, altrimenti sarei il solito difensore retrogrado impuzzolito di sacrestia. Credo solamente che occorra ripartire da un' antropologia comune attorno alla quale possiamo riconoscere il fondamento della creatura umana: l'uomo! Ritengo che sia doveroso oggi per ciascuno di noi recuperare un concetto FONDAMENTALE: la persona umana come realtà ontologicamente sessualta descrivibile e oggettivabile. e non un entità astratta soggetto portatore di diritti, identificato col suo orientamento. Possiamo ripartire qa quello che comunemente è difinibile come l'ABC dell'essere uomo e donna? Un abbraccio a tutti. Fr MAx
Bluekover ha detto...
Per Adeodato: scusami ma forse mi sono perso qualche passaggio perchè non capisco il tuo ultimo commento, in cui mi ringrazi e parli di un tono delicato e diplomatico. Sinceramente ho scritto il mio post di risposta alla psicologa "schifata" (che ribadisco, dovrebbe schifarsi di altro, ed è comunque omofoba, ebbene sì, verso noi che la pensiamo diversamente) con molta enfasi ed energia, perchè mi sentivo chiamato a rivendicare un mio diritto. Ricevere commenti su quello che dico mi fa sempre piacere, perchè mi danno un'idea di come mi si vede dall'esterno. Un caro saluto a tutti voi.
Daniele ha detto...
Pace a tutti, devo aver sbagliato a inserire il commento per cui lo rifaccio, speriamo bene: Alberto, perché ti arrabbi così con me? Avevo letto nel blog che era giusto fare esperienza e documentarsi, stando comunque attenti. è quello che ho fatto. Ho detto che mi sento bene, mi spiego meglio: sto bene, sono sereno come non mi sentivo da tanto! Tu continuerai a dire che è un'illusione ma lo saprò meglio io o tu che neanche mi conosci? Ho visto con i miei occhi che le cose paurose da cui cercavi di tenermi lontano non esistono!!!! ma davvero vuoi farmi credere che i gay non possano avere amici? e che fanno?, fanno sesso tra di loro come capita?(ovviamente prima di suicidarsi! eheheh!!). Ovviamente non conosci neanche paolo, quindi non si capisce come fai a dire che non possiamo essere amici (ah già, la tua esperienza!). Ti ripeto, da nuova proposta ho trovato gente normale e simpatica, finalmente non mi sento più solo, un abbraccio a tutti
Adeodato ha detto...
Per bluekover: Forse ho capito male io, ma mi sembra che gli psicologi siano due: la psicologa schifata ed un collega. Ti ho ringraziato semplicemente perché dall'ultimo post di risposta allo psicologo ho desunto che tu abbia capito le mie intenzioni, precisamete da questo passo: "a parte il commento di Adeodato in cui molto civilmente argomenta le proprie posizioni e poi "le passa la palla" chiedendole di argomentare le sue...... Quindi mi chiedo perché lei non gli ha risposto? Perché vuole lasciare questo blog? " Quado ho parlato di tono diplomatico volevo solo sottolineare che il tuo modo di presentatare le tue argomentazioni è più delicato e meno aggressivo nella forma (anche se forte e coerente nella sostanza) che il mio. Tutto qui. Un consiglio: non pensare troppo a come ti vede la gente dall'esterno.
Adeodato ha detto...
Per Daniele. Su tutte le nostre convinzioni possiamo avere il dubbio, prima o poi, che siano frutto di un'autoillusione. Io, razionalmente, ti dico solo una cosa: segui con la tua scelta se è quello che vuoi e che senti ma ne riparleremo quando sarà passata questa infatuazione iniziale e ti renderai conto realisticamente dei vantaggi e degli svantaggi della situazione i cui vuoi vivere. Una precisazione: no ho mai detto che i genitori degli omosessuali non siano fantastici ma che sono uomini e donne normali con pregi, difetti, virtù ed errori. Non si deve idealizzare né l'amore, né l'eventuale rabbia o dolore che qualcuno prova nei loro confronti. Bisogna solamente impararli ad amare veramente in una relazione che non sia né affettivo-dipendente, né di rabbia/vedetta infantile. Io amo e stimo i miei genitori non perché siano fantastici ma perchè sono l'uomo e la donna che mi hanno generato e cresciuto e senza i quali non sarei quello che sono. E lo stesso modo che ho di farmi domande sulla mia situazione e la determinazione e la volontà che ho sono, senza dubbio frutti del loro insegnamento.
bluekover ha detto...
@Adeodato: forse ho capito l'inghippo: io ho risposto solo alla psicologa "schifata" ma non al collega uomo. Le parole che citi "a parte il commento di Adeodato in cui molto civilmente argomenta le proprie posizioni e poi "le passa la palla" chiedendole di argomentare le sue...... Quindi mi chiedo perché lei non gli ha risposto? Perché vuole lasciare questo blog? " non sono mie, ma di un anonimo (io mi firmo sempre nei post) Quando chiedo come mi vede la gente dall'esterno intendo solo verificare se vengo inteso o frainteso, non capire il giudizio che hanno su di me. A volte la comunicazione non è efficace proprio perchè il "succo" non viene afferrato. CHIUSA PARENTESI. E' ora di tornare ai nostri scambi di vita vissuta :) @Daniele. Condivido in pieno quello che dice Adeodato e al tempo stesso non sono molto d'accordo con il tono che ha assunto (in buona fede) Alberto: è chiaro che io se potessi tornare in dietro non ripeterei certi errori, ma il senno di poi, per l'appunto, viene dopo. Quando, ad esempio, i genitori ci dissuadono da esperienze che li hanno danneggiati, come il fumo di sigaretta, noi quasi rivendichiamo il diritto di sperimentare e vedere da soli se ci sbagliamo oppure no; poi, una volta accortici dell'errore vorremmo aver seguito il loro consiglio. Io ti capisco, e di do dei consigli meno "invasivi": nelle tue frequentazioni scegli sempre l'affetto e non cadere a compromessi; se ti accorgi di sentire delle note stonate dentro di te, qualcosa che ti dice che quello che stai facendo non ti farà felice, ascoltale, non ignorarle, noi siamo qui; non sentirti mai obbligato a seguire dei decaloghi pre-confezionati solo per sentirti parte di un gruppo: se ti viene proposto di fare qualcosa che non ti convince (vedi la metafora della sigaretta che ti viene offerta) abbi il coraggio di rifiutare; se mai ti dovessi sentire ferito dai comportamenti di alcuni uomini, non accontentarti di pensare che è normale che facciano così. Io, nella mia esperienza di "messa in pratica" dell'omosessualità, ho avuto quasi l'impressione di dover "imparare" dei comportamenti, non di essere spontaneo: mi sentivo in dovere di accettare le pressioni e l'invadenza che il compagno di allora faceva o voleva fare sul mio corpo, mi sentivo di dover creare dal nulla un "romanticismo in versione gay" a cui prima non avevo mai pensato, e mi sono sentito in dovere di calzare la "personalità gay" che mi stava stretta e scomoda. Tutto questo ha fatto nascere in me dei dubbi, che per fortuna non ho ignorato: intuivo che non esistono persone eterosessuali e persone omosessuali in senso stretto, che l'orientamento sessuale non è un vero connotato distintivo di una persona. Mi sono detto di CONSIDERARMI UNA PERSONA, che CERCA LA SUA VERITA', non che si forza di assimilare quella degli altri con inevitabili contraddizioni. Vedo in te ancora della confusione, nessuno sta "chiuso in casa cercando di farsi piacere le femmine" (è un paradosso desiderare la nascita di un desiderio) anzi ti dirò, da quando ho iniziato il mio percorso sto in casa il minimo indispensabile, non mi perdo una festa o un'uscita con gli amici. Prima sì che stavo in casa, incollato al pc a cercare chissà cosa nelle chat gay, forse il chiodo che avrebbe scacciato il chiodo/carnefice di cui ti parlavo prima. Ora come ora sono a un punto soddisfacente, ma pur sempre consapevole che il cammino non è ancora finito: mi sono preso una bella gatta da pelare scegliendo questo percorso, ma già la sofferenza che ho scongiurato da quando ho abbandonato la vita gay mi ripaga degli sforzi quotidiani, per non parlare delle gioie che mi arrivano da relazioni sane e non erotiche con amici splendidi. Ho creato un nuovo account di posta elettronica, su cui poter anche chattare tramita google talk: bluekover.blog@gmail.com Buon fine settimana a tutti!
Alberto ha detto...
Caro Daniele, spiace aver usato un tono un pò arrembante e polemico ma ti assicuro che non sono arrabbiato con te. Come potrei esserlo, soffro di rimando nel constatare in te quello stato di "cecità" di cui anch'io ho patito le conseguenze. Ho per te quella solidarietà e quell'affetto puro e disinteressato che potrebbe avere un carcerato per l'occupante della cella a fianco di cui sente i lamenti ma non può vedere il volto. Non intendo continuare ad argomentare sulle questioni che sollevai nei commenti precedenti perché la loro autoevidenza è tale -per chi abbia occhi per vedere- che mi sembra inutile insistervi. Rileggi attentamente ciò che ti ho scritto e cerca di dare a te stesso una risposta convincente. Mi auguro che nella tua ricerca non ti capiti mai di finire in una dark room, forse non sai di che si tratta ma non tarderai a scoprirlo, magari questa sera in discoteca! Ecco Daniele vorrei che tu riuscissi a cogliere quanto falsa ed ingannevole sia la promessa di felicità che ora ti appare così avvincente, vorrei che tu capissi senza doverci sbattere la faccia come ho dovuto fare io, troppe volte. Vorrei che il tuo diritto ad essere felice, a non "sentirti più solo", possa trovare pieno compimento, ma l'arbitro del tuo destino sei tu e l'inesperienza e quel "devastante bisogno d'amore" sembra non avere la pazienza per una riflessione meno avventata. Spero che queste mie parole ti facciano capire che nonostante i toni a volte un po' bruschi, forse anche inopportuni ti voglio bene. Torno ad augurarti con Paolo una bella amicizia, ma ricordati che un' amicizia vera serve a farsi del bene reciproco ed il sesso omosessuale non è mai bene. Visto che credi in Dio t'invito a pregare lo Spirito Santo -cosa che non ti dovrebbe essere difficile- perché sani le tue ferite ed illumini la tua mente. Continuerò ad esserti vicino nella preghiera e sempre disponibile al confronto ed al conforto. Manda una mail a Fr Max ti aiuterà byronmp@libero.it. Abbracci
Anonimo - PD ha detto...
Ho 40 anni, e da 10 ho scelto di liberarmi dai desideri che mi hanno dato solo frustrazione e dolore, facendomi allontanare dall'amore verso la famiglia, e rendendomi un essere sessualmente attivo sì, ma mai con vera gioia e, col senno di poi, senza alcun futuro. Quando leggo di questi psicologi che pretendono di saper decidere cosa sia accettabile o meno della personalità di qualcuno, mi sento obbligato a dissentire profondamente. Oggi l'omosessualità è forte di una serie di convenzioni sociali indotte che, oltre a giustificare il comportamento deviato, tentano in tutti i modi di imporlo come stile di vita privilegiato, rivestendolo di una estetica erotica accattivante, abilmente e insistentemente mediatizzata, e proteggendolo con l'identificazione ad altre categorie "perseguitate" ( è vistoso come i gay abbiano ricalcato stereotipi e recriminazioni dei sopravvissuti alla Shoah) per giustificare e fare di se stessi una categoria protetta, non importa a che prezzo e a discapito di chi. Per questo certi dottori, nella foga di essere "moderni", nel nome del progresso e del "politicamente corretto" (sinonimo di ipocrisia), abbracciano l'idea di omosessualità come comportamento naturale o, falsità delle falsità, congenito, preferendo rassicurare invece che curare, esortando il paziente ad accettarsi perché nemmeno loro, inutile negarlo, saprebbero come essere d'aiuto, ma anche perché il solo tentare una cura verrebbe prontamente interpretato, dall'opinione pubblica di parte, come un'accusa verso chi decide di vivere assecondando, anzi glorificando le proprie tendenze.
Anonimo - PD ha detto...
....................... Ma solo io so quanto ho desiderato quella che era un'umiliazione che non meritavo, so cosa vuol dire guardare la parete o il soffitto mentre un altro si prendeva il piacere da me, autoconvincendomi che il mio dolore e il mio disgusto erano un godimento, perché così doveva essere, così veniva rappresentato su riviste e video specializzati, ben codificato e interpretato da attori dalla mascolinità esagerata, inarrivabile, perfettamente studiata per acuire quel senso di inadeguatezza al ruolo di uomo che aveva fatto di me un uomo a metà; quella stessa estetica si è progressivamente estesa alla musica, al cinema e alla tv: chi nell'ambiente gay si sottraeva all'imitazione di certi modelli era considerato ridicolo, ma non solo: molti non omosessuali hanno preso l'iconografia gay come modello di mascolinità alla moda. Ora, il prossimo passo: ostinarsi a reclamare il diritto al matrimonio gay, obbligando la società a prendere posizione, e criminalizzando chi mette in discussione questa presunta libertà fondamentale, aiutandosi con il solito pattern ricalcato dalla storia di comunità un tempo perseguitate. Sono 10 anni che ho capito quanto tutto ciò sia sbagliato e, nonostante il desiderio si sia presentato sempre e comunque in presenza di un ragazzo o di un uomo attraenti, l'ho contrastato prima di tutto con una lode a Dio per la bellezza delle sue creature, poi cercando in me la volontà naturale di conoscere ed eventualmente amare quella persona per ciò che era, e non per quello che mi muoveva dentro: molto spesso il desiderio sensuale svaniva, perché in realtà nessuno è così perfetto da meritare la sottomissione sessuale di un suo pari. La fede in Dio e il rispetto delle sue leggi, per me imprescindibili, mi hanno aiutato tantissimo: ho studiato i testi sacri, e cercato in tutti i modi di conoscere il vero punto di vista di Dio sull'argomento, non accontentandomi della lettura accomodante praticata dai gruppi di gay "credenti". .......................
Anonimo - PD ha detto...
........................ Qualcuno dica a questi psicologi di tener conto di questo: quando si è giovani e belli, quando la vita è solo godimento senza troppe responsabilità, si ha apparentemente tutto da guadagnare ad essere gay senza farsi troppi sensi di colpa, ma poi, quando il tempo della festa passa, ci si ritrova soli, preda di voglie abitudinarie ma non più così automaticamente desiderabili, anzi; col tempo si rischia la tentazione di un partner sempre più giovane, a volte troppo giovane, quasi a voler ritornare all'adolescenza perduta. Invece se si abbraccia la propria natura, con coraggio, anche con rassegnazione (penso sempre alle parole di Cristo, che chiede di rinnegare se stessi, prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo), magari c'è sempre quella cicatrice che pulsa nel cuore, ma un po' alla volta si capisce dove si è sbagliato, a quale punto del proprio percorso si è persa la strada; poi con l'aiuto di Dio si fanno nuovi incontri, si scopre che esiste un altro terreno, dove il proprio seme non va sprecato ma utilizzato per la gloria di Dio e della sua Creazione, si comprendono il sacrificio e l'amore che i nostri genitori hanno dedicato al bambino perfetto che eravamo, e ciò fa rimpiangere il tempo passato a rincorrere negli ambienti più sbagliati la vana speranza di una realizzazione fittizia ma scintillante, di un amore che non potrà mai chiamarsi tale, e il sogno di una adolescenza prolungata che è destinato inesorabilmente a farci risvegliare delusi, soli e disperati. Il tempo, la pazienza, la determinazione, qualche errore di percorso, certo, ma che valore ha riappropriarsi di sé stessi? Vale 10 anni di solitudine? Per me sì. Un abbraccio e un bacio fraterno a tutti. E amatevi, amate voi stessi, e amate gli altri per quello che sono. Mi da tanta forza sapere che siamo sempre di più a ribellarci a ciò che, giorno per giorno, appare sempre più per quello che è: un grande inganno di Satana, che oltre a toglierci la serenità in vita, ci toglierà anche la possibilità di una vita migliore in un'eternità di luce.
Anonimo - PD ha detto...
........................ Alla fine ho trovato sollievo da una lunga forzata solitudine incontrando la compagnia di coetanei stranieri, credenti, che mi hanno accettato senza fare domande. Tra loro anche il solo parlare di omosessualità è considerato disgustoso, mentre parlare di Dio è sempre degno di grande rispetto ed approfondimento. Essi hanno apprezzato tutto il buono che c'é in me "oltre", facendomi scoprire nuovamente me stesso. Queste persone mi aiutano inconsapevolmente ad essere più uomo, a volte mi abbracciano e mi baciano con la naturalezza che è propria della loro cultura, e non sanno che quel bacio e quell'abbraccio sono, dopo la fede, una delle migliori cure per il mio malessere, sono il segno del loro accettarmi senza imbarazzo, che poco alla volta mi ridà fiducia nell'uomo che sono, e può farmi rientrare nella strada che avevo perduto: sentirmi uomo tra altri uomini, avere con loro una convivialità pulita, parlare con serenità di matrimonio e di figli, perché tutto ciò è perfettamente naturale, augurarsi che succeda anche a noi come una benedizione di Dio, che non è poi così rara, anzi, è alla portata di tutti. Il "coming out" in famiglia, utile solo a giustificare noi stessi per la sofferenza che causiamo, non facilita chi sceglie il cambiamento; tantomeno i conoscenti, maschi o femmine, saranno d'aiuto, anzi. Per fortuna ho sempre cercato di tenere nascosto il mio modo di essere, che probabilmente era evidente, ma soprattutto mi sono tenuto alla larga da chi pretendeva di avere potere sulla mia psiche. .......................
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne x Anonimo - PD che testimonianza sconsolante e allucinata! Ho letto in studi seri che gli omosessuali sono tra coloro che con più probabilità arrivano vergini ad età avanzate (25-40 anni). Io stesso ho iniziato l'attività sessuale con un partner quasi a 30 anni. Mi spiace ma non credo affatto che chi faccia una scelta di ripiego solo perché non riesce più a rimorchiare come e quanto faceva da giovane possa divenire un punto di riferimento attendibile. Il mondo degli omosessuali non è fatto di eterni adolescenti ed è molto più variegato di quello che dipingi: possibile che tu non abbia mai provato un minimo di calore umano per le persone con cui hai fatto sesso? Possibile che nessuno di questi atti sia sfociato in un piacere genuino? Scusami per il tono ed il termine ma ciò ti dipinge come un mostro. I veri drammi degli omosessuali sono altri (la difficoltà ad accettarsi, la difficoltà di trovare un partner, la difficoltà ad essere accettato dalla società, la difficoltà a far durare le proprie storie per mancanza di un riconoscimento legale, etc etc) non quelli che metti in evidenza tu e che secondo me possono essere classificati come tuoi problemi personali e che potrebbe avere anche un eterosessuale: mi ricordano tanto quelli di una moglie delusa dal matrimonio e trascurata dal marito. Devo dire che con tali esempi si rischia di non andare da nessuna parte. Abbracci
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne x Anonimo PD Scusami per il tono eccessivamente rude del mio precedente post. A pensarci bene anch'io ho esperienze simili alle tue: una sorta di distacco emotivo durante il sesso e la sensazione di essere usato dal partner o di usarlo. Pensavo che ciò fosse causato dal fatto che avevo idealizzato il sesso ed avevo passato quasi tutta la giovinezza senza praticarlo con altre persone o forse perché ho praticato quasi solo sesso occasionale... Trovo che potrebbe essere molto interessante approfondire questa questione: Anche coloro tra voi che hanno avuto storie omosessuali durature e più o meno stabili hanno sempre sentito questo distacco emotivo nei confronti del partner durante i rapporti sessuali? Grazie per ogni vostro contributo! Abbracci
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Anch'io aspettavo le risposte dei 2 psicologi, ma nulla... E' veramente triste che una psicologa invece di cercare di inserirsi in un blog per dare la sua visione (che tra l'altro aspettavo entusiasta) e magari confrontarsi con i moderni studi, scriva solo per minacciare di denunciare venendo meno al 1° sacrosanto diritto della persona: la libertà d'opinione. Sono veramente rattristato e deluso.
bluekover ha detto...
@PD Carissimo, grazie infinite delle tue splendide parole. Le ho trovate di una profondità unica, nonchè scritte in maniera eccellente, quindi complimenti anche per lo stile! "so cosa vuol dire guardare la parete o il soffitto mentre un altro si prendeva il piacere da me" purtroppo lo so anch'io ed è terribile. E' un'esperienza che nessuno può comprendere se non l'ha vissuta. Hai fatto un'analisi accuratissima e davvero completa di cosa voglia dire assumere un certo stile di vita (cosa che per mia fortuna ho troncato molto presto, quasi sul nascere) e anche del contesto socio-culturale che accompagna, giustifica e ipocritamente valorizza la vita gay. Già, perchè gli eterosessuali di "mentalità aperta" sono ben contenti di non essere gay, e di certo non farebbero a cambio con la loro vita; vanno persino a ballare nelle discoteche gay per potersi vantare di quanto sono al passo coi tempi, tolleranti e amorevoli, non riuscendo a fare a meno, però, di descrivere quanto siano "divertenti" (leggi ridicoli) quegli uomini che sculettano, quelle piccole bestiole dello zoo, quegli animali da circo, fenomeni da baraccone. Sono gli stessi che si scandalizzano di fronte alla canzone "Luca era gay", sono favorevoli alle adozioni omogenitoriali, ma nascostamente si augurano che nessuno fra i loro figli/amici/parenti sia omosessuale. Noi, invece, viviamo nella terra di mezzo. Siamo consapevoli della vacuità della vita gay, ma ancora non ci è dato di amare e desiderare le donne. Siamo considerati burattini nelle mani di reazionari moralisti che ci vogliono plagiare, o repressi che non hanno il coraggio di urlare al mondo (magari in un bel corteo del gay pride) "quanto è bello essere gay! L'amore non ha sesso, il brivido è lo stesso..." (Tatangelo docet e così sia). Io so benissimo che nessuno potrà mai dissuadermi dal mio obiettivo, dalla mia presa di posizione. Mi fa solo rabbia che questo oscurantismo ostacoli le ricerche e la formazione di figure professionali che possano aiutarci efficacemente e concretamente.
Anonimo ha detto...
Vorrei ringraziare Anonimo 27 marzo. Molto interessante ma sopratutto coraggiosa la strada che stai percorrendo. Mi sono stati molto utili i tuoi commenti perche ho un figlio come te. mi hai chiarito molte cose: che Dio ti benedica. Io sono stata una mamma come la tua e mio marito é stato come tuo padre: preferiva il figlio maggiore e lasciava a me il piu piccolo: ci siamo divisi i figli! Lui ha appena 18 anni,e non accetta il suo corpo che diventa maschile. Tu cosa mi consigli fare come madre? Come sciogliere questo morboso attaccamento che ha nei miei confronti fin dalla piu tenera eta? Credi che l´avvicinamento di suo padre gli possa servire? Suo padre cerca d´abbracciarlo e dargli adesso quella sicurezza che forse non ha mai sentito in passato. Io cerco di farmi da parte. Vado per il percorso corretto' O dimmi: cosa avresti aspettato tu da tuo padre? Cosa credi che possa fare lui per curare le ferite del passato? Ti voglio bene: sei un ragazzo coraggioso
Anonimo ha detto...
Cara mamma Paola, anch´io come te non vivo piu dal 22/03/2010, la mia vita si é trasformata in un incubo. Ma é vero : bisogna pregare affinché Dio non ci allontani dai nostri figli per aiutarli. So cosa senti e ti sono vicina in questi momenti di disperazione con affetto Mamma laura
Desert84 ha detto...
Un saluto a tutti!!! Innanzi tutto volevo permettermi il lusso di sorridere al'affermazione della psicologa "disgustata" nel momento in cui afferma che intende denunciare questo forum...mah probabilmente questa signora non ha la minima idea che ancora viviamo in uno stato democratico in cui ciascuno ha il sacrosanto diritto di esprimere i proprio pensiero...si chiama libertà di opinione, qualcuno la informasse!Secondo poi mi viene in mente sempre questo:come mai i gay in primis ed i loro sostenitori poi, si scaldano tanto quando qualcuno la pensa diversamente da loro tanto da arrivare a scatenare un putiferio quando loro per primi hanno dovuto lottare per fare ascoltare la loro voce che,un tempo,era fuori dal coro?Non si sono lamentati tanto perchè avessero libertà di espressione?...E adesso sono i primi a censurare la libertà di espressione altrui.Mi pare che in questo forum nessuno abbia mai preteso di offendere o fare del male ad alcuno.Bene o male qui quasi tutti noi abbiamo un passato simile che forse ci rende un pochettino idonei a spiegare un fenomeno così tanto complesso come l'omosessualità.E poi scusate ma questo forum mica si chiama alice nel paese delle meraviglie!Si ciama uscire dall'omosessualità,per cui chi entra sa bene cosa aspettarsi...in un tempo in cui internet offre tanta porcheria facilmente accessibile anche ai bambini(siti porno e/o violenti ecc.)nessuno si scandalizza,perchè la "RETE"(curioso che si chiami proprio così) è di tutti e poi una psicologa qualunque si arroga il diritto di decidere cosa è bene o male...ma la deontologia allora dove la si mette???e poi parlare di scempio mi sembra oltraggioso per tutti noi del forum che non abbiamo altra pretesa che condividere ed aiutarci!
Desert84 ha detto...
Per Daniele. Caro Daniele evidentemente non hai letto il commento(consiglio) che ti avevo dato dopo che avevi espresso il desiderio di andare dai gay cattolici.Se vuoi rileggilo perchè,ahimè, tutto quello che temevo è successo.Prova a pensare questo:Quale differenza esiste tra un omosessuale cattolico ed un gay cattolico?il primo è in tutto e per tutto cattolico poichè,uniformandosi alla parola di Dio,lo cerca e si lascia curare dal Suo amore,il gay cattolico è una persona che vuol tenere il piede in 2 staffe,lodando e pregando Dio mentre in realtà ha già scelto sè stesso come dio della propria vita.Torno a ripeterti che Dio ti ama e mediante suo figlio Gesù vuole attirarti a sè affinchè anche tu un giorno possa ereditare la vita eterna,però per far ciò è necessaria una piccola cosa che si chiama fiducia...fiducia che Dio ci ama e mediante la sua parola ci insegna la Via,la Verità e la Vita.Se credi in Dio non puoi reinterpretare le Sacre Scritture a tuo uso e consumo!Non ti porterà da nessuna parte...e poi tu in risposta ad Alberto hai detto che con questo Paolo ci pùò essere solo amicizia(e te lo auguro) però vedi che quando non si mettono dei paletti e non si dettano delle regole(e questo è un lavoro che ognuno fa per sè stesso e non per gli altri)allora è facile scadere nel sesso...specie se vi insegnano che per Dio è cosa buona e lecita...ti ricordo che anche io ero andato in cerca di queste associazioni però,ringraziando Dio (e forse questo mi ha salvato)ho sempre saputo fermamente che ciò che mi dicevano le Scritture era vero e non soggetto a mie manipolazioni,per cui quando peccavo sapevo bene di farlo e pur stando male...malissimo non cercavo mai di dire a me stesso che stavo facendo una cosa giusta!Il mio invito ed augurio è che tu possa metterti in preghiera con cuore sincero e che Dio ti possa illuminare l'intelletto affinchè tu possa capire la tua strada,riscaldare il tuo cuore affinchè tu posa amare(che è il principio più importante della nostra esistenza) e guidare le tue mani verso opere fruttuose!Che tu ci creda o no,anche se non ci conosciamo davvero,mi sta a cuore la tua vita...forse perchè dalle poche righe che hai scritto ho percepito una connessione con te...forse perchè quando si inizia a curarsi dell'altro alla luce del Cristo,tutto diventa pulito e sincero...forse perchè vorrei poterti risparmiare tutta quella sofferenza che io e gli altri abbiamo conosciuto.Ti sono davvero vicino con affetto fraterno. P.s.Il commento era volutamente a carattere religioso poichè ho letto nella tua volontà di preferire i gay cattolici all'arcigay un desiderio di restare in "contatto" con Dio!
fr max ha detto...
Per la mamma del 30 maggio. Carissima mamma ricevo viva la tua preoccupazione in merito a tuo figlio che fa fatica a staccarsi da te. I tuoi gesti, le tua parole, la tua preghiera siaono protese AL VERSO....ovvero a lasciar andare tuo figlio. Questa decisione parte innanzitutto dal tuo cuore; pensare che lasciar andare un figlio non significa perderlo ma significa contribuire ad indicargli la strada che dovrà percorrere. Poi arriva in questo il tuo caro marito e Padre di tuo figlio a cui è affidato l'arduo compito di INDICARE LA STRADA (questa è la vocazione del Padre). Tuo figlio ha bisogno di sperimentare che lontano da voi non è perso ma che può costruire se quello che sarà. Il tuo amarlo sia il tuo spingerlo verso la vita, incoraggiarlo a pserimentarsi a mettersi in gioco a valorizzare i suoi traguardi. Se sei una donna di fede accompagnalo con lo Spirito della Madre per eccellenza, la Vergine Maria: COLEI CHE NON SI E' TRATTENUTA E NON HA TRATTENUTO ....NELL'AMARE. Un abbraccio Fr MAx
Adeodato ha detto...
Per Daniele: non pensi che la serenità che hai raggiunto non risieda tanto nella tua auto accettazione ma nell’esserti ritrovato accettato e riconosciuto in un gruppo? E non pensi che la tua serenità con Paolo non sia semplicemente il bisogno di un’amicizia intima maschile soddisfatto che tu, per tue stesse parole, desideri? E allora non sarebbe stato meglio avere più sicurezza in te stesso e realizzare queste cose nella quotidianità della tua vita al di fuori della comunità gay? Per Anonimo quarantenne: io non conosco il mondo gay, ma l’idea che arriva dai media (ufficilali o meno) e dalle poche personali esperienze dirette testimonia l’idea di un sesso compulsivo e feticistico (dove il feticcio è la stessa virilità). Forse ci sono coppie gay felici e durature ma nei maggior numero dei casi non mi sembra proprio. In più, quello che vivono è vero innamoramento dell’altro o innamoramento dell’idea di amare un altro? Voglio dire, il loro amore è vero sacrificio e abnegazione l’uno per l’altro e desiderio di perseguire un nuovo obbiettivo comune o è semplicemente uno star bene, un prendersi vicendevolmente quello che in fondo si sente di non avere e auto ingannarsi convicendosi di un’idea romantica e tragica di innamoramento? La risposta non la so ma questo dubbio lo trovo molto realistico. A proposito, tempo fa ho visto un film, American beauty , al di là della trama, mi ha colpito una scena: ad un certo punto un rigido padre militare, molto distante dal figlio, guardando dalla finestra fraintende la visione di suo figlio e del vicino quarantenne come una scena di sesso orale. Immediatamente esce di casa, va dal vicino e dichiara la sua omosessualità, baciandolo. Questa scena mi ha fatto pensare, trascendendo le intenzioni del regista forse, a due cose: a) il feticcio gay della virilità. Il vecchio militare che ha pensato sempre di colmare il proprio senso di inadeguatezza perseguendo proprio la carriera che esternamente gli garantiva quella mascolinità e quel riconoscimento sociale di maschio e di uomo autorevole che lui ha sempre sentito di non avere. Un uomo che segretamente invidiava la creatività vitale del proprio figlio. Fallito come marito e come padre proprio per l’incapacità di sentirsi una persona completa a ricorrendo ai meccanismi riparativi come la rigidità, l’ostentata virilità ecc. ecc. b) la compulsività del sesso gay. Il vecchio militare non appena realizza che il suo vicino di casa è gay, gli si presenta e gli si offre. Senza conoscerlo o senza essersene innamorato ma solo perché, essendo gay, dovrebbe essere disponibile Si tratta forse di amore? P. S. Non si tratta certo di un film bigotto. @ bluekover: scusa per il fraintendimento. In ogni modo, le considerazioni sul tuo stile rimangono invariate.
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Grazie dei riscontri: il discorso sull'omosessualità, per il termine stesso usato, è imperniato sull'aspetto sessuale. Ecco perché se qualcuno mi dimostrasse che il sesso con persone dello stesso sesso non potesse essere appagante e gratificante neanche in relazioni stabili e durature, non esiterei un attimo ad abbracciare con piena convinzione la strada del cambiamento... in fondo le donne mi piacciono per mentalità e caratteristiche di personalità e mi lasciano indifferente solo sul piano sessuale. Ecco perché se ci fosse qualcuno tra voi che ha avuto esperienze di coppia gay lo pregherei di parlarmene se vuole e non solo dal punto di vista sessuale (che però forse può essere predominante) ma anche in generale: cos'è che davvero secondo voi non va in tali relazioni? Dove e perché le avete vissute egodistonicamente? Grazie e abbracci!
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo X la mamma del 30 marzo Condivido totalmente le parole di Max. Sono felice che il raccontare la mia storia sia servito ad un altro ragazzo che vive il dramma (perchè è un dramma!) di non riconoscere il proprio corpo maschile. Io purtroppo non posso consigliare molto in quanto ne sto uscendo da solo, non perchè i miei genitori non mi vogliano bene, ma perchè nessuno sapeva che poteva esserci un collegamento tra le dinamiche familiari e la formazione dell'identità di un figlio. Mia mamma a differenza sua non avrebbe mai voluto staccarsi da me e anche ora vorrebbe che ritornassi ad essere il suo bambino: ama tutti i bambini quasi eccessivamente probabilmente perchè non ha potuto vivere serenamente la sua infanzia segnata dalla morte del padre a cui era legatissima. Io mi sono reso conto di avere un problema (nonostante tutte le difficoltà passate fin dai primi anni di vita) solo quando avrei voluto scappare da tutti per cambiare sesso (volevo essere come mia mamma, la sua amica e confidente speciale così lei era contenta). Grazie a Dio mi sono fermato, sono rimasto da solo ripartendo da zero, ho ribaltato più di mille foto ne ho fatto un album con le 100 più belle e le analizzavo, guardavo quel bambino e sono ripartito da lui, gli ho parlato. Ho dovuto farlo se volevo ricominciare a vivere o meglio iniziare. Oggi ho raggiunto una serenità che mai avrei pensato di poter toccare e mi piace il mio corpo maschile; già alcune persone hanno notato il cambiamento ed è stato bellissimo: sono molto più sicuro, è cambiata la postura e il tono della voce, senza accorgermene è avvenuto tutto spontanematente mentre cambiava(o meglio si sanava) la mia psiche. Io credo che per uscirne la persona stessa debba capire. Ti posso consigliare di non staccarti da lui in modo brusco perchè potrebbe soffrirne tantissimo, tieni conto che tu per lui sei il suo punto di riferimento, modello di vita, la persona che vorrebbe essere in futuro: è indescrivibile il dolore che ho provato quando stavo lontano da mia mamma anche solo per 1 giorno. E' già un passo importante che sia tu che tuo marito abbiate capito le cause, ma attenta perchè se ne accorgerà subito che volete cambiare gli equilibri familiari ricorda che lui ne è il frutto e cambiarli lo scombussolerà. Il padre è importantissimo, è incredibile come da quando sto cambiando io sia cambiato anche mio papà, pensa una volta ho rifiutato di fare un giro e l'ho sentito cantare: non son degno di te non ti merito più! Da lì ho capito quello che aveva dentro e ho pianto per aver pensato che la sua distanza fosse stata un rifiuto, un non ti voglio bene. Complimenti per la ricerca per il bene di tuo figlio, vi auguro tanta serenità e felicità.
Federico ha detto...
Per Anonimo 40enne Ciao, ho letto una tua richiesta di testimonianza da parte di chi ha avuto una relazione omosessuale lunga, ebbene se posso esserti di aiuto ti racconterò volentieri. Prima di incontrare il Signore ero na persona che credeva di essere nata omosessuale, dunque lo scopo della mia vita era quella di avere un ragazzo e di fare la "famiglia felice", quindi ho trovato un ragazzo piu grande di me (io ora ho 25 anni e lui 38)e mi ci sono messo insieme. In realtà adoravo come un dio il suo corpo e la sua mascolinità e caratterialmente mi piaceva che facesse con me la parte del papà buono, infatti lasciavo a lui le decisioni su cosa fare e di cosa parlare, mi andava bene così. Posso dirti però che dopo po di tempo (qualche ora) dal rapporto sessuale (assolutamente feticista, cioè improntato alla adorazione del suo corpo)avevo sempre dentro un senso di vuoto e mi chiedevo “ma perché mi rode così tanto?” non capivo il perché stessi nel mio profondo piu male di prima. L’affetto comunque verso questa persona c’era, la mia non voleva essere una relazione solo sessuale,in fondo cercavo, ripeto, l’amore. Dopo aver incontrato Dio ho pian piano capito molte cose di me e ho iniziato a vedermi (senza volerlo, cioè senza provocare la cosa) nel modo in cui Lui mi vede: ecco che non mi andava già piu di sottostare alle decisioni del mio ragazzo, cominciavo a non adorare piu il suo corpo, tanto che la mascolinità che era i me si è risvegliata improvvisamente facendomi capire chi in realtà sono: un uomo. Decidendo di seguire la verità della mia persona e la Verità stessa ho lasciato il ragazzo con cui stavo da 5 anni senza ripensamenti, perché avevo compreso la vera natura della nostra relazione, avevo compreso di come era chiusa dentro se stessa, non permetteva di evolversi nell’amore, in quell’amore che è proprio di Dio, dunque il vero, l’autentico amore che stavo incontrando. Pensa che quando l’ho lasciato ho provato una sensazione stranissima: mi sentivo il ragazzo meschino che lasciava la fidanzata , io che in tutti quei 5 anni ero stato la parte femminile della coppia (dal punto di vista caratteriale). Quando l’ho lasciato ero io l’uomo che dirigeva la cosa. Da quella esperienza è passato 1 anno e mezzo e in tutto questo tempo non ho mai avuto un ripensamento, non solo, ho anche capito che io sono un uomo e che la mia compensazione è in una donna, come Dio il nostro Creatore ha pensato, ho trovato questo blog 1 anno e mezzo fa perchè cercavo conferma a quello che stavo sperimentando dentro di me, ossia che sono un uomo e che la mia omosessualità è causa di innumerevoli e profonde sofferenze che hanno segnato la mia vita.
Bluekover ha detto...
Rispondo all'ultimo post, in cui si chiedono i motivi della instabilità della relazione omosessuale. Dico subito che io ne ho vissuta solo una, durata tre mesi, ma mi è bastata per farmi capire tante cose. Col senno di poi la definisco un fuoco di paglia, la coincidenza iniziale di due egoismi che poi hanno finito per cozzare. E' iniziata in maniera molto intensa e passionale, con del sentimento, sì, ma un sentimento immaturo e infantile. Ora mi è chiaro che più che un darsi l'un l'altro era un semplice voler prendere, del tutto narcisistico. Le dichiarazioni di affetto servivano solo a farci dipendere, vicendevolmente, per il piacere e per la considerazione. Se mostravo interesse per il suo modo di essere era solo per lusingarlo e ricevere in cambio lo stesso comportamento. Ma la cosa che più di tutte mi feriva era l'incompatibilità di due anime maschili, come due tessere identiche di un puzzle, che non possono incastrarsi: entrambi i nostri vuoti restavano incolmati, mentre i nostri istinti più maschili non trovavano dall'altra parte possibilità di essere accolti. Per non rimanere sull'astratto provo a fare esempi concreti, sia della vita quotidiana che di quella sessuale. L'istinto di protezione e di forza che ognuno di noi aveva non poteva manifestarsi, perchè nessuno voleva essere protetto assumendo un ruolo "femminile". Insomma è difficile stabilire dei pattern di "dama" e "cavaliere". Ricordo di come mi sono sentito a disagio una volta che lui volle per forza pagare il conto al ristorante: mi sentivo castrato. Anche in ambito sessuale, senza cadere nella volgarità della descrizione, si percepiva che entrambi volevamo essere la parte "forte", come dice la canzone di Povia "sembrava una gara a chi era più bravo con il sesso". D'altro canto sentivo mancarmi il vero senso del fascino per l'altra persona, quel piacere per l'eleganza e la femminilità che ad esempio notavo nelle donne, che accolgono la nostra mascolinità e ci fanno girare la testa con la loro bellezza, che va ben oltre le peculiarità fisiche/anatomiche. Per fortuna ho scampato l'errore di cercare, subito dopo quella relazione, uomini più "effeminati", "remissivi", "androgeni": la cifra dell'omosessualità è la brama per la mascolinità negata, un uomo del genere non avrebbe acceso alcun interesse. La contraddizione, quindi, è proprio nel presupposto: "io voglio sentirmi uomo adsorbendo la mascolinità dell'altro." E' chiaro che nessuno dei due si sente bene nel vedersi strappata a morsi, la propria, seppur incompleta, mascolinità. Quando guardiamo il soffitto mentre "l'altro si prende il piacere dal nostro corpo" cerchiamo di mascherare il dolore che proviamo, illudendoci che è necessario "attendere il proprio turno" di piacere. Il modo migliore per accrescere l'autostima e il senso di mascolinità è, invece, l'instaurare rapporti alla pari con le persone che ci fanno paura per la loro mascolinità dirompente, che, vi assicuro, abbiamo tutti travisato: io ho trovato tanta bontà autentica e una lealtà che nemmeno immaginavo. Mi rendo conto che il discorso è complesso e sicuramente non sono stato esauriente, ma spero di aver dato almeno un'idea del perchè la relazione omosessuale di vive egodistonicamente.
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Grazie a Federico e a blukover per le loro testimonianze! Anch'io alle volte capisco che nel rapporto con un altro uomo cerco un complemento ed un completamento che non posso trovare in quanto io stesso sono uomo! Questo sia sessualmente sia affettivamente. In questi giorni, forse a causa dei ragionamenti fatti con voi, mi sto accorgendo di provare meno piacere nelle mie fantasie sessuali omoerotiche: forse sto finalmente realizzando che le cose che mi attraevano sono prive di senso e scopo... Forse il mistero dell'altro sesso e del rapporto d'amore e di sesso eterosessuale derivano dall'eventualità a volte remota e a volte ricercata della procreazione: al rapporto sessuale che ne è simbolo corrisponde un significato autentico che si apre all'accoglienza di un'altra vita... Anche questo ragionamento è nuovo per me che ho sempre avuto timore di una vita normale e non ho mai dato importanza ad esperienze cruciali come la paternità e la maternità che forse, mi accorgo adesso, rendono la nostra vita degna di essere vissuta e la arricchiscono del suo autentico significato... Grazie di cuore per ispirare e condividere in parte con me queste riflessioni: abbracci!
Anonimo ha detto...
Scusate. Ho letto i vari interventi, soprattutto quelli del 2009 ed ho trovato le risposte di un ragazzo Marco dagli Usa o Mark che in un post riportava questo suo indirizzo mail markstronger@gmail.com Ho provato a scrivergli, ma probabilmente non esiste più in quanto la mail mi è tornata indietro. Volevo contattarlo per un parere, senza nulla togliere, come meriti, a coloro che vedo tutt' ora rispondere ai vari post. Per caso, qualcuno ha un suo indirizzo mail esistente ? Ho letto i suoi vari interventi e sentivo di chiedere a lui un suo punto di vista. Vi lascio una mia mail dvaleri599@yahoo.it Grazie se potrete aiutarmi a rintracciarlo. V.
Alberto ha detto...
Caro PD, grazie per il bel commento e coraggio. Vorrei che specificassi meglio, se possibile cosa intendi quando ti riferisci a "la compagnia di coetanei stranieri, credenti, che mi hanno accettato senza fare domande". E' un gruppo di sostegno? Sono ex gay? etc. Non appena avrò modo ti posto una testimonianza di una delle mie relazioni, quella più lunga, 4 anni ed anche la più coinvolgente e dolorosa. Abbracci
Anonimo ha detto...
Per Anonimo 27 Marzo sono la mamma del 30 maggio grazie per avermi risposto: cosí facendo non solo aiuti mio figlio, ma anche due genitori disperati: per me sei diventato una porta aperta a questo problema, uno spiraglio di speranza. Perció ti supplico: non lasciarmi da sola. Vorrei chiederti un grandissimo favore, tu che hai vissuto e vivi tuttora questo "dramma", potresti scrivere su questo forum una specie di lettera a mio figlio (lui si chiama Valerio), raccontando cio che hai vissuto, la disarmonia e il disagio con il tuo corpo, il rapporto con i tuoi genitori il percorso che hai intrapreso. Cosí come tu stessi parlando e consigliando un amico? Ti mando un bacio grandissimo. Ti voglio bene: sei il mio angioletto!
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo X Valerio, figlio della mamma del 30 maggio So che alla nostra età si vorrebbe capire e fare tutto da soli e da un certo punto di vista è giusto e sano così, però a volte è costruttivo anche riconoscere una parte di noi stessi negli altri. Da quello che ha scritto tua mamma sembra che abbiamo molte cose in comune, così come altri migliaia di ragazzi (più di quello che si pensa). Come credo anche tu, io fin dall'asilo mi sentivo diverso dagli altri maschi, preferivo stare con le femmine che mi ricordavano molto il rapporto con mia mamma. Il periodo della pubertà già è difficile per tutti i bambini, figuriamoci per chi, come noi, vede svilupparsi caratteri del sesso di cui non sente di appartenere-> diventa un vero e proprio incubo! Fino ai 19 anni credevo di essere nato diverso così come sentivo dire alla tv e dalla gente comune, poi però mentre studiavo Freud per un'interrogazione a scuola ho capito che potevano esserci dei collegamenti con gli equilibri che negli anni si erano creati nella mia famiglia, ho fatto delle ricerche sul web, ho letto libri e i dubbi diventavano certezze. Spesso nell'età adulta ci portiamo atteggiamenti dell'infanzia anche se non ci servono più, anzi ci impediscono di essere noi stessi fino in fondo. Ho capito che l'amore che provavo per mia mamma non era evoluto in qualcosa di diverso, ma era rimasto lo stesso attaccamento di quando ero bambino e che volevo smepre più assomigliare dapprima psicologicamente e poi anche fisicamente. Mi sono accorto che avevo anche un'altra figura genitoriale, di cui avevo quasi dimenticato l'esistenza e poco alla volta ho cercato di conoscerlo, scoprendo che abbiamo molte più cose in comune di quelle che pensavo. Posso solo consigliarti di dimenticarti tutto ciò che ti sta attorno e guardare dentro di te, cercare quel bambino che vive per sempre in tutti gli adulti e di parlargli. Ti auguro tanta serenità e felicità nel corpo che la tua anima si è scelta ancora prima della tua nascita e quindi perfetto per il tuo percorso di vita. Se vuoi chiedermi qualcosa scrivi sul blog e ti risponderò volentieri perchè so quello che stai passando, della confusione che si prova, della voglia di sparire e della sensazione di vedere tutto nero attorno a sè.
fr max ha detto...
Per Alberto. Ciao carissimo e grazie per la minuzia con cui hai iniziato a condividere la tua storia e immagino il tuo dolore, perchè le tue parole saranno impregnate di dolore e sofferenza. Vorrei se posso solo suggerirti se riesci di accompagnare alla tua condivisione anche i sentimenti e le emozioni che hanno accompagnato queste vicissitudini. Puo' farti bene non solo dargli un nome ma anche, possibilmente condividerle con qualcuno. Ti abbraccio forte e ricorda che ti sono accanto nella preghiera. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Ho trovato un pezzo di una testimonianza che mi ha fatto piangere: "Sono un bambino. Di fianco a me c'è un distributore di caramelle rotto(mio padre), continuo a inserire monetine, ma non esce mai niente. All'improvviso mi ricordo che ci sono altri distributori di caramelle(amicizie maschili) a pochi isolati da casa, ma mi sembrano così lontani. Inoltre potrei perdermi, potrebbero rapirmi, meglio restare quà." E' incredibile come mi sia rivisto in quel bambino, è come un'immagine scolpita nella mia mente.
Alberto ha detto...
Cari amici, eccomi finalmente qui per mantenere la promessa, fatta all'anonimo 40enne, di raccontare una mia relazione. La scelta, come preannunciai nel mio precedente commento, è ricaduta su quella di maggior durata (4 anni) che mi è capitato di vivere. Prima di cominciare una breve premessa: la sera stessa in cui ho postato il mio commento ho cominciato a scrivere e solo dopo due ore mi sono accorto di aver riempito una decina di fogli protocollo senza essere riuscito a dire tutto quello che volevo, ne tantomeno la forma mi lasciava soddisfatto. Tutto troppo semplice e superficiale, mancava l’anima. Mi sono ripromesso di riprendere la cosa in mano cercando di restituire ai fatti la loro immediatezza ma quando ieri sera ho deciso di affrontare la questione, dopo averci rimurginato sopra per un paio di giorni, sono andato in “protezione”. Così chiamo quelle forme di autodifesa dal dolore che ho imparato bene a conoscere nel tempo. In pratica ho cominciato ad intellettualizzare la vicenda cercando d’inquadrarla in categorie psicologiche e vederla come qualche cosa di estraneo al mio vissuto quindi sono subentrate le somatizzazioni, mi sono sentito stanco, avvertivo freddo, chiudevo le spalle e questa mattina conati di vomito e senso di abulia. In genere sono sintomi che preludono ad un attacco di depressione e che ho imparato a gestire solo col tempo e l’aiuto specialistico; ho reagito e tenuto fede ai gravosi impegni lavorativi della giornata con più puntualità del solito ed ora eccomi qui ad affrontare quella storia che è una ferita che si è aggiunta alle ferite. Questo lungo preambolo per spiegare, innanzitutto a me, come –nonostante i grandi successi fin’ora conseguiti- la strada per il pieno recupero di se stessi sia ancora lunga e faticosa. Soprattutto l’autoterapia con il mettersi a nudo richiede un certo supporto umano per affrontare con sincerità le sofferenze passate e presenti. Constatato questo mio limite vi chiedo comprensione ed aiuto, soprattutto affetto che potrete dimostrarmi sollecitandomi a chiarire aspetti impliciti della narrazione che seguirà. (Segue)
Alberto ha detto...
[A&G1] I presupposti: erano ormai due anni che era terminata la mia precedente relazione con un ragazzo, la sofferenza e la solitudine avevano trovato una parziale ed apparente soluzione negli impegni universitari: seguivo i corsi della specializzazione, il corso di lingue e lavoravo il pomeriggio. Ero socialmente gratificato dai buoni risultati conseguiti ma profondamente insoddisfatto per quel “devastante desiderio d’amore” che non riusciva a trovare un oggetto su cui posarsi, bruciavo e consumavo me stesso nell’impotenza sterile della mia vita. Anche in compagnia mi sentivo profondamente solo per l’impossibiltà di comunicare questa mia esigenza difronte ad un mondo che giudicavo volgare e superficiale: inadeguato ed indegno difronte agli abissi –anche per me- insondabili della mia natura. Se non mi capivo come mai avrebbero potuto gli altri. Con questo stato d’animo incontrai G., occorre però che spenda qualche parola su di lui. Europeo ma non italiano G. era un ragazzo appena maggiorenne e più giovane di me di 8 anni e mezzo. In vacanza nella mia città, da solo. Alto, efebico e molle, delicatissimo nei tratti e nella carnagione. Insisto sugli aspetti fisici perché avranno molto peso nel popolare il mio immaginario erotico. Molte cose di G. le accertai solo negli anni –pur avendole intuite immediatamente per quel sesto senso che caratterizza “noi ragazzi un po’ speciali”- ma è bene che ne parli qui per consentirvi di avere un quadro più completo della situazione. I genitori di G. avevano avuto tre figli fuori dal matrimonio, lui il maggiore quindi un maschio ed una bambina. Separatisi, G. fu affidato al padre, un alcolista che abusò sessualmente di lui, in seguito venne affidato alla nonna materna che lo introdusse in un giro di pedofilia. Morta questa passò alla nonna materna che lo introdusse alla fede cattolica, donna di cui lui conservava sempre un ricordo positivo. Finalmente la madre, che nel frattempo aveva avuto un altro figlio da un’altra relazione lo riprese in casa, e siamo ad un anno dal nostro incontro. Quando lo conobbi G. era un ragazzo sensibilissimo, in genere i ragazzi come noi si offendono facilmente, ad esempio a me bastava uno sguardo un po’ duro di uno sconosciuto per sentirmi offeso, la stessa cosa per G. significava correre in bagno a vomitare. Per me era normale socializzare difronte ad un drink, a G. veniva il singhiozzo non appena si parlava di alcohol. Per darsi un tono G. mentiva, tutti noi lo facciamo con lo stesso intento, ma lui lo faceva in modo spudorato ed incredibile e qui comincia la nostra storia perché io quelle bugie che sapevo essere tali mi rifiutavo di riconoscerle come tali perché a pronunciarle era stato lui. Più che la storia di un’amore è una storia d’idolatria reciproca. (Segue)
Alberto ha detto...
[A&G2] Ci siamo conosciuti una domenica mattina di fine luglio, G. parlava con dei miei conoscenti ed io, attratto fisicamente da lui, mi sono presentato. Da quel momento abbiamo trascorso insieme quasi tutto il tempo delle sue residue vacanze in Italia. Come nella mia precedente relazione non parlavamo mai italiano, con G. parlavo la sua lingua, nell’altro caso utilizzavamo come lingua ponte l’inglese. Anche questo contribuiva a costruirci un mondo tutto nostro che c’isolava dalla realtà circostante. G. soffriva di pulsioni omosessuali indesiderate, dato l’aspetto efebico, la vita un po’ movimentata che era stato costretto a vivere, la difficoltà a relazionarsi nonostante un certo spirito d’indipendenza e volontà di riscatto, non era mai riuscito a stabilire una qualsivoglia sorta di relazione affettiva con una donna che non fosse la madre. G. amava la madre ed era convinto che lei lo adorasse, nonostante lo avesse abbandonato, lui la giustificava sempre e comunque, non riusciva a vedere il marcio. G. odiava il padre, non ne parlava quasi mai, quando lo faceva il suo volto da angioletto era stravolto dall’odio e mi toccava calmarlo prima che scoppiasse in una crisi isterica. Mentre io avevo già una serie di relazioni più o meno lunghe alle spalle G. aveva avuto solo un amico, morto a 16 anni di morte improvvisa, G., sconvolto dalla cosa aveva anche tentato il suicidio. Nonostante una certa resistenza psicologica da parte d’entrambi a dare seguito alla relazione, per paura di soffrire ancora, cedemmo virgilianamente all’amore. Almeno io sapevo che il sesso costituiva l’ostacolo maggiore, sapevo come falsava la relazione ed interferiva svilendolo sull’aspetto psicologico del donarsi. Soprattutto dava dipendenza e mi portava a considerare l’altro come oggetto di piacere fisico, come una cosa non una persona. Così cominciammo l’avventura animati da buoni propositi. Un’amicizia casta! L’intesa è stata subito fortissima, il rapporto era animato da una sensibilità straordinaria si sarebbe potuto dire con Peyrefitte che i nostri sguardi erano come baci e le nostre parole come carezze. Queste non tardarono ad arrivare e con esse ciò che il tacere è bello. G. era totalmente passivo, si abbandonava adorante e supplice dopo avermi provocato. Compatibilmente con gl’impegni della vita reale si viaggiava molto pur di stare insieme, quando non ci si poteva vedere ci si mandava messaggi e ci si telefonava anche più volte al giorno, fin qui nulla di strano, lo fanno anche gli eteri, quello che cambiava era la necessità spasmodica di sentirsi adorati dall’altro. Provavo una sorta d’ossessione per G., la sera prima d’addormentarmi l’ultimo pensiero era per lui così come la mattina il primo. (Segue)
Alberto ha detto...
[A&G4] Quattro anni non sono un giorno e le persone cambiano. Posso dire, guardando ormai con un certo distacco a quei momenti, che subimmo entrambi un mutamento antropologico. Vedevamo di fronte a noi un altro se stesso, il nostro non riusciva ad essere un dialogo, sentivamo e vedevamo solo ciò che volevamo. Un monologo paranoide che si scontrava inevitabilmente con l’inadeguatezza altrui al modello che c’eravamo immaginati. Una prima fase ci vide entrambi più sicuri di noi, più propositivi, con una forte spinta motivazionale dovuta anche a solenni dichiarazioni del tipo: tu sei la mia unica ragione di vita. Migliorò anche l’impegno sul lavoro per me, anche G. si trovò un’occupazione e si affronto la relazione anche con una certa progettualità futura, una casa insieme e l’unione civile (non in Italia evidentemente). L’abitudine di G. di usare il mio denaro, anche a mia insaputa, per poi negare, cosa sciocca perché tanto sapeva che da me avrebbe avuto tutto quello che voleva, finì per essere spesso motivo di contrasto più per la fiducia tradita che non per le somme. Un aspetto che da principio mi sembrò marginale, come lo scambio feticistico di vestiario, non solo indumenti intimi, ma un po’ di tutto, prefigurava in realtà il cambiamento in atto. G. mi adorava e voleva assomigliarmi in tutto, il suo mutato atteggiamento, ora molto più spendibile sul piano sociale ne era una prova evidente. La situazione di partenza che vedeva lui succube ed io dominante andava verso un nuovo equilibrio dei ruoli. Il rapporto era ormai totalizzante: esistevamo solo noi. Ne conseguì un progressivo ed insensibile allontanamento dal contesto sociale, dalla famiglia, dagli amici. Mi sentivo pronto ad abbandonare la carriera ed il paese per inseguire il miraggio della felicità. Il peggio fu per entrambi la perdita della fede. Un giorno G. mi disse: “meglio all’inferno con te che senza di te” ed io “se debbo essere costretto a rinunciare alla fede pur di essere felice scelgo te G. la mia nuova fede”. Il nuovo equilibrio in realtà non esisteva. G. trovato sfogo e gratificazione nell’impegno lavorativo ed associazionistico, cominciava ad imporsi come personaggio pubblico ed il “cucciolo” che avevo conosciuto era divenuto un cinico calcolatore pronto a profittare dei vantaggi che la posizione gli prospettava. Io dal canto mio soffrivo la perdita del suo controllo ed ero, ormai, completamente dipendente psicologicamente da G. L’inversione si era compiuta. La sua assenza mi aveva portato a sviluppare una forte dipendenza dalla pornografia per compensare l’ossessiva dipendenza sessuale, erano frequenti le crisi depressive. In breve tempo fui colpito dalla perdita del lavoro, la morte di mio padre ed il suicidio di una persona cara. Con G. su questo non c’era dialogo, non sapeva e poteva, non voleva essermi di alcun conforto. In lui rivedevo quella volontà masochistica, un tempo mia, di far soffrire l’altro per poi provarne vergogna e dolore. (Segue)
Alberto ha detto...
[A&G3] Quando eravamo insieme oltre al sesso cercavamo d’impegnare le giornate in modo straordinario, era sempre festa: viaggi, ristoranti, cinema, musei e gite fuori porta. Non riuscivamo a condurre una vita ordinaria, fatta di piccole cose quotidiane anzi provavamo fastidio per le incombenze della vita reale. Al di là di pochi momenti, spesso dopo un rapporto, in cui ci confidavamo particolari dolorosi della propria esistenza in genere provavamo disagio a stare da soli nella stessa stanza in silenzio allora preferivamo un contatto fisico –anche solo tenersi per mano- per “sentire” la realtà della presenza dell’altro. E’ in una di queste occasioni che per la prima volta (se si esclude una psicologa che mi seguì alcuni anni prima) riuscii a parlare –a vent’anni dai fatti- della violenza subita. Una costante erano le liti furibonde per futili motivi, gli scoppi di collera incontrollata di G. per fatti banali. Ricordo che un giorno eravamo in ritardo per un invito a pranzo da una coppia etero di suoi amici, il ritardo era dovuto al fatto che G. aveva sbagliato strada, io non gli avevo fatto pesare la cosa ma lui si sentiva terribilmente in colpa. Mi fermai a comprare dei fiori e lui cominciò ad inveire contro di me dicendo che era tutto inutile e non serviva a nulla avremmo comunque fatto una pessima figura, seguivano una serie di insulti contro di me. Io gli misi in mano i fiori e gli dissi che prendevo il primo taxi per l’aeroporto. La scena si conclude con lui che m’insegue per strada implorando di perdonarlo e ovviamente abbiamo fatto pace. A parti inverse nella cattedrale del principato di Monaco lui decide che non vuole stare al mio fianco mentre prego sulla tomba di Grace Kelly. Io senza dire nulla esco da una porta laterale e comincio a correre verso la stazione, lui m’insegue, mi afferra, mi sbatte contro un muro e mi costringe a calmarmi perché piangevo a dirotto: anche qui la scena si conclude con la pace suggellata da una cioccolata calda. Ricordo ancora una volta in un locale a lui sembrò di sentire che la cameriera gli avesse dato del ciccione, cosa d’altronde assurda visto che era magari poco tonico ma relativamente asciutto di fisico, scoppiò il finimondo, G. cominciò ad urlare difronte a tutti, inseguì la cameriera tra i tavoli ed io fui costretto a chiudere l’incidente lasciando una mancia al proprietario che voleva denunciarlo per minacce. Si rilassò solo quando camminando sulla spiaggia lo rassicurai che aveva ragione. (Segue)
Alberto ha detto...
[A&G5] L’esito come non ci era mai parso possibile, perché l’amore è per sempre, fu la rottura definitiva ed irrevocabile. L’ennesima scenata in pubblico io che dico basta, G. che mi accusa di essermi approfittato di lui, di volerlo solo sessualmente etc. Attraversiamo l’Europa in macchina, 10 ore fianco a fianco in silenzio. Quella notte vado a dormire in albergo. All’aeroporto lo trovo lì, gli dico che è finita davvero questa volta, lui con la solita faccia da angioletto e gli occhi supplici implora perdono. Lo ringrazio per il bene che mi ha fatto, gli chiedo perdono per il male che gli ho fatto e parto. Ritornato in Italia ho avuto un forte crisi di nervi, superata solo grazie al pronto intervento di tanti veri amici che io avevo così lungamente bistrattato. Tra questi il mio confessore. Credo di aver in buona fede “amato” G., almeno all’inizio. In lui ho amato me stesso e mi sono odiato. La verità è che ci siamo fatti del male vicendevolmente. Ci siamo usati, abbagliati dal miraggio di quella felicità che ci sembrava essere stata negata. Detto così sembra una poesia, fin troppo retorica, ma provate a vivere per anni in un mondo senza luce in cui nessuno parla la vostra lingua e trovare finalmente qualcuno che di questa luce è portatore e che ti chiama col suo nome. La disperazione ti porta a perdere il senno e a mercanteggiare il tuo corpo in cambio di affetto. Grazie a quella grande sofferenza, presi la prima risoluzione di cambiare ed ora so che si è trattato di una scelta sbagliata che mai mi avrebbe dato ciò che cercavo. Ora so che ogni giorno debbo lavorare concretamente su me stesso per ricostruire la mia personalità. Ora so che ho una meta raggiungibile e concreta. Ancora oggi prego per G. tutti i giorni. Ringrazio per la pazienza chi ha voluto leggere tutto, vi sarò ancora più grato se mi aiuterete a completare la riflessione. Sicuramente il racconto è incompleto ad esempio non ho parlato della ragazza che G. volle prendessi per evitare che la gente pensasse che lui si accompagnava con un omosessuale ed altre amenità del genere.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Ho letto molto volentieri il tuo resoconto e ho notato molti aspetti che ho vissuto anch'io. Nella mia storia più lunga(soli 3 mesi) si può dire che io ero esattamente come G: all'inizio ero un "cucciolo", un bambino che cerca un padre, poi crescevo sempre più, era un ripartire da quando ero piccolo. Come già ho scritto dopo che ero stato con lui era come se la mia parte maschile aumentasse ed ero attratto/incuriosito dalle ragazze: al tempo restavo sbalordito da questa cosa! Lui era un uomo molto maschile che odiava le donne (aveva avuto una madre che l'aveva tanto da scappare di casa e pensare che tutte le donne erano così) per questo cercava un ragazzo efebico. All'inizio tutto era bello, mai ero stato così bene con una persona, ma poi non volevo essere più il suo cucciolo e nemmeno fare sesso, ma averlo comunque vicino perchè solo così avrei continuato a crescere come maschio(era quello che credevo inconsciemente). Era una crescita apparente, come se standogli vicino gli rubassi la mascolinità mancante in me. Inutile dire che era una storia assurda basata sul nulla: non ci siamo mai affezionati veramente l'uno all'altro, ma eravamo solo oggetti per completare(nel mio caso) e medicare(nel suo) la nostra mascolinità ferita.
Alberto ha detto...
Caro anonimo del 4 giugno, è vero G. era proprio un cucciolo ed è cresciuto con me ma non ha avuto la tua stessa fortuna. Ora a lui ci pensa Dio. Grazie per il tuo intervento e coraggio, nonostante tutto e tutti il futuro appartiene a noi
Anonimo ha detto...
Anonimo 40enne Ringrazio Alberto per la sua testimoninza così vivida e appassionata. Quello che colgo di vicino alla mia sensibilità è una certa morbosità riguardo al sesso. Mi riferisco anche alla dipendenza sessuale nei confronti del partner e la dipendenza dalla pornografia in sua assenza. E' come se il sesso avesse un'importanza anomala che ha qualcosa di compulsivo, molto coinvolgente ma in fondo poco appagante e quindi "condannato" ad un ripetersi coattivo secondo schemi sempre uguali. Quest'aspetto morboso può sicuramente essere una causa di infelicità perché l'istinto sessuale diventa una sorta di persecuzione e di incubo, il suo elemento luminoso, gioioso e vitalistico perde vigore e al suo posto rimane l'ossessione che ha poco a che fare con una sana passione bensì è invece sintomo di una schiavitù che ha per oggetto il sesso ma ha altro dietro: cos'è esattamente che in questi casi sta dietro al sesso secondo voi? Grazie! Abbracci
Anonimo ha detto...
Cari amici, non vi leggevo da tanto tempo e mi fa piacere che i dialoghi, le lotte, le amicizie continuino. In questo tempo sento Dio particolarmente vicino, vivente direi. Mi vengono in mente le parole che si leggono in Isaia "Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo". Ecco, credo che Dio pensi veramente questo di noi, credo che lui sia a fianco a noi in ogni momento ed è lì per noi, per dirci che ci ama, per trasformarci col suo amore. Allora prego, per me e per ognuno di voi, che la consapevolezza di questo amore ci renda veramente uomini nuovi, veri oggetti e soggetti d'amore. Infine vorrei lasciarvi con delle parole a me molto care e credo per tutti molto vere " Beato colui che ha eliminato l'intollerabile distanza tra ciò che è e ciò che sta per diventare". Incatenati tra noi nella preghiera al Padre, un abbraccio e un saluto di pace e di forza ad ognuno di voi.ANTO
ilaria ha detto...
Ciao Alberto, Ho pianto leggendo la tua storia così diversa e così uguale a tutte quelle storie ossessive che si fingono amore. Eppure dalle tue parole ho capito che tutto sommato in buona fede tu amavi G., ne conservi ancora un caldo ricordo come sé il tutto non si fosse svolto i 4 anni ma in un giorno che sembra essere neanche troppo lontano. L’assurdo e che tutte le storie omosessuali sembrano iniziare con un qualcosa che profuma di sentimento ma alla fine termina sempre con una dipendenza che finisce per appagarsi sotto le lenzuola. E per capirlo mi basta riguardare la mia vita senza troppi complimenti. Dal tuo racconto però non riesco a capire che tipo di sentimenti nutrisse G nei tuoi confronti. Il suo atteggiamento più che ha quello di un uomo innamorato sembra quello di un “amicone” ossessionato e complessato. Credo che il termine “equilibrio” di ruoli in una coppia omosessuale non ci possa mai essere anche sé fortemente cercato. Si tratta per lo più di incalzare un personaggio, “giocare” a fare l’uomo o la donna senza renderci conto che alla fine così incompleti potremmo essere tutt’altro meno che noi stessi e ben lontani dal ruolo che concerne a ognuno di noi secondo la propria natura. Un forte abbraccio in Cristo a ognuno di voi … PS scusate il debordo nel forum a prevalenza maschile
marko ha detto...
grazie a tutti. le riflessioni che trovo qui su questo blog, le sto avidamente leggendo e da una settimana che mi sto interessando alla cosa, perchè prima mi ero in qualche modo rassegnato cercando comunque sempre di restare in grazia di Dio e prendendo le tentazioni come fosse una tentazione che ha un etero verso una donna. Poi però mi accorgo che manca qualche cosa... non so avrei bisogno di qualcuno con cui parlare, pensavo a te fra max, se mi puoi lasciare la tua mail.... ho bisogno di scambiare un paio di idee... un abbraccio a tutti. marko
fr max ha detto...
Per MarKo. Ciao carissimo e grazie per la fiducia. Sono a tua disposizione. scrivimi (byronmp@libero.it). Non avere paura! Un Abbraccio Fr Max
Alberto ha detto...
Cari amici, grazie per i commenti. Chiedo scusa all'anonimo 27 marzo che ho inavvertitamente "aggiornato" al 4 giugno. Grazie dello spunto sulla madre, ho già accennato circa un mese fa al fatto di avere una madre "autoritaria e ultraprotettiva" è un punto che devo sviluppare, non è una donna facile ed è impossibile ogni sorta di dialogo. Non appena si cerca di esplicitare un problema si chiude a riccio e comincia ad aggredirmi verbalmente, se potesse lo farebbe anche fisicamente, ma qui dovrei scrivere un altro capitolo e lo rimando. @anonimo 40enne mi chiedi cosa ci sia dietro il sesso ossessivo compulsivo, credo che per me sia stata una forma di dipendenza che si è sviluppata nel tempo. A tratti sono riuscito a gestirla, dopo G. è diventata incontrollabile. Per me ora il sesso con un ragazzo è solamente un rapporto fisico di un pezzo di carne (IO) con un pezzo di carne (LUI) scisso da qualsivoglia forma di amore, può esserci un sentimentalismo affettuoso e sensuale ma non amore. E' una forma di droga che aiuta ad alienarsi e non pensare. Una tratta che pago nell'illusione che lui poi mi possa dare quell'affetto e calore umano che non ho mai trovato nella mia famiglia. @ANTO: unione di preghiera. La comunione dei santi ci consente di unire le nostre preghiere per noi e chi ancora deve girarsi verso la luce alla fine del tunnel. @Ilaria, grazie non debordi, non siamo mica sessisti ;-) E' vero è uguale a tante storie che ho avuto, l'ho scelta perché paradigmatica e per il peso che ha avuto sullo sviluppo della mia personalità. La vicenda si è conclusa 6 anni fa, ma come vedi faccio ancora fatica a parlarne. Si io ho amato G., in modo sbagliato, ma l'ho amato perché in lui amavo me stesso e nutrivo il mio narcisismo. Era questo a spingermi a fare sacrifici per me altrimenti impensabili. Io ero lui con 8 anni e mezzo di meno e volevo che lui avesse tutto ciò per cui io avevo dovuto sputare sangue, era un suo/mio diritto per me assolutamente incontestabile. G. mi adorava, ricordo che quando mi vestivo si inginocchiava e mi metteva le scarpe implorandomi di lasciarglielo fare. Anche alla fine credeva che io lo avrei sempre perdonato e che con me poteva fare finalmente il cattivo bambino. C'era una dipendenza psicologica reciproca fortissima, eravamo l'uno per l'altro il "giardino segreto" in cui rifugiarsi dalla violenza del mondo, i custodi delle "cose che non bisogna spere". Le liti e le accuse furibonde erano dovute al fatto che proiettavamo l'uno sull'altro ciò che non accettavamo di noi stessi. Ti assicuro che conoscendoci così a fondo sapevamo essere davvero selvaggiamente crudeli: una volta io lo accusai di essere un "ubriacone" e lui di rimando di essere un "pedofilo". Quanto all' "amicone ossessionato e complessato", che dire G. era un ragazzo fragile e questo mi basta. L'equilibrio di una coppia è dato dalla complementarietà psicologica dei soggetti e tra due persone dello stesso sesso la mia esperienza mi dice che è impossibile. @Marko Ciao piacere di conoscerti, quanto alle tentazioni e come affrontarle: -le tentazioni omosessuali sono decisamente più difficili da gestire di quelle etero anche perché non vi è modo di dargli sfogo in modo conforme alla volontà di Dio -il semplice autocontrollo fondato sulla forza di volontà e sui sacramenti nel mi caso non è bastato (dopo G. ho mantenuto la castità per 2 anni e 4 mesi per poi ricadere peggio di prima in occasione di una situazione di stress) -bisogna lavorare per ricostruire la propria mascolinità rielaborando le sofferenze, dandosi un'ALTERNATIVA gratificante (rapporti non erotizzati con maschi) altrimenti il deficit affettivo continua a spingere e alla fine riprende il sopravvento. Spero di essere stato chiaro, non basta un NO, bisogna imparare a dire SI alla vita. Abbracci
MarcoItaly ha detto...
Per Daniele Grazie per averci resi partecipi di questa tua storia. In essa riesco a leggere tanta sofferenza dovuta alla ricerca della propria identità effettuata con metodi sbagliati. Io fortunatamente non ho mai avuto una storia con un altro ragazzo, ma condivido appieno quello che ahi scritto sul sesso: diventa una ossessione da esaudire ogni giorno, che porta poi solamente altra solitudine e tristezza. Io consideravo normale andare ogni giorno su siti porno e masturbarmi anche 2 volte al giorno. Non mi sono mai posto domande in tal senso e ora che me le pongo non posso non domandarmi come abbia fatto per anni a considerare appagante la vita che vivevo. La parte più triste di tutto quello che hai scritto, e che secondo me è anche la parte più triste che sottende le nostre pulsioni omosessuali indesiderate, è la ricerca di affetto, di approvazione, di attenzione da parte del mondo maschile (e in questo non c'è nulla di male) mediante il sesso. Questo, secondo me, denota una enorme paura da parte nostra: paura del confronto con i nostri coetanei, paura di creare e mantenere una relazione sana. Molto più semplice la strada del sesso e/o dell'autoerotismo. Io me ne sto accorgendo in questo periodo, di quanta fatica faccio ancora a relazionarmi con i miei coetanei. Inconsciamente mi sento sempre in parte inferiore a loro, sono troppo introverso. Però sto lavorando anche su questo.
Messaggio per Tutti ha detto...
Per favore: inserite un nome quando pubblicate un vostro commento, così evitiamo di scrivere "all'Anonimo del 30 febbraio dico che..." mentre "all'Anonimo del 31 giugno voglio ricordare...". Dopo un po' non si capisce più niente! Quando postate il vostro intervento, c'è in arancione scritto Scegli un'identità; Poi cliccate su Nome/URL e inserite il vostro nome. È Facile! Grazie
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Mi hanno molto colpito le tue parole: "Io ero lui con 8 anni e mezzo di meno e volevo che lui avesse tutto ciò per cui io avevo dovuto sputare sangue, era un suo/mio diritto per me assolutamente incontestabile." Mi è venuta in mente un'intervista: una trans disse di aver sognato una folla di persone e nascosto tra loro un piccolo bambino perso e triste, di averlo preso in braccio e consolato; attribuiva questo sogno al fatto di voler avere un figlio suo. Io credo che quel bambino rappresentasse lui(ora lei) quando era piccolo, il suo stato d'animo e nessuno pronto ad abbracciarlo. Leggendo la sua biografia sono apparsi elementi inconfondibili. E' come se volesse trasformarsi in quella persona che non gli aveva dato quello che gli serviva e darlo a quel bambino in cui si proietta. La mente umana non smette mai di stupire!
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Mio fratello raccontava di una sua amica lesbica che aveva cambiato casa, io gli ho chiesto perchè e lui ha risposto che era per i continui litigi con la madre con cui aveva un pessimo rapporto fin da piccola. Oggi mia mamma stava parlando di un suo collega gay molto effemminato, io le ho chiesto se aveva ancora il padre, lei m'ha risposto che era morto da poco e ha aggiunto che ne ha sempre parlato malissimo come di un uomo cattivo e violento. Poi m'ha chiesto perchè gli avessi chiesto del padre... E' strano come le persone non riescano a collegare minimamente le 2 cose nonostante sia così evidente. Altri 2 casi che dimostrano come le teorie che vanno da Freud ad oggi siano corrette.
Anonimo ha detto...
X anonimo 27 mazo Ciao, sono la mamma del 30 maggio. Come ti dicevo tempo fa ,io sto cercando di farmi un po da parte e mio marito si sta riavvicinando a mio figlio. La "terapia dell´abbraccio paterno" sembra funzionare. Prima non si lasciava neppure toccare dal padre, lo spingeva via ed ora invece sembra tollerare il contatto fisico con lui. giorni fa mentre cercavano di dialogare (cosa che é sempre stata difficile fra loro due) mio figlio gli ha gridato che lo odiava, alche mio marito gli ha chiesto il perche; la sua risposta é stata :"non lo so, ma ti odio". Mio marito allora lo ha preso fra le braccia e gli ha detto di volergli bene. Mio figlio ancora non racconta nulla a suo padre della sua omosessualitá. Oggi ha accettato fare un giretto con lui, ma quando mio marito ha cercato di mettergli il braccio intorno al collo non ha voluto dicendo che questo gesto significava una forma di dominio nei suoi confronti. insomma facciamo due passi avanti e uno indietro. Secondo la tua esperienza é normale questo andirivieni di sentimenti verso il padre? Con me invece succede questo: se rifaccio gli errori di madre iperprotettrice s´arrabbia, ma se lo lascio fare mi dice che lo trascuro e che non sono una madre che sa coccolarlo. Dammi un consiglio ti prego. Ti voglio bene e ti mando un bacione
ilaria ha detto...
x l’anonimo del 27 marzo Guarda non lo so come possa accadere però di fatto è così. In definitiva io ho provato odio per entrambi i genitori non mi sono mai identificata con nessuno dei due, il risultato è stato un’identità molto disordinata incapace di amare chiunque, e anche le relazioni omosessuali che ho avuto sono sempre state molto malate e violente. Però anche il rapporto con il genitore dell'altro sesso può essere fondamentale. Io ho una gemella e anche lei non si è mai identificata con mia madre però ricordo che fin da piccolissima aveva un rapporto speciale con mio padre, credo che questo l’abbia “salvata”. @Allberto Lungi da me accusarvi di sessismo!! :-) Lo dicevo soltanto perchè in fondo, il “reparto” femminile c’è, diciamo che mi piace anche chiacchierare con i fratellini ;-) Grazie per le ulteriori delucidazione in merito al tuo rapporto con G, la scena delle scarpe è stata illuminante! Prego per te.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo X mamma 30 maggio Complimenti a te e a tuo marito, siete veramente 2 genitori stupendi: avete individuato il problema e ora lo state risolvendo. Pensa che quando ho capito il mio problema avevo una mamma attaccata come una cozza e un papà chiuso come un riccio e gli equilibri familiari da parte loro non sarebbero mai cambiati con il risultato che tutti stavamo male. Mi sa che tuo figlio è alla fase di riavvicinamento del papà e si sta staccando da te: ricordo che io provavo un pò di odio per mia mamma dall'amore assoluto di prima. In queste fasi ci sono sentimenti di odio, tristezza, ma poi si raggiunge un nuovo equilibrio più sano e felice in cui ci sono tutti e 2 i genitori, importanti allo stesso modo.
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo X mamma 30 maggio Il rapporto con mio fratello (4 anni + di me) è stato altalenante. Lui ha sempre avuto un buon rapporto con nostro papà: quando lui era piccolo i nostri genitori si amavano e c'era un grande equilibrio (l'ho visto dalle foto)! Lui si è accorto subito che non ero come gli altri bambini maschi, ma non mi ha mai preso in giro anzi mi difendeva fuori dalla scuola. C'è stata un'estate in cui mi trascinava a giocare a calcio con altri suoi amici: all'inizio ero diffidente, ma poi mi sono aperto e per la 1^ volta (e ultima) ho relazionato con altri ragazzini. Per la maggior parte però è stato un rapporto molto distante e freddo perchè da parte mia non c'era interesse: preferivo giocare con mia mamma o con le amichette di scuola. Non credo che un fratello maggiore possa sostituire la figura del padre soprattutto se gli anni di differenza sono così pochi, ma può sicuramente aiutare, costituire un modello positivo di maschio.
Anonimo ha detto...
Fr Max Ciao, sono mamma 30 maggio. Sto cercando di mettercela tutta per aiutare mio figlio, ma ci sono giorni , come questo, in cui non vedo piu luce, vorrei fuggire lontano lontano. Rivolgi ti prego una preghiera al Signore per me e per la mia famiglia. Un abbraccio
fr max ha detto...
Per mamma 3o maggio. Carissima mamma, la Pace sia con te. E' proprio quando la luce non c'è che la nostra vita puo' sperimnetare quanto poco possiamo noi e quanto tanto può chi è Altro da noi. Nel buio e nell'angoscia più profonda porta con te la memoria di quello che fin ora la forza della Grazia è riuscita a realizzare nella tua vita e nella tua famiglia. "...ANCHE SE DOVESSI CAMMINARE IN UNA VALLE OSCURA NON TEMEREI ALCUN MALE, PERCHE' TU SEI CON ME....salmo 22". Dove fuggire mamma cara? Guardo te è vedo tante madri che come Maria sotto la croce contemplano un Mistero così grande, umanamente ingiusto e assurdo: la sofferenza di un Figlio! ...CHE COSA HA FATTO DI MALE PER MERITARE TUTTO QUESTO?.... Eppure il dolore viscerale di Maria come quello di ogni madre può andare oltre quell'assurdità? Perchè il cuore di una madre sa andare oltre ogni logica? DARE LA VITA, non è logico, ma questo è L'Amore: cio' che fa sperare oltre l'insperato!! TI ACCOMPAGNO NELLA PREGHIERA....NON SEI SOLA CARA MAMMA!!! UN abbraccio forte! Fr MAx
Anonimo ha detto...
Preghiera dedicata a tutti i ragazzi e ragazze che scrivono su questo blog, con tanto amore da mamma 30 maggio. Signore, amo la montagna perché proclama la tua magnificenza. Amo i ghiacciai, il fragore delle cascate, l´arditezza dei rifugi; amo le foreste dei pini imbalsamate di fiori o coperte di neve, perché esprimono la tua potenza. Tutto questo o Signore, dia certezza alla mia fede e sicurezza al mio passo. Amo il sentiero della valle, la pista sul nevaio, perché umili e silenziosi mi portano alla cima e chiudono nel segreto lo sforzo di chi é passato prima di me e la dura lotta di chi li ha aperti. Amo la guida che porta alla cima, perché ha il passo tenace, perché porta con se il sapore delle rocce e canta sereno nella tormenta. Come tutto questo, Signore ricorda che tu stesso sei guida e chi cammina con te raggiunge la cima. Signore fa che io porti con me queste voci dei monti, che io senta vivo il senso della montagna, come in cordata, dove la stessa sorte ci unisce in un sol corpo, tesi verso un´unica meta.
saws89 ha detto...
Ciao mamma 30 maggio, Ho pressappoco l'età di tuo figlio e mi sento di scriverti in riferimento al suo comportamento nei confronti del padre. La terapia "dell' abbraccio paterno" non l'avevo mai sentita ma dalla parola credo che si tratti di un avvicinamento fisico tra padre e figlio e proprio per questo credo che sia sbagliatissima. Anche a me infastidisce la presenza di mio padre e la cosa peggiora quando lui tenta di avere una comunicazione con me, lui nota la mia chiusura ma la cosa non m'interessa minimamente anzi più se ne rende conto e meglio è. Sento che quando mi chiede qualcosa non è perchè gli fa piacere sentirsi una risposta da me ma è per assolvere il suo ruolo da "genitore". Sarò anche pessimista ma non credo che dopo 20 anni si possa recuperare una relazione gestita male durante la fase di vita più importante per la formazione di un ragazzo. Nei suoi confronti non ho nessuna forma di stima ne lui è mai stato una figura esempio, quindi meno lo vedo e meglio è. Se non sbaglio mi sembra di aver capito che hai un figlio maggiore, quello che consiglio a tuo marito è di farsi vedere presente rafforzando il rapporto fra i due fratelli, magari organizzandogli un viaggio, una gita fuori porta, un corso insieme. La mia e-mail/contatto msn è saws89@hotmail.it, per te e per chiunque volesse possiamo sentirci attraverso questo indirizzo. A presto!
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Non sono d'accordo con saw89, non è mai troppo tardi per niente! Io sono l'esempio che nonostante 20 anni di vuoto con mio papà, ora stiamo recuperando il rapporto: prima non riuscivamo neanche a guardarci negli occhi, ora ci tocchiamo pure. Mio papà è un'altra persona da quando anch'io sono cambiato e non sono più così critico nei suoi confronti. Prima di tutto bisogna guardare dentro se stessi e non criticare gli altri! Non sono le circostanze a dover cambiare, ma è il nostro cuore che ha bisogno di essere riempito con lo Spirito Santo(parole di Nick Vujicic). Ora sento di conoscere la sua anima e che posso imparare molto da lui: fino a pochi mesi fa volevo un padre come quello della maggior parte dei miei coetanei, che gioca a calcio col figlio, lo rende aggressivo per farsi rispettare dagli altri. Mio papà può insegnarmi altro: la sensibilità che porta alla prondità dell'anima. Come già ho scritto, non lo cambierei con nessun altro uomo al mondo!
Alberto ha detto...
Cara mamma del 30 maggio, che consolazione sentir parlare di "terapia dell'abbraccio". Anch'io sfuggivo sia i rari abbracci di mio padre che di mia madre, perchè li sentivo forzati ed artificiali, dopo aver sperimentato il senso dell'abbandono. Una prima repulsione credo sia naturale ma penso facciano molto bene all'anima. Ora li desidero ma ormai è troppo tardi. Quanto a te forse dovresti restare un po' nell'ombra occupandoti soprattutto delle esigenze materiali. Non è sminuirti, un buon pranzetto o una camicia stirata è una grande dimostrazione d'affetto, garbata e non invasiva. Forse vorresti partecipare più attivamente ma rischi solo una forma di rigetto. Con mia madre è impossibile ogni forma di dialogo costruttivo, ma io apprezzo molto ciò che fa per me, anche se a volte cerca un po' troppo d'imporsi e allora debbo tenerla a distanza (tipo voler venire a casa mia a prepararmi la valigia!!). Capisco i suoi limiti e le delusioni che le ho dato, ma lei resta pur sempre la mamma ed io suo figlio. Se riuscite sarebbe proprio una bella storia. Ricostruire quel nido la cui mancanza è all'origine di tutto. Coraggio
Anonimo ha detto...
X SAWS89 Ciao, sono mamma 30 maggio, grazie per il commento. La frase "terapia dell´abbraccio" me la sono inventata io. Attraverso un abbraccio si puo dire "ti amo", si puo dire "ti proteggo", "ti sono vicino" e molto di piu senza aprire bocca. Solo chiudi gli occhi e prova a ricordare quand´eri piccolo: quante volte avresti voluto sentire il braccio di tuo padre intorno al collo? La sua sicurezza, la sua forza? Mio figlio, ad un certo punto dell´infanzia ha smesso di cercarlo rifugiandosi sempre di piu in me. Mio marito cercava a volte di parlargli e di stare con lui, ma sempre nel modo sbagliato,tutto finiva sempre in una discussione in uno scontro, sai , sarebbe bello se i figli nascessero con il libretto delle istruzioni! Ed é cosí che poco a poco si sono allontanati. Il padre non ha mai avuto la pazienza d´ascoltarlo e i loro interessi erano cosí diversi che non c´era nessun punto in comune che potesse aprire un dialogo. Per il padre divenne molto piu comodo rapportarsi con il figlio maggiore per parlare di calcio, per andare in bici, per guardare le corse automobilistiche in televisione ecc. Non credere peró che per mio marito sia stato facile osservare come il suo piccolo s´allontanava, ne soffriva molto , non capiva...ma non percorreva la strada giusta per ritrovarlo. Credeva che "correggendolo", "cambiando quel suo modo di essere" avrebbe potuto renderlo piu simile a lui piu vicino ai suoi interessi e cosí aprire una porta e varcarla insieme. Come? Nel modo piu sbagliato: criticandolo il piu delle volte! E sarebbe bastato un solo silenzioso abbraccio per ritrovarlo! Ora il padre ha capito, ha compreso i sui errori e sta cambiando, perché pure noi genitori cambiamo rotta sai, e lo facciamo perché nei vostri confronti c´é solo tanto ma tanto amore. Domenica scorsa é stato mio figlio a mettere le mani sulle spalle di suo padre mentre mangiava, é un piccolo passo ma per noi é un miracolo: erano anni che non succedeva! Tuo padre, caro amico, soffre molto, perché oltre a vedere l´odio del figlio nei suoi confronti é preso da mille rimorsi per aver sbagliato forse tutto, tuo padre,come mio marito, vorrebbe riavvolgere il nastro della vita e ricominciare tutto da capo. Siamo in ritardo di 18anni, lo so, ma l´amore non conosce il calendario. Pensaci, tutto puó iniziare da un abbraccio,da una palmata sulla spalla. Ti voglio bene e scrivimi per favore.
fr max ha detto...
Per l'anonimo del 27 marzo. Carissimo Pace a te e grazie per questa bella testimonianza di come il perdono e la compassione siano sentimenti fondamentali e ribaltanti le situazioni e le relazioni più assurodo. Il Miracolo è nel tuo cuore: è quello che cambia ed è capace di vedere e gustare quello che prima non riuscivi a considerare. Questi sono i frutti di chi crede che la propria vita puo' fiorire e portare frutto. Sono fiero di te, anonimo del 27 marzo. Ho sempre apprezzato il tuo cammino, le fatiche e le lotte nel camminare però come vedi ....dare fiducia a quel fico di cui si parla nel Vangelo che da anni non portava alcun frutto e che molti volevano tagliare, è servito; il concime giusto, la pazienza del contadino hanno certamente collaborato ai frutti che già da ora puoi gustare. Poter guardare negli occhi del proprio padre e riconoscere cio' che " è tuo " e non volere altro da quello che hai E' VERAMENTE UN PASSO MATURO!! Un abbraccio in Cristo. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Anonimo 27 marzo Grazie mamma 30 maggio, mi hai riportato indietro nel tempo. Hai descritto perfettamente il momento in cui avviene il distacco: il figlio vede qualcosa che non gli piace nel padre(o che la madre fa notare) e si stacca--> il padre si dedica totalmente ad un altro figlio credendo di essere troppo diverso per lui. In realtà c'è una grande sofferenza(spesso inconscia) in questa separazione da parte di entrambi. "Per il padre non è facile osservare come il suo piccolo s´allontana, ne soffre molto, non capisce", anche se apparentemente sembra continuare la sua vita in realtà si porta dentro un'enorme fallimento. Dall'altra parte c'è il figlio che crede di poterne fare a meno, ma inutile dirvi tutti i problemi a cui andrà in contro: perdita della vera identità, orientamento sessuale confuso e più chi ne ha più ne metta... E' proprio vero Max è incredibile come è cambiato il mondo che mi circonda da quando ho scoperto che siamo noi a scrivere la nostra vita, di come i problemi possano trasformarsi in una prova che ci rende più forti, consapevoli del senso del nostro viaggio su questa Terra, che ora vedo come una grande scuola per l'anima. Fino a pochi mesi fa credevo che la mia vita potesse già dirsi conclusa e ora ho scoperto un'Amore immenso dentro di me: amo il sole, me, i miei genitori, mio fratello, la gente di cui prima avevo così tanta paura. Non provo odio: riesco a vedere la bellezza negli occhi di ogni persona anche se fa qualcosa di "brutto". Ho un sogno: la speranza che tutti i ragazzi con questo problema e le persone che soffrono in generale riescano a vedere la bellezza ripartendo dal bambino ferito che è dentro di loro.
Anonimo ha detto...
X Alberto Ciao, sono mamma 30 maggio. Cercheró di seguire i tui consigli (ma odio stirare camice), infatti sto lottando per diventare piu discreta nei confronti di mio figlio di non essere invasiva come sono sempre stata e di dargli le responsabilita che mi sono sempre accollata io al posto suo! É difficile cambiare certi atteggiamenti viziati, ma ci proveró. Ti voglio bene e sono pronta ad ascoltare ogni suggerimento. Baci
Anonimo ha detto...
X anonimo 27 marzo Sono mamma 30 maggio I tuoi incoraggiamenti, i tuoi consigli, le tue parole sono stati fin´ora la mia guida. Ho seguito la tua storia fin dall´inizio e mi ha aiutata a capire molte molte cose. Ma sopratutto ho capito che lottare con amore e compassione (parola quest´ultima che avevo dimenticato da anni)puo dare buoni frutti sia come genitori che come figli. Grazie per starmi sempre vicino. Ti voglio tanto ma tanto bene
Anonimo ha detto...
X anonimo 27 marzo Mamma 30 maggio Quando ti dico che la tua storia é simile alla nostra, dovrei dire quasi identica: mio marito soffre di nevrosi(mai ammessa da parte sua), mio figlio maggiore adora il padre, ma ha avuto, ed ha tuttora, tic nervosi agli occhi. Ho perso mia madre, alla quale ero attaccatissima, all´etá di 18 anni. Quand´é nato il figlio piu piccolo il padre voleva una femmina ed io volevo un altro maschio. I problemi di mio figlio sono iniziati fin dall´etá dell´asilo. Io peró, a differenza di tua madre, portai mio figlio da uno psicologo all´etá di 8 anni perche vedevo che c´era una confusione d´identitá e che non si produceva il distacco dovuto da me. Solo che lo psicologo m´assicuró che lui non aveva nessun problema, che era tutto comportamentale. Se solo avessi letto Nicolosi 15 anni fa, non starei scrivendo in questo blog. Purtroppo sono finita in mano di un incompetente. Il fratello lo difendeva perché ha sempre avuto problemi sociali con i sui compagni di scuola. Sono molti gli elementi in comune, non credi? Il resto l´hai gia letto. Ti mando un bacione
bluekover ha detto...
Cari tutti, vi consiglio questa pagina del sito dell'AGAPO (Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali) perchè con una forte vena satirica descrive la triste situazione che ci troviamo tutti ad affrontare: quella di non essere capiti nel nostro profondo, nel nostro disagio e quindi non poter trovare dei validi supporti per il nostro cambiamento. http://www.agapo.net/documenti/conformeconlodp.html Paziente egodistonico (maschile): Mi sento a disagio per i miei sentimenti omosessuali. Vorrei superare questi sentimenti. Terapeuta conforme: Esploriamo la tua richiesta. A 360 gradi. Paziente egodistonico: D’accordo. Terapeuta conforme: L’omosessualità è una variante naturale della sessualità umana. Lo dice il DSM IV del 73. Cerchiamo quindi di capire le ragioni per cui non ti accetti. Paziente egodistonico: Non ho amicizie vere, nemmeno una. E anche le relazioni amorose con altri uomini sono sempre un disastro. A volte mi sento di voler farla finita. Terapeuta conforme: Non è una questione dell’omosessualità in sé. La scienza dice che l’omosessualità è un comportamento naturale dell’uomo. Devi solo accettarlo fino in fondo, superare le tue inibizioni e condizionamenti della società. Perché hai paura del giudizio degli altri? Paziente egodistonico: Ho già fatto il coming out e nell’ambiente in cui vivo tutti vogliono proteggermi. Anche le ragazze. Resta il problema che non ho veri amici. Terapeuta conforme: Allora devi superare l’omofobia interiorizzata. La mia deontologia professionale mi impedisce di predeterminare l’esito della terapia, ma parto dal presupposto che l’unica causa possibile dei tuoi problemi è l’omofobia interiorizzata e il minority stress, visto che la scienza nel 73 ha stabilito che l’omosessualità è un naturale comportamento umano. Paziente egodistonico: Sto male lo stesso. Terapeuta conforme: Ma stai male soltanto perché non riesci ad accettare la tua vera natura. Paziente egodistonico: Ogni volta che ho un’amicizia con una persona dello stesso sesso, a un certo punto e in qualche modo assumo atteggiamenti erotici nei confronti di questa persona. Una volta fatto questo, tutto finisce, e poi ricomincio a star male. Terapeuta conforme: Il pregiudizio antiomosessuale è fortissimo. Paziente egodistonico: … sì, certo, …. in realtà, sono piuttosto io che perdo l’interesse. Non mi sento più a mio agio con questa persona. Terapeuta conforme: Allora devi comprenderne le ragioni e sforzarti a sviluppare autentici sentimenti d’amore verso una di queste persone. Paziente egodistonico: Ma io personalmente, a quegli amori non riesco a dare un senso. Non mi vedo complementare all’altra persona, quando è del mio stesso sesso; quando uno è come me. Mi sento ributtato su me stesso. Credo di aver bisogno di una persona profondamente diversa da me per fare all’amore. Terapeuta conforme: Una relazione d’amore tra due uguali è uguale a una relazione tra due diversi. In termini scientifici: M + M = M + F, perché la diversità tra uomo e donna è soltanto una costruzione sociale e pertanto irrilevante rispetto alla natura di una relazione. Paziente egodistonico: Mi sforzerò molto, ma temo di non riuscire a sentirlo così nel mio profondo. Terapeuta conforme: Non sei scientifico e il tuo desiderio di cambiamento non è etico. Rispetto pienamente i tuoi valori, come lo postula il codice deontologico del mio Ordine, ma è ovvio che la tua personalità è condizionata dal pregiudizio religioso e/o dalla cultura eterosessista. Comunque, non ti preoccupare, la decostruiremo e la ripareremo.
Anonimo ha detto...
ciao a tutti. Sono Alex78. Da 12 anni vivo contemporaneamente delle relazioni eterosessuali e delle avventure omosessuali nascoste. Da qualche tempo a questa parte, nonostante abbia una relazione ormai da molti anni con una ragazza fantastica, il mio lato omosessuale sta prendendo il sopravvento. Non riesco più ad arginare le pulsioni, i miei incontri sono diventati più frequenti e faccio fatica a provare desiderio verso la mia ragazza. Lei sta portando pazienza, ma non conosce la ragione di questa mio difficoltà. Ho paura, sto rovinando la mia vita con le mie stesse mani, sto cadendo in un burrone da cui non so come riuscirò ad uscire, e sto facendo del male alla persona che più amo. Vi pregp aiutatemi, devo uscirne prima che sia troppo tardi. Lo devo prima di tutto a lei, non si merita quello che le sto facendo. Ciao grazie a tutti.
bluekover ha detto...
Per Alex78, non ho vissuto la tua situazione, ma posso immaginarla, così come posso intuire che di fronte a una situazione così gravosa spesso non bastano i buoni propositi e il tentativo di autocontrollo. Purtroppo l'essere umano si trova spesso a vivere delle contraddizioni, ad essere dominato da sentimenti contrastanti. Che fare allora? Un consiglio generale è quello di provare a interrogarsi sul perchè di questi desideri, piuttosto che cercare invano di soffocarli senza averli prima compresi. Cosa ti spinge a cercare quelle avventure? Cosa ne ricavi? Esiste un'alternativa edificante per riempire questo bisogno? Per avere un appagamento autentico e senza controindicazioni? Fermati a pensare cosa può farti davvero bene in questo momento, ed eventualmente rivolgici tutte le domande e le confidenze che vuoi. Esterna la tua sofferenza, noi siamo qui.
Anonimo ha detto...
Pace a te Fr. Max, sono mamma 30 maggio. Ho letto che consigli dei corsi ad Assisi. Potresti specificarmi di cosa si tratta? Quanto tempo durano? Chi viene da lontano puó trovare alloggio facilmente? Grazie di cuore
Giovanni ha detto...
Ciao a tutti, sono anonimo 40enne Per Alex78 la tua situazione è difficile e secondo me molto comune. Secondo me devi chiarirti con te stesso e soprattutto aprirti con la tua ragazza, se ti vuole bene ti capirà. L'ipocrisia ed il vivere clandestinamente avventure omosessuali non ti possono aiutare. Secondo me devi cercare di essere autentico prima di tutto con te stesso e poi soprattutto con le persone alle quali vuoi bene: pensi che loro non abbiano il diritto di sapere chi sia veramente la persona che amano e se potranno realizzare con essa la propria felicità? Chiarisciti con te stesso su cosa provi davvero, cosa ti potrebbe portare alla felicità seguendo la tua natura e poi fanne partecipi anche i tuoi cari. Abbracci
Anonimo ha detto...
caro alex78, la mia situazione è identica alla tua, con l'unica differenza che io non ho mai avuto rapporti con nessun uomo, ma mi beo di pornografia....questo a lungo andare sta inficiando il rapporto con la mia ragazza, avendo io le stesse difficoltà...ho molta paura ma non riesco ad uscirne. ho provato per un anno a digiunare, a pregare e devo confessare che dei benefici gli ho trovati a livello morale...ma il problema non si è risolto...sono ricaduto e in preda alla sfiducia e alla vergogna ho abbandonato la preghiera...ora sto vivendo un periodo di stasi...ma sono tanto afflitto. ti capisco... vittorio
Anonimo - PD ha detto...
@bluekover: apro il sito e vedo il mio intervento in prima pagina... sono commosso. Ma sono io che devo ringraziare, perché non puoi sapere quanto l'esistenza di questo blog abbia fatto e stia facendo tuttora per me. Adesso non ricordo più in quale libro sacro ho letto che "colui che, riconoscendo in sé una perversione, la combatte in segreto, si comporta da EROE, e come tale sarà premiato". Allora coraggio a tutti, credenti e non: per me siete tutti eroi.
polli ha detto...
Per tutti, ho già scritto su questo blog un pò di tempo fa. Sono la mamma di un ragazzo di 20 anni che a novembre 2009 ha avuto una lettera da suo figlio nella quale si dichiarava, allora, bisessuale, oggi omosessuale. La mia vita, ma anche il mio modo di vedere le cose sono cambiate radicalmente, anche perchè come sempre dico questa nuova realtà ti porta a guardarti e ad analizzarti nel profondo del tuo essere. Mi piace molto leggere tutti gli interventi che vengono postati, mi aiutano molto e mi fanno riflettere. Io e mio marito ci siamo analizzati molto in questo periodo e abbiamo compreso che un padre non presente ma non fisicamente, perchè per quello mio marito ci è sempre stato, sempre pronto a rimproverarlo e a criticarlo e una madre intrusiva che ha cercato di sopperire alla mancanza del padre, potrebbe essere la causa della situazione di nostro figlio. Lui ha fatto riferimento sempre su di me, per la scuola, per chiedere il permesso per uscire, anche ora che stà all'università fuori città, telefona sempre a me e mai al padre e di questo mio marito ne soffre moltissimo. Anche quando eravamo tutti in casa che i ragazzi erano più piccoli, se chiedevano qualcosa, anche uno stupido bicchiere d'acqua la chiedevano sempre a me e qualche tempo fa, al telefono, mio figlio, parlando con me ha esordito dicendo che era inutile parlare con il padre tanto in casa i pantaloni li ho portati sempre io. Ora come posso cambiare, a vent'anni questo comportamento. Dico sempre a mio marito di telefonare al figlio di fargli sentire la sua presenza ma per il resto cosa posso fare? Datemi qualche buon consiglio vi prego. Il mio unico conforto è la preghiera e la sofferenza è tanta, specialmente quando mio figlio è vicino, il cuore mi si spezza dal dolore e provo tanta compassione. Aiutatemi, vi voglio bene. Grazie a tutti. Polli
Giovanni ha detto...
@Polli Secondo me la situazione non va drammatizzata, non colpevolizzatevi: l'omosessualità ha cause multi-fattoriali e sicuramente non è dovuta solo all'ambiente familiare in cui si cresce, tanti ragazzi infatti sono cresciuti in situazioni problematiche senza essere per questo omosessuali. Pensa poi che essere omosessuale non è la fine del mondo: segui tuo figlio, fa attenzione che non sbagli, ma, secondo me, lasciagli margini di sperimentazione così che possa comprendere se e quanto gli convenga essere omosessuale. Secondo me sbaglieresti (considerata la sua ancora molto giovane età e ancor più se stesse attraversando la pubertà) ad imporgli la tua visione negativa dell'omosessualità e a comportarti di conseguenza: se pensi che tu e tuo marito abbiate sbagliato atteggiamento durante la sua infanzia e gli anni passati, non aggiungere errore ad errore e non buttare la responsabilità di tali colpe sulle spalle di tuo figlio, a mio modo di vedere infatti non lo capirebbe e correreste il rischio di allontanarlo definitivamente da voi. Seguitelo e indirizzatelo discretamente e garbatamente, in parte assecondandolo (non scordare che seppur giovane vostro figlio è comunque un adulto!!) e vedrete che il problema, se così Lui vuole, si risolverà da solo con l'aiuto della Provvidenza: in ogni caso fate vostre le parole di tolleranza che trovate anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Abbracci
Anonimo ha detto...
pertutti coloro che vogliano darmi un consiglio Oggi mi diceva mio figlio che solo nel momento in cui parlerá della sua omosessualitá con il padre potrá riavvicinarsi a lui, gia che in questo momento ha la sensazione di giocare al doppio gioco con il padre. Voi che ne pensate?
bluekover ha detto...
@Anonimo PD la nostra lotta contro la schiavitù ci rende eroi, è verissimo. Continua a scrivere su questo blog, ogni testimonianza allarga i nostri orizzonti. @Polli capisco le intenzioni di tuo figlio e penso che sentirsi accettato e non criticato da suo padre per la sua condizione possa essere un importante segnale, anche inaspettato. Capirà che il padre non è il nemico che si aspettava, che può difenderlo. Tuo marito, d'altro canto, vedrà suo figlio parlargli di una condizione delicata, che lo fa sicuramente soffrire, e potrà capire che il vostro figlio ha bisogno di più affetto e accoglienza. Se lo farà, in un primo momento sarà bene che riceva dal padre ascolto incondizionato e empatico; solo dopo stabilita questa comunicazione in cui vostro figlio si sente sicuro, si può cercare di proporgli una apertura più grande alle sue ferite di uomo, ma senza anticipargli il fatto che queste siano la radice dell'omosessualità: è molto meglio che lo capisca da solo e con i suoi tempi. Insomma mostrate affetto e volontà di comprensione, apritevi anche a argomenti che per voi sono tabù, e abbiate il coraggio anche di ammettere i vostri errori e chiedere scusa, se lui ve ne farà notare alcuni.
Anonimo ha detto...
X TUTTI COLORO CHE SCRIVONO IN QUESTO BLOG DA MAMMA 30 MAGGIO Ecco io vorrei porre una domanda a tutti voi, magari vi sembrerá stupida, ma per me é molto importante sapere: quando fate il "coming out" in famiglia cosa vi spinge a farlo? Cosa v´aspettate dai vostri genitori? Di fronte al dolore dei genitori, come reagite? Importa davvero la loro opinione in merito? Raccontatemi la vostra esperienza. Vi mando un bacio e vi vogio bene
Giovanni ha detto...
Cara Mamma 30 maggio, io ti posso scrivere alcune delle motivazioni che hanno spinto me a fare il coming out. Prima di tutto pensa che tuo figlio ha molta fiducia in voi per parlarvi del suo orientamento sessuale e questo è un buon segno: tra tutte le persone che conosco infatti lo scoglio maggiore nella rivelazione della propria omosessualità è rappresentato proprio dalla potenziale reazione avversa dei genitori e dei propri cari, le persone più importanti, con le quali siamo cresciuti e che ci sono da sempre più vicine. Da quest'osservazione ecco emergere la prima motivazione del coming out e cioé la volontà di non tenere più nascosta una parte così importante di noi a chi ci circonda soprattutto se ci teniamo e gli vogliamo bene. Questo ci rende più leggeri e più liberi e contribuisce a rendere la cosa meno grave, meno gravida di proibito e di ciò che ha di compulsivo perché in un qualche modo la condividiamo e quindi non pesa più in modo ossessivo solo su di noi: è un altro segno positivo perché molte delle illusioni e dei sogni ad occhi aperti e delle ossessioni che l'accompagnavano svaniscono a contatto con la realtà, soprattutto se si viene accolti in modo tollerante e comprensivo dalle persone alle quali ci si è confidati; in un qualche modo il coming out è il primo passo per uscirne e per fare i conti con la realtà. Non bisogna dimenticare che l'omosessuale è una persona molto sola (anche se sembra ben inserita nella società) e che questo rafforza le tendenze omosessuali proprio perché la solitudine originaria che fa parte dell'esperienza di vita interiore degli anni dell'infanzia di molti omosessuali, è stata forse una delle cause della loro omosessualità: quindi prima ce ne si libera e meglio è, a parer mio. Abbracci
fr max ha detto...
Dire NO: una Disciplina? Parole come Disciplina, ascesi, etc, oggi carissimi risuonano come terminologie ...assurde, vecchie, impolverate, oscurantiste, anacronistiche. Spinti ad assecondare ogni bisogno fisiologico, esaltando e assolutizzando la sensualità (i 5 sensi)....la direzione che tende a prendersi è sempre quella di ....dire Si ad ogni richiamo istintuale decodificato come naturale (sento questo!!), al di la di ogni parametro e Verità ( cd relativismo= non esiste una verità assoluta). Viviamo nell'era del SI....a tutti i costi!! Ed è in questa corrente affermativistica del Sè che giunge una provocante alternativa: è se provassimo a riscoprire il valore del NO? Quello che un tempo si chiamava disciplina o ascesi altro non era che imparare a scegliere alla luce di una meta. Avendo chiaro dove andare occorre necessariamente dover dire Si a certe cose e No ad altre. Non si può pretendere ad es di volersi laureare e voler condurre una vita all'insegna del puro relax, alzandosi a mezzogiorno, mangiando a sbafo, andando a ballare a giorni alterni rientrando all'alba e poi....pretendere di studiare e preparare gli esami: occorre dire dei No! Questa è la disciplina. Allora se la tua meta è crescere nella tua affetività, nel maturare sempre più pienamente il tuo orientamento sessuale, costruire una vita piena e libera da pulsioni schiavizzanti....impara a dire No ad altro: NO alla pornografia; no alle chat; non al sesso occasionale; no alla masturbazione, no alla solitudine; strade che allontatanono dalla meta che stai seguendo. Non è facile e sicuramente molti lo stanno già facendo. Il coraggio del NO. Dire No fa male..... ma quando la meta è chiara, fa crescere! Un abbraccio Fr MAx
fr max ha detto...
Ai miei fratelli del Blog. Pace a voi! Dopo una lunga e accesa stagione di interventi noto un leggero assopimento. Colpa dell'estate incombente? O sarà l'attesa di qualcosa che cambi radicalmente le carte in tavola? Dove sei? Dice Gesù ad Adamo nel Libro della Genesi,pur sapendo dov'è perchè Lui sa tutto di lui, di te, di me, di noi. Dove stai andando? Un abbraccio a tutti! Fr Max
Desert84 ha detto...
Un caloroso saluto caro Fr Max!!! E' vero ho notato anche io che molti non commentano più come prima....io non sono mai stato un assiduo commentatore,ma in questo periodo pur consultando sporadicamente il blog ho volutamente deciso di non intervenire, e questo perchè mi sono reso conto che le testimonianze altrui sono sempre state più "concrete" e quindi più utili rispetto alla mia.Voi dicevate nell'ultimo post:dove stai andando?...ecco sto cercando Dio, con pazienza e semplicità.L'unica cosa che posso dire è che sto cercando nell'ordinarietà della mia vita la Sua presenza,riscoprendo poco per volta la bellezza di Dio e di conseguenza la mia.Sono guarito???...diciamo che più che parlare in termini definitivi mi piace ripetermi che ogni giorno vengo guarito,che ogni giorno vengo convertito,che ogni giorno faccio un passetto avanti.Questo è il mio cambiamento!Camminare con Lui ed offrirgli tutte le mie difficoltà ,sempre, finchè a lui piacerà...perchè ciò che desidero è trovare la pace che solo Lui mi può dare!Siete tutti sempre nelle mie preghiere...Un forte abbraccio a tutti e specialmente a voi fr max...è molto importante la vicinanza di un religioso!
ilaria ha detto...
@ Desert84 Fratello, sé tu già in partenza scegli per “noi”, come potrai mai renderti utile? Trova il coraggio di mostrare le tue ferite e queste diventeranno perle preziose per il tuo prossimo. Ti benedica il Signore
Anonimo ha detto...
Preghiera di Madre Teresa di Calcutta mamma 30 maggio Il giorno piu bello? Oggi L´ostacolo piú grande? La paura La cosa piú facile? Sbagliarsi L´errore piú grande? Rinunciare La radice di tutti i mali?L´egoismo La distrazione migliore? Il lavoro La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento I migliori professionisti? I bambini Il primo bisogno? Comunicare La felicitá piú grande? essere utili agli altri Il mistero piu grande? La morte Il difetto peggiore? Il malumore La persona piu pericolosa? Quella che mente Il sentimento piu brutto? Il rancore Il regalo piu bello? Il perdono Quello indispensabile? la famiglia La rotta migliore? La via giusta La sensazione piu piacevole? La pace interiore L´accoglienza migliore? il sorriso La miglior medicina? L´ottimismo La soddisfazione piu grande? Il dovere compiuto La forza piu grande? La fede Le persone piu necessarie? I sacerdoti La cosa piu bella nel mondo? L´amore
Anonimo ha detto...
Ciao a tutti, è da un po' che vi seguo e ho trovato molto aiuto nel forum nei vostri commenti e come veramente la sofferenza è di tanti, non solo mia. E' da un mese che cerco di vedere in modo diverso la mia vita, ho provato molto entusiasmo all'inizio, però mi vedo sempre di ricadere. Io non ho una famiglia così strana, mia madre se sto via due giorni senza chiamarla non le importa più di tanto e mio padre è affettuoso nella norma con me (abbracci, vezzeggiativi, pacche sulle spalle ecc...) non so magari si tratta di una cosa molto più subdola che mi porta a questo disturbo. La difficoltà è tanta, ed è bello, ma veramenbte bello vedere al Crocifisso e pensare alle sue sofferenze e pensare che anche lui ha vissuto abbandono e sofferenza. Pensando questo poi mi viene alla mente il "chi vuole essere mio discepolo prenda la sua croce ogni giorno e mi segua". mi rendo conto che prendere la croce significa affrontare a viso aperto la realtà, senza piangersi addosso e fare in definitiva l'uomo vero che stringe i denti e va avanti qualsiasi cosa accada. Tante volte però lo scoraggiamento è tanto e vengo qui per cercare un appiglio per continuare. Ogni tanto mi chiedo se esista la guarigione o sia solo un mitigamento di una cosa che mi porterò dietro per tutta la vita. Forse la cosa che mi manca di più sono le amicizie, mi mancano degli amici della mia età, coi quali però ho difficoltà a relazionarmi. Mi riuscirebbe più facile parlare con un vecchio piuttosto che con uno della mia età, forse è legato a questo, sento però che è certamente correlato. Cosa ne pensate? Dopo che ho scritto mi sento già meglio, è buona cosa condividere i propri pesi. Grazie ci cuore, ciao Giò
fr max ha detto...
Per Gio. Il Signore ti dia Pace. Non scoraggiarti per le cadute e le ricadute. Parlano della nostra fragilità e del bisogno di convertire alla libertà il nostro cuore: ma tutto questo non è utopia. Non è poi che ogni famiglia e ogni relazione parentale deve riflettere certi parametri che si rivelano come la causa di una tendenza omosessuale; probabilmente nella tua famiglia ci saranno stati altri disequilibri che hanno generato sofferenza e confusione nel consolidamento della tua identità sessaule. Ognuno ha una storia a se, anche se spesso sembrano tanto simili tra loro. Ti va di parlarci un po' di te e della tua storia? Siamo felici di condivivderla con te. Ti mancano amici e relazioni autentiche e profonde: Anche questo spazio può, se lo vuoi, essere un occasione per CONDIVIDERE non banallità e scicchezze ma pagine significative della tua vita. Cammina in questa direzione, caro Gio. Il Signore della Vita è con te a sostenerti e a incoraggiarti verso un incontro sempre più autentico e profondo con Lui che passa anche attraverso le tue ferite più dolorose. Un abbraccio fraterno. Fr MAx
Giovanni ha detto...
Caro Gio, non ti preoccupare per il fatto di sentirti particolarmente solo: molti di noi lo sono. Sei introverso ed introspettivo? Magari non hai interesse ad avere molte amicizie e quelle poche che hai le selezioni attentamente. Magari molte persone ti deludono con la loro superficialità e sei sempre alla ricerca di qualcuno di speciale con il quale aprirti. Tutti questi sono tratti caratteriali che non hai tu quindi non fartene una colpa. Poi oltre al fatto di essere "diverso" che può aggravare i tuoi problemi di "solitudine" c'è da dire che di questi tempi anche gli etero ed i conformisti sono abissalmente soli, magari anche in mezzo ad una folla di falsi amici o di conoscenze superficiali. Quindi non disperare e segui ciò che ritieni giusto secondo coscienza: prima o poi sarai destinato a raggiungere la tua natura vera. Abbracci
Giovanni ha detto...
Nel post precedente c'è un errore, evidentemente volevo scrivere: "Tutti questi sono tratti caratteriali che non hai scelto tu quindi non fartene una colpa." e non "Tutti questi sono tratti caratteriali che non hai tu quindi non fartene una colpa." Abbracci
Giò ha detto...
Grazie Fra max per la tua risposta che ho molto meditato. Grazie anche a Giovanni. Beh io non è che abbia una vera e propria storia, nel senso che mi sono accorto all'età di 13 anni di avere questa diversità, però non ho mai avuto rapporti con altri. Mi rendo conto che non è una vita piena questa e che anche se messa in atto non soddisfa minimamente ferite che vanno diversamente curate. Mi ha fatto pensare anche la tua riflessione sulla solitudine, si forse è un po' vero che sono molto difficile nelle amicizie e che evito persone superficiali. Credo però che questo non accontentarsi rispetto alle amicizie e vedere sempre il pelo nell'uovo nei rapporti d'amicizia sia anche questo segno del disagio, in altre parole, si fa a cercare un amico che sia fatto su misura che possa completare le mancanze mie, insomma tutto centrato su di me. Quindi nella mia riflessione personale ho anche capito che aprirsi significa correre anche il rischio di trovare qualcuno di superficiale o gente che ha modi di pensare diversi dal mio, abitudini diverse eccc... Però sono dei rischi che devo correre e in caso si volta pagina, perchè altrimenti come si riesce a de-mitizzare la figura maschile e sentirsi "uno di loro" in tutto e per tutto. Certo che le amicizie vanno cercate e anche selezionate. Il mio combattimento è anche questo. Forse la paura più grande è quella di abituarmi al fatto che devo combattare la battaglia e alla fine non arrivarci in fondo. Speriamo in bene, in ogni caso noi siamo fatti per le cose di lassù, nel Cielo. Mi aiuta tanto a pensare al Cielo, aiuta ad allineare tutte le cose nel verso giusto. Grazie a tutti! Ciao!
fr max ha detto...
Per Giovanni. Carissimo, essere esigenti con noi stessi è prezioso da un lato, in quanto porta a non accomodarsi sugli allori e sui falsi trofei delle proprie pseudo vittorie, ma è anche rischiso, perchè poterebbe allontanare dallo sguardo di amorevole accoglienza che ciascuno di noi è chiamato ad avere nei confronti di se stesso, della propria storia e delle proprie ferite affettive (volersi bene!!). Dunque occorre sapersi muovere adeguatamente nella relazione con se e con gli altri, partendo da una maggiore conoscenza di se e della propria storia. Quando scrivi: Credo però che questo non accontentarsi rispetto alle amicizie e vedere sempre il pelo nell'uovo nei rapporti d'amicizia sia anche questo segno del disagio, in altre parole, si fa a cercare un amico che sia fatto su misura che possa completare le mancanze mie, insomma tutto centrato su di me. Questo è un rischio grosso e pericoloso. L'altro è un dono e come tale occorre accoglierlo così com'è. Non possiamo stilare un listino prezzi delle persone migliori o peggiori da frequentare. L'altro è come te, con limiti e pregi che troverai sempre, per cui ci sarà sempre da recriminare, criticare e puntualizzare quello che non va. L'ALTRO E' UN MISTERO DA INCONTRARE! Allora vuoi incontrarlo o continuare a fuggire? Dici ancora: Forse la paura più grande è quella di abituarmi al fatto che devo combattare la battaglia. Il prezzo da pagare per entrare nel mondo degli uomini (in senso ontologico) è lottare, perchè nella lotta devi dire si a certe cose e no ad altre, ovvero devi SCEGLIERE! Scegliere è una dura battaglia; ma non sei da solo in questo. Ci siamo anche noi e in primis c'è Colui che ha Gia vinto per te la battaglia della Salvezza per custodire LA TUA ALTISSIMA DIGNITA' DI FIGLIO, FRATELLO E UOMO e lo ha fatto offrendo la sua vita per te affinche tu potessi avere il meglio: costui è Gesù Cristo! Ti ABBRACCIO FORTE. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Volevo dire che, credo di non essere il solo, questo periodo estivo è forse il peggiore per chi lotta.Spero, ma temo, non sia per questo che i commenti al blog si sono diradati. Tanti bei ragazzi in giro, che stimolano le fantasie e alimentano l'inadeguatezza e un certo senso di irrequietezza che conosco bene , oltre alla consapevolezza, per chi ha frequentato, di come sia facile procurarsi un incontro di sesso e solitudine. Da due anni, da quanto ho conosciuto la mia attuale ragazza, ho smesso di frequentare situazioni gay. E' stato un grande passo avanti, dopo 5 anni in cui, clandestinamente, avevo provato quasi tutto ed ero uscito disgustato dall'ambiente di sofferenza e nevrosi dei gay ma avevo avuto anche l'occasione di capire chiaramente tutte le dinamiche (il libro di Nicolosi è stato un tuffo al cuore, avevo intuito tutto anche io in quei termini). Oggi sono triste perchè dopo tanto tempo sono ricaduto nella pornografia, che da anni cerco di sconfiggere con alterni esiti, avendone ben visto il lato diabolico e distruttivo. L'ho fatto pensando "meglio questo che andare a cercare un incontro gay" perchè il fatto di stare lontano dalla mia lei aveva in questi giorni allentato pericolosamente le mie difese contro questi pensieri e impulsi e cio' che io voglio essere per me stesso. A volte sono fiero di me: ho una bellissima storia, una ragazza che mi ama, e che amo, ho salvato la mia vita a un passo dall'abisso che vedo nel mondo gay e sto pensando di sposarla. Altre volte amaramente vedo che in alcune situazioni (sport o uscite) faccio fantasie su dei bei ragazzi e mi rendo conto che se questi ci provassero io ci starei in un attimo. Grazie a Dio non è successo ma ho paura che prima o poi accada, essendo tra l'altro un bel ragazzo, cosa che mi ha aiutato ad avere anche parecchie ragazze camuffando i miei casini alla meno peggio. Ma ora mi sento grande, ho vissuto la felicità con la mia lei e non voglio sporcare tutto il bello e l'amore che ho costruito.Ora sento i sensi di colpa per avere infranto l'astinenza da una masturbazione coatta, farcita di feticci e porno, che vi assicuro, ci estranea in modo spaventoso,sovrapponendo nella psiche ferita immagini che dovremmo invece cancellare.Secondo voi faccio male a fare progetti di famiglia? eppure mi viene naturale, per la 1a volta in vita mia amo qualcuno. spero solo la mia parte oscura non faccia c.. te perchè la vita che ho vissuto da "sobrio" mi ha dato piu' di quanto abbia mai sperato, non assecondando fantasie infantili ma facendomi sentire un uomo. Grazie a frate max, io ho avuto brutte esperienze con la chiesa, la sua figura mi da' coraggio e fede. valerio
Giò ha detto...
Ciao Fra Max, sono Giò (Giorgio), condivido in pieno quello che hai scritto sulla necessità di aprirsi al dono che è l'altro. Non è che io escluda gli altri o sia troppo esigente, è questo un rischio che cerco di evitare, perchè come anche tu osservavi è come chiudersi ancora più di prima e non aiuta alla crescita personale e reciproca che è in grado di donare l'amicizia. Il mio problema non è tanto questo quindi. La difficoltà che ho è stare con altri, soprattutto della mia età. (ne ho poco più di 20) Ho come un senso di inferiorità di inadeguatezza e mi accorgo che quando sto con qualcuno o in compagnia sono avido di manifestazioni di affetto oppure ci rimango molto per delle sciocchezze o delle banali prese in giro o per una risposta data male. Ho avuto modo di leggere gli articoli su blog di questi giorni sull'autocommiserazione e anche se a prima vista non l'avrei detto, mi ci sono riconosciuto in pieno e ho visto come in tante situazioni si rischia di drammatizzare delle sciocchezze ecc... Ho fatto il proposito di esercitarmi nell'autoironia tutte le volte che mi compiango da solo, e adesso che ci faccio caso succede molte volte! Magari per uno scoraggiamento anche sulle piccole cose. @@ A Valerio vorrei dire che l'estate è un periodo così per tutti, certamente anche per me. Credo che bisogna risolvere il problema dalle radici capendo fino in fondo che cosa porta a questi desideri. E' come una pianta infestante che credi di averla strappata e poi rispunta solo perchè è rimasta a terra un piccolo pezzo di radice... Bisogna capire nelle profondità di noi stessi e comprendere cosa ci porta a certe situazioni e come cambiare... è un cammino che come ho cominciato da quasi un mese e come diceva fra Max, "Il prezzo da pagare per entrare nel mondo degli uomini (in senso ontologico) è lottare". Quindi avanti così, mai darsi per vinti e avanti verso la libertà, quella che ci spetta, come diceva fra Max, da figli di Dio. Ciao!!
fr max ha detto...
Per Valerio. Carissimo, Il Signore ti dia pace. Volevo sostenerti e incoraggiarti nel tuo cammino che sicuramente è costellato di croci e fatiche; ma vedrai che il bene per te già da ora potrai gustarlo. Scrivi: Oggi sono triste perchè dopo tanto tempo sono ricaduto nella pornografia, che da anni cerco di sconfiggere con alterni esiti, avendone ben visto il lato diabolico e distruttivo. Questa dipendenza è una brutta bestia però non è invinciblile. Fa parte di quei cestini in cui sovente si va a cercare qualunque cosa possa appagarti ma che alla fine non si trova realmente quello di cui hai bisogno: E TU DI COSA HAI BISOGNO REALMENTE IN QUEL MOMENTO? LA pornografia fa tanto male anche perchè ti porta davvero fuori dalla realtà delle cose, dalla vita, innescando un inevitambile complesso d'inferiorità per il confronto a cui tisottoponi e per la riduzione della genitalità al puro appagamento personale-egoistico-egocentrico-narcisistico. Cerca di riconoscere i danni che derivano dal nutrirti dui questa roba e l'approcciarsi successivo prenderà una forma sempre meno dipendente. Anch'io sono fiero del rapporto che stai costruendo con la tua ragazza: questo a differenza della pornografia è invece ciò che hai di REALE nelle tue mani e nelle tue possibilità; fallo germogliare! Bello anche il progetto di un unione benedetta da Dio nel sacramento del matrimonio. La scelta di non sporcare quello che stai costruendo e direttamente proporzionale alla fiducia che hai nel credere di star seguendo la strada giusta per te e per lei. E' la strada giusta è quella della Verità nel dono di te. Si può cadere ma poi pian piano ci si rialza, senza restare infossati nei sensi di colpa avendo chiara la meta che il tuo cuore desidera. Non aver paura di progettare e costruire insieme alla tua ragazza. Magari lasciatevi accompagnare da una guida spirituale, partecipando ad un corso per le coppie (noi ad Assisi ne facciamo tanti!)che aiuti a fare verità nella relazione. Coraggio Valerio, non scoraggiarti e continua a seminare per te e per la persona che Dio ti ha messo accanto. Ci sono se avessi bisogno (byronmp@libero.it). ...chi semina nelle lacrime, mietera' con giubilo!!! Ti abbraccio fr MAx Per Giò: Carissimo, un abbraccio a te! se stai scoprendo che un punto debole della tua identità e la fiducia in te stesso e la tendenza a vittimizzarti allora è bene lavorare su 2 punti: l'autostima di te( il valore che Dio da sempre ti riconosce!)e cercare di ripercorrere le sensazioni emotive e corporee che gli episodi quotidiani ti scatenano e vedere dove ti portano nella tua storia; sicuramente affioreranno nel tuo cuore episodi, paure, dolori che sono ancora sepolti nel tuo cuore. Se hai bisogno fammi sapere. Un abbraccio fraterno. Fr MAx
Anonimo ha detto...
Cari amici, tempo fa ho scoperto questo sito web - sono molto contento di vedere che tante altre persone, tanti altri uomini, cercano di uscire dell'omosessualità, e che tanti sono riusciti a uscire di questa situazione. Io sono spagnolo, ho 42 anni, sono stato x ca. 20 anni nel mondo gay e adesso posso dire -dopo un duro lavoro in me- di non avere più dei sentimento omoerotici - tutto quanto è sparso. La mia vita è come qualsiasi altra: lavoro, vado a prendere delle birre con degli amici, ho dei problemi normali... ma sono felicissimo!! Ho un sito web, http://untestimonio.blogspot.com/ dove ho messo un link a questo sito web - non si sa mai chi legge i blogs, e se c'è qualcuno che abbia bisogno di qualcosa nella lingua italiana, vorrei che abbia questa possibilità. Non so se conoscete www.esposiblelaesperanza.com - è un sito dove un team di professionisti (psichiatri, psicologhi, ecc) lavorano ed offrono gratuitamente un auto-aiuto x tutti quanti siano pronti a lottare x lasciare indietro la loro omossessualità. Non è soltanto la terapia riparativa: si va un po' piu' in là: è una terapia del cuore, si offre la possibilità di un guarimento integrale della persona e da quel più profondo. È però in lingua spagnola. Ci sono tanti (!!) che soffrono per le sue ferite affettive e che aspettano essere felici ma non sanno come farlo! Ci sono tanti (tanti!!) adolescenti (sopratutto in questi giorni coi atti dell'orgoglio gay) che cadranno in questo "sottomondo" e perderanno la sua libertà e felicità! Ci vuole un lavoro molto forte, testimonianze, urli che dicano la verità. Non siamo da soli! È possibile essere liberi! Pablo.