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sabato 15 maggio 2010

La Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi. Una speranza per gli omosessuali - Fr Max


LA TERAPIA RIPARATIVA DI JOSEPH NICOLOSI
Una speranza per gli omosessuali

Fr Max



INTRODUZIONE


Le difficoltà esistenti attualmente nei confronti di un approccio comune che si rivolga alla ricerca del bene per la persona che vive una tendenza omosessuale, sono molte; quanto affermato si avverte maggiormente nell’ambito delle scienze umane, in particolare nella psicologia, dove tuttora questo tema, vede approcci diversificati.
Il risultato nel tempo è stato quello di favorire lo sviluppo di una visione frammentata della persona omosessuale a seconda dell’ambito nel quale se ne parla (etico, sociale, culturale, giuridico, medico, religioso), prendendo distanza da una concezione dell’uomo come creatura unitaria e armonica.
Accostarsi ad un ambito così articolato come quello dell’omosessualità, possiede un primo grosso rischio che è appunto quello del generalizzare, molto in voga oggi negli imperanti e invadenti Talk Show televisivi, dove senza tregua avanza la cultura del relativismo e del banale; la negazione di una verità assoluta a cui aderire in nome del dio “ io ”.
Solcare un terreno come quello della persona omosessuale richiede a mio avviso una riflessione puntuale e mirata, in grado di offrire un contributo che miri al rispetto e alla promozione della sua dignità, in vista di una piena realizzazione di sé.
Premesso ciò, l’oggetto del presente lavoro non vuole rivolgersi all’omosessualità in generale ma ad alcune questioni specifiche che toccano l’ampio tema dell’omosessualità, quali la profonda confusione esistente oggi in molti uomini rispetto alla propria identità maschile; al malessere ossia la distonia, cioè il conflitto, che molti ragazzi maschi vivono nel proprio orientamento sessuale (la mascolinità) e nella relazione con gli altri maschi, dai quali si sentono eroticamente attratti in modo compulsivo e schiavizzante.
Il mio obiettivo vuol essere il tentativo di offrire ai tanti ragazzi e uomini che vivono un conflitto nel proprio orientamento sessuale, una possibile risposta tra le altre sulle questioni appena accennate.
La risposta arriva dalle scienze umane, in particolare dal Dott. Joseph Nicolosi, presidente del NARTH e va sotto il nome di Terapia Riparativa dell’omosessualità maschile. Si tratta di un accompagnamento che consiste in un particolare tipo di psicoterapia applicata agli uomini che vogliono crescere nel superamento dell’attrazione omosessuale compulsiva, per sviluppare e maturare il proprio potenziale eterosessuale.
Considero inoltre quei fattori che alla luce dell’esperienza clinica di Nicolosi, sono ritenuti responsabili dell’insorgenza nell’uomo di un orientamento di tipo omosessuale.
Siamo di fronte a quella che viene definita per la persona omosessuale un esperienza di tipo ricostitutivo, con cui si vuol tentare di capire come essa possa riappropriarsi della propria identità maschile ferita, così da potersi relazionare in modo libero con gli altri, in particolare con i maschi. Quale aiuto il percorso terapeutico del Dott. Nicolosi, può fornire all’uomo che vive una tendenza omosessuale, in vista di una piena maturità affettivo-sessuale? La sua terapia si colloca nel rispetto della dignità e della promozione della persona umana o la squalifica?
In questo lavoro ho scelto un approccio metodologico interdisciplinare allo scopo di presentare, in un ottica integrata, i contributi sia delle fonti teologiche che umanistiche sul tema.
L’uomo è un Mistero meraviglioso in cui anima e corpo si uniscono in un'unica danza che è quella non solo della Vita in generale ma di una Vita Libera, vissuta in Pienezza.


Capitolo Primo: LE RADICI DELL’OMOSESSUALITÀ MASCHILE NELLA TERAPIA RIPARATIVA DI NICOLOSI


1.1 OMOSESSUALITÀ: QUALCHE CENNO SULLA STORIA DELLA DIAGNOSI

Il tema dell’attrazione per le persone dello stesso sesso oggi è diventato oggetto di discussione negli ambiti più disparati, da quello culturale a quello scientifico e politico.
In campo diagnostico il termine omosessualità, dal 1952 fece la sua prima comparsa nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) curato dall’APA (American Psichiatric Association) e vi rimase fino al 1974, data in cui il termine fu cancellato dai disturbi mentali contemplati dal DSM.
L’omosessualità fu sostituita da una nuova categoria diagnostica definita disturbo dell’orientamento sessuale, non ascritta più tra i disturbi psichiatrici(1).
Nel DSM-III del 1980, la categorizzazione diagnostica fu ulteriormente modificata con l’introduzione della diagnosi di omosessualità egodistonica ed egosintonica(2).
Sebbene dai manuali diagnostici nel corso della seconda metà del XX secolo, furono omesse le diagnosi di omosessualità in generale e omosessualità egodistonica, rimase quella che parlava di orientamento sessuale egodistonico.
Nel 1997 l’APA ha pubblicato una risoluzione concernente le risposte terapeutiche più appropriate in tema di orientamento sessuale: la più eclatante fu quella di non riconoscere l’omosessualità come disturbo mentale. Inoltre i terapeuti venivano richiamati a non partecipare, tantomeno praticare, terapie definite dall’APA ingiuste e discriminatorie e a garantire il pieno rispetto dei valori, degli atteggiamenti e delle opinioni dei propri pazienti, qualora fossero state profondamente diverse dalle proprie. Tuttavia quello che maggiormente era sottolineato nella risoluzione, era la sollecitazione alla rimozione dello stigma dell’omosessualità come disturbo mentale.
Il frutto di questa posizione fu che chiunque avesse tentato di aiutare le persone a controllare o a superare le proprie tendenze omosessuali, era accusato di esercitare un grave danno sulla persona(3).
Oggi la psichiatria non considera più l’omosessualità un disturbo(4). Tuttavia la questione sul tema resta ancora aperta: la maggior parte dei professionisti in campo terapeutico ritiene che la persona debba accettare il proprio orientamento sessuale e integrarlo a pieno nella propria identità (percorso terapeutico affermativo). Altri invece reputano legittimo considerare la possibilità di una terapia mirata al cambiamento del proprio orientamento sessuale (percorso terapeutico riparativo)(5).
Anche se il termine omosessualità dal 1974 è scomparso dai manuali diagnostici, resta un mistero sul come si sia pervenuti a una tale decisione. Secondo il parere del Dott. Van Den Aardweg la predetta operazione sarebbe stata il frutto di un’operazione politico- ideologica legata alla pressione di diversi gruppi attivisti gay, i quali dal 1968 sarebbero riusciti a far pressione sulle diverse organizzazioni, APA compresa.
Dunque sulla questione in oggetto non vi sarebbe stato un confronto sulla base di criteri scientifici, tantomeno libero da condizionamenti politico ideologici(6).


1.2 UN’OPPORTUNA DISTINZIONE: QUALI OMOSESSUALI?

Una premessa necessaria è quella di sottolineare che il tema dell’omosessualità, nel presente lavoro, è considerato nella prospettiva specifica dell’esperienza terapeutica del Dott. Joseph Nicolosi: psicoterapeuta di fama internazionale che da anni si occupa non di omosessualità in generale ma di omosessualità maschile(7).
Nell’approccio al lavoro terapeutico di Nicolosi si rendono necessarie alcune precisazioni terminologiche che lo stesso psicologo, nel presentare la propria esperienza clinica, tende sovente a puntualizzare: in primis la distinzione tra gay e omosessuale.
Il vocabolo gay identifica una connotazione sociopolitica e uno stile di vita costruita attorno alla rivendicazione di una preferenza sessuale come diritto(8).
La parola omosessuale invece denota un aspetto della condizione psicologica di alcune persone le quali spesso non s’identificano con lo stile di vita gay, tantomeno cercano la propria realizzazione in un’identità di questo tipo.
Il cammino del Dott. Nicolosi non è rivolto agli omosessuali in generale, ma a coloro che lui definisce omosessuali non gay: si tratta di “quegli uomini che vivono un conflitto tra il proprio sistema di valori e le proprie tendenze sessuali, perché fondamentalmente s’identificano con lo schema di vita eterosessuale”(9).
L’omosessualità come identità di genere secondo il Dott. Nicolosi, non esiste; tutti siamo eterosessuali; alcuni tuttavia possono vivere un problema di identità che può essere risanato.
Secondo Nicolosi la seconda più grande bugia della nostra società è proprio quella di voler riconoscere due generi sessuali, ossia quello omo e quello etero (sessuale), dopo la prima che ritiene quella di non considerare l’aborto un omicidio(10).
Le differenze tra un attivista gay e un omosessuale non gay sono notevoli.
Il gay tende a cristallizzare una struttura psichica tipica dell’età infantile, ovvero la fase androgina(11): a seguito di una ferita narcisistica del proprio io, il bambino tende a distaccarsi inconsciamente dal proprio corpo maschile e dalla propria mascolinità per tendere a negarne la conseguente sofferenza, maturando un blocco oltre che una certa confusione nella propria identità (chi è). Pertanto da adulto, il gay non farebbe altro che consolidare il rifiuto di guarire dalla propria ferita narcisistica, rivendicando nel proprio contesto sociale, un riconoscimento come legittimo e naturale di un’identità confusa, che è il frutto di un atto difensivo(12).
L’omosessuale non gay è colui che pur avendo subito la stessa ferita narcisistica non ha cristallizzato la propria struttura psichica in un’identità, tantomeno uno stile di vita gay, nel quale non si riconosce. E’ colui che sente il proprio cammino personale continuamente intralciato da desideri omoerotici ai quali non si arrende, tantomeno li percepisce come naturali. Così riferisce un paziente del Dott. Nicolosi:

Per me condividere lo stile di vita omosessuale (in senso gay) è stato come vivere una menzogna. E’ stata un’esperienza dolorosa che mi ha disorientato, una forza distruttiva nella mia vita. Solo quando ho veramente cominciato a riflettere su ciò che sta dietro l’omosessualità, ho iniziato a trovare pace e auto-accettazione(13).

Secondo Nicolosi l’omosessuale non gay è quella persona che il mondo normale evita, che il mondo gay considera un estraneo e che la professione psichiatrica ha abbandonato. Colui che difficilmente si incontrerà nei cortei o in quei raduni carnevaleschi (Gay Pride), per l’affermazione di una presunta identità. Al contrario è quell’uomo che preferisce affrontare i propri conflitti senza far rumore e con discrezione, evitando di mettere in piazza il proprio dolore. Un uomo che ha scelto di fare del proprio isolamento (da un certo tipo di rivendicazioni ed esibizionismo) un luogo di fratellanza, fede e crescita che può condurlo anche a un incontro profondo con Dio(14).


1.3 PROBLEMATICHE CONNESSE AGLI UOMINI OMOSESSUALI

In questo paragrafo si tenterà di approfondire quei fattori, che secondo Nicolosi, possono contribuire alla formazione di un orientamento di tipo omosessuale nelle persone di sesso maschile. Si propongono quelli più significativi che lui stesso ha riscontrato nei pazienti avuti in cura.

1.3.1. Il comportamento sessuale trasversale.
Negli uomini omosessuali, Nicolosi, ha osservato una certa connessione tra la tendenza sessuale e alcuni comportamenti non mascolini di questi, presenti in età infantile. Ciò significa che l’omosessualità in età adulta è preceduta quasi sempre da disturbi sessuali prepuberali, a loro volta associati a psicopatologie e patologie familiari, che si manifestano in costoro attraverso sentimenti di paura, vulnerabilità e incertezza verso gli altri(15).
Nicolosi ritiene che questi uomini da bambini abbiano avuto una natura particolarmente sensibile e delicata e al contempo hanno dubitato che la mascolinità potesse essere parte di ciò che erano.
Proprio dalla combinazione di fattori come una innata sensibilità (che in sé non è causa di una tendenza omosessuale ) e quella di un contesto sociale (ambiente e figure dominanti) incapace nel venire incontro ai bisogni del bambino, scaturirebbe un vuoto affettivo-sessuale che comprometterebbe lo sviluppo di una solida identità maschile e la possibile insorgenza di un orientamento di tipo omosessuale(16).

1.3.2. La madre e il background familiare.
L’uomo con orientamento omosessuale è spesso accompagnato da un background familiare comune: la presenza di un padre debole o poco coinvolto nella relazione col figlio, emotivamente inefficace e incapace di andare incontro ai suoi; una madre troppo indulgente o eccessivamente amorevole, insicura e ansiosa o addirittura invadente e dominante; dei fratelli con cui si è avuto un rapporto difficile(17). Scrive il Dott. Nicolosi:

è sorprendente come molti genitori, oltre a non sapere di avere un ruolo chiave nella formazione dell’identità sessuale dei propri figli, non sono nemmeno coscienti dei propri comportamenti nei confronti dei figli emotivamente vulnerabili e degli eventuali effetti negativi di tali atteggiamenti(18) .

Nel bambino maschio la necessità di una cooperazione di entrambi i genitori nel processo d’identificazione sessuale, diventa molto importante per il consolidamento della propria identità maschile.
Un rapporto di coppia equilibrato che riesce a soddisfare i bisogni emotivi dei coniugi stessi, secondo Nicolosi non tende a ricercare alcuna sicurezza o compensazione nel figlio, in quanto normalmente la trova nel rapporto coniugale; il bambino in questo modo riesce a crescere serenamente nel proprio orientamento affettivo sessuale in quanto circondato da un ambiente equilibrato e sereno. In caso contrario il bambino matura forti insicurezze nella sua identità(19).
Rispetto alla figura della madre Nicolosi, in accordo con altri esperti, conferma la tesi per cui negli uomini omosessuali questa presenza appare esageratamente protettiva o dominante, in alcuni casi addirittura morbosa, al punto tale di mettere in crisi anche il rapporto padre-figlio e l’autonomia del figlio stesso. L’esito che può scaturire da un rapporto del genere è un tipo di legame molto ambiguo(20).
In alcuni casi ne deriva è quello di un eccessivo coinvolgimento emotivo della madre nel rapporto col figlio. Scrive Nicolosi:

l’uomo omosessuale spesso capisce che sua madre, se da un lato è stata molto amorevole, probabilmente non è riuscita a riflettere in modo adeguato l’identità maschile autentica del figlio. Spesso la madre ha promosso nel figlio una falsa identità, cioè quella del bravo bambino, e ha sviluppato una relazione con lui caratterizzata da un eccesso irrealistico d’intimità, in cui la madre è la confidente, l’anima gemella o la migliore amica. L’uomo omosessuale potrebbe aver avuto un’identificazione eccessiva anche con la nonna, le zie, o le sorelle maggiori (e tutte le figure femminili della sua famiglia)(21).

Anche una madre eccessivamente ansiosa e fragile, parimenti assente o addirittura distaccata può contribuire a inviare un messaggio disarmonico allo sviluppo di un sano orientamento sessuale nel bambino. Ad esempio un paziente del Dott. Nicolosi, a proposito della madre, afferma:

mi ricordo che la mamma era sempre preoccupata, tesa, nervosa, ansiosa soprattutto per quanto riguarda la mia salute. Era davvero ossessionata. In parte perché da piccola anche la sua salute era fragile. Da bambina mia madre ha sofferto proprio tanto di mal di testa e penso che abbia convogliato su di me il panico che provava per quei mal di testa. Da bambino soffrivo di mal di stomaco. Lei era terrorizzata. Era la fine del mondo quando mi prendevano quei mal di stomaco. Mi riempiva di Ginger o the, e mi teneva a casa da scuola per una settimana […]. Mia madre non ha mai considerato la malattia o il dolore come qualcosa di naturale. Era come se la mia famiglia avesse commesso un crimine orrendo e fosse punita con la malattia(22).

1.3.3. Il rapporto Padre-Figlio.
Negli uomini che vivono una tendenza omosessuale, secondo Nicolosi, il punto nevralgico va ricercato nel rapporto col proprio Padre; se per qualunque motivazione questo rapporto viene a essere compromesso in età infantile, il bambino rischia di restare profondamente danneggiato nell’acquisizione della propria mascolinità. La relazione con un padre freddo, impaziente, distaccato, distante e ostile rischia di non incoraggiare la mascolinità nella formazione dell’identità del bambino, sviluppando nei suoi confronti quello che è definito Distacco Difensivo, che per Nicolosi costituisce un problema centrale negli uomini omosessuali. L’espressione Distacco Difensivo è stata coniata dallo psicanalista Britannico John Bowlby e accolta da Nicolosi.
Si tratta di un espediente infantile auto-protettivo che il bambino pone in atto per difendersi da un danno di carattere emotivo ricevuto da una relazione/comunicazione distorta col padre(23).
L’espressione che ben sintetizza il Distacco Difensivo è quella che fa dire inconsciamente al bambino verso il padre "io rifiuto te e tutto quello che rappresenti -anche la tua mascolinità-"(24).
L’effetto di questa distorsione nel rapporto padre-figlio è legato a una ferita narcisistica nell’io del bambino che sfocia nell’incapacità di questo di identificarsi con la mascolinità veicolata dal padre e nel volersene conseguentemente distaccare(25).
Il Distacco Difensivo può essere chiarito con l’immagine del bambino alla finestra; si tratta di provare attrazione verso coetanei maschi, ma al contempo nel temerli. Attanagliato dal desiderio di giocare liberamente con gli altri, il bambino ha paura allo stesso tempo di unirsi a loro; resta così per tutta la sua vita alla finestra a guardare gli altri maschi(26).
Nicolosi descrive il Distacco Difensivo di un suo paziente:

La relazione dolorosa di Albert con il Padre si è risolta in un siffatto Distacco Difensivo. Il trauma (provocato da incuria, abuso, o ostilità) crea una paura che è la base dell’alienazione. Quando siamo imprigionati dalla paura, rimaniamo alienati da coloro che ce l’hanno causata. Il Distacco Difensivo di Albert è stato trasferito alla relazione con gli altri maschi. Emotivamente staccato dagli altri maschi e dalla mascolinità, li ha idealizzati. Rappresentano la parte di sé che non ha rivendicato. Sebbene s’innamori di altri uomini e abbia una relazione intima con loro a carattere sessuale, l’omosessuale non concede mai a se stesso di identificarsi con la mascolinità […]. Questa resistenza fatta di Distacco Difensivo, emerge nelle relazioni maschili sotto forma di biasimo, ricerca dei difetti e promiscuità. Per questo le sue relazioni maschili sono immancabilmente ambivalenti(27).

Il rapporto deficitario tra padre e figlio sarebbe la causa che spingerebbe il bambino a cercare la compagnia e le attenzioni di altri individui dello stesso sesso, attraverso un processo d’idealizzazione.
Dunque l’uomo omosessuale vede nell’altro maschio ciò che a lui manca (forza, decisione, sicurezza, determinazione, coraggio) sviluppando un continuo bisogno di stargli vicino anche sessualmente(28).
La relazione padre-figlio negli omosessuali maschi viene a configurarsi con un forte rifiuto nei confronti del proprio padre come modello. Paradossalmente “chi sia il padre” resta un mistero, al punto che quasi sempre è descritto come ipercritico, debole e misterioso, di cui si riesce a conoscere poco.
Secondo Nicolosi, un padre che si espone come antagonista, diventa per il bambino un mistero disorientante, mentre quando appare distante o inadeguato, è percepito come un mistero cui anelare(29).
La letteratura sull’argomento(30), in linea con quanto sostiene Nicolosi, sottolinea che i padri degli uomini omosessuali non sono stati all’altezza del proprio ruolo, ossia capaci d’instaurare un rapporto significativo col proprio figlio, in modo da poterlo attirare fuori dell’orbita materna.
Senza alcun giudizio di valore in merito alla loro inadeguatezza, si possono avanzare altre ipotesi sulle possibili cause del rapporto deficitario da parte del padre: un padre incapace di spezzare il rapporto simbiotico con la madre del bambino; oppure un padre vittima del Distacco Difensivo dei proprio figlio (sensazione del padre di essere rifiutato dal figlio senza capirne il perché); ancora la presenza di evidenti disturbi consci o inconsci nella personalità nel padre stesso, (egocentrismo, narcisismo, ipercriticismo e freddezza); oppure l’essere stato affettivamente assente dalla famiglia (padre distaccato, smarrito, perennemente imbronciato, sfuggente e disinteressato alle questioni familiari)(31).
In questi casi, secondo Nicolosi, il percorso terapeutico più idoneo, risiede nella costruzione di legami maschili di amicizia a lungo termine, fatti di una sana intimità, fiducia, accettazione, onestà, complicità capaci di sanare il Distacco Difensivo rispetto agli altri maschi(32).
Dunque l’importanza della presenza paterna nel processo di formazione dell’identità maschile in età infantile trova conferma nel principio per cui ciascuno ha bisogno di altre persone che, come in uno specchio, ci affermino e ci confermino “chi siamo”. La presenza del padre, in questo processo è fondamentale(32).

1.3.4. La relazione con gli altri maschi.
La maggior parte degli uomini omosessuali manifesta un certo disagio ogni qual volta dice di trovarsi in compagnia di altri maschi; la medesima difficoltà emerge anche nell’instaurare rapporti/relazioni di amicizia. Tutto ciò per Nicolosi è da riconnettersi sempre a problematiche legate all’infanzia(34).
La radice di questo problema risiede nella difficoltà generale dell’uomo omosessuale ad amare pienamente(35). Questa fatica scaturisce da un conflitto interiore, collocato al tempo della formazione della sua identità sessuale che lo farà sentire diverso e inferiore agli altri uomini. L’effetto per cui costoro tendono a un certo isolamento dagli altri è legato al sentirsi rifiutati ed emarginati(36) e si manifesta in un senso di vergogna nei confronti degli altri maschi(37).
L’uomo che vive una pulsione omosessuale esprime talvolta anche una certa fatica nella autoaffermazione di sé e nella competizione con gli altri uomini. Nicolosi lega le predette difficoltà all’abbandono del bambino, durante l’infanzia, del suo Potere Intrinseco che è quella capacita di autonomia che lo conferma nel suo essere, potere e volere e che si esprime nell’incapacità di assumere decisioni importanti nella vita privata e professionale, nella difficoltà nel misurarsi con uomini con atteggiamenti autoritari, fino a vivere forme diverse di ansia, etc(38).
Sia la Terapia Riparativa individuale che quella di gruppo costituiscono un tentativo per una riconciliazione serena, libera e non erotizzata dell’uomo omosessuale con l’universo maschile.
Per raggiungere questa meta fondamentale, come visto nella relazione col padre, è importante investire in rapporti di amicizia non sessuali con altri maschi. Nicolosi in proposito parla del valore terapeutico rivestito dall’amicizia. In particolare parla di quattro categorie di amicizie maschili che occorrerebbe coltivare: amicizie gay; amicizie caste con omosessuali non gay; amicizie eterosessuali senza attrazione sessuale; amicizie eterosessuali con attrazione sessuale(39).
La meta di questo cammino è di concedere a colui che è confuso nella propria identità la possibilità di essere toccato da altri esseri umani e come risposta, cominciare a guardare senza fuggire, il proprio dolore per solidarizzare con i propri sentimenti e quelli degli altri(40).

1.3.5. Le costanti negli uomini omosessuali.
La vita degli uomini omosessuali secondo Nicolosi è attraversata da alcune costanti. Vediamone alcune.
Un costante senso di delusione e di tradimento nel rapporto con gli altri uomini; l’origine di questi stati d’animo va sempre collocato nell’infanzia, anche se è in età adulta che questo disagio sfocia in paure diverse nei confronti delle persone dello stesso sesso(41).
Nello stare insieme agli altri maschi, gli uomini omosessuali percepiscono inganno e rabbia: ciò perché il mondo degli uomini, padre compreso, resta un mistero. La rabbia invece scaturisce dal sentire di non aver ricevuto abbastanza sostegno dal mondo maschile (del padre in particolare).
Noia, ansia, depressione sono altri stati d’animo che possono accompagnare il disagio di questi uomini. Nicolosi riscontra in essi una certa incapacità di riuscire a percepire che gli altri maschi non riconoscano i loro bisogni; pertanto costoro finiscono per ritrovarsi incastrati e schiavi di atteggiamenti disponibili e compiacenti. Siamo dunque di fronte alla maturazione di un falso sé, che cerca il suo sfogo nei rapporti sessuali(42).
Tra le forme di resistenza più frequenti vi è quella di evitare le sfide dolorose cioè la tendenza ad assumere un atteggiamento passivo nei confronti della vita, rinunciando a rivendicare il proprio essere. Questo impedisce all’uomo di sentirsi una persona completa e decisa(43) .
Si riscontra inoltre un forte bisogno di affetto e vicinanza. In questo caso un lavoro soddisfacente contro questo deficit relazionale potrebbe essere quello di costruire rapporti di amicizia profondi e significativi e nel tracciare un confine netto fra amicizia maschile e sessualità(44).
Un profondo isolamento emotivo può avvolgere la vita di questi uomini e tradursi in una sensazione di prigionia da cui sembra che non si riesca ad uscire. In questo caso solo entrando in contatto con questa emotività è possibile tendere verso un ricongiungimento della propria identità affettivo-sessuale(45).
Altro problema frequentemente dichiarato è la lotta contro circoli frustranti che s’innescano nella vita di costoro, del tipo peccato- colpa- pentimento, o forme di ossessione, spesso di tipo fallico, oppure forme di dipendenze varie.



1.4 COS’E’ LA TERAPIA RIPARATIVA

Nella visione dei tre grandi pionieri della Psichiatria, cioè Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Alfred Adler, la problematica omosessuale è ascritta come patologia psichiatrica.
Nonostante l’attuale orientamento culturale tenda a legittimare come naturale questa tendenza, alcuni specialisti hanno elaborato ulteriori proposte volte ad aiutare la persona alla piena integrazione e maturazione della propria identità sessuale: proposte definite tecnicamente terapie riparative.
Tra coloro che propongono un accompagnamento volto al superamento di un orientamento di tipo omosessuale, ricordiamo Charles Socarides e Joseph Nicolosi: il primo fondatore del NARTH, il secondo attuale Presidente della medesima associazione(46).
Si possono dunque individuare due posizioni a confronto: l’una favorevole, l’altra contraria all’utilizzo delle predette terapie riparative.
I denigratori del percorso riparativo, lo accusano di essere incentrato sull’autoinganno e sul senso di colpa e di abusare della bassa autostima della persona(47). Essi ritengono che lo psicoterapeuta debba accompagnare il paziente omosessuale verso l’accettazione della propria condizione, ritenuta naturale e dignitosa per la persona(48). Il trattamento terapeutico riparativo pur non avendo un approccio terapeutico univoco ma variabile da un terapeuta all’altro, offre un cammino mirato ad un comune obiettivo: il superamento della tendenza omosessuale(49).
Il Dott. Nicolosi come già accennato, si occupa specificatamente di omosessualità maschile. La sua Terapia Riparativa costituisce l’oggetto del presente lavoro.
Una premessa fondamentale alla sua proposta terapeutica è data dal suo approccio antropologico. Nicolosi rifiuta l’assunto gay per il quale l’omosessualità è un fatto naturale. Inoltre un comportamento di questo tipo allontana da quella che è l’idea in sé di normalità, che al contrario definisce come “ciò che funziona secondo un progetto designato”(50).
Nella sua visione antropologica Nicolosi crede nell’esistenza di un fondamento che lui evidenzia come "un campo d’azione definito" entro il quale l’uomo è chiamato a identificarsi; un fondamento intuibile già solo a livello istintuale(51).
Il comportamento omosessuale verrebbe a violare così la finalità originaria dell’uomo che è quella di essere una creatura designata a una complementarietà, sia psicologica sia anatomica, per conferirgli una dimensione del tutto innaturale e anormale(52).
Nicolosi parte dall’assunto che l’identità di genere e l’orientamento sessuale di una persona siano profondamente radicati nella sua realtà biologica e soprattutto che l’umanità sia stata progettata per l’eterosessualità(53).
L’uomo per Nicolosi è dunque una creatura contraddistinta da uno stile di vita strutturato, il quale genera in lui armonia e integrità.
Nell’uomo omosessuale il fattore maggiormente compromesso è proprio la piena integrazione della propria identità (di ciò che è)(54).

La Terapia Riparativa oltre al cambiamento, viene anche definita come trattamento di tipo introduttivo, ossia un cammino che induce l’uomo con orientamento omosessuale a integrare nuovi comportamenti e atteggiamenti(55). Per la precisione Nicolosi afferma che,

la Terapia Riparativa è un particolare tipo di psicoterapia applicata agli uomini che vogliono superare la loro attrazione omosessuale. E’ una terapia particolare che guarda alle origini e alle cause di questa condizione, aiutando il cliente a comprendersi, insegnandogli a capire cosa è successo nella sua infanzia, a capire gli eventi particolari che gli sono accaduti, specialmente nei termini delle relazioni con sua madre e suo padre e ad andare oltre a tutto ciò. Una terapia che mira a sostenere il cliente nel creare relazioni sane, benefiche che compensano il vuoto emotivo che si è creato nel suo sviluppo (in età infantile). La Terapia Riparativa studia a fondo le tecniche più efficaci a sviluppare il potenziale eterosessuale dell’uomo(56).

L’uso del termine Riparativo che potrebbe apparire un insulto alla persona (in quanto potrebbe evocare l’analogia con l’idea del riparare qualcosa); in realtà il termine va inteso come una pulsione, una spinta dell’uomo verso un sano e normale bisogno di riappropriarsi della propria identità di genere che non è riuscito a consolidare in età infantile(57).
Alla base di tutto il lavoro terapeutico di Nicolosi vi è un approccio psicodinamico che tende ad analizzare le forze inconsce che governano il comportamento della persona.
La Terapia Riparativa pertanto, consiste in un cammino che si concentra sul riparare le ferite originarie subite dai suoi pazienti in età infantile. Attraverso l’analisi delle cause della sofferenza si cerca di aiutarli a superare il senso di inadeguatezza provato nei confronti delle figure dominanti in particolare nei confronti della figura del padre e più in generale quella maschile, attraverso la costruzione di legami virili non erotizzati capaci di appagare i loro bisogni emotivi(58).
L’obiettivo di quest’accompagnamento è quello di condurre il paziente nella profondità delle proprie emozioni e così dar chiarezza a ciò che in esse è ancora confuso. In questo modo si vuol permettere a coloro che sono in conflitto e confusi nel proprio orientamento sessuale di imparare a costruire relazioni maschili intime non erotizzate (a carattere sessuale)(59). Il problema centrale nella tendenza omosessuale maschile, secondo Nicolosi, risiede infatti in una difficoltà d’intimità, in particolare con gli uomini ma anche con le donne(60).


1.5 COME FUNZIONA LA TERAPIA RIPARATIVA

Come tutti i trattamenti terapeutici che affondano le loro radici nella psicoanalisi, anche la Terapia Riparativa del Dott. Nicolosi parte dall’assunto che alcune funzioni legate allo sviluppo infantile non sempre riescono a giungere alla piena maturazione.
Altra premessa importante è quella per cui “l’identità di genere determina l’orientamento sessuale”(61). Pertanto tutto il lavoro terapeutico di Nicolosi è volto a mettere in luce le dinamiche psichiche dell’uomo omosessuale, legate sia al suo passato che al presente.
Il lavoro sul passato implica l’elaborazione della relazione originaria con le proprie figure genitoriali, spesso alterata e inadeguata per vari motivi.
Il lavoro sul presente insiste sull’acquisizione della consapevolezza del modo in cui il paziente abbia rinunciato ad affermare la propria identità di genere, con la conseguente perdita del cosiddetto Potere Intrinseco trasmessogli dai genitori(62).
La Terapia Riparativa come esperienza, mira a coinvolgere la globalità della persona e dunque della sua identità maschile; pertanto ciò che conta non è il concentrasi sulla dimensione sessuale, quanto sul cambiamento della coscienza che l’uomo ha di se stesso come vittima passiva e impotente. Siamo di fronte ad un problema di immaturità relazionale che coinvolge il paziente, per condurlo a una trasformazione che è molto più ampia del solo orientamento sessuale, il quale resta comunque un aspetto importante su cui lavorare(63).
Il percorso terapeutico riparativo prevede il passaggio attraverso tre fasi che Nicolosi definisce Difensiva, Affettiva e Integrativa.
Nella fase Difensiva si tenta di aiutare l’uomo omosessuale ad affrontare pienamente i conflitti che vive e soprattutto a superare lo stato di auto-protezione nel quale costui si è chiuso a seguito di una delusione traumatica legata a problemi sorti con i genitori, in particolare con la persona del padre.
Nella fase Affettiva l’uomo omosessuale è aiutato a entrare in contatto con i propri sentimenti e le emozioni più profonde, spesso indesiderate, come la paura degli uomini. In questa fase, scrive Nicolosi,

Quanto più la persona vede dentro di se quell’emozione che tende a rifiutare e la vede nella luce della verità, tanto più si dissipa. Il compito (della Terapia Riparativa) non è quello di distogliere lo sguardo dai sentimenti ma di guardare attraverso di essi(64).

Nella fase Integrativa il terapeuta e il paziente cercano di capire/coscientizzare come la Storia (il vissuto personale dell’uomo omosessuale) abbia compromesso l’integrità della propria tendenza sessuale e la piena affermazione dei suoi comportamenti maschili; questo avviene attraverso quella che viene chiamata Trasformazione di Significato, con cui il paziente viene aiutato ad una maggiore introspezione di sé che gli consenta d’individuare i reali bisogni insoddisfatti che sfociano nell’attrazione indesiderata.
Il fine del processo trasformativo è quello di giungere a una nuova comprensione del significato dell’attrazione e giungere così, a una trasformazione della stessa, sia a livello intellettuale in termini di discernimento, che pratico attraverso l’attuazione di nuovi comportamenti(65).


1.7 L’ESPERIENZA TRASFORMATIVA DELLA TERAPIA RIPARATIVA

Durante la fase integrativa della terapia Riparativa l’uomo omosessuale dovrebbe coscientizzare che alla base dei propri impulsi omoerotici vi sia un processo d’identificazione con lo stesso sesso incompleto il quale va ad alterare le proprie illusioni erotiche, esprimendosi in un forte senso di diversità, di dipendenza e di inferiorità nei confronti degli altri maschi.
Premesso ciò Nicolosi riconosce l’importanza di quello che lui chiama processo trasformativo che dovrebbe aiutare il paziente nel maturare il passaggio dal sentirsi diverso al sentirsi differente dagli altri maschi, avviando così un percorso verso la costruzione di un’identità maschile matura(66).
L’esperienza trasformativa pone in essere un processo di cambiamento che consiste nello spostamento dell’identificazione del sé. Pertanto, se da un lato l’uomo potrebbe continuare ad avvertire sentimenti omosessuali indesiderati, dall’altro non s’identificherà più con essi in quanto viene aiutato a sviluppare nuovi modi di comprensione della natura di questi desideri angoscianti.
Nicolosi in merito a questa trasformazione ritiene più idoneo parlare di cambiamento piuttosto che di cura perchè, a suo avviso, nessun trattamento psicologico può essere concepito in termini di cura assoluta; scrive in proposito:

La poca autostima (dell’uomo con orientamento omosessuale) non può essere mai completamente superata tanto da lasciare il cliente libero dall’insicurezza. Gli alcolizzati non saranno mai guariti per sempre, ma in via di guarigione. Piuttosto che concentrarsi sull’idea di cura (anche per la tendenza omosessuale), dovremmo pensarla in termini di riduzione delle esigenze omoerotiche, attraverso relazioni maschili sane e prive di connotazioni sessuali. La guarigione dalle attrazioni omosessuali indesiderate varierà da una liberazione parziale, a quella significativa, a quella completa(67).

L’esperienza trasformativa, nella Terapia di Nicolosi, aiuta il paziente a scoprire che la natura del suo problema non è solo di tipo sessuale, quanto legato alla sua identità, ovvero una questione legata alla perdita del vero sé e dei diversi aspetti della mascolinità(68).
In questo modo egli è stimolato a padroneggiare le funzioni legate all’identità di genere compromesse in età infantile, così da superare la paura della mascolinità e farla propria(69).



1.8 ALCUNE ARGOMENTAZIONI TERAPEUTICHE RELATIVE ALLA TERAPIA RIPARATIVA.

Nell’ambito della Terapia Riparativa di Nicolosi sono determinanti alcune esperienze che il terapeuta(70) è chiamato a porre in atto con i clienti; una di queste è quella di gustare quello che Nicolosi chiama il Potere Terapeutico della Sintonia:

la Sintonia costituisce, in psicoterapia un processo centrale di guarigione. Tal esperienza consente al cliente (nel nostro caso l’uomo omosessuale) di collegare gli aspetti cognitivi a quelli emotivi della sua vita interiore. Un rapporto caratterizzato da una forte sintonia crea nuove connessioni neurologiche nel cervello.
Quando il cliente spalanca la sua vita affettiva al terapeuta, egli s’impegna in un rapporto di fiducia che lo unisce al terapeuta in un’elegante e intima danza. Entrambi sviluppano una sottile sincronia in cui ognuno, intuitivamente sente ciò che l’altro sta cercando di esprimere(71).

Lo scopo di questo tipo di relazione dovrebbe tendere ad abbattere quelle barriere che scaturiscono dal sentimento di vergogna, così da favorire il ricollegamento col proprio io mascolino, dal quale si è distaccato per paura.
Attraverso la relazione col terapeuta della sintonia, il paziente scopre come ci si sente ad aprirsi emotivamente a un altro uomo, vivendo sentimenti sepolti a causa della vergogna.
Esperienze come quelle appena descritte tra terapeuta e paziente sono vitali per quest’ultimo, giacché richiamano ai primi momenti di sintonia che s’instaurano tra la madre e il bambino. Nella Terapia Riparativa terapeuta e paziente condividono diversi momenti che vanno a creare e ricreare il legame che li unisce ma che risana anche la frattura tra il cliente e se stesso. In questo modo il graduale processo di guarigione dovrebbe condurre verso una crescente capacità di tollerare il dolore emotivo e sperimentare un senso di profonda accettazione e accoglienza(72).
La Terapia di Nicolosi tenta inoltre di smascherare nell’uomo omosessuale le insidie di una forma di comunicazione definita Doppio Legame. Si tratta di un modo di relazione tipica della Famiglia Triadica-Narcisista(73).
Il Doppio Legame è quella forma di comunicazione che presenta un’incongruenza tra il livello del discorso esplicito (quel che è detto) e un altro livello detto meta-comunicativo (come possono essere gesti, atteggiamenti, tono di voce); l’effetto di questo doppio messaggio per il ricevente è quello di generare confusione sulla coerenza e l’armonia del messaggio.
In altri termini il Doppio Legame tende a generare nella persona una disarmonia traumatica, cioè un doppio scisma: il primo all’interno dell’io, il secondo tra l’io e gli altri. L’effetto di questo tipo di legame è di creare confusione nella persona e si manifesta nel provare sentimenti negativi a seguito di un’interazione/relazione con qualcuno senza saperne il perché. Il Doppio Legame si manifesta ancora nell’avvertire una sorta di ingiustizia senza riuscire a definirla. Più in generale esso determina, paura e disagio di cui non si riesce a individuarne la causa (apparente contraddizione )(74). Nicolosi descrive il Doppio Legame in un suo paziente:

Il paziente non solo si sente confuso ma anche arrabbiato: (parla il cliente) “in quei momenti di comunicazione provo rabbia e incertezza riguardo a ciò che sta accadendo, e non so cosa dire. Non sono veramente sicuro se sono stato io a causare il problema oppure se l’altra persona si è comportata in maniera ingiusta con me”. (Parla Nicolosi) anche se la sua mente è confusa, il suo corpo, che sente la rabbia, conosce il vero messaggio della comunicazione. Lei sente che sta accadendo qualcosa che la fa sentire (triste, arrabbiato, deluso, ferito, escluso, etc.) ma non riesce a identificare esattamente il motivo per cui si sente così(75).

In questa situazione la Terapia Riparativa può aiutare il cliente a trovare il modo per superare questo tipo di comunicazione affettivo-destabilizzante che genera in lui un senso di chiusura e vergogna (una risposta inibitoria) e incapacità di svincolarsi da quest’apparente contraddizione.
Lo strumento che secondo Nicolosi può aiutare a riparare il danno psichico creato dal Doppio Legame è dato dall’esperienza del Double-Loop (doppio anello).
In generale si tratta di un percorso che tende ad integrare in modo armonico la persona con se stessa e con gli altri.
Nello specifico della Terapia Riparativa il Double-Loop è finalizzato a far sperimentare agli uomini omosessuali che è possibile instaurare una relazione con altri maschi senza il coinvolgimento sessuale e soprattutto nel costatare che i sentimenti emergenti da questo rapporto empatico in primis col terapeuta, sono positivi e salutari per lui(76).
Tecnicamente il Double Loop richiede da parte del terapeuta un attenta capacità di ascolto ed un intensa empatia con ciò che il paziente racconta di sé così da incoraggiarlo a far emergere i sentimenti del proprio mondo affettivo, in particolare quelli più dolorosi.
Il successo del Double-Loop si ha quando l’uomo omosessuale riesce a entrare in contatto con i sentimenti più dolorosi dai quali si è allontanato da bambino e contemporaneamente sperimenta le cure e l’attenzione del terapeuta.
L’obiettivo del Double Loop è quello di aiutare l’uomo omosessuale ad abbandonare l’interpretazione negativa dei propri sentimenti (confusione, senso di vergogna, colpa e inferiorità) riunendo emotivamente il contatto con se stesso e con gli altri(77).
Un altro passo importante nell’ambito della Terapia Riparativa è dato dalla Terapia di gruppo. Si tratta di una serie di incontri che offrono agli uomini omosessuali un sostegno reciproco e l’occasione di un incontro profondo, sempre in vista della costruzione di relazioni maschili sane.
Il gruppo costituisce un valido supporto quando la terapia individuale risulta già abbastanza consolidata.
Coloro che vi partecipano sono invitati a concentrarsi su alcuni aspetti specifici: ad esempio mettere a fuoco almeno due o tre ambiti di sé su cui continuare a lavorare; far presente agli altri membri del gruppo i problemi che ciascuno sta affrontando così da rendersi disponibili a viverli; condividere i propri sentimenti più profondi per un sostegno reciproco; tener conto che in gruppo ciascuno è responsabile di se stesso e degli altri(78).
La modalità di svolgimento delle sedute è quella della comune terapia di gruppo(79).


Per Nicolosi la terapia di gruppo costituisce una sfida importantissima per ogni uomo omosessuale; è il gruppo infatti a decidere chi parlerà, per quanto tempo, di che cosa e a quale scopo. Il vantaggio di questa parte della terapia consiste nello stimolare gli uomini omosessuali ad abbandonare la vecchia abitudine dell’ascolto passivo (il rifiuto passivo di un coinvolgimento in prima persona), conseguenza tipica del Distacco Difensivo, il quale non fa altro che accrescerne l’isolamento emotivo.
Il lavoro di gruppo offre inoltre un ulteriore occasione agli stessi pazienti di relazionarsi con gli altri maschi in modo non erotizzato.
Uno dei modi attraverso cui l’uomo omosessuale riesce ad assorbire la mascolinità entro la propria identità, passa attraverso la sfida delle amicizie maschili non sessuali/erotizzate, caratterizzate da reciprocità, sostegno e spirito di cameratismo(80).
Ovviamente è importante non perdere mai di vista il fine di questo cammino che è dato dalla crescita armonica di tutta la persona. Scrive Nicolosi:

La validità di qualsiasi terapia, non importa quale sia il metodo e lo scopo del trattamento, si misura in base all’effetto globale sulla vita del cliente. Una buona terapia deve fare di più che alleviare il sintomo specifico per cui il paziente inizia il trattamento. Una buona Terapia deve avere effetti positivi che permeano ogni aspetto della personalità del cliente, ogni aspetto della sua vita. Se il trattamento è adatto a quella persona, provocherà un senso generale di libertà e di benessere. Oltre a ridurre lo stress, il benessere porterà con sé una maggiore consapevolezza del proprio potere intrinseco(81).



Capitolo Secondo: IL CONTRIBUTO DELLA TERAPIA RIPARATIVA ALLA CURA DEGLI UOMINI OMOSESSUALI NEL RISPETTO DELL’ORDINE MORALE NATURALE.

2.3 LA VALUTAZIONE MORALE DEL MAGISTERO

Il tema della tendenza omosessuale va sempre considerato all’interno di un contesto antropologico di riferimento che, nella visione cristiana, ha come fondamento il rispetto della dignità dell’uomo e l’altezza della sua Vocazione, alla luce della Parola di Dio e della ragione(82).
Uno dei molteplici problemi sempre più crescente sembra essere quello legato alla perdita dell’autentico valore normativo della natura umana e la conseguente soggettivizzazione del senso morale, i quali si associano ad una crescente erotizzazione della cultura ed una enfatizzazione del diritto al piacere sessuale(83). Sembra così passare in secondo ordine il fatto che

Ogni evoluzione dei costumi e genere di vita devono essere contenuti nei limiti imposti dai principi immutabili, fondati sugli elementi costitutivi e le relazioni essenziali di ogni persona umana: elementi e relazioni che trascendono le contingenze storiche(84).

Nell’ambito delle relazioni omosessuali la posizione del Magistero risulta abbastanza chiara a prescindere dalla cultura, dalle mode e dai tempi. In generale un uomo che sceglie di vivere un legame omosessuale, in primo luogo annulla la verità della sessualità secondo il Disegno del Creatore; oltretutto un rapporto di questo tipo non esprime alcuna unione complementare capace di trasmettere la vita, contravvenendo alla vocazione dell’esistenza intesa come auto donazione che secondo il Vangelo costituisce l’essenza della stessa vita Cristiana(85).
Nella valutazione morale del Magistero dal documento post-conciliare Persona Humana, è puntualizzato un aspetto che nel successivo documento Cura Pastorale delle persone omosessuali, sarà ancor più esplicitato: la distinzione tra tendenza e atto omosessuale.
Persona Humana in merito agli atti omosessuali e al relativo giudizio morale si esprime come segue:

secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono condannate nella Sacra Scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio. Questo giudizio della Sacra Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e che, in nessun caso, possono ricevere una qualsiasi approvazione.(86)

Dunque secondo l’ordine morale oggettivo gli atti omosessuali, in quanto privi della loro regola essenziale e indispensabile, sono valutati come intrinsecamente e inevitabilmente disordinati; pertanto in nessun modo può riconoscersi loro qualche approvazione.

Questi atti esprimono una sessualità che, per quanto soggettivamente piacevole e liberamente scelta, viola la profonda unità e il senso della persona umana, giacché non sono il frutto di una complementarietà affettiva e sessuale, riguardo al loro significato unitivo che risulta assente(87).
L’atto sessuale, secondo la teologia morale cristiana, possiede in forma potenziale almeno tre valenze: procreativa, unitiva ed erotica. Quella procreativa nell’atto omosessuale non esiste. La valenza unitiva non è presente, poiché l’unione suppone la differenza e la complementarietà dei sessi (mentre la struttura omosessuale risulta a forte componente narcisistica). In questo caso non può compiersi alcun autentico dono di se che, al contrario, si realizza nel rapporto sessuale coniugale dove l’incontro tra i due sessi, uomo e donna, si esprime rispettando la simbolica del corpo sessuato e si realizza come vero dono di sé e piena accoglienza dell’altro, in anima e corpo(88).

Nell’atto omosessuale si avrebbe una riduzione dello stesso atto sessuale alla sola valenza erotica(89). Il giudizio negativo nei confronti dell’esercizio di atti va cercato, tra l’altro, nell’inautenticità di questi gesti, i quali non rispetterebbero le leggi interne al linguaggio della sessualità, anzi si porrebbero in contraddizione con la propria ragione d’essere, cioè il coinvolgimento totale della persona nei confronti dell’altra. Il Catechismo della Chiesa Cattolica mostra tra le motivazioni squalificanti l’atto omosessuale anche il carattere non naturale dello stesso, ossia la mancanza di complementarietà affettivo-sessuale che sussiste solo tra un uomo e una donna(90).
Inoltre quest’atto, precludendo il dono e la trasmissione della vita, va ad annullare i fondamenti dell’etica sessuale, fondata su quelli che sono valori fondamentali della vita umana e cristiana ed è ordinata dalla conoscenza della Legge Divina e della natura umana(91).
L’atto omosessuale viola quella che è la cosiddetta coscienza morale della persona:

Nel proprio intimo l’uomo scopre una legge, scritta da Dio nel suo cuore, che non è lui a darsi, alla quale deve obbedire. Questa voce, la coscienza morale appunto, è colei che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e fuggire il male. Questa coscienza è il nucleo più segreto dell’uomo, il suo sacrario, dove egli è solo con Dio e la sua voce risuona in questa intimità(92).

Nell’atto sessuale tra due persone dello stesso sesso, questa voce tende a essere soffocata per dare ascolto a un bisogno egoistico che annulla l’accoglienza reciproca che nell’amore cristiano è apertura alla vita e comunione(93).
Alla valutazione morale oggettiva negativa dell’atto omosessuale, non può corrispondere un giudizio altrettanto negativo e generalizzato per quanto riguarda la responsabilità dei singoli soggetti, la quale deve essere cautamente considerata(94).
Persona Humana al n.8 dichiara che non tutti quelli che vivono questo conflitto, sono personalmente responsabili(95).
Sempre nello stesso documento viene sottolineato il dovere della Chiesa di valutare con prudenza la colpevolezza di queste persone(96). L’orientamento pastorale che viene indicato è invece quello di accogliere con compassione e delicatezza chi vive questa situazione, in virtù della medesima identità di ciascuna persona: l’essere Creatura e per Grazia, Figlio diDi o, erede della vita eterna(97).

Per quanto riguarda l’inclinazione omosessuale, il Magistero puntualizza che questa, non costituisce in sé peccato; tuttavia si tratta pur sempre di un’inclinazione verso un comportamento valutato come intrinsecamente disordinato. Alla luce di quanto affermato non si può non considerare però, anche per l’inclinazione omosessuale, un orientamento a una condizione che di per sé è da considerarsi disordinata(98).
La tendenza omosessuale, implicherebbe l’assenza del pieno dominio della propria autonomia, per una non piena libertà legata alla tendenza stessa; pertanto il relativo giudizio morale della persona non deve essere imputabile di alcun giudizio di colpevolezza; l’invito della Chiesa in questi casi è di non generalizzare.
Nel formulare un giudizio morale sull’inclinazione, occorre tenere in debita considerazione la differenza qualitativa e di grado, secondo cui l’inclinazione omosessuale si esprime (vivere un attrazione e scegliere di concretizzarlo in un atto sono due cose differenti). Di là da tutto però, è certo che il predetto giudizio di non colpevolezza non va confuso con la giustificazione degli atti stessi, che come affermato prima, sono giudicati moralmente illeciti(99).
Gli atti omosessuali, a differenza della tendenza, entrano nella valutazione morale in quanto scelte deliberate. A questo proposito è opportuno affermare che l’agire della persona è valutato come moralmente buono quando le scelte, nella libertà, si conformano al vero bene dell’uomo, corrispondente al sapiente Disegno di Dio e dei suoi comandi(100).
Pertanto l’uomo che sceglie un’attività omosessuale non fa altro che annullare il ricco simbolismo e la verità della sessualità coniugale secondo il Disegno di Dio, che al contrario chiama gli sposi a partecipare alla Sua potenza creatrice come cooperatori dell’amore, attraverso il compito di trasmettere la vita umana ed educarla(101).
Il Magistero ha a cuore la difesa della dignità di chi vive un’inclinazione omosessuale, verso la quale presume che costui conservi una ragionevolezza e una libertà conforme alla sua stessa dignità; un agire consapevole e libero della persona, mosso da convinzioni personali e non da un cieco impulso interno o da coazione esterna(102).
In sintesi i documenti Magisteriali, muovendosi sul doppio binario etico-pastorale, se da un lato dichiarano che non costituisce peccato tantomeno colpa imputabile soggettivamente provare una tendenza omosessuale, perché non liberamente scelta o voluta dalla persona, dall’altro l’accettare la propria determinazione omosessuale come moralmente buona e tradurla in atti omosessuali, costituisce una situazione di peccato e la persona in questo caso, non può essere liberata da un giudizio soggettivo di colpevolezza(103).

2.4 TEOLOGIA E PSICOLOGIA: UNA POSSIBILE INTEGRAZIONE?

Come aiutare chi vive un’inclinazione omosessuale a trovare un equilibrio che permetta loro di vivere in pienezza la propria vocazione?
Può essere utile parlare di una collaborazione tra Pastori e Professionisti attraverso un’azione comune?
Esiste una possibile integrazione tra psicologia e teologia nel rispetto degli specifici ambiti di intervento, in vista di un efficace opera comune?
Il rapporto tra gli esponenti delle scienze umane e quelli della teologia, nel corso degli anni, è stato valutato in modo diversificato. Oggi il rapporto tra psicologia e teologia, è profondamente mutato e improntato su una reale e fruttuosa collaborazione. Le diverse correnti teologiche hanno posto l’accento sul valore delle scienze umane come strumenti di conoscenza di Dio, nel senso che una più profonda conoscenza della realtà bio-psichica della persona, sottintende anche una conoscenza della creazione. Dall’altro lato la psicologia, in particolare quella dinamica, ha considerato positivamente non solo la fede ma anche la teologia, intesa come riflessione sistematica sull’esperienza di fede(104).
Il Concilio Vaticano II e il successivo orientamento del Magistero nell’ambito della ricerca, si è mostrato favorevole ad una formazione integrata, sia spirituale che umana, attraverso un integrazione sia dei dati dell’antropologia di matrice cristiana che i contributi delle scienze umane, in primo luogo della psicologia(105). Un’ integrazione finalizzata a "condurre i fedeli ad una più pura e matura vita di fede"(106).
Risulta possibile allora poter parlare di dialogo e collaborazione tra teologia e scienze umane; tuttavia occorre tener sempre presente che ogni scuola di psicologia tende a sottolineare dimensioni diverse dell’essere umano, le quali vanno poste in interrelazione nei metodi e nelle rispettive aree di approfondimento, evitando il rischio di assolutizzarne i singoli aspetti.
Nel corso di tutto il XX secolo si è assistita alla fioritura approcci variegati alla persona da parte delle stesse scienze umane, connessi ovviamente all’approccio della relativa scuola psicoanalitica di riferimento.
In questa mutua collaborazione si rende necessaria l’individuazione di un fine specifico, sia per la psicologia in particolare la psicoterapia, che per la pastorale, laddove la prima è volta alla guarigione dell’uomo, mentre la seconda alla salvezza del credente(107).
La collaborazione tra le predette aree deve rivolgersi al bene della persona; da una semplice complementarietà, si deve tendere sempre più ad una convergenza che si sviluppa seguendo ciascuna la propria strada, nel rispetto della formalità concettuale altrui, avendo presente la conoscenza reciproca dei rispettivi metodi e fini (108). Quanto detto resta ugualmente valido in merito all’accompagnamento delle persone che vivono una tendenza omosessuale indesiderata, in vista di un processo di maturazione integrale dell’intera persona(109).
La Chiesa, dal lato suo, rivolge diverse sollecitazioni ai Pastori, affinché promuovano nelle rispettive diocesi dei programmi pastorali(110) che accompagnino coloro che vivono una tendenza omosessuale a tutti i livelli della loro vita. L’obiettivo di questi programmi deve essere rivolto all’accoglienza piena di costoro, così da aiutarli a superare le diverse forme di dipendenza indesiderata e il vuoto affettivo che li abita, al fine di scoprire la bellezza del Progetto che Dio ha a cuore per loro(111).
La persona che è in conflitto, deve essere accompagnata verso un cammino di associazione delle proprie sofferenze a quelle del Sacrificio di Cristo(112).
Il sacerdote e lo psicoterapeuta, nei rispettivi ambiti, son tenuti a costruire un rapporto significativo con la persona che al di là di questa sofferenza, vuol crescere. Si tratta di accompagnare la persona con tendenza omosessuale verso un cammino di maturazione umana e cristiana, in altre parole la costruzione di rapporti basati sulla fiducia reciproca, sulla stima, sul calore umano, la confidenza e il rispetto (113).
D’altra parte non deve negarsi neppure che possano esserci persone con inclinazioni omosessuali, come accade per diversi tossicodipendenti o alcolizzati, che desiderano rimanere in questa condizione: ciò perché ogni abitudine sbagliata crea anche uno stato di schiavitù(114). Allora la combinazione di fattori diversi come la mancata soluzione delle difficoltà psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti psichici, fisici e comportamentali, l’ideologizzazione delle deviazioni, possono contribuire nel consolidare un comportamento sessuale disordinato, rendendone arduo il possibile cambiamento(115).
La persona come Mistero deve essere il sottofondo costante sul quale il dialogo e la mutua interpellanza tra teologia e psicologia vengono ad incontrarsi(116).

Bisogna tuttavia puntualizzare, come sottolineato dal Dott. Van den Aardweg, che alcune persone con tendenza omosessuale, hanno compiuto il loro cammino di guarigione anche senza il ricorso alla psicoterapia, ma solo attraverso una profonda conversione religiosa con la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio è stato ri-orientato e svincolato dal suo egocentrismo e liberato da sé stesso, dal suo io infantile emotivamente indirizzato in senso omosessuale(117).


2.5 LA TERAPIA RIPARATIVA DEL DOTTOR NICOLOSI: UN PERCORSO COMPATIBILE CON L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA

Uno dei cinque miti della propaganda gay, afferma che gli omosessuali non possono cambiare il proprio orientamento omosessuale e che devono rassegnarsi a questa inclinazione, interrompendo ogni sforzo per opporvisi(118).
L’esperienza clinica di diversi psicoterapeuti(119), tra cui il Dott. Nicolosi, testimoniano che le cose non sono per nulla come dichiarano le predette organizzazioni gay; al contrario, il cambiamento dell’orientamento omosessuale è possibile(120).
La Terapia Riparativa di Nicolosi, come pure l’insegnamento della Chiesa in ambito pastorale per le persone omosessuali, hanno a cuore non un problema, ossia l’omosessualità, ma la persona omosessuale. Costruire un rapporto significativo ovvero relazioni di fiducia reciproca, di stima, calore umano, confidenza e rispetto diventa un presupposto per entrambi, finalizzato a rimetterle in un cammino di crescita umana e cristiana(121).
Attraverso quella che abbiamo visto essere il lavoro della Terapia Riparativa, Nicolosi si propone l’analisi delle dinamiche familiari che possono aver contribuito all’insorgere della tendenza omosessuale in un uomo(122).
In sintesi il suo lavoro terapeutico, si propone inoltre il tentativo, attuato attraverso un processo di demistificazione della figura maschile, di riparare le ferite originarie della persona attraverso l’analisi delle cause della sofferenza e il superamento del senso di inadeguatezza nei confronti degli altri maschi, in vista della costruzione di legami virili non erotizzati(123).
Questo percorso presuppone tra l’altro l’acquisizione di quei fattori che contribuiscono positivamente al ri-orientamento sessuale di coloro che vivono uno stato di conflitto omosessuale(124).
Secondo Nicolosi l’uomo omosessuale ha bisogno di essere aiutato verso un percorso di guarigione in diversi ambiti della propria vita affettiva. Questo cammino sembra armonizzarsi positivamente con quanto suggerito dalla Chiesa sul piano pastorale, la quale invita i propri pastori ad essere nei confronti di queste persone in primo luogo accoglienti e comprensivi oltre al dovere di aiutarle a superare le proprie difficoltà personali(125). Accompagnare costoro significa innanzitutto orientarle lungo la Via della croce, intesa come la manifestazione dell’amore Redentivo di Dio in Gesù Cristo; è questa la via della Salvezza per tutti coloro che sono suoi discepoli(126).
Coloro che si lasciano accompagnare nella scoperta del valore salvifico della sofferenza, sono inevitabilmente chiamati a scoprire un’intima partecipazione alle sofferenze di Cristo, attraverso l’accoglienza del mistero pasquale della Croce e della Risurrezione. In questo mistero in una prima fase, Cristo discende sino ai confini della debolezza e dell'impotenza umana: muore inchiodato sulla Croce. Ma se al tempo stesso in questa debolezza la creatura riesce a cogliere la sua elevazione, confermata con la forza della Risurrezione, ciò significa che le debolezze di tutte le sofferenze umane possono essere permeate dalla stessa Potenza di Dio, quale si è manifestata appunto nella Croce di Cristo(127).
Nicolosi, nel suo accompagnamento terapeutico in merito alla sofferenza manifestata dai propri pazienti, parla di questa come Via Dolorosa, in altre parole come la crescita verso la pienezza(128). Pertanto l’esperienza dolorosa per Nicolosi costituisce una parte integrante del processo di cambiamento proposto nella sua Terapia Riparativa(129).
Il punto focale nel cammino di una persona che vive una tendenza omosessuale indesiderata, è rappresentato dal trovare un valore alla sofferenza che ordinariamente accompagna il proprio vivere e a cui spesso non si riesce a dar senso.
Per Nicolosi trovare un senso cristiano alla sofferenza è molto importante, giacché non sempre la stessa Terapia Riparativa riesce nel pieno ri-orientamento affettivo della persona(130). Dare un senso cristiano alla sofferenza per Nicolosi consiste nel riconoscere, all’interno della Terapia Riparativa, un dinamismo che passa, sull’esempio del Mistero Pasquale attraverso vari passaggi: la passione-morte, della Discesa agli inferi e infine della Resurrezione. Nelle tre fasi denominata difensiva-affettiva-integrativa che sintetizzano il suo percorso terapeutico, l’uomo omosessuale farebbe esperienza di questi passaggi: la morte delle difese narcisistiche e del falso sé col quale l’uomo si identifica, la discesa nelle forze che lo spaventano, cioè la paura e la vergogna, per trasformarle nel loro reale significato; infine la conseguente rinascita di un uomo/creatura nuovo(131).
Quello di Nicolosi si configura come un accompagnamento in cui l’ascolto del paziente non è volto a rimuoverne la sofferenza, tantomeno a negarne il vissuto ma semplicemente ad orientarlo verso l’accettazione e la trasformazione di ciò che egli tende a rifiutare(132). Un approccio alla sofferenza, come abbiamo visto, che può armonizzarsi con l’azione pastorale che nella Chiesa vuole accompagnare la persona omosessuale in primo luogo ad accogliere la propria sofferenza, e poi in essa maturare, unendola a quella di Cristo che "ha sofferto con infinito amore"133.
All’accoglienza della via dolorosa della croce, si accompagna inevitabilmente la dimensione della lotta, spesso lunga e faticosa, con cui l’uomo omosessuale deve fare i conti; un lottare che è dato dall’alternarsi di momenti di speranza e disillusione(134). In proposito Nicolosi scrive:

[…] ogni cliente (durante il tempo della Terapia) passa attraverso fasi di disperazione durante le quali cerco di renderlo consapevole della nuova vita che nascerà da questa lotta. La lotta dell’omosessuale può essere paragonata alla decisione di un individuo di consacrare la propria vita ad un ideale morale. Quest’ultimo ha una percezione della verità della sua vita, e anche se non sempre riesce ad aderire a quell’ideale di perfezione, tiene lo sguardo fisso in quella direzione. La lotta per l’integrità implica la scelta di compiere un atto di fede in ciò che non conosciamo: si tratta di accettare la propria nudità , rinunciare al controllo e offrirlo ad una Forza superiore(135).

La lotta della persona omosessuale deve essere orientata alla scelta costante del bene; questo a partire dalle occasioni offerte dalla quotidianità, le quali possono stimolare in positivo a lottare contro tutto quello che tende a renderlo schiavo delle proprie passioni, facendo leva sulla sua Dignità donata nel sacramento del Battesimo dell’essere Figlio di Dio, libero e ragionevole(136).
Nel compiere questo cammino di lotta e di accoglienza delle vicende dolorose della propria vita, l’uomo omosessuale è chiamato a lasciare spazio in se stesso a quelle disposizioni permanenti che sono le virtù, con particolare attenzione alla speranza(137).
Possiamo intendere la suddetta virtù come il desiderio di vita e pienezza che in generale spinge l’uomo verso la vera Vita; questo desiderio è appunto, la speranza Cristiana(138).
Per Nicolosi, l’uomo ha bisogno di crescere in quella che lui definisce speranza di poter cambiare, ovvero nella consapevolezza che al di là di tutte le difficoltà e le fatiche, una nuova vita lo attende oltre la solitudine, la frustrazione e lo scoraggiamento(139).
Attraverso la costruzione di un rapporto di fiducia col terapeuta, progredendo nel superamento del falso io, crescendo nell’auto-accettazione e nella rimozione dei sensi di colpa, l’uomo omosessuale tende progressivamente a sostituire i vecchi schemi sessuali schiavizzanti, come gli interessi e le pulsioni omoerotiche, con la capacità di mettersi in una relazione di pari dignità con gli altri uomini, così da rafforzare il processo di identificazione maschile(140).
Dunque insieme alla speranza in una vita meno schiavizzata e schiavizzante, conquistata nelle lotte delle vicende quotidiane, la Chiesa invita a mantenere fisso lo sguardo sulla Grande Speranza, senza la quale qualunque altra speranza appare insufficiente. Questa Grande Speranza non può che essere Dio solo e la sua infinita Misericordia(141).
Oltre a coltivare la virtù della speranza il lavoro di Nicolosi si prefigge di accompagnare l’uomo omosessuale, spesso appesantito da una forte disistima di sé, verso la maturazione di quello che la stessa Tradizione cristiana considera un punto fondamentale per un’esperienza di fede autentica: la stima di sé o l’amore a sé(142).

Ogni essere umano è chiamato a scoprire di essere stato creato ad immagine di Dio, amato di un amore appassionato in quanto Gesù Cristo ha sofferto la vita per lui sulla Croce. Dio ama ciascuna delle sue creature così com’è, con i propri limiti e soprattutto con le proprie ferite, possibile luogo di santificazione. Crescere nell’amore di sé attraverso un cammino di riconciliazione con la propria vita, viene a congiungersi con la virtù dell’umiltà che anche per la persona omosessuale va intesa come quella virtù gioiosa della speranza che ripete all’uomo il suo nulla davanti a Dio, ma anche la sua capacità di elevarsi(143).
Un ulteriore punto sul quale Nicolosi pone l’accento nel suo accompagnamento, si lega alla necessità di coltivare il sentimento del Perdono. Nello specifico della Terapia Riparativa questo sentimento va declinato soprattutto nei confronti della figura paterna. Non è facile per un uomo omosessuale perdonare il proprio padre, in quanto significa accettarlo per quello che veramente è, in tutti i suoi limiti, compresa l’incapacità di dimostrare amore e affetto al proprio figlio(144).
Perdonare i propri padri incapaci, che hanno tradito o ferito i figli, fino a giungere se necessario, ad essere padri per questi padri, costituisce per Nicolosi uno dei livelli più alti e maturi a cui può giungere l’uomo omosessuale, coltivando il sentimento del perdono(145).
Perdonare significa essere aperti ad una profonda conversione e ad una nuova consapevolezza del Volto reale di Dio che è quello di essere un Padre Misericordioso che a cuore solo la Salvezza dei propri Figli . Scoprire l’autentico volto paterno e misericordioso di Dio coincide con l’esperienza rigenerante del perdono ricevuto che è incommensurabilmente superiore a quello che si è chiamati a donare: dal perdono ricevuto al perdono donato(147).
Dunque solo la consapevolezza in un Dio che è Padre, può condurre l’uomo omosessuale ad amare ciò che Dio gli chiede, in quanto ciò gli permette di comprendere che i Suoi insegnamenti corrispondono esattamente alla salvaguardia del proprio bene(148).
Allora sia la Chiesa sia i suoi Pastori sono chiamati, nei confronti di queste persone, a coltivare uno spirito di pazienza e bontà, come ribadito da Persona Humana, senza con questo però, vanificare i comandamenti di Dio, né essere eccessivamente riduttivi verso la loro responsabilità. Occorre tener fisso lo sguardo su quella pazienza e quella bontà con cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel relazionarsi con tutti gli uomini(149). Tutto questo perché la Chiesa è chiamata da Dio a "mettersi al servizio di ogni uomo"(150).
I tentativi di sminuire o denigrare il contributo che la fede può portare nella vita di queste persone, non sono mancati; il Dott. Nicolosi ritiene un errore molto grave, oltre che improprio che la scienza pretenda di conoscere in modo definitivo ed esaustivo la finalità della sessualità umana, prescindendo da un sistema di credenze religiose(151).
Al di la delle suddette problematiche, appare evidente che il tipo di accompagnamento terapeutico che Nicolosi propone viene ad integrarsi pienamente con quella che è la linea della cosiddetta Pastorale Integrata. Il terreno comune sul quale questo dialogo trova un incontro, può essere sintetizzato in quanto Nicolosi afferma:

è nostra convinzione che l’umanità debba vivere in conformità con l’ordine naturale, al fine di realizzarsi pienamente. Noi crediamo che la complementarietà sessuale e l’eterosessualità siano il fondamento di quest’ordine naturale. Tutte le volte che neghiamo l’importanza delle differenze sessuali, non rispettiamo l’integrità della condizione umana(152).

Inoltre sia nell’azione pastorale, sia nell’ottica della Terapia Riparativa, diventa un imperativo l’obiettivo comune di tendere al bene integrale della persona, il che corrisponde a reinserirla in un fruttuoso dinamismo di crescita, senza ridurre la stessa al puro orientamento sessuale, sottolineando la medesima dignità di ciascuno: essere creatura, e per Grazia, Figlio di Dio, erede della vita Eterna, come ribadito dal Magistero(153) e lottare per la propria integrità, come sottolineato dalle scienze umane(154).



CONCLUSIONI


Alla luce di quanto fin ora approfondito sul tema in oggetto, sono doverose alcune considerazioni conclusive.
Innanzitutto la proposta terapeutica del Dott. Nicolosi attraverso la Terapia Riparativa, oggetto del presente lavoro, viene ad abbattere uno dei cosiddetti Miti della propaganda gay e della cultura dominante, dove si vuole affermare che la persona che vive una tendenza omosessuale deve rassegnarsi all’impossibilità di cambiare il proprio orientamento.
Le numerose testimonianze dei casi di guarigione(155) dall’orientamento omosessuale indesiderato, grazie alla Terapia Riparativa del Dott. Nicolosi, accanto ai risultati di altri esperti nel campo della psicologia e della psichiatria che per motivi di sintesi non è stato possibile proporre nel presente lavoro, sono l’evidente attestazione che le cose non corrispondono a quanto dichiarato dall’ideologia gay.
Dunque possiamo affermare che è possibile cambiare la propria tendenza omosessuale, come dimostrano le testimonianze di tanti ex omosessuali(156).
Alla luce di quanto affermato possiamo avanzare alcune puntualizzazioni: avendo la Terapia Riparativa come oggetto il trattamento dell’omosessualità maschile, ciò sottintende che esistano omosessualità differenti; la Terapia Riparativa di Nicolosi vuole essere, infatti, la risposta al conflitto che le persone di sesso maschile vivono con se stessi e con le persone dello stesso sesso, a causa di un’attrazione omosessuale indesiderata.
Dunque il percorso terapeutico ripartivo si offre come possibilità concreta per l’uomo di ricostituire la propria identità maschile ferita, dalla quale si è distaccato a causa di relazioni affettive difficili, in particolar modo con la figura paterna. Inoltre la persona con questo cammino è aiutata dal terapeuta ad entrare nelle proprie ferite, a riconoscere i bisogni emotivi non soddisfatti nella propria infanzia e a liberarsi da vecchi schemi di autoaccusa che si manifestano in isolamento emotivo e in una profonda solitudine e vergogna di sé. Solo così l’uomo in conflitto può crescere verso un’autentica capacità di amarsi e guardare alla propria vita e alla propria storia con benevolenza, senza autoaccusarsi.
Lo specifico della Terapia Riparativa risiede certamente nell’offrire all’uomo omosessuale la possibilità di comunicare e relazionarsi liberamente con gli altri, da persona matura che rispetta il fine di una progettualità umana, creata per l’eterosessualità.
Nell’analizzare le fasi che scandiscono il cammino della Terapia Riparativa, si è potuto osservare come il Dott. Nicolosi dedichi poca attenzione alla sfera sessuale dei propri pazienti; la spiegazione di ciò risiede nel fatto che il problema centrale nell’uomo omosessuale non è tanto legato alla sua sessualità, quanto piuttosto a una disarmonia della persona rispetto ad un’integrità umana e spirituale che invece risulta frammentata e in conflitto. Per questo motivo nella Terapia Riparativa il terapeuta insiste molto sulla necessità che la persona impari a leggere la propria storia affettiva in modo maturo e senza paura e soprattutto, ad entrare in contatto con le diverse parti di sé, a partire dalla sofferenza causata quasi sempre da un conflitto non risolto con le figure dominanti, in particolare quella paterna, fondamentale per la costruzione dell’identità maschile .
Inoltre coltivare sentimenti e virtù che promuovono la crescita umana dell’uomo, sono aspetti centrali che la proposta di Nicolosi valorizza decisamente: l’amore e la stima di sé, il perdono, la compassione per l’altro in particolare per il padre e la madre, l’accettazione della via dolorosa che questo percorso comporta, la lotta che vi si accompagna e in particolar modo la speranza di una nuova vita che lo attende.
Dunque nel suo aspetto prettamente terapeutico, il percorso offerto da Nicolosi potrebbe considerarsi un’ottima possibilità di crescita umana per quegli uomini che fortemente frammentati nella propria identità maschile, vivono una disarmonia nella propria vita affettiva.
A questo punto c’è da chiedersi in che termini la Terapia Riparativa di Nicolosi, come contributo proveniente dalle scienze umane, si pone in relazione con gli orientamenti magisteriali che affrontano il tema dell’omosessualità, in particolare alla luce di quanto affermato nei documenti del magistero?
La risposta che appare più attenta al bene della persona, sembrerebbe quella di collocare il percorso riparativo all’interno di un’azione concreta di Pastorale integrata, tra scienze umane e cammino pastorale; gli uomini omosessuali potrebbero trovare in questo tipo di sinergia una valida proposta per una crescita umana e cristiana che li accompagni verso il cambiamento tanto desiderato.
Quanto proposto è suffragato dal fatto che la proposta terapeutica del Dott. Nicolosi, risulta in perfetta armonia e pertanto pienamente integrabile con gli orientamenti del magistero, per diversi motivi: in primo luogo perché entrambi gli orientamenti concordano nel riconoscere la non conformità degli atti omosessuali alla dignità della persona che nella stessa dichiarazione Persona Humana vengono valutati come "intrinsecamente disordinati"(157) .
In secondo luogo il comportamento omosessuale comunica una sessualità che è in contraddizione con se stessa e la propria ragione d’essere ma soprattutto che viola e rompe l’unità profonda e il senso della persona umana. La sessualità in questo caso non è più luogo di alterità e relazionalità della persona, tantomeno veicolo per l’integrità della stessa a causa della qualità del tipo di amore che è volto prevalentemente alla gratificazione personale, senza alcuna apertura alla vita.
Inoltre l’accompagnamento di Nicolosi vuol tendere decisamente alla piena realizzazione dell’uomo in quanto persona umana nelle sue molteplici dimensioni. Nel caso dell’uomo omosessuale quest’aspetto ha bisogno di essere approfondito a causa della profonda immaturità affettiva che gli impedisce di gestire in modo libero la relazione con gli altri maschi, dai quali si sente eroticamente attratto e emotivamente distaccato in modo compulsivo, per effetto del cosiddetto Distacco difensivo.
La realizzazione e la promozione della dignità della persona umana a cui mira il lavoro di Nicolosi è un aspetto che sembra armonizzarsi pienamente con una delle priorità dello stesso magistero, il quale a partire da una visione globale dell’uomo e della sua altissima vocazione trascendente, ha a cuore che ciascuna creatura, per mezzo di Gesù Cristo, abbia accesso al Padre e sia resa partecipe della Divina natura(158).
Allora in vista di un’attenzione al bene, alla crescita e alla dignità della persona umana, possiamo comprendere come l’accoglienza, la comprensione e il rispetto di costoro, possono rappresentare la declinazione pratica di una pastorale integrata, in cui gli uomini omosessuali sono considerati alla pari di ogni altra persona; anche per loro e per la loro salvezza Gesù Cristo ha sacrificato la propria vita sulla croce.
Possiamo affermare che la stessa Terapia di Nicolosi può essere un efficace contributo verso la maturazione di questa certezza, in quanto è parte integrante di questo percorso riparativo che l’uomo omosessuale venga aiutato ad accogliere e trasformare il proprio dramma, nella speranza certa di una vita futura totalmente rinnovata e libera da ogni dipendenza schiavizzante.
In questo cammino di riconciliazione col proprio dolore, l’uomo omosessuale non può prescindere dal seguire la via del perdono e della compassione per l’altro, in particolare per chi può essere stato inavvertitamente la causa della propria sofferenza, che lo chiama ad amare come Gesù Cristo ha amato coloro che l’hanno crocifisso.
La promozione della dignità della persona omosessuale compiuta attraverso l’accompagnamento terapeutico riparativo, favorisce il recupero del valore dell’identità maschile perduta, consentendogli di costruire relazioni di amicizia libere e liberanti, capaci di aprirlo all’altro e ai propri bisogni e non restare auto-centrato su un immaturo egocentrismo infantile, in ricerca di un piacere narcisistico e chiuso alla vita.
Quanto fin ora dichiarato può sicuramente aiutare l’uomo omosessuale a crescere verso la medesima dignità a cui ogni essere umano è chiamato: essere creatura e per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna(159).
Il fine della promozione dell’integrità della persona disorientata dalla tendenza omosessuale proposto da Nicolosi, si rivolge anche alla sua capacità di amare, la quale deve tendere sempre più alla pienezza e all’apertura alla vita.
La Terapia Riparativa attraverso un processo di demistificazione nei confronti degli altri uomini da oggetti sessuali o erotizzati a persone reali, offre un altro contributo, vitale per qualunque cristiano: si tratta del passaggio da un amare possessivo, l’eros, ad un amare oblativo, l’agape. Tutto questo non è altro che il tendere verso l’ amore per eccellenza, ovvero l’amore che va al di la di se stessi.
In conclusione di questo lavoro, mi venga consentito un rendimento di Grazie e Lode al Signore per avermi donato in questi anni, la Grazia di entrare in un mondo fin ora a me tanto misterioso.
Ho avuto la possibilità di incontrare tante storie e soprattutto di raccogliere le paure e la rabbia di diversi ragazzi che mi hanno consegnato il loro dolore ma allo stesso tempo testimoniato con la loro vita che nella sofferenza vi è la luce della Salvezza.
Dunque alle loro lacrime, ai loro sofferti silenzi, al loro grido di aiuto tante volte inascoltato e incompreso, alla loro perseveranza e alla fiducia nel Dio della vita che è più forte di ogni dolorosa schiavitù, la mia più profonda gratitudine per avermi permesso di solcare il sacro terreno della loro intimità ferità e rifiutata, così da potervi scorgere il candido fiore della Speranza che il Dio di Gesù Cristo, Padre di ogni Misericordia, è sempre pronto a donare tendendo le Sue braccia.
Ringrazio profondamente anche alcuni psicoterapeuti che mi hanno offerto la loro amicizia e la loro competenza professionale al servizio di tutta la persona, affinché potessi comprendere meglio certe dinamiche connesse a questo tipo di percorso e metterle al servizio del Regno di Dio.
Un ulteriore ringraziamento va ai responsabili di diverse associazioni cattoliche(160) che da anni lottano insieme a tanti ragazzi verso la libertà dalle pulsioni omosessuali indesiderate, con i quali mi sono ampiamente confrontato e con cui ho potuto soprattutto condividere momenti di Grazia e soprattutto sperimentare che solo quando le ferite sanguinanti di una vita diventano stimmate, attraverso il bacio della Misericordia, possono generare vita, perché abitate dalla Vita.
A tutti il mio più fraterno grazie.

Fr Max




NOTE

1 Cf. T. CANTELMI, Cattolici e psiche. La controversia questione omosessuale, Cinisello Balsamo (MI): Edizioni San Paolo, 2008, 40.
2 L’omosessualità egodistonica viene definita dal DSM come l’assenza persistente dell’eccitamento eterosessuale che va ad interferire col desiderio dell’individuo di iniziare a mantenere relazioni eterosessuali e la consistente configurazione di un eccitamento omosessuale che l’individuo esplicitamente definisce come indesiderata e persistente forma di stress, causata da un modello di sviluppo omosessuale non voluto dal paziente.
L’omosessualità egosintonica (cioè non indesiderata) consiste nella compatibilità dell’individuo con il proprio orientamento sessuale, in questo caso anche omosessuale; pertanto non è da considerarsi una patologia. Cf. T. CANTELMI, Cattolici e psiche , 39-40.
Stefano Teisa parla dell’omosessualità come una Distonia cioè un contrasto una disarmonia tra l’anatomia e la fisiologia degli apparati genitali e degli organi da una parte, e l’orientamento e la pratica omosessuale dall’altra. I primi esprimono ordinamento inequivocabile verso la complementarietà eterosessuale, ma i secondi la contraddicono perché orientano ed esprimono una sessualità ripiegata su se stessa. Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore. Omosessualità e vita cristiana,Roma: Città Nuova, 2002, 167. Vedi anche E. SGRECCIA, Manuale di Bioetica II, Milano: Vita & Pensiero, 1991, 136.
3 Sull’esempio dell’APA anche L’organizzazione Mondiale della Sanità nel 1991 ha cancellato l’omosessualità dal suo Manuale diagnostico ICD (International Classification of Disease ). Tuttavia nella revisione del 2007 è stata riconosciuta la liceità dell’individuo a chiedere un trattamento volto a modificare il proprio orientamento sessuale qualora sia differente a causa di disturbi psicologici o comportamenti associati; pertanto l’egodistonia può essere considerata un disturbo mentale ed è stata inserita tra le patologie correlate all’orientamento sessuale nella categoria dei Disturbi della Personalità e dei Comportamenti dell’Adulto. Cf. T. CANTELMI, Cattolici e psiche , 40-43. Quanto dichiarato lo si trova confermato all’interno del DSM. Cf. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1994), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano: Masson, 1996, n.66.
4 Nei disturbi sessuali NAS esiste ancora un riferimento al “persistente e forte disagio nei confronti delle proprie tendenze sessuali”, senza però far riferimento all’omosessualità, come se il persistente e forte disagio potesse essere riferito anche all’eterosessualità. Resta il fatto che nella storia della psichiatria non è mai successo che un eterosessuale sia entrato in cura per l’angoscia di essere tale, desiderando di essere omosessuale. Cf. J. Nicolosi, Omosessualità Maschile. Un nuovo approccio, Milano: Sugarco, 1997, 19.
5 Cf. T. CANTELMI, Cattolici e psiche , 37.
6 Secondo il parere di altri esperti, come il Dott. Bayer e la Dott. Bornhouse, la psichiatria avrebbe cancellato l’omosessualità dalla manualistica scientifica sotto la spinta intimidatoria di due fattori politici: l’ideologia della rivoluzione sessuale e i movimenti per i diritti delle minoranze. Inoltre la predetta cancellazione dell’omosessualità sarebbe legata ad altri due motivi: da un lato per eliminare i fattori di discriminazione sociale nei confronti di queste persone, dall’altro perché la categoria degli psicologi non sarebbe stata in grado di identificare un unico tipo di terapia, efficace per tuttiCf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 18-22. Vedi anche R. T. BARNHOUSE, Homosexuality: A Symbolic Confusion, New York: Seabury Press, 1977, 114-115.
7 Il Dott Nicolosi è cofondatore e direttore della NARTH (National Association for the Research and Teraphy of Omosexuality). L’associazione nata nel 1992 sostiene e promuove il cammino per gli omosessuali che non accettano di realizzarsi in una identità e uno stile di vita gay. Il Dott. Nicolosi è inoltre membro dell’APA (American Psichiatric Association) oltre ad essere conferenziere e autore di diversi articoli scientifici sull’omosessualità. Esercita la professione di psicoterapeuta a Encino in California. Cf. B. M. BRUTI, Presentazione del Libro di Joseph Nicolosi “Omosessualità Maschile: un nuovo approccio “, in “Cristianità” 321 (2004) 7-24.
8 Nicolosi ritiene che prima della nascita del movimento di liberazione gay, la letteratura psichiatrica considerava l’omosessuale unicamente dal punto di vista della sua condizione medica. Il movimento stesso ha sollecitato nuove ricerche, spesso condotte da ricercatori omosessuali, allo scopo di far luce sugli aspetti personali e relazionali di tale esperienza. Grazie a questi studi oggi gli uomini sono liberi di decidere se condurre uno stile di vita gay o se iniziare un cammino oltre l’omosessualità. E’ sua viva speranza poter aiutare questi uomini verso l’integrità personale. Cf. J. NIcolosi, Omosessualità Maschile, 15.
9 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 15.
10 Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part I-, 2003, ca. 7p.: <> (accesso 13.11.2009).
11 Il bambino nell’età compresa tra un anno e mezzo e tre anni consolida la propria identità in particolare quella sessuale. In questo tempo attraversa quella che viene definita la fase androgina in cui è molto unito alla madre ma ama anche il padre. Pur potendo identificarsi con entrambi, non sceglie nessuno dei due ma lo farà successivamente quando l’ambiente sociale e l’uso del linguaggio lo condurrà a distinguere il maschile per il padre e il femminile per la madre. Cf. J. Nicolosi, Omosessualità Maschile, 30.
12 Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part I-, 2003, ca. 7p.: <> (accesso 13.11.2009).
13 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 16.
14 Cf. Ivi,17.
15 In molti casi viene sottolineata la tendenza del ragazzo preomosessuale ad evitare qualunque attività aggressiva e a mostrare evidenti inibizioni nell’esprimere tale aggressività e nella capacità di affermazione nei rapporti sociali. Vengono poi sottolineate cinque discriminanti fondamentali dell’orientamento sessuale nel ragazzo: se preferisce giocare con i ragazzi o con le ragazze, se preferisce fare giochi maschili o femminili; se immagina di essere un personaggio dello sport; se legge libri di avventura o sullo sport; se è considerato dagli altri una femminuccia. Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 52-54..
16 Cf. J. NICOLOSI- L. AMES NICOLOSI, Omosessualità. Una guida per i genitori, Milano: Sugarco Edizioni, 2003, 21
17 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione, Torino: Edizioni San Paolo, 2007,151.
18 J. NICOLOSI- L. AMES NICOLOSI, Omosessualità, 68.
19 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 68.
20 Cf. Ivi, 65.
21 J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 284.
22 Ivi, 38-39.
23 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 41.
24 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 51.
25Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part II-, 2003, ca. 7p.: <> (accesso 13.11.2009).
26 Cf. Ivi, 56.
27 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 41.
28 I frutti di un rapporto corretto tra padre e figlio, precisa Nicolosi, sono la presenza di qualità maschili come la fiducia in se stessi e l’indipendenza, l’autoaffermazione e la consapevolezza delle proprie capacità. Quando infatti il paziente omosessuale descrive ciò che lo attrae negli altri uomini sono proprio quelle qualità maschili che non è riuscito a consolidare: autoaffermazione, fiducia n se stessi, controllo della propria vita, capacità di comando e decisionale, etc. Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 40-41.
29 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 44.
30 Per un approfondimento sul tema della paternità , vedi: X. LACROIX, Passatori di vita. Saggio sulla paternità, Bologna: Centro Editoriale Dehoniano, 2005; P. FERLIGA, Il segno del padre. Nel destino dei figli e della comunità, Bergamo: Moretti & Vitali Editori, 2005; C. RISÈ, Il padre. L’assente inaccettabile, Torino: Edizioni San Paolo, 2003; R. VINERBA, Fare i padri essere figli, Torino: Figlie di San Paolo, 2008.
31 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 44-46.
32 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 41.
33 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 58.
34 Cf. Ivi, 55.
35 Cosi si esprime lo psichiatra Van Den Aardweg: l’omosessuale rivolge la propria attenzione verso se stesso; come un bambino ricerca attenzione, amore, riconoscimento e ammirazione. L’egocentrismo ostacola la sua capacità di amare, di essere sinceramente interessato agli altri, di assumersi delle responsabilità per gli altri, di donare e servire. G. VAN DEN AARDWEG, Una strada per il Domani. Guida all’autoterapia dell’omosessualità, Roma: Città Nuova, 2004, 65.
36 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 55.
37 Un paziente del Dott. Nicolosi racconta: Avevo undici anni e stavo facendo il bagno nella vasca, e mia madre e mia zia erano lì con me. Ad un certo punto sembrava che non uscisse acqua dal rubinetto, e per risolvere il problema chiamarono mio zio. Ricordo che mi vergognavo di lui e che cercavo di coprirmi. Ivi, 57.
38 Cf. Ivi, 78-79.
39 Cf. Ivi, 146-147.
40 Cf. Ivi, 150.
41 La preoccupazione eccessiva per l’immagine secondo Nicolosi è uno dei modi con cui il narcisista si protegge con un senso interiore di vulnerabilità. L’omosessualità è spesso legata al narcisismo; entrambe spesso si possono far risalire ad una relazione dolorosa con i propri genitori che può spesso generare una ferita nel senso più profondo del sé (una ferita narcisistica). La persona con una lesione al senso del sé è sempre incentrata sul proteggere quella lesione col risultato di un eccesso di compensazione che può esprimersi anche sotto uno stile narcisistico eccessivo. Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 153.
42 Cf. Ivi, 56.
43 Cf, Ivi, 80.
44 Un cliente del Dott. Nicolosi descrive il potere dell’amicizia per gli uomini omosessuali: Ero con Tom l’altra sera , stavo parlando del dolore che sto affrontando. Tom ha detto: “Voglio solo abbracciarti” e mi ha abbracciato. Ero rigido come un cubetto di ghiaccio, spaventato a morte. Tom ha detto: “stai tremando”.Ero deciso ad accettare il calore dell’amicizia, ma volevo tenere lontana qualsiasi sensazione malsana. Poi mi sono rilassato. Quello che Tom mi ha dato è stato il prendermi fra le braccia e ne avevo bisogno. Relazioni affettuose come questa mi rendono libero di focalizzarmi sui miei veri bisogni, come rinforzare l’identità maschile che ho cercato per me nelle altre persone. Cf. Ivi, 96-97.
45 Cf. Ivi, 110-111.
46 L’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia sull’Omosessualità (NARTH) tra i diversi obiettivi si propone anche quelli di combattere la politicizzazione delle questioni scientifiche e terapeutiche sul tema dell’omosessualità. Essa mira inoltre a difendere i diritti dei terapeuti ad accompagnare gli omosessuali insoddisfatti, oltre a tutelare i terapeuti affinchè possano continuare ad approfondire le tecniche terapeutiche rivolte a uomini e donne in lotta contro sentimenti e desideri omosessuali indesiderati. Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’omosessualità, 16.
47 Cf. Lo psichiatra Olandese Van Den Aardweg che da anni si occupa di omosessualità, in merito a coloro che scoraggiano e denigrano il lavoro terapeutico riparativo afferma: le organizzazioni gay non fanno che sconsigliare queste terapie, propugnando da anni la normalità del comportamento omosessuale, legittimando l’ondata di promiscuità omosessuale, provocando un enorme danno alla salute mentale e fisica degli omosessuali da loro fuorviati, che incorrono in malattie veneree, assuefazioni, AIDS, suicidi, etc […].E’ ridicola la presunzione con cui costoro si azzardano a denunciare come dannosi dei trattamenti (come le terapie riparative) e altre forme di orientamento, che sono volti proprio a mitigare il danno che loro hanno contribuito ad arrecare con il proselitismo gay. Cf. R. MARCHESINI, La terapia riparativa dell’omosessualità, Colloquio con Gerard Van Den Aardweg, ca.14 p.: <> (accesso 10.11.2009).
48 Cf. L’omosessualità come variazione naturale e salutare della sessualità rientra tra i capisaldi dell’ideologia gay ampiamente consolidata nella ormai diffusa Terapia di Affermazione Gay (TAG) che mira ad attribuire ogni problema personale ed interpersonale del gay all’omofobia sociale o interiorizzata. A sostegno di questa terapia si collocano quelli che vengono definiti i quattro miti gay cioè: che il 10% della popolazione è gay; che gay si nasce; che se si è gay, lo si è per sempre; l’omosessualità è normale sotto ogni aspetto. Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part I-, 2003, ca. 7 p.: <> (accesso 13.11.2009).
49 Il Dott. A. Dean Byrd, vice presidente di NARTH definisce il suo trattamento come Terapia Affermativa di Genere e scrive così: “ anche se non ho una formazione specificatamente inquadrabile nel modello psicanalitico del trattamento riparativo, lo trovo utile. Ritengo l’intervento cognitivo comportamentale utile nell’affrontare i sintomi, mentre l’approccio interpersonale fornisce la chiave per una reale guarigione e trasformazione profonda. Anche se trovo utile l’analisi dello sviluppo infantile, reputo altrettanto valido il dare importanza alle spiegazioni bio-psico-sociali nell’instaurarsi di un orientamento omosessuale “. Cf. Trattamento dell’omosessualità maschile: un approccio cognitivo- comportamentale ed interpersonale, A. DEAN BYRD, Trattamento della omosessualità maschile: un approccio cognitivo comportamentale ed interpersonale, ca.4 p.: (accesso 13.11.2009).
50 Cf. J. NIcolosi, Omosessualità Maschile, 104.
51 Scrive Nicolosi: “ la nostra reazione istintuale - shock e disgusto- di fronte all’immagine di un uomo che cerca di allattare al seno un neonato fa parte di un istinto praticamente universale, dato all’umanità per ricordarle che non è possibile oltrepassare determinati confini sessuali, senza violare la natura umana. Naturalmente per gli uomini e le donne di fede questa intuizione istintiva è confermata ed ampliata dalla Rivelazione Biblica “. J. NICOLOSI- L. AMES NICOLOSI, Omosessualità. Una guida per i genitori, Milano: Sugarco Edizioni, 2003, 176.
52 Cf. Ibidem.
53 Cf. J. NICOLOSI, Why I Am Not a Neutral Therapist, 2008, ca 3 p.: (accesso 13.11.2009).
54 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 149.
55 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’omosessualità, 233.
56 R. MARCHESINI , Omosessulità e normalità, colloquio con Joseph Nicolosi, 2008, ca. 4 p.: <> (accesso 10.11.2009).
57 Cf. Ibidem.
58 Cf. OBIETTIVO CHAIRE, ABC per capire l’omosessualità, Cinisello Balsamo (MI): Edizioni San Paolo, 2005, 34.
59 Il problema più forte che l’uomo omosessuale avverte è legato alle pulsioni omosessuali che secondo Nicolosi sono legate alla ricerca erotizzata di due cose: dei bisogni emotivi (affetto, attenzione, approvazione); la necessità di affermare i bisogni legati all’identità di genere maschile. Tuttavia Nicolosi ritiene la pulsione omosessuale una soluzione illusoria per chi cerca di soddisfarla, perché non arriva a risolvere la situazione di distacco emotivo e relazionale dalla propria identità maschile. Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part II-, 2003, ca. 7 p.: <> (accesso14.11.2009).
60 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità , 110.
61 L’identità sessuale è da intendersi come la coscienza nella persona della propria appartenenza ad un determinato sesso - maschile o femminile -, delle differenze con l’altro sesso, dei fattori psicologici e culturali e del ruolo che gli individui del proprio sesso svolgono nella società (identità di genere). Cf. R. MARCHESINI, L’Identità Di Genere, 9.
L’orientamento sessuale invece è uno degli diversi aspetti che compongono la sessualità umana ed è la direzione verso la quale si rivolge il desiderio sessuale. E’ la preferenza sessuale che si sviluppa in conseguenza del sesso biologico e dell’identità sessuale e che dirige il comportamento sessuale. Esso è definito dall’oggetto del desiderio sessuale, non dal comportamento sessuale che però è diretto dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale si sviluppa in conseguenza del sesso biologico e dell’identità sessuale. Cf. R. MARCHESINI, Come scegliere il proprio orientamento sessuale (o vivere felici), Verona: Fede & Cultura, 2007, 14.
62 Il concetto di Potere Intrinseco è stato elaborato dalla Dottoressa Althea Corner, definito col motto “ io sono, io posso, io voglio”. Questo potere viene scoperto dal bambino attraverso la propria mascolinità, la quale se viene compromessa nel suo sviluppo ordinario, fa si che il bambino oltre a non sentirsi pienamente maschio, in qualche modo si sentirà sempre incapace e insicuro verso gli altri in particolare verso i maschi, tendendo ad evitare le sfide dolorose della vita. Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 39.
63 Cf. Ivi, 80.
64 Cf. J. NICOLOSI, The Three Phases Of The Transformative Experience, 2009, ca. 2 p.: ( accesso 14.11.2009).
65 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 286.
66 Un paziente di Nicolosi così descrive il processo trasformativo: […] nelle ultime settimane ho notato una certa differenza nelle attrazioni che provo per gli uomini che incontro per strada. E’ come se cominciassi ad annoiarmi. Prima non passava un’ ora da un incontro occasionale che avevo già voglia di avere un altro rapporto sessuale. Ora invece, sento già l’inutilità di quello che sto per fare prima ancora di averlo fatto . J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 141-144.
67 Cf. Ivi, 237-238.
68 Cf. J. NICOLOSI, The Three Phases Of The Transformative Experience, 2009, ca. 2 p.: accesso (14.11.2009).
69 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 285.
70 Nell’accompagnamento attraverso la Terapia Riparativa si rende necessaria la presenza di un terapeuta di sesso maschile. Il motivo della presenza di un terapeuta maschio è legato alla necessità di aiutare il paziente a ritrovare ciò che gli è mancato nell’infanzia, in particolare per ciò che concerne la relazione con la figura paterna, ove tende a configurarsi una delle fratture più profonde e problematiche; lavorare con un terapeuta maschio permette di realizzare tutto questo. Secondo Nicolosi l’uomo omosessuale ha bisogno di un contatto personale e autentico con un altro uomo che sia presente dal punto di vista emotivo. Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 113.
71 Quello della sintonia è un tema che coinvolge in primis il rapporto dell’uomo omosessuale con il terapeuta, col quale possono anche sorgere malintesi, sentimenti feriti, risentimenti nascosti. Questi momenti per Nicolosi rappresentano l’opportunità per l’uomo omosessuale di imparare a re-impegnarsi emotivamente dopo aver sperimentato una frattura emotiva com’è già accaduto nella sua infanzia. La novità risiede nel fatto che il paziente nella terapia può sperimentare che un rapporto può sopravvivere al processo di sintonizzazione-desintonizzazione-risintonizzazione e non per questo interrompersi. Ciò significa sperimentare che la fiducia, anche se perduta, può essere riacquistata. In questo modo l’uomo omosessuale impara ad osservare il funzionamento di questo processo e a regolare il ritmo e l’intensità dei momenti alti e bassi di una relazione all’interno di un graduale processo di risanamento della frattura emotiva. Cf. J. Nicolosi, The Power of Therapeutic Attunement, 2009, ca 2 p.: (accesso 11.11.2009).
72 Cf. Ibidem
73 La Famiglia Triadica-Narcisista rappresenta il tipo di famiglia spesso descritta dagli uomini con orientamento omosessuale. La sua peculiarità è la cosiddetta triade relazionale: madre emozionalmente dominante con personalità forte; padre tranquillo estraneo, assente oppure ostile; bambino dal temperamento timido, introverso, senso artistico e forte immaginazione. In questa triade la relazione tra madre e padre in genere è scarsa, quella tra madre e figlio è speciale, quello tra figlio e padre è di tipo antagonistico e guardingo; infine nel rapporto col fratello il bambino si sente spesso schiacciato. Cf. J. NICOLOSI, Presentation on Homosexuality by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part II-, 2003, ca. 7 p.: <> (accesso 14.11.2009).
74 Nicolosi a proposito di un suo paziente, riscontra nei suoi atteggiamenti il Doppio Legame a causa di una relazione di tipo triadica, così descritta: La madre di Charlie ha usato il figlio per appagare quelle esigenze emotive che non sono state soddisfatte dal marito. Il bravo bambino (Charlie) che lei alleva è la percezione femminile distorta del modo in cui un maschio dovrebbe essere. Il padre, d’altro canto usa il ragazzo in modo più sottile […] sacrifica il ragazzo ai bisogni della madre […] cede il ragazzo per rendere felice la madre (con cui non è in grado di costruire una relazione ). In ogni caso, l’uso fatto del ragazzo in questa relazione triadica, sacrifica la mascolinità del ragazzo stesso […]. Molte madri vogliono che i loro figli siano buoni, puri, presenti come dei cuccioli. Il ruolo del bravo bambino finisce per escludere la sua mascolinità dato che questa porta con sé indipendenza, autonomia ed esercizio del potere personale. Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 118-119.
75 Cf. J. NICOLOSI, The Power of Therapeutic Attunement by Joseph Nicolosi, Ph.D., Translated into Italian-Part II-, 2003, ca. 7 p.: <> (accesso14.11.2009).
76 Cf. J. NICOLOSI, The Double-Loop Experience, 2009, ca. 4 p.: (accesso 14.11.2009).
77 Cf. Ibidem.
78 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 241-242.
79 In ambito psicoterapeutico, i livelli di comunicazione e interazione nella terapia di gruppo sono tre: il livello I al pari della terapia individuale, serve ad intavolare la discussione in gruppo. La conversazione verte sulle vicende della settimana, senza considerare le motivazioni interiori. Il livello II vede l’interazione tra due o più partecipanti del gruppo i quali analizzano le motivazioni di fondo delle vicende riportate da uno dei pazienti e si tenta di condividere il modo in cui ha contribuito a far si che gli eventi accadano. Il livello III è caratterizzato dalla fase prettamente terapeutica (più impegnativa e rischiosa per il coinvolgimento personale) in cui due o più pazienti analizzano il loro rapporto in quello stesso momento, esprimendo quello che provano cioè i loro sentimenti, sia positivi che negativi l’uno per l’altro. Quest’ultimo livello è quello che risulta più gratificante negli effetti. Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 151.
80 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 144.
81 Cf. Ivi, 238.
82 Cf. Gaudium et Spes, n. 12.
83 Cf. L. MELINA , Gli antecedenti dell’omosessualità: scienza e valutazione morale, in Quaderni de L’Osservatore Romano 38, 103.
84 Persona Humana. n. 3.
85 Cf. Homosexualitatis Problema, n. 7.
86 Cf. Persona Humana, n. 8.
87 Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 2357.
88 Cf. L. MELINA, Gli antecedenti dell’omosessualità: scienza e valutazione morale, in Quaderni de L’Osservatore Romano 38, 106.
89 Cf. J. L. BRUGÈS, Elementi di una pastorale per le persone omosessuali, in Quaderni de L’Osservatore Romano 38, 116.
90 La tendenza omosessuale spesso è dichiarata come una condizione naturale, intendendo dire che essa costituisce un modo di essere della sessualità altrettanto naturale dell’eterosessualità. Dietro tale affermazione vi sarebbe un concetto di natura di tipo esclusivamente positivo, ovvero identifica la natura con le cose così come stanno di fatto. Ma si tratterebbe di un equivoco perché quando si parla di Natura o legge morale Naturale in campo etico non ci si riferisce alle cose come stanno di fatto, ma a come dovrebbero stare per corrispondere alla loro verità profonda. In questo caso il termine Naturale intende non la spontaneità ma la razionalità (cioè la natura razionale dell’uomo) Cf. G. GATTI, Manuale Di Teologia Morale, 438.
91 Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA n. 2357.
92 Ivi, n. 1776-1802.
93 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore,181.
94 Cf. G. GATTI, Manuale di Teologia Morale, Torino: Elledici, 2001, 438.
95 Cf. Persona Humana, n.8.
96 Cf. Ibidem.
97 Cf. Homosexualitatis Problema, n. 16.
98 Cf. Ivi, n. 10.
99 Cf. ivi n. 11.
100Cf. Orientamenti educativi sull’amore umano, n. 101.
101 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Veritatis splendor.
102 Cf. Homosexualitatis Problema, n.7.
103 Cf. Gaudium et Spes, n. 16.
104 Cf. F. TARGONSKI, Etica Cristiana della sessualità. Nel contesto della sensibilità morale del nostro tempo, Roma: Miscellanea Francescana, 2003, 299-300.
105 Cf. Ivi, 15.
106 Cf. Gaudium et Spes, n.62.
107 Cf. Ivi, 228-230.
108 Cf. T. CANTELMI, Psicologia e Teologia in dialogo, 23.
109 Cf. Ivi, 237.
110 Una risposta pastorale abbastanza ampia è rappresentata dal movimento “Coraggio” fondato in America da P. John Harvey. Questo movimento, molto simile a quello degli “Alcolisti Anonimi”, prevede il riconoscimento della tendenza omosessuale come problema, senza fingerlo come stile di vita alternativo. Coloro che ne fanno parte sono condotti ad una vita di castità per mezzo di una vita sacramentale e spirituale più disciplinata. Considerando questa forma di immaturità una nevrosi, ne segue che la condizione di chi la vive può essere modificata, in alcuni casi cambiata radicalmente. Cf. Famiglia e questioni etiche, Bologna: Edizioni Dehoniane, 2004, 150.
111 Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA n. 2358.
112 Cf. Ivi, n. 12.
113 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 138.
114 Il filosofo e sociologo H. Marcuse diceva che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato ad essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un alienazione e lo schiavo, al pari di ogni persona condizionata, deve essere aiutato per poter recuperare la propria libertà. Cf. H. MARCUSE, L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata, Torino: Einaudi, 1999, 53-54.
115 Fra l’uomo e le passioni disordinate, fra l’uomo e le cattive abitudini si può creare un rapporto e si può attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel caso della tossicodipendenza. Ogni abitudine sbagliata, anche se impedisce la felicità dell’individuo, ne determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei e disordinati, ottenuti aumentando la "dose" o attraverso la ricerca di nuovi oggetti di "perversione". Rollo May (1909-1994), padre della psicologia esistenzialista statunitense, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando s’instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce più a utilizzare la sofferenza e la delusione in modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione con l’atteggiamento sbagliato ma, a causa dell’abitudine e dell’illusione, finisce per trasformarle negli elementi di un circolo vizioso. Cf. R. MAY, L’arte del counseling. Il consiglio, la guida, la supervisione, Roma: Astrolabio-Ubaldini, 1991, 98-102.
116 Cf. Ivi, 20.
117 Cf. G. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza, 140-152.
118 Risultano ormai consolidati alcuni dati di ricerca come quello dello psicanalista Irving Bieber, secondo la quale il 27% dei pazienti con tendenza omosessuale sottoposti a psicanalisi hanno cambiato l’orientamento sessuale. Altrettanto prezioso ed inaspettato sostegno ai fautori della possibilità di cambiamento si è rivelato nel 2003 da parte di Robert Spitzer, docente alla Columbia University di New York, dopo aver esaminato il percorso di cambiamento di circa 200 ex-omosessuali. Cf. R. MARCHESINI, Cambiare si può, in IL TIMONE, anno VIII, novembre 2005, ca. 3 p.: (accesso 12.12.2009).
119 Lo studio ad esempio del Dott Spitzer sul comportamento omosessuale lo ha condotto ad affermare quanto segue: “ Come molti psichiatri io pensavo che alla tendenza omosessuale si potesse solamente resistere e che non potesse realmente cambiare l'orientamento sessuale. Ora credo che questa convinzione sia falsa. Alcune persone con orientamento omosessuale possono cambiare e cambiano”. Io stesso ho incontrato persone che hanno portato la loro testimonianza, raccontando della loro vita, del loro passato e di come siano usciti dalla condizione dell'omosessualità attraverso una particolare terapia. La società deve quindi cercare di fornire ogni sostegno per aiutare coloro che vogliono compiere un cammino di ri-orientamento, perché le persone che sperimentano pulsioni omosessuali hanno il diritto di sapere che esiste una via d'uscita. Ovviamente la terapia è una proposta e non un'imposizione, ma bisogna far sapere che un'alternativa all'omosessualità è possibile, perché offrire una possibilità di scelta vuol dire rendere le persone libere“. Cf. AGAPO, L’orientamento sessuale può cambiare?, ca. 2p.: <> (accesso 15.12.2009).
120 Cf. R. MARCHESINI, L’identità di genere, Collana: i Quaderni del Timone, Novara: Edizioni Art, 2007, 40.
121 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 238.
122 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 11.
123 Cf. R. MARCHESINI, L’identità di genere, 41.
124 S. Teisa sintetizza tra i fattori più significativi di riorientamento sessuale proposti dal Dott. Nicolosi, i seguenti: la motivazione al cambiamento, la pazienza con se stessi e accettazione della lotta necessaria, rigetto dell’identità omosessuale e sforzo onesto verso l’eterosessualità, l’atteggiamento positivo e la fortezza nel tollerare lo stress e le frustrazioni, fantasie e sogni eterosessuali, forti legami familiari, valori tradizionali e consapevolezza di appartenere ad una società eterosessuale, capacità di resistere agli impulsi e di posticipare la gratificazione, capacità di riflessione e verbalizzazione delle proprie esperienze nel desiderio di imparare dal passato, capacita di stabilire degli obiettivi sul proprio futuro, limitazione dell’attività sessuale, età compresa preferibilmente tra i 25 ei 35 anni. Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 239-240.
125 Cf. Persona Humana, n. 8.
126 Cf. Homosexualitatis Problema, n. 12.
127 Cf. Salvifici Doloris. Il significato cristiano del dolore, n. 23.
128 Sul valore della sofferenza scrive Nicolosi: “Nei momenti più disperati per un uomo, cerco di renderlo più conscio della vita nuova che si trova oltre la sua solitudine, la frustrazione e lo scoraggiamento. In tali momenti mi sforzo di sostenerlo nel suo cammino di dolore -senza fuggire o lasciarsi sopraffare dalla rabbia o dalla colpa- ma procedendo con il dolore, fiducioso che c’è una nuova vita che lo attende oltre la sofferenza”. Cf. . J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 157-158.
129 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 127.
130 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 259.
131 Cf. J. NICOLOSI, The Three Phases Of The Transformative Experience, 2009, ca. 3 p.: <> (accesso 11.11.2009).
132 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 9-11.
133 BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica, Spe Salvi, 30.11.2007, Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2007, n. 71.
134 La psicoterapia riparativa non è l’unica via di cambiamento per le persone che soffrono per un orientamento omosessuale indesiderato: soprattutto negli Stati Uniti ci sono diversi gruppi religiosi — per la maggior parte protestanti — che propongono un cammino spirituale e umano che può portare a superare le ferite che hanno causato l’orientamento omosessuale. Il più importante di questi gruppi, operante anche in Europa, è Living Waters, fondato da Andrew Comiskey, ex omosessuale ed ora pastore protestante coniugato. Cf. R. MARCHESINI, Cambiare si può, in IL TIMONE, anno VIII, novembre 2005, ca. 3 p.: (accesso 12.12.2009).
135 J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 157-158.
136 Cf. J.L. BRUGÈS, Elementi di una pastorale per le persone omosessuali, in Quaderni de L’Osservatore Romano 38, 117.
137 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore,274.
138 BENEDETTO XVI, Spe Salvi, n. 12.
139 J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 157.
140 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità,11.
141 BENEDETTO XVI, Spe Salvi, n. 31.
142 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 270.
143 Cf. J.L. BRUGÈS, Elementi di una pastorale per le persone omosessuali, in Quaderni de L’Osservatore Romano 38, 117-118.
144 R. MARCHESINI, Cambiare si può, in IL TIMONE, anno VIII, novembre 2005, ca. 3 p.: (accesso 12.12.2009).
145 Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità, 148.
146 Cf. S. TEISA, Le strade dell’amore, 266-267.
147 Cf. Ivi, 278.
148 Cf. Ibidem.
149 Cf. Persona Humana, n.10.
150 Homosexualitatis Problema, n. 18.
151 Cf. J. NICOLOSI- L. AMES NICOLOSI, Omosessualità, una guida per i genitori, Milano: Sugarco Edizioni, 2003, 180.
152 NICOLOSI- L. AMES NICOLOSI, Omosessualità, una guida per i genitori, 220.
153 Cf. Homosexualitatis Problema, n. 12.
154 1 Cf. J. NICOLOSI, Omosessualità Maschile, 58.
155 Sulle testimonianze di cambiamento e guarigione legate al percorso terapeutico ripartivo di Nicolosi sono disponibili fonti variegate: dal sito ufficiale del NARTH (Association for the Research and Teraphy of Omosexuality), alle testimonianze dirette degli ex omosessuali, ai testi pubblicati dagli stessi terapeuti. Cf. NARTH [ sito www] : <> (accesso 15.11.2009); Cf. J. NICOLOSI, Oltre l’Omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione, Torino: Edizioni San Paolo, 2007.
156 Cf. G. OPP, An Ex-Gay Man Describes the Change Process: Gordon Opp, 2008, , ca.7 p.: (accesso 15.12.2009).
157 Persona Humana, n. 8.
158 Cf. Dei Verbum, n. 2.
159 Cf. Homosexualitatis Problema, n.16.
160 Cf. GRUPPO LOT REGINA DELLA PACE [ sito www] : <> (accesso 20.12.2009).



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