martedì 22 giugno 2010

Omosessualità: Testimonianze

LIBERTA' DI PENSIERO... E DI PAROLA
Ma che valore ha riappropriarsi di sé stessi?
Vale 10 anni di solitudine?
Per me sì.


Testimonianza di
Anonimo PD
e risposta di Bluekover
postate in questo Forum il 29 e 30 maggio 2010


Anonimo - PD ha detto...



Ho 40 anni, e da 10 ho scelto di liberarmi dai desideri che mi hanno dato solo frustrazione e dolore, facendomi allontanare dall'amore verso la famiglia, e rendendomi un essere sessualmente attivo sì, ma mai con vera gioia e, col senno di poi, senza alcun futuro.

Quando leggo di questi psicologi che pretendono di saper decidere cosa sia accettabile o meno della personalità di qualcuno, mi sento obbligato a dissentire profondamente. 

Oggi l'omosessualità è forte di una serie di convenzioni sociali indotte che, oltre a giustificare il comportamento deviato, tentano in tutti i modi di imporlo come stile di vita privilegiato, rivestendolo di una estetica erotica accattivante, abilmente e insistentemente mediatizzata, e proteggendolo con l'identificazione ad altre categorie "perseguitate" (è vistoso come i gay abbiano ricalcato stereotipi e recriminazioni dei sopravvissuti alla Shoah) per giustificare e fare di se stessi una categoria protetta, non importa a che prezzo e a discapito di chi.

Per questo certi dottori, nella foga di essere "moderni", nel nome del progresso e del "politicamente corretto" (sinonimo di ipocrisia), abbracciano l'idea di omosessualità come comportamento naturale o, falsità delle falsità, congenito, preferendo rassicurare invece che curare, esortando il paziente ad accettarsi perché nemmeno loro, inutile negarlo, saprebbero come essere d'aiuto, ma anche perché il solo tentare una cura verrebbe prontamente interpretato, dall'opinione pubblica di parte, come un'accusa verso chi decide di vivere assecondando, anzi glorificando le proprie tendenze.

Ma solo io so quanto ho desiderato quella che era un'umiliazione che non meritavo, so cosa vuol dire guardare la parete o il soffitto mentre un altro si prendeva il piacere da me, autoconvincendomi che il mio dolore e il mio disgusto erano un godimento, perché così doveva essere, così veniva rappresentato su riviste e video specializzati, ben codificato e interpretato da attori dalla mascolinità esagerata, inarrivabile, perfettamente studiata per acuire quel senso di inadeguatezza al ruolo di uomo che aveva fatto di me un uomo a metà; quella stessa estetica si è progressivamente estesa alla musica, al cinema e alla tv: chi nell'ambiente gay si sottraeva all'imitazione di certi modelli era considerato ridicolo, ma non solo: molti non omosessuali hanno preso l'iconografia gay come modello di mascolinità alla moda.


Ora, il prossimo passo: ostinarsi a reclamare il diritto al matrimonio gay, obbligando la società a prendere posizione, e criminalizzando chi mette in discussione questa presunta libertà fondamentale, aiutandosi con il solito pattern ricalcato dalla storia di comunità un tempo perseguitate.

Sono 10 anni che ho capito quanto tutto ciò sia sbagliato e, nonostante il desiderio si sia presentato sempre e comunque in presenza di un ragazzo o di un uomo attraenti, l'ho contrastato prima di tutto con una lode a Dio per la bellezza delle sue creature, poi cercando in me la volontà naturale di conoscere ed eventualmente amare quella persona per ciò che era, e non per quello che mi muoveva dentro: molto spesso il desiderio sensuale svaniva, perché in realtà nessuno è così perfetto da meritare la sottomissione sessuale di un suo pari.

La fede in Dio e il rispetto delle sue leggi, per me imprescindibili, mi hanno aiutato tantissimo: ho studiato i testi sacri, e cercato in tutti i modi di conoscere il vero punto di vista di Dio sull'argomento, non accontentandomi della lettura accomodante praticata dai gruppi di gay "credenti".

Alla fine ho trovato sollievo da una lunga forzata solitudine incontrando la compagnia di coetanei stranieri, credenti, che mi hanno accettato senza fare domande. Tra loro anche il solo parlare di omosessualità è considerato disgustoso, mentre parlare di Dio è sempre degno di grande rispetto ed approfondimento. Essi hanno apprezzato tutto il buono che c'é in me "oltre", facendomi scoprire nuovamente me stesso.

Queste persone mi aiutano inconsapevolmente ad essere più uomo, a volte mi abbracciano e mi baciano con la naturalezza che è propria della loro cultura, e non sanno che quel bacio e quell'abbraccio sono, dopo la fede, una delle migliori cure per il mio malessere, sono il segno del loro accettarmi senza imbarazzo, che poco alla volta mi ridà fiducia nell'uomo che sono, e può farmi rientrare nella strada che avevo perduto: sentirmi uomo tra altri uomini, avere con loro una convivialità pulita, parlare con serenità di matrimonio e di figli, perché tutto ciò è perfettamente naturale, augurarsi che succeda anche a noi come una benedizione di Dio, che non è poi così rara, anzi, è alla portata di tutti.

Il "coming out" in famiglia, utile solo a giustificare noi stessi per la sofferenza che causiamo, non facilita chi sceglie il cambiamento; tantomeno i conoscenti, maschi o femmine, saranno d'aiuto, anzi. Per fortuna ho sempre cercato di tenere nascosto il mio modo di essere, che probabilmente era evidente, ma soprattutto mi sono tenuto alla larga da chi pretendeva di avere potere sulla mia psiche.

Qualcuno dica a questi psicologi di tener conto di questo: quando si è giovani e belli, quando la vita è solo godimento senza troppe responsabilità, si ha apparentemente tutto da guadagnare ad essere gay senza farsi troppi sensi di colpa, ma poi, quando il tempo della festa passa, ci si ritrova soli, preda di voglie abitudinarie ma non più così automaticamente desiderabili, anzi; col tempo si rischia la tentazione di un partner sempre più giovane, a volte troppo giovane, quasi a voler ritornare all'adolescenza perduta. 

Invece se si abbraccia la propria natura, con coraggio, anche con rassegnazione (penso sempre alle parole di Cristo, che chiede di rinnegare se stessi, prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo), magari c'è sempre quella cicatrice che pulsa nel cuore, ma un po' alla volta si capisce dove si è sbagliato, a quale punto del proprio percorso si è persa la strada; poi con l'aiuto di Dio si fanno nuovi incontri, si scopre che esiste un altro terreno, dove il proprio seme non va sprecato ma utilizzato per la gloria di Dio e della sua Creazione, si comprendono il sacrificio e l'amore che i nostri genitori hanno dedicato al bambino perfetto che eravamo, e ciò fa rimpiangere il tempo passato a rincorrere negli ambienti più sbagliati la vana speranza di una realizzazione fittizia ma scintillante, di un amore che non potrà mai chiamarsi tale, e il sogno di una adolescenza prolungata che è destinato inesorabilmente a farci risvegliare delusi, soli e disperati. Il tempo, la pazienza, la determinazione, qualche errore di percorso, certo, ma che valore ha riappropriarsi di sé stessi? Vale 10 anni di solitudine? Per me sì.

Un abbraccio e un bacio fraterno a tutti. E amatevi, amate voi stessi, e amate gli altri per quello che sono.
Mi da tanta forza sapere che siamo sempre di più a ribellarci a ciò che, giorno per giorno, appare sempre più per quello che è: un grande inganno di Satana, che oltre a toglierci la serenità in vita, ci toglierà anche la possibilità di una vita migliore in un'eternità di luce.


bluekover ha detto...

@PD
Carissimo, grazie infinite delle tue splendide parole. Le ho trovate di una profondità unica, nonchè scritte in maniera eccellente, quindi complimenti anche per lo stile! "so cosa vuol dire guardare la parete o il soffitto mentre un altro si prendeva il piacere da me" purtroppo lo so anch'io ed è terribile. E' un'esperienza che nessuno può comprendere se non l'ha vissuta. Hai fatto un'analisi accuratissima e davvero completa di cosa voglia dire assumere un certo stile di vita (cosa che per mia fortuna ho troncato molto presto, quasi sul nascere) e anche del contesto socio-culturale che accompagna, giustifica e ipocritamente valorizza la vita gay.

Già, perchè gli eterosessuali di "mentalità aperta" sono ben contenti di non essere gay, e di certo non farebbero a cambio con la loro vita; vanno persino a ballare nelle discoteche gay per potersi vantare di quanto sono al passo coi tempi, tolleranti e amorevoli, non riuscendo a fare a meno, però, di descrivere quanto siano "divertenti" (leggi ridicoli) quegli uomini che sculettano, quelle piccole bestiole dello zoo, quegli animali da circo, fenomeni da baraccone. Sono gli stessi che si scandalizzano di fronte alla canzone "Luca era gay", sono favorevoli alle adozioni omogenitoriali, ma nascostamente si augurano che nessuno fra i loro figli/amici/parenti sia omosessuale.


Noi, invece, viviamo nella terra di mezzo. Siamo consapevoli della vacuità della vita gay, ma ancora non ci è dato di amare e desiderare le donne. Siamo considerati burattini nelle mani di reazionari moralisti che ci vogliono plagiare, o repressi che non hanno il coraggio di urlare al mondo (magari in un bel corteo del gay pride) "quanto è bello essere gay! L'amore non ha sesso, il brivido è lo stesso..." (Tatangelo docet e così sia).

Io so benissimo che nessuno potrà mai dissuadermi dal mio obiettivo, dalla mia presa di posizione. Mi fa solo rabbia che questo oscurantismo ostacoli le ricerche e la formazione di figure professionali che possano aiutarci efficacemente e concretamente.
30 maggio, 2010