giovedì 1 luglio 2010

Omosessualità e speranza - di G. v.d. Aardweg



CONOSCENZA DI SE' E LOTTA

tratto dal libro

 Omosessualità e Speranza 
 Terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo 

di Gerard van den Aardweg




La casa editrice ARES ha intenzione di ristampare il libro

Mi sembra molto difficile che un omosessuale si liberi del suo complesso senza acquisire un’adeguata conoscenza delle proprie motivazioni e una visuale più oggettiva del proprio comportamento. Pertanto, la persona in questione deve riconoscere il proprio io infantile, la sua tendenza a lamentarsi e ad autocommiserarsi, la sua richiesta di comprensione e di apprezzamento. Un'accresciuta conoscenza di sé lungo queste linee genera spesso una maggiore libertà interiore dall'ossessione del complesso autonomo, benché non sia di per sé sufficiente a superarlo completamente.

L’autosservazione e l’autoanalisi per l'individuazione delle lamentele infantili sono progressive. Ogni paziente scopre in sé i propri personali indizi che gli suggeriscono: “In questo momento, o in questo sentimento o pensiero, sta operando la tendenza alla lamentela”.
I segni che possono metterlo in guardia nei confronti dell’attività del suo “io lamentoso” sono le sensazioni di agitazione, irritazione, inferiorità, apatia, emozioni e pensieri negativi, e in generale le depressioni. Questi impulsi vengono percepiti come più o meno compulsivi, come se venissero dall’esterno del proprio io (“Mi ha colto…”, “Sono stato assalito da…”, ecc.). Ogni paziente impara a riconoscere, secondo le proprie peculiarità, il suo “bambino che si autocommisera”. La tematica principale delle lamentele è specifica in ogni individuo ed esistono varianti al tema principale della lamentela. Tali lamentele vengono reiterate nella mente dell’adulto.


Parecchie persone in cura per una nevrosi omosessuale giungono a  comprendere che nelle loro emozioni é in atto una tendenza cronica all’autocommiserazione. Essa può essere chiaramente osservabile, oppure può essere avvertita come una connotazione emotiva negativa, che spesso rovina le sensazioni e le esperienze positive. Queste persone si rendono progressivamente conto che le loro sensazioni di infelicità non traggono origine dai problemi della loro vita, da situazioni esterne  o da altre persone, bensì dalla forza negativa che sta dentro di loro.
Naturalmente il paziente deve essere onesto con sé stesso se vuole trarre vantaggio dal nostro metodo di autosservazione e di autoanalisi. Non è lusinghiero per l’io infantile di una persona dover continuamente ammettere che sente, pensa e agisce come un bambino e, ancor più, che indulge nell’autocommiserazione. Ammettere pienamente significa non cercare scuse o spiegazioni, nessun “sì, ma”, ed evitare di accusare altre persone o “le circostanze”. Per superare la resistenza al pieno riconoscimento delle sensazioni di “povero me!” il paziente deve assestare ripetuti colpi al suo infantile egocentrismo. In questo modo, passo dopo passo, l’atteggiamento lamentoso infantile ed egocentrico  diventa più evidente, non  più soltanto una costruzione teoretica.


Quando una persona ha acquisito consapevolezza di ciò, inizia un periodo di lavoro e di lotta. La parte adulta della persona, la sua volontà, cerca in un modo o nell’altro di arrestare le tendenze infantili riconosciute, usando i metodi che sembrano appropriati. La forza del complesso diminuisce perché i pensieri e le azioni egocentriche non vengono più “alimentate” e, in particolare, perché viene contrastata la tendenza infantile ad autocommiserarsi.


Inevitabilmente, una persona benintenzionata con tendenze omofile troverà sulla propria strada l’ostacolo della dipendenza dal piacere. La tendenza omosessuale è stata decisamente rafforzata, in parecchie di queste persone, dall'essere stata soddisfatta con un partner o nell'immaginazione (masturbazione). Per interrompere l'abitudine a ricadervi ci vuole non solo una presa di coscienza –  sebbene sia necessaria – del proprio carattere infantile, ma anche forza di volontà e pazienza. Il ricadere in questo atteggiamento infantile autoconsolatorio può essere particolarmente facile in certe occasioni, come nei momenti di stanchezza, di umiliazione, di senso d’inferiorità o solitudine.


Come abbiamo visto, la fantasia omosessuale nasce come soluzione illusoria di un dramma interiore e il piacere della sua soddisfazione spesso sottintende molto più di una semplice gratificazione sessuale. Come è abbastanza comprensibile, lo sforzo di abbandonare queste puerili gratificazioni sessuali (nella fantasia o nella pratica omosessuale) di solito incontra notevole resistenza.


Se una persona vuole cambiare in profondità, cioè crescere oltre il proprio infantilismo o “puerilità”, é necessario un continuo sforzo della volontà. A volte ciò significa semplicemente dire di no a tendenze riconosciute come puerili. Altre volte devono essere fatte  altre cose che costano una buona dose di sforzo e un certo coraggio. Come psicoterapeuta dedito in modo particolare ad  individuare espressioni di autocommiserazione, spesso alleno i miei pazienti ad applicare alcune tecniche di umorismo, tese a neutralizzare le svariate manifestazioni di questa fondamentale emozione nevrotica. Sorridere e ridere dei propri atteggiamenti infantili di “povero me” e delle proprie infantili lamentele può essere molto efficace per minarne la virulenza. L’efficacia di tali tecniche quali la “iperdrammatizzazione” dello "stato pietoso" del bambino interiore, dipende tuttavia dalla volontà del paziente di metterle in pratica nella vita quotidiana.


La lotta interna che dev’essere combattuta contro la parte nevrotica della mente implica  diverse aspetti contemporaneamente. Per esempio, la ricerca di attenzione deve essere ridotta, la timorosa abitudine di rifuggire da una serie di situazioni e di comportamenti disimparata, l’eccessiva indulgenza verso sé stessi e  le proprie cattive abitudini deve essere ostacolata, le visuali distorte di sé e degli altri corrette (da infantili a più mature), la dipendenza dall’autocommiserazione interiore vinta. Le lamentele di minore intensità possono essere superate interrompendole immediatamente dopo averle coscientemente riconosciute come lamentele infantili. Tale accorgimento é efficace in parecchie situazioni in cui la persona si rende conto di un atteggiamento interiore negativo, piagnucoloso o sentimentale. 

Altri tipi di lamentela richiedono tecniche più sofisticate. L’interesse per gli altri deve essere appreso o consolidato; dev’essere sviluppata la capacità di amare e di donare. Un atteggiamento ironico nei confronti di sé stessi può facilitare tutto questo. Chi impara a trattare il proprio io infantile con sana ironia, attenua la seriosa importanza attribuita al proprio ego. Tanto meno questo io si sente importante o degno di compassione, tanto più  la personalità adulta può prendere il sopravvento, e tanto più il malcontento infantile cederà il posto a sentimenti più fiduciosi e più lieti. La persona  diventa meno debole ai propri occhi, più stabile, più ottimista, più serena.