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domenica 18 luglio 2010

IPERDRAMMATIZZAZIONE - Tratto dal libro "Omosessualità e speranza" - di G. v.d. Aardweg


"Qui fanno tutti così perché sono piccolo e nero, è un'ingiustizia" diceva Calimero a Carosello




"IPERDRAMMATIZZAZIONE"
 tratto dal libro

 OMOSESSUALITA' E SPERANZA
di G.V. den Aardweg

 
Nella mia esperienza di psicoterapeuta ho avuto suc­cesso applicando diverse tecniche di autoumorismo per superare tendenze infantili, specialmente le ma­nifestazioni di puerile autocommiserazione. Lo scopo dell'autoumorismo è quello di sostituire una lamentela con il suo opposto, cioè con un sorriso o una risata. In gene­rale lo scopo è quello di neutralizzare la tendenza all'autocommiserazione del nostro «bambino interiore». 

L'autoumorismo ha un grande potere terapeutico: aiuta la persona a riconoscere anche emotivamente e non solo razionalmente certe distorsioni e inadeguatezze nel proprio modo di pen­sare e di comportarsi; esso è perciò un eccellente antidoto contro svariati impulsi nevrotici. L'autou­morismo, come l'umorismo in generale, è disarman­te. La mera comprensione razionale e persino una lucida osservazione delle proprie difficoltà ed emozioni infantili (scopo dell'autosservazione e del­l'autoanalisi) non sono sufficienti per liberare la persona dagli schemi nevrotici. Occorre il supporto di forze emo­tive che possano controbattere le forti emozioni in­fantili di autocommiserazione: la ricerca di attenzio­ne, il desiderio di essere importante, ecc. L'emozio­ne suscitata dal sorriso e dal riso ha la capacità di raggiungere l'io infantile.

G.V. den Aardweg
Il paziente che è capace di riconoscere, nella vita quotidiana, i momenti in cui il proprio "bambino interiore" si autocommisera»  può trarre vantaggio dalle tecniche del­l'autoumorismo. Egli viene allenato ad applicarle immediatamente, non appena riconosce un'espressione di commiserazione infantile. A que­sto punto egli immagina il proprio «bambinetto» in piedi di fronte a sé in carne e ossa, oppure nella sua immaginazione vede sé stesso come il «bambino» che era nel passato. Incomincia a parlare con questo «bambino» allo stesso modo di chi compatisce esageratamente una persona. Dice al «bambino» quale enorme compassione egli susciti; accumulando una serie di ragioni fantasiose per le sue lamentele, dipinge davanti agli occhi di questo «bambino» un dramma amplificato (iperdramma) imperniato sulle lamentele. Farò un rapido esempio per fornire i tratti salienti di questa tecnica.

Un paziente omosessuale si sentiva oltraggiato dal proprio  capo, che gli aveva preferito un'altra persona per rappresentarlo in un incontro di lavoro. Ecco come ha verbalizzato il suo sentimento di autocommiserazione: «Il mio capo mi ritiene privo di valore e non mi considera affatto». Questa lamentela aveva una ramificazione: un sentimento di gelosia nei confronti del proprio collega. Dopo essersi reso conto che questo era il suo «bambinetto» in azione, l'uomo iperdrammatizzò la situazione nel seguente modo:

«Poverino, hai dannatamente ragione di versare così tante lacrime per questo torto. È stato veramente un caso d'inaudita violenza contro un bambino innocente. Tu, che lavori sempre instancabilmente senza alcuna gratificazione, sei stato convocato dal tuo capo con un urlo, come se stesse chia­mando il suo cane. Tutto tremante, ti sei presentato davanti a lui alla presenza dei tuoi colleghi, che erano tutti seduti su comode poltrone. Uno di loro, il Colle­ga Preferito, era seduto su una poltrona speciale, con un grosso e costoso sigaro in bocca (un regalo del capo), e sorrideva con aria di sufficienza mentre ti avvicinavi. A questo punto il capo tirò fuori solennemente una pergamena, ne rup­pe il sigillo e cominciò a leggere ad alta voce: "Con la presente io sottoscritto dichiaro questo miserabile disadattato (tu!) completamente inadatto a rappre­sentarmi. Esprimo i sentimenti del più profondo di­sgusto nei suoi confronti. Fortunatamente, però, c'è da queste parti un Uomo di straordinaria superiorità che compensa questo mucchio di stracci: il Collega Y". Allora tutti si complimentano con il Collega Y, gli gettano fiori e stappano in suo onore delle botti­glie di champagne, mentre deridono te e ti gettano uova marce. Tu eri lì, con la camicia inzuppata di lacrime. Infine sei caduto sulle ginocchia e ti sei trascinato fuori dalla stanza nel freddo della via, dove piangi e le tue lacrime si confondono con la pioggia battente...». 

 Se necessario, l'uomo può con­tinuare con la visione drammatica del trionfo del proprio collega. Per esempio, si può figurare che quel collega gli passi accanto in una Rolls Roy con autista, che apra il finestrino e lasci cadere la cenere del proprio siga­ro sulla sua testa.
Il cliente potè rendersi conto che dalla sua sensazione di essere stato oltraggiato era scaturito un intenso desiderio omosessuale - una reazione autoconsolatoria. Una possibile iperdrammatizzazione di questo desiderio omosessuale scaturito dal suo autocommiserarsi, potrebbe essere la seguente: 

«Sì, ora hai realmente bisogno di una cosa: amore appassionato e autentico, anzi valanghe di amore. Un caldo braccio, due occhi virili ma profondamente commossi che ti guardino con profonda com­miserazione, un amico che bisbigli al tuo orecchio che ti puoi sedere per sempre sulle sue ginocchia, il tuo braccio magro intorno al suo collo, mentre la sua grande mano pelosa e muscolosa accarezza la tua faccia di bambinetto malaticcio, ecc.».

   Il cliente impara così a costruirsi il proprio repertorio di storie e scene iperdrammatiche e ad utilizzarle quando si accorge che una lamentela infantile è in atto.

Con la fantasia è possibile ogni cosa: può inventare le situazioni più assurde assecondando il proprio senso dell’umorismo, purché esse si riferiscano diretta­mente alla lamentela percepita. Egli impara anche ad applicare  varianti e formule abbreviate a questa tecnica. Per esempio, tratta il proprio «bambino» interiore come «il mio povero ragazzo!», dicendo: «Quella critica che hanno fatto sul tuo conto è stata una cosa schifosa! Ora il Presidente della Repubblica proclamerà una giornata di Lutto Nazio­nale in tuo onore!». Oppure, più semplicemente, «Povero ragazzo! Questa sarà la tua fine!». Tanto più vivida egli vedrà davanti ai propri occhi la scena immaginaria del proprio «bambino» esageratamente penoso nell’atto di autocommiserarsi, tanto più profondamente lascierà una traccia dentro di lui. Il grado di successo delle iperdrammatizzazioni determinerà il modo in cui la lamentela svanirà, cioé rapida­mente oppure  gradualmente. È consigliabile qualsiasi procedimento possa suscitare il sorriso o il riso attorno a una lamentela. Il metodo si può applicare persino a manifestazioni compensative infantili di orgoglio. Per esempio: 

«Sei proprio meraviglioso! La tua azione (osservazione, presentazione, ecc.) è stata mozza­fiato. Posso già immaginare la statua che sarà eretta in tuo onore proprio quì: tu su un imponente cavallo, come Napoleone, con la mano nel panciotto...». 

Per quanto possa sembrare faci­le, mettere in pratica l'autoumorismo richiede una forte determinazione. Sorridere del proprio pietoso Io è l'ultima cosa che si desidera fare nel momento in cui si è assaliti dall’infantile istinto a lamentarsi.