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mercoledì 18 agosto 2010

G.V. den Aardweg - Omosessualità e Speranza


L A   G U A R I G I O N E


tratto dal libro
di G.V. den Aardweg


        L’uscita dal complesso segue una certa linea. Dapprima diminuisce il carattere ossessivo delle emozioni e dei comportamenti infantili. Depressioni, ansietà, timori, preoccupazioni, senso d’inferiorità e desideri omosessuali si fanno più controllabili. La fiducia dell’individuo in sé stesso, ivi compresa la fiducia nella propria peculiare sessualità, emerge gradualmente; il che significa nient’altro che “il povero me!” del bambino interiore diventa sempre meno importante, che la persona non prende più troppo sul serio questo aspetto dell'io. L'interesse omosessuale presenta a lungo alti e bassi, ma viene sentito sempre meno incombente. Svanisce in maniera poco appariscente, in funzione della progressiva crescita di un'emotività sempre più positiva e matura. 

Il cambiamento nei confronti della sessualità dev'essere visto come parte del riorientamento emotivo totale. Gli omosessuali che vogliono esser «curati» hanno spesso una visuale comprensibilmente ristretta di che cosa dev'essere cambiato e tendono a prestare attenzione quasi esclusivamente ai cambiamenti nelle loro sensazioni sessuali.

È vero che un reale e profondo cambiamento sessuale rispecchia anche il cambiamento in altri settori mentali, ma l'effetto di una terapia o di un'autoterapia (quale è in gran parte il nostro procedimento) non lo si deve misurare anzitutto in termini strettamente erotici. I cambiamenti nei sentimenti sessuali sono dei «sottoprodotti» e scompariranno sicuramente quando e nella misura in cui il «bambino lamentoso» del paziente sarà stato fatto morire di fame. Non è pertanto consigliabile che lo psicoterapeuta e il paziente fissino l'attenzione e facciano ruotare le conversazioni sulla sessualità.

Le misure decisive del cambiamento sono il livello di lamentela e il generale infantilismo emotivo del paziente. Naturalmente, ogni cambiamento in questi fattori esercita un'influenza nell'ambito erotico, ma il rapporto ha un carattere gerarchico: quanto più profondamente il paziente cambia nelle dimensioni fondamentali dell'infantilismo e dell'autocommiserazione tanto più radicale sarà il suo riorientamento sessuale. 



Si può dire che nella maggior parte dei casi, la persona passa attraverso uno stadio intermedio in cui l'inclinazione omosessuale è ormai quasi inesitente, ma l'eterosessualità non è ancora risvegliata. Questo periodo intermedio può durare, in alcuni casi, anche anni. La persona «scopre» l'altro sesso gradualmente oppure all'improvviso, dopo il processo di maturazione di quegli anni intermedi.

Alcuni si innamorano una o due volte e concludono con il matrimonio; per altri occorre parecchio tempo prima che siano capaci di sostenere una relazione eterosessuale durevole. Quindi l'intero processo è una specie di autorieducazione. Generalmente passa per alti e bassi, con ricadute occasionali. Possono esserci dei momenti, e persino dei lunghi periodi, di perdita di speranza. Il decorso del processo varia ampiamente nei particolari da un individuo all'altro.

Le persone con tendenze omosessuali, persino se sono in via di principio volenterose di cambiare, all'inizio hanno seri dubbi riguardo le realistiche possibilità di un profondo miglioramento. Si tratta di dubbi che si ripresentano periodicamente, nonostante i progressi siano chiaramente percepibili; essi cessano solamente quando il cambiamento nei sentimenti diventa del tutto evidente. 

I dubbi affiorano ogni volta che queste persone ascoltano o leggono le panzane correnti sull'omosessualità, come: «se sei omosessuale, omosessuale resti». A un più attento esame vedremo che questi dubbi sono esattamente un'altra variante della lamentela nevrotica: «Non sarò mai normale, è il mio destino: povero me!». Perciò, la fede e la speranza sono eccellenti barriere contro questi pensieri dannosi, che sottraggono alla persona entusiasmo ed energie.

Anche un atteggiamento realistico è un buon rimedio per questi dubbi paralizzanti; la persona deve ripetere a se stessa: «mi rendo conto che devo comunque combattere tutto quello che ho riconosciuto come infantile, come sbagliato, e se persisto nel farlo ho fiducia che ci saranno dei progressi, anche se questi non rappresentano altro che un modesto cambiamento». Tante e tante volte abbiamo avuto la prova che chi compie questo sforzo migliora il proprio umore che diventa più sereno e gioioso. La persona non deve ossessionarsi con il dubbio se raggiungerà o no un risultato pieno, ma dovrà rallegrarsi per ogni passo che fa. Questo è l’atteggiamento mentale più efficace per raggiungere lo scopo.



Lavorare su sé stessi, lottare contro le proprie abitudini egocentriche e gli attaccamenti indesiderabili, non è un'occupazione che goda di popolarità in questi tempi impregnati di permissivismo e lassismo. Certamente molto si è scritto sulle terapie psicologiche e sono state ideate svariate teorie e tecniche terapeutiche. Ma solo una piccola parte di esse incoraggia a lottare veramente contro i propri errori e fragilità, per superarli.

Raramente la psicoterapia è poco più che un invito al paziente ad abbandonarsi al proprio egoismo puerile e persino all'immoralità. La speciosa esortazione «accetta te stesso» diventa allora un invito ad arrendersi all'immaturità da una parte, e alla repressione della «parte migliore di sé» dall'altra. (Questa «parte migliore di sé», o io adulto, può avere la salutare aspirazione a un'esistenza più matura e può avere normali sensazioni di fastidio di fronte all'io infantile, e persino normali sensazioni di colpevolezza). Piaccia o no, la realtà psicologica umana è che si deve fare una scelta fra opposte tendenze. La difesa dell'«accettazione di sé stessi» è spesso un pretesto a favore dell'infantilismo. L'alternativa di lavorare su sé stessi è più ardua, ma è l'unico modo per acquistare la felicità interiore e la pace dello spirito.

Le relativamente poche persone che decidono di lavorare su sé stesse per liberarsi dalla tendenza omosessuale non trovano molte persone disposte a capirle e ad approvarle. Al contrario, esse si imbattono in tutti gli scoraggiamenti possibili. Spero che queste pagine possano aiutarle a rifiutare il falso slogan «non puoi farci niente».