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sabato 25 settembre 2010

G.V. den Aardweg - Omosessualità e Speranza: AUTOIDENTIFICAZIONE

 

AUTOIDENTIFICAZIONE

tratto dal libro 
OMOSESSUALITA' E SPERANZA

di G.V. den Aardweg





I giovani che scoprono in sè degli interessi omosessuali spesso attraversano  un brutto momen­to. Si sentono progressivamente alienati dai loro coetanei perché non sono in grado di condividere il loro interesse per l'altro sesso, mentre si sentono obbligati a comportarsi come se quell'interesse vi fosse. 

Si vergognano; quando viene toccato il tasto dell'omosessualità, vogliono evitare che gli altri lo colleghino a loro. Soffrono in silenzio; magari cerca­no di negare o dissimulano i propri sentimenti, per­sino davanti a sé stessi. Ma viene il momento, co­munque, spesso intorno ai diciott'anni, che il giova­ne deve affrontare la propria situazione. Allora egli può giungere alla conclusione: «sono omosessuale».

Questo fatto può assumere una grande importan­za. La tensione acuta declina, ma si deve pagare un certo prezzo. Quei giovani non si rendono neppure conto di essersi impresso un marchio piuttosto defi­nitivo con questa «autoidentificazione» e di aver assegnato sè stessi a una condizione «di serie B» ed effettivamente emarginata.  
Alcuni possono assume­re un atteggiamento spavaldo e persino considerarsi superiori al comune genere umano, ma, nonostante gli sforzi di sembrare perfettamente contenti della propria «inclinazione», dentro di sé essi si rendono conto che il loro «essere diversi» consiste in una forma inferiore di sessualità. 


Può essere di sollievo l'appartenere a una ben definitta minoranza e sentir­si a casa propria fra gente di analoga inclinazione, liberi dalle difficoltà inerenti all'affrontare il mondo eterosessuale. Lo scotto per questo, comunque, è il fatalismo deprimente implicito nell'identità di nuo­va acquisizione: «sono proprio così». Il giovane non pensa: «È vero che ho sentimenti occasionali o rego­lari di omosessualità ma sostanzialmente devo esser nato come tutti gli altri». No: egli ha la sensazione di essere una creatura diversa e inferiore, che porta con sé una condanna: vede sé stesso in una luce tragica.


Questa tragica autoetichettatura si collega a un sentimento di inferiorità, cioè alla sensazione di non essere all'altezza dei coetani etero. L'idea «io non sono pro­prio come gli altri» è ora definitivamente fissata nella sua mente dall'autoidentificazione: «Sono un omosessuale». Ci ritorneremo in seguito. 
La sensa­zione di non essere come gli altri, di non far parte del gruppo, con la conseguenza di mantenere una pro­fonda riserva verso gli altri, di tenersi in disparte, è tipica della maggior parte delle persone che hanno questo problema.

Che non sia l'effetto della discriminazione sociale? No. E' vero che quanti hanno tendenze omoses­suali non vengono considerati normali dagli altri; ma la causa principale del sentirsi tragicamente diversi sta dentro di loro. Queste persone conservano questa sensazione anche quando vivono in un ambiente che le accetta.

Poiché a tutt'oggi parecchi credono che l'omoses­suale sia nato con una tendenza innata che farà bene ad accettare, l'autoetichettatura fatalistica è più che mai favorita dal mondo esterno. Spesso i giovani che esprimono le loro possibili e non ancora definite sensazioni o fantasie omoerotiche vengono informati dagli «esperti» che essi sono omosessuali. Ciò può rappresentare un duro colpo e infrangere qualsiasi speranza ci fosse.

G.V. den Aardweg
Suggerisco che ai giovani che svelano le loro segrete sensazioni si dica preferibilmente qualcosa di questo genere: «Puoi certamente provare interesse per il tuo stesso sesso, ma è solo una questione di immaturità. Per natura, tu non sei così. La tua natura eterosessua­le non è ancora risvegliata. Quello che dobbiamo discu­tere è un problema della personalità: il tuo comples­so d'inferiorità».

Le tensioni sessuali possono essere molto forti e ciò fa sì che una persona giovane che abbia sensazio­ni omosessuali possa facilmente credere che l'impe­gnarsi in una relazione omosessuale sia la soluzione di tutti i problemi, ivi compresa la solitudine. Presto o tardi, comunque, egli giungerà alla conclusione di essere finito in un genere di vita completamente disordinato, nevrotico. Il suo stato profondo assomiglia sotto parecchi aspetti a una tos­sicomania.

Lo stile di vita omosessuale viene presentato dai mezzi di comunicazione in modo tendenzio­so e roseo: lo si può intendere come propaganda, ma se si ascoltano le storie della vita trascorsa, in diversi anni, da omosessuali praticanti si vede chiaramente che in quel genere di vita la felicità non si trova. Irrequietezza nei contatti, solitudine, gelosia, depressioni nevrotiche e, proporzionalmente, un elevato numero di suicidi (senza parlare delle malattie veneree e di altre malattie somatiche) rappresentano l'altra faccia della medaglia, che non viene mostrata dai mass media. 

Esempio ne sia il caso di un famoso sessuo­logo tedesco, che spesso aveva intessuto pubblica­mente gli elogi di durevoli e fedeli relazioni omoses­suali, ma che mise fine alla propria vita dopo la rottura di una relazione, l'ultima di molte. La sua tragi­ca morte fu appena accennata dalla stampa, il che potrebbe far sorgere in qualcuno dei naturalissimi dubbi.

W. Aaron, che era stato omosessuale, riassume così la sua mole di osservazioni sul comportamento omosessuale: "nonostante le apparenze, fini­sce nella disperazione5".

Il giornalista americano Doris Hanson ha intervi­stato alcune persone che vivevano come omosessua­li:

«E’ un mondo tempestoso e non lo auguro neppure al mio peggior nemico», dice un uomo che ci è passato attraverso come un «tossicomane». «Nel corso degli anni sono vissuto con una serie di compagni di stanza, alcuni dei quali affermavo di amare. Essi giu­ravano di amarmi. Ma i legami omosessuali comin­ciano e finiscono con il sesso. Oltre il sesso vi è ben poco da portare avanti. Dopo un primo periodo ap­passionato, il sesso diventa sempre meno frequente; i partners diventano nervosi; pretendono nuove emo­zioni, nuove esperienze; cominciano a ingannarsi l'un l'altro, dapprima segretamente, poi sempre più palesemente... Hanno luogo scene di gelosia e battibecchi. A questo punto avviene il distacco e ciascuno inizia a darsi da fare alla ricerca di un nuovo aman­te»6.

La madre di una giovane donna con tendenze lesbiche morta suicida, diceva di sua figlia:
«Per tutta la vita Elena ha cercato l'amore. A un certo punto (con la sua ultima partner) sembrava che l'avesse trovato, ma l'amore era costruito su una bugia e non avrebbe mai potuto funzionare».

Doris Hanson ritiene che quella madre abbia sin­tetizzato esattamente quello che lei stessa aveva ap­preso dalle sue interviste.
«È proprio così», essa scrive. «E' un mondo le cui emozioni sono costruite sulle bugie. Per ottenere una momentanea gratificazione dal sesso, gli omoses­suali affermano: "Ti amo" con la stessa frequenza con cui dicono "buongiorno!". Una volta che l'espe­rienza è superata, sono solamente disposti a dirsi "addio!". La caccia ricomincia».

         Ritengo che non siano esagerazioni oscurantistiche o moralistiche. La persona con inclinazione omosessuale è spinta a un'esistenza nevrotica e con­flittuale. In modo ostinato e caparbio, ostili a tutti i suggerimenti, nonostante il dolore che infliggono ai propri genitori, i giovani che hanno questo problema si aggrappano alla loro «scelta» di quello che nella loro ignoranza scambiano per «felicità». Essi non vogliono niente altro, per il momento, a nessuna condizione. Può sembrare duro, ma è vero: non pochi di loro degenerano, la loro giovanile freschezza e gioiosità scompaiono; diventano dei deboli sotto parecchi aspetti, come drogati.
Fortunatamente, però, ci sono uomini e donne con tendenze omosessuali che vogliono incamminarsi per una strada ben diversa.

Note
              1  E. Sbardelini - E. T. Sbardelini, Homossexualismo masculino e homossexualismo feminino: Neuroticismo e fatores psicológicos na infància, rapporto di ricerca non pubblicato, Universidade Católica, Department of Psy­chology, Campinas, Sào Paulo 1977.
2   G. Sigmund, DieNatur der menschlichen Sexualitat, J. W. Naumann, Wurzburg 1972.
3   Alan Guttmacher Institute, The Sexual Behaviorof Men in the U.S., in «Family Planning Perspectives», 25 (1993), pp. 52-62.
4      K. Wellings e altri, Sexual Behaviour in Britain,Penguin, Harmondsworth 1994.
5      La storia della sua penosa — ma alla fine vittoriosa - fatica per liberarsi dalle proprie sensazioni omosessua­li è riferita da W. Aaron, Straigth: A Heterosexual Talks
about His Homosexual Past,
Doubelday, New York 1972.
             6      D. Hanson, Homosexuality: The International Di­sease, L. S. Publications, New York 1965.