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sabato 2 ottobre 2010

Omosessualità: Urgente! Preoccupazioni e indicazioni pastorali - di Obiettivo Chaire

URGENTE!
PREOCCUPAZIONI E
INDICAZIONI PASTORALI


"" Affascinati e privi di difesa di fronte al mondo e alle persone adulte, i fanciulli sono naturalmente pronti ad accogliere quanto viene loro offerto, sia nel bene che nel male…"

 Giovanni Paolo II
Messaggio, 23 maggio 1979


            Il Magistero della Chiesa cattolica ha più vol­te dedicato la sua attenzione al problema dell'omosessualità. L'argomento è stato ac­costato da diversi punti di vista che sono poi sfociati in dichiarazioni, lettere, interventi ufficiali che fanno sostanzialmente riferi­mento a tre ambiti: la Congregazione per la Dottrina della Fede, il Pontificio Consiglio della Famiglia e la Congregazione per l'Edu­cazione Cattolica.
Ai tre organismi si aggiun­gono gli interventi diretti di Giovanni Paolo Il in alcune allocuzioni rivolte ai fedeli nel­l'appuntamento festivo dell'Angelus. Non è possibile in questa sede approfondire ogni intervento, ma possiamo dire che il Magiste­ro della Chiesa evidenzia tre ambiti priorita­ri di riflessione: la definizione dell'omoses­sualità, la vigilanza di fronte ad alcune de­vianti letture, la messa a fuoco di alcuni orientamenti pastorali.


L'omosessualità secondo il magistero
              In primo luogo, va detto che la Chiesa rifiuta di "etichettare" in modo riduttivo la persona esclusivamente a partire dal suo orientamento sessuale: prima di essere "eterosessuale", ogni uomo é creatura e, per grazia, figlio di  Dio ed erede della vita eterna. Il che conferi­sce a tutti una grande dignità al cospetto di Dio e del prossimo. La Chiesa è però anche cosciente che, in profondità, ogni persona è segnata da quella debolezza che è conse­guenza del peccato originale e che può sfo­ciare nella perdita del senso di Dio e dell'uo­mo e avere ripercussioni nella sfera della ses­sualità.  
Per quanto concerne l'omosessualità, il Ma­gistero invita a distinguere la tendenza omo­sessuale dagli atti e dal comportamento omosessuale, chiarendo che la tendenza non è in sé peccato e richiede da parte dei pasto­ri e dei formatori un accompagnamento pru­dente e saggio. L'inclinazione omosessuale va piuttosto considerata come una tendenza oggettivamente disordinata. Tale elemento di disordine può dipendere da circostanze che riducono enormemente la colpevolezza del singolo, ma anche da scelte sbagliate che possono accrescerla.

La Chiesa, infine, proprio in nome della sua attenzione all'uomo, rifiuta di leggere la tendenza omosessuale come il risultato di una scelta non deliberata, come se la perso­na non abbia alternative, sottolineando che anche nelle persone con tendenza omoses­suale deve essere riconosciuta quella libertà fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare di­gnità.

Potremmo sintetizzare l'atteggiamento della Chiesa cattolica in questi termini: da un lato il rispetto e l'attenzione alla persona che spe­rimenta la tendenza e la pulsione omoses­suale, dall'altro la disapprovazione del com­portamento e degli atti omosessuali.


 Elementi di vigilanza
La delicatezza del problema e il modo in cui viene affrontato all'interno e all'esterno del­la comunità ecclesiale ha spinto il Magistero a indicare con chiarezza alcune posizioni am­bigue che potrebbero disorientare la rifles­sione dei fedeli e ostacolare una saggia at­tenzione pastorale. Passando in rassegna i di­versi interventi, emergono almeno otto pun­ti di vigilanza.

  Il diffuso luogo comune che la tendenza omosessuale sia una tendenza innata. Anche quando tale tendenza si rivela profondamente radicata, le cause possono essere le più diverse, ma la persona mantie­ne la sua libertà di fondo. Nessuno "l'ha creata così".

- L'insidioso affermarsi di una certa ideologia di gender, secondo la quale l'essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca non solo l'identità della creatura umana, ma anche le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. Secondo tale lettura, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l'omosessualità, e spetterebbe alla società cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nel­la configurazione della vita sociale.

Il fraintendimento dell'insegnamento della Chiesa sull'etica del matrimonio e della famiglia.aLe indicazioni del Magiste­ro vengono equivocate, come se la comu­nità cristiana volesse imporre a tutta la società una prospettiva di fede valida solo per i credenti. In tal modo, il matrimo­nio quale unione stabile di un uomo e una donna che si impegnano al dono reciproco di sé e si aprono alla generazione della vita, viene presentato solo come un valore cristiano, mentre il suo valore è qualcosa di insito alla creazione stessa.
Smarrire tale verità non è un problema per i soli credenti, ma un pericolo per l'in­tera umanità. Dietro tale prospettiva si nasconde, evidentemente, una falsa con­cezione della libertà, che pre­tende di sottrarsi a ogni limite etico e di riformulare a proprio arbitrio i dati più evi­denti della natura (cfr. Post­scriptum).


- La strategia della discri­minazione che consiste nell'affermare, con toni di protesta, che qualsia­si critica o riserva nei con­fronti dell'omosessualità, de­gli atti omosessuali e dello stile-di-vita-gay, è semplicemente una for­ma di ingiusta discriminazione. 

-  Una nuova esegesi della Sacra Scrittura secondo la quale la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul  problema dell'omosessualità o addirittura ne darebbe in qualche modo una  tacita approvazione oppure offrirebbe prescrizioni morali così culturalmente e storicamente condizionate che non potrebbero più es­sere applicate alla vita contemporanea, opinioni che vengono definite "grave­mente erronee e fuorvianti".

La crescente pressione che, anche all'in­terno della Chiesa, tenta di legittimare gli atti omosessuali. Tale pressione giunge da gruppi con diversi nomi e di diversa am­piezza, che tentano di accreditarsi quali rappresentanti di tutte le persone omo­sessuali cattoliche. Essi tentano di raccogliere sotto l’egida del cristianesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Va, in tal senso, segnalato che alcuni di questi gruppi si qualificano come cattolici, in certi casi sono anche animati da sacedoti, ma di fatto non riconoscono l’insegnamento del Magistero e, a volte, lo attaccano apertamente.

Tale pressione si traduce sempre più in programmi, dichiarazioni pubbliche, trasmissioni televisive, cinematografiche e pubblicazioni dalle quali traspare una calcolata ambiguità, attraverso cui fuorviare i pastori e i fedeli.

-  Un punto particolarmente delicato concerne l’ambito educativo. La Chiesa invita ad avere una particolare vigilanza ai possibili agganci che tali gruppi tentano di stabilire sia con le comunità ecclesiali sia con le scuole e gli istituti cattolici di studi superiori. Il fatto che alcuni di questi programmi godano di prestigiose sovvenzioni non deve portare a una loro accettazione passiva, senza alcuno spirito critico.

Il Magistero della Chiesa, pur esprimendosi con chiarezza e senso di responsabilità, non si limita a evidenziare i punti di vigilanza, ma suggerisce anche concrete indicazioni pasto­rali al fine di prendersi cura delle persone con tendenza omosessuale.
  
LE INDICAZIONI PASTORALI
Una delle dimensioni essenziali di una auten­tica cura pastorale è l'identificazione delle cause che hanno portato nella persona un elemento di disordine. A tal fine, la Chiesa chiede ai suoi ministri uno studio attento, un impegno concreto e una riflessione onesta e teologicamente equilibrata sulla questione. L'attenzione è rivolta soprattutto ai molti che non si sentono rappresentati dai movi­menti pro-omosessuali e che potrebbero es­sere fuorviati dalla loro ingannevole propa­ganda.

Anche la famiglia e gli educatori sono invita­ti a cercare di individuare i fattori che spin­gono verso l'omosessualità, valutando se si tratti di fattori fisiologici o psicologici, se es­sa sia il risultato di una falsa educazione o della mancanza di una evoluzione sessuale normale, se provenga da abitudine contratta o da cattivi esempi... Nel ricercare le cause di questo disordine, la famiglia e l'educatore sono esortati a valorizzare il contributo delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, in modo da valutare con attenzione elemen­ti di ordine diverso: mancanza di affetto, im­maturità, impulsi ossessivi, seduzioni, isola­mento sociale, depravazione dei costumi, li­cenziosità di spettacoli e pubblicazioni.


 Cercate e comprese le cause, occorre favorire un processo di crescita integrale, accogliendo con comprensione, creando un clima di fidu­cia, incoraggiando la liberazione dell'indivi­duo e il suo progresso nel dominio di sé, promuovendo un autentico sforzo morale verso la conversione all'amore di Dio e del prossi­mo e suggerendo, se necessaria, l'assistenza medico-psicologica da parte di persone at­tente e rispettose dell'insegnamento della Chiesa. In molti casi, specialmente quando la pratica di atti omosessuali non si è struttura­ta, è possibile giovarsi positivamente di un'appropriata terapia. In questo contesto, diventano fondamentali appropriati programmi di catechesi, fondati sulla verità riguardante la sessualità umana, nella sua relazione con la vita della fami­glia... Gli stessi Vescovi sono esortati a pro­muovere e sostenere una corretta informa­zione e formazione nell'ambito delle rispet­tive diocesi.

In sintesi, il percorso tracciato per aiutare le persone con tendenza omosessuale si propo­ne di abbracciare i diversi livelli della vita: spirituale, mediante la preghiera, i sacra­menti e l'accompagnamento spirituale; rela­zionale, attraverso l'accoglienza, il consiglio e l'aiuto di fratelli e sorelle generosi e liberi; umano, mediante una corretta informazione e un eventuale programma di accompagna­mento psicologico.