Se la mia vita è stata fatta a pezzi, a brandelli, sono chiamato ad apprendere l'arte di ricucire i pezzi e a scorgere la bellezza e l'armonia dei brandelli...
A tutti coloro che hanno subito abusi nell'infanzia
A coloro che vogliono dare un senso al loro passato, doloroso e tragico
A coloro che pensano che la loro vita sia inutile solo perchè nel loro passato hanno vissuto un'infanzia poco felice
A coloro che pensano che la loro vita sia inutile solo perchè nel loro passato hanno vissuto un'infanzia poco felice
Vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho assimilato nella lettura di un libro di psicologia di Cencini. A me hanno dato un aiuto profondo nel cogliere il senso del mistero nella mia vita. Lo spero anche per voi.
Penso e ripenso alla mia infanzia: agli abusi subiti, al rapporto isterico di mia madre nei miei confronti, a mio padre assente nella mia vita, alla violenza fisica e verbale del mio insegnante delle elementari, a tutti quei complessi di inferiorità e mancanza di stima di me che sono la radice della mia attrazione verso lo stesso sesso.
Ma sono convinto sempre di più che il mio passato, così doloroso, carico di eventi negativi che hanno lasciato una profonda traccia emotiva negativa, come una ferita aperta, pronta a sanguinare, è lì a raccontare che Dio ha disegnato me sua creatura sulle palme delle sue mani.
So che in queste situazioni negative del mio passato è nascosta una presenza misteriosa divina, e "se anche tua madre ti dimenticasse, io -il Signore -non ti dimenticherò mai". So che l'esperienza della mia debolezza può diventare esperienza di Dio, del Dio ricco di misericordia. Anche i miei abusi.
Sono chiamato a riappropriarmi sempre di più della mia vita e del mio passato, a rinforzare il senso del mio io. Se la mia vita è stata fatta a pezzi, a brandelli, sono chiamato ad apprendere l'arte di ricucire i pezzi, e a scorgere la bellezza e l'armonia dei brandelli. E' grande sapienza non gettare via alcun brandello dell'esistenza, neppure i miei abusi e i dolorosi ricordi dei miei rapporti con i miei, ma saperli comporre e ricomporre continuamente in un disegno nuovo quanto mi è stato dato di vivere.
Rifiutare una parte della mia storia, di quanto mi è accaduto, significa rifiutare una parte di me; accogliendola nel suo senso più profondo, invece, accedo all'unità del prorpio io.
Anche queste esperienze negative della mia storia diventano sempre più lo spazio esistenziale dell'incontro con Dio e con me stesso.
Anche queste esperienze negative della mia storia diventano sempre più lo spazio esistenziale dell'incontro con Dio e con me stesso.
Mettere insieme i pezzi della mia storia significa cogliere e dare un senso, un significato che riesce a tenere insieme anche le contraddizioni, le assimetrie della vita, dando coerenza e unitarietà al tutto, rafforzando la mia identità.
Il ricordo di questi eventi che sono accaduti nel mio passato non è per me una semplice registrazione dei fatti, ma significa organizzarli attorno ad una verità capace di dare loro un significato Se questa verità è poi Gesù Cristo, allora la vita passata assume un altro significato e i singoli avvenimenti diventano frammenti di un disegno misterioso ma che mi sta diventando sempre più chiaro.
E se io come individuo non posso essere responsabile di quanto accaduto nel mio passato, io però ora sono del tutto responsabile dell'atteggiamento che al presente assumo di fronte ad esso. Fare memoria riconoscendo l'agire di Dio nella mia vita è un modo di esercitare questa responsabilità.
Mi ha colpito questa frase di Barsotti: la mia vita è sacramento di Dio. Anche il mio passato. Anche i miei abusi.
La sfida che sono chiamato a vivere è l'assunzione e l'integrazione della mia vita, del mio passato con le sue componenti positive e negative; riconciliarmi con quanto mi ha fatto male, nel tentativo di scoprire il significato unico e irirpetibile della mia storia. Si tratta di un significato che è nascosto in ogni evento, a volte chiaro e subito leggibile, altre volte più difficile da cogliere, altre volte ancora da attribuire in modo libero e responsabile a eventi negativi.
Certo non è un'operazione facile, ma si tratta di capire che il senso del mio io è nascosto nella mia storia, e che questa storia piuttosto che un dato da subire fatto di episodi ormai incancellabili o da accetttare, essa è MISTERO da scrutare e scoprire. Sì, credo che sia questo scoprire le tracce di un mistero nel mio passato, nei singoli eventi legati tra loro, a farmi sentire persona, un'unità.
Leggere nel proprio passato la presenza di Dio, significa educarmi a cogliere l'appello della verità-bellezza-bontà della vita. Verità-bellezza-bontà che neppure l'evento più drammatico, più vergognoso più distuttivo, più tragico può mai oscurare o annientare.
Ecco perchè vale la pena vivere e combattere contro l'omosessualità. Questa annienta la verità della mia vita, offusca la bellezza della mia esistenza, distrugge la bontà del mio essere.
Come vorrrei che ciascuno di noi potesse dire, assimilare, meditare queste parole: la vita è stata buona con me, mi ha accolto, voluto bene, curato, perdonato, e dato molto di più di quanto avrei potuto pretendere, molto al di là dei miei meriti...
E allora, se il solo fatto di esistere è segno che una volontà buona mi ha preferito alla non esistenza, posso correre il rischio di non pensare troppo a me stesso; se sono già stato amato, non ho bisogno di andare a trovare e conquistare segni di affetto; se ho già ricevuto tanto, posso e devo preoccuparmi di dare; se la vita è stata buona posso sperare che continuerà ad esserlo. Mi posso fidare...
Come vorrrei che ciascuno di noi potesse dire, assimilare, meditare queste parole: la vita è stata buona con me, mi ha accolto, voluto bene, curato, perdonato, e dato molto di più di quanto avrei potuto pretendere, molto al di là dei miei meriti...
E allora, se il solo fatto di esistere è segno che una volontà buona mi ha preferito alla non esistenza, posso correre il rischio di non pensare troppo a me stesso; se sono già stato amato, non ho bisogno di andare a trovare e conquistare segni di affetto; se ho già ricevuto tanto, posso e devo preoccuparmi di dare; se la vita è stata buona posso sperare che continuerà ad esserlo. Mi posso fidare...
Qualunque sia stato il mio passato, devo poter arrivare a possedere in modo definitivo la certezza del bene ricevuto, di un bene più forte di ogni male e di ogni limite pure presente nel vissuto umano.
E' da questa certezza che arriva la fiducia, quella fiducia che è la base umana per poter vedere il mio futuro con uno sguardo più sereno; la fiducia in Dio, nella sua paternità e maternità; fiucia nella vita, nel mio futuro, negli altri, in me stessi... Fiducia come abbandono e consegna di me, come superamento di paure e diffidenze, come coraggio di rischiare e di chiedermi il massimo.
Grazie alla fiducia, e a partire da essa, che ho potuto cominciare il cammino di un cambiamento dall'omosessualità all'eterosessualità, dalla morte alla vita, dalle luce alle tenebre.
Se, diversamente, non scatta la fiducia, la nostra vita non decolla mai, ma si accartoccia su di se, chiudendosi progressivamente a ogni apertura e superamento. Tanto meno vi potrà essere cammino formativo di maturazione per uscire fuori dal nostro io narcisista, cammino di guarigione che per sua natura è basato sulla fiducia.
Vi porto con me nella mia preghiera quotidiana e vi affido a Maria di Nazareth
Postato da Human il 12 ottobre 2011
Vi porto con me nella mia preghiera quotidiana e vi affido a Maria di Nazareth
Postato da Human il 12 ottobre 2011




