martedì 28 dicembre 2010

Omosessualità: Origine nella donna - di G.V.den Aardweg


Omosessualità
"Origine nella donna"

tratto dal libro 
OMOSESSUALITA' E SPERANZA

di G.V. den Aardweg


La situazione della ragazza che finisce per provare un'attrazione omosessuale per altre donne è sotto più di un aspetto l'immagine speculare di quella del ragazzo. Peraltro, il paragone con l'immagine speculare non è assoluto, dato che la varietà dei fattori preparatori è spesso più ampia che nell'uomo.

Quand'erano bambine, parecchie donne con inclinazioni lesbiche hanno avuto la sensazione di una mancanza di comprensione da parte della propria madre. Questa sensazione di distanza dalla madre ha parecchie varianti. Valga come esempio quanto una donna ha sintetizzato: «Mia madre ha fatto di tutto per me, ma ben difficilmente potevo parlare con lei delle mie cose personali ed emotive». Altre lamentele raccolte: «Mia madre non aveva mai tempo per me»; «Mia madre aveva molto più contatto con mia sorella che con me»; «Essa sistemava ogni cosa in vece mia e mi ha conservata una bambinetta»; «Era spesso malata»; «E' stata ricoverata parecchie volte in un ospedale psichiatrico»; «Ha abbandonato la famiglia quand'ero ancora bambina»; e così via.

A volte la ragazza ha dovuto assumere lei stessa il ruolo materno per il resto della famiglia essendo la sorella maggiore, oppure in casi in cui la madre non funzionava a dovere come madre; questo le ha fatto sentire la privazione del calore di una madre che la comprendesse.

La madre può essersi sentita inibita nella sua realizzazione come donna o non essersi sentita a proprio agio nel ruolo femminile.  Ciò ha ispirato un atteggiamento critico, per esempio, verso quello che la madre vedeva come ruolo femminile e ha trasferito quell'atteggiamento alla propria figlia. La ragazza ha quindi sviluppato un atteggiamento di rifiuto verso il proprio lato femminile. Alcune donne lesbiche avevano l'idea che la loro madre avrebbe preferito un maschio al posto loro e perciò hanno imitato comportamenti e realizzazioni da ragazzo al posto di quelli propri di una ragazza.

Alla fiducia di una ragazza in sé stessa come donna contribuisce in primo luogo la madre. Quando una madre riesce a far sì che sua figlia si senta apprezzata come donna, la ragazza si sentirà a proprio agio nel mondo femminile e fra le sue coetanee. Nelle donne a tendenza omosessuale, molto spesso la relazione con la propria madre non era personale e confidenziale; non vi era partecipazione a interessi femminili, nessuna attività svolta insieme nella sfera femminile. Di conseguenza, la ragazza non si sentiva valutata come ragazza: vale a dire, diversa da un ragazzo, ma altrettanto degna di valutazione.

Sembra che vi siano considerevoli variazioni anche nel modello delle relazioni padre-figlia. Alcune donne con tendenze lesbiche erano eccessivamente attaccate al padre come a un «amico speciale». A volte questo attaccamento era per loro più o meno una forzatura in quanto il padre le voleva in un ruolo specifico, così che la relazione non era naturale e scevra da coazione. A volte il padre avrebbe preferito che quella figlia fosse un figlio, un compagno, e stimolava in lei certi ruoli, interessi e realizzazioni da maschio.  Dava alla figlia  attribuiva un'importanza sproporzionata, per esempio, ai risultati professionali della ragazza a scuola, alle sue prestazioni sportive o ai suoi successi in importanti ruoli sociali. Comprensibilmente, la ragazza nel suo intimo si sentiva incompresa e non realisticamente accettata per la persona che di fatto era.

In altri casi, il padre vedeva nella figlia l'appoggio e il conforto di una figura materna. Egli aveva un atteggiamento di lode nei suoi confronti e la metteva in una posizione privilegiata, ma in realtà con questo comportamento comprava la dedizione della figlia  a sé. Si sono avuti anche padri dalla personalità debole, che si appoggiavano eccessivamente alla propria moglie. In tutti questi casi i legami emotivi con il padre rimangono fissati nell'«intima bambina del passato» della donna lesbica adulta.

Altre donne con questo problema, invece, non erano la «ragazza di papà», ma erano piuttosto, o tali si vedevano, la figlia non desiderata e non accettata. Erano spesso criticate dal padre, ne sentivano il disprezzo o almeno la mancanza d'interesse nei loro confronti. Comportamenti e interessi mascolini ipercompensativi, in alcune di queste donne, possono essere ascritti a una reazione verso questo atteggiamento di non accettazione da parte del padre. Di conseguenza, queste ragazze hanno imparato a considerare il ruolo maschile come superiore, e hanno cercato di rivestirlo. Di nuovo, le sensazioni negative verso il padre come pure gli sforzi mascolinizzanti ipercompensativi, fatti allo scopo di vivere al suo livello e di conquistarsi così il suo apprezzamento, confluiranno nel complesso nevrotico.

Per concludere, una buona e normale relazione padre-figlia è statisticamente meno frequente nelle donne a tendenza omosessuale che in quelle a tendenza eterosessuale.

Altre influenze
In alcune donne, un complesso di bruttezza accentuato dal sentirsi meno femminile, meno attraente come ragazza, può avere giocato un ruolo come fattore precipitante. In altri casi lo é stato il paragone con una sorella, considerata (dalla ragazza stessa o dal suo ambiente) come più attraente o migliore sotto altri aspetti. In altri casi ancora, la ragazza si sentiva inferiore rispetto ai suoi fratelli - «sono soltanto una ragazza», - e su questa base ha cercato di emularli nella loro mascolinità… (continua)
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