sabato 16 luglio 2011

IL LESBISMO: UN PROBLEMA DI IDENTITA' - di Janelle Hallman



IL LESBISMO:  
UN PROBLEMA DI IDENTITA’  
 
di Janelle Hallman 


                                                                                                                                                                                    
Trascrizione di una registrazione audio   

Una ragazza nella fase dello sviluppo ha 3 esigenze: 

1) necessità di collegarsi con la madre
2) bisogno di connettersi con amiche
3) bisogno di connettersi con la propria identità.

Quando sentiamo un senso di vuoto nella nostra vita è facile confondere la sessualità con i bisogni insoddisfatti e sentire che una relazione romantica o sessuale in qualche modo potrebbe colmare il bisogno della madre, del
padre, di amicizie. Questo è ciò che accade nel lesbismo.

Scoraggiamento e bisogni insoddisfatti diventano parte del loro modo di sentire. E’ pericoloso classificare questo modo di sentire come identità. 

Questo è quello che succede quando a una ragazza adolescente viene detto che è una lesbica. La sua crescita è ancora in corso, non è una lesbica. Non esistono lesbiche a quell’età ma solo ragazze che stanno crescendo.

Questa ragazza entra nella pubertà desiderando ancora una connessione stretta con la madre, con le amiche, è ancora desiderosa di conoscere se stessa e di sentirsi OK per il fatto che lei è donna. Ha esperienze di attrazione per insegnanti donne, non è interessata ai ragazzi, non è pronta per essere interessata ai ragazzi! Vive in questa confusione; è così triste che le sia stato detto che è lesbica, quando in realtà, sta ancora crescendo.

Il lesbismo è un problema di identità. Quando le relazioni significative nella nostra vita sono interrotte o imperfette, il processo di sviluppo del DIVENIRE e di CONOSCERE SE STESSE é deragliato. Non siamo in grado di accettare il nostro vero sé, non sappiamo chi è. Al centro della lotta lesbica non c’è una crisi sessuale, ma una crisi di identità. La ragazza non solo è persa per gli altri ma ha perso se stessa.

Una bambina si attacca inizialmente alla mamma e dovrebbe rimanere identificata e collegata alla mamma duranti gli anni della crescita, perché la mamma è il suo specchio di ciò che significa essere donna e femminile. Guarderà sua madre e scoprirà cosa significa essere una donna.

Un ragazzo, invece, all’inizio è attaccato alla mamma, ma poi ha bisogno di passare attraverso una fase dello sviluppo dove inizia a disidentificarsi e a separarsi da lei. C'è una sorta di movimento e sforzo in questo allontanamento dalla mamma verso il padre, grazie al quale il ragazzo si collega e si attacca al padre (che gli mostra che cosa significa essere un uomo).
Tutta la fase del movimento o sforzo è molto importante nello sviluppo di un bambino, ma non dovrebbe verificarsi nella vita di una bambina. Quando la bambina sperimenta un allontanamento dalla mamma per qualsiasi motivo (non necessariamente a causa del rifiuto da parte della madre - potrebbe trattarsi di una malattia, di depressione, un intervento chirurgico, troppi fratelli o sorelle), oppure il rifiuto o l'abbandono da parte delle sue amiche (può accadere ad esempio nelle famiglie di militari in cui ci si sposta ogni due anni e le amicizie vengono spezzate), questo fa nascere qualcosa in lei che non è affatto positivo. Non le permette di compiere il suo processo di identificazione con la madre, durante la fase della sua crescita.

Quando una ragazza sperimenta questa mancanza di attaccamento, o rifiuto, o separazione (dalla mamma in particolare, nei primi anni di vita), accadono due cose. La ragazza perde potenzialmente l'opportunità di praticare e di sviluppare pienamente le sua capacità relazionali. A relazionarsi come uomini e donne si IMPARA. Dobbiamo fare pratica per imparare, e questa ragazza perde la possibilità di FARE PRATICA. Perde anche la possibilità di conoscere se stessa, perché una donna arriva a capire e a conoscere se stessa attraverso il collegamento, l’attaccamento. Qualsiasi separazione o rifiuto che sperimenta le invia il messaggio che lei è la causa di quel rifiuto o abbandono, è colpa sua: "C'è qualcosa di sbagliato in te" e al centro della lotta lesbica vi è una profonda, profonda convinzione di essere una ragazza inaccettabile, non desiderata, non amabile, brutta ed anche “velenosa” e dannosa per gli altri. Come potete immaginare, portando dentro di sé tutti questi sentimenti negativi, al centro dell'esperienza lesbica vi è un profondo odio di sé stesse, anche se spesso ne sono inconsapevoli.

Solitudine e vuoto profondo sono temi costanti nella vita di una donna con tendenze lesbiche, e sono molto, molto profondi.

Ma noi, come ragazze e come donne abbiamo un modo per sopravvivere. Se abbiamo questi blocchi mancanti, svilupperemo una specie di dipendenza nevrotica da altre persone. Questo è molto comune nelle donne che lottano con il lesbismo ma anche nelle donne eterosessuali. E poiché al centro della condizione lesbica vi é lo specifico bisogno della mamma, di un’amica, del proprio Sé femminile, questa dipendenza si concretizzerà in una relazione con una donna.

Si ha Dipendenza Emotiva quando una donna ripone la sua identità e il suo senso di benessere in un'altra donna. Così dice, inconsciamente, "Il mio benessere dipende dalla mia connessione con te. Se la nostra connessione o rapporto è costante, caldo, sicuro e amorevole, mi sento OK. Se la connessione è minacciata in qualsiasi modo, entro in crisi. Io non sono OK. "

Provate ad immaginare queste parole pronunciate a un livello diverso. Si consideri un bambino. Un bambino piccolo può dire queste parole: "Se la mia connessione con te, mamma, è minacciata in qualsiasi modo, io entro in crisi. Se sono separato da te, potrei anche morire". Questo è ciò che viene fuori in questi rapporti, un bisogno incredibile di sentire questo attaccamento, questo calore. Non si tratta di sesso per le donne. Le donne vogliono solo essere abbracciate. Vogliono riposare tra le braccia di un'altra donna, vogliono succhiare a un seno. Vogliono posare lo sguardo negli occhi di una donna come un bambino farebbe con sua madre. Ora, naturalmente, questo tipo di comportamento diventa sessuale nelle donne adulte. Ma non si tratta di sesso, e la maggior parte delle mie clienti dice: "Non mi importa del sesso! Voglio solo essere abbracciata, e non voglio essere sola."

Tuttavia, in questi rapporti si può immaginare la volatilità e gli alti e bassi, perché nessun essere umano può fornire una connessione totalmente avvolgente e sicura per tutto il tempo. E così, in questi rapporti succede che, quando queste minacce emergono, una donna si lascerà realmente prendere dal panico: "Ti sto perdendo. Sto perdendo questa connessione". Così cercheranno di trattenere l’altra donna ancora più strettamente, e ciò che accade è che l'altra donna comincerà a sentirsi soffocare e, di conseguenza, si tirerà indietro, e ciò provocherà un panico ancora maggiore. Al punto che una delle donne porrà fine al rapporto. La donna lasciata si troverà in uno stato di assoluto isolamento e solitudine, ancora preda del panico.

E’ incredibilmente difficile terminare una relazione lesbica. Ci si sente morire. C'è qualcosa di emotivo che probabilmente raggiunge apici simili alla morte. Ci vorrà del tempo. Ci saranno ricadute. Sarà un processo lungo, queste donne hanno bisogno di compassione, sostegno e comprensione.