giovedì 23 giugno 2011

Forum SI PUO' CAMBIARE: Testimonianza di ILARIA

  

 
T E S T I M O N I A N Z A   D I
 
I L A R I A
 
pubblicata nel
FORUM dedicato alle donne 
 
il 13/14 giugno 2010
 
 
 ilaria ha detto...
Questa è comunque la mia storia.
A me le cose andarono in maniera differente.

Non fui io a dirlo alla mia famiglia. Lo scoprirono da soli.
Io semplicemente non negai l’evidenza o meglio non fu possibile farlo, dato che mi trovarono a letto con una donna molto più grande di me, con la quale avevo iniziato una relazione che durò tre anni.
Parenti e amici lo vennero a sapere di conseguenza.

A quel tempo avevo diciassette anni.
Seguì per me un anno d’inferno.

I miei non mi volevano a tavola con loro, mio padre mi picchiava mi rinchiudeva in camera, mi fu preso tutto anche la dignità.
Mi ricordo che un giorno mia madre si spogliò davanti a me dicendomi che se mi piacevano le donne allora desideravo anche lei.

Era invece l’opposto, lei non mi piaceva affatto.

Compiuti i diciotto anni mi buttarono fuori di casa dicendomi che “una come me” non era più gradita.

Da allora sono cresciuta da sola come vagabonda e non c’è bisogno che ti posti qua il racconto drammatico di una vita vissuta da una luogo a un altro, spesa tra omosessualità, droga, alcool, solitudine.

Non credevo in Dio ma la voglia di cambiare il desiderio di riscatto mi aiutarono ad andare avanti. Volevo una vita migliore ma non ho mai pensato di uscire dall’omosessualità, le donne mi piacevano, non volevo rinunciarci.

Attraverso il sesso con loro mi sembrava di “completarmi”, tutto il mio essere ambiguo ne traeva vantaggio.
Potevo permettermi in alternanza di essere uomo e donna allo stesso tempo.
Mi piaceva possedere brutalmente una donna quanto lasciarmi andare come una “femminuccia” ai suoi giochi.
 Ma una volta che i piaceri finivano la mia anima si consumava nell’angoscia, mi sentivo sporca, violenta, cattiva.

Grazie a dei buoni consigli decisi di iscrivermi all’università. Questa scelta servì a rendere la mia vita stabile almeno in senso fisico, anche se per il resto continuava a essere quella di sempre.
Mi pagai gli studi con le mie sole forze, lavorando la notte in locali da ballo.

Durante l’ultimo anno universitario strinsi un forte legame con una delle mie docenti.
Mi ricordo che era una donna bellissima e a me piaceva molto stare in sua compagnia. La sua eterosessualità così schietta, il suo carattere forte, sicuro e disarmante, non permisero mai da parte mia un approccio di tipo sessuale.

Fu per me come una tenera madre. Mi ricordo che mi regalava catenine e orecchini e costringendomi a mettermeli, mi esaltava convincendomi che ero una ragazza bellissima.
Assieme a lei imparai a sentirmi “donna” e scopri la bellezza di esserlo.
Fu come tornare indietro nel tempo e percorrere tutto d’un fiato le tappe mancanti di una vita.

...
Durante una sera d’estate mentre stavo al bar, lei mi presentò un ragazzo, sicura che mi sarebbe piaciuto. Diventammo subito amici.

Dolce, sensibile, accogliente e discreto accettò di me ogni lato oscuro senza mai farmi domande.
Fu molto paziente nei mie confronti contando che spesso gli davo appuntamento per poi chiamarlo all’ultimo minuto liquidandolo con una scusa. In realtà volevo solo uscire con le mie amiche per locali gay.

Una sera però scelsi lui.
Mi ricordo ancora la sua faccia buffa quando mi vide sotto la porta, gli occhi gli brillavano e questo mi fece sentire importante.
Sul divano di casa sua mi tenne stretta a sé tutta la sera.

Fu la prima volta che permisi a un uomo di starmi così vicino.
In passato chi ci era riuscito lo aveva ottenuto solo con la forza facendomi provare un senso di disgusto profondo.
Non mi attirava sessualmente ma mi lasciai comunque andare a un gesto “anomalo”.
Con la mano sfiorai il suo petto e mi stupii del fatto che non trovandoci un seno, come di consuetudine, mi piacque comunque. Di lui mi piaceva tutto, tutto ciò che lo caratterizzava come uomo.
Il suo petto, le sue larghe spalle, la barba incolta del suo viso.
Ricordo che tra le sue braccia tremavo in un misto di sensazioni che andavano dalla gioia alla paura più ceca.

Pensavo che avrei dovuto dirgli tutto, raccontargli la mia vita, ma come?
Avrebbe mai accettato un passato così ingombrante?
Mi venne in mente il rifiuto dei mie genitori, la loro voce che mi diceva “vattene” risuonava nella mia testa.
Ero ancora troppo fragile, così egoisticamente scelsi io per lui, lo lasciai senza dirgli nulla e partii all’estero.

Persi lui ma trovai Dio. 

Nel chiasso di una metropoli dove nessuno parlava la mia lingua trovai il silenzio che parla di Dio.
Capii che tutto appartiene a lui e a lui torna.
Vivere in un luogo dove nessuno conosceva la mia storia, la castità e la solitudine mi aiutarono a ricostruire il mio “io” frammentato e perduto.
Là mi sentivo una come tante. Adoravo questa sensazione.

Tuttavia mi capitò ancora di trovarmi in situazioni sessualmente disordinate e frustranti.
Per tutelarmi da questo decisi di chiudere tutti rapporti con il mondo gay per un pò di tempo. Recuperata la mia stabilità le vecchie amicizie tornarono a prendere posto nella mia vita.

Non ho con loro la pretesa di convincerli, faccio solo quanto Dio fece con me. Ascolto i loro racconti, le loro storie che si ripetono all’infinito e non trovano uscita.
Senza mai forzare troppo con ironia provo a farli ragionare sui passaggi assurdi di quella sessualità altalenante fatta di piaceri a sorsi.
Io so quanto è dura sottrarsi a quei “piaceri” anche se oggi di fronte a donne, particolarmente attraenti, riesco a controllare a pieno le mie pulsioni.
E' come se mi avessero svelato il trucco di un “gioco” di prestigio, l’attrazione per quel “gioco” c’è ancora ma il suo fascino è svanito per sempre.

L’omosessualità rimane comunque una parte importante del mio essere dal quale ne deriva tutto quello che sono.
Quindici anni di vita in fondo non si possono buttare via tanto meno nascondere.
Cambiare si può, cercare di dimenticare invece è stato per me assolutamente infruttuoso!

Oggi sono una persona felice.

Alla mia laurea c’erano anche i miei genitori che mi guardavano con orgoglio.
Se un tempo provavo vergogna per quella parte di me ora invece mi sento in armonia con il mondo, con la mia biografia, con l'itinerario che Dio mi ha assegnato.
 14 giugno, 2010