giovedì 10 novembre 2011

Bruto Maria Bruti: Secondo la Chiesa cattolica cosa dovrebbe fare una persona omosessuale



CHIESA CATTOLICA E 
OMOSESSUALI

Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?






La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita. Anche nelle persone omosessuali dev’essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Van den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone - delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni e gli atteggiamenti -, la cui guarigione si è progressivamente realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio, è stato liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato e liberato da sé stesso, dal suo «io» infantile, emotivamente indirizzato in senso omosessuale (64).

Per la dottrina della Chiesa cattolica le persone omosessuali sono chiamate, come quanti hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore Gesù. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell’abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace. Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l’amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato - il verbo greco amartanô, usato per «peccare», significa «sbagliare strada», «mancare il bersaglio» - e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.

Lo stesso Van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento psicoterapico, i pazienti omosessuali, che vivono la loro fede religiosa in modo positivo, hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti - in particolare della confessione -, la speranza, l’umiltà e l’amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico. La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l’apparato locomotore. Per guarire da un handicap fisico, però, non basta la fisioterapia, ma occorre la volontà di guarire. Infatti questa volontà è un elemento determinante per il buon esito della cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi amati e, fra l’altro, amare la guarigione.

Secondo lo psichiatra statunitense William Glasser - iniziatore di un indirizzo psicoterapeutico definito «terapia della realtà» - uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello di sentirsi amato.

Glasser dice che un uomo, abbandonato su un’isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama (65). Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera - la vita di preghiera è la ricerca dell’unione con Dio nei pensieri e nelle azioni -, e il cattolico anche attraverso l’aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l’amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.

Le terapie psicologiche, da sole, spesso non sono sufficienti per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo lo psicologo tedesco Albert Görres (1918-1996) uno dei principali ostacoli al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e che incoraggi (66).

Quale motivazione può essere così forte da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l’angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l’individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l’amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona.

La tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali, che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l’importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell’individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l’aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio e la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata. In questo clima culturale di diffuso relativismo difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e quanti non vogliono arrendersi alle loro tendenze disordinate (67).

NOTE
(64) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 140-152.
(65) Cfr. WILLIAM GLASSER, Terapia della realtà, trad. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971, pp. 24-27.
(66) Cfr. ALBERT GÖRRES, Il male e il superamento del male nella psicoterapia e nel cristianesimo, in IDEM e KARL RAHNER S.J. (1904-1984), Il Male. Le risposte della psicoterapia e del cristianesimo, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1986, pp. 11-219 (pp. 16-17).
(67) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., soprattutto nn. 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 15, 16 e 17, pp. 16-39; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357, 2358 e 2359; G. CONCETTI O.F.M., op. cit.; e MONS. DIONIGI TETTAMANZI et ALII, Antropologia cristiana e omosessualità, con presentazione di Giuseppe Dalla Torre, Quaderni de «L’Osservatore Romano», Città del Vaticano 1997, soprattutto B. KIELY S.J., Gli antecedenti dell’omosessualità: scienza e valutazione morale, ibid., pp. 97-102.