Testimonianza di
Andrea Terreno
Andrea Terreno
Torino 2011
"...ma io cercavo con l'erotismo di prendere dagli uomini quello che desideravo per me. Fu incredibile, in poco tempo la carica erotica verso gli uomini sparì e capii anche che probabilmente mi piaceva una ragazza su un miliardo. Gesù è stato così delicato da farmela incontrare e innamorare"
E' sempre difficile riassumere la propria vita pensando che ogni mia parola potrà essere d'aiuto o di ostacolo alla comprensione di chi legge. Ho ancora in memoria ogni mio pensiero, ogni mia sensazione che hanno guidato questo mio percorso di comprensione di quale fosse il progetto di Dio su di me. Per capire come sono arrivato all'età di 17 anni a credere di essere gay devo per forza partire dai miei primi anni di vita e ripercorrere la mia storia nella mia famiglia.
Sono nato in Brasile nel 1987 dove la mia famiglia (padre madre e fratello) si era già trasferita da due anni per seguire mio padre e il suo lavoro, e il primo e nitido ricordo che ho è mio padre in auto che bacia la sua amante che incontrava quando portava me ai giardinetti.
Io stavo li seduto sul sedile posteriore e non percepivo bene la gravità della situazione ma ricordo il disagio e il mio cercare di dividerli anche in maniera scherzosa-infantile. Sta di fatto che giurai a me stesso che non avrei mai detto nulla a mia madre per proteggerla da questo pericolo. Il silenzio nel quale mi chiusi non passò inosservato a mia madre e assieme ad altri eventi il problema uscì fuori.
Quando avevo 4 anni tornammo in Italia, a Lecce, con la promessa e la speranza di ricominciare una vita di famiglia a 4 ma la situazione non fece altro che peggiorare. Nei quattro anni che abitammo in un paesino vicino Lecce i miei genitori non fecero altro che litigare, discutere, sbattere le porte e aimè, ogni tanto, mettersi le mani addosso, e io assistevo a tutto con una tremenda angoscia, uno strappo al cuore continuo nel vedere le due persone che più amavo farsi e farmi così male... ma un processo ormai aveva iniziato a scavarmi dentro: non amavo i miei due genitori allo stesso modo, ma mia madre era la vittima da difendere dal male che prendeva sempre più le sembianze di mio padre.
E' da qui che iniziarono pensieri come “Io non farò mai soffrire una donna come ha fatto mio padre”, “Io non sarò mai come mio padre”, “Io sarò carino e gentile con tutte le donne”, e sentendo i discorsi di mia madre le cose si evolvevano in “Io non sarò come tutti gli uomini”, “Gli uomini sono tutti fatti così, io sarò diverso, sarò gentile, imparerò tutto quello che passa nella testa delle donne per capirle e farle felici”.
Nasceva così in me una divisione tra quello che ero in quanto maschio, e la delusione che il mondo maschile prima con mio padre, poi con gli i coetanei mi dava. Iniziai così a stare sempre più con le femmine, amiche di mia madre, compagne di classe e di giochi, un mondo più sicuro, più emotivamente connesso alla mia sensibilità caratteriale, ed a essere sempre lontano dal mondo degli uomini che parlavano solo di calcio, soldi e sesso.
Sta di fatto che dopo Lecce ci trasferimmo definitivamente a Torino, io avevo 8 anni e molte amiche femmine e forse solo una amicizia sincera col mio attuale migliore amico. Mio padre dopo pochi anni andò a vivere fuori casa e così lo vedevo a cena una volta durante la settimana e il sabato per uscire assieme. Il rapporto era molto freddo, io non parlavo molto con lui e il distacco emotivo e difensivo era molto grande nei suoi confronti. La mia psiche si conformava a tutto quello che imparavo dalle ragazze e da mia madre e il bisogno estremo di accettazione e di affetto mi portava a non avere un carattere definito, ma a comportarmi per essere simpatico a ognuno, avevo mille sfaccettature che si adattavano a chi avevo di fronte, non sapevo chi ero.
Durante l'adolescenza il mondo maschile mi attirava perchè non lo conoscevo, era lontano da me ed entrare in relazione con i mie compagni di classe mi era difficilissimo e iniziavo a fare confronti anche dal punto di vista fisico con loro, la mia insicurezza mi portava ad avere sensi di inferiorità e inadeguatezza. Dev'essere lì che iniziai a provare attrazione erotica per gli uomini.
Ovviamente se prima questo era solo un pensiero, crescendo fu come un mostro che mi cresceva dentro e si sovrapponeva a me in ogni aspetto della mia vita. Purtroppo per capire meglio, per sfogare la mia curiosità e il mio erotismo iniziai a navigare nella pornografia, nelle chat erotiche facendone diventare una dipendenza dalla quale non riuscivo a slegarmene, non ne potevo fare a meno.
In contemporanea la mia migliore amica iniziò ad avere gli stessi dubbi sulla propria identità e assieme decidemmo di andare nel nostro primo locale gay. Da li è iniziata la nostra accettazione e il nostro entrare nel mondo gay. Andavamo a ballare, conoscevamo ragazzi e ragazze, tanti flirt alla ricerca dell'amore e del compagno per la vita. A 18 anni conobbi un ragazzo, col quale mi fidanzai per 4 anni. E' stata una relazione importante, ci siamo voluti veramente bene e per questo decisi di fare coming out con i miei genitori.
Non fu un bel momento perchè, nonostante sospettassero da tempo della mia omosessualità ebbero una reazione di rifiuto di questa situazione. Oltretutto mia madre, di fede cristiana, non accettava quella che al tempo definivo natura ora chiamo scelta e iniziarono parecchi dibattiti e accese discussioni sull'argomento. Col tempo la relazione con mia madre di logorò e forse si gettarono le basi per una giusta distanza nella relazione morbosa tra mia madre e io, mentre mio padre iniziò ad accettarmi, a venirmi in contro e a cercare complicità con me.
Su consiglio di mia madre parlai con un frate, Padre Raimondo Bardelli, psicologo e esperto in sessuologia e curante anche qualche omosessuale, il quale mi parlò di quale fosse il progetto di Dio sull'uomo e la donna. Mi spiegò dove stava l'incompatibilità nella relazione tra due uomini e mi fece una sorta di educazione sessuale. Io ovviamente non volli continuare questi colloqui e scelsi di continuare sulla mia strada e soprattutto la relazione col mio fidanzato che avevo tanto desiderato, però questo frate aveva già gettato dei semi che germogliarono in me e mi misero in discussione per molti anni, solo ora mi accorgo di aver detto a Bardelli “ma io non voglio cambiare”.
Sta di fatto che decisi comunque di andare da una psicologa per cerare di trovare un equilibrio tra tutte le difficoltà che vivevo nella vita, con me stesso, con la mia famiglia e le mie relazioni amorose e amicali. Per due anni andai dalla psicologa e anche grazie al mio fidanzato iniziai a formare in maniera più indipendente il mio carattere anche se in realtà era molto legato a quello che pensava il mio compagno e a mia madre.
Fu in questi anni che mi accorsi di avere un vuoto dentro di me, un'insoddisfazione e una pace mancata che portava a cicli alterni a chiedermi se ero gay o meno, se era la mia strada o no, se era omofobia interiorizzata o se c'era di più da capire. Ovviamente tutto questo a livello di inconscio, non ammettevo all'esterno queste mie angosce.
Allora mi ricordai di quando avevo otto anni e del senso di gioia che provavo quando uscito da messa ringraziavo Gesù e di come la fede mi aveva dato speranza e gioia. Mi chiesi cosa voleva veramente Gesù da me, se ero giusto o sbagliato, se ero sulla strada giusta. Iniziai a leggere di ogni. Mi informavo su internet sul pensiero della Chiesa cattolica, ma anche delle altre confessioni, chi accettava o meno l'omosessualità e il perchè delle cose.
Cercai tra i santi e i mistici cosa Gesù aveva detto loro magari sull'argomento. Lessi la Bibbia per vedere come poteva essere interpretata, provai a scorporarla in tutti i modi, a trovare mille giustificazioni ma non trovavo la pace. Lessi anche le teorie di Joseph Nicolosi e mi innervosì parecchio, forse perchè parlava troppo direttamente alla mia vita.
Un giorno mi capitarono tra le mani delle fotocopie sulla testimonianza di Gloria Polo, una donna che era stata colpita da un fulmine e aveva subito il giudizio particolare ed era tornata in vita per raccontare quanto la sua vita fosse lontana da Dio. Per me fu un colpo. Mi accorsi come in mille azioni ferivo il prossimo e di come erano importanti tutte le parole e le azioni che influivano sul prossimo. Decisi di andarmi a confessare. Scelsi una chiesa dove nessuno poteva conoscermi e nel caso il parroco mi avesse gridato contro, non avrei rischiato di incontrarlo troppo facilmente.
“Per caso” trovai in confessionale don Massimo con il quale mi sfogai e parlai della mia situazione e gli chiesi cosa potevo fare per essere un cristiano. La cosa che più mi colpì fu la sensazione di non essere giudicato, di essere ascoltato e accettato dalla Chiesa e soprattutto che Dio mi amava! Era una cosa che avevo dimenticato e uscito da li camminavo un metro da terra! Il don mi aveva parlato anche di castità ma io gli avevo detto chiaramente che per me era qualcosa fuori dal mondo e che non la capivo ma non per questo il mio percorso doveva finire.
Proprio la sensazione di felicità che avevo mi portava a credere che quella fosse la strada giusta anche se non potevo prendere messa. Sta di fatto che con don Massimo mi trovai molto bene e seguivo le sue prediche con molto interesse, le sue parole entravano nella mia vita e educavano la mia fede, iniziai a confessarmi ogni settimana e andare a messa tutte le domeniche. Sentivo proprio che Gesù mi chiamava, e io lo inseguivo per avere questi momenti di gioia. Se all'inizio il mio fidanzato opponeva resistenza a poco a poco anche lui iniziò ad accompagnarmi in questo cammino e per un anno ci avvicinammo molto alla Chiesa. Il mio dilemma però rimaneva se la mia situazione era volontà di Dio o meno e per trovare una risposta, o scendeva Gesù in Terra o non mi sarei mai deciso e nelle mie preghiere chiedevo in continuazione di farmi capire in maniera chiara cosa dovevo fare.
Capitò nel dicembre del 2009 di avere un colloquio con una suora che nella sua vita aveva avuto molte esperienze mistiche e come ultima missione Gesù le aveva chiesto di portare la Verità nel mondo. Proprio questa mia sete di Verità mi portò a parlare con lei della mia situazione. La risposta fu quasi scontata ma quello che lei mi chiedeva era di fuggire da questa relazione per slegarmene, come recita l'atto di dolore e che avrebbe pregato per me che il Signore mi desse la forza per farlo. Io ovviamente non avrei mai voluto troncare la relazione col mio ragazzo perciò tornai a casa senza nemmeno pensarci troppo. Il mattino seguente successe il miracolo.
Mi svegliai con una pace, una serenità che mai avevo avuto prima, e con la sensazione di aver compreso quanto fosse importante la castità. La sentivo come una roccia nel mio cuore, qualcosa di profondamente ancorato in me e dal quale non potevo smuovermi, non sarei mai potuto tornare indietro. Con queste parole affrontai il mio fidanzato nella speranza di poter proseguire questo rapporto assieme, ma non comprese e con lui finì il rapporto. Quel momento fu un momento di grazia. Ero solo con me stesso, con il cuore libero da condizionamenti, e con una pace interiore liberante.
Parlando con i miei amici uno in particolare mi suggerì di fare chiarezza dentro di me, di capire veramente fossi gay o meno perchè dovevo trovare una risposta definitiva per essere felice. Decisi di prendermi tutto il tempo necessario per capirlo ormai non avevo nessuno a cui rendere conto se non a Dio. In questo periodo iniziai a guardare i ragazzi che mi scatenavano l'attrazione e notai che mi piacevano sempre i ragazzi che avevano un'aria mascolina, vestiti in un certo modo, con un certo fisico, tutto quello che in realtà avrei voluto io, tutto quello che sentivo di non avere...capendo questo l'attrazione si affievoliva e spariva.
Dio mi fece capire che non mi piacevano gli uomini e basta, ma io cercavo con l'erotismo di prendere dagli uomini quello che desideravo per me. Fu incredibile, in poco tempo la carica erotica verso gli uomini sparì e capii anche che probabilmente mi piaceva una ragazza su un miliardo. Gesù è stato così delicato da farmela incontrare e innamorare.
Trovo sempre commovente quando ascolto o leggo la testimonianza di Luca di Tolve o di altri ex omosessuali, notare come i meccanismi che hanno mosso la nostra storia nel diventare omosessuali e poi nell'uscirne, sono molto simili se non identici. Oltre alla profonda convinzione che Dio mi ha dato di vivere la Verità anche con questo confronto mi e ci conferma. Che Dio vi benedica e illumini i vostri cuori, le vostre menti e vi porti alla vera Pace
Andrea
