sabato 31 dicembre 2011

Una madre ex-omosessuale si racconta, per Amore...


Una madre ex-omosessuale si racconta, per Amore...

Suo figlio: logorato da droga, schizofrenia e omosessualità. 



"... PER  PAURA DI  FERIRLI  NON  NEGHIAMOGLI  LA VERITA'"



--------------------------------------------------- Testimonianza:


Sono una donna di 52 anni nata in un paesino nel Bergamasco, ma potrei averne anche 60 e essere nata in Sicilia che non cambia niente. Ho superato i miei problemi di omosessualità in un tempo dove potevi solo superarli, trovandomi delle mie strategie. Non vi erano altre possibilità nè nella società, nè nella mia testa.

Ho superato il problema in apparenza, ma senza guarire la ferita che restava alla base. La mia strategia è stata molto semplice, io che volevo essere un uomo e mi sentivo uomo, ho fatto esattamente come ogni omosessuale uomo fa senza rendersene conto, cioè, prendevo dagli uomini la loro virilità che volevo in me e che mi era stata negata. In poche parole li usavo per un mio bisogno psichico.

Se l'omosessualità è come un giro di vite che un ragazzo crea nella sua psiche per adattarsi a qualche cosa che è più grande di lui, io in seguito per rimettermi in regola con quello che la società imponeva, non ho allentato questo giro di vite, ma l'ho stretto ancora di più dall'altra parte. Con il risultato che non riuscivo a legarmi a nessun uomo, passavo da avventura in avventura per la paura di soffrire ed essere abbandonata. 

Io nella mia testa avevo capito tutte queste dinamiche. Ma erano talmente radicate dentro che non riuscivo ad andare oltre. Erano più forti di me. Come una persona che soffre di vertigini e deve passare su un palo sospeso nel vuoto.

Fin dalla mia più tenera età avevo capito che il mio desiderio ossessivo d'essere bambino corrispondeva anche ad un senso di deludere i genitori ogni volta che ero costretta a smascherarmi come bambina. Il perchè sentivo così, non lo capivo e tantomeno che il mio problema si chiamasse omosessualità. Solo dopo essere rimasta incinta e dopo la nascita di mio figlio, questa ferita è guarita da sola. Avevo finalmente qualcuno che mi amava e non mi avrebbe abbandonato, mio figlio.

Inutile dire che come sono guariti i miei problemi, sono iniziati quelli del figlio. Ero stupita di come così piccolino cercasse la figura di un padre. Si affezionava ad ogni uomo che entrava in casa e appena scopriva che non c'era più ne soffriva terribilmente. Per questo sono completamente contraria all'adozione e all'avere figli tra coppie omosessuali. Proprio perchè so quanto sia difficile uscire dall' omosessualità, per me possono pur sposarsi, ma l'avere figli è un grave errore. 

Dobbiamo volere per tutti i bambini del mondo, quello che noi da bambini volevamo per noi stessi, cioè la presenza della mamma e del papà che ci amano. Sono tutti bugiardi quelli che dicono che un figlio non soffre. O semplicemente insensibili verso le sue sofferenze, perchè troppo concentrati a guardare la loro egoistica gioia. 

In seguito mi sono legata ad un uomo che non ha saputo dare tutte le piccole attenzioni che un vero padre dovrebbe dare e di questo non posso fargliene una colpa, sono io che ho messo al mondo un figlio senza il padre. Dovevo ringraziare per tutta l'altra parte che ha dato, non puntare il dito dove non ha saputo dare. Ho iniziato ad essere super protettiva, a cercare di togliere il figlio da lui e tirarlo a me. Istintivamente pensavo di evitargli delle sofferenze. Probabilmente alcune le ho evitate, ma ne ho causate altre. 

Vedevo crescere nel figlio un'eccessiva vergogna verso la sua sessualità. Si comportava come si comportano i ragazzi che subiscono abusi sessuali. Eppure ero certa che non era il suo caso. Finchè in adolescenza è uscita la sua omosessualità. Ha iniziato a frequentare gli ambienti omosessuali e ne è talmente rimasto deluso che per anestetizzare il tutto, si è buttato nella droga. Dalla droga è finito per mesi in cliniche psichiatriche.

Allora ho iniziato a leggere tutti i racconti sull'omosessualità, a confrontarli con il nostro vissuto. A 50 anni ho capito che il problema che ha convissuto con me per i primi 30 anni della mia vita si chiamava omosessualità. Non avevo saputo dargli un nome, in un tempo dove la società ti obbligava a reagire, punto e basta. 

Oggi ci sono libri che descrivono tutto, come fossero la fotocopia della mia infanzia. Ho capito i problemi di mio figlio, di come sono cresciuti con lui e come si sono sviluppati in questa società che invece ti obbliga a prendere tutt'altra strada. Ma anche qui, punto e basta. Lui al contrario di me ha saputo subito dargli un nome ma dietro quel nome c'era solo la falsa idea di essere nato così. 

Abbiamo parlato, litigato, l'ho messo davanti a tutta la verità sulla sua infanzia, ricordandogli ogni particolare. Le fidanzatine all'asilo e i primi anni di scuola. Gli ho ricordato tutta l'evoluzione del suo cambiamento negli anni, di come si è piegato sotto la sua sofferenza, con segni evidenti che però non ho saputo leggere e interpretare. L'ho ferito profondamente e il suo dolore era il mio dolore, ma ho voluto andare in avanti fino in fondo e infine gli ho chiesto il perdono a mio nome e a nome del papà. Non ho buttato le colpe sul padre, ma le ho divise tra noi, come giusto. E' stato come azzardare qualche cosa di veramente doloroso in nome della verità.

Sebbene non credeva alla possibilità di cambiare e a tutte queste teorie, dopo aver ricevuto una forte delusione da parte di una ragazza che l’ha fatto sentire ferito e umiliato, lui è cambiato. Quello che sosteneva impossibile per se stesso, cioè l'avere rapporti con una ragazza, si è in seguito contrariamente avverato e ne era felicissimo.

Come vorrà continuare la sua vita, ora sarà solo una sua scelta. Lui ha visto il mondo dell'omosessualità e lui ha aperto una nuova porta sul mondo dell'eterosessualità. L'ho informato che se vuole continuare la strada su questa seconda possibilità, deve stare lontano dalla pornografia omosessuale. Coltivare amicizie maschili sane e sentirsi uno di loro. Essere cosciente che nei momenti di sconforto o delusioni varie, questi pensieri possono ritornare e saperli vedere per quello che sono. Ferite della vita. Soprattutto essere cosciente che non si può avere tutto, che nella vita vanno fatte delle scelte che implicano anche delle rinunce. Questo vale per tutti e in tutti i campi. 

Mentre se vuole arrendersi al mondo dell'omosessualità non c'è altra felicità che quella di cercare e di trovare veramente l'amore del cuore, nel rispetto e nella fedeltà reciproca, come per ogni coppia. Perchè al di là di ogni moralismo, tutti sanno che in un mondo di soli rapporti sessuali, nessuno trova felicità. Si resta vittime di se stessi con la paura di invecchiare soli.

SONO DINAMICHE CHE SI CREANO A 3 MAMMA, PAPA, FIGLIO.

ED E' PIU' FACILE SE SI E' IN 3 A CERCARLE.
NON LASCIAMOLI SOLI ILLUDENDOCI CHE POI MAGARI GLI PASSA
PER PAURA DI FERIRLI NON NEGHIAMOGLI LA VERITA'
MA DELLA VERITA' CHE E' COLPA DELL'ALTRO NESSUNO NE HA BISOGNO.
INFINE NON SMETTIAMO DI CREDERE AL DESTINO O A DIO (come preferite chiamarlo).

Perchè per me è stato un dono del destino o Dio a dare il colpo finale al mio cambiamento. Mentre per mio figlio è stata alla fine una forte delusione che lo ha portato a reagire positivamente. Per altri un incontro casuale con una persona o anche con la fede. Anche queste sono verità da non negarci.

Mio figlio non prega e non crede o perlomeno è quello che lui dice.
Io credo fortemente che l'aiuto dei genitori può essere di grande importanza in queste dinamiche. Non nell'obbligarlo a prendere una nostra decisione. Ma scavando nei nostri errori in modo da poter dare delle risposte e chiederne il perdono. Credo anche fortemente che le preghiere dei genitori vengono sempre ascoltate. 


Infine che tutti quelli che intraprendono un viaggio per uscire dall’omosessualità non devono precludere alle circostanze della vita di venirgli incontro. Se sapete attendere vedrete che prima o poi il destino o Dio, vi aiuterà, magari anche sottoforma di circostanza negativa.

Davanti a una guarigione da droga, schizofrenia e omosessualità gridare al miracolo sarebbe solo il guardare la stessa medaglia dall'altro lato, riducendo l'Amore e la Misericordia di Dio al nostro caso specifico. Mentre Lui vuole raggiungere tutti anche fuori dalle chiese, proprio come faceva Gesù.

Ora penserete, ma nell'omosessualità ci può ancora ricadere, non è sicuro che si continui sulla strada dell'eterosessualità. Anche nella droga ci può ricadere e se ricade nella droga è sicuro che anche la schizofrenia farà la sua comparsa e questa volta per sempre. Gli specialisti hanno assicurato che dal primo episodio psicotico alcuni guariscono, ma dal secondo si instaura la malattia per sempre. Sì, tutto vero. Tutto vero anche che domani possiamo essere morti e tutto vero anche che per il momento sta vivendo il periodo più bello e felice della sua vita, libero da tutte le dipendenze, ferite e malattie.

Non firmo questa mia testimonianza solo per rispetto verso i miei figli e famigliari

Però se qualcuno degno della mia attenzione vuole verificare l'attendibilità del racconto non mancherò di presentarmi personalmente. Saluti