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venerdì 20 gennaio 2012

Omosessualità: Origine nella donna - di Gerard Van den Aardweg

OMOSESSUALITA':
Origine nella donna


di Gerard Van den Aardweg


  

       La situazione della ragazza che finisce per provare un'attrazione omosessuale per altre donne è sotto più di un aspetto l'immagine speculare di quella del ragazzo. Peraltro, il paragone con l'immagine speculare non è assoluto, dato che la varietà dei fattori preparatori è spesso più ampia che nell'uomo (7).

Quand'erano bambine, parecchie donne con inclinazioni lesbiche hanno avuto la sensazione di una mancanza di comprensione da parte della propria madre. Questa sensazione di distanza dalla madre ha parecchie varianti. Valga come esempio quanto una donna ha sintetizzato: «Mia madre ha fatto di tutto per me, ma ben difficilmente potevo parlare con lei delle mie cose personali ed emotive».  

Altre lamentele raccolte: «Mia madre non aveva mai tempo per me»; «Mia madre aveva molto più contatto con mia sorella che con me»; «Essa sistemava ogni cosa in vece mia e mi ha conservata una bambinetta»; «Era spesso malata»; «E’ stata ricoverata parecchie volte in un ospedale psichiatrico»; «Ha abbandonato la famiglia quand'ero ancora bambina»; e così via.

A volte la ragazza ha dovuto assumere lei stessa il ruolo materno per il resto della famiglia essendo la sorella maggiore, per esempio, o in casi in cui la madre non funzionava a dovere come madre, e questo le ha fatto sentire la privazione del calore di una madre che la comprendesse.

La madre può essersi sentita inibita nella sua realizzazione come donna o non essersi sentita a proprio agio nel ruolo femminile. Questo ha ispirato un atteggiamento critico, per esempio, verso quello che essa vedeva come ruolo femminile e ha trasferito quell'atteggiamento alla propria figlia. La ragazza ha quindi sviluppato un atteggiamento di rifiuto verso il proprio lato femminile.
Alcune donne lesbiche avevano l'idea che la loro madre avrebbe preferito un maschio al posto loro e perciò hanno imitato comportamenti e realizzazioni da ragazzo al posto di quelli propri di una ragazza.

Alla fiducia di una ragazza in sé stessa come donna contribuisce in primo luogo la madre. Quando una madre riesce a far sì che sua figlia si senta apprezzata come donna, la ragazza si sentirà a proprio agio nel mondo femminile e fra le sue coetanee. Nelle donne con tendenza omosessuale molto spesso la relazione con la propria madre non era personale e confidenziale; non vi era partecipazione a interessi femminili, nessuna attività svolta insieme nella sfera femminile. Di conseguenza, la ragazza non si sentiva valutata come una ragazza: vale a dire, diversa da un ragazzo, ma altrettanto degna di valore.

Sembra anche che abbiano luogo considerevoli variazioni nel modello delle relazioni padre-figlia. Alcune donne con tendenze lesbiche erano eccessivamente attaccate al padre come a un «amico speciale». A volte questo attaccamento era per loro una forzatura in quanto il padre le voleva in un ruolo specifico, così che la relazione non era naturale e scevra da coercizione. 

A volte il padre avrebbe preferito che quella figlia fosse un figlio, un compagno, e stimolava in lei certi ruoli, interessi e realizzazioni da maschio. Egli dava un'importanza sproporzionata, per esempio, ai suoi risultati professionali a scuola o alle sue prestazioni sportive o alle sue realizzazioni in importanti ruoli sociali. Comprensibilmente, la ragazza nel suo intimo si sentiva incompresa e non realisticamente accettata per la persona che di fatto essa era.

In altri casi, il padre vedeva nella figlia l'appoggio e il conforto di una figura materna. Egli aveva un atteggiamento di lode nei suoi confronti e la metteva in una posizione privilegiata, ma in realtà con questo comportamento si comprava la sua dedizione a sé. Si sono avuti anche padri dalla personalità debole, che si appoggiavano eccessivamente alla propria moglie. In tutti questi casi, i legami emotivi con il padre rimangono fissati nell'intimo della «bambina del passato» della donna lesbica adulta.

Altre donne, invece, con questo problema non erano la «ragazza di papà», ma erano piuttosto, o tali si vedevano, la figlia non desiderata e non accettata. Essa era spesso da lui criticata, sentiva il suo disprezzo o la mancanza d'interesse per lei. 

Comportamenti e interessi mascolini ipercompensativi, in alcune di queste donne, possono essere ascritti a reazione verso questo atteggiamento di non accettazione da parte del padre. Di conseguenza, la ragazza ha imparato a vedere il ruolo maschile come superiore e ha cercato di rivestirlo. Di nuovo, le sensazioni negative verso il padre come pure gli sforzi mascolinizzanti ipercompensativi, fatti allo scopo di vivere al suo livello e di conquistarsi così il suo apprezzamento, confluiranno nel complesso nevrotico.

Per concludere, una buona e normale relazione padre-figlia è statisticamente meno frequente nelle donne con tendenza omosessuale che in quelle a tendenza eterosessuale.




Altre influenze
In alcune donne, un complesso di bruttezza con l'accentuazione del sentirsi meno femminile, meno attraente come ragazza, può avere giocato una parte come fattore precipitante. In altri casi lo era il paragone con una sorella, considerata (dalla ragazza stessa o dal suo ambiente) come più attraente o migliore sotto altri aspetti.

In altri casi ancora, la ragazza si sentiva inferiore rispetto ai suoi fratelli — «sono soltanto una ragazza» —, e su questa base ha cercato di emularli nella loro mascolinità. Nell'adolescenza, il tipo di attenzione di cui è stata oggetto da parte dell'altro sesso può aver creato il suo punto dolente: «Non mi trovano attraente come le altre ragazze», «Non mi danno appuntamenti», e così via. Una ragazza che si sente meno apprezzata dai ragazzi può arrivare ad ammirare la femminilità di altre ragazze che sono più guardate. Alcuni fattori predisponenti come quelli sopra ricordati di solito cooperano insieme e si rafforzano reciprocamente sia nelle ragazze sia nei ragazzi.

Una parte delle ragazze che più tardi ha sviluppato il complesso omosessuale si comportavano in maniera meno femminile rispetto alle loro coetanee. Ciò le faceva sentire insicure nell'ambito della femminilità, e sviluppavano così reazioni ipercompensatorie come l'assumere atteggiamenti di menefreghismo e indifferenza, dominanti, "da bullo", cercando di superare i ragazi in mascolinità, osando qualsiasi cosa,, comportandosi aggressivamente, da dura. Esse possono aver sviluppato una manifesta antipatia nei confronti del comportamento femminile, vestiti ed attività domestiche. Questa ipercompensatoria auto-assertività mascolina é tuttavia caratterizzata da una mancanza di naturalezza, di fluidità. E' esagerata; é percettibile una tensione emotiva sottostante.

Ciò non significa che tutte le donne con questo complesso tendono a compartirsi in modo mascolino. E non significa neanche che tutte le donne con tali tipi di comportamento assertivo sviluppano necessariamente inclinazioni omosessuali; ma esiste una correlazione tra questi due tratti. Un comportamento eccessivamente maschile, tuttavia, quasi sempre é un sintomo di un complesso di inferiorità.

Il fattore principale nello sviluppo di un orientamento lesbico è l'auto-comparazione da parte della ragazza con le sue coetanee o con certe donne "ideali" più grandi. Come nel caso dei ragazzi, il fattore cruciale è soggettivo, cioè, la percezione che la ragazza ha di se stessa.  

Per questa ragione, a volte, sebbene non spesso, anche una ragazza il cui compotamento é molto femminile può sviluppare un tale complesso di inferiorità.
Durante l'adolescenza una ragazza desidera avere amiche e sentirsi come loro. La sua solitudine e il suo sentimento di distacco nei loro confronti fa nascere in lei il desiderio intenso di avere accanto amiche per le quali nutre ammirazione o figure di donna ideali. 
Se una ragazza si sente privata dell'affetto e della comprensione della madre, può rivolgeresi verso un tipo ideale di donna che possiede ai suoi occhi le caratteristiche materne desiderate: ad esempio, una professoressa bonaria e affettuosa e o una ragazza più grande con atteggiamenti materni. La ragazza "che si autocommisera" desidera l'esclusiva attenzione del suo idolo, si "attacca" a lei. "Se solo mi amasse!" 

"La lamentela ricorrente di così tante ragazze lesbiche era di non aver trovato amiche vere durante l'adolescenza" - scriveva lo psicologo americano Gundlach and Riess nel suo studio di più di 200 donne che soffrivano di questo complesso. Il loro "Io lamentoso"  continua a nutrirsi con gli stessi sentimenti che provavano nella loro gioventù: inferiorità, solitudine, auto-commiserazione, e un desiderio insaziabile.