domenica 29 luglio 2012

Le fasi della terapia riparativa descritte da Paul Popper (terapeuta riparativo)


Paul Popper, terapeuta riparativo
Le fasi della terapia riparativa 

descritte da Paul Popper
 (terapeuta riparativo) 

attraverso alcune esperienze
 con i suoi clienti


Sette anni fa ho presentato al NARTH una relazione sul perchè avevo deciso di iniziare ad occuparmi di clienti con problemi di attrazione per lo stesso sesso (Same Sex Attraction, SSA) che desiderano cambiare. 

Oggi, un terzo della mia pratica come terapeuta a tempo pieno consiste nell’attività clinica con uomini che hanno deciso di impegnarsi nella modifica della loro attrazione per lo stesso-sesso. Desidero parlarvi di alcuni di loro, di quelli che hanno realizzato un’eterosessualità completa, e delle sfide che ancora affrontano.



1.     La fase riparativa iniziale 

I clienti che si sentono attratti da persone dello stesso sesso vengono solitamente da me con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un terapeuta riparativo, cioè a un professionista che crede che il cambiamento sia possibile e lavora per questo.

Dopo aver raccolto i dati della loro personale storia (anamnesi) presento solitamente ai miei clienti una sintesi della storia del loro sviluppo, basata su un’interpretazione riparativa delle loro attrazioni per lo stesso sesso (Moberly 1983, Nicolosi 1991).

Riporto qui di seguito l’anamnesi di uno dei miei clienti:

         Mi sento profondamente colpito, ferito, deluso, trascurato da mio padre. So che non sono come lui. Non voglio essere come lui (protesta). Sono diverso, inaccettabile per lui e per tutti gli uomini. Gestire tutto questo è troppo, sono sopraffatto dal sentirmi così differente e così solo (disperazione).  
Non ho bisogno di lui. Non ho bisogno di nessuno simile a lui.
Non ho bisogno degli uomini. Non ho bisogno della mascolinità (distacco).
Non mi sento a mio agio nel mio corpo, lo percepisco come un estraneo, io sono sensibile e creativo.
Odio i ragazzi forti, aggressivi, competitivi che si sentono a loro agio. 
Sono attratto dai ragazzi forti, aggressivi, competitivi ed a loro agio. In segreto sogno le loro mascelle quadrate, le spalle grandi, la camminata sicura; desidero, invidio quelle qualità,
vorrei essere accettato da loro, essere uno di loro, essere loro. 
Nel frattempo a scuola e in strada li temo, mi sento preso in giro da loro e li sperimento come “altro da me”
rinforzando ulteriormente la mia separazione da loro e da quelle qualità dalle quali sono ambivalentemente attratto.


Quindi spiego loro come questi meccanismi riparativi diventano erotizzati nella fase edipica e nelle fasi di sviluppo adolescenziale. Questi aspetti sono stati esaurientemente sviluppati dal dr. Satinover nel suo articolo (1995).

Più il cliente si riconosce nella storia del suo sviluppo da me tracciata (che si basa sull'interpretazione riparativa) e si identifica con “il piccolo” rimasto distaccato dal padre, maggiori sono le sue possibilità di cambiare.  


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A titolo illustrativo, riporto qui di seguito la prima seduta con uno dei miei clienti:

È un giovane un pò impacciato, goffo, cresciuto in una famiglia con un padre fisicamente disponibile ma emozionalmente distante e una madre ipercritica e dominante. In questa seduta, il cliente descriveva un ricordo di quando aveva cinque anni; ricordava di trovarsi nel soggiorno assieme al fratello più giovane, ballando e facendo piroette, mentre il padre suonava al pianoforte.

Riviveva quella scena. Si ricordava di come in quel momento aveva immaginato di indossare una gonna che si sollevava mentre piroettava, mostrando la sua biancheria intima. Si sentiva una ragazzina.

Gli ho chiesto di immaginarsi seduto vicino al padre sullo sgabello del piano. 
Il cliente si è descritto all'estremità dello sgabello del piano, mentre suo padre lo ignorava. Si percepiva come fastidioso e titubante. 
Gli ho chiesto di avvicinarsi con il corpo a suo padre e di accennare alcune note sul piano. 
Mi ha detto che avvertiva il rifiuto da parte di suo padre, infastidito per l'interruzione, e così aveva preferito tornare indietro nella scena riprendendo a ballare come una ragazzina. 

Più tardi, sempre durante la stessa seduta, gli ho chiesto se era disposto a rientrare nella scena con suo padre, ma questa volta appoggiandosi al corpo del padre mentre erano seduti sullo sgabello del pianoforte. Con un certo sforzo si è immaginato seduto più vicino al padre, e poiché si era visibilmente rilassato, gli ho chiesto di immaginarsi anche che suo padre lo prendeva in braccio e lo lasciava strimpellare alcune note. Abbiamo terminato la scena immaginando suo padre che accompagnava con le sue mani le mani del piccolo sul piano, guidandole sui tasti.

A quel punto, l'atmosfera nella stanza era cambiata. Il paziente era disteso, sembrava stare meglio nel suo corpo, la sua voce era diventata più profonda e più sonora. Più tardi, mi disse spontaneamente che per alcuni momenti, vicino a suo padre, si era sentito molto più come un ragazzo che come una ragazza.

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I clienti che traggono beneficio dalla terapia riparativa rivivono spesso i ricordi dell’età giovanile, ricordi fortemente indicativi dei periodi in cui hanno avvertito la loro alienazione dal padre. Questi sono momenti importanti, perché sono le prime avvisaglie per il cliente del fatto che il distacco dal padre è stato scatenato da sentimenti di rabbia, da ferite emotive, da desideri e da bisogni inappagati.

Sia che il cliente ricordi i momenti in cui, all'età di cinque anni, vedeva negli occhi del padre una totale mancanza di comprensione, sia che riviva la sgradevole sensazione fisica che provava quando il padre gli passava vicino, si tratta in entrambi i casi di metafore del dolore esistito in quel rapporto.

Così, alcune scene della prima infanzia, quali il ricordo di ore spese a stirare insieme alla mamma, o essere cresciuto con cinque sorelle giocando soltanto con le bambole, o essere stato vestito come una bambina ed esibito ai parenti, sono metafore molto dolorose del suo essersi identificato con le femmine.

Nella relazione terapeutica questi clienti si rendono conto di quanto sia necessario essere finalmente richiamati da un uomo nel mondo degli uomini, in cui sono accettati e incoraggiati a svilupparsi come effettivi componenti del genere maschile.

In questa fase del trattamento cominciano a riconoscere che i loro desideri sessualmente compulsivi per lo stesso-sesso sono basati più sul bisogno di quella mascolinità che avevano precedentemente rifiutato (e di cui sono tuttavia invidiosi) piuttosto che su una preferenza costituzionale per soggetti del stesso-sesso. Il seguente commento sintetizza il lavoro di questa fase:

“Pensare che riguardi il sesso è ridicolo; riguarda piuttosto un foro aperto nel mio cuore”.



2.     La fase riparativa di integrazione
E’ in questa fase che i progressi riparativi vengono consolidati.
Un cliente, dopo un anno di lavoro, era in grado di identificare le caratteristiche, di cui sentiva il bisogno, insite negli uomini che trovava attraenti e che tendeva a porre su un piedistallo: erano uomini riservati, freddi, annoiati e cinici.

Quelli che non rientravano in quello schema erano “deboli” e pertanto non desiderabili. Aveva continuamente infatuazioni per uomini come questi, li aveva posti su un piedistallo. Il fumetto irreale, attinente ad un’inesistente natura unidimensionale di uomini che egli aveva idealizzato, e che invidiava e desiderava nello stesso tempo, ha iniziato a incrinarsi per poi crollare non appena il cliente ha finalmente deciso di entrare in un rapporto continuativo e non-sessuale con questo stesso tipo di uomini.

Poichè erano diventati finalmente esseri reali, tridimensionali (e non più fantasticati), le loro qualità umane gli avevano permesso di identificarsi sempre più con loro, accettando anche quelle “debolezze” della natura umana che prima disprezzava.
La possibilità reale della ri-emersione degli impulsi eterosessuali deriva dall’auto-accettazione di essere un uomo imperfetto, a volte anche “debole”.


Il cliente, che aveva risperimentato nel ricordo infantile la sensazione di fastidio fisico all’avvicinarsi del padre, ha potuto ricostruire un nuovo approccio emotivo con suo padre dopo avere rivissuto terapeuticamente queste sensazioni, ed espresso la sua collera durante un lunghissimo anno di dolore e recriminazione. Tutto ciò è culminato in un sogno in cui il mio cliente aveva sentito le braccia di suo padre intorno a se, sperimentando un senso di fusione e percependosi finalmente protetto e sicuro.

A questo punto nella sua terapia, i suoi rapporti con gli uomini erano diventati più saldi, l’attrazione per lo stesso-sesso minima e il mondo femminile attirava sempre più la sua attenzione.

Ha quindi iniziato a lottare con il suo timore di avvicinarsi alle donne, sperimentando la fastidiosa percezione di come la sua emergente attrazione eterosessuale provocasse nel contempo un blocco.

Un giovane cliente, dopo aver vissuto uno stile di vita gay per parecchi anni, nel corso di un anno e mezzo di terapia aveva coscienziosamente modificato i suoi modi effeminati, aveva coltivato amicizie maschili, si dedicava allo sport, alle escursioni in montagna, sperimentando una forte riduzione della attrazione sessuale verso gli uomini. Unitosi a un gruppo di sostegno, aveva smesso di uscire con le sue vecchie amicizie femminili. Si era messo a lavorare sull’aspetto della necessaria separazione dalla madre ed ha avuto un colloquio serio e soddisfacente con suo padre sul tema dell’attrazione per lo stesso sesso.

La sua capacità eterosessuale si era sviluppata completamente e mentre era fidanzato trovava molto difficile trattenersi dall'essere attivo sessualmente con la sua ragazza, benché l’esprimere la sessualità fuori dal matrimonio andasse contro i suoi valori. Quando ruppe il fidanzamento ha avvertito una perdita molto dolorosa, ha abbandonato il lavoro terapeutico iniziato per cercare il conforto nelle vecchie amicizie femminili ed ha cominciato la sua marcia indietro verso il suo vecchio stile di vita gay.

Era un cliente che aveva fatto la maggior parte del lavoro riparativo rinunciando in gran parte a quella figura di “bravo ragazzo” che lo proteggeva ma che non gli permetteva di essere se stesso, che aveva adottato per soddisfare gli altri ed evitare conflitti.

Ma così protetto, non si era mai concesso di risperimentare il dolore della sua infanzia, di quando era un bambino imbranato, solo, sbeffeggiato, che non aveva sperimentato il supporto di suo padre. Adottando la maschera di bravo ragazzo si era protetto dall’esperienza della disperazione del sentirsi diverso. Non era mai potuto diventare cosciente di come e perché aveva sviluppato la sua separazione difensiva che lo aveva allontanato dagli altri uomini.

Si era nascosto dietro alla figura del “bravo ragazzo” cooperativo, e quando si è scontrato con le battute d'arresto inaspettate nella sua vita, come l’abbandono da parte della sua fidanzata, ha scelto di nuovo la strada più facile e più conosciuta, cioè le sue amicizie femminili e lo stile di vita gay.

3.     La fase di Intimità
Alcuni clienti che riescono a sviluppare il proprio potenziale eterosessuale, si sposano in preda all’iniziale entusiasmo, per poi veder riemergere il timore dell’intimità eterosessuale, cadendo nuovamente dentro i loro vecchi modelli, fonte di isolamento, di fantasie sullo stesso-sesso e di crogiolamento nella vergogna. Un cliente provava queste sensazioni quando la moglie tendeva a perdere di vista i bisogni di lui, essendo molto assorbita da proprio lavoro e da altre preoccupazioni personali. Il cliente non era in grado di comunicarle il suo bisogno di attenzioni e diveniva freddo al pensiero di avvicinarsi a lei.

Il problema peggiorò quando nel rapporto di transfer con il suo terapeuta aveva iniziato a percepire una minore disponibilità. Quando il suo terapeuta andò in vacanza per una settimana egli sperimentò sentimenti di abbandono. Questa esperienza all'interno del transfert* aveva tuttavia risvegliato in lui i ricordi del passato, di quando ancora bambino sua madre lo lasciava ripetutamente a casa della nonna, talvolta per i mesi.

Soltanto dopo avere lavorato sull’esperienza di questo senso di perdita, di abbandono, il suo estremo e immobilizzante timore di abbandono si ridusse e finalmente aumentò la sua capacità di comunicare i suoi bisogni alla moglie. Inutile dirlo, i suoi desideri per lo stesso-sesso sono diminuiti ad un livello impercettibile e il cliente ha potuto godere di un solido rapporto eterosessuale.

Un cliente di questo tipo entrò in terapia per una relazione schiacciante e opprimente con un collega maschio. Era già stato coinvolto nel lavoro riparativo nell'ambito di un programma di autoaiuto ma non era riuscito a districarsi dal groviglio dei bisogni inevasi che ancora lo tenevano inchiodato a quel rapporto.

Nel primo anno della sua terapia, grazie al coinvolgimento nel rapporto di transfert* con il suo terapista, fu in grado di esprimere i propri sentimenti di rabbia e divenne cosciente delle sue capacità di poter creare una corretta distanza nel rapporto con il suo compagno. Presto riuscì ha recuperare ricordi dolorosi del suo rapporto con suo padre, a riconoscere che anche lui aveva avuto un ruolo nell’esclusione del padre dalla sua vita con il suo atteggiamento di “distacco difensivo”.

Permettendo a questa consapevolezza di oltrepassare le sue difese, ha potuto provare il dolore per la perdita del ruolo del padre nella sua vita. Ciò ha permesso il riavvicinamento tra i due e la storia si è conclusa con un abbraccio tra le lacrime, l’uno tra le braccia dell’altro. 
A questo punto, la sua tendenza a stabilire legami esclusivi e conflittuali con altri uomini si è drammaticamente ridotta e il suo potenziale eterosessuale ha cominciato a svilupparsi. Dopo un anno si è sposato, con la consapevolezza però che il suo timore di avere bambini e dell'essere un padre potrebbe in seguito riportarlo a rivolgersi di nuovo a un aiuto terapeutico.
 
Sommario e conclusioni
Il concetto riparativo è stato per la prima volta articolato da Moberly (1983) e successivamente adottato da Nicolosi (1991). Si basa sul presupposto che gli uomini, a causa della loro separazione difensiva, non si identificano con il proprio padre e quindi con il loro genere maschile. Cercheranno inconsciamente il maschile in altri uomini per superare l’arresto inerente allo sviluppo della propria identità. La terapia riparativa aiuta queste persone a riprendere il cammino verso l’identificazione con il loro genere.

Moberly (1983) ha sviluppato il concetto di distacco difensivo attraverso il lavoro di Bowlby (1960). Bowlby, studiando la reazione di bambini e bambine che nella prima infanzia vengono separati dalle loro madri, ha scoperto che i piccoli passano attraverso tre fasi di dolore: una prima fase di protesta, una seconda di disperazione, quindi una terza fase di completo distacco dall'oggetto di amore. 

Il distacco difensivo, secondo Moberly, si realizza quando il ragazzo si distacca dal padre per difendersi dalla sofferenza che il padre gli causa con il suo comportamento. Tale distacco però arresta la possibilità di una ulteriore internalizzazione della mascolinità con conseguente blocco dello sviluppo.

Nella fase riparativa iniziale del trattamento, la presenza del terapeuta, il suo incoraggiamento, i suoi consigli e la sua fiducia nell'esistenza di un “ragazzino” ancora in grado di unirsi alla confraternita maschile, come lo era prima che il distacco con il padre erigesse in lui una barriera difensiva contro tutto ciò che potesse identificarsi come maschile, è un elemento essenziale del processo d'inizio di cambiamento. Il cliente è sfidato a cercare rapporti maschili non-sessuali, a sperimentare le attività maschili più tradizionali con il proverbiale consiglio di rimettersi in sella alla bicicletta ogni volta che cade.

Solitamente il cliente, grazie a questo “collegamento” con il terapeuta, inizia a uscire dalla posizione di “bravo ragazzo” (cooperativo e che non si arrabbia mai per il timore di conflitti) e così facendo sperimenta una diminuzione significativa dell'attrazione per lo stesso sesso.

Per la maggior parte degli uomini che superano questo processo, è la successiva fase di integrazione riparativa che determina la riscoperta della loro capacità eterosessuale. È soltanto con la loro disponibilità a risperimentare diverse volte la disperazione e la collera che hanno sofferto da ragazzini, che possono abbattere in modo esperienziale le barriere del distacco, diventare sempre più consapevoli del potere che queste barriere hanno su di loro, e scegliere ripetutamente di non identificarsi più con questi vecchi meccanismi auto-protettivi.

Fino a quando non rivivranno (regredendo) le esperienze del passato, quel sentirsi sensibili, deboli, estraniati, diversi, effeminati, “deboli”, vittime dei bulli, non potranno capire da che cosa si stanno
difendendo con il loro distacco; e non potranno scegliere se rischiare ancora di sperimentare la stessa sensazione di dolore, per avvicinarsi, con le proprie reali e profonde esigenze di vicinanza e connessione, agli uomini in modo sincero.

In questa fase il terapeuta si trasforma sempre più nell'oggetto dell’esperienza di transfert. Egli è percepito come onnipotente, come abusivo, insensibile, un bullo, cioè “l'altro”, un maschio. Il cliente vive questa esperienza nascondendosi occasionalmente dietro la sua posizione di distacco difensivo ma anche riapparendo per sfidare il terapeuta e crescere assieme a lui. Ciò provoca nel cliente una interiorizzazione progressiva della mascolinità, entro la quale non teme più l'autorità maschile e quindi può sempre più identificarsi in essa.

Alleviato il dolore di essersi sentito diverso (disperazione) e ripreso il possesso della sua aggressività (protesta), il cliente può finalmente ammettere il suo bisogno del terapeuta, di suo padre e degli uomini in generale e può finalmente scegliere se continuare a resistere alla tentazione di nascondersi dietro la sua tendenza, ora non più inconsapevole, di distaccarsi difensivamente dalla mascolinità.

La fase di intimità della terapia riguarda le tematiche psicologiche del cliente che non sono esclusivamente collegate alla ricongiunzione con il mondo maschile.
Le questioni edipiche, l’abbandono iniziale, sono tematiche analizzate all'interno del rapporto di transfert* con il terapeuta.

Nella fase di intimità, invece, la posizione del terapeuta diventa più neutra, poiché la sua funzione ora è più quella di un co-osservatore che aiuta il cliente ad esplorare il proprio psichismo.
L’esplorazione terapeutica si focalizza adesso sui rapporti del cliente con le donne. Questa fase assomiglia alla terapia con i clienti che affrontano tematiche diverse dall'attrazione per lo stesso sesso.

Come con tutto ciò che concerne il cambiamento, ed in particolare il cambiamento al livello di organizzazione della personalità, l’umiltà è essenziale.
Quando i clienti lasciano la terapia, devono capire che la vita porterà loro altre sfide: un matrimonio che potrebbe vacillare a meno che non vi dedichino attenzione e sforzi; bambini che devono essere gradualmente distaccati dalla madre; la perdita dei genitori, ecc.

Il pericolo più grande è che affrontando le vicissitudini della vita di tutti i giorni, si scelga ancora, con regolarità, il distacco difensivo come modalità per fare fronte al dolore inevitabile e al disappunto.

In una terapia a lungo termine orientata psicodinamicamente, i clienti hanno l'occasione di percepire ripetutamente la tendenza a scegliere la “facile” scorciatoia del ristabilimento dei loro modelli di distacco difensivo. Con l'aiuto del terapeuta, possono identificare questa tendenza, diventarne sempre più consapevoli, avvertirne i relativi “costi” e affrontare la vita dotati di una maggiore consapevolezza e preparazione, al fine di evitare di ricadere di nuovo in questo meccanismo di distacco difensivo in avvenire.

*Il transfert è un meccanismo mentale per il quale ogni individuo tende a spostare schemi di sentimenti e pensieri relativi a una relazione significante su una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio, il soggetto non comprende completamente da dove originino tali emozioni, sentimenti e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca.