sabato 13 ottobre 2012

COME AGISCE IL COMPLESSO OMOSESSUALE - Tratto da "Omosessualità e Speranza"




COME AGISCE 
IL COMPLESSO OMOSESSUALE


tratto dal libro 
Omosessualità e Speranza
di Gerard Van Der Aardweg
                                                           


Quando si cerca di mettere a nudo la vera natura dell’amore omosessuale si incontra spesso un’indignata resistenza. “Perché non mi si consente di diventare felice così come sono?” E’ questa la drammatica esclamazione facilmente prevedibile.

Parecchie persone con tendenze omosessuali non sono affatto disposte a privarsi dei propri sentimenti illusori, come gli alcolisti o i tossicodipendenti non vogliono privarsi dei propri stimolanti.

Dall’esperienza clinica e dalla letteratura esistente sull’argomento si possono delineare alcune caratteristiche generali delle modalità con cui si esplica il complesso omosessuale, sia negli uomini sia nelle donne.

1.     La ricerca di un amante è ripetitiva. Benché le donne con inclinazioni omosessuali abbiano in media relazioni di maggiore durata rispetto agli uomini, in nessun caso le loro relazioni durano più di qualche anno. La dipendenza nevrotica dalle sensazioni di brame insoddisfatte – in altre parole, la lamentela nevrotica – le tiene sotto i suoi artigli e le costringe a correre dietro a sempre nuove illusioni.

2.     Il desiderio omosessuale è transitorio e superficiale. I desideri omosessuali e i desideri di calore e di compasssione ad essi associati possono venire percepiti come la cosa più bella e più profonda nella vita di una persona. Già questo è un autoinganno. I sentimenti omosessuali, a volte esaltati come “puro amore” e come amore più profondo di quello tra marito e moglie, in realtà non hanno nulla a che vedere con il vero amore. Si tratta di amori incentrati su sé stessi. Questo “amore” è un chiedere, persino un supplicare amore e attenzione.

         E' un fatto evidenziato dal modo in cui abitualmente finiscono le relazioni omosessuali. Il partner serve a soddisfare le necessità di un io infantile, ma non è realmente amato nel suo essere. Come risultato, si può vivere aggrappati al partner e allo stesso tempo provare in realtà una profonda indifferenza per lui. E’ significativo che queste persone possano parlare delle loro passate relazioni senza alcuna emozione, come bambini che hanno buttato via un giocattolo al quale non sono più interessati.

3.     Le persone con inclinazioni omosessuali, così come altre persone nevrotiche, soffrono di autocompassione compulsiva. Non tutte esprimono la propria autocompassione e la tendenza all’autocommiserazione con parole drammatiche e lamenti verbali. Quando però si arriva a conoscerle un po’ meglio, diventa quasi sempre chiaramente percepibile un sottofondo di autocompassione. 

      Tendono a pensare in termini di problemi e timori; alcune sono evidentemente iperemotive, altre sono più del tipo lamentoso e piagnucoloso; altre sono ipercritiche nei confronti di sè stesse e degli altri; alcune si lagnano regolarmente di malesseri fisici (che drammatizzano), altre soffrono di depressioni, passano con cadenze regolari attraverso “crisi nervose” o si lamentano della solitudine, della propria apatia, delle proprie difficoltà nei rapporti umani, ecc.
La vera allegria e l’autentica gioia sono esattamente l’opposto di questo dolente stato. E’ vero che alcuni omosessuali recitano la parte del burlone, del faceto, ma a un più attento esame dietro questa recita si può riconoscere il bambino depresso che si compiange. Questo può essere un modo puerile di attirare l’attenzione e l’ammirazione sull’io infantile. Vi è sempre una soggiacente agitazione.

4.     Le persone con inclinazioni omosessuali hanno una sorta di fame di attenzione, che può essere incanalata in diversi modi. Possono aggrapparsi agli altri per assorbire la loro attenzione. Possono inconsapevolmente presentarsi come vittime e fare appello ai sentimenti di compassione degli altri per averne aiuto e protezione.
Alcune possono imporsi nel loro ambiente, altre lo tiranneggiano come talvolta fanno appunto i bambini. Anzitutto, esse cercano l’attenzione di un certo partner desiderato, ma questa richiesta di attenzione può generalizzarsi e diventare il modo prevalente di mettersi in relazione con gli altri.

5.     Un’altra caratteristica universale del nevrotico è l’essere incentrato su se stesso. Ciò implica che i suoi sentimenti e pensieri girino in gran parte attorno all'io, e si diventa incapaci di un vero interesse e di un vero amore per gli altri. «Mio marito consuma gli altri», mi ha detto una volta la moglie di un uomo sposato omosessuale, «ma è incapace di dare amore: non sa che cosa sia». Quanto più il complesso omosessuale è predominante nella vita emotiva di una persona, tanto più questa descrizione gli si adatta.


6.     Il «bambino che si commisera» nell'adulto mantiene la vita emotiva di questi a un livello di immaturità anche in altri settori, oltre a quello sessuale. L'infantilismo emotivo delle persone che hanno un complesso omosessuale fanno sì che esse si comportino e pensino come bambini, e in particolare che reprimano la normale crescita emotiva, in una misura che dipende dalla forza del complesso.

7.     Il fatto di essere in parte rimasto bambino riguarda anche il rapporto con i genitori. Perciò gli uomini con questo complesso hanno più spesso un certo «legame con la madre» o serbano un atteggiamento di rimprovero e ostilità verso il padre a motivo di un «legame negativo con il padre». Inversamente avviene per la donna lesbica. Il legame stabilitosi con i genitori può contenere elementi ambivalenti: qualcuna può avere un rapporto di dipendenza dalla madre e allo stesso tempo tendere ad attaccar briga con lei per scaricare la propria irritazione nei suoi confronti.


8.     L'«intimo bambino di un tempo» conserva atteggiamenti e sentimenti infantili nei confronti dell'altro sesso. L'uomo omosessuale può continuare a detestare le donne nello stesso modo in cui l'adolescente in passato le vedeva come intruse nella propria vita o come rivali che gli volessero carpire i compagni, o semplicemente come «quelle stupide ragazze» saccheggiatrici del mondo dei ragazzi.

Egli può sentirsi ancora inferiore e timoroso di fronte a loro, vergognandosi della propria scarsa virilità. Può anche continuare a vedere certe donne come figure protettrici, materne, premurose, e non come femmine adulte di esseri umani con le quali poter entrare in relazione come uomo adulto. In modo analogo, la «ragazzina che persiste nella donna lesbica» può continuare a vedere gli uomini attraverso lenti deformanti per avversione, invidia, timore o fastidio.

9.     Le persone con inclinazione omosessuale hanno difficoltà ad accettare pienamente la propria identità sessuale, la cosiddetta «identità di genere». L'uomo sente le cose maschili come non pertinenti a sé stesso; la donna lesbica si trova a disagio nelle cose femminili. È tuttavia sbagliato pensare che, nel proprio intimo, questi uomini si sentano donne o le donne lesbiche si sentano uomini.

  10.    Infine, non è superfluo rilevare che un complesso omosessuale è solo una parte della personalità totale di una persona. Una persona come un tutto è qualcosa di più della sua personalità infantile, anche se è vero che alcune persone a tendenza omosessuale possono impressionare proprio per la loro immaturità. Se guardiamo più attentamente, scopriamo che ogni uomo o donna afflitto da omosessualità ha parecchie qualità e tendenze da adulto.


Per il fatto che il nostro studio concerne la parte infantile della loro personalità, possiamo dare l'erronea impressione che si tratti di persone totalmente infantili. In realtà, lo psicoterapeuta tratta proprio con la parte adulta della personalità omosessuale e ad essa in gran parte fa riferimento; ed è proprio da questa parte che ci si può aspettare una realistica visione di sé, la buona volontà e altre energie terapeutiche. 
La parte adulta della personalità è anche la più interessante delle due: essa è viva, mentre l'aspetto infantile dell'io è più simile a un meccanismo rigido e stereotipato. Nella vita di tutti i giorni noi vediamo per lo più una mescolanza degli aspetti maturi e di quelli infantili della personalità.

La bisessualità deriva da questa struttura a doppia personalità: l'inclinazione sessuale che deriva dalla parte più adulta, quando essa si è sviluppata, si dirige all'oggetto maturo della sessualità, cioè il sesso opposto. Il «bambino che si commisera», d'altra parte, spinge la sessualità verso i suoi oggetti immaturi. Poiché una parte della personalità bisessuale elide l'altra, è evidente che l'eterosessualità di queste persone non è completamente sviluppata.