domenica 15 settembre 2013

USCIRE DALL'OMOSESSUALITA'. LA DIFFIDENZA E IL SOSPETTO


L a   d i f f i d e n z a   e   i l   s o s p e t t o 


La diffidenza e il sospetto sono altri due elementi principali della paranoia omosessuale. Molti anni dopo che avevo smesso di provare desideri omosessuali in modo evidente e palese, mi resi conto che continuavo a diffidare degli uomini.

Questa diffidenza costituiva una vera e propria barriera che m'impediva di poter avere delle amicizie sane con lo stesso sesso.  
Quando incontravo degli uomini con atteggiamenti di dominio, spesso reagivo con una rabbia che li feriva, anziché affrontare oggettivamente il loro comportamento impositivo. La mia rabbia era un modo immaturo di definire il mio territorio e di liberarmi dal loro controllo. Queste reazioni colleriche erano dei transfert psicologici che avevano origine nello schiacciante controllo che mio padre aveva esercitato su di me.
Infine, bisogna dire che la voce del "bambino auto-commiserante" che è al centro della nevrosi omosessuale assomiglia alla voce litigiosa della paranoia omosessuale. Questa voce protesta e difende il diritto a lamentarsi del bambino interiore. Il dott.Gerard van den Aardweg scrive:
 

Sembra come se il bambino interiore lottasse per mantenere la sua posizione di persona importante e tragica e temesse di perdere questa forma di amore di sé che in più dà dipendenza. Possiamo capire ciò che Freud intendeva dire quando dibatteva il fenomeno della resistenza che aveva osservato durante il trattamento di molti nevrotici, i quali gli avevano fatto "la più grande impressione", dandogli "la sensazione che c'era in loro una forza in azione che si difendeva con tutti i mezzi possibili contro ogni cura e che si agganciava ostinatamente alla malattia e alla sofferenza."
Giunsi a guarire dalla paranoia omosessuale in primo luogo quando imparai a verificare tutti i miei pensieri negativi riguardo lo stesso sesso. Invece di accettare e far mio subito ogni pensiero negativo, lo tenevo nel cuore davanti a Dio. Nel mio diario di preghiera mettevo per iscritto tutte le cose che avevo contro gli uomini che conoscevo. Poi chiedevo a Dio di mostrarmi se questi pensieri negativi erano veri o falsi.

In secondo luogo, imparai a non vivere più a partire dai miei pensieri e sentimenti negativi. Ciò significava all'inizio imparare a vivere sotto la tensione di due centri opposti: il vecchio centro del mio sé nevrotico al quale morivo quotidianamente e il nuovo centro del mio vero sé redento in Cristo che diventava ogni giorno più vivo. Non permettevo alla voce del bambino interiore paranoico che si ripiegava su se stesso di dominarmi. Lasciavo piuttosto morire questa voce lagnante e critica praticando la presenza di Cristo in me. 

La presenza dello Spirito Santo dimorante in me e la Parola viva di Dio, la Bibbia, costituivano il mio vero centro. Nel suo libro "Clinical Theology" (Teologia clinica), il dott.Lake racconta come aiutò i suoi pazienti paranoici a sviluppare un "doppio orientamento". Insegnò loro a vivere sotto la tensione di due centri opposti, permettendo però al vero centro non-paranoico di dominare. Frank Lake constatò che ciò era basilare per la guarigione di queste persone.

In terzo luogo, qualora un pensiero negativo su qualcuno dello stesso sesso si rivelava esatto, imparai a non parlarne. Naturalmente venni a mancare spesso in questo, ma dopo un certo tempo divenni capace di tenere queste critiche per me. In seguito imparai a rimettere ogni critica esatta sugli altri in preghiera al Signore. Questo non vuol dire che negavo l'esistenza di certi difetti di carattere negli altri. Decisi semplicemente di non permettere che essi diventassero il mio punto di vista definitivo sugli altri.


In quarto luogo, forse il punto più importante, cercavo ciò che c'era di buono nell'altra persona e ne facevo l'elogio ad alta voce ogni qualvolta era possibile. In un mondo decaduto è facile vedere ciò che non va negli altri, come ci dimostra così meravigliosamente la parabola dell'uomo con la trave nell'occhio. Ma è veramente virtuoso cercare il buono negli altri ed accentuarlo.