domenica 27 ottobre 2013

SI PUO' CAMBIARE: Il mio vecchio amico, John Paulk - di Joseph Nicolosi




Il mio vecchio amico, John Paulk
di Joseph Nicolosi, psicoterapeuta fondatore del NARTH


Recentemente, il portavoce ex-gay John Paulk ha lasciato sua moglie e i suoi tre figli dopo più di vent'anni di matrimonio ed è rientrato nella comunità gay. Ha rinunciato alla sua vita di uomo sposato ed ora sta scoraggiando altri a provare il cambiamento.
Molto tempo fa, John è uscito da un passato assai turbolento. Prima della sua conversione cristiana, aveva assunto l'identità di “Candi”, un travestito che faceva uso di droghe e si prostituiva, immergendosi così negli aspetti più selvaggi e antisociali del mondo gay. Ma la sua conversione cristiana lo aveva portato ad un cambiamento totale: il matrimonio con Anne, una ex lesbica e donna cristiana impegnata, con una visione tradizionale della famiglia e della sessualità, con la quale ha cresciuto tre figli, ora adolescenti. 

Ha avuto inoltre una posizione chiave in “Focus on the family”, dove è diventato una figura ben conosciuta nel
testimoniare la sua dedizione verso la famiglia eterosessuale e la visione tradizionale, biblica della sessualità, che afferma come l'identità gay sia un falso costrutto, non facente parte del nostro progetto umano. Ma ora, quella vita si è frantumata.

In qualità di terapeuta riparativo, avendo lavorato con migliaia di uomini con pulsioni omosessuali che cercavano il cambiamento, e come amico di lunga data di John, credo di essere in una posizione unica per parlare di questi recenti eventi.

Innanzitutto, quella di John è una storia che serve da monito riguardo alle “celebrità” ex-gay. C'è un rischio insito nella dipendenza dei movimenti ex-gay dai loro portavoce.
In secondo luogo, nella sua testimonianza, John mette in guardia contro la terapia riparativa, benché non abbia mai fatto ricorso né alla terapia riparativa né a nessun altra forma di psicoterapia con un professionista. 

Il cambiamento nella sua identità sessuale è avvenuto come effetto della sua conversione religiosa.
Come racconta nella sua storia, John non si è mai sentito amato ed è sempre stato alla ricerca di un'identità e di un senso di appartenenza.
Se da un lato non entrerò nel merito dei suoi processi interiori, dall'altro tuttavia parlerò dei modelli psicologici che ho osservato in altri uomini con SSA (attrazione per persone dello stesso sesso) che hanno descritto sentimenti simili.

Per molti uomini SSA, il problema più profondo con cui devono combattere non è l'identità sessuale, ma l'identità profonda. La fonte originaria di questo disagio non è il più evidente problema nel legame con il padre, ma una ferita nell'attaccamento primario con la madre. Per questi uomini, il problema più profondo non è l'orientamento sessuale, ma qualcosa di più sostanziale: identità, attaccamento e appartenenza. Il conflitto nell'identità di genere e l'attrazione per gli uomini, sono solo sintomi superficiali. Questo è il
problema che i media scelgono di ignorare, e che entrambe le parti del dibattito non sembrano riconoscere.

Mano a mano che l'identità di questo tipo di persona evolve, si verificherà l'eccitante “scoperta del mio Vero Sè”, seguita dal disinganno, poi da una nuova “scoperta del mio Vero Sè”, e poi ancora, dal disinganno.
Alla base di questa disperata ricerca c'è l'angoscioso bisogno di aggrapparsi a una personalità stabile, un vuoto profondo e, dietro a questo, un disprezzo di sé. Questo disprezzo di sé si esprime spesso nel distruggere e giudicare ogni aspetto della propria vita precedente, quindi anche l'influenza delle persone che gli erano vicine.

In alcune persone, radicali cambiamenti nella “scoperta del proprio Vero Sé” sono associati ad un disturbo borderline di personalità, a un disturbo narcisistico di personalità e a confusione di genere, dal momento che l'identità di genere si innesta sulla precedente struttura di identità. Un'identità fragile rende la successiva
strutturazione di un'identità di genere particolarmente pericolosa.

L'irrequietezza che alcune persone sentono si manifesta in uno stato cronico di insoddisfazione; nell'aspettativa narcisistica che “se gli altri mi amano davvero, devono togliermi questa sofferenza, visto che loro (o quello che rappresentano) sono responsabili per la mia sofferenza”. Quando gli altri falliscono in questo, emerge un profondo senso di tradimento. Tradimento perché questi individui hanno fallito nell'allontanare il vuoto interiore della persona in conflitto, perciò in essa può scatenarsi molta rabbia verso le persone che facevano parte della sua vita precedente.

La sofferenza di una nuova ricerca di identità e il bisogno di scappare dall'ordinarietà della vita può essere alleviata per un po' dall'adulazione. L'esaltazione narcisistica che si trova nelle celebrità, per esempio, può essere un balsamo intossicante.

Il ciclico disinganno di questi soggetti lascia dietro di sé delle persone devastate, che hanno creduto e investito profondamente in essi: nel caso di John, Anne, sua moglie per vent'anni; i suoi tre figli adolescenti; e anche il suo precedente ministero, “Focus on the family” (in cui John ha prestato servizio come modello di cristiana ricerca nel vivere, giorno per giorno, la certezza biblica circa la natura dell'integrità sessuale); infine, i giovani che sono stati ispirati dal suo pubblico esempio.
John e i suoi sostenitori nella comunità gay vogliono incorniciare l'ultimo periodo della sua storia come prova che le persone che sperimentano SSA sono semplicemente programmate e create per l'omosessualità, ma saremmo degli illusi se credessimo a questo paradigma semplicistico.

Laddove l'identità profonda è il problema fondamentale, noi sospettiamo una ferita nell'attaccamento primario con la madre. 
Nella mia esperienza clinica, esiste un particolare tipo di cliente che, nonostante sia profondamente insoddisfatto dalla vita gay e abbia successo nello sviluppare un buon funzionamento eterosessuale, avrà difficoltà nel tempo a raggiungere la disciplina di sé e la maturità necessarie ad affrontare un duro lavoro quotidiano, a tornare a casa dalla moglie e dalla famiglia, ad aiutare i bambini nei compiti, a cenare ed intavolare una buona  conversazione con la moglie, prima di andare a letto. Questa vita di investimento quotidiano nell'amore reciproco, sembra stare troppo stretta: è noiosa, ingloriosa, non eccitante, “semplicemente non abbastanza”. Sotto la noia e l'irrequietezza rimane questa profonda, cronica insoddisfazione.

Non si tratta semplicemente del bisogno di trovare un partner di sesso diverso; si tratta di ricevere attenzioni, flirtare, sentirsi speciali, distrarsi dalla cronica insoddisfazione esistenziale attraverso feste e altre attività eccitanti, come quelle offerte dalla comunità gay con i suoi ben conosciuti circuiti di feste, in cui si ricorre anche alle droghe.

Sospetto che questa “eccitazione” fosse quello che John stava cercando quando andò nel locale gay a Washington molti anni fa, dopo aver parlato alla conferenza “Love Won Out”, quando ha scatenato una crisi nelle pubbliche relazioni mentre lavorava nel ministero “Focus on the Family”. Non credo che John fosse alla
ricerca di sesso. Sospetto che fosse annoiato dalla comunità cristiana e dalle sue aspettative, credo che cercasse evasione, flirt, avventura e – una parola molto amata nelle politiche gay - “trasgressione”.

Naturalmente, ogni passaggio che la persona fa da “pensavo di essere così e così” a “ora so chi sono”, prevede necessariamente la presenza di sostenitori. Anche Randy Thomas del ministero Exodus (un gruppo che si propone di sostenere le persone nel vivere una vita in purezza sessuale secondo le norme bibliche) dice di John: “Gli ho detto che benché lo abbia compreso meglio dopo la sua visita nel locale gay nel 2000, ho potuto comprenderlo ancora di più ora che si sta ponendo sinceramente delle domande sulle sue azioni passate e sulle sue motivazioni... La sua nuova, profonda onestà mi rende felice per lui”.
Questo significa che Mr Thomas rispettava John di meno quando viveva una cristiana vita matrimoniale?
Non ci rimane che domandarci se Exodus sia semplicemente annegata in un mare di “grazia da quattro soldi” e nella filosofia alla Oprah del tipo al “segui il tuo cuore”.

E così abbiamo visto le molte facce di John Paulk – il travestito/ prostituta “Candi”, il portavoce ex gay, e ora, l'uomo gay.
Può John davvero credere che troverà l'amore e la felicità allontanandosi da sua moglie e dai suoi tre figli?
John dice che non si è mai sentito amato nella sua vita.
Ciononostante, probabilmente nessuno ha mai amato John più di sua moglie, Anne.