Post più popolari

giovedì 22 gennaio 2015

L’omosessualismo, la natura, i gemelli: non esiste il DNA gay

L’omosessualismo, la natura, i gemelli: 
non esiste il DNA gay 



Chi promuove l’omosessualismo (e l’ideologia gender) fa di tutto per sdoganare l’idea che l’omosessaulità sia “naturale”. 



Gay si nasce o si diventa? La fatidica domanda, riguardo l’esistenza di un presunto gene gay innato, ogni tanto ritorna, sebbene il quesito abbia, da tempo, ricevuto ampie e inequivocabili risposte. Recentemente la questione è stata portata nuovamente alla ribalta da una organizzazione di ex gay, americana, chiamata PFOX, la quale ha promosso a Richmond, capitale dello Stato della Virginia, una ampia campagna pubblicitaria per far conoscere i reali dati scientifici riguardo l’omosessualità.


In particolare, tali dati riportano diversi casi di gemelli omozigoti, quindi perfettamente identici, che tuttavia differiscono per tendenze sessuali. Esistono almeno otto importanti studi scientifici condotti su gemelli identici in Australia, Stati Uniti, e in Scandinavia, durante gli ultimi due decenni che mostrano come gli omosessuali non sono nati omosessuali.



 Il dott. Neil Whitehead, che dopo avere prestato servizio per 24 anni come ricercatore scientifico per il governo della Nuova Zelanda, e aver lavorato alle Nazioni Unite e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, oggi ricopre il ruolo di consulente per alcune università giapponesi, sottolinea il ruolo irrilevante della genetica nella scelta dell’orientamento sessuale, affermando: «al meglio la genetica è un fattore secondario».


I gemelli monozigoti derivano da una singola cellula uovo fecondata, ciò significa che essi sono nutriti in condizioni prenatali uguali e condividono il medesimo patrimonio genetico.

Da qui consegue che, se l’omosessualità fosse una tendenza innata, stabilita dai geni, ci si aspetterebbe che tale attrazione fosse sempre identica nei gemelli monozigoti. Come nota infatti il dott. Whitehead: «dal momento che hanno DNA identici, dovrebbero identici al 100%». 


Tale ipotesi è però smentita dalla realtà dei fatti che attestano che «se un gemello identico ha attrazione per lo stesso sesso la possibilità che il co-gemello abbia la stessa attrazione è solo di circa il 11% per gli uomini e del 14% per le donne». Il dott. Whitehead conclude dunque escludendo categoricamente che l’omosessualità possa dipendere da fattori genetici: «nessuno nasce gay. (…) Le cose predominanti che creano l’omosessualità in un gemello identico e non negli altri devono essere fattori post-parto».

Secondo lo specialista l’attrazione per lo stesso sesso (SSA) è determinata da «fattori non condivisi», cose che accadono ad un gemello, ma non l’altro, o da una differente reazione personale ad un specifico evento da parte di uno solo dei gemelli. 


Pornografia, abusi sessuali, particolare ambiente familiare o scolastico sono tutti elementi che possono influenzare in modo diverso l’uno rispetto all’altro. Un gemello potrebbe non essere in grado di interagire socialmente come l’altro gemello, provocandosi una sensazione di solitudine, che potrebbe poi portare alla necessità di essere accettato da un gruppo di persone, e in alcuni casi, tale gruppo diventano le comunità LGBT. Secondo il dott. Whitehead infatti, «queste risposte individuali e idiosincratiche a eventi casuali e ai fattori ambientali comuni predominano».


Il primo studio approfondito su gemelli monozigoti è stato condotto in Australia nel 1991, seguito da un altro grande studio americano nel 1997. Oggi, lo strumento principale per la ricerca biomedica, secondo lo specialista, sono i registri nazionali sui gemelli: «i registri dei gemelli sono la base dei moderni studi sui gemelli. Ora sono molto grandi, ed esistono in molti paesi. Al momento è in progettazione un gigantesco registro europeo del quale faranno parte 600.000 membri, ma uno dei più grandi attualmente in uso si trova in Australia, con più di 25.000 gemelli registrati».


Nel 2002 la coppia di sociologi americani Peter Bearman e Hannah Brueckner ha pubblicato uno studio che ha coinvolto 5.552 coppie di gemelli degli Stati Uniti, mettendo in evidenza come l’attrazione per persone dello stesso sesso tra gemelli identici era comune solo al 7,7% per i maschi e al 5,3% per le femmine. La stessa ricerca ha preso in esame anche il cambiamento di orientamento sessuale durante il corso della vita, osservando come la maggior parte di questi cambiamenti, avvenuti per via “naturale” piuttosto che terapeutica, sono indirizzati verso una esclusiva eterosessualità, con il 3% della popolazione eterosessuale che afferma di essere stata in passato anche bisessuale o omosessuale.


Alla fine tali dati hanno fatto emergere un dato curioso per il quale il numero delle persone che hanno cambiato il loro orientamento sessuale verso una totale eterosessualità risulta più alto dell’attuale numero di bisessuali e omosessuali messi insieme. In altre parole, conclude Whitehead, «gli ex gay superano per numero gli attuali gay».


Ancora una volta la realtà sbatte la porta in faccia all’ideologia. La forsennata ed tendenziosa ricerca degli attivisti LGBTQ riguardo l’esistenza di un agognato gene gay, che attesterebbe la normalità dell’omosessualità si deve, infatti, bruscamente arrestare davanti agli inoppugnabili dati concreti che certificano chiaramente come l’omosessualità non ha nulla di genetico e naturale. 

Più che di “gene gay” sarebbe corretto parlare di “virus gay”; se nessuno nasce infatti con il gene dell’omosessualità tutti, e in particolare le giovani generazioni, sono a rischio contaminazione dell’ideologia del gender imposta come diktat etico dal mainstream culturale dominante.

Lupo Glori

giovedì 1 gennaio 2015

QUALE TIPO DI DONNA SPOSA UN UOMO OMOSESSUALE? - BLOG "SI PUO' CAMBIARE"


 QUALE TIPO DI DONNA SPOSA UN UOMO OMOSESSUALE?

Tratto dal libro Craving for love
di Briar Whitehead


Una donna che sposa un uomo omosessuale ha spesso una scarsa stima di sè. Può sposarlo per uno dei seguenti motivi:

1) Non si sente sicura nella propria identità sessuale
In vari gradi può provare un sentimento di vergogna e di insicurezza come donna, è poco esigente e discriminante  riguardo alla mascolinità del suo partner, facilmente soddisfatta dell'uomo che le mostra interesse. Lei è l'ideale per l'uomo omosessuale che non vuole una donna che dia troppa importanza al sesso.

2) Può semplicemente essere una donna emotivamente dipendente, che si aggrappa ad una fonte di amore.
Jeff, un ex omosessuale, era sposato con Daphne.  "Voleva il mio amore e la mia approvazione a tal punto che avrebbe fato qualsiasi cosa per tenermi con sè," dice Jeff. "Era come un tappetino, potevo anche tradirla con la sua benedizione".
Volevo soltanto accontentarlo", dice Daphne. La nostra cerchia sociale era costituita da gay ed io lo accettavo perchè sentivo che il suo amore per me era sufficiente.

3) E' attratta da uomini insicuri nella propria mascolinità.
Per reazione ad un rapporto con un padre duro, una donna può essere attratta dalla gentilezza e sensibilità degli uomini omosessuali, senza rendersi conto che tale gentilezza e sensibilità sono spesso  sintomo di una scarsa mascolinità, passività, e di un lato femminile eccessivamente sviluppato.

4) E' codipendente
E' il tipo di donna che deve sentirsi necessaria per poter credere di essere amata. Può sposare un uomo omosessuale sapendo che è gay, credendo di poterlo aiutare; può essere convinta che il suo amore ed il rapporto sessuale lo cambieranno. Un leader ex-gay mi ha detto di aver perso il conto del numero di "donne di 80 kili sposate con uomini bellissimi". L'uomo omosessuale pensa: "non si aspetterà molto da me". Lei invece pensa: "Se riesco sistemare questo piccolo problema di omosessualità, avrò accanto a me un bel pezzo d'uomo. 

Se la donna codipendente sposa inconsapevolmente un uomo che ha sempre nascosto la propria omosessualità,  può aver risposto ai segnali di ricerca di aiuto di lui: forse alla sua passività, insicurezza, immaturità emotiva, timidezza, malumore, isolamento. Gli uomini omosessuali, d'altro canto, spesso rispondono alle "soccorritrici": i tipi forti e capaci che non hanno bisogno di una persona che li guidi ma piuttosto preferiscono "fare da madri".

"Riassumendo", dice Willa, la moglie codipendente di un uomo omosessuale:
sposa un uomo gay perchè lui la farà soffrire, perchè lui non può assolutamente soddisfarla. Per  lei l'amore condizionato è amore; è così che ha imparato a sopravvivere per tutta la sua vita.  Una donna codipendente si sposa pensando: "Se lo amerò abbastanza, anche lui mi amerà"; che se c'è qualcosa di sbagliato, questo qualcosa è dentro di lei. E' lo stesso tipo di messaggio che ha raccolto nella propria famiglia di origine.               
E' facile per  questo tipo di donna credere al suo partner quando lui le dice che è a causa del suo peso e del  suo aspetto se lui non prova attrazione sessuale per lei.

Secondo Annette Comiskey, moglie di un ex-omosessuale, Andy Comiskey, molte mogli di ex-omosessuali provengono da famiglie in cui c'era un problema di alcolismo e hanno  alle spalle una storia di abusi o traumi. Spesso hanno un problema fisico. I loro bisogni inconsci non soddisfatti sono così grandi che molte di loro, oltre ad essere dipendenti dalle relazioni, sono anche dipendenti da droghe, cibo, lavoro o shopping. 

Queste donne giungono a credere che se il loro matrimonio è "orribile" è perchè esse sono "orribili". Se non sono codipendenti all'inizio del rapporto, presto lo diventeranno. Divenire una "salvatrice" è l'antidoto ad una scarsa autostima", dice Annette. "E' un pò come credere che non si meriti niente di meglio, è cercare di redimere se stessa prendendosi la responsabilità di ogni cosa, cercando da sola di salvare sia il matrimonio sia l'uomo.

 Traduzione di Patrizia Battisti