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venerdì 13 luglio 2018

GAY COME REINVENZIONE DI SE STESSI - Joseph Nicolosi, Ph.D.

Joseph Nicolosi in conferenza (Youtube)
Gay as Self - Reinvention

GAY COME REINVENZIONE DI SE STESSI

Joseph Nicolosi, Ph.D. 


Quella che proporrò qui è una visione socio-analitica della formazione dell'identità gay. Tale concezione è basata sulla mia esperienza clinica di trattamento di centinaia di pazienti con attrazioni omosessuali indesiderate.
L'identità gay è stata sbandierata come una questione di diritti umani e di autodeterminazione. Noi Americani amiamo la libertà e l'abbiamo amata così tanto da perdere la bussola. Le nostre istituzioni più autorevoli nel campo della psicologia e della psichiatria, il sistema dell'istruzione e dei media e alcune Chiese si sono arrese all'inganno gay.  Tuttavia io ritengo che l'identità gay sia un auto-inganno.  


"Gay" NON è sinonimo di "omosessuale"
Vorrei chiarire subito il fatto che non parlerò qui della persona che ha attrazioni per lo stesso sesso. Mi concentrerò invece sulla persona che si auto-identifica come gay, ovvero quella persona che ritiene che l'omosessualità corrisponda alla sua vera identità e che il comportamento omosessuale sia normale, naturale ed equivalente al comportamento eterosessuale. 
In secondo luogo vorrei insistere sul fatto che io ritengo che la persona gay non esista. Gay è un'identità fittizia, assunta dalla persona per risolvere problemi emotivi dolorosi. La persona che riconosce di avere un problema di omosessualità e che cerca di superarlo non è gay.
Per considerare valido il concetto di identità gay bisogna per forza negare aspetti significativi della realtà umana.

Proporrò qui un modello psico-sociale della formazione dell'identità gay in tre tappe. In primo luogo vi è il bambino pre-omosessuale con le sue distorsioni di genere; in secondo luogo mi concentrerò sull'assimilazione della contro-cultura gay, che promuove le distorsioni  riguardo se stessi e l'umanità, e infine farò luce su come la comunità gay sia riuscita a ingannare diversi settori della società.


 La prima fase dell'identità di genere  

Cominciamo dal bambino. In un periodo critico dello sviluppo chiamato fase dell'identità di genere il bambino scopre che il mondo è diviso fra maschi e femmine. Chi sarà lui ? Deve farsi carico della sfida personale di assumere la propria maschilità o la propria femminilità: "Sono un bambino o una bambina?” Qui si parlerà dei maschi, dal momento che vi sono molte più variabili da considerare per le femmine.

Di fronte alla realtà del mondo diviso in generi, fra maschi e femmine, e obbligato a fare una scelta, il bambino potrebbe temporaneamente eludere la questione – regredendo a una fase androgena: “Non devo rinunciare ai benefici di entrambi i sessi. Posso essere sia maschio che femmina.” Tuttavia subentra il linguaggio e il bambino comincia a sentire le parole “lui” e “lei”, “sua” e “suo”. 
Entrambi i sessi sono dapprima identificati con la madre, il primo “oggetto” dell'amore del bambino – ma il bambino maschio ha un compito in più: ovvero deve “disidentificarsi” dalla madre e identificarsi con il padre. La maschilità, come afferma Robert Stoller, è una conquista. Il bambino maschio dunque non solo deve acquisire la propria identità, deve anche acquisire il proprio genere. Tutte le culture comprendono l'importanza dell' “acquisizione” del genere, e hanno sempre sostenuto e assistito il bambino attraverso riti di passaggio e di iniziazione maschile.

Oggi stiamo sempre di più abbandonando i bambini nel loro processo di formazione dell'identità maschile; processo che ha bisogno in primo luogo del sostegno dei genitori.  Per il bambino maschio il padre riveste l'importanza maggiore in questo processo. Se è caloroso e ricettivo e accogliente il bambino si “disidentificherà” dalla madre e si relazionerà con il padre per adempiere alle proprie naturali ambizioni maschili. Se il padre è freddo, distaccato, duro o semplicemente disinteressato il bambino farà il primo passo verso il padre ma alla fine si sentirà ferito e scoraggiato e rinuncerà alle proprie naturali ambizioni maschili, tornando dalla madre. Non vi è alcuna evidenza di un “gene gay” , ma è certamente vero che certi bambini sembrano essere specialmente vulnerabili rispetto allo sviluppo dell'omosessualità. I dati clinici ci dicono che i bambini  con un temperamento più sensibile, passivo, gentile e orientati all'estetica potrebbero davvero essere più inclini ad abbandonare la sfida dell'identificazione con il padre.  Un bambino meno sensibile e più spavaldo invece potrebbe riuscire a “sfondare” quella barriera emotiva. Il bambino dal temperamento sensibile d'altro canto prende questa decisione: “Non posso essere maschio, ma non sono neanche femmina. Allora rimarrò nel mio mondo androgeno, nel mio segreto posto fantastico.”

Questa fantasia androgena, come vedremo, dura fino all'età adulta ed è una componente distintiva della cultura gay. Si tratta di una fantasia che non solo porta con sé il rifiuto narcisistico di identificarsi con una cultura basata sulla distinzione fra i generi, ma anche il rifiuto di identificarsi con la realtà biologica umana su cui si basa la nostra società. Dal momento che il genere – un elemento costitutivo dell'identità personale – svolge anche un ruolo di primo piano nel modo in cui ci
relazioniamo con gli altri e con noi stessi. Ѐ anche la via principale attraverso la quale raggiungiamo la maturità.

Diversi studi confermano la correlazione fra la non conformità di genere da bambini, che indica spesso una confusione dell'identità di genere, e l'omosessualità da adulti . L'omosessualità non si sviluppa sempre in questo modo ma certamente stiamo parlando di un modello di sviluppo molto diffuso. Gli scritti sull'argomento raccontano sempre la storia del ragazzo pre-omosessuale isolato dai coetanei maschi, e che si sente diverso, insicuro della propria mascolinità e solo, scollegato dal padre e che si rifugia nella madre. Camille Paglia, un'attivista lesbica, dice di avere sofferto di una “enorme disfunzionalità di genere” durante l'infanzia. Andrew Sullivan, gay e autore di “ Virtually Normal ” , racconta di un compagno di scuola che gli rivolse la domanda: “Ma dentro sei un ragazzo o una ragazza?”.

Dal momento che il genere ha rappresentato una così grande fonte di dolore durante l'infanzia non c'è da meravigliarsi che l'annullamento delle differenze di genere sia una pretesa centrale della cultura gay. I gay spesso dicono di provare “indifferenza per il genere”. Daryl Bem, uno psicologo gay, descrive la sua idea di società utopica: ovvero una società “senza la polarizzazione dei generi” in cui ciascuno potrebbe potenzialmente essere il partner e l'amante di chiunque. E anche altri scrittori gay vorrebbero la fine del “sistema basato sui generi.”


Distacco dal sé e dagli altri


Dunque vediamo come, tipicamente, l'uomo che rivendica un'identità gay da adulto, abbia passato gran parte della propria infanzia disconnesso emotivamente dagli altri, in particolar modo dal padre e dai suoi coetanei maschi. Spesso all'interno della famiglia aveva assunto il falso ruolo del “bravo bambino”.

Uno dei miei pazienti mi disse: “Ero una non entità”. Un altro mi disse: “Recitavo sempre il copione che altri avevano scritto per me. Ero un attore negli spettacoli degli altri”.

Un paziente mi disse: “I miei genitori mi hanno guardato crescere” Un altro, ascoltando questa affermazione, rivelò: “Io mi sono guardato crescere”. Questa affermazione dà l'idea del distacco da se stessi. Non c'è da meravigliarsi che il bambino pre-omosessuale sia spesso interessato al teatro e alla recitazione: “La vita è un teatro. Siamo tutti attori. La realtà non può essere quella che io voglio che sia?”


Nell'assenza di una identità autentica, è facile reinventarsi. Affermò Oscar Wilde( probabilmente la prima persona in assoluto a dare un volto alla parola gay ): “La naturalezza è semplicemente un'altra posa.” 
Senza dei saldi legami emotivi che lo rafforzino nella sua identità, l'uomo che si identifica come gay è plastico. Ѐ un trasformista, un Victor-Vicoria, o il personaggio di "La Cage Aux Folles." Ѐ un giocoliere, è quello che la psicoanalista francese Chasseguet-Smirgel chiamò “l'impostore” o quello che lo psicoterapeuta gay Robert Hopcke chiama “l'outsider, l'imbroglione, l'androgeno--la persona che rompe le barriere della società.”

Disse Freud "Il padre è il principio di realtà." In quanto il padre rappresenta la transizione dall' incantevole e simbiotica relazione fra madre e figlio alla dura realtà. Ma il bambino pre-omosessuale pensa fra sé: “Se mio padre mi rende non importante, io rendo lui  non importante. Rifiuterò lui e tutto quello che rappresenta”. Ecco che vediamo il potere infantile del “no” – “Mio padre non ha nulla da insegnarmi. Il suo potere di procreare ed esercitare un effetto sul mondo non sono nulla rispetto al mio mondo di fantasia. Quello che lui può fare, io lo posso sognare. Sogno e realtà sono la stessa cosa.”

Piuttosto di sforzarsi per trovare la mascolinità al suo interno, e il suo potere procreativo, andando verso il mondo e cercando di avere un impatto su di esso, sceglie invece di rimanere nel suo ruolo di bravo bambino sognante. Distaccandosi non solo dal padre e dagli altri maschi ma dalla sua maschilità stessa e dal suo corpo – compreso il principale simbolo della sua maschilità, il suo stesso pene, un oggetto alieno persino a lui stesso. Cercherà poi la guarigione dal pene di un altro uomo. L'omosessualità infatti, in ultima analisi, è la ricerca della propria identità maschile perduta.  Dal momento che il genere anatomicamente fondato è una caratteristica centrale dell'identità individuale della persona, l'omosessuale non ha tanto un problema sessuale, quanto un problema di identità. Sente di non essere parte della vita delle altre persone. E per questo le preoccupazioni narcisistiche sono spesso riscontrabili nei maschi omosessuali.


La ricerca della propria identità diventa omoerotismo  


Ora, con la pre-adolescenza, il bisogno inconscio di colmare il vuoto emotivo – di connettersi con la propria maschilità – assume la forma del desiderio omoerotico. Il passo successivo sarà l' ingresso nel mondo gay.

E per la prima volta questo ragazzo solitario e spesso alienato incontrerà
 (attraverso chat su internet, o libri che parlano di affaire gay, o personalità televisive) persone che provano i suoi stessi sentimenti. Ma riceverà più di empatia: insieme all'empatia verranno tutta una serie di nuove idee riguardo il sesso, il genere, le relazioni umane, le relazioni anatomiche e il proprio destino personale.

E poi vivrà quell'euforico ed eccitante pseudo-rito di passaggio chiamato “ outing ” o “ coming - out ”. Ѐ solo un altro ruolo costruito per distrarlo dalle questioni più
profonde e dolorose che riguardano la sua identità. L'identità gay infatti non è affatto scoperta come se esistesse a priori, come se fosse un tratto naturale. Si tratta invece di una reinvenzione di se stessi culturalmente approvata che serve a mascherare le ferite e i dolori emotivi collettivi di un gruppo di persone. E questa pretesa fittizia di avere finalmente trovato la propria identità attraverso l'etichetta gay è forse il ruolo più pericoloso fra tutti quelli interpretati dal ragazzo in cerca di appartenenza e della propria identità.  Ora è passato dal “bravo bambino” accondiscendente dell'infanzia a ribelle sessuale. Uno dei vantaggi che gli conferisce essere parte della subcultura gay è il sostegno e l'affermazione che riceve nel suo fare ricorso alla fantasia come metodo per risolvere i problemi.


L'opzione della fantasia 

Ora può fare a livello collettivo quello che faceva da bambino: quando la realtà è dolorosa, si può scegliere la fantasia. “Devo solo ridefinirmi e ridefinire il mondo. Se gli altri non staranno al gioco, li incanterò e li manipolerò. Se non funziona, farò i capricci.”
Per quel bambino solitario, quanti grandiosi vantaggi presuppone etichettarsi come gay! Può ricevere sesso senza limiti e potere illimitato semplicemente rovesciando la realtà. Può vendicarsi delle ferite dell'infanzia. E, come se non bastasse, può ora rifiutare il padre che lo aveva a sua volta rifiutato e, in modo analogo, il Dio-Padre Giudaico-Cristiano che ha separato il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e la verità dall'inganno.

Ora, dobbiamo porci la prossima domanda. “Come è possibile che questo gruppo di bambini e bambine feriti – conosciuti da adulti come comunità gay – siano riusciti a promuovere la loro liberazione nella cultura popolare, nei media, fra i politici, nelle università e nelle Chiese?” 
In molti modi, ma è opportuno citarne almeno tre. 
Il primo modo è quello del movimento per i diritti civili, forse la forza più autorevole nella formazione della coscienza collettiva della società americana in questo secolo. Gli apologeti dei gay hanno utilizzato delle questioni autentiche di diritti civili come strumento per promuovere la loro ridefinizione della sessualità umana e della natura umana. Uno strumento potente di cui si sono serviti è la cosiddetta storia di coming - out . La stessa storia generica che viene ripetuta quasi testualmente da trent'anni — dalle stanze dell' American Psychiatric A ssociation nel 1973 allo Show di Oprah Winfrey.

Ho visto dei religiosi applaudire queste storie di coming - out . E perché no? Dopotutto “ritrovarsi” e “essere chi realmente sei” è un tema popolare affascinante

da tardo ventesimo secolo. Sicuramente la persona che racconta la storia parla con sincerità. Tuttavia chi ascolta non guarda quasi mai oltre le sue parole e non comprende il suo comin g - out in un contesto più ampio.

Un altro fattore è il fatto che ad essere in crisi è la sessualità nel suo insieme e stanno avvenendo molti cambiamenti riguardo la nostra definizione di famiglia, comunità, procreazione, matrimonio e generi. Tutti cambiamenti al servizio del diritto della persona ad appagare il proprio piacere sessuale. A livello storico il movimento per i diritti gay, pur avendo preso le mosse dal movimento per i diritti civili, continua ad attingere la propria forza dal movimento per la liberazione sessuale.
Va anche detto che in questo momento vi è una vulnerabilità culturale di fondo rispetto alla retorica gay. Chasseguet-Smirgel afferma che il "pervertito" (nel senso psicoanalitico del termine) confonde due realtà umane di base: la distinzione fra le generazioni e quella fra i sessi. Nella ideologia gay vediamo questo tipo di azzeramento delle differenze.

Allo stesso modo Midge Decter fa notare come la nostra cultura tratti i nostri bambini da adulti ( ora si fa educazione sessuale anche nelle scuole elementari ) e gli adulti da bambini.

La nostra è una cultura consumistica e i prodotti per il consumo foggiano la nostra idea di noi stessi. Gli strateghi del marketing sono fin troppo soddisfatti di potere rivolgersi a gruppi target. Le coppie gay sono chiamate DINKS ( dual income, no kids , ovvero doppio stipendio e niente figli). La clientela gay è sempre stata ben vista dal mercato e i consulenti del marketing le hanno dato il volto della legittimazione. Oggi la maggior parte delle grandi società, quali AT&T, Hyatt House, Seagrams , A p ple C o m p u t e r , Time - Wa rner e A m e ric a n E x p r e s s offrono servizi e prodotti appositamente pensati per i clienti gay. Ci sono resort gay, crociere gay, teatri gay e festival per film gay. Le riviste gay, i film e la fiction danno un volto a persone il cui problema essenziale è di fatto proprio quello dell'identità e dell'appartenenza. I prodotti di lusso come la gioielleria, la moda e i cosmetici sono fin troppo lieti di corteggiare e gratificare una minoranza ferita. Tuttavia, al di là delle rassicurazioni materiali, tali beni di lusso equiparano l'identità gay al successo economico: t he gay life is the good life .

E tuttavia gay è una contro-identità: un'identità negativa, in quanto trae la propria energia psichica da quello che non sono , ed è un rifiuto infantile di accettare la realtà. Mediante le giustificazioni offerte oggi dall'istruzione liberal è facilmente razionalizzata dagli argomenti del decostruzionismo.
Il decostruzionismo e l'agenda gay sono perfettamente compatibili. Si intrecciano entrambi con diversi movimenti moderni, fra cui l' “antispecismo”, che promuove l'idea secondo la quale l'uomo non può considerarsi superiore agli animali. Il liberazionista animale e fondatore di PETA Ingrid Newkirk afferma che "un topo... è un maiale...è un cane...è un ragazzo."

E poi vi sono dei movimenti che puntano all'annullamento delle barriere fra generazioni, basti pensare al recente alleggerimento della definizione diagnostica della pedofilia da parte della psichiatria o alla pubblicazione del saggio “ Male I n t e r g e n e r a tio n al L o v e ” ( “ L'a m o r e in t e r g e n e r a zio n ale f r a m a s c hi ” ), un'apologia della pedofilia, nel Journal of Homosexuality .

Diversi movimenti gay e femministi odierni negano apertamente qualsiasi tipo di differenza emotiva fra i sessi mentre dei movimenti del culto della natura considerano gli istinti come sacri. 
Il fondatore del decostruzionismo è Michel Foucalt, un uomo gay la cui concezione filosofica emerse dalla sua omosessualità. Foucalt aveva il piano oltraggioso di decostruire la differenza fra la vita e la morte; era ossessionato dall'idea di morire durante un episodio di orgasmo. Alla fine riuscì, come affermò Charles Socarides, a “decostruire se stesso”: morì di AIDS in una casa di cura.  
E così vediamo come il decostruzionismo confonda l'animale con l'umano, l'adulto con il bambino, il maschio con la femmina, il sacro con il profano e la morte con la vita. Tutte le distinzioni e le separazioni più profonde dell'umanità sono sotto minaccia dal decostruzionismo moderno.


La via di uscita
E così vediamo come l'identità gay sia in realtà un'identità fittizia che la persona assume, con il sostegno sempre più ampio della nostra società, per risolvere dei conflitti emotivi più profondi.  Si tratta di un'illusione collettiva, dell'inganno gay. Tuttavia ho personalmente visto più persone di quelle che posso contare lottare, crescere e cambiare. La battaglia è lacerante per l'anima, in quanto va a sfidare – come deve – una falsa identità, che affonda le radici nei primi anni della vita della persona. 
Da adulte, queste persone in lotta hanno provato lo stile di vita gay e sono tornate profondamente disilluse da quello che hanno visto. Invece di fare guerra contro l'ordine naturale delle cose, queste persone hanno scelto di assumersi la sfida della battaglia interiore. Questa è, ritengo, l'unica soluzione autentica ad un problema di identità vecchio come il mondo.
BIBLIOGRAFIA
Chasseguet-Smirgel, Jeannine (1984).
C r e a tivit y a n d P e r v e r sio n . New York,
New York: W. W. Norton & Company.
Miller, James E. (1993).
The Passion of Michel Foucault . New York, New York:
Simon & Schuster