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domenica 30 settembre 2007

Tim Walkins: un ex attivista gay esce dall'omosessualità



Tim Walkins: un ex attivista gay esce dall'omosessualità




Il quotidiano La Razon ha pubblicato una forte testimonianza di Tim Walkins, un ex attivista gay statunitense che si è convertito al cristianesimo ed adesso lavora come pastore presbiteriano, è sposato ed ha tre figli; ne dà notizia ACIPrensa.

Durante una conferenza nel campus della Università di Milwaukee, Walkins ha dato la sua testimonianza ed ha chiesto di distinguere l'attrazione omosessuale che una persona può sentire dal comportamento che si può tenere di fronte a questa. "Si può resistere con l'aiuto della fede e di una relazione personale con Gesù Cristo", ha assicurato.

Walkins ha confessato che nella sua gioventù pensare all'eterosessualità lo "disgustava". "Io non ho scelto di sentirmi attratto verso il mio stesso sesso. Uno dei misteri della vita è precisamente questo: che uno non può scegliere quello da cui è tentato", ha spiegato.

Se è vero, ha precisato, che in un momento della sua vita ha scelto di essere "un omosessuale attivo", poi il cambiamento è arrivato poco a poco in un processo di "riorientamento".

"Mi sono mantenuto fermo nell'evitare qualsiasi pensiero omosessuale pregando, studiando le Scritture e cercando il cuore di Gesù Cristo", ha rivelato ed ha invitato gli omosessuali che credono di essere incapaci di cambiare all'eterosessualità a rimanere nel celibato ed approfondire la loro relazione con Dio. "Mi sono reso conto che, anche se non sapevo come lasciare l'omosessualità, sapevo però come essere obbediente verso quello che credevo".

Testimonianza di Claudio



TESTIMONIANZA DI CLAUDIO


Conferenza "Omosessualità: un nuovo approccio"
svoltasi il 5/5/05 presso la parrocchia di S. Rita - Viareggio

... nel mio cuore di bambino, vedendo come mio padre faceva soffrire mia madre, avevo deciso: "Se essere uomo significa far soffrire una donna, se essere uomo significa essere cattivo, dominante, insensibile, allora io non voglio essere uomo."

Mi chiamo Claudio, sono qui per presentarvi la mia storia: ho avuto problemi di omosessualità e già sin dalla pubertà, quando la sessualità ha cominciato a risvegliarsi, io ero attratto dagli uomini e non dalle donne. Questo inizialmente mi ha causato difficoltà, preoccupazioni, mi sono detto: "Ma cos'è questa cosa?". Avrei voluto 20 anni fa ascoltare una conferenza come questa così avrei capito meglio, però in quel momento ero solo con queste mie preoccupazioni e crescendo, a 11/12/13/14 anni trovavo rifugio nella pornografia e nella masturbazione, lì mi costruivo il mio mondo immaginario e mi distaccavo dalla realtà degli altri.  


Ero una persona socievole, allegra, avevo degli amici, però avevo molta vergogna e paura che gli altri potessero sapere che in fondo io coltivavo pensieri, tendenze omosessuali. A 15 anni ho racimolato tutto il coraggio che avevo a quell'epoca e sono andato a parlare con una persona, un responsabile spirituale. 

Dopo aver condiviso con lui questa mia preoccupazione lui mi ha citato qualche versetto biblico dicendomi: "Questa cosa non è da farsi...." e mi ha lasciato andare. Non mi ha aiutato, mi trovavo in un vero e proprio conflitto e non capivo che cosa potevo fare; crescendo sentivo sempre di più questo richiamo "devi accettarti così come sei", ma io non accettavo queste tendenze che c'erano dentro di me.

All'età di 19/20 anni coltivavo sempre la pornografia e non osavo passare ai fatti; ad un certo punto ho fatto un pensiero che mi ha segnato: "Adesso tu devi essere onesto con te stesso, basta con la pornografia, adesso devi passare all'azione, tu sei un omosessuale, vivi quello che pensi, quello che c'è nella tua mente." Così ho cominciato ad avere contatti sporadici con uomini, cercavo un appagamento, cercavo quello che in fondo avevo sempre coltivato nelle mie fantasie sessuali, ma non lo trovavo.


Così dopo circa un anno sono arrivato ad un punto in cui mi trovavo in una vera e propria trappola, da un lato mi dicevo: "OK, se ho tendenze omosessuali dovrei accettarmi, cercarmi un compagno, il principe azzurro e poi vivere la mia vita", dall'altro lato questi contatti che avevo avuto mi avevano fatto capire che stavo cercando qualcosa, non amavo le persone con cui avevo avuto contatti sessuali, non volevo una relazione con loro, non volevo vivere una vita insieme a loro, volevo sesso, volevo qualcosa che io non avevo.

Il sesso era dunque diventato un appagamento e con esso  desideravo la loro mascolinità, la loro forza, desideravo la loro fiducia in sè stessi, la loro bellezza fisica... però il dramma era che loro volevano la stessa cosa da me, mi sono reso conto che vivevo una realtà in cui ognuno voleva solo prendere e dopo ogni contatto sessuale mi sentivo peggio di prima, mi sentivo più vuoto.


Già a quell'epoca ero credente, amavo Dio, leggevo la Bibbia, e dopo queste esperienze con gli uomini avevo letto il versetto di un Vangelo in cui Gesù dice: "Io sono venuto per darvi la vita in abbondanza", e al punto in cui io ero arrivato mi sono detto: "Se quello che c'è scritto in questo Vangelo è vero, io lo voglio." E così ho gridato a Dio, non riuscivo ad uscire da questa trappola, non sapevo cos'altro scegliere, dovevo accettarmi come omosessuale, ma non volevo e non avevo altre scelte; così non mi era rimasto altro che gridare a Dio e ho detto: "Aiutami! Non vedo una via d'uscita." 
 


Poi in seguito ad alcune circostanze ho cominciato a conoscere della letteratura (a quell'epoca non c'era ancora niente in italiano) che parlava di terapie, ma anche di persone che avevano intrapreso un cammino e che erano uscite dall'omosessualità e per me si è aperto un nuovo mondo. Mi sono detto: "Allora non sono obbligato ad accettare questa mia condizione, posso sperimentare qualcosa di diverso." Così ho potuto addentrarmi un po' nella materia, conoscere persone che non predicavano il solito messaggio "Accettati così come sei che poi andrà tutto bene". E da lì è stata una continua crescita.


Ho potuto capire cosa c'era dietro la mia tendenza omosessuale, ho capito cosa io ricercavo nell'omosessualità. In breve, cercavo la mia mascolinità. La relazione con mio padre era conflittuale, già da piccolo vedevo i miei genitori che litigavano, mio padre era una brava persona, era debole di carattere ma anche piuttosto autoritario e quello che mi ha maggiormente marcato era il modo in cui faceva soffrire mia madre.


Mi ricordo che da piccolo notavo queste tensioni in famiglia e avevo fatto dei pensieri che poi erano diventati delle vere e proprie decisioni, nel mio cuore di bambino, vedendo come mio padre faceva soffrire mia madre, avevo deciso: "Se essere uomo significa far soffrire una donna, se essere uomo significa essere cattivo, dominante, insensibile, allora io non voglio essere uomo." E da lì la mia mascolinità non si è sviluppata, non ho coltivato questa relazione con mio padre .

Dall'altra parte mia madre era una persona molto emotiva, costretta alla sottomissione, ed io soffrivo tanto per questa situazione, mia madre letteralmente piangeva sulle mie spalle ed io non ero pronto ad accogliere queste sofferenze ed è subentrato un altro pensiero: "Non riuscirò mai ad amare una donna perché le donne hanno dei bisogni troppo grandi affinchè io possa soddisfarli." Credevo che non sarei mai stato capace di amare una donna. Così ho capito che in seguito a queste situazioni che avevo assorbito in famiglia, all'interpretazione che io ne avevo dato, cercavo la mascolinità che non avevo lasciato emergere nella mia vita.


Dopo aver capito queste cose ho potuto riconciliarmi con me stesso, accettare la mia mascolinità, imparare ad avere buone amicizie maschili, mi sono riconciliato con mio padre, ho potuto riconciliarmi con mia madre creando un buon distacco e non una simbiosi che si protrae anche nella vecchiaia.

Poi all'età di 26 anni è successa una cosa strana, mi sono innamorato di una bellissima ragazza e per me era qualcosa di nuovo. Non ero mai stato attratto dalle donne e ho cominciato a sentirmi confuso proprio come un quattordicenne alle prime armi e mi sono dovuto arrendere e dire: "Claudio, sei innamorato".


Ho dovuto ammettere a me stesso che c'era qualcosa di nuovo che stava nascendo in me, e con non poche difficoltà abbiamo coltivato questa relazione, è stato molto difficoltoso dal punto di vista dei ruoli (non consiglio a nessuno un fidanzamento come il nostro!), capire chi ero io, chi era lei , ma devo dire che è stato anche molto costruttivo, mi ha molto aiutato, così dopo 2 anni ci siamo sposati, abbiamo formato una famiglia e sono grato a Dio di come mi ha aiutato e mi ha accompagnato fino ad oggi.


Riassumendo, il mio cammino è consistito nel non coltivare l'omosessualità, perché potevo benissimo andare avanti come omosessuale, ma piuttosto nel coltivare quella eterosessualità che io consideravo inesistente, ma che in fondo era latente, era addormentata, era rimasta bloccata ad una certa età e così ho potuto esplorare quest'altra parte di me.

sabato 29 settembre 2007

Sono il Dr. Joseph Nicolosi, presidente di NARTH


Sono il Dr. Joseph Nicolosi, presidente del NARTH

Traduzione dell'articolo "I'm Dr. Joseph Nicolosi, president of NARTH" pubblicato nel sito NARTH



Vorrei dirvi perché mi impegno per sostenere ciò in cui credo.


Viviamo in una cultura dove la tolleranza, la diversità, e il diritto ad autodefinirsi sono tenuti in alta considerazione. Attualmente, le persone che desiderano vivere la loro vita come "gay" sono liberi di farlo. È un loro diritto.


Ma c’è un’altra minoranza sessuale di cui vorrei parlarvi.


Si tratta di uomini e donne che—nonostante provino sentimenti omosessuali –credono che l’umanità sia stata creata per essere eterosessuale.


L’omosessualità non potrà mai definire "ciò che queste persone sono veramente."


I maggiori gruppi di professionisti –l’Associazione Psicologica Americana e l’Associazione Psichiatrica Americana – (le "APA) –hanno abbandonato queste persone. Oggi gli attivisti gay parlano in nome delle APA di argomenti relativi all’omosessualità.


In contrasto, gli "ex-gay" – La minoranza sessuale cui ho fatto cenno— vengono semplicemente dimenticati.


Poiché hanno dato ascolto soltanto agli attivisti gay, non agli ex-gay, le APA hanno promosso il mito che certe persone "nascono omosessuali". Hanno anche incoraggiato la credenza che se avete attrazioni omosessuali, allora "gay" è semplicemente "ciò che siete"— e che rivendicare un altro stile di vita o un’altra identità equivale a tradire la propria "vera natura".


Le APA hanno anche abbandonato la consueta convinzione che i bambini hanno bisogno SIA di una madre SIA di un padre.


Inoltre, hanno incoraggiato il mito che l’omosessualità sia esattamente come l’eterosessualità, eccetto per il sesso del partner.


Tutte queste idee sono … soltanto miti.


Come potrebbe essere vero? Vi invito a leggere il materiale postato su questo sito web.


In tutti i nostri scritti ci siamo impegnati molto per essere scientificamente precisi, ed anche per essere imparziali e rispettosi nel rappresentare le idee di chi non è d’accordo con noi. Poiché in un dibattito rispettoso "la tolleranza, la diversità e l’inclusione" costituiscono le linee guida fondamentali.


Per questo mi impegno per sostenere ciò in cui credo.

giovedì 27 settembre 2007

E' Dio che opera il cambiamento!


"SIGNORE, TI DO IL PERMESSO"

Brano estratto dal libro "This way out" di Frank worthen, Presidente di New Hope Ministries


Una buona notizia! Parte del processo di acquisizione di un nuovo modo di pensare é responsabilità di Dio.
E’ vero, noi dobbiamo prendere delle decisioni, decisioni difficili.
E’ vero, sta a noi interrompere i rapporti con le persone che ci terrebbero legati al peccato.
E’ vero, abbandonare lo stile di vita e l’orientamento gay può essere il compito più difficile della nostra intera vita.
Tuttavia c’è luce in fondo al tunnel. Arriva il momento in cui la sofferenza scompare, arriva il momento in cui possiamo crogiolarci nel Suo amore e ringraziarlo infinite volte per averci dato la forza e il potere di superare il problema.

Ecco la sua promessa:

E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo,
egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi.
1 Pietro 5:10

E’ Dio che opera il cambiamento. Egli ci chiede soltanto di consentirgli di compiere il Suo lavoro e di concedergli il permesso di operare nelle nostre vite. Se avete vissuto uno stile di vita gay, sapete che cosa significa vivere in modo disordinato. Dio vi promette "stabilità". È una grande benedizione! Sapete quale gioia si prova ad essere completamente se stessi? Dio aveva un progetto per le nostre vite, noi lo abbiamo ostacolato e non abbiamo permesso che quel progetto si realizzasse, ma adesso possiamo ricominciare; possiamo diventare ciò che dovevamo essere fin dal principio. Lode a Dio!

A causa del nostro libero arbitrio, Dio non opererà i Suoi cambiamenti in noi senza il nostro permesso. Egli è presente, sempre, ma aspetta che noi lo avviciniamo. Nel Salmo 107:10-15 (bibbia amplificata) leggiamo:

"Abitavano nelle tenebre e nell'ombra di morte, prigionieri della miseria e dei ceppi, perché si erano ribellati alla parola di Dio e avevano disprezzato il disegno dell'Altissimo. Egli piegò il loro cuore sotto le sventure; cadevano e nessuno li aiutava"
Nell'angoscia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angustie. Li fece uscire dalle tenebre e dall'ombra di morte e spezzò le loro catene. Ringrazino il Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi a favore degli uomini!"

Questo meraviglioso Salmo contiene una verità molto importante, dobbiamo gridare al Signore! Noi gridiamo, Egli risponde. Impareremo presto che Dio ha le sue vie – Dio è un Dio dell’ordine – dobbiamo imparare queste modalità e dobbiamo imparare ad obbedire ai Suoi comandi.

Controllare la proprie mente e i propri pensieri è difficile per la maggior parte delle persone. A meno che Dio non intervenga, è improbabile che ci si psiossa riuscire. Ci è stata promessa una mente sana (2 Timoteo 1:7). Mentre cediamo tutti i nostri vecchi atteggiamenti, desideri e scopi all’opera purificatrice di Dio, si verifica dentro di noi un processo di rinnovamento.

martedì 25 settembre 2007

Orgoglio "gay": troppi luoghi comuni - di Mario Palmaro


Orgoglio «gay»: troppi luoghi comuni

Il Timone - n. 9 Settembre/Ottobre 2000

Sette sintetiche illuminanti risposte ai luoghi comuni sull'omosessualità.
Da ricordare, da utilizzare.


di Mario Palmaro

Attenti al lupo. Quel lupo astuto e pericolosissimo che si nasconde dietro la maschera rassicurante del "luogo comune". Il luogo comune è oggi il peggior nemico del cristianesimo: esso si diffonde a macchia d'olio, come una malattia il cui contagio avviene per trasmissione orale. Di bocca in bocca l'errore travestito da buonsenso circola nelle piazze, negli uffici, nelle case, e trova spesso il povero cattolico assolutamente impreparato. Come un lupo vorace si mangia la sua fede e la sua capacità di ragionamento, e lo trasforma in un uomo del mondo che ragiona come il mondo. Un esempio su tutti: l'omosessualità. Prendendo spunto dall'intelligenza del Beato Pio IX, utilizziamo l'espediente letterario del Sillabo, e riassumiamo sette "false proposizioni" che riguardano l'omosessualità, spiegando in sintesi dove sta l'errore.

1. L'omosessualità è una tendenza innata, e quindi agire di conseguenza non è una colpa.
"La genesi psichica dell'omosessualità rimane in gran parte inspiegabile". Così il n. 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Delle due, l'una: o l'omosessuale è tale per ragioni di patologia psichica o organica e allora la sua è una malattia che può e deve essere curata. Oppure l'omosessuale vuole essere tale per una scelta culturale, e in tal caso entra in gioco il suo libero arbitrio. In entrambi i casi, la Chiesa non giudica la tendenza omosessuale, ma chiede di vigilare sulla condotta: "le persone omosessuali sono chiamate alla castità" (n. 2359 Catechismo).

2. Ci sono tante persone che vivono da omosessuali, quindi è una cosa normale.
I mezzi di comunicazione utilizzano con grande abilità un meccanismo elementare: parlare molto di un certo comportamento serve a renderlo normale. È stato così per il divorzio e per l'aborto.
Oggi si tenta la stessa operazione con la pornografìa e l'omosessualità. Noi non ce ne accorgiamo, ma è una sorta di avvelenamento progressivo a lento rilascio: alla fine tutto è normale. Compresa la pedofilia. Ma la Chiesa ci insegna che non è la statistica a tracciare la strada maestra verso il Paradiso. La verità non è democratica: non si può mettere ai voti.


3. Non esistono comportamenti "normali" e "anormali".
Sintesi della follia contemporanea: nessuna legge, nessuna convivenza civile sarebbero possibili cancellando queste due categorie fondamentali del pensiero Se non esiste la normalità, non esiste nemmeno il giusto e l'ingiusto, il vero e il falso. La vita dell'uomo sarebbe condannata all'insignificanza.

4. L'importante è che due persone si amino: il resto non conta.Classico luogo comune buonista capace di ammaliare schiere di cattolici privi di anticorpi. La Chiesa ma prima ancora la natura ci insegna che l'amore è autentico solo quando è "creativo", cioè quando produce, quando dona, quando trae dal nulla qualcosa di bello. Quando, in una parola, genera. Per questo il diritto canonico considera nullo un matrimonio nel quale siano stati esclusi in partenza i figli. L'omosessualità è per definizione un non-amore, perché è per definizione sterile. È un amore impossibile, perché vorrebbe piegare la natura, violentandola.

5. La Chiesa discrimina e abbandona nella solitudine gli omosessuali.
L'unico luogo dove un omosessuale può essere accolto come fratello è la Chiesa. La Chiesa ama come Maestra, dicendo la verità che libera: va e non peccare più. E la Chiesa ama come Madre, attendendo ognuno di noi, omosessuali compresi, nell'oasi sempre fresca del confessionale. Dentro il quale non c'è posto per nessun tipo di orgoglio, tanto meno gay.

6. Chiedere agli omosessuali di vivere castamente significa operare una discriminazione intollerabile ai loro danni.Gesù chiede a tutti gli uomini di vivere castamente: in particolare, a tutti coloro che non sono sposati, e che magari sono in quello stato non per scelta ma per le circostanze della vita, come pure a divorziati e separati. Ma, per citare una battuta del Cardinal Biffi, anche agli sposati è richiesto un grande sforzo: rinunciare a tutte le donne (o a tutti gli uomini) del mondo, ad eccezione del proprio sposo. Il mondo si meraviglia o deride la fatica di questo cammino perché non crede nella potenza della Grazia, ed è accecato dalla presunzione di fare da sé.

7. Ognuno ha diritto a vivere la sessualità come preferisce, anche con persone dello stesso sesso.Come tutti purtroppo sperimentiamo, l'uomo è certo libero di peccare. Ma per poter conservare questa libertà, di fare il bene e di fare il male, occorre che sia sempre capace di riconoscere il bene e il male. E la condotta omosessuale è - almeno oggettivamente - un male grandissimo. Quando poi a questa miseria umana si aggiungono la rivendicazione, l'ostentazione, la pretesa di uno status giuridico, le manifestazioni di piazza e l'irrisione del Papa e della Chiesa, allora il male si moltiplica perché grande è lo scandalo che si semina nel cuore di molti innocenti. E con questi peccatori Gesù non fu tenero...


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Corrispondenza Romana - Agenzia di informazione settimanale

Un grave lutto per il mondo cattolico. È morto Mario Palmaro

La sera del 9 marzo, nella sua casa di Monza, ha reso l’anima al Signore, dopo un lunga malattia, Mario Palmaro.
Mario Palmaro aveva 46 anni ed è stato uno dei migliori studiosi e difensori della fede cattolica nei tempi travagliati in cui viviamo. Fino all’ultimo istante della sua vita ha combattuto la buona battaglia con gli scritti, con le parole e soprattutto con l’esempio della sua vita cristiana. “Corrispondenza Romana” si onora di averlo avuto tra i suoi amici più fedeli e si associa al dolore e alle preghiere della famiglia e di tutti coloro che lo hanno stimato ed amato. In attesa di ritornare sulla sua luminosa figura, lo ricordiamo oggi con le sue stesse parole, tratte da un’intervista a “Il Foglio”.

La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai.

Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il Crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.

D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.

Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello” (Mario Palmaro).

domenica 16 settembre 2007

L’Ex Presidente dell’APA* Dr. Nicholas Cummings descrive il proprio lavoro con clienti SSA



L'Ex Presidente dell’APA* Dr. Nicholas Cummings
Descrive il proprio Lavoro con Clienti SSA*

il 20% dei clienti hanno mutato orientamento sessuale; per il resto c’è stata una riduzione dei comportamenti promiscui



Il Dr. Nicholas Cummings è stato presidente dell’ Associazione Psichiatrica Americana (APA) e per anni ha rivestito l’incarico di Direttore del Mental Health con la Kaiser-Permanente Health Maintenance Organization. E’ coautore, insieme al Dr. Rogers Wright, del libro Destructive Trends In Mental Health: The Well-Intentioned Path to Harm. Wright e Cummings hanno tenuto due importanti discorsi in occasione della Conferenza NARTH del 2005.

D: Quando lavorava per l’organizzazione Kaisser-Permanente, quanti clienti omosessuali ha incontrato?

Dr. C: Durante i 20 anni in cui sono stato alla Kaiser-Permanente (1959-1979), la popolazione gay e lesbica di San Francisco è esplosa, per cui incontravamo molti più pazienti di questo tipo di quanti ne avremmo incontrati nel solito studio psicoterapeutico. Personalmente ho trattato più di 2000 pazienti e il mio staff ne ha trattati altri 16.000. Abbiamo annotato molti dati mentre ci impegnavamo con profonda serietà a sviluppare un approccio psichico-terapeutico che venisse incontro ai bisogni di questi pazienti. Sotto molti aspetti siamo stati pionieri, i primi ad occuparci di questi bisogni.

D: Quante di queste persone sono state riorientate verso l’eterosessualità, quanti hanno fallito, e quanti hanno continuato ad identificarsi come omosessuali?

Dr. C: Tra le persone che abbiamo trattato con la psicoterapia, il 67% ha ottenuto buoni risultati. Non abbiamo tentato di riorientare nessuno verso l’eterosessualità a meno che questo non fosse lo scopo terapeutico primario del paziente. Pertanto, Il 20% di quel 67% che ha avuto buon esito si è riorientato, mentre l’80% dello stesso 67% ha perseguito uno stile di vita gay sano e sessualmente responsabile.

Q: Un terzo dei suoi clienti non è stato aiutato per niente dalla terapia. Come descriverebbe questi individui? Compulsivi? Ossessivi?

Dr. C: Tenendo a mente che queste percentuali non descrivono tutta la comunità omosessuale, ma soltanto quegli individui che hanno cercato un trattamento presso di noi, le rispondo che circa un terzo era sessualmente compulsivo, con una forte spinta a ricercare incontri sessuali anonimi, mai soddisfatti, e costantemente ossessionati da ciò che essi definivano la loro "dipendenza sessuale". In questo gruppo abbiamo rilevato un’alta incidenza di abuso di droghe; erano spesso spaventati dal pensiero di poter avere ripetuti rapporti sessuali con lo stesso individuo. Ricordo un paziente che pensava di avere un incontro anonimo quando l’uomo, con il quale aveva dimenticato di avere avuto un precedente rapporto, lo chiamò con il suo nome di battesimo. Il paziente fuggì atterrito.

D: Lei ha criticato la comunità psicologica per il ruolo che essa ha avuto nel distorcere la ricerca sull’orientamento sessuale. Può spiegarci perché è critico nei confronti dell’APA?

Dr. C: Per prima cosa mi lasci dire che sono stato per tutta la vita un difensore dei diritti civili, inclusi i diritti delle lesbiche e dei gay. Sono stato io a nominare, in qualità di presidente (1979), la prima Task Force per le questioni omosessuali, che divenne poi una divisione dell’APA.

In quel periodo la questione si incentrava sul diritto di una persona di poter scegliere uno stile di vita gay, mentre adesso è messa in discussione il diritto di scelta dell’individuo di non essere gay, e questo perché la leadership dell’APA sembra aver concluso che l’attrazione verso persone dello stesso sesso é immutabile.

La mia esperienza ha dimostrato che ci sono tanti tipi diversi di omosessuali quanti ve ne sono di eterosessuali. Relegare l'attrazione per lo stesso sesso nel novero delle cose che non si possono cambiare – alla stregua di una minoranza oppressa, del tipo afro-americano ed altre -- distorce la realtà. E i tentativi passati di rendere la terapia del riorientamento sessuale "immorale", vìola la scelta del paziente e di fatto trasforma l’APA in un'organizzazione che determina gli scopi terapeutici.

D: qual'è la premessa fondamentale del libro

Dr. C: L’APA ha permesso alla "political correctness" di trionfare sulla scienza, sulla conoscenza clinica e sull’integrità professionale. Il pubblico non può più fare affidamento sulla psicologia organizzata visto che i suoi pronunciamenti non si basano più sull’evidenza ma piuttosto su ciò che essa considera essere politicamente corretto.

D: che cosa dovrebbe essere fatto per correggere questa situazione?

Dr. C: attualmente la direzione dell’APA è stata assegnata ad un gruppo elitista di 200 psicologi, che si alternano a rotazione in una sorta di " gioco delle sedie", in tutti i differenti uffici, consigli, comitati e Consiglio dei Rappresentanti. La vasta maggioranza dei 100.000 membri è fondamentalmente priva di diritti. Nella Convenzione APA del 2006, tenutasi a New Orleans, ho tenuto un discorso dal titolo "Psicologia e necessità di una riforma dell’APA", che è stato fatto ampiamente circolare, ma che è stato totalmente ignorato dalla leadership dell’APA. E’ improbabile che decida di attuare delle riforme che comportino la perdita del posto!

Articolo pubblicato nel sito dall'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità
NARTH

* Nel 1973 l’Associazione Psichiatrica Americana (APA) ha rimosso l’omosessualità dall’elenco dei disturbi delle malattie mentali presenti nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (dsm), redatto dall’APA stessa.

*SSA é la sigla utilizzata negli Stati Uniti per indicare persone che provano attrazione per lo stesso sesso "Same Sex Attraction"

venerdì 14 settembre 2007

La speranza di vincere il disagio - Intervista con la d.ssa Chiara Atzori


La speranza di vincere il disagio
di Roberto Beretta

Intervista con la dottoressa 
Chiara Atzori 





C’e chi si sta organizzando per aiutare chi vuole uscire da un’omosessualità indesiderata. La testimonianza di un medico, cattolica e impegnata con altri a rendere concreta la speranza di trovare l’identità originaria.

[Da «il Timone» n. 50, febbraio 2006]

Dall’omosessualità si può uscire: ma anche soltanto osare affermarlo — come ipotesi scientifica e come esperienza effettiva — nella nostra società porta al linciaggio morale. 
Eppure bisogna che qualcuno lo faccia, finalmente: per verità e carità. Con questo spirito Chiara Atzori, medico infettivologo di Milano, ha curato la prefazione italiana ai testi dello psicoterapeuta americano Nicolosi e oggi collabora con il gruppo Chaire: un’équipe multidisciplinare cattolica che ha appena pubblicato il libro ABC per capire l’omosessualità (San Paolo). 


  • Dottoressa, una delle prime obiezioni che si muovono alla dottrina cattolica sull’omosessualità è che non si può condannare una persona per una tendenza sessuale innata: non è colpa sua se «si è trovato» omosessuale... Che cosa risponderebbe lei?

«La definizione di tendenza sessuale innata riferita all’omosessualità mi pare fuorviante: come ben specificato anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la tendenza omosessuale, in sé considerata intrinsecamente disordinata rispetto a un “ordine” diversamente pensato dal Creatore, non è da confondere con il comportamento omosessuale. Lo stesso aggettivo “innata” è stato opportunamente modificato nella revisione del Catechismo con la specificazione “profondamente radicato”, proprio a sottolineare che non esiste un’essenza immodificabile.


Può esistere un orientamento omosessuale che, essendo il risultato soprattutto di esperienze relazionali, anche precocissime, è liberamente modificabile. Per fare un esempio comparabile: io posso essere “tendenzialmente irascibile” a causa delle mie soggettive esperienze relazionali, educative, caratteriali, ambientali; però posso lavorarci sopra per non abbandonarmi all’ira sulla base della facile giustificazione “sono fatta cosi”. In questo senso mi pare che il richiamo della dottrina cattolica, piuttosto che in chiave di colpevolizzazione, possa essere letto in modo positivo, per sollecitare la persona con orientamento omosessuale indesiderato ad alzare a sguardo verso un maggior bene, mobilitando le sue risorse di libertà e volontà». 

  • L’opinione pubblica sembra andare verso l’accettazione del rapporto gay come una condizione «normale», alla pari dell’eterosessuatità. Lei invece ritiene che l’omofilia non e una variante tra le altre del comportamento sessuale. Su quali basi? 

«Le mie convinzioni sull’impossibilità di equiparare l’eterosessualità all’orientamento omosessuale è motivata — oltre che dalle evidenze pubblicate nella letteratura medica e psicologica (ad esempio Nicolosi o van den Aardweg) — dall’incontro con persone reali, impropriamente e semplicisticamente definite come “ex gay”. Un incontro assai fecondo, non con personalità castrate o “sublimate”, che hanno subito un lavaggio del cervello o che mostrano una modifica “cosmetica” del loro comportamento (come malignamente alcuni attivisti gay propagandano), ma persone serene e finalmente libere da condizionamenti, che dopo avere sperimentato — alcune in modo estremo — lo stile di vita “gay” hanno liberamente percorso l’itinerario del ri-orientamento che le ha portate a un’eterosessualità appagante ed armoniosa. Queste persone mi hanno aperto uno scenario davvero inedito, positivo, maturo. 


D’altro canto, la letteratura oggi non lascia dubbi: esiste un’ideologia di genere portata avanti da agenzie internazionali con mezzi massmediatici potenti, che mira a destabilizzare il concetto di identità sessuale maschile e femminile. L’oggettività dell’esistenza di un sesso maschile e femminile e propagandata come il risultato di condizionamenti cutturali da smantellare per “autodeterminarsi”. Questa ideologia diffonde una vulgata schizofrenicamente sganciata da criteri di realtà genetici, biologici, psicologici, sociologici evidenti a chiunque non sia ottenebrato da intenti ideologici. 


Nonostante i reiterati ragionevoli richiami della Chiesa, un assordante o forse imbarazzato silenzio della cultura “laica” e cattolica su questi importanti temi ha lasciato buon gioco a quanti hanno occupato spazi massmediatici per anni e oggi ci propinano improbabili fictions con versioni edulcorate di un’inesistente realtà “pansessuale”. Sia ben chiaro che in questo senso anche la promiscuità eterosessuale — intesa come esperienza autocentrata, libero gioco “usa e getta” della corporeità altrui — appartiene a quest’ambito di perversioni che generano tanta infelicità e solitudine».

  • Nessuno vuole sentirlo dire, eppure c’è chi sostiene che dall’omosessuaIità si può «uscire», anche perché in molti casi si tratta di una condizione indesiderata che provoca disagio.

«Modificherei la prospettiva: forse, più che nessuno vuole sentirlo dire, alcuni hanno paura di sentirlo dire e quindi mettono in atto meccanismi intimidatori per evitare la libera circolazione della notizia che da una omosessualità indesiderata si può uscire. I motivi? Perché viene messa in discussione innanzi tutto la loro vita personale, o il potere che certi gruppi di attivisti hanno guadagnato attraverso il tesseramento degli iscritti che si associano per poter entrare nei locali o nei circuiti gay. Non dovrebbe far paura, a un gay veramente contento di esserlo, far sapere che esiste la realtà di quelli che, scontenti della loro pulsione omosessuale, liberamente e con successo percorrono strade diverse raggiungendo un’eterosessualità appagante».

  • Ma sostenere che esiste una «terapia riparativa» non equivale ad ammettere che l’omosessualità è una malattia? 

«Lo stralcio dell’omosessualità dal manuale dei disturbi mentali è avvenuto nel 1973 a fronte della pressione di gruppi che s’opponevano a indebite discriminazioni in ambito sociale. Proprio nei gruppi di auto-aiuto il concetto di omosessualità come patologia viene ridimensionato: la pulsione omosessuale è considerata come una delle possibili ferite o un adattamento “riparativo”, tendenzialmente inefficace, messo in atto di fronte a un “vuoto” verificatosi, per vari motivi, rispetto all’indispensabile necessità di essere in contatto con la propria identità profonda.


La pulsione omosessuale viene quindi vista, al massimo, come un sintomo (appunto, riparativo) messo in atto per ovviare a quello che viene chiamato “distacco difensivo” nei confronti delta propria vera identità sessuata, donata dal Creatore. Staccato dalla vera identità, il soggetto senza saperlo cerca di “ripararsi” attraverso la ricerca di se stesso nella relazione con il partner dello stesso sesso: la persona è attratta da “ciò che (ancora) egli non è”. L’impossibilità di “ritrovare se stessi” con qualcuno che ha lo stesso problema genera però un disagio, la cosiddetta “distonia”. Mi sembra una tesi molto ragionevole e molto liberante, perché la persona può, se vuole, uscire da tale situazione. Con buona pace di chi ci sta bene dentro e quindi può liberamente continuare a farlo; senza però impedire agli altri percorsi alternativi». 

  • Oggi assistiamo a un’esplosione del fenomeno omosessuale: come mai? Motivi culturali o sociali, la debolezza della figura maschile, la potenza della lobby gay...
«Non parlerei di esplosione, quanto di rumorosità. Il fenomeno omosessuale oggi è soprattutto una rumorosa bagarre mediatica da apparente sdoganamento, portata avanti da pochi elementi che si autocelebrano e cercano di imporre un modello comportamentale “normalizzato” attraverso Tv, cinema, spettacolo. 
Per l’indebolimento dell’identità sessuata maschile a femminile che si è generata dalla diffusione del modello “unisex” post-sessantottino, per la particolare fragilità maschile in un’epoca di femminilizzazione aggressiva, di assenza di figure paterne autorevoli e amorevoli (il “mammo” non esiste che nella fantasia di alcuni, mentre i veri padri che ti dicono “chi sei” sono sempre meno), questa aggressività mass-mediatica studiata a tavolino sulla base dell’audience fa più facilmente presa, soprattutto sulle personalità in formazione, sui giovani e in generate sui tanti alle prese con modelli di riferimento genitoriali o famigliari squilibrati. Non dimentichiamo che gli studi autorevoli dichiarano come al massimo il 3% della popolazione (e non il 10% come millantato dall’entomologo Kinsey) presenta un orientamento omosessuale...».


Ricorda «Ad una teoria si può rispondere con un’altra teoria; ma chi più confutare una vita?». (Evagrio Pontico, monaco del IV secolo).

«Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto». (Paul Bourget, Il demone merdiano).

© il Timone http://www.iltimone.org
pubblicato sul sito Contro la leggenda nera

martedì 11 settembre 2007

Cosa posso fare per far cambiare una persona omosessuale?


Cosa posso fare
per far cambiare una persona omosessuale?
 
pubblicato sul sito 
 Exodus International


         Naturalmente, non puoi cambiare una persona a meno che questa non lo desideri. Essa deve trovare la propria motivazione. Ma tu puoi avere un ruolo decisamente importante nel sostegno della persona che decide di cambiare la propria identità sessuale.

Per prima cosa, puoi pregare per lei e condividere con lei il Vangelo. Prega Dio afinché dia loro il coraggio e la perseveranza per raggiungere l’astinenza sessuale. L’attività sessuale serve di solito a coprire ferite profonde. Quando l’attività cessa e gli effetti del sesso "antidolorifico" si affievoliscono, allora la sofferenza emotiva sottostante affiora. Sii presente per ascoltare e sostenere la persona omosessuale durante questo processo.

           Prega Dio affinché li aiuti a trovare nella Parola di Dio la soluzione ai problemi profondi che hanno determinato l’orientamento omosessuale. Informati il più possibile sulla questione dell’omosessualità e trova una persona esperta che possa consigliare il tuo o la tua amica. 

            Prega il Signore affinché li aiuti a riconnettersi con l’originale disegno ed obiettivo che Dio ha in serbo per loro, in quanto uomini e donne. Se appartieni allo stesso genere sessuale del tuo amico o della tua amica, puoi avere un ruolo importantissimo nel loro riorientamento, semplicemente costituendo un modello di uomo o di donna devota a Dio. Questo implica rendersi vulnerabili, esporre le tue debolezze, perseguire energicamente la maturità personale e soprattutto cercare di crescere nella tua relazione con Gesù Cristo.

      Non sottovalutare la tua abilità nell’aiutare qualcuno ad abbandonare l’omosessualità e ad accompagnarlo verso il progetto che Dio ha in serbo per lui. Sii un amico: incoraggia, confronta, ascolta, condividi. Resta al loro fianco durante l’impegnativo cammino che li attende.

venerdì 7 settembre 2007

LA STORIA DI KRISTIN

LA STORIA DI KRISTIN

7 - L'ODIO VERSO LE DONNE
Venite, o spiriti
che servite i pensieri di morte!
Desessuatemi qui e dal capo ai piedi
ricolmatemi della più atroce crudeltà!
(Lady Macbeth in "Macbeth", atto I, scena
V)



Kristin crebbe in una famiglia nella quale lei affrontava quotidianamente l'odio verso le donne come se si trattasse di una cosa normale. Era la più piccola di quattro figli ed unica figlia della famiglia e si ricordava di essere stata messa al servizio dei suoi fratelli durante la sua infanzia; doveva guardarli quando mangiavano del cibo speciale che a lei veniva negato e portare dei vestiti fuori moda mentre i suoi fratelli erano vestiti come i loro coetanei.
Sua madre la trattava crudelmente e mostrava chiaramente una predilezione per i figli maschi. Gli occhi del padre di Kristin non erano mai pieni di quel sereno affetto che una bambina ha così tanto bisogno di sentire da parte del suo papà. Gli sguardi che aveva nei suoi confronti erano invece viscidi.

Giunta all'adolescenza, Kristin cercò di desensibilizzare questa sua profonda sofferenza interiore intontendosi con la droga. Questa grave misoginia (l'odio delle donne) la portò a rifiutare la sua propria femminilità. Come Lady Macbeth, Kristin era "desessuata". Si tagliava regolarmente le ciglia perché le considerava troppo femminili. Adottò una falsa mascolinità per sopravvivere in quella famiglia malata. Avendo interiorizzato la misoginia vissuta a casa, incominciò ad odiare il proprio corpo. Quando la sua sessualità emerse, iniziò una vita di fantasie che includevano immagini di atti distruttivi verso il suo corpo.

Verso la fine della sua adolescenza, aveva acquisito la ferma convinzione che lei, in realtà, era un uomo imprigionato in un corpo di donna, una condizione chiamata generalmente transessualità. Appena le fu possibile, se ne andò via da casa per andare a vivere in una grande città, dove incominciò ad immergersi nella vita notturna. Nei bar gay trovò altri transessuali e travestiti: un tipo di persone come lei. Ma siccome non conobbe mai un'altra transessuale femmina o una travestita, cominciò a temere di essere uno scherzo della natura. Sentendosi sola e profondamente depressa, tentò di suicidarsi, ma il tentativo fallì.

In seguito andò a fare un giro nell'Ovest. Durante il viaggio di ritorno, prese posto all'interno del vagone-bar del treno per annegare il suo dolore nell'alcool. E' così che descrive ciò che sentiva in quel momento: "Pensavo che sarei semplicemente morta, se qualcuno non mi avesse toccata." Un uomo seduto davanti a lei l'invitò nel suo compartimento. Tutto ciò che voleva da lui era che la tenesse tra le sue braccia. Ma egli aveva in mente altri piani. Non avendo la forza di respingerlo, pensò: "E' il destino di certe persone: sono nate per essere violentate e maltrattate."

Mesi dopo quell'orribile notte sul treno, Kristin e una sua amica capitarono ad una riunione cristiana presso un ostello della gioventù locale. Sentirono il messaggio del Vangelo, ma Kristin pensava di essere troppo "irrecuperabile" per diventare cristiana. Tuttavia, ritornò ad assistere alla riunione la settimana seguente. Durante il suo sermone, il predicatore disse: "Se pensate di non essere abbastanza buoni per diventare cristiani, guardate l'apostolo Paolo. Era un assassino, e Gesù lo perdonò!"

A queste parole una diga si ruppe nel cuore di Kristin. Si identificò con il peccato di Paolo, dato che dopo quella notte sul treno si era ritrovata incinta e aveva più tardi abortito il bambino. L'amore di Dio e la verità della croce penetrarono dentro l'anima di Kristin. Disse di sì a Cristo e, come confidò in un secondo tempo, "mi appigliai alla vera speranza che non si trova che in Gesù." La sua conversione le portò la guarigione fondamentale di cui tutti noi abbiamo bisogno: la rigenerazione iniziale dello spirito attraverso una rinascita e la restaurazione della nostra relazione con Dio.

Dio cominciò a guarire rapidamente la profonda confusione che regnava nell'anima di Kristin. Un giorno, in una chiesa, ella incontrò un uomo che rappresentava l'identità maschile che desiderava ancora avere. Di lui disse: "Volevo essere Matthew: fisicamente, emozionalmente e spiritualmente. Volevo assomigliargli, parlare come lui, avere la capacità di condurre la lode come lui: volevo la sua stessa vita." Rendendosi conto dell'intensità del suo bisogno, si pentì di questa sua brama, ma aveva anche bisogno di sapere che lei stessa era stata straordinariamente e meravigliosamente creata da Dio.

Aspettando che Dio completasse la guarigione che desiderava così tanto, si aggrappò a queste parole di Gesù: "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Giovanni 15,10-11).

Dio spinse pure Kristin a leggere un libro di Leanne Payne, "Real Presence" (Presenza reale). Un passaggio la colpì particolarmente:
La personalità integrata e realizzata, trovando la sua identità solo in Dio e non cercandola più in un ruolo (moglie, madre, padre, parrocchiano/a), né in una carriera o in una professione (medico, avvocato, pastore, artista), né in uno stato sociale (donna, impiegato/a, negro/a), non è più modellata o determinata da paure di fallimento o da ciò che ne pensano gli altri.
La sua giustificazione è in Dio solo.

La personalità redenta è liberata dal peso dei peccati, dagli sbagli e dalle debolezze altrui e di quelle del proprio passato; è liberata dai rifiuti che ha vissuto, sia passati che presenti. E' veramente libera: libera di amare - anche i propri nemici; libera di creare - nonostante i timori e l'odio che la circondano. Essa non cerca più di avere delle relazioni con gli altri (corpo di Cristo incluso) sulla base di non importa quali sue competenze, poiché non trova più la sua identità nelle sue competenze.

Le paure, le pressioni esterne, un dominio inappropriato da parte altrui non modellano più la sua vita interiore e neppure, in una certa misura, le circostanze della sua vita esteriore. Sentendosi sicura nel suo essere interiore, è in grado di gestire i confronti e di affrontare le paure e le pressioni, anziché essere modellata da esse. Per quanto la sua condizione di creatura glielo permetta, essa ha scelto deliberatamente di essere uno con Dio. Essendosi la sua volontà unita a quella del suo Creatore, può perciò perfettamente collaborare con lui. Paradossalmente, nel momento in cui sembra aver perso se stessa, la personalità integrata si scopre per la prima volta veramente creativa. 1*

Questo passaggio, disse Kristin, "diventò il grido del mio cuore, la mia preghiera d'ogni istante e la speranza per la quale vivevo." Strappò la pagina del libro e la portò a diversi consulenti cristiani. Dopo averla letta, tutti le dissero che le idee che vi erano espresse erano "troppo semplicistiche e irrealistiche per questa vita." Ma Kristin persistette nel cercare la pienezza e la maturità in Cristo, convinta che quelle idee le erano accessibili qui ed ora.

Scrisse a Leanne Payne, la quale le suggerì di contattarmi. Kristin fece 160 chilometri sia in andata che in ritorno per assistere ad un gruppo settimanale di sostegno sull'integrità sessuale in Cristo che dirigevo. Sebbene parlasse poco, era simile in modo evidente ad un vaso aperto che attendeva impazientemente di ricevere ogni guarigione che Gesù intendeva darle. Si era unita al gruppo a metà del programma e non poté quindi assistere che ad un numero ristretto delle nostre sessioni prima della conclusione del ciclo.

Dopo ciò, mi dispiacque di non essermi occupato maggiormente di lei e di non averla potuta conoscere meglio. Siccome prevedevo di tenere un seminario durante un fine settimana sulla preghiera di guarigione, invitai Kristin ad assistervi e a condurre la lode.
All'inizio accettò subito, ma poi mi scrisse per declinare l'invito. Fui rattristato dalla sua lettera, non perché avessi perso qualcuno per guidare la lode, ma perché sapevo che il Signore aveva delle guarigioni da operare nella vita di Kristin. Benché la sua lettera non richiedesse una risposta, le scrissi subito esprimendole il mio rammarico ed incoraggiandola a venire comunque, senza guidare la lode.

Passarono otto mesi e mi apprestavo a dirigere un corso con una nuova impostazione per un gruppo di sostegno.
Andy Comiskey, pastore stimato nel campo della redenzione sessuale, era giunto alle ultime fasi della riedizione del suo "Living Waters Sexual Redemption in Christ Program" (programma Acque Vive per la redenzione dell'identità sessuale in Cristo) e mi permise generosamente di utilizzarlo per il mio ministero. Mentre stavo selezionando accuratamente i candidati per il primo gruppo, Kristin ricomparve. In quel momento viveva lì vicino e voleva prendere parte al nuovo programma.

Dall'ultima volta che l'avevo vista, molte cose le erano successe. Nel gruppo precedente aveva cominciato ad accettare la sua femminilità e il suo corpo. Ora, per la prima volta in vita sua, provava dei sentimenti d'amore e non più d'odio verso le donne. Ma comprese che il suo cuore era ancora confuso quando constatò che si era "innamorata" di una donna in particolare. Per quanto strano possa sembrare, i sentimenti lesbici furono, nel caso di Kristin, una tappa della sua guarigione. Lei sapeva tuttavia che non si trattava di vero amore e non aveva alcun desiderio di cercare una relazione lesbica. In quel momento, l'amore nevrotico che provava per qualcuno del suo stesso sesso aveva anch'esso bisogno di essere guarito.

A quell'epoca frequentava una chiesa guidata da un uomo estremamente dominatore. Kristin lo descriveva come "l'uomo al di sopra di tutti che dirige ogni cosa senza delegare, dice a chiunque cosa fare e fa ben intendere le sue opinioni urlandole ai quattro venti!" Sebbene trovasse quest'uomo antipatico, si sentiva attratta da lui. Voleva essere un suo eguale.
L'ambivalenza di questo pastore verso le donne non faceva altro che far evocare in lei la sua propria ambivalenza verso l'altro sesso. I suoi sentimenti per lui passavano dall'odio dichiarato all'attrazione fisica. Pensava che se fosse riuscita ad ottenere il suo amore, forse allora l'avrebbe rispettata e ascoltata. In quella situazione, vedeva l'amore non come un fine in sé, ma come un passaggio verso l'uguaglianza. Nel suo cuore e nei suoi pensieri coscienti non volle comunque avere mai una relazione intima con lui.

Sin da quando aveva partecipato al mio primo gruppo, Kristin si era mostrata molto ambivalente nei miei confronti. La lettera che le avevo inviato consigliandole di partecipare al mio seminario, guidasse o no la lode, aveva suscitato in lei una grande rabbia. Sebbene capisse che mi prendevo sinceramente cura di lei, ai suoi occhi non ero che un altro uomo che cercava ancora di darle dei consigli che lei non voleva.
Ecco cosa mi disse in seguito:
Sono esplosa. Che momento! Ero infuriata e non sentivo che un intenso miscuglio di odio e di rabbia contro di te. Camminavo avanti e indietro per la casa urlando letteralmente ad alta voce, appallottolando e poi spiegando la tua lettera finché non diventò come uno straccio. Ero talmente sommersa dalla rabbia al punto da non poter dormire e sono rimasta fortemente disturbata per un'intera settimana. Razionalmente, sapevo che non volevi che il mio bene, ma riuscivo a provare soltanto rabbia.
Dopo una settimana riuscii finalmente a mettermi con la faccia a terra e ad urlare a Dio tutto ciò che avevo dentro al mio cuore. Egli arrivò in qualche modo ad infondere il suo amore nel mio cuore indurito e contorto e a rivelarmi allora il mio tremendo peccato.

Questa è grosso modo una versione sintetica della preghiera che feci: "Nella tua Parola, Signore, dici che non dai mai che delle buone cose, ma a me hai dato un serpente. Tu mi hai dato un serpente per padre, e ti odio per questo. Odio questo serpente e odio te. Non voglio mai, assolutamente mai, sposarmi perché so che tu non hai che un serpente per me. No grazie, Signore. Non voglio niente di tutto ciò."

Dopo aver sputato fuori tutta la mia rabbia ed essere arrivata alla fine di me stessa, Dio mi disse questo: "Kristin, io non do che cose buone, e non ti ho dato un serpente (per padre), ma invece un uomo che è stato straordinariamente e meravigliosamente creato a mia immagine. L'ho chiamato ad amarmi e a servirmi. L'ho chiamato ad amarti e a confermarti. Tuttavia, esercitando liberamente la sua volontà, ha scelto di servire se stesso e di seguire i desideri del suo cuore invece di cercarmi. Ha peccato contro di me e contro di te. Ti invito ora a vedere in lui la persona che ho creato. Ti invito ora a perdonargli e ad avere fiducia in me."

L'ambivalenza che Kristin sentiva nei miei confronti le rivelò il bisogno che aveva di perdonare suo padre. Ma anche dopo aver fatto questo, la sua lotta con l'ambivalenza verso gli uomini non era finita. Lungo le venti settimane che durò il programma Living Waters, restai il bersaglio principale delle proiezioni colleriche di Kristin. Espresse fervorosamente il suo disaccordo con me durante alcune discussioni di gruppo, ma sapevo che non era cosciente del fatto che stava dando libero corso alla sua ambivalenza verso gli uomini. Tuttavia, commisi degli errori occupandomi di lei, per i quali chiesi in seguito perdono. La sua rabbia verso di me era quindi solo parzialmente giustificata, non del tutto.

Kristin e tutti gli altri partecipanti beneficiarono di un'incredibile crescita lungo tutto il tempo che durò il programma Living Waters. Andy Comiskey dimostra un talento notevole nell'applicare delle verità teologiche a delle solide e profonde conoscenze psicologiche, mantenendo al contempo prioritari il messaggio e i valori del Vangelo. Combinato alla formazione che avevo ricevuto lavorando assieme a Leanne Payne e a Pastoral Care Ministries, il programma portò degli incredibili frutti che cambiarono le nostre vite. Durante i nostri momenti di preghiera il Cielo e la terra si incontravano e lo Spirito Santo veniva a guarire il popolo di Dio. La guarigione di Kristin fa parte di quei momenti.

La preghiera per Kristin
Cominciammo la preghiera invocando il nome di Gesù e chiedendo allo Spirito Santo di venire a guarire i pensieri e il cuore di Kristin. Nulla sembrava accadere; così attendemmo in silenzio che lo Spirito Santo agisse, sapendo che Dio stava operando. Dopo alcuni minuti chiesi a Kristin se Dio le stava mostrando qualcosa. "Tutto ciò che vedo è un'immagine di me stessa com'ero alla fine delle elementari. Ho i capelli tagliati cortissimi e assomiglio a un ragazzo," disse.

Sapevo che il Signore voleva risimbolizzare il cuore di Kristin, quando disse ciò. Quest'immagine era il simbolo che conservava per definirsi in quanto persona. Domandai a Kristin se poteva staccare quest'immagine di lei stessa dalla sua mente e darla a Gesù. Quando lo fece, si curvò per il dolore e cominciò a singhiozzare, piangendo a calde lacrime.

Mentre continuavamo la preghiera, Dio rivelò che Kristin era stata rifiutata al suo concepimento. Invocammo semplicemente la presenza di Gesù al momento stesso in cui venne concepita e gli chiedemmo di guarire quella bimba infante dal rifiuto vissuto nel ventre materno. Lessi poi il Salmo 139,13-16:

Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.

Tutto il gruppo pregò allora percorrendo singolarmente i nove mesi di paura che Kristin aveva vissuto nel ventre materno e per il trauma di essere nata in un mondo che la rifiutava. Confortammo la bambina in lei assicurandola della presenza di Dio accanto a lei durante quei primi mesi della sua vita.

Poi riaffiorò un ricordo d'abuso emozionale e di odio da parte di sua madre. Su nostra richiesta, Kristin perdonò sua madre e venne liberata dai peccati di sua madre contro di lei. Da quel punto in poi divenne evidente che aveva in quel momento bisogno d'amore materno. La tenemmo semplicemente stretta nelle nostre braccia mentre il Signore compiva quest'incredibile opera di guarigione e colmava il deficit d'amore arrecatole da una madre psicologicamente malata.

Ecco ciò che Kristin ci raccontò riguardo a ciò che accadde subito dopo, sempre durante quel momento di preghiera:
Il Signore mi ha trasportata ad un periodo della mia vita particolarmente spaventoso per me (avevo tre anni). Mi sono vista di colpo nella stanza da bagno con mio padre che cercava di abusare di me sessualmente. Avevo sempre temuto che fosse accaduto qualcosa di simile, ma non ero mai riuscita a ricordarmene consciamente fino al momento della vostra preghiera. Mi ricordavo soltanto che restavo sulla tazza del gabinetto per delle ore (specie la notte) a piangere.

Per me la mia stanza era come un buco nero negli incubi, in cui vivevano degli enormi ragni neri e degli uomini pazzi con dei coltelli, e il bagno mi sembrava un posto molto più sicuro. In realtà, quando questo tentativo d'abuso sessuale avvenne, la mia reazione fu sonora e violenta. Le mie urla (lo sapevo, a quel tempo) avrebbero svegliato mia madre che era ai miei occhi molto più forte di mio padre. Il solo suono della voce di mia madre era sufficiente a provocare una reazione (ed è ciò che accadde quella notte) e così, senza che lasciasse la sua stanza, riuscì a fermare tutto immediatamente. Corsi fuori dal bagno, ma non so verso dove.

Dopo che vi descrissi questa scena, mi avete chiesto di restare nella stanza con mio padre e poi se c'era qualcun altro in quel posto. Le sole altre persone che potevo vedere erano i miei tre fratelli in piedi dietro a mio padre che voltava loro la schiena. Allora mi avete invitata a vedere Gesù nella stanza.

All'inizio non sono riuscita affatto a vederlo ed ero terrorizzata. Volevo soltanto scappare da quel bagno, ma era così grande che non riuscivo a vedere né porta né finestre per cercare di fuggire via. In quel momento d'orrore mi ritrassi, rendendomi conto che c'erano soltanto uomini nella mia visione: un uomo che mi teneva e (nel presente) degli uomini che pregavano attorno a me.
Non c'era assolutamente alcuna via di fuga. Dovevo affrontarli tutti, specialmente mio padre.

Grazie alle vostre costanti preghiere, sono riuscita alla fine a vedere Gesù nella stanza. Mi si è avvicinato, mi ha sollevata e presa nelle sue braccia, e ho cominciato a crescere. Sono cresciuta al punto da raggiungere un'altezza uguale a quella di mio padre, e ho potuto guardarlo dritto negli occhi e dirgli tutto quello che avevo in cuore.

E' importante notare qui che ciò che vedeva Kristin non era un ricordo reale, ma una rappresentazione simbolica della guarigione che stava avendo luogo. Kristin in realtà non è alta che un metro e sessantacinque e il fatto di crescere per raggiungere la stessa altezza di suo padre significava tenergli testa simbolicamente e metterlo veramente di fronte ai peccati che aveva commesso contro di lei.

La paura, la sofferenza e il profondo rancore di essere stata trattata come un oggetto sessuale risalirono alla superficie. Così pure la rabbia e l'amarezza che sentivo per essere stata rinchiusa in un sentimento d'esistere deformato. Ed infine anche quell'orrendo travestimento da uomo, che non poteva assicurarmi mai del tutto una protezione sicura da mio padre e dagli altri uomini.
Ho pianto amaramente, mi sembra, per un lunghissimo tempo, poi mi avete chiesto di vedere mio padre con gli occhi di Gesù. Mi avete pure ricordato costantemente che Gesù era presente e mi avrebbe sempre protetta e sarebbe rimasto tra me e mio padre. Avevo bisogno di questo costante richiamo perché c'è voluto del tempo prima che la paura se ne andasse.

A questo punto della preghiera, fu necessario liberare Kristin dai peccati di suo padre contro di lei. Feci ciò che si potrebbe chiamare una preghiera d'espiazione, confessando a Dio il peccato di misoginia commesso contro Kristin da suo padre e da sua madre che aveva fatto di lei una persona contraria a ciò che Dio voleva che fosse. Chiesi a Gesù di togliere dalla sua anima il peccato di misoginia, di legarlo e di gettarlo via da lei. Poi invitai Gesù a penetrare in tutte quelle aree di Kristin che erano state modellate dai peccati di suo padre contro di lei e di liberarla dai loro effetti negativi.
Pregai specificatamente che la luce di Gesù illuminasse ogni area del suo essere che si sentiva sporca e insozzata dai peccati di suo padre. Poi, aspergendola con acqua benedetta, pregai Dio di purificare quelle zone con la sua santità. Chiesi poi a Gesù di dare a Kristin la divina obiettività verso suo padre e che l'aiutasse a vederlo come il peccatore non redento e bisognoso che era.

Quando ho potuto infine vedere mio padre correttamente attraverso gli occhi di Gesù, lo perdonai, e ad ogni parola che dicevo, la paura dentro di me se ne andava via.
A questo punto della nostra preghiera divenne chiaro per noi che la misoginia di suo padre e di sua madre avevano assassinato la sua vera identità femminile. Ricordandomi allora delle parole di Gesù alla figlia di Giairo, le ripetei direttamente nella mia preghiera alla bimba morta all'interno di Kristin: "Fanciulla, io ti dico, alzati!" (Marco 5,41b).
Domandai a Kristin di alzare gli occhi direttamente verso Gesù e di ricevere da lui la sua vera identità. A quel punto i suoi singhiozzi si trasformarono in lacrime di pura gioia. La gioia stessa scese dal Cielo alla presenza dello Spirito di Dio e venne ad abitare nell'anima di Kristin. Quelli tra noi che pregavano furono subito riempiti di questa gioia, e delle grida di lode, adorazione e ringraziamento a Dio riempirono la stanza.

Dopo questo, Gesù mi ha mostrato, attraverso il suo sguardo, chi ero realmente: una donna fatta meravigliosamente, creata a sua immagine e bella ai suoi occhi. (L'immagine iniziale che avevo di me all'inizio del nostro incontro di preghiera era quella di una bambina molto seria, dal viso triste e con i capelli tagliati cortissimi. L'immagine che avevo ora era quella di una donna bella e forte, piena di gioia e con dei lunghi capelli ricci.) Ero finalmente libera: lode al Signore!

La misoginia
Le tendenze misogine degli uomini si manifestano in genere in forme più sottili del comportamento abusivo del padre di Kristin, della violenza coniugale, o dello stupro. Queste sottigliezze sono più difficili da riconoscere, ma includono tendenze quali:

- Far finta di approvare, nelle conversazioni, il contributo di una donna, ma non tener in nessun conto ciò che ha detto.

- Dare la colpa di tutto alle donne (come faceva mio padre con mia madre).

- Prendersela con una donna quando chiede aiuto a un uomo. Considerarla come malata o debole.

- Aspettarsi che sia sempre la donna a dare all'uomo, piuttosto che il contrario. Questa tendenza è spesso cammuffata negli ambienti cristiani, dove la dottrina della sottomissione delle mogli ai mariti è sottolineata fuori dal contesto biblico riguardante la sottomissione di tutti i credenti gli uni agli altri (Efesini 5,21).

- Conversazioni da spogliatoio tra uomini che discreditano le loro mogli con dei commenti sminuenti quali: "Sì, la lascio vivere nella stessa casa con me," "Le do da mangiare, non è vero?" "Suppongo che Dio possa parlare tramite una donna; ha parlato tramite l'asino di Baalam," "Una volta che hai messo loro un sacco sulla testa, tutte le donne sono uguali." (Mi dispiace di essere così specifico qui, ma so che certi uomini che leggeranno questo libro riconosceranno le loro proprie parole.)

- L'incapacità da parte di un uomo di ringraziare una donna quand'essa lo ha beneficato, gli ha insegnato qualcosa, o gli ha dato qualcosa di qualsiasi genere.

- L'incapacità da parte di un uomo di ricevere qualsiasi cosa da una donna eccetto quando ha un debito verso di lei.

- Criticare in modo costante e sottile la propria moglie in privato facendo contemporaneamente il contrario in pubblico.

Nella maggioranza delle volte, il comportamento misogino che ferisce così tanto la donna non viene da uomini omosessuali, ma da uomini eterosessuali feriti con i quali sono in contatto. Nel suo eccellente libro "Christian Men Who Hate Women" (Uomini cristiani che odiano le donne), la dott.ssa Margaret J. Rinck descrive con precisione gran parte della patologia sottostante l'uomo con tendenze misogine. Sottolinea che le relazioni di un misogino con le donne sono contrassegnate dal suo bisogno ambivalente di dominarle tenendole al tempo stesso a distanza.

In un certo modo, il misogino costruisce dei muri attorno a sé per tenere la donna a distanza, temendo che possa notare la sua vergogna qualora gli si avvicini troppo. Il suo comportamento brusco ed aspro ha un doppio scopo: gli permette di controllare la donna e di impedirle di abbandonarlo, mantenendola al contempo a distanza ravvicinata sul piano emozionale. Da un lato si presenta come l'uomo che si è fatto da sé, indipendente, sicuro di lui, che non ha bisogno di nessuno. Dall'altro, tuttavia, è così insicuro, incerto di se stesso ed incapace di separarsi da lei, che la vede totalmente e unicamente come un'estensione di se stesso. 2*

Certi cristiani con tendenze misogine non riconosciute si raggruppano in associazioni riservate esclusivamente agli uomini. Coloro che sono attratti da tali gruppi cercano inevitabilmente una conferma della loro identità maschile. Il loro desiderio di legarsi ad altri uomini cristiani in modo sano è giusto.
Sfortunatamente questi gruppi diventano troppo spesso un terreno di gioco che permette a questi uomini di esercitare le loro insicurezze. Praticano dei giochi, tentando di affermare la loro mascolinità assumendo un ruolo, invece di cercare d'identificarsi con Cristo. Le caratteristiche peculiari di alcuni di questi gruppi non fanno che esprimere le ferite di coloro che ne fanno parte.

Spesso questi uomini hanno una visione grandiosa di se stessi e pensano vanagloriosamente di essere all'apice del cristianesimo. Sono alla mercé del maschile isolato dal femminile, che porta nel maschio ad una cruda spinta verso il potere. I tiranni di questo mondo (Hitler, Mussolini, Stalin, Jim Jones, Saddam Hussein) sono sempre dei maschi separati dagli effetti civilizzatori del vero femminile.

Questa spinta verso il potere si manifesta nella loro tendenza a confondere la guida con il controllo. Ricordate, il desiderio di controllare è un bisogno primario nel cuore degli uomini con tendenze misogine. Non prendono per modello il maestro che si fa servitore, come insegna la Bibbia (sebbene possano certamente parlare dell'essere delle guide-servitori). Sono invece pronti a costruire una struttura autoritaria che permette loro di esercitare un controllo sui loro subalterni.
Si potrebbe immaginare queste strutture come un tempio pagano stile-ziggurat, una specie di piramide a gradini. Al livello inferiore si trovano tutte le donne della cristianità che sono escluse da tali gruppi. Sul gradino successivo si trovano gli uomini-operai. Sopra di essi vi sono altri uomini e così di seguito fino in cima, dove c'è un uomo o un gruppo di uomini che dominano dall'alto quelli che sono al di sotto di loro.

"I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo." (Matteo 20,25-27)
La maggior parte degli uomini che si sottomettono a tali strutture non esercitano mai pienamente i doni e i talenti che Dio ha dato loro. Si suppone che solo il gruppo ristretto di uomini in cima abbia la conoscenza, la saggezza e delle vere capacità.
Un pastore laureatosi presso una delle nostre migliori università che aveva alla fine lasciato una chiesa guidata da un gruppo di questo genere, mi confidò: "Ho passato dieci anni ad occuparmi dell'insegnamento del seminario aspettando che mi si affidasse un posto direttivo di responsabilità, mentre in realtà quelli che erano sopra di me non avevano nessuna intenzione di utilizzare le mie capacità e la mia formazione per paura di perdere il loro controllo o la loro posizione d'autorità."

Le persone che scappano via da questi gruppi dominatori sono talvolta accusate di avere "uno spirito disobbediente e ribelle." Le donne cristiane che occupano una posizione direttiva ed esercitano le loro capacità e i loro doni ricevuti da Dio sono criticate da tali gruppi e diventano il bersaglio privilegiato delle loro proiezioni misogine. Quando le donne insistono per utilizzare i loro doni in obbedienza a Dio, questi uomini misogini le considerano manipolatrici e dominatrici o le accusano di avere uno "spirito di Gezabele."

Una principale caratteristica negativa di questi gruppi esclusivamente maschili è la loro capacità di proteggersi gli uni con gli altri quando vengono messi a confronto con i loro problemi (peccati) e la loro tendenza a gettare la colpa sugli altri. Hanno il loro equivalente nella rete degli "good-old-boys" (vecchi bravi ragazzi) americani (gli anziani delle scuole d'istruzione superiore), che rappresentano il lato miserevole del mondo degli affari statunitense. Questa vecchissima alleanza d'uomini non guariti esiste con il solo scopo di conservare il potere e di coprire i loschi maneggi degli uni e degli altri per permettere loro di restare al potere.

Per gli uomini di tali gruppi diventa primario ottenere e conservare l'approvazione e l'accettazione degli altri uomini. Di conseguenza, le mogli di uomini che fanno parte di tali associazioni occupano un posto meno importante nella vita dei loro mariti. Il risultato orripilante è una omocentricità prossima alla moderna omosessualità e simile a ciò che S.Paolo trovò in Corinto, e cioè degli uomini ossessionati dal timore di relazionarsi in modo sbagliato con gli uomini invece di essere preoccupati di relazionarsi in modo giusto con le donne.

Quando l'uomo non riesce a comunicare con la donna e tutte le sue qualità, si volta in modo perverso verso il suo proprio sesso in aree dove crede che la donna sia incapace. Nel suo libro "Is the Bible Sexist?" (La Bibbia è sessista?), Donald Bloesch illustra che ai tempi di S.Paolo la bassa opinione delle donne presente nella cultura greco-romana faceva sì che gli uomini più maturi cercassero la compagnia intellettuale non delle loro mogli, ma di uomini più giovani.

Presso i Greci, gli uomini e le donne non mangiavano assieme e non dormivano neanche nella stessa stanza. Gli uomini passavano la maggior parte del tempo fuori casa, dove la moglie restava confinata. Non si incoraggiavano le conversazioni intellettuali tra marito e moglie, e molti mariti cercavano la compagnia di giovani brillanti a questo scopo. 3*

Questi "giovani brillanti" diventavano spesso i partner effeminati di relazioni pederaste, così comuni nella società della Grecia antica. Storicamente, la devalorizzazione della donna all'interno di una società va di passo con l'accettazione della pederastia, dell'omosessualità e della prostituzione.
La stessa parola misoginia viene dal greco. Dove incontriamo omosessualità, pederastia, misoginia, troviamo una società in via di disintegrazione. Nel suo libro "Homosexuality and the Church" (L'omosessualità e la Chiesa), il dott.Richard Lovelace, commentando il secondo capitolo della Lettera ai Romani, scrive: "L'omosessualità di qualsiasi individuo, uomo o donna che sia, non è il diretto castigo della sua idolatria, ma il prodotto di un tessuto sociale danneggiato in una società d'idolatri." 4*

Nel suo libro "The Greeks and the Gospels" (I Greci e i Vangeli), J.B. Skemp mostra il legame tra l'omosessualità, la prostituzione e la pederastia, dato che appaiono come i temi principali della letteratura della Grecia antica: "I poemi omosessuali sono più frequenti a partire dall'epoca alessandrina e nella comunità attica è la cortigiana la figura costantemente ricorrente, sebbene non vi sia alcuna schizzinosità, perlomeno in Aristofane, nel menzionare i legami intimi di uomini con seducenti efebi." 5*

Al centro delle religioni pagane del Vicino-Oriente, c'era l'immagine polarizzata della donna da un lato vergine e dall'altro prostituta. Sia le prostitute dei templi che le vergini dei templi erano centrali nel culto idolatrico dell'antica Grecia. Iside, la dea dell'Egitto che si trova in numerose religioni del bacino mediterraneo che le rendevano culto, era al contempo madre, moglie e puttana. Le teologhe femministe s'affrettano a considerare queste religioni che veneravano le dee come superiori alla religione giudaico-cristiana di Yahvé, il Padre celeste, e di Gesù, suo Figlio.
Una storica femminista, interpretando positivamente questa visione della dea che era allo stesso tempo madre e prostituta, dichiara in conclusione: "Le donne rispettabili potevano identificarsi con essa tanto quanto le prostitute." 6* Tuttavia, nel corso della storia, questa visione della donna non ha fatto che svalorizzarla. Quello che le teologhe femministe non riescono a capire è che "la natura rivoluzionaria dell'interdizione giuridica di ogni forma di relazione sessuale al di fuori del matrimonio" 7* ha riabilitato la donna facendola uscire dal suo stato sessualmente svalutato.

Quando Paolo avverte i Corinzi: "Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti (in altre versioni della Bibbia, gli omosessuali) ... erediteranno il regno di Dio" (1Corinzi 6,9b-10), include qui le relazioni perverse tra giovani uomini e uomini più maturi causate dall'incapacità dei Corinzi a comunicare con le loro mogli intese come delle persone capaci di pensare. Ad ogni modo le parole di Paolo in questa Lettera devono essere pure interpretate come una condanna assoluta dell'omosessualità in generale e non soltanto della pederastia.

Donald Bloesch mostra quanto diversa sia la posizione biblica:
Paolo, invece, incoraggiò la moglie a fare delle domande e il marito a discutere di argomenti spirituali con lei (1Corinzi 14,35). Fece notare che se un membro soffriva, soffriva l'intero corpo (1Corinzi 12,24-26). Rifiutò la segregazione tra i sessi, a casa come in chiesa (1Corinzi 11,11). Inoltre affermò la totale uguaglianza dei diritti sessuali nel matrimonio, insistendo sul fatto che ciascun partner dovesse incontrare i bisogni erotici del suo coniuge (1Corinzi 7,3-5).

La Magna Charta della libertà cristiana si trova nella Lettera ai Galati (3,28): "Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù." Paolo insistette molto sul fatto che c'è un'uguaglianza fondamentale in Cristo, che gli uomini e le donne sono eredi in egual misura della salvezza. 8*

Cristo irruppe in un mondo pagano che accettava senza problemi la visione polarizzata della donna vergine e prostituta al tempo stesso. Quando la donna è vista come vergine, è un "sacro santuario" che un'indegna mano d'uomo non può toccare senza profanare. Da questo punto di vista è elevata ed esaltata, diventando più un'immagine santa che una persona. Quando è vista come prostituta, la donna è insozzata e l'uomo non può toccarla senza profanare se stesso. Da quest'altro punto di vista è più un oggetto da usare per appagare le passioni carnali ed empie dell'uomo. Venendo al mondo attraverso il corpo di una vergine e tendendo la sua mano redentrice alle prostitute, Gesù liberò la donna da questi due stati intoccabili. Trattò le donne da esseri di carne e sangue quali sono ed operò per la loro salvezza nello stesso modo col quale la compì per gli uomini: con la croce.

Il complesso vergine-prostituta
Alla fine degli anni ottanta, un predicatore della televisione americana mostrò a tutto il mondo un tipico esempio del complesso vergine-prostituta. Era un vigoroso evangelista. Guardando le sue crociate alla televisione e sentendolo predicare il semplice messaggio del Vangelo, mi rallegravo di vedere centinaia di persone rispondere al suo invito di rinascere nuovamente in Cristo.
Durante i suoi programmi televisivi quotidiani era solito fare dei discorsi severi contro i peccati sessuali e faceva frequentemente venire degli ospiti che parlavano forte ed in modo piuttosto indiscriminato contro i ministeri di guarigione di molti cristiani di buona reputazione. Stava spesso in piedi sul palco con la Bibbia in una mano, mentre puntava un'illustrazione disegnata sulla lavagna con l'altra. Un po' più in basso, un gruppo d'insegnanti della Parola assieme alla moglie dell'evangelista stavano seduti attorno a un tavolo. Mentre gli uomini discutevano sulle verità bibliche, la moglie dell'evangelista taceva. Restava lì seduta, guardando suo marito che insegnava.

Vi fu un giorno in cui, durante un momento di discussione che seguiva la predicazione, la moglie dell'evangelista espresse una sua opinione. Aveva intelligenza e buon senso, e il suo contributo al dibattito fu pertinente e alquanto profondo. Suo marito, in piedi, guardandola dall'alto la ringraziò per il suo commento e riprese rapidamente la discussione, non tenendo tuttavia in nessun conto ciò che sua moglie aveva detto. Era evidente che non apprezzava le qualità di ragionamento che possedeva (forse non corrispondeva alla sua immagine di sposa cristiana ideale).

Poco tempo dopo quella trasmissione, la stampa rivelò che quell'evangelista conduceva una doppia vita. Ricorreva da anni ai servizi di una prostituta. Si pentì rapidamente in pubblico del suo peccato e chiese a sua moglie di perdonarlo.
Dopo aver seguito questa storia sui media, pensai che le dichiarazioni fatte da questo evangelista riguardanti sua moglie assomigliavano alla visione idealizzata che aveva Romeo di Giulietta nell'opera di Shakespeare. Lei era "la sposa ideale" e Dio non aveva "mai dato ad un uomo una moglie migliore." Era innalzata ed esaltata, intoccabile: un sacro santuario, non una persona.
Il rovescio di quest'immagine santa era una visione della donna come prostituta. Era con una prostituta che egli cercava di appagare i suoi desideri sessuali. Il mio cuore soffrì per lui quando ammise con rimorso che questo incontrollabile desiderio di recarsi dalle prostitute lo tormentava sin dalla sua adolescenza.

Il problema di quest'uomo non consisteva puramente nel suo comportamento colpevole con la prostituta, quanto nella condizione peccatrice del suo cuore che conservava delle immagini polarizzate della donna. "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie" (Matteo 15,19). Quell'evangelista rappresentava un classico esempio del complesso vergine-prostituta, che è un aspetto della confusione simbolica inerente alla misoginia e ad ogni ambivalenza verso l'altro sesso.

Era evidente che la condizione decaduta del suo cuore aveva modellato la sua teologia. I suoi insegnamenti radicali sulla sottomissione delle mogli ai loro mariti e il suo aperto rifiuto dei ministeri più femminili nell'ambito della cristianità (come la guarigione dell'anima) non erano che dei sintomi della sua fuga dal femminile. La repressione del femminile in se stesso e negli altri era un tentativo di controllare le immagini deformate della donna che l'avevano spinto a quel comportamento colpevole.

Sono gli uomini che, con la loro visione decaduta della donna, permettono al commercio della prostituzione di prosperare. Se la prostituzione è il più vecchio mestiere al mondo, allora l'ambivalenza degli uomini verso le donne è senza dubbio la nevrosi più vecchia del mondo.

La guarigione di cui aveva ed ha attualmente ancora bisogno era la stessa che io avevo ricevuto: riuscire a vedere la donna nel modo giusto, essere guarito dalla misoginia e da ogni ambivalenza verso l'altro sesso. Di primo acchito, la sua teologia sottolineava talmente la necessità della rinascita al punto da ignorare il bisogno cristiano di una costante santificazione.
La sua visione della conversione sembrava implicare che la totale opera redentrice della croce avvenisse al momento della rinascita. Conseguentemente, non c'era spazio nella sua teologia per la sofferenza del cristiano di fronte a dei problemi sessuali che arrivano a controllare tutta un'esistenza. Quando la sua denominazione insistette giustamente affinché ricevesse un accompagnamento nell'ambito di una relazione d'aiuto, egli rifiutò seccamente. Venne preso una seconda volta in flagrante con una prostituta qualche tempo dopo.

Essere liberi dalla misoginia
La misoginia è un peccato che sta spesso alla radice di molte problematiche sessuali vissute dalle persone. Non è legata soltanto all'omosessualità nell'uomo, ma lo è pure al lesbismo e alle perversioni dell'eterosessualità. Causa problemi senza fine nelle relazioni tra uomini e donne. L'ambivalenza verso le donne prodotta dalla misoginia è un ostacolo all'opera del regno di Dio quando cerchiamo di collaborare alla missione che Cristo ci ha affidato.

Confessare il peccato di misoginia è spesso la chiave che permette di aiutare gli uomini a liberarsi. Così fu per me. Per l'uomo che lotta contro l'omosessualità, il fatto di riconoscere questo peccato e di pentirsene è spesso la prima tappa verso una sana identità eterosessuale. Per l'uomo che vive un'ambivalenza verso l'altro sesso senza nevrosi omosessuale, la confessione provoca spesso quella breccia che gli permette di entrare in una relazione fiduciosa e pura con le donne.

Sia negli incontri privati che quelli pubblici faccio spesso la seguente preghiera per aiutare gli uomini a rompere la barriera del peccato di misoginia:
Signore Gesù, ti ringrazio per aver creato la donna e l'uomo per essere insieme l'immagine di Dio. Riconosco che non mi sono rallegrato della donna, né l'ho celebrata come una creatura straordinaria e meravigliosa. Confesso che questo è un peccato.

Riconosco davanti a te, Signore Gesù, che sono venuto al mondo per mezzo del grembo della donna. Il suo corpo è stato un tempo la fonte di vita del mio corpo e per mezzo di lei, o Dio, tu mi hai dato la mia vita naturale. E grazie al grembo di una vergine, l'umanità intera è stata beneficata dalla vita e dal ministero di Gesù, nostro Signore e Salvatore. Mi rendo conto ora che non potrò mai ricompensare la donna per i molteplici modi con i quali è stata usata da te per beneficare me e tutti gli uomini.

Mostrami adesso, Signore, le donne contro le quali ho peccato. (Aspettate nella presenza di Dio che egli vi riveli nel vostro cuore ogni peccato commesso contro una o più donne.)
Ti confesso questo/i peccato/i, in particolare quello di misoginia. Vi rinuncio nel nome di Gesù e me ne distacco. Gesù, ti prego di perdonarmi per questo peccato. (Aspettate con calma e fiducia nella presenza di Dio di ricevere il suo perdono che guarisce.)

Ora ti chiedo, Signore Gesù, la grazia di amare e di benedire la donna, come Cristo ha amato e benedetto la Chiesa, sua Sposa. Mostrami, Signore, come dare alla donna, come beneficarla ed esprimere la mia riconoscenza per lei. Rendimi libero di amarla senza condizioni, non attendendo nulla in cambio se non la tua voce che mi dice: "Hai fatto bene, mio servo buono e fedele."

Non è raro dover chiedere anche a una donna di fare questa preghiera. Le ragazze cresciute in famiglie misogine, crescendo, diventano loro stesse misogine. Se sono cristiane abbracceranno spesso totalmente gli insegnamenti distorti sulla sottomissione della donna a suo marito fuori dal contesto della sottomissione reciproca (Efesini 5,21).

Alcune tra le forme sottili con cui la misoginia compare in una donna comprendono le seguenti tendenze:
- Dà maggior credito alle opinioni degli uomini che a quelle delle donne su certi argomenti, indipendentemente dalla competenza dell'uomo in quell'ambito.
- Disprezza le donne deboli (spesso sua madre era debole di fronte a suo marito misogino).
- Compete con gli uomini e perfino li imita assumendo dei tratti o delle caratteristiche maschili, nel tentativo di riuscire meglio di loro.
- Preferisce i figli alle figlie.
- Biasima e rende sua madre responsabile di problemi familiari che avrebbero dovuto essere condivisi con il padre o essere totalmente assunti da lui.
- Sente il bisogno di essere ascoltata e compresa dagli uomini, ma senza provare il medesimo bisogno dalle donne.
- Desidera inconsciamente (o consciamente) di essere un uomo.

Per alcune donne, come per Kristin, il desiderio di essere un uomo emerge spesso come una nevrosi sessuale completa. E' allora necessario che si pentano del peccato di misoginia e facciano una preghiera come quella riportata in precedenza. Alcune di loro debbono essere liberate dal peccato stesso, perché è entrato nelle loro vite attraverso relazioni spezzate avute sia con uomini che con donne.
Questo peccato può talvolta stringere la loro anima come una morsa, fare di loro delle persone che non avrebbero mai dovuto essere e schiacciare la loro vera identità femminile.

Per le donne che hanno bisogno di essere liberate da questo peccato che ha modellato una falsa identità in loro, faccio talvolta una preghiera d'espiazione:

Vieni, Santo Spirito, entra nelle profondità del cuore di questa sorella. Entra negli angoli bui della sua sofferenza dove sente da tanto tempo gli effetti della misoginia. Entra in lei, Spirito Santo, e comincia adesso a liberarla da questo peccato.
Signore Gesù, ti confesso il peccato di misoginia in tutti i campi in cui esso ha inciso e pesato sull'anima di questa tua figlia. Lo confesso tale e quale è entrato in lei attraverso il ramo paterno e il ramo materno della sua famiglia. Togli questo peccato di misoginia dalla sua anima, Signore Gesù, legalo e gettalo via lontano da lei.

Scioglila, Signore, dagli effetti negativi di quel peccato: da ogni modo con cui ha disprezzato il suo proprio sesso, ha desiderato di essere un maschio, o è semplicemente diventata una non-persona a causa di questo peccato. Liberala da tutti i modi con i quali quest'odio della donna è venuto ad abitare dentro il suo corpo e ha pure provocato delle affezioni fisiche. Liberala adesso, Signore Gesù, e guarisci il suo corpo.

Ti chiedo, Signore Gesù, di benedire la vera donna in lei. Confermala nella sua vera identità femminile. Riempila con il tuo amore.

Queste guarigioni possono essere drammatiche ed è meglio fare questo genere di preghiera assieme a diverse persone competenti in questo ministero e con esperienza di entrambi i sessi. E' di grande guarigione per colei che soffre sentire un uomo che fa la preghiera d'espiazione e confessa il peccato di misoginia commesso contro di lei. Durante questo tempo, ad ogni modo, un'altra donna dovrebbe tenerla tra le braccia. Se è un uomo a tenerla, si può ritrarre dal suo tocco, perché può essere attraverso il tocco disonesto di un uomo che si è inizialmente trovata faccia a faccia con questo peccato.
Allo stesso modo alla fine della preghiera per la guarigione del femminile, la stretta affettuosa di una donna ben integrata nel suo femminile è un mezzo sacramentale perfetto con il quale Dio versa la sua grazia di guarigione in lei. Dopo questo, un uomo può domandarle il permesso di posare la sua mano su di lei in modo appropriato e poi fare una preghiera con la quale la benedice in quanto sua sorella nel Signore.

Una vera donna
La vita di Kristin continua a mostrare i frutti di preghiere come questa. Nei mesi che seguirono quella liberazione ricevuta nella preghiera, la sua femminilità sbocciò. Molti degli uomini che avevano partecipato al programma Living Waters appartenevano alla stessa chiesa di Kristin e alla mia. Eravano tutti sbalorditi guardandola, e la imbarazzavamo pure un po' per l'attenzione che le prestavamo. Volgendo indietro lo sguardo, mi rendo conto che la maggior parte degli uomini vedevano in lei per la prima volta una vera donna.

Kristin cominciò in seguito a frequentare un giovane, un cristiano, e questa relazione sentimentale fece affiorare di più la sua ambivalenza verso l'altro sesso. Ma lei non considerò mai questi sentimenti confusi come se fossero la verità e neppure li proiettò su quel giovane. Alzava invece gli occhi direttamente verso Gesù e portava nella presenza guaritrice di Cristo ogni pensiero confuso ed emozione disordinata che risaliva dal fondo del suo cuore. Là, davanti al suo Signore, e con l'amore e i consigli di cristiani degni di fiducia, continuò a diventare la donna che Dio aveva voluto che fosse creandola.

L'amore fu messo in ordine in Kristin grazie alla sua totale, dolorosa onestà con se stessa e con Dio. L'obiettivo del suo impegno non era la guarigione, era Gesù. Lungo il suo doloroso processo di guarigione, non barattò mai il Vangelo di Gesù Cristo con il vangelo dell'autorealizzazione.
Se Gesù riesce a guarire i Mario e le Kristin di questo mondo, può guarire chiunque.

"Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione." (2Corinzi 1,3-5)