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sabato 29 marzo 2008

Una visione biblica dell'omosessualità

UNA VISIONE BIBLICA DELL'OMOSESSUALITA'


La lotta contro i desideri omosessuali è una sofferenza che penetra profondamente nel cuore spirituale ed emozionale del cristiano. Può modellare la percezione che uno ha di se stesso e di Dio, e può anche determinare uno stile di vita globale. Siccome questo combattimento ha degli effetti a lungo termine, occorre determinare chiaramente la prospettiva della Bibbia sull'omosessualità. Uno studio chiaro ed onesto è fondamentale, dato che ogni scoperta in questo campo può fortemente influenzare le scelte vitali che molti cristiani fanno riguardo alla loro omosessualità.

Con ciò intendo dire che la maggior parte dei cristiani che hanno dei desideri omosessuali non li hanno necessariamente voluti. L'orientamento omosessuale sembra essere innescato da certi fattori ad un'età molto precoce e, allorché vengono associati ad altre influenze, più tardi nella vita predispongono l'individuo a ricercare un'unione emozionale e sessuale con un membro dello stesso sesso. 

Non ho per scopo qui cercare le cause del problema, ma di analizzare invece le scelte responsabili che uno deve fare alla luce dei desideri omosessuali. E' a questo livello che dobbiamo esaminare ciò che ci dice la Sacra Scrittura. Adempiere ciò non è così facile quanto sembra.


I libri e gli articoli che espongono una visione biblica dell'omosessualità riflettono delle diversità d'interpretazione. I passaggi biblici significativi possono essere considerati sotto angoli differenti, secondo l'obiettivo che viene utilizzato per esaminarli. Per un'autrice femminista, ad esempio, gli(le) omosessuali rappresentano una minoranza oppressa che deve avere la libertà di esplorare i suoi desideri; altri autori difendono la loro omosessualità insistendo sul fatto che certi passaggi biblici hanno una forte connotazione culturale e non possono quindi applicarsi al mondo d'oggi; altri ancora lasciano intendere che c'è stata un'unione omosessuale tra Gionata e Davide, o tra Ruth e Noemi, cosa che si trova fortemente in contraddizione con coloro la cui interpretazione riflette una visione dura e diffidente dell'omosessualità.

Al fine di evitare questo genere di eccessi, occorre cominciare quest'analisi quanto più oggettivamente possibile e prepararsi a sondare le Scritture. Il contesto culturale, il linguaggio originale e il senso che l'autore voleva molto logicamente dare al testo, sono altrettante considerazioni che possono effondere una luce veritiera sulla visione biblica dell'omosessualità. Si può cogliere un evidente filo conduttore che attraversa tutte le Scritture e collega i versetti riguardanti l'omosessualità. Questo filo costituisce un parallelo con il tema più vasto della Creazione, della Caduta e della Redenzione.

Se si comincia con Genesi 1 e 2, si scopre l'intenzione originale di Dio: l'uomo è creato maschio e femmina. La Caduta deforma l'intenzione di Dio per la sessualità umana (Genesi 3 e 19) e la legge interviene in risposta a questa deviazione, come possiamo vedere nel sesto comandamento e nei codici levitici. Infine, nel Nuovo Testamento, la legge è presentata come un agente di riconciliazione (1Corinzi 6,9 ; 1Timoteo 1,10 ; Romani 1); tutti questi passaggi conducono l'uomo peccatore a Cristo.

Il punto di partenza è l'intenzione di Dio per la sessualità umana. Essa è solidamente fondata su una relazione uomo-donna in cui, nel contesto di un impegno per la vita, l'amore sessuale trova il suo sigillo divino. E' essenziale comprendere bene quest'intenzione, perché è sempre alla luce dei disegni creatori di Dio che varianti come l'omosessualità vengono esplorate. (1) Ma prima di tutto qualche informazione storica.

Genesi 1 descrive un Creatore che ordina il mondo secondo il suo piano perfetto, separando la luce dalle tenebre, il cielo dalla terra, l'acqua dal mare. A sua volta, la terra produce delle piante e degli animali; il mare pullula di pesci. Il versetto 26 proclama l'apogeo di quest'opera: la creazione dell'uomo. Al contrario delle sue precedenti fatiche, Dio fa l'uomo a sua immagine e somiglianza; questa creatura corrisponde così all'essenza stessa di Dio. Il versetto 27 si dilunga sul senso di questa immagine. La creazione dell'uomo non è esclusivamente maschio o femmina, ma entrambi. 


L'immagine di Dio è dunque rappresentata da un uomo e da una donna. Insieme, i due riflettono i suoi disegni. Don Williams ha scritto: "La forma primaria dell'umanità si ritrova nella comunione dell'essere umano in quanto uomo e donna, ed è soltanto nella comunione dei due che l'immagine di Dio è visibile su questa terra." (2) Essere umani, significa essere in comunione con il sesso opposto. Quest'unione di componenti divine è descritta al versetto 27 al di fuori della benedizione aggiuntiva che rappresenta la procreazione (versetto 28). 

Così, Dio crea l'essere umano in quanto uomo e donna, perché la sua essenza è più chiaramente rivelata sotto questa forma duale, verità che occorre distinguere dai disegni sessuali procreatori. (3) Il capitolo 2,18-25 ci affida delle importanti ragioni a quest'unione tra l'uomo e la donna; questi versetti culminano in una celebrazione dell'amore sessuale vissuto nel contesto di un'unione eterosessuale del tipo "una sola carne". Il versetto 18 riporta quella che fu l'intenzione di Dio: voleva sedare la solitudine dell'uomo donandogli una compagna. Nessun animale si addiceva a colmare i bisogni della creatura più completa di Dio; qualcuno come lui, e tuttavia diverso, era necessario per riempire questo vuoto della solitudine. K. Barth fa giustamente osservare:

" Se questa creatura fosse stata come lui, una replica, una moltiplicazione numerica, la sua solitudine non sarebbe stata eliminata, perché una tale creatura non si sarebbe presentata a lui come un'"altra", ed egli non avrebbe fatto che riconoscere se stesso in lei." (4) Così la donna venne presa dall'uomo con il solo scopo di ritornare a lui perché si completassero l'un l'altra. Adamo proclama che Eva è la "carne della sua carne" (Genesi 1,23). Questa unione "una sola carne" viene chiarita al versetto 24 e definita come un'associazione per la vita tra un uomo e una donna, conosciuta sotto il nome di matrimonio. I desideri sessuali sono intrinsecamente legati ai bisogni emozionali dell'uomo e non devono essere soddisfatti che all'interno del matrimonio. L'intimità sessuale perpetua un po' di più l'unione tra l'uomo e la donna; essa sigilla il loro mutuo impegno dell'uno verso l'altra e viceversa davanti al Signore. 

Ciò si riflette magnificamente nell'atto sessuale stesso, simbolo dinamico di due creature che diventano una sola carne. Perché una è stata tratta dall'altra e vi ritorna nella celebrazione sessuale del dono di Dio per i bisogni dell'uno e dell'altra. Un'unione simile tra due membri dello stesso sesso è evidentemente falsa, perché viola l'immagine divina del Creatore: l'uomo in quanto maschio e femmina, come pure le benedizioni sessuali-emozionali specifiche alle quali Dio provvede per l'uomo. Williams scrive: "Una comunità di un solo sesso non riflette né l'intenzione di Dio per noi, né il suo carattere nel mondo." (5)

Il capitolo 3 della Genesi descrive la caduta dell'uomo e i suoi effetti devastanti sul piano di Dio per le relazioni sessuali. L'ordine si è trasformato in caos, la sicurezza in separazione, nel momento in cui l'immagine divina, l'umanità, ha scelto di elevarsi al grado di Dio (versetto 5). Mentre prima della caduta Adamo ed Eva non provavano nessuna vergogna riguardo alla loro nudità (Genesi 2,23), il versetto 7 del capitolo 3 indica una coscienza di sé molto spiacevole. "Seppero che erano nudi" e cercarono di coprirsi, come se dovessero nascondere la macchia della loro disobbedienza. L'innocenza originale della loro unione "una sola carne" è andata perduta ed è stata probabilmente sostituita da una certa vanità o da un'incertezza, oppure anche dall'irremissibilità della concupiscenza con la sua lascività e i suoi slanci possessivi. La loro sessualità è trascinata nella caduta, come Milton suggerisce in un dialogo tra Adamo ed Eva nel suo libro "Il paradiso perduto": " 'Mai la tua bellezza ha infiammato i miei sensi con tanto ardore perché prenda piacere in te, bella più che mai, tu, pienezza dell'albero virtuoso.' Così parlò Adamo, e non dimenticò mai di contemplare l'oggetto amato. Eva lo capì bene, e nei suoi occhi bruciava un fuoco divorante." (6) La passione li infiammò e prefigurò una storia di comportamento sessuale che sarebbe arso al di fuori del matrimonio. Si può quindi dedurre che ogni atto sessuale commesso al di fuori di un'unione eterosessuale del tipo "una sola carne" contravviene agli intendimenti divini ed è rivelatore della decadenza dell'uomo. - - - - - Il primo esempio biblico del comportamento omosessuale si trova in Genesi 19. 

L'empietà degli abitanti di Sodoma sollecita Dio a distruggere la città (in quel momento, la natura di questo vizio è ancora sconosciuta). Ma prima della distruzione di Sodoma, Dio chiama un giusto, Lot e la sua famiglia, inviandogli due angeli per avvisarlo della distruzione imminente della città. Gli uomini della città tentano di "conoscere" gli angeli che, sotto forma di uomini, erano considerati attraenti dai Sodomiti. Lot cerca disperatamente di offrire le sue figlie in cambio; gli uomini della città, che non si accontentano di questa proposta, persistono nella loro aggressione e vengono acciecati in modo soprannaturale. La famiglia fugge dalla città, che viene distrutta da Dio subito dopo la partenza di Lot. Questo episodio ci pone innanzi a una questione centrale ed esplosiva: qual'è il peccato di Sodoma? Fino al 1955, quasi tutti gli interpreti della Bibbia concordavano unanimamente che si trattava di una concupiscenza omosessuale aggressiva. Secondo il pastore e scrittore Jerry Kirk, tale era la concezione di Lutero, di Calvino, di Barth, di Gerhard von Rod, di Bruce Metzger, di William Harrison, di Paul Jewett, di Don Williams e di David Bartlett. (7) Benché partigiano dei diritti dei cristiani omosessuali, Bartlett sostiene che "la totalità della storia biblica indica che il problema menzionato nel racconto di Sodoma è il rapporto sessuale". (8) Se dunque è così, chi allora contesta ancora? Nel 1955, S.H. Bailey, un pastore anglicano, scrisse un libro intitolato "Homosexuality and the Western Christian Tradition" (L'omosessualità e la tradizione cristiana occidentale), nel quale tentava di mettere in luce certi falsi concetti sostenuti dalla Chiesa sull'omosessualità. 

Nella sua argomentazione più provocatrice e più insistente, dimostrava che la mancanza di ospitalità dei Sodomiti era la ragione per la quale la città di Sodoma era stata distrutta, e insisteva sul fatto che "la storia non indicava in nessun modo che il peccato di Sodoma era di ordine sessuale, ed ancor meno omosessuale..." (9) Bailey pretendeva come prova che il verbo del versetto 5, yadha, "conoscere", volesse dire "far conoscenza con". Affermava molto giustamente che soltanto dieci dei 943 casi in cui il verbo compare nell'Antico Testamento hanno una connotazione sessuale. Detto questo, egli toglie ai Sodomiti ogni intenzione sessuale ed afferma che quegli uomini erano in collera contro Lot, un residente straniero, perché non aveva risposto positivamente alla loro richiesta riguardante lui e i suoi ospiti angelici. Una tale empietà ebbe quindi come conseguenza la distruzione della città. 

L'interpretazione di Bailey fece centro e resta fino ad oggi una delle argomentazioni preponderanti del movimento pro-gay all'interno della Chiesa. Ma un'esegesi logica mostra chiaramente l'errore di Bailey. Benché il verbo yadha significhi "far conoscenza con qualcuno", può anche significare "avere dei rapporti sessuali", come ad esempio in Genesi 4,1: "Adamo conobbe Eva ... ed ella concepì." Lo stesso verbo è usato per descrivere la verginità delle figlie di Lot in Genesi 19,8: "Ho due figlie che non hanno conosciuto uomo." Sarebbe ridicolo attribuire a questo versetto il senso che Bailey dà al verbo yadha perché, in modo evidente, le figlie di Lot avevano già fatto conoscenza con degli uomini, i membri più prossimi della loro famiglia, ad esempio. Così, nello spazio di tre versetti, Bailey deve attribuire allo stesso verbo tre significati completamente diversi, un'incoerenza che non cerca neppure di spiegare. Egli non può neppure dare le ragioni che spiegherebbero perché Lot e Dio consideravano il desiderio dei Sodomiti di "fare conoscenza" come "empio" (versetto 7) e condannabile. Bailey omette pure di spiegare perché Lot offre le sue proprie figlie in una specie di sacrificio sessuale (versetto 8) a degli uomini con i quali non vuol far conoscenza. Così, se si vuol tradurre in modo logico il verbo yadha alla luce del suo contesto, in un modo che rispetti il senso del resto del racconto, "conoscere" al versetto 5 non può avere altre connotazioni che quella omosessuale. 

 Si può supporre che il dibattito sordido descritto in Genesi 19 è una prova del comportamento abituale degli uomini della città. Sarebbe tuttavia ingenuo passar sopra ai fattori sottostanti dai quali emerge la deviazione sessuale dei Sodomiti e che è tragicamente simbolica. Il profeta Geremia mostra a coloro che l'ascoltano le similitudini che esistono tra il loro atteggiamento e quello dei Sodomiti, nella misura in cui essi vivono nell'adulterio e nell'inganno e non si distolgono dalle loro empie vie. L'adulterio è paragonabile all'atto omosessuale nella misura in cui i due si sono offerti al di fuori dell'unione "una sola carne" prevista da Dio. Ezechiele 16,49-50 fa allusione a tre fattori sociali: l'orgoglio della vita, il pane a sazietà e una noncurante tranquillità, cosa che ricorda inevitabilmente la decadenza morale di Sodoma. 

Un certo benessere materiale andava di pari passo con la superbia dei Sodomiti e li ha forse spinti a perseguire dei desideri che erano contrari all'ordine creato da Dio. Questi desideri si manifestarono per mezzo di uomini che "si abbandonarono alla dissolutezza e ricercarono unioni contro natura" (Giuda 1,6-7). Ma in cosa ciò si correla alla situazione degli omosessuali oggi? Indubbiamente, la maggior parte dei gay considerava questo tipo di aggressione concupiscente come una valida alternativa non più di quanto gli eterosessuali l'avrebbero fatto. Ma la storia continua a mostrare che la sessualità umana si è pervertita, deviando dalla via orginaria. Poco importa che i Sodomiti avessero agito in modo impulsivo, o secondo dei desideri a lungo trattenuti, o anche per sadismo; il fatto è che essi hanno trasgredito i disegni di Dio per la sessualità umana, che doveva viversi all'interno di un'unione eterosessuale "una carne sola". Così il fatto di porre i propositi della creatura al di sopra di quelli del Creatore ha costituito un peccato ed ha avuto delle conseguenze funeste, com'è il caso ancor oggi. Questo genere di disegni è proibito dal sesto comandamento: "Non commetterai adulterio" (Esodo 20,14). Tradizionalmente applicato ad ogni unione sessuale al di fuori del matrimonio (10), questo comandamento copre tuttavia una varietà di attività sessuali, sia che siano d'ordine eterosessuale o omosessuale, o che si tratti di ogni variante possibile dell'unione "una sola carne". Le leggi levitiche ci danno ancor più dettagli su queste varianti. - - - - - I capitoli 18 e 20 del Levitico elencano diversi tipi d'unione sessuale che Dio proibisce, ivi compresi gli atti omosessuali (Levitico 18,22 e 20,13). 

Ma prima di immergerci in passi specifici della Sacra Scrittura, occorre esplorare il contesto di questi versetti. Il capitolo 18 comincia con una dichiarazione: "Io sono il Signore, vostro Dio" (versetto 2). Dio esorta Israele a seguire le sue vie al posto di quelle dell'Egitto e di Caanan, alludendo al rischio della contaminazione esteriore. La sua preoccupazione s'intensifica in Levitico 19,2: "Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo." Le proibizioni che attorniano questa dichiarazione primaria diventano le caratteristiche distintive del popolo d'Israele. 

Solo un Dio di santità può esigere che il suo popolo non s'insudici con le pratiche morali e religiose di altre nazioni. Come ha scritto Letha Scanzoni nel suo notissimo libro "Is the Homosexual My Neighbor?" (L'omosessuale è il mio prossimo?), i tre fondamenti che contraddistinguono il codice di santità di Israele sono: 1. il rifiuto di sottomettersi ai costumi di altre nazioni; 2. la proibizione di praticare l'idolatria; 3. il rifiuto dell'impurità cerimoniale. (11) I versetti 6-18 del capitolo 18 proibiscono ai membri di una stessa famiglia di mostrarsi nudi gli uni davanti agli altri, cosa che potrebbe portare a dei rapporti sessuali. L'idea che qui prevale è che un uomo e la sua sposa sono diventati una sola carne (12) e che la loro nudità è quindi riservata all'uno e all'altra, come dice il versetto 8. Il mantenimento di quest'ordine è conforme all'intenzione di Dio e distingue Israele dall'impurità morale delle altre nazioni. 

A motivo della purezza cerimoniale, il versetto 19 vieta ad una donna di avere dei rapporti sessuali durante le sue mestruazioni. I versetti 18-28 del Levitico spiegano che il sangue mestruale di una donna era considerato impuro e non poteva quindi sporcare il tabernacolo. Occorreva quindi prestare un'attenzione particolare a quel periodo del mese. Secondo un esegeta, la santità si rifletteva nella perfezione del corpo e quindi "la cura che Israele portava all'integrità, all'unità e alla purezza del corpo fisico" corrispondeva ai "confini politici minacciati del corpo d'Israele". Il versetto 20 descrive l'adulterio come un'atto che insudicia, nella misura in cui viola l'unione "una sola carne" ordinata da Dio. 

L'idolatria rappresentata da rituali indiavolati che coinvolgevano dei bambini viene proibita al versetto 21. Secondo un esegeta, questo versetto è inserito nel mezzo di una serie d'atti sessuali illeciti perché "dei bambini venivano probabilmente portati agli altari per essere formati e diventare dei prostituti e delle prostitute del tempio." (13) Il versetto 21 affronta l'attività omosessuale. E' un abominio – toebah – una parola ebraica che esprimeva qualcosa di ripugnante per Dio ed incompatibile con la sua natura. (14) Se ci si riferisce ai tre fondamenti di Scanzoni usati per definire il codice di santità d'Israele, si può determinare in quale misura l'atto omosessuale viola questo codice. Per prima cosa, l'attività omosessuale era una pratica corrente in certi paesi vicini, come la Mesopotamia. (15) In secondo luogo, molte persone hanno tratto da ciò la conclusione che il comportamento omosessuale era da porre sullo stesso piano con l'idolatria religiosa, come suggeriscono la prostituzione dei bambini (versetto 21) e tre passaggi distinti in 1Re 14,24 , 15,12 e 22,46, che stigmatizzano l'intrusione di prostituti maschi in Israele. Ma Bailey, in un modo soprendentemente ortodosso, va oltre affermando che la proibizione del versetto 22 è da intendersi al di là dell'idolatria sessuale delle nazioni pagane. 

Egli scrive: "Tali atti (omosessuali) sono considerati come un 'abominio'... perché, contrariamente a ciò che è sessualmente naturale, dimostrano lo spirito di idolatria che è, esso stesso, il sovvertimento fondamentale del vero ordine." (16) Così il comportamento omosessuale era il riflesso delle pratiche sociali e religiose delle nazioni pagane dalle quali Dio voleva che Israele si distinguesse. Ad un livello più profondo, tuttavia, l'omosessualità trasgredisce il contesto sottostante dei disegni creatori di Dio e merita quindi di essere considerata un abominio. La terza categoria menzionata da Scanzoni, l'impurità cerimoniale, può altrettanto applicarsi all'atto omosessuale. I versetti che seguono e precedono il versetto 22 descrivono delle attività considerate come ritualmente impure, come il fatto di avere dei rapporti sessuali durante i periodi mestruali. Un autore adduce come pretesto che la parola "abominio" fa riferimento all'impurità cerimoniale, lasciando supporre così che il comportamento omosessuale sia paragonabile al mangiare carne suina. (17) Il versetto 23 chiude la questione proibendo i rapporti sessuali con gli animali e termina con un'esortazione di Dio che chiede ad Israele di smettere di insozzarsi con delle pratiche abominevoli. Il capitolo 19 contiene una varietà di altre prescrizioni e conduce, al capitolo 20, ai castighi assegnati ai comportamenti immorali. Al versetto 13, l'omosessualità è citata com un abominio punibile con la pena di morte. Nel contesto del versetto 13 si trovano delle proibizioni riguardanti l'incesto e la poligamia. 

Il contesto più generale include l'adulterio (versetti 10, 20, 21), la bestialità (versetto 16), l'esibizionismo (versetti 17 e 19), e i rapporti sessuali durante il periodo mestruale (versetto 18). Il capitolo 19 termina con un'esortazione di Dio che chiede al suo popolo di essere santo e di distinguersi in questo modo dalle altre nazioni. Questa richiesta si applica innanzitutto alla condotta sessuale al di fuori di un'unione eterosessuale "una sola carne", così com'è prescritta in Genesi 2,24. 

 Ma in che misura le leggi levitiche si applicano ai cristiani d'oggi? Letha Scanzoni rileva pertinentemente: "Se si vuole applicare il codice di santità degli Israeliti agli omosessuali del ventesimo secolo, occorre anche applicarlo contro certe pratiche correnti, come il fatto di mangiare delle bistecche al sangue, di portare dei vestiti di fibra mista e di avere dei rapporti sessuali durante il periodo mestruale." (18) In altre parole, perché far differenze mettendo l'accento sulla legge morale anziché sulle leggi riguardanti la dietetica e le cerimonie? 

La risposta si trova nelle stesse Scritture. Jerry Kirk mette in luce i passi del Nuovo Testamento che raccomandano ai cristiani di mettere da parte le leggi d'ordine dietetico (Atti 10,9-16 ; 13,21), come pure le leggi sulle cerimonie (Galati 3,1-14 ; 5,1-12 ; Ebrei 10,8-10). (19) Al contrario, le leggi morali continuano ad essere mantenute come tali nel Nuovo Testamento, come prova il richiamo che l'apostolo Paolo fa dei dieci comandamenti in 1Timoteo 1,9-10 (questo passo sarà oggetto di un'ulteriore spiegazione), che comprende un'allusione al comportamento omosessuale. L'omosessualità viola il sesto comandamento, proprio come la bestialità, l'incesto e l'adulterio lo trasgredivano, nella misura in cui questi atti erano commessi al di fuori dei sacri vincoli del matrimonio. Lo scopo di questa legge morale, oggi, è di condurre coloro che la trasgrediscono verso Cristo, come vedremo poi. - - - - - 

L'allusione più descrittiva e più precisa dell'omosessualità nel Nuovo Testamento si trova in Romani 1. L'apostolo Paolo descrive diversi fattori che portano a delle attività omosessuali. Una falsa visione di Dio contribuisce a un decadimento morale che si manifesta nel bisogno da parte dell'uomo di elevare la creatura al di sopra del Creatore. Non appena l'uomo è separato da Dio e dal suo ordine naturale, egli ha la libertà di esplorare le sue concupiscenze, e cioè i suoi desideri omosessuali. S.Paolo non sembra rivolgersi ad una parte inabitualmente perversa della società: compie piuttosto una specie di visione dall'alto e coglie il flagello universale della natura peccatrice dell'uomo e di molti suoi sintomi. Secondo S.Paolo, l'uomo ha una conoscenza di Dio attraverso la mediazione della creazione (versetto 20) e cerca ciononostante degli affetti che sono contro natura (versetti 26 e 27); se si considera quindi quest'argomento, si può supporre che il contesto nel quale S.Paolo si situa è quello della creazione. (20) Se però si associa Romani 1 ad un fattore d'idolatria che non è privo di riferimento con quello che si trova in Levitico 18, questo capitolo è una specie di anello di congiunzione all'interno della proibizione biblica del comportamento omosessuale. I versetti 16 e 17 di Romani 1 descrivono il Vangelo come la potenza e la giustizia di Dio che sono rivelati a coloro che vi credono, sia ebrei che gentili. In contrapposizione alla giustizia del Vangelo, gli uomini sono descritti come ingiusti (versetto 18). Questo versetto sembra essere diretto contro l'umanità in generale, e cioè i gentili, che in un certo modo possiedono la verità, ma la soffocano. Il fatto che gli uomini possiedano la verità e continuino a vivere nell'errore, spinge Dio alla collera. 

Ma se questi uomini sono dei gentili, come possono essi detenere la verità? Ai versetti 19 e 20, S.Paolo prende come dimostrazione le opere evidenti di Dio nella creazione. Attraverso l'ordine delle sue mani (Salmi 19,1), Dio ha rivelato agli uomini la sua esistenza e l'ordine universale. Uno degli aspetti particolari della creazione è la creazione dell'essere umano in tanto quanto maschio e femmina. Nella creazione c'è una grandezza e un'armonia che danno all'uomo una conoscenza di Dio con il quale l'uomo deve fare i conti; come dice S.Paolo, l'uomo è quindi inescusabile (versetto 21). I versetti 21-23 descrivono la spirale infernale provocata dalla turpitudine degli uomini. Malgrado la loro conoscenza di Dio, non l'hanno glorificato e non gli hanno reso grazie. Ne sono conseguite vanità e confusione, come per separarli un po' di più da Dio e legarli a delle idee deformate su Dio. La loro saggezza è diventata stoltezza (versetto 22), come dimostrano gli idoli che si sono fatti ad immagine dell'uomo e degli animali (versetto 23). Il versetto 25 rivela a qual punto la superbia rinforza questa idolatria. La verità di Dio, naturalmente rivelata, è stata calpestata dalla creatura in un futile tentativo di elevarsi al di sopra del Creatore.

L'uomo ha sostituito Dio come entità che dev'essere adorata. Di conseguenza, ogni parvenza d'ordine morale è stata scalzata dall'ingiustizia dell'uomo. Le varie forme che questo disordine riveste vengono descritte nei versetti successivi. Siccome avevano rifiutato di riconoscere Dio, egli li ha lasciati, o abbandonati, ai desideri del loro cuore. Queste concupiscenze hanno suscitato l'impurità, o l'immoralità, allorché degli individui hanno disonorato i loro corpi insieme. S.Paolo allude alle concupiscenze che sono in loro, cosa che suppone che l'atto omosessuale è provocato da una concupiscenza omosessuale. E' nella messa in pratica di queste concupiscenze che il peccato è concepito, come precisa Giacomo 1,14-15. Così l'apostolo Paolo considera che questi individui hanno potuto avere delle tendenze omosessuali. E' ciò che si fa di queste tendenze che sembra essere qui la questione-chiave. Data la durezza del loro cuore, Dio ha deciso di lasciarli ai loro desideri, cosa che li ha condotti ad una condotta depravata e immorale.

I versetti 26-32 sono più precisi. Le donne avevano cambiato le loro abitudini naturali in rapporti contro natura. Quest'uso, o funzione, secondo un dizionario greco del Nuovo Testamento (21), fa riferimento ai rapporti eterosessuali. Negando questo tipo di rapporti, le donne s'abbandonano a delle attività lesbiche. Egualmente anche gli uomini avevano abbandonato le donne e commesso degli atti omosessuali ignomignosi. Il loro castigo, nuovamente, fu la libertà di esplorare questo tipo di attività e di essere così legati alle loro proprie concupiscenze. Il versetto 27 dichiara: "Si sono infiammati di desiderio gli uni per gli altri". La natura divorante di questa condotta sessuale diventa "il salario che merita il loro traviamento" (versetto 27). Il loro errore, o illusione, era il rifiuto di restare nella conoscenza di Dio, che in cambio li lasciò ai loro propri desideri depravati.

I versetti successivi descrivono una lista di altri atteggiamenti ed azioni che caratterizzano una deliberata alienazione da Dio. Numerosi teologi pro-gay affermano che quest'esempio di uomini e di donne che scambiano i loro desideri naturali con dei desideri contro natura non si applica che a degli eterosessuali (Bailey, Blair, Scanzoni, Boswell). In altre parole, per degli omosessuali autentici, tali atti sarebbero naturali. Ma il pensiero di S.Paolo si estende ben al di là di una semplice predisposizione: egli fa riferimento al carattere naturale dell'ordine creato da Dio. Egli afferma che tutti gli uomini hanno conoscenza di quest'ordine e tuttavia, elevando se stessi e mettendo i loro desideri al di sopra di Dio, lo sfidano. David Fields scrive: "Le relazioni naturali si riferiscono all'uomo e alla donna, come Dio li ha creati... Inserite nel contesto della creazione, tutte le relazioni omosessuali sono contro natura." (22) 

Ancor più, sembra chiaro che al versetto 24 S.Paolo sia consapevole dei desideri omosessuali negli uomini. Argomentando con dei teologi pro-gay, S.Paolo potrebbe dire che malgrado il loro apparente carattere naturale, i desideri di questi uomini sono diretti al di fuori dell'intenzione di Dio e costituiscono quindi un peccato quando vengono soddisfatti in modo concreto. Un secondo ragionamento prevalente frequentemente citato contro un'interpretazione più tradizionale di Romani 1 afferma che questi rimproveri siano indirizzati soltanto a degli idolatri e non a dei cristiani. Ma i cristiani non sono altrettanto inclini a servire i desideri dell'uomo più che i progetti di Dio? Un cristiano che si dà volontariamente a dei desideri omosessuali pare sospetto di praticare una forma sottile d'idolatria nella misura in cui sfida l'ordine morale di Dio per la sua propria sessualità. Ne troviamo l'eco in Levitico 18, che proibisce il comportamento omosessuale a causa (per altri motivi) della sua associazione con dei riti religiosi idolatri. Come ho menzionato prima, una tale attività è moralmente idolatra nella misura in cui essa viola l'intenzione creatrice di Dio. Richard Lovelace scrive: "Anche in una cultura cristianizzata in cui Dio non è adorato in spirito e verità, quest'intenzione interiore verso il peccato e le sue espressioni esteriori possono svilupparsi in ogni momento. 

L'omosessualità di ogni singolo individuo... è un prodotto del tessuto sociale danneggiato di una società di idolatri." (23) - - - - - Gli ultimi riferimenti biblici riguardanti l'omosessualità appaiono in 1Corinzi 6,9 e 1Timoteo 1,10. Quest'ultimo passo è integrato ad una reiterazione dei dieci comandamenti nella quale l'apostolo Paolo cerca di mostrare la funzione essenziale della legge. Egli comincia al versetto 8: "Noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne fa uso legittimo." Prosegue dicendo che la legge si applica agli indisciplinati come per svelare loro il loro peccato e condurli alla giustizia. 

S.Paolo fa poi un elenco di un certo numero di tali trasgressori: gli assassini, i rapitori, i sacrileghi e i profanatori e "per ogni cosa che è contraria alla sana dottrina" (versetto 10). Include due comportamenti che si oppongono al sesto comandamento, quelli relativi agli uomini immorali e agli omosessuali. La parola greca per omosessuale in questo contesto è arsenokoitai. Tradotto letteralmente, questa parola significa maschio, arsen, e rapporto sessuale-coito, koitai, termine usato in relazione al letto coniugale. Così la parola arsenokoitai si riferisce a degli uomini che hanno dei rapporti sessuali gli uni con gli altri. 

Alcuni hanno addotto come pretesto che questo passo non si applica che a dei prostituti maschi, ma le stesse persone hanno omesso di presentare una prova qualsiasi per difendere questa ipotesi. (24) Sulla base di questo testo, si può concludere che S.Paolo definisce l'unione omosessuale, senza entrare in specifici dettagli, come una violazione della legge di Dio. Ma come un tale punto di vista può essere in accordo con la predicazione della grazia, cara all'apostolo Paolo? Per alcune persone in lotta contro i desideri omosessuali, la legge così com'è descritta appare ben più repressiva che portatrice di speranza. 

E' quindi importante seguire il pensiero di S.Paolo in 1Timoteo 1. L'uomo si è allontanato dai disegni di Dio in ogni modo; la legge ha rivelato i suoi errori. Lo scopo della legge, tuttavia, non è di condannare, ma di condurre l'uomo verso una fonte di perdono e di forza. Questa fonte è la grazia ricevuta per mezzo della fede in Cristo. S.Paolo scrive in Galati 3,24: "Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede." Questa liberazione dalle costrizioni della legge è celebrata in 1Corinzi 6,9-11.

S.Paolo comincia col menzionare ogni specie di comportamento che, se non ci si pente, impedisce alla persona di ereditare il regno di Dio. Due parole s'applicano qui al nostro studio: arsenokoitai (già considerata in 1Timoteo) e malakoi. Quest'ultimo termine deriva da un aggettivo greco che significa "dolce" e "che s'impietosisce sulla propria sorte". In quanto sostantivo, esso si applica agli "uomini e ragazzi che accettano passivamente di sottomettersi a delle pratiche omosessuali". (25) Lovelace opera una distinzione tra malakoi, che indica dei partner passivi nella relazione omosessuale, e arsenokoitai, che indica il partner preferibilmente attivo. (26) Che questo passo alluda alla prostituzione maschile o ad una relazione omosessuale amorosa sembra poco importante; l'apostolo Paolo allude qui all'errore che rappresenta il comportamento omosessuale in generale. Egli conclude al versetto 11 dichiarando: "E tali eravate, alcuni di voi..." Molti uomini nella chiesa di Corinto erano stati senza dubbio modellati e deformati dall'immoralità sessuale della loro cultura. Ma S.Paolo vedeva tutto questo al passato; ciò che era d'importanza primaria per lui, nel presente, era la purificazione di Cristo e l'opera di rigenerazione che Cristo aveva avviato nella vita di quegli uomini. 

Sembra chiaro che quest'appello sottile al pentimento andava di pari passo con l'amore di Cristo, nella misura in cui il fatto di distogliersi dall'immoralità permetteva a Cristo di diventare una fonte di sostegno e di guarigione più forte nelle loro vite (vorrei approfondire quest'argomento, ma ciò richiederebbe la redazione di un altro capitolo). - - - - - In conclusione, la Bibbia non è né neutra né ambigua in ciò che riguarda la questione dell'omosessualità. Gli intendimenti di Dio per la sessualità umana costituiscono la norma che ci permette di discernere le ben note deformazioni che sono derivate dalla caduta. Gli uomini di Sodoma manifestano il loro essere decaduti con dei propositi omosessuali; il sesto comandamento e il codice levitico rispondono a tali comportamenti proibendoli. Il Nuovo Testamento conferma il carattere contro natura e idolatra dell'atto omosessuale (Romani 1), ed altri due passi fanno riferimento a questo errore. Ma non è che l'inizio. Questi versetti spingono l'omosessuale verso un cammino rigeneratore con Cristo e gli permettono di approfondire i propositi del Creatore.

- Note (1) Don Williams, The Bond That Breaks – Will Homosexuality Split the Church?, BIM, 1978, pag.47 (2) idem, pag.53 (3) idem, pag.53 (4) idem, pag.55 (5) idem, pagg.56-57 (6) John Milton, Paradise Lost, Odyssey Press, 1957, libro IX, righe 1029-1036 (7) Jerry Kirk, The Homosexual Crisis, Nelson, 1978, pagg.53-54 (8) idem, pag.54 (9) Derek S. Bailey, Homosexuality and the Western Tradition, Longmans, 1955, pag.5 (10) David Atkinson, Homosexuality in the Christian Fellowship, Eerdmans, 1981, pag.82 (11) Letha Scanzoni e Virginia Mollenkott, Is the Homosexual My Neighbor?, Harper and Row, 1978, pag.60 (12) H. N. Snaith, The New Century Bible: Leviticus and Numbers, Nelson, 1967, pag.122 (13) idem, pag.60 (14) David Atkinson, Homosexuality in the Christian Fellowship, Eerdmans, 1981, pag.82 (15) idem (16) Derek S. Bailey, Homosexuality and the Western Tradition, Longmans, 1955, pag.60 (17) John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, University of Chicago Press, 1980, pag.100 (18) Letha Scanzoni e Virginia Mollenkott, Is the Homosexual My Neighbor?, Harper and Row, 1978, pag.112-113 (19) Jerry Kirk, The Homosexual Crisis, Nelson, 1978, pag.56 (20) David Fields, The Homosexual Way - A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979, pag.30 (21) Kurt Aland, Matthew Black, Ed., The Greek Testament, United Bible Society, 1966, pag.196 (22) David Fields, The Homosexual Way - A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979, pag.30 (23) Richard Lovelace, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978, pag.93 (24) John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, University of Chicago Press, 1980, pag.107 – Boswell analizza quest'argomento dettagliatamente in un'appendice del suo libro, come Scrogg in The New Testament and Homosexuality. Tuttavia, né l'uno né l'altro riescono a dimostrare che la Parola di Dio in quest'ambito è priva di valore per il tempo presente. (25) citazione di Arndt e Gringich tratta da English Lexicon of the New Testament di Richard Lovelace, pag.97 (26) Richard Lovelace, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978, pag.97 - Bibliografia 1. Atkinson David, Homosexuality in the Cristian Fellowship, Grand Rapids, Eerdmans, 1981 2. Bahnsen Greg, Homosexuality – A Biblical View, Grand Rapids, Baker, 1978 3. Bailey Derek, Homosexuality and the Western Christian Tradition, Longmans, 1955 4. Blair Ralph, An Evangelical Look at Homosexuality, National Task Force on Homosexuality, 1972 5. Boswell John, Christianity, Tolerance and Homosexuality, Chicago, University of Chicago Press, 1980 6. Fields David, The Homosexual Way – A Christian Option?, Intervarsity Press, 1979 7. Hormer, Jonathan Loved David, Philadelphia, Westminster Press, 1978 8. Kirk Jerry, The Homosexual Crisis, Nashville, Nelson, 1978 9. Lovelace Richard, Homosexuality and the Church, Revell, Old Tappan, 1978 10. Milton John, Paradise Lost, Indianapolis, Odyssey, 1957 11. Scanzoni Letha e Mollenkott Virginia Ramey, Is the Homosexual My Neighbor?, San Francisco, Harper and Row, 1978 12. Snaith H.N., The New Century Bible – Leviticus and Numbers, London, Nelson, 1967 13. Williams Don, The Bond That Breaks – Will Homosexuality Split the Church?, BIM, 1978 14. Woods Richard, Another Kind of Love, Chicago, Thomas Moore Press, 1977

giovedì 27 marzo 2008

Si Può Cambiare- La nostra identità in Cristo




LA NOSTRA IDENTITA' IN CRISTO
"Cristo in voi, speranza della gloria" (Colossesi 1,27)


Ciò che dice la Parola di Dio:
 


Io sono:

1. Figlio di Dio, perchè sono stato rigenerato non da un seme corruttibile, ma da un seme incorruttibile, dalla parola di Dio che vive e dimora in me eternamente (1Pietro 1,23)


2. perdonato per tutti i miei peccati e lavato nel sangue di Cristo. (Efesini 1,7 ; Ebrei 9,14 ; Colossesi 1,14 ; 1Giovanni 2,12 ; 1Giovanni 1,9)

3. una nuova creatura (2Corinzi 5,17)

4. il tempio dello Spirito Santo (1Corinzi 6,19)

5. liberato dalla potenza delle tenebre e trasferito nel regno di Dio (Colossesi 1,13)

6. riscattato dalla maledizione della legge (1Pietro 1,18-19 ; Galati 3,13)

7. benedetto (Deuteronomio 28,1-14 ; Galati 3,9)

8. santo (Romani 1,7 ; 1Corinzi 1,2 ; Filippesi 1,1)

9. la testa e non la coda (Deuteronomio 28,13)

10. sempre in alto e mai in basso (Deuteronomio 28,13)

11. santo e irreprensibile davanti a Dio (1Pietro 1,16 ; Efesini 1,4)

12. eletto (Colossesi 3,12 ; Romani 8,33)

13. confermato fino alla fine (1Corinzi 1,8)

14. avvicinato dal sangue di Cristo (Efesini 2,13)

15. vittorioso (Apocalisse 21,7)

16. liberato (Giovanni 8,31-33)

17. forte nel Signore (Efesini 6,10)

18. morto al peccato (Romani 6,2-11 ; 1Pietro 2,24)

19. più che vincitore (Romani 8,37)

20. coerede con Cristo (Romani 8,17)

21. suggellato dallo Spirito Santo che era stato promesso (Efesini 1,13)

22. attraverso Dio in Gesù Cristo (1Corinzi 1,30)

23. accettato nel Beneamato (Efesini 1,6)

24. completo in lui (Colossesi 2,10)

25. crocifisso con Cristo (Galati 2,20)

26. vivo con Cristo (Efesini 2,5)

27. libero da ogni condanna (Romani 8,11)

28. riconciliato con Dio (2Corinzi 5,18)

29. capace di avere parte all'eredità di Dio (Colossesi 1,12)

30. fermamente radicato, fondato, saldo nella mia fede e pieno di riconoscenza (Colossesi 2,7)

31. circonciso, non della circoncisione degli uomini (Colossesi 2,11)

32. concittadino dei santi e familiare di Dio (Efesini 2,19)

33. edificato sul fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo Gesù stesso come pietra angolare (Efesini 2,20)

34. nel mondo come Cristo è in cielo (1Giovanni 4,17)

35. nato da Dio sicché il maligno non può niente contro di me (1Giovanni 5,18)

36. suo fedele discepolo (Apocalisse 17,14b ; Efesini 5,1)

37. ricolmo di benedizioni (Deuteronomio 28,3 ; Efesini 1,3)

38. suo discepolo, perché ho amore per gli altri (Giovanni 13,34-35)

39. la luce del mondo (Matteo 5,14)

40. il sale della terra (Matteo 5,13)

41. giustizia di Dio (2Corinzi 5,21 ; 1Pietro 2,24)

42. partecipe della sua natura divina (2Pietro 1,4)

43. chiamato da Dio (2Timoteo 1,9)

44. primizia delle sue creature (Giacomo 1,18)

45. scelto, eletto (1Tessalonicesi 1,4 ; Efesini 1,4 ; 1Pietro 2,9)

46. un ambasciatore di Cristo (2Corinzi 5,20)

47. l'opera di Dio creata in Cristo per le opere buone (Efesini 2,10)

48. la pupilla degli occhi di mio Padre (Deuteronomio 32,10 ; Salmi 17,8)

49. guarito dalle piaghe di Gesù (1Pietro 2,25 ; Isaia 53,6) 
 

50. trasfigurato a sua immagine (2Corinzi 3,18 ; Filippesi 1,6)

51. resuscitato con Cristo ed seduti con lui nei cieli (Colossesi 2,12 ; Efesini 2,6)

52. amato da Dio (Colossesi 3,12 ; Romani 1,7 ; 1Tessalonicesi 1,4)

53. Uno in Cristo (Giovanni 17,21-23)



Io ho:
 

 54. il pensiero di Cristo (Filippesi 2,5 ; 1Corinzi 2,16)
55. ricevuto un'eredità (Efesini 1,11)
56. accesso al Padre per mezzo di un solo ed unico Spirito (Ebrei 4,16; Efesini 2,18)
57. vinto il mondo (1Giovanni 5,4)
58. la vita eterna e non sarò condannato (Giovanni 5,24 ; Giovanni 6,47)
59. la pace di Dio, che supera ogni intelligenza (Filippesi 4,7)
60. una potenza, la potenza dello Spirito Santo; il potere di imporre le mani ai malati e di vederli guariti; il potere di scacciare i demoni; ho ricevuto una potenza ogni potere del nemico e nulla mi potrà nuocere.
(Marco 16,17-18 ; Marco 10,17-19)





Vivo in Cristo
 

61. vivo per mezzo e nella legge dello Spirito di vita in Cristo Gesù (Romani 8,2)
62. cammino in Gesù Cristo (Colossesi 2,6)
63. tutto posso in colui che mi fa forte (Filippesi 4,13) 
64. compirò anche delle opere più grandi di Gesù Cristo (Giovanni 14,12)
65. colui che è in me è più grande di colui che è nel mondo (1Giovanni 4,4)
66. corro verso la méta per vincere il premio della vocazione celeste di Dio in Gesù Cristo (Filippesi 3,14)
67. trionfo sempre in Cristo (2Corinzi 2,14) 
68. la mia vita proclama le opere di Dio (1Pietro 2,9)
69. la mia vita è nascosta con Cristo in Dio (Colossesi 3,3)
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lunedì 17 marzo 2008

Domande e risposte sul problema dell'omosessualità - di Bruto Maria Bruti


Domande e risposte 
sul problema dell'omosessualità



di Bruto Maria Bruti




 Articolo pubblicato su Cristianità N.314




       Il 22 ottobre  Franco Grillini, deputato dei DS, i Democratici di Sinistra, e presidente onorario dell’ARCI Gay - sezione gay dell’Associazione Ricreativa Culturale Italiana -, e altri hanno presentato una proposta di legge dal titolo "Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto", che mira al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, incluse quelle omosessuali. Nella prospettiva dell’acuirsi del dibattito in relazione anche a quest’ultimo tema, viene offerto un contributo, articolato e argomentato, per combattere questo ennesimo e radicale attacco alla civiltà naturale e cristiana.


ELEMENTI PER UNA DEFINIZIONE

1. Che cos’è l’omosessualità?

Con il termine «omosessualità» s’indica la condizione di una persona, maschio o femmina, che prova attrazione sessuale per persone del suo stesso sesso. L’omosessualità femminile viene indicata anche con i termini «lesbismo» o «saffismo», con riferimento agli amori omosessuali attribuiti alla poetessa Saffo, vissuta nell’isola greca di Lesbo fra i secoli VII e VI a.C.


2. Che cosa non è l’omosessualità?

L’omosessualità non è dovuta a insufficienze ormonali o ad altri fattori patologici organici, né va confusa con l’«ermafroditismo» vero - coesistenza dei due sessi nella stessa persona - o con lo «pseudo-ermafroditismo», connotato dalla malformazione dei soli organi genitali esterni, che presentano alcuni caratteri dei due sessi. Diverso dall’omosessualità è anche il «transessualismo», atteggiamento psichico di non accettazione o, addirittura, di odio verso i caratteri sessuali del proprio corpo.


3. Qual è l’incidenza dell’omosessualità?

L’entomologo e zoologo statunitense Alfred Charles Kinsey (1894-1956) - studioso dei comportamenti sessuali umani, la cui agenda segreta si proponeva di trasformare la società in senso omosessuale, anch’egli omosessuale e favorevole alle relazioni intime fra adulti e bambini - sostiene la tesi secondo cui il 10% dell’umanità sarebbe omosessuale o bisessuale, cioè sarebbe nella condizione di chi prova attrazione sessuale per entrambi i sessi (1). Questa tesi, accettata per lungo tempo in modo acritico, è stata ormai confutata sia da una serie di studi internazionali sia, soprattutto, da censimenti effettuati negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna (2). Al massimo, si può sostenere che hanno tendenze omosessuali di qualche tipo solo il 2% degli uomini e l’1% delle donne (3).


II. FRA NATURA E VIZIO


4. Il comportamento omosessuale è un comportamento biologico innato?

L’esistenza d’individui con tendenze bisessuali e l’esistenza di persone che hanno mutato la loro inclinazione omosessuale indica che il comportamento omosessuale non è un comportamento biologico innato. Inoltre, contro l’ipotesi dell’omosessualità come condizione biologica, è interessante lo studio realizzato sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti, cioè con tutti i caratteri ereditari uguali e con la stessa struttura biologica.


Tale studio, fatto per dimostrare questa incidenza genetica, ha evidenziato che, fra i gemelli omozigoti, vi è una concordanza del 52% nei rari casi in cui un gemello ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Tuttavia il dato più importante emerso da questi studi è che il 48% dei gemelli omozigoti, pur essendo stati allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti anche in quei casi rari. Perché circa la metà dei gemelli omozigoti presenta una discordanza per quanto riguarda l’orientamento sessuale? Il dato sottolinea l’insufficienza e i limiti delle teorie biologiche sull’omosessualità (4).


5. L’omosessualità è un vizio o una malattia della psiche?

Il vizio è l’abitudine di comportarsi in modo disordinato e tale abitudine è la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati. Esiste spesso un rapporto d’interdipendenza fra vizio e malattia. Si pensi al caso dell’alcolismo. Alcune persone possono giungere all’alcolismo per libera scelta, ma poi si crea uno stato di dipendenza psicologica, si hanno alterazioni ingravescenti della personalità e nascono anche patologie di tipo organico dovute all’abuso dell’alcol: dipendenza biologica, turbe neurologiche, turbe dell’apparato digerente e di quello cardiovascolare.


Quindi molte scelte, libere all’inizio, alla fine rendono schiavi. Invece molte scelte apparentemente libere non lo sono totalmente, ma fortemente condizionate da situazioni di «disordine» familiare e sociale, dalle quali la persona è contagiata o che subisce senza sua colpa.


Tali situazioni di disordine nascono dall’accumulazione e dalla concentrazione degli effetti prodotti dal cattivo uso della libertà da parte di tante persone, che interagiscono negativamente con la libertà del singolo e che riducono notevolmente la sua consapevolezza e la sua responsabilità spingendolo su strade sbagliate.


Infatti alcune persone giungono - per esempio - all’alcolismo in conseguenza di ferite della psiche; in certi casi abusano dell’alcol nel tentativo illusorio di vincere il senso di solitudine e d’isolamento, ma finiscono, senza volerlo, per dare maggiore consistenza ai propri problemi e per aggiungere, alle vecchie sofferenze della psiche, le nuove, che nascono dalla dipendenza e dalle patologie determinate dall’abuso dell’alcol.


Dunque il vizio può portare alla malattia e la malattia al vizio: spesso essi si fondono e si confondono fino a costituire un «circolo vizioso», una spirale senz’apparente via d’uscita, in cui le diverse componenti si alimentano reciprocamente. Ricerche scientifiche dimostrano che esiste negli omosessuali:

a. un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio sesso (5);

b. una mancata identificazione con il modello del genitore del medesimo sesso. L’identificazione non avviene perché il genitore è «inadeguato», oppure perché il soggetto - bambino o bambina -, per aspetti caratteriologici suoi, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui quanto va cercando (6);

c. un attaccamento infantile non consapevole al genitore complementare (7);

d. un precoce condizionamento dovuto ad atti sbagliati e ripetuti a un punto tale da trasformarsi in abitudini (8).


6. L’omosessualità è un comportamento «naturale» perché si verifica anche fra gli animali?

Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come se si trattasse di realtà omogenee. Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degl’individui più deboli o del partner dopo l’accoppiamento, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione.

Le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana. Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agl’inizi. Nelle specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale - cioè all’interno delle quali esistono sì due tipi differenti per morfologia, fisiologia o comportamento, ma questa differenza è ridotta - esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e a corteggiamenti di tipo omosessuale e porta i maschi a montare altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie (9).

In molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante - dice il medico austriaco Konrad Zacharias Lorenz (1903-1989), fondatore dell’etologia, la disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi degli animali e l’adattamento delle piante all’ambiente - reprime, fino al limite della soppressione, la sessualità femminile e l’essere dominato reprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità consiste nell’essere sottomesso, cioè «messo sotto» in senso propriamente fisico (10).

Molti pesci - per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum - iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio - Amphiprion - una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio (11). Fra i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile (12).

Anche fra le oche i sessi non presentano grandi differenze esterne; così si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia, ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia (13).

7. Qual è il significato degli atti di tipo omosessuale che si verificano nei mammiferi?

L’etologo austriaco Irenäus Eibl- Eibesfeldt spiega che nei mammiferi, animali che presentano un elevato grado di specializzazione e di dimorfismo sessuale, l’atto di montare un individuo dello stesso sesso ha il significato di una minaccia d’aggressione o vuol essere un’affermazione di superiorità di rango. Fra i macachi, per esempio, tale azione ha anche il significato di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango è in genere il primo a montare, ma spesso anche gl’individui di rango inferiore lo montano a loro volta: lo zoologo statunitense Carl Buckingham Koford (1915-1979) paragona queste manifestazioni al saluto militare (14).

La zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che, quando due babbuini maschi s’incontrano, si salutano voltando il posteriore al compagno: si tratta di un’offerta sessuale di tipo femminile con funzione di acquietare l’altro, d’ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di necessità (15). La stessa zoologa riferisce che i bonobo - detti anche scimpanzé nani - praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni sono continue, ma rappresentano una strategia per bloccare l’aggressività altrui, per allentare le tensioni che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione: infatti, i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno per partner una femmina sessualmente matura (16).

Il comportamento sessuale animale è determinato anche dalle fasi dell’imprinting, cioè della formazione comportamentale, e le esperienze dell’imprinting possono essere «errate»: per esempio, alcuni uccelli, allevati fin da piccoli da esseri umani, tentano l’accoppiamento con essi anche a dispetto d’intervenute convivenze con congeneri (17). Inoltre, non bisogna dimenticare che certi meccanismi comportamentali animali non sono sempre finalizzati alla sopravvivenza dell’individuo o della specie, ma possono manifestare patologie e devianze da eccesso o da carenza di funzione, le quali portano anche a squilibri distruttivi (18).


8. Una lettura teologica delle analogie e delle differenze fra l’uomo e l’animale relativamente a comportamenti devianti.

San Tommaso d’Aquino (1225ca.-1274) spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine.

Le creature inferiori e corruttibili come gli animali sono soggette alla lotta fra loro e alla morte, e questo rientra nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine al tutto.

L’ordine dell’universo comporta che alcuni esseri possano essere colpiti da qualche male, ma da questi mali procedono, per la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che vi siano anche esseri corruttibili come gli animali (19). Il mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di vista della natura «universale» certi fenomeni sono naturali - come uccidere un animale per procurarsi il cibo -, ma nello stesso tempo si oppongono a una natura «particolare»: nessun corpo, infatti, tende naturalmente alla propria distruzione ma, al contrario, vi si oppone attivamente.

Certe devianze, poi, da cui sono colpiti gli animali all’interno della loro natura particolare - che vanno distinte dai comportamenti propri delle varie specie, finalizzati alla loro sopravvivenza -, non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè dei «progetti» del Creatore, ma sarebbero il risultato, come insegna la Rivelazione, di una misteriosa, ma non per questo meno reale, ferita originale che ha sconvolto non solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico e materiale (20).

L’uomo, però, è sostanzialmente diverso dall’animale perché, a differenza di esso, è capace di conoscere con la ragione le finalità della natura e può guidare l’istinto con la volontà; solo lui è in grado di capire ciò che è male e può intervenire per cercare di rimediare alla privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza e l’angoscia per la malattia e per la morte, solo in lui vi è l’esigenza di una felicità perfetta, che rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto e la sua nostalgia per il paradiso perduto.


III. CONDIZIONE UMANA E OMOSESSUALITÀ: IL PROBLEMA DELLA FELICITÀ

9. L’omosessuale è felice?

L’attrazione omosessuale è «narcisistica», nel senso che è basata sul tentativo illusorio e momentaneo di compensare le proprie carenze affettive, il proprio senso d’inferiorità e d’insicurezza, di affermare sé stessi, di sentirsi più completi, di colmare le carenze nella propria identità, cercando di appropriarsi delle qualità dell’altro individuo dello stesso sesso, continuamente ricercato come un mistero da comprendere e da assorbire.

Nell’omosessuale il bisogno sessuale si fa più intenso in presenza di delusioni, di solitudine e in ogni situazione vissuta con un senso di debolezza interiore, ma il comportamento omosessuale è una falsa soluzione che, invece di sanare la ferita originaria, finisce per rafforzare un’immagine di sé negativa e incompleta. Vi sono psicoterapeuti secondo i quali anche molti eterosessuali possono avere fantasie omosessuali nei momenti in cui sono sopraffatti dalle loro responsabilità o sentono di aver perso il controllo della situazione (21).

Gli atti omosessuali possono rappresentare un’occasione di piacere sensibile, momentaneo e disordinato, ma non risolvono i problemi più profondi della persona e impediscono la sua vera realizzazione, cioè impediscono la felicità (22).


10. Che cos’è la felicità?

«Felice» deriva da «fertile». E una pianta per essere fertile, per dare frutto, presuppone il compimento di un itinerario, lo svolgimento di un processo: la semina, la coltivazione, lo sviluppo, la potatura e la raccolta. Per un uomo essere fertile significa vivere in armonia con le leggi fondamentali della realtà e con la propria natura, cioè in armonia con tutte le componenti della propria personalità. Questo presuppone un cammino perfettibile e mai perfetto, attraverso il quale l’uomo cerca di conoscere sempre meglio la verità e di metterla in pratica.Presuppone un itinerario attraverso il quale la persona cerca di riportare a unità e a disporre secondo un ordinamento gerarchico le potenze dell’anima, entrate in conflitto a causa del peccato originale.

In ogni uomo vi è il bisogno d’integrare e di coordinare le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e la ragione con la verità. E da questo processo, che intende ordinare tutte le potenze dell’anima fra di loro e nei confronti della verità, nasce propriamente la condizione chiamata «felicità».

San Tommaso d’Aquino spiega che la felicità consiste primariamente nell’attività intellettuale, propria dell’essere umano, e risulta soprattutto dalla contemplazione della verità; secondariamente che la felicità ha carattere affettivo, perché, rendendo l’uomo felice in quanto gli è essenziale, tutto l’uomo diventa felice in ogni sua dimensione e attività (23). La «felicità-fertilità» è dunque uno stato, una condizione incipiente e perfettibile, fondata su un processo che si concluderà in Paradiso, con uno stato di felicità perfetta. Dal canto suo, il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e nel possedere l’obiettivo del proprio desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso un obiettivo. I piaceri sono buoni solo quando sono il risultato e la conseguenza della realizzazione di obiettivi giusti e adeguati. Il piacere e il desiderio sono fattori da ordinare e da vivere all’interno del processo che intende integrare e coordinare gerarchicamente le potenze dell’anima fra loro e nei confronti della verità.

11. Che cos’è il piacere disordinato?

Il piacere disordinato è il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le altre componenti della personalità, con i bisogni di natura spirituale che, nell’uomo, si trovano sempre mescolati con forme inferiori e biologiche di bisogni ed entra in conflitto con le leggi fondamentali della natura, che l’uomo è in grado di conoscere mediante la ragione. Vi è sempre la possibilità, per ciascuno, di usufruire di un piacere momentaneo e disordinato, che contrasta con quanto è giusto, ma che, prima o poi, danneggia e impedisce la realizzazione e la felicità.

Secondo Giuseppe Cesari, ordinario di Psicologia Clinica all’università di San Diego in California, negli Stati Uniti d’America, l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno di significato, e così egli introduce in psicologia il concetto di fecondità analogo a quello di felicità: «felice» è il termine corradicale di «fecondo». Sempre secondo Cesari, per esempio, nel campo sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se è vissuta all’interno di un’autentica relazione d’amore perché, altrimenti, rimane inappagato il bisogno fondamentale, vero basic need, «bisogno di base», consistente nell’essere in una vera relazione con l’altro. Cesari, che si serve anche di analisi e di concetti ricavati dall’opera del medico austriaco Sigmund Freud (1856-1939), fondatore della psicoanalisi, afferma che l’affetto omosessuale non è vero amore, ma una forma di regressione al narcisismo primario pre-edipico: «omofilia» vuol dire essenzialmente «egofilia» (24).

L’omosessuale, sia maschio sia femmina, ha patito qualche mancanza nella relazione con il genitore dello stesso sesso; ha un bisogno morboso di attenzione e di affetto da parte delle persone dello stesso sesso rispetto alle quali si è costruito un complesso d’inferiorità riguardante la propria identità sessuale; ha mantenuto un attaccamento infantile verso il genitore complementare, attaccamento quasi sempre abilmente e inconsciamente mascherato. Quindi gli atti omosessuali non sono manifestazioni di un amore autentico, ma manifestazioni di una strategia sbagliata e nevrotica, con cui la persona omosessuale cerca di difendersi da problemi più o meno inconsci, che non è riuscito a risolvere: incompletezza, solitudine, inferiorità e infantilismo (25).

Gli atti omosessuali possono portare un sollievo momentaneo alla persona ma, a lungo andare, non risolvono mai i suoi problemi più profondi. Gli atti sessuali vengono ridotti a una prestazione, fruiti con modalità simili a quelle ossessive e con comportamenti sostanzialmente masturbatori; manca una vera relazione interpersonale e, pertanto, il breve piacere legato all’ordine fisico non è in grado di coinvolgere e di appagare la persona nella sua totalità.

12. Perché molti psicologi contemporanei non considerano più l’omosessualità come un comportamento sessualmente disordinato?

In campo psicologico, molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-distonic: questo è, per esempio, l’approccio del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (26), voluto dal consiglio direttivo dell’APA, l’Associazione Psichiatrica Americana, anche quando un sondaggio indipendente, realizzato fra gli psichiatri statunitensi - mentre il Manual era in preparazione -, mostrava che la maggioranza di essi considerava l’omosessualità come un disordine del comportamento sessuale (27).

La posizione accolta dal Manual non è di carattere scientifico, ma espressione del relativismo nel campo della psicologia, dal momento che, nella sua prospettiva, ogni considerazione sull’omosessualità - e non solo - dev’essere non di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto, cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossicodipendente, l’alcolizzato, lo zoofilo, il voyeur, il sadico, il masochista si sentono gratificati dalle loro azioni disordinate, sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire nella loro scelta di vita.

Nel 1994 il consiglio direttivo dell’APA ha tolto dal settore delle patologie del Manual anche la pedofilia, e con le stesse motivazioni:la pedofilia sarebbe un disordine soltanto se il pedofilo soffre per la sua pedofilia (28).


13. Perché vi sono omosessuali che desiderano rimanere nella loro condizione?

Anche molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata crea uno stato di schiavitù. Già il filosofo e sociologo tedesco Herbert Marcuse (1898-1979), rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un’alienazione e lo schiavo, al pari di ogni persona condizionata, dev’essere aiutato per poter ricuperare la libertà (29).

Nel caso degli omosessuali, la mancata soluzione delle difficoltà psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti psichici, fisici e comportamentali, l’ideologizzazione della deviazione consolidano il comportamento sessuale disordinato rendendone sempre più arduo e difficile il cambiamento. Fra l’uomo e le passioni disordinate, fra l’uomo e le cattive abitudini si può creare un rapporto e si può attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel caso delle tossicodipendenze. Ogni abitudine sbagliata, anche se impedisce la felicità dell’individuo, ne determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei e disordinati, ottenuti aumentando la «dose» o attraverso la ricerca di nuovi oggetti di «perversione».

Rollo May (1909-1994), padre della psicologia esistenzialista statunitense, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando s’instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce più a utilizzare la sofferenza e la delusione in modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione con l’atteggiamento sbagliato ma, a causa dell’abitudine e dell’illusione, finisce per trasformarle negli elementi di un circolo vizioso (30). Quando l’oggetto del proprio desiderio è inadeguato - in quanto non naturale e non conforme alla giustizia -, il possesso è imperfetto rispetto alle aspettative per colpa dell’inadeguatezza della cosa posseduta nei confronti delle esigenze più profonde della persona.

Il piacere momentaneo viene frustrato perché l’uomo si sente insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo del male fatto e deluso dal piacere ottenuto; il movimento del desiderio non cessa, ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere, che è la quiete di tutte le facoltà dell’uomo nel bene amato.

Dal movimento ossessivo del desiderio nasce il «culto» della novità e del cambiamento perché quando la realtà, con il suo ordine e le sue finalità, viene sostituita e deformata dall’immaginazione, l’intelligenza, privata dell’oggetto suo proprio, non è mai sazia del nutrimento inconsistente che le viene offerto e ne reclama subito un altro perché, quando ci s’indirizza verso un falso obiettivo, si può continuare a sognare, ma quando ci si ferma per possederlo esso delude le aspettative.

Nel caso della genitalità, per esempio, quando il sesso viene privato del suo ordine e della sua finalità, quando viene separato dall’amore autentico e dalla tenerezza, gli atti sessuali -disordinati - producono assuefazione, ma non attenuano il bisogno sessuale il quale, a ogni ripetizione, viene esaltato. L’innalzamento della soglia del desiderio richiede l’aumento continuo dello stimolo sessuale, la ricerca della novità e del cambiamento, la ricerca di nuove perversioni per ottenere lo stesso effetto. Una conferma emblematica si può trovare nell’opera dello psicoterapeuta statunitense Jack Morin che, nella ricerca di nuove perversioni da giustificare e da propagandare, introduce alla pratica del fisting. Per chi è ormai abituato all’uso sessuale contro natura dell’ano e del retto, ora sta diventando oggetto d’interesse particolare il colon.

Infatti, la pratica del fisting consiste nell’introdurre gradualmente - l’autore parla di molte ore di pratica - la mano intera e lo stesso avambraccio attraverso l’ano per raggiungere il colon. Morin, che segue i meccanismi di un desiderio ormai separato dalla ragione e dalla realtà, afferma che chi mette in atto questa forma di perversione, resta affascinato dalla sensazione data dall’esplorazione all’interno del corpo del partner e afferma che alcuni descrivono questa esperienza come una forma di meditazione (31).

IV. OMOSESSUALITÀ, ALIENAZIONE E NATURA

14. La condizione omosessuale è una situazione di alienazione?

Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà: l’essere umano va aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà, perché la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l’ordine fondamentale delle cose, giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all’interno della medesima realtà.

La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà. Chi ha un comportamento di tipo omosessuale è una persona alienata dalla propria natura e dalla propria identità. Per la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa unione li rende atti alla generazione di nuove vite, perché è finalizzata all’incontro dello spermatozoo con l’ovulo.

Secondo leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta sempre due significati fra loro connessi: il significato unitivo e quello procreativo. Anche se nella donna esistono naturali periodi d’infecondità, la «disposizione» procreativa resta intatta e presente nella sua natura. Questo rende lecito, e in alcuni casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono -salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche ed educative -, l’uso della sessualità senza scopi procreativi. Per le leggi inscritte nella natura l’atto omosessuale sarà sempre e soltanto una simulazione del rapporto sessuale naturale fra l’uomo e la donna, un comportamento disordinato rispetto ai progetti e alle finalità del Creatore.


15. Perché l’uomo deve rispettare le leggi della natura?

La natura è tutto quanto esiste, la cui esistenza non dipende dalla volontà degli uomini, e la sua essenza - che solo l’intelletto può penetrare, anche se mai in modo esaustivo e completo - consiste nelle idee direttrici, nelle finalità e nei progetti del Creatore. Nella natura non vi è solo il dato materiale, ma in essa si nasconde anche l’idea direttrice, la ragione ultima e profonda delle cose, della loro «costruzione». I sensi hanno il compito di registrare come si presentano le cose, ma l’intelletto ha la capacità di cercare e di comprendere il progetto che ha creato e ha dato forma alla materia informe.

La natura è come l’opera di un artista: anche quando l’opera è stata danneggiata, l’intelletto può rintracciare, conoscendo l’autore, la ragion d’essere dell’opera e può intuirne le caratteristiche perdute o perturbate. È quanto fa il medico quando distingue fra fisiologia e patologia e quanto fa l’etologo quando distingue fra comportamento proprio di una specie, finalizzato alla sua sopravvivenza, e comportamento deviante.

Se è vero che l’uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole. Per esempio, l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso violento; chi va contro la natura trova la natura contro di sé. I sensi possono registrare le cose così come si presentano, ma solo l’intelletto può estrarre queste leggi, che altrimenti resterebbero invisibili e nascoste. Il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti.


V. FRA MORALE E TERAPIA

16. Che differenza vi è fra tendenza omosessuale e atto omosessuale?

Un uomo può sentire in sé la tendenza alla disonestà e all’omicidio, ma non per questo è costretto a rubare o a uccidere. La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé la libertà della volontà, che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata e di essere padrona dei propri atti. La tendenza omosessuale è espressione di un disordine emotivo e tradurre la tendenza in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine (32).


17. Si può guarire dalla tendenza omosessuale?

Dalla letteratura scientifica si ricava che circa un terzo dei pazienti omosessuali, che si sottopongono a un’idonea terapia riparativa, guarisce; un altro terzo cambia progressivamente, nel senso che questi soggetti possono ancora avere, nel corso della vita, sporadiche fantasie omosessuali, ma l’attrazione per l’altro sesso prevale e il modo di relazionarsi con gli individui dello stesso sesso è corretto (33). L’ultimo terzo non cambia perché è costituito da persone forzate a sottoporsi alla terapia o non sufficientemente motivate (34).

Fra i fattori che influenzano positivamente la prognosi sono fondamentali motivazione al cambiamento, fede religiosa vissuta in modo positivo, forti legami familiari, valori di base tradizionali, pazienza con sé stessi e accettazione della natura continuativa della lotta, chiarezza mentale sulle differenze fra quanto è femminile e quanto è maschile (35).

Esperti nella cura dell’omosessualità dimostrano che i complessi omosessuali possono essere curati se la persona con tendenze omosessuali vuole sottoporsi a opportune terapie psicologiche (36). Ma, soprattutto, i complessi omosessuali possono essere prevenuti durante l’infanzia con una giusta educazione.

Lo psicologo olandese Gerard J. M. van den Aardweg, uno dei massimi studiosi della terapia dell’omosessualità, afferma che un’educazione dei giovani mirante ad annullare le specificità maschili e femminili e la mancanza, in famiglia, dei ruoli materno e paterno può aver effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgere dei complessi nevrotici omosessuali (37).

Tuttavia terapie psicologiche idonee e prolungate possono guarire le inclinazioni emotive disordinate, che inducono a un comportamento sessuale deviato. Infatti, una rilevante scoperta scientifica per certo è quella del cosiddetto «encefalo plastico»: nel cervello umano vi sono aree che rispondono unicamente al codice genetico, ma vi sono «zone plastiche», che possono modificarsi. Le aree che vengono modificate dalle abitudini, dall’apprendimento, sono quelle frontali e le zone anteriori dell’area temporo-parietale.

Se oggi Freud chiedesse qual è la sede dell’inconscio, potremmo rispondere che si trova nei lobi frontali collegati con il sistema limbico. Essi sono la sede della cognitività e dell’apprendimento, come pure della creatività e dei sogni. Ma i lobi frontali sono modificabili dall’esperienza, così come può subire l’influenza dell’ambiente e modificarsi anche il sistema limbico - cioè gran parte di quello che, un tempo, veniva indicato come «rinencefalo» -, il complesso di strutture encefaliche che occupano la parte mediale e ventrale degli emisferi, del quale l’ipotalamo è uno degli elementi centrali e che è implicato nel comportamento sessuale e in varie emozioni.

Ogni esperienza nuova, a lungo ripetuta, ogni attività cognitiva e ogni apprendimento svolge una vera e propria azione biochimica sull’encefalo plastico e modifica le strutture biologiche cerebrali (38).

18. Perché sono frequenti i casi di omosessualità fra gli adolescenti?

L’uomo è un essere eterosessuale, ma non bisogna mai dimenticare che tutto quanto si deve sviluppare e formare è sempre soggetto al rischio di deformazioni e di alterazioni. Ogni sviluppo armonico non è automatico, ma sottoposto a innumerevoli tensioni e aggressioni che, se non sono adeguatamente controbilanciate, corrette, indirizzate e combattute, possono dar luogo a deformazioni. Questo vale sia per la psiche sia per il corpo. Si consideri, per esempio, il caso della colonna vertebrale, che, durante lo sviluppo, può deformarsi dando origine alla condizione patologica della scoliosi.

L’adolescenza è una fase delicata dello sviluppo della persona, che deve raggiungere l’indipendenza su tutti i piani; soprattutto deve realizzare il distacco psicologico dai propri genitori, deve liquidare l’egocentrismo infantile, deve cominciare ad agire autonomamente sul mondo circostante e a scegliere la parte che deve svolgervi.

La crisi d’identità nell’adolescente riguarda non solo i ruoli all’interno della società, ma anche il ruolo legato al sesso. L’adolescente deve accettare coscientemente la sessualità e deve imparare ad acquisire progressivamente un controllo sul proprio istinto sessuale - ancora rivolto soprattutto al proprio corpo e alla propria persona - per indirizzarlo verso la persona di sesso complementare e per unirlo alla tenerezza e all’affetto.

Ugualmente, deve imparare a controllare sempre meglio il proprio istinto di aggressività, che non è fondamentale solo per difendersi, ma anche per «aggredire», nel senso più vasto, un compito o un problema. Deve imparare ad adattarlo alle circostanze, deve metterlo al servizio della giustizia e dei diritti degli altri, deve orientarlo verso la realizzazione di un progetto. Tutti sanno, per esempio, quanto siano impazienti i giovani e come sia difficile, per loro, rimandare a più tardi un obiettivo, anche quando lo esige la situazione.

Durante lo sviluppo verso la maturità biologica e psicologica l’adolescente può avere sensazioni erotiche indefinite, che possono essere associate nell’immaginazione con molteplici oggetti e situazioni, anche i più stravaganti. In questo stadio, che alcuni definiscono «multisessuale» (39), può esistere anche una tendenza omosessuale transitoria, da non confondersi con l’omosessualità, e questa tendenza può portare alcuni adolescenti ad avere esperienze sessuali con giovani del proprio sesso: si tratta di situazioni in cui il partner può funzionare come sostituto di quello eterosessuale o può essere usato come uno specchio per avere conferma di sé stesso e per superare la paura dell’altro sesso.

Spesso, in questo periodo, la scelta dell’amico segue un modello narcisistico con una idealizzazione dell’altro, il quale avrebbe le qualità che si vorrebbero avere personalmente e che quindi si possiedono per procura. L’attività omosessuale transitoria può essere usata come prova generale e come preparazione della normale attività sessuale: una sorta di gioco che anticipa la realtà. Ma in certi casi, in presenza di una particolare situazione psicologica, per esempio un’accentuata insicurezza o una mancata identificazione con il modello del genitore dello stesso sesso, vi è il pericolo che l’adolescente resti legato a questo tipo di soddisfacimento sessuale.

Il periodo dell’adolescenza, appunto perché delicato e difficile, richiede la presenza di educatori capaci di tranquillizzare l’adolescente e, nello stesso tempo, in grado di fornire spiegazioni adeguate e d’indicare gli obiettivi giusti verso cui deve imparare a orientarsi. Le cattive compagnie e la mancanza di educatori possono indirizzare l’adolescente verso la fissazione di comportamenti e d’idee sbagliate, che possono generare, successivamente, le premesse per un comportamento di tipo omosessuale o per comportamenti condizionati da altre perversioni (40).


19. È possibile cambiar sesso?

La volontà di cambiare le caratteristiche sessuali del proprio corpo nasce da un grave disturbo dell’identità sessuale, indicato con il nome di «transessualità». Gl’interventi chirurgici, a cui i soggetti si sottopongono, non portano a un vero cambiamento di sesso, ma conferiscono solo l’apparenza del sesso desiderato. Gl’individui vengono castrati e mutilati dei loro organi genitali normali e gli organi finti «costruiti» sono privi della capacità di procreare, incapaci di dar loro il piacere sessuale e gli stessi rapporti sessuali sono spesso dolorosi o impossibili.


VI. IMPLICAZIONI SOCIALI


20. Quale atteggiamento deve avere la società verso gli omosessuali?

La società deve avere rispetto, compassione e delicatezza verso le persone con tendenza omosessuale. Ma l’abitudine omosessuale non deve essere né tutelata né equiparata al comportamento sessuale naturale, che porta a costituire una famiglia e ad adottare figli. Quindi la società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone omosessuali che vogliono compiere un cammino di liberazione dal vizio.

Il cammino di liberazione dal vizio trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del movimento internazionale «ex gay»: si tratta di veri movimenti di base, come Courage (41) ed Exodus International (42), dove omosessuali ed ex omosessuali si aiutano per promuovere un cambiamento di vita in modo da liberarsi dal vizio dell’omosessualità. I comportamenti sessuali disordinati possono e devono essere tollerati se attuati in privato - purché non costituiscano forme di violenza sulle persone -, ma è giusta la pubblica apologia del vizio, qualsiasi esso sia?

Oggi vengono organizzate, incoraggiate e promosse pubbliche manifestazioni di omosessuali favorevoli al comportamento omosessuale. Sarebbe giusta, per esempio, la pubblica apologia dell’alcolismo, della zoofilia, dello «sballo» del sabato sera? La pubblica apologia del vizio lede la libertà dei più «piccoli» e dei più «deboli», in special modo quella degli adolescenti, che attraversano una fase delicata di sviluppo relativa a tutti gli aspetti della personalità, con crisi d’identità, compresa quella sessuale.

La pubblica apologia del vizio ha un effetto contagioso e dannoso su quanti hanno ferite psicologiche, che possono predisporre al comportamento disordinato; ha un effettonegativo su chi cerca di guarire dalvizio e non aiuta a motivare quanti del vizio sono divenuti schiavi. Sul problema dell’omosessualità viene esercitata da più parti una notevole pressione ideologica, favorevole ai comportamenti omosessuali, che finisce per confondere la capacità di giudizio. Non va dimenticato che una menzogna, se continuamente ripetuta, finisce per venire confusa con la verità e diventa un’idea-forza che «imbottisce» le menti (43).


21. Non riconoscere legalmente l’unione fra omosessuali è una discriminazione?

Non riconoscere legalmente l’unione fra omosessuali non è una discriminazione. Un comportamento disordinato e sbagliato non può avere l’approvazione e l’aiuto della legge. Il malato che vuole guarire dev’essere aiutato a curarsi, ma la malattia non può essere aiutata. La persona malata possiede gli stessi diritti di ogni altra persona, compreso il diritto di esser curata; la malattia, invece, non ha diritti.

Se ogni comportamento disordinato dovesse avere l’approvazione e l’aiuto della legge, come impedire, per esempio, il «matrimonio» fra uomini e animali nei casi di grave disordine del comportamento, per cui l’uomo ha rapporti sessuali con gli animali, perversione indicata con il termine di «zoofilia» o di «bestialità»? Questa possibilità non è lontana dalla realtà, sia considerando l’esistenza di queste forme di deviazione, sia considerando il fatto che alcuni gruppi di animalisti sostengono la necessità dell’uguaglianza giuridica fra l’uomo e l’animale. Nelle sale cinematografiche, per esempio, nella seconda metà degli anni 1980 è stato messo in circolazione un film che narra, in maniera del tutto seria, la storia di una donna che abbandona il marito perché innamorata di uno scimpanzé (44).

Ogni disordine morale, quando è accettato e tutelato, non solo tende a perpetuare e a diffondere sé stesso, ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali (45). Per poter arrivare al «matrimonio» omosessuale, i movimenti gay cercano d’introdurre nella legislazione un primo ponte verso tale «matrimonio» e cioè i cosiddetti PACS, «patti civili di solidarietà», ma nel caso la solidarietà ha una chiara funzione strumentale destinata a equiparare la coppia gay alla famiglia. Se, per esempio, voglio che il mio convivente diventi comproprietario della mia casa, cosa c’entra lo Stato? Si tratta di azioni che riguardano la contrattualità civile.

Il PACS invece implica l’intervento dello Stato che estende benefici sociali e fiscali, di cui godono le coppie sposate, ai conviventi omosessuali. Questa è un’evidente contraddizione: il PACS non è civile ma statale. Una considerazione anche per quanto riguarda i conviventi eterosessuali: come non è giusto concedere a nessuno di fare l’imprenditore se non rispetta le regole che lo Stato ha previsto a tutela degl’interessi di quanti sono coinvolti nel lavoro dell’impresa, così non è conveniente estendere i benefici del matrimonio a chi non intende o non può assumere tutte le responsabilità del matrimonio stesso.


22. I bambini adottati da una coppia omosessuale possono essere educati in modo naturale?

Anzitutto occorre aprire una breve parentesi sul problema delle cosiddette coppie omosessuali. Il censimento della popolazione americana del 1990 rivela che tali coppie omosessuali - 88.200 coppie di uomini omosessuali e 69.200 di donne - costituiscono meno di 1/20 delle coppie di fatto eterosessuali, pari a 3,1 milioni, e meno dello 0,0016% dei matrimoni (46).

Questi soggetti non vanno considerati e trattati diversamente dai pazienti che soffrono di anoressia nervosa, di nevrosi ossessiva o di una qualsiasi forma di dipendenza. Hanno diritto alla compassione e a essere incoraggiati a lottare contro le loro tendenze disordinate. Inoltre l’instabilità e la promiscuità sono la caratteristica delle coppie omosessuali: il 28% dei maschi omosessuali aveva avuto più di 1000 partner, il 10% delle femmine omosessuali aveva avuto 24 partner e la metà degli omosessuali parlava d’infedeltà solo oltre i 20 partner (47).

La percentuale dei suicidi di gay e di lesbiche è superiore alla media ed essi risultano causati soprattutto da frustrazioni nella vita di coppia (48). I bambini adottati da coppie omosessuali sono privi dell’esempio di relazioni normali uomo-donna e mancano di un’importante premessa per lo sviluppo di legami eterosessuali. I primi dati del 1996 sono allarmanti e le statistiche, effettuate su campioni della popolazione urbana degli Stati Uniti d’America, dicono che più della metà di quanti dichiarano di essere stati educati da un genitore omosessuale, sono omosessuali pure loro (49).

Non va, poi, sottovalutato il fatto che i figli adottati da omosessuali potrebbero subire attenzioni di tipo sessuale da parte dei loro genitori adottivi, perché le statistiche dicono che il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche avevano avuto qualche contatto sessuale con minorenni; e questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non nutre prevenzioni contro gli omosessuali, e secondo altre fonti (50).

Inoltre l’internazionale gay non può negare gli stretti rapporti con le associazioni dei pedofili, dal momento che l’associazione americana di pedofili NAMBLA, North American Man-Boy Lovers Association, fa parte della ILGA, International Lesbian and Gay Association, e nei Paesi Bassi le associazioni omosessuali COC hanno voluto e ottenuto, nel 1990, la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni al di sopra dei 12 anni (51). Nel 1993 l’ILGA è stata riconosciuta come organo consultivo dall’ECOSOC, Economic and Social Council, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’emancipazione dell’omosessualità e della stessa pedofilia, dunque, sembra avere notevoli gruppi di pressione alle proprie spalle (52).

Per esempio, la rete d’associazioni che si occupa di pianificazione familiare IPPF, International Planned Parenthood Federation, nel 1969, nella presentazione di un piano strategico all’organizzazione non governativa Population Council, che pure si occupa di pianificazione della popolazione, raccomandava d’incoraggiare la diffusione dell’omosessualità (53). Queste organizzazioni agiscono a livello di base, ma sono molto influenti anche a livello di quanti hanno potere decisionale e operano per divulgare tutti i metodi disponibili che permettono d’impedire la trasmissione della vita umana (54). Fa parte di questa strategia contraria alla procreazione anche l’introduzione di «nuovi diritti», fra cui il diritto all’aborto e il riconoscimento delle unioni omosessuali (55).

Il SIECUS, Sex Information and Educational Council of the U.S., la holding-servizio informazioni di Planned Parenthood, si è impegnato già negli anni 1970 a proporre come naturali sia i contatti sessuali fra bambini, sia la «sessualità intergenerazionale» (56). Tornando alla domanda iniziale, una coppia omosessuale prevedibilmente educherà - anche con il comportamento palesemente omosessuale - il bambino adottato a considerare normali gli atteggiamenti e lo stile di vita omosessuali impedendogli, in questo modo, di poter realizzare i naturali processi d’identificazione psicologica riguardanti la differenza sessuale e la complementarietà fra i sessi, e questo non potrà che determinare, nel bambino stesso, le premesse del comportamento omosessuale (57).


23. Gli omosessuali sono soggetti a contrarre l’AIDS?

L’AIDS, la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, è una malattia infettiva che si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali: la promiscuità sessuale - rapporti con più partner - favorisce la diffusione della malattia (58). Luc Montagnier, lo scienziato che ha scoperto e studiato il virus che provoca l’AIDS, afferma che i rapporti omosessuali sono più efficaci per la trasmissione del virus: infatti i rapporti ano-genitali costituiscono il fattore di rischio più importante (59).

Il genetista francese Jérôme Lejeune (1926-1994) - scopritore della trisomia 21, il difetto cromosomico responsabile della sindrome di Down - spiega che la mucosa intestinale non ha difese contro i virus trasmessi tramite rapporti sessuali. Se un uomo non usa adeguatamente il proprio corpo, la natura punisce il trasgressore (60). L’uomo è costruito in un certo modo, come un’automobile - per usare una metafora di tipo meccanico -, e, se non segue le regole fissate dal costruttore, si producono guasti. L’uso del preservativo riduce il rischio di contrarre la malattia, ma non lo elimina.

Alcuni ricercatori inglesi hanno reso noti i risultati di una loro indagine condotta sull’uso del preservativo fra gli omosessuali (61). Anzitutto il preservativo risulta inefficace nel 7% dei casi, anche quando è stato escluso un suo uso non appropriato. Inoltre, il 30% degli omosessuali ha constatato la rottura del preservativo nel corso del rapporto: questo vuol dire che il 30% degli omosessuali, che utilizza il preservativo, è esposto alla possibilità del contagio (62).

24. I bambini che hanno un insegnante «dichiaratamente» omosessuale possono essere educati in modo naturale?

Se essere omosessuale «dichiarato» significa fare pubblica ostentazione e pubblica apologia dell’omosessualità, se significa fare dell’omosessualità una proposta educativa e presentarla come un bene, in questo caso il diritto del minore - a essere educato secondo i valori dei genitori - e il diritto dei genitori - a orientare il figlio verso i propri valori educativi - vengono prima del diritto della persona a manifestare pubblicamente le proprie scelte sessuali. I genitori devono essere liberi di poter scegliere i valori educativi che vogliono trasmettere ai propri figli. Se la «tolleranza» è il rispetto di tutte le diversità, bisogna rispettare anche il diritto dei genitori che vogliono per i propri figli un’educazione sessuale rispettosa dell’ordine e delle finalità della natura e conforme ai propri modelli familiari.

Se la scuola pubblica, in una situazione di diffuso relativismo, vuole proporre, in tema di educazione sessuale, un comportamento moralmente disordinato com’è quello omosessuale, i genitori hanno il diritto di richiedere, per rispetto di un pluralismo educativo che non può essere negato, un’informazione sessuale rispettosa della natura e delle finalità dell’amore umano e conforme ai propri modelli familiari, un’informazione che spieghi ai figli che l’omosessualità è un comportamento sessuale disordinato, frutto di abitudini sbagliate e di problemi psicologici irrisolti. Considerazioni analoghe possono esser svolte per il mondo dello sport e per quello militare, dove vige un rapporto gerarchico fra chi istruisce e chi è istruito (63).

VI. CHIESA CATTOLICA E OMOSESSUALI

25. Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?


La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita. Anche nelle persone omosessuali dev’essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Van den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone - delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni e gli atteggiamenti -, la cui guarigione si è progressivamente realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio, è stato liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato e liberato da sé stesso, dal suo «io» infantile, emotivamente indirizzato in senso omosessuale (64).

Per la dottrina della Chiesa cattolica le persone omosessuali sono chiamate, come quanti hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore Gesù. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell’abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace. Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l’amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato - il verbo greco amartanô, usato per «peccare», significa «sbagliare strada», «mancare il bersaglio» - e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.

Lo stesso Van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento psicoterapico, i pazienti omosessuali, che vivono la loro fede religiosa in modo positivo, hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti - in particolare della confessione -, la speranza, l’umiltà e l’amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico. La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l’apparato locomotore. Per guarire da un handicap fisico, però, non basta la fisioterapia, ma occorre la volontà di guarire. Infatti questa volontà è un elemento determinante per il buon esito della cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi amati e, fra l’altro, amare la guarigione.

Secondo lo psichiatra statunitense William Glasser - iniziatore di un indirizzo psicoterapeutico definito «terapia della realtà» - uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello di sentirsi amato.

Glasser dice che un uomo, abbandonato su un’isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama (65). Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera - la vita di preghiera è la ricerca dell’unione con Dio nei pensieri e nelle azioni -, e il cattolico anche attraverso l’aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l’amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.

Le terapie psicologiche, da sole, spesso non sono sufficienti per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo lo psicologo tedesco Albert Görres (1918-1996) uno dei principali ostacoli al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e che incoraggi (66).

Quale motivazione può essere così forte da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l’angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l’individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l’amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona.

La tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali, che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l’importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell’individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l’aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio e la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata. In questo clima culturale di diffuso relativismo difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e quanti non vogliono arrendersi alle loro tendenze disordinate (67).


VII. L’OMOSESSUALITÀ NELL’ANTICHITÀ CLASSICA

26. Come sostengono alcuni intellettuali, favorevoli al vizio omosessuale, il comportamento omosessuale nell’antichità classica era considerato normale e solo il cristianesimo ha introdotto il concetto di comportamento sessualmente disordinato per l’omosessualità?

La storia dei costumi sessuali, in realtà, non è così semplice. Nella Grecia antica, per esempio, non era ammessa l’omosessualità fra adulti, ma solo la «pederastia», cioè il rapporto fra l’adulto e l’adolescente, il ragazzo dai 12 ai 16 anni. Non erano ammesse relazioni con i più piccoli o con gli adulti. Il legislatore ateniese Solone (640-560 a.C.) aveva imposto la pena di morte da applicare a qualsiasi maschio adulto sorpreso, senza autorizzazione, nei locali di una scuola dove i ragazzi erano al di sotto dell’età pubere.

L’omosessualità fra adulti era considerata depravazione e comportamento depravato era giudicato l’atteggiamento sessualmente «passivo» dell’adulto. Quindi il ruolo «passivo» era considerato normale solo per le donne e per gli adolescenti. La pederastia era tollerata solo se non si protraeva oltre i limiti di età previsti: il giovane poi, una volta superata l’adolescenza, doveva assumere un atteggiamento sessualmente «attivo»; inoltre - come si deduce dal dialogo Simposio di Platone (427-347 a.C.) -, tale giudizio positivo sulla pederastia non era condiviso da tutta la società ateniese; una parte di essa, anzi, la considerava una manifestazione di «spudoratezza».

Probabilmente la pederastia era circoscritta ad ambienti intellettuali (68). Alla base del giudizio favorevole sulla pederastia, vi era l’idea che tale relazione preparasse l’adolescente alla maturità intellettuale e psicologica: la si potrebbe qualificare come una «pederastia pedagogica» (69). Una tale convinzione si trova anche presso alcune popolazioni selvagge, convinzione dovuta, probabilmente, a un pensiero di tipo magico, nato da meccanismi mentali di pura e semplice associazione di idee.

Come nella magia detta «contagiosa» - in quanto l’atto compiuto su una parte diffonde il suo effetto sul tutto - si finisce per credere che è possibile uccidere il nemico compiendo atti ostili sulla sua immagine o su ciocche dei suoi capelli, così, per contatto sessuale con l’adulto, si pensa che il giovane possa assorbire la virilità dell’adulto stesso. Inoltre, i tratti delicati e non ancora virili dell’adolescente facilitano questa associazione e facilitano pure l’instaurarsi verso di lui di meccanismi attrattivi.

Presso molte tribù la «pederastia pedagogica» viene praticata nei rituali d’iniziazione, mentre è vietata nella vita di tutti i giorni: così in Australia, nella Polinesia, nelle isole Ebridi, nelle tribù dei Marind-Anim e dei Keraki in Nuova Guinea.

Casi analoghi sono registrati in Marocco, in Siberia e in America Settentrionale. Sempre da un pensiero di tipo magico nasce, per esempio, in alcune società il «sulamitismo», ovvero la credenza che attraverso il congiungimento con un fanciullo si possa allungare la propria vita, assorbendo l’essenza vitale del giovane (70).

In Marocco, per esempio, è stata registrata l’esistenza di una credenza secondo cui le relazioni omosessuali con un uomo conosciuto per la sua baraka - «fortuna», «potere» -, permettono al soggetto sessualmente passivo di ricevere la sua fortuna (71). Nella Grecia antica, dunque, l’omosessualità fra adulti e il ruolo sessualmente passivo del maschio erano proibiti; ugualmente proibito era il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

Nel mondo romano classico il padrone poteva abusare sessualmente dello schiavo o della schiava, ma fra uomini liberi la legge proibiva la pederastia, anche se gli adolescenti erano consenzienti: si parlava di «stuprum cum puero». Fra gli uomini liberi, inoltre, la legge puniva anche la passività sessuale del maschio: così la lex Scatinia (72).


Note al testo
(1) Cfr. GERARD J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno XLII, n. 449/50, Milano luglio-agosto 1998, pp. 499-509 (pp. 500 e 502).
(2) Cfr. ibid., p. 500.
(3) Cfr. ibidem.
(4) Cfr. il mio Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, in Cristianità, anno XXIII, n. 243-244, luglio-agosto 1995, pp. 5-12 (pp. 5-7); SIMON LEVAY e DEAN H. HAMER, Le componenti biologiche dell’omosessualità maschile, in Le Scienze. Edizione italiana di Scientific American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, Milano luglio 1994, pp. 18- 23; WILLIAM BYNE, I limiti dei modelli biologici dell’omosessualità, ibid., pp. 24-30; e JOHN HORGAN, L’eugenetica rivisitata, ibid., anno XXVI, vol. LII, n. 300, Milano agosto 1993, pp. 80-88 (p. 88).
(5) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, con introduzione di Paul C. Vitz, trad. it., Ares, Milano 1999, pp. 55-89; IDEM, L’omosessualità si può curare?, in 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, anno IV, n. 11, Roma dicembre 1986, pp. 40-43 (pp. 41-42); e IDEM, Omosessualità: verso la liberazione, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno XXXVII, n. 394, Milano dicembre 1993,
pp. 809-812 (p. 810).
(6) Cfr. GIUSEPPE CESARI, Aspetti psicologici dell’educazione della sessualità, in IDEM e MARIA LUISA DI PIETRO, L’educazione della sessualità, con presentazione di S. E. mons. Elio Sgreccia, La Scuola, Brescia 1996, pp. 15-54 (pp. 46-47).
(7) Cfr. ibid., p. 48; G. J. M. VAN DEN AARDWEG, L’omosessualità si può curare?,
cit. pp. 41-42; BARTHOLOMEW KIELY S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, in CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1° ottobre 1986). Testo e commenti, con prefazione di S. E. mons. Tarcisio Bertone S.D.B. e introduzione di S. Em. il cardinale Joseph Ratzinger,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1995, pp. 50-60 (pp. 52-55).
(8) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 49-51; e B. KIELY S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, cit., pp. 55-56.
(9) Cfr. FRANCESCO LE MOLI, voce Omosessualità, in DANILO MAINARDI (diretto da), Dizionario di etologia, Einaudi, Torino 1992, pp. 528-530.
(10) Cfr. KONRAD LORENZ, Lorenz allo specchio. Autoritratto inedito del padre dell’etologia, con introduzione di Richard I. Evans, trad. it., con presentazione di Vittorio Somenzi, Armando, Roma 1989, pp. 61-62.
(11) Cfr. IRENÄUS EIBL-EIBESFELDT, I fondamenti dell’etologia. Il comportamento degli animali e dell’uomo, trad. it., nuova ed. ampliata, Adelphi, Milano 1995, p. 614.
(12) Cfr. K. LORENZ, op. cit., p. 64.
(13) Cfr. ibidem.
(14) Cfr. I. EIBL-EIBESFELDT, I fondamenti dell’etologia, il comportamento degli animali e dell’uomo, cit., p. 247; e IDEM, Amore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti elementari, trad. it., Adelphi, Milano 1996, p. 46.
(15) Cfr. ISABELLA LATTES COIFMANN, L’amore? Gli animali lo fanno così, Rizzoli, Milano 1995, p. 8; e I. EIBL-EIBESFELDT, I fondamenti dell’etologia, il comportamento degli animali e dell’uomo, cit., pp. 242-243.
(16) Cfr. I. LATTES COIFMANN, op. cit., p. 236.
(17) Cfr. I. EIBL-EIBESFELDT, Amore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti elementari, cit., pp. 43 e 123 in nota.
(18) Cfr. K. LORENZ, L’ostilità tra generazioni e le sue probabili cause etologiche, in IDEM, op. cit., pp. 175-212 (pp. 183-184).
(19) Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa Theologiae, Ia, q. 48; e IDEM, Commentum in Libros Sententiarum magistri Petri Lombardi, I, d. 44. q. 1, a. 2, ad 5.
(20) Cfr. Rom. 8, 19-22.
(21) Cfr. ROBERTA DABBENE, La terapia riparativa dell’omosessualità maschile, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno XLIII, n. 463, Milano settembre 1999, pp. 626-630 (p. 627), che espone e sintetizza JOSEPH NICOLOSI, Reparative Therapy of Male Homosexuality, A New Clinical Approach, Jason Aronson, Northvale (New Jersey)- Londra 1991.
(22) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp.55-116; IDEM, Omosessualità: verso la liberazione, cit., pp. 810-811; IDEM, L’omosessualità si può curare?, cit., pp. 41-42; IDEM, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, cit., p. 508; G. CESARI, op. cit., pp. 44-52; B. Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, cit., n. 2, 3, 4, pp. 52-55, e n. 6, pp. 56-57; R. DABBENE, art. cit.; e CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986, n. 7, in EADEM, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1° ottobre 1986). Testo e commenti, cit., pp. 14-41 (pp. 24-25).
(23) Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, Commentum in Libros Sententiarum magistri Petri
Lombardi, II, d. 4, q. 1, a. 1; e IDEM, Summa Theologiae, Ia-IIae, q. 3, a. 4.
(24) Cfr. G. CESARI, op. cit., pp. 27, 37, 49, 50.
(25) Ibid., p. 48.
(26) APA. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 3a ed., Washington D.C. 1980, pp. 281-282.
(27) Cfr. B. KIELY S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, cit., n. 1, pp. 50-52.
(28) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, cit., p. 507.
(29) Cfr. HERBERT MARCUSE, L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata, trad. it., con introduzione di Luciano Gallino, Einaudi, Torino 1999, pp. 53-54.
(30) Cfr. ROLLO MAY, L’arte del counseling. Il consiglio, la guida, la supervisione, trad. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1991, pp. 98-102.
(31) Cfr. JACK MORIN, Il piacere negato. Fisiologia del rapporto anale. Manuale per uomini e donne, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1994, pp. 111-112.
(32) Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., nn. 3 e 11, pp. 18-19 e 28-31.
(33) Cfr. R. DABBENE, art. cit., p. 629.
(34) Cfr. ibidem.
(35) Cfr. ibid., pp. 628- 629; e G. J. M. VAN DEN AARDWEG, L’omosessualità si può curare?, cit., p. 43.
(36) Cfr. R. DABBENE, art. cit., pp. 628- 629; e G. J. M. VAN DEN AARDWEG, L’omosessualità si può curare?, cit., p. 43.
(37) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, L’omosessualità si può curare?, cit., p. 43; e IDEM, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 80-83.
(38) Cfr. VITTORINO ANDREOLI, E vivremo per sempre liberi dall’ansia, intervista a cura di Marina Terragni, Rizzoli, Milano 1997, pp. 85-90 e 98.
(39) G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., p. 50.
(40) Cfr. SIMONA ARGENTIERI, La sessualità, in STEFANIA ROSSINI (a cura di), Dieci psicanalisti spiegano i temi centrali della vita, Rizzoli, Milano 1987, pp. 113-123; MARC BOURGEOIS, Psicologia sessuale dell’adolescente, in ROBERT VOLCHER (diretto da), Dizionario di sessuologia, ed. it. a cura di Mario V. Rossi, Cittadella, Assisi (Perugia) 1975, pp. 270- 286; CHARLES JAMONT, I problemi sessuali dell’adolescenza, in ANDRE WILLY e IDEM (a cura di), Enciclopedia della sessualità, nuova edizione con XVIII tavole fuori testo, trad. it., 3° ed. riveduta e aggiornata, Borla, Bologna 1974, pp. 217-226; E. THOMPSON, La sessualità del bambino, ibid., pp. 165-170; e G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 49-51.
(41) Cfr. visitato l’11-11-2002.
(42) Cfr. visitato l’11-11-2002.
(43) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità: verso la liberazione, cit., p. 812; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, trad. it., in EADEM, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1° ottobre 1986). Testo e commenti, cit., pp. 83-88, soprattutto nn. 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15 e 16; e GINO CONCETTI O.F.M., Diritti degli Omosessuali, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1997, p. 42.
(44) Cfr. Max mon amour (Francia, 1986). Regista: NAGISA ÔSHIMA. Interpreti principali: Charlotte Rampling, Anthony Higgins, Diana Quick, Milena Vukotic; sull’uscita in Italia, cfr. VALERIO CAPPELLI, La Rampling fidanzata con lo scimpanzé, in Corriere della Sera, 5-4-1987.
(45) Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, cit., nn. 6, 7, 9, 14, 15 e 16, pp. 85-88; e G. CONCETTI O.F.M., op. cit., pp. 50 e 73.
(46) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, cit., p. 500.
(47) Cfr. ibid., p. 501.
(48) Cfr. ibidem, che rimanda ad A. P. BELL e M. S. WEINBERG, Homosexualities: A study of diversity among men and women, Simon & Schuster, New York 1978; P. CAMERON e ALTRI, The longevity of homosexuals: before and after the Aids epidemic, in Omega. Journal of Death and Dying, anno 29, n. 3, 1994, pp. 249-272; e H. HENDIN, Suicide in America, Norton, New York 1995.
(49) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, p. 504, che rimanda a P. CAMERON e K. CAMERON, Homosexual parents, in Adolescence, anno 31, n. 124, 1996, pp. 757- 776.
(50) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, p. 504, che rimanda anche ad A. P. BELL e M. S. WEINBERG, Homosexualities: A study of diversity among men and women, cit.
(51) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, p. 504, pp. 506-507.
(52) Cfr. ibid., p. 499.
(53) Cfr. ibidem.
(54) Cfr. DON MICHEL SCHOOYANS, Nuovo disordine mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, trad. it., con prefazione del Card. J. Ratzinger, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2000, pp. 32-34.
(55) Cfr. ibid., pp. 94-95.
(56) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, cit., p. 506.
(57) Cfr. ibid., pp. 501, 503, 505, 507 e 508; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, cit., n. 11, p. 86; e G. CONCETTI O.F.M., op. cit., p. 58.
(58) Cfr. LUC MONTAGNIER, AIDS l’uomo contro il virus, la lotta alla «peste del 2000» nella cronaca dello scienziato che l’ha scoperta, con 16 tavole a colori fuori testo, trad. it., con presentazione di Fernando Aiuti, Giunti, Firenze 1995, p. 103.
(59) Cfr. ibid., p. 106.
(60) Cfr. JÉRÔME LEJEUNE, Per me non esiste, intervista a cura di Alessandro Banfi, in Il Sabato. Fatti e commenti della settimana, anno VIII, n. 40, Milano 5-10-1985, p. 4.
(61) Cfr. ANTONIO G. SPAGNOLO, AIDS: e se partissimo dalla verità scientifica?, in Avvenire, Milano 2-11-1989, che fa stato del Journal of Immune Deficiency Syndromes, n. 4, New York 1989, pp. 404-409.
(62) Cfr. A. G. SPAGNOLO, art. cit.
(63) Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Alcune considerazioni concer nenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, cit., n. 11, p. 86.
(64) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 140-152.
(65) Cfr. WILLIAM GLASSER, Terapia della realtà, trad. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971, pp. 24-27.
(66) Cfr. ALBERT GÖRRES, Il male e il superamento del male nella psicoterapia e nel cristianesimo, in IDEM e KARL RAHNER S.J. (1904-1984), Il Male. Le risposte della psicoterapia e del cristianesimo, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1986, pp. 11-219 (pp. 16-17).
(67) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., soprattutto nn. 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 15, 16 e 17, pp. 16-39; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357, 2358 e 2359; G. CONCETTI O.F.M., op. cit.; e MONS. DIONIGI TETTAMANZI et ALII, Antropologia cristiana e omosessualità, con presentazione di Giuseppe Dalla Torre, Quaderni de «L’Osservatore Romano», Città del Vaticano 1997, soprattutto B. KIELY S.J., Gli antecedenti dell’omosessualità: scienza e valutazione morale, ibid., pp. 97-102.
(68) Cfr. SERGIO MUSITELLI, MAURIZIO BOSSI e REMIGIO ALLEGRI, Storia dei costumi sessuali in Occidente. Dalla preistoria ai nostri giorni, Rusconi, Santarcangelo di Romagna (Rimini) 1999, pp. 84-85; cfr. pure PLATONE, Simposio, VIII, 192 A, con testo greco a fronte, introduzione, traduzione, note e apparati di Giovanni Reale, e appendice bibliografica di Enrico Peroli, Bompiani, Milano 2000, p. 91, dove si parla di «impudenza».
(69) S. MUSITELLI, M. BOSSI e R. ALLEGRI, op. cit., p. 85.
(70) Cfr. V. ANDREOLI, Dalla parte dei bambini, per difendere i nostri figli dalla violenza, Rizzoli, Milano 1999, pp. 20-21; e ROGER BASTIDE, Comportamento sessuale e religione, in ROBERT VOLCHER (diretto da), Dizionario di sessuologia, cit., pp. 616-628 (pp. 618-619).
(71) Cfr. ROGER-MARIE PALEM, Omosessualità maschile e femminile, in R. VOLCHER (diretto da), Dizionario di sessuologia, cit., pp. 461-478 (p. 468).
(72) Cfr. ANGELO DI BERARDINO O.S.A., L’omosessualità nell’antichità classica, in MONS. D. TETTAMANZI et ALII, op. cit., pp. 17-24.
(73) Cfr. JEAN DE FRAINE S.J. (1914-1966) e ALBERT VANHOYE S.J., voce Cuore, in XAVIER LÉON-DUFOUR S.J. et ALII (sotto la direzione di), Dizionario di Teologia Biblica, trad. it., Marietti, Genova 2002, pp. 242-246 (pp. 242-243).
(74) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Enciclica «Fides et ratio» circa i rapporti tra fede e ragione, del 14-9-1998, nn. 16, 45 e 46.
(75) Cfr. IDEM, Esortazione Apostolica Post- Sinodale «Pastores dabo vobis» circa la formazione dei Sacerdoti nelle circostanze attuali, del 25-3-1992, n. 29.
(76) GABRIELE D’ANNUNZIO, L’Imagine, in IDEM, Tutte le opere, vol. II, Femmine e muse, Mondadori, Verona 1929, p. 61.
(77) Cfr. DON JOSEPH NUTTIN, Psicanalisi e personalità, trad. it., San Paolo, Roma 1984, pp. 85-87.
(78) Ibid., p. 312.
(79) MONSIGNOR JOAN BAPTISTA TORELLÓ, DELL’OPUS DEI, Dalle Mura di Gerico. Temi di psicologia spirituale, trad. it., Ares, Milano 1987, pp. 116-117.