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martedì 29 aprile 2008

Sono Linda Nicolosi, sostenitrice di NARTH



Sono Linda Nicolosi, sostenitrice di NARTH


Vorrei dirvi perché mi batto per sostenere le mie convinzioni.
Allorché interpretiamo e valutiamo i dati scientifici dobbiamo, invariabilmente, introdurre nella discussione la nostra visione del mondo.

La mia visione del mondo – come quella di molti, sebbene non di tutti, i membri di NARTH – è che la nostra natura umana è stata progettata per essere eterosessuale … che il maschio e la femmina sono stati creati per essere complementari, sia emotivamente sia fisicamente. E che quando neghiamo questa semplice e fondamentale verità, non riusciamo a vivere in armonia con la nostra natura umana.

Ma l’Associazione Psichiatrica e Psicologica Americana non è d’accordo.

In quest’epoca ricca di diversità, una diversa concezione del mondo potrebbe sicuramente essere salutare – se soltanto consentisse un dibattito aperto ed equo! Ma gli attivisti gay hanno dominato le associazioni professionali di salute mentale. Di conseguenza, gli psicologi che condividono la prospettiva di NARTH vengono sempre più costretti al silenzio ogni qualvolta tentano di dar voce alle proprie opinioni.

Ecco un breve sommario degli scopi di NARTH nella comunità scientifica –

 NARTH esiste per fornire prove scientifiche ed alimentare l’importante dibattito filosofico in corso, relativo all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

 La nostra organizzazione non ha affiliazioni religiose, ma riconosce e rispetta i valori spirituali e la saggezza pratica delle grandi religioni del mondo.

 NARTH difende il diritto degli individui di scegliere una terapia che abbia come scopo la diminuzione dell’attrazione omosessuale e lo sviluppo del naturale potenziale eterosessuale – difende, inoltre, il diritto degli psicoterapeuti di sostenere questa posizione.

 NARTH considera la famiglia naturale costituita da padre e madre come il miglior istituto per la protezione e l’educazione dei figli.

 NARTH asserisce che i dati scientifici confermano le citate assunzioni.
La nostra organizzazione è l’unico gruppo professionale laico che riunisce membri di tutti i credi religiosi al fine di offrire una speranza di cambiamento a tutte le persone che lottano con attrazioni indesiderate.

Ecco perché credo in NARTH, ed ecco perché mi batto per ciò in cui credo.
Aggiornato: 8 febbraio 2008
Pubblicato nel sito dall'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH),


venerdì 25 aprile 2008

Testimonianze tratte dal Forum di SI PUO' CAMBIARE: Ero fiero di presentare i miei ragazzi a mamma e papà...

Gio ha detto... 

Ho conosciuto questo blog per caso e sono rimasto molto contento per ciò che offre e testimonia. Sono un ragazzo di 29 anni e da qualche anno sto lottando per uscire dall'omosessualità. Per tanto tempo ho lottato per farmi riconoscere gay dai miei famigliari e dalla società. Credendo di stare nel giusto ero fiero di ciò che ero ed ero fiero di presentare i miei ragazzi a mamma e papà. Ringrazio il Signore di avermi lasciato dentro una forte inquietudine che non si placava ne con il sesso, ne con la discoteca ne con le amicizie e tanto meno portando i ragazzi (fidanzatini) a casa, come mai? Io che sono un guerriero, credevo di aver vinto tutte le battaglie a cominciare dai genitori come mai questa forte inquietudine dentro me? Inquietudine intesa come malessere interiore, come mancanza di prospettive, di dominanza, come mancanza di sicurezza, realizzazione.... 

Dopo anni di ricerca, di interrogazione su me stesso ho capito che quell'inquietudine nasce da due elementi; L'omosessualità e la mancanza di Cristo dentro la mia vita, dentro la mia carne dentro il mio cuore.... Aver capito questo mi ha permesso di prendere COSCIENZA di me, di vedere finalmente vedere e capire e comprendere che ho un disagio sulla mia identità sessuale. Ho capito che il disagio sessuale (omosessualità) nel tempo si è viziato radicandosi nel cervello (memoria) e quindi nelle pulsioni sessuali (attrazione). Del resto il cervello e le pulsioni lavorano fisiologicamente sul materiale, sul bagaglio che hanno anche se è un bagaglio con disagio. Dato che il cervello lavora su un materiale sbagliato da quì il grande inganno, crediamo naturale (perchè parte dentro noi) quelle pulsioni alimentate poi dalla memoria cioè dalle esperienze omosessuali ciò che in realtà è falsato. Il mio lavoro di questo periodo, è quello di lavorare sulla memoria (cervello)e sull'attrattiva (pulsioni sessuali).

Sono contento dei piccoli e continui miglioramenti di ogni giorno. Mi sono arricchito anche dell'esperienza di questo blog che mi sta aiutaqndo ad rafforzzarmi sempre più, ma il mio grazie va a Gesù, attraverso l'impegno e la preghiera mi sta facendo rinascere a vita nuova. Sono tornato da poco da Lourdes e ho pregato per tutte le persone che vivono il disagio della propria sessualità. Ho portato a Maria, sotto la grotta un cero per le persone che vogliono uscire dall'omosessualità. Quella luce siamo tutti noi che vogliamo plasmarci nella luce di Cristo e vincere la notte che è in noi.

Terapia riparativa: Abbandonare il lesbismo e confrontarsi con l'attivismo LGBT



Abbandonare il lesbismo e
Confrontarsi con l’Attivismo LGBT*
-La Mia storia-
 
Pubblicato sull sito dell'Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell'Omosessualità (NARTH).

Avendo ingaggiato una battaglia personale con il lesbismo sono estremamente consapevole dell’infelicità, della confusione e della sofferenza che esso può causare nella vita di una persona.

Cé chi dice che il solo modo per le persone di orientamento omosessuale di trovare pace e felicità nella vita sia semplicemente quello di accettare la propria omosessualità, di immergersi completamente nella Terapia di Affermazione-Gay e infine di venire allo scoperto (“come out”). 
La mia esperienza, invece, ha dimostrato che questa idea è falsa. Mi sono sottoposta alla Terapia Riparativa e l’ho trovata estremamente efficace; mi ha dato non solo un’enorme sollievo ma anche un profondo senso di pace che non ho mai provato prima.
I miglioramenti che ho sperimentato sono stati così grandi che mi sono sentita fortemente motivata a fare tutto il possibile per mutare l’opinione di quelle persone che si oppongono con aggressività a questo tipo di terapia.

Ma da dove si può iniziare? Dove si può andare per far sentire la propria voce e la propria esperienza, e di conseguenza, esercitare una qualche influenza su come l’omosessualità viene considerata e trattata?

Decisi di iniziare scrivendo una lettera all’Associazione Psichiatrica Americana (APA) riguardante le mie opinioni e la mia esperienza della Terapia Riparativa. Fino ad oggi non ho ancora ricevuto neanche una semplice notifica di ricezione della mia lettera.
Dopodiché, ho deciso di cercare di contattare in qualche modo Ellen DeGeneres* per tentare, attraverso la mia testimonianza, di aprire la sua mente alla possibilità che trattamenti alternativi come la Terapia Riparativa possono essere efficaci.

Il "coming out" di Ellen, DeGeneres nel 1997, e il suo successivo sostegno e promozione della Gay-Affirmative Therapy come unico trattamento salutare ed accettabile ha profondamente influenzato le vite di molte persone di orientamento omosessuale, non soltanto negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. La testimonianza pubblica di Ellen ha anche contribuito al notevole rafforzamento del movimento attivista gay e all’intensificarsi della sua pressione politica per far bandire la Terapia riparativa e per far riconoscere dall’APA la Terapia di Affermazione –gay quale unica modalità di trattamento sana ed accettabile.

Ho cercato di contattare Ellen all’inizio dell’anno scrivendole una lettera riguardante la storia della mia vita, la mia esperienza dell’omosessualità e la terapia alla quale mi sono sottoposta. Speravo che, ricevendo e rileggendo la mia lettera (tra migliaia di altre lettere), avremmo potuto iniziare una sorta di dialogo su questa tematica. Purtroppo non ho mai ricevuto alcuna risposta a quella lettera.
Quindi decisi di cercare di contattarla postando un commento nel suo sito Web. Ecco una copia del mio post:


Cara Ellen,
Ti trovo molto simpatica, generosa e piena di talento….. adoro il tuo senso dell’umorismo e penso che tu sia sincera… ed è proprio perché ho una grande ammirazione per te che desidero condividere alcuni pensieri con te riguardo qualcosa di molto importante per entrambe, su cui forse ti farebbe piacere riflettere.


Da quando avevo 18 anni ho sperimentato sentimenti omosessuali e ho avuto diverse relazioni con persone del mio stesso sesso. Ad ogni modo, dopo aver fatto molte ricerche e studi sull’argomento e dopo un profondo esame di coscienza, sono giunta alla conclusione che l’omosessualità non è normale, naturale o salutare.

Da un punto di vista totalmente biologico, mi appare piuttosto chiaro che i nostri corpi non sono stati “naturalmente progettati” per avere rapporti sessuali con persone del nostro stesso sesso. Voglio dire, se fossimo stati destinati ad avere rapporti con lo stesso sesso, il nostro corpo avrebbe in sé una conformazione naturale per poter soddisfare i desideri sessuali di entrambi i partners.

Ma data la sua conformazione, il piacere può essere raggiunto soltanto con mezzi artificiali –vale a dire che sia gli uomini sia le donne omosessuali devono utilizzare delle “cose” di cui è difficile dire che siano state designate dalla natura per i rapporti sessuali (ad esempio, ano, bocca, vibratore, peni di gomma, mano, ecc. ecc….mi scuso di essere stata così esplicita ma dobbiamo essere davvero onesti, affrontare la realtà della situazione e non sorvolare sulla verità).

Il fatto è che la conformazione naturale dei nostri corpi rivela chiaramente il loro vero scopo, e durante l’atto omosessuale è chiaro che non usiamo i nostri corpi nel modo in cui dovrebbero essere naturalmente usati; al contrario, ce ne serviamo in modo innaturale e per questo ciò non può essere normale o salutare.

Qualsiasi cosa fatta contro natura non può essere giusta o sana. Inizialmente potremmo pensare di poter “farla franca” e che tutto è “OK”, ma come con tutte le altre cose della natura, quando queste vengono oltraggiate, ignorate o non rispettate, prima o poi dobbiamo pagarne le conseguenze.
Forse sta pensando: se non è “naturale” allora che cos’è che provoca attrazione per lo stesso sesso? Mi sono molto documentata su questo e adesso sono assolutamente convinta che si tratta di un disturbo psicologico ed emotivo, causato in primo luogo da influenze ed esperienze sociali e familiari della prima infanzia e dalla nostra reazione inconscia a tali influenze (reazione che dipende in gran parte dal temperamento e dalla personalità di ognuno)… Ed essa può essere trattata efficacemente, o perlomeno alleviata, in quelle persone che desiderano farsi aiutareo.

Per qualche tempo ho seguito una terapia che mi ha aiutato a riparare i danni emotivi sofferti che, ne sono convinta, hanno causato gran parte dei miei problemi che hanno a che fare con l’attrazione omosessuale, e posso onestamente testimoniare l’efficacia di tale terapia. Sto finalmente iniziando a sentirmi “viva” per la prima volta nella mia vita. Nello stesso tempo, sto anche iniziando a scoprire ciò che credo essere il mio “io reale”, la “vera me”… finalmente; vale a dire, la persona che ero destinata ad essere fin dall’inizio… la persona originariamente”disegnata”.

In altre parole, sto lentamente diventando dentro di me, la persona che riflette l’aspetto fisico con cui sono nata… La mia identità sessuale, psicologica ed emotiva interna si sta lentamente allineando con l’identità del corpo con il quale sono nata. 


Le due identità (interna ed esterna) non sono più così in conflitto l’una con l’altra e si stanno lentamente riallineando per diventare una sola entità, cioé: femmina, dentro e fuori. E la cosa ancora più incredibile è che sto veramente sentendo che i miei impulsi omosessuali iniziano a diminuire e che l’attrazione eterosessuale sta cominciando a svilupparsi dentro di me!

Tutto questo è stato così liberatorio e mi ha dato una grandissima pace interirore, diversa da qualsiasi sensazione conosciuta prima. Ciò non significa che è stato facile. C’è stato bisogno di moltissimi “interventi di chirurgia emotiva” per arrivare a questo punto (e ce ne vorranno ancora) e di tanto coraggio, determinazione e forza di volontà, ma alla fine, credo davvero che ne valga la pena per l’estremo sollievo che arreca.

Spero che prenderà in considerazione tutto ciò… lei può credere di aver vissuto alcuni grandi momenti nella sua vita, ma mi creda, se realmente apre la sua mente a ciò che sto dicendo e sceglierà di seguire il mio consiglio… il meglio deve ancora venire!”
Naturalmente, nel postare quel commento, non avevo idea se sarebbe mai giunto nelle mani di Ellen, ma in ogni caso, ecco che cosa è accaduto: entro 24 ore il commento non solo è stato rimosso dal sito Web ma mi é stato proibito di inviare altri commenti!


Ogni volta che cercavo di nuovo di postare qualcosa, appariva una pagina con la frase “non ti è permesso di postare commenti in questo sito”!


Evviva la libertà di espressione, pensai! Dove è finita la tolleranza e l’accettazione delle opinioni altrui? Perché ad Ellen è permesso di parlare apertamente della sua esperienza riguardo la propria omosessualità ma a me non è consentito di parlare della mia esperienza personale e dei miei sentimenti riguardo lo stesso argomento?

Più tardi ho postato di nuovo il mio commento sul sito Web di Ellen attraverso il computer di un’altra persona, chiedendo anche quali fossero i motivi della rimozione del mio post – e, di nuovo, sono stata bandita dal sito. Il post è stato rimosso e mi è stato proibito di inviare commenti anche attraverso quel secondo computer!

Ho inviato quattro volte il mio commento con alcune domande aggiuntive riguardo la loro risposta discriminatoria e intollerante al mio post, e ogni volta, il mio post è stato rimosso.

Circa una settimana dopo, ho pensato di provare di nuovo ad inviare commenti dal mio computer, ed ecco, per chissà quale ragione, avevano tolto il bando. Così ho deciso di inviare una versione leggermente diversa dal mio commento originale. Quando il mattino dopo ho controllato il sito Web, non soltanto il mio nuovo post era sparito ma erano stati rimossi anche gli strumenti che consentivano l’invio di commenti. Tutti le opzioni per inviare commenti/feedback erano scomparse!

Per quale ragione? Non lo so, ma anche se la bacheca dei commenti sul sito Web di Ellen è stata chiusa, non lo è stata la mia personale ricerca!

In un modo o nell’altro sono determinata, avendo trovato la Terapia Riparativa immensamente utile, a trovare un modo per poter esprimere la mia opinione in questo importante dibattito pubblico. Gli attivisti gay non dovrebbero essere i soli a poter dire la loro quando si tratta di decidere che cosa è efficace e accettabile nel trattamento dell’omosessualità. Quelli di noi che hanno tratto giovamento nella Terapia Riparativa hanno bisogno di essere ascoltati e presi in considerazione. La Terapia Riparativa funziona per me, e nessuno ha il diritto di negarmi la possibilità di usufruirne.

-----Siena de la Croix

*LGBT : Acronimo di “Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender”
*Ellen DeGeneres: Ellen Lee DeGeneres (Metairie, 26 gennaio 1958) è un’attrice comica e conduttrice televisiva statunitense, presentatrice del talk show The Ellen DeGeneres Show. Attivista per i diritti degli omosessuali, Ellen ha spinto molte altre lesbiche ad "uscire allo scoperto" ed è una persona capace di esercitare grande influenza.

domenica 20 aprile 2008

Terapia riparativa: Il Paradosso dell’Auto-Accettazione






Il Paradosso dell’Auto-Accettazione

di Joseph Nicolosi, Ph.D.
" I problemi non possono essere risolti
allo stesso livello di conoscenza che li ha creati"
--Albert Einstein--



11 marzo 2008 – Secondo alcuni critici, i terapeuti specializzati nella terapia riparativa semplicemente stimolano i clienti a sopprimere, negare e rifiutare i propri sentimenti nei confronti di persone dello stesso sesso. Ma un’osservazione più attenta rivela un approccio piuttosto diverso.
Questo è il paradosso della terapia riparativa: essa ha successo soltanto se il cliente riesce, per prima cosa, ad affrontare i propri sentimenti indesiderati. Più la persona riesce ad individuare dentro di sé ciò che egli rifiuta, considerandolo alla luce della verità, più ciò che rifiuta si dissolve. Il suo compito è quello di non fuggire i propri sentimenti ma, al contrario, di esaminarli con cura.

Quando durante la terapia utilizziamo il sistema del “Triangolo di Contenimento”, viene chiesto al cliente di concentrarsi direttamente su un pensiero o su una fantasia omosessuale. Contemporaneamente, egli deve focalizzare la propria attenzione sulle sensazioni suscitate da tali fantasie nel suo corpo. Mentre si concentra sulle fantasie sessuali e sulle sensazioni che tali fantasie generano nel suo corpo, gli viene chiesto di mantenere il contatto con il terapeuta.


Quando il cliente si concentra su un’immagine omoerotica, egli di solito sperimenta eccitamento sessuale (alcuni uomini lo descrivono come qualcosa di impetuoso, un’ondata di energia). Se riesce a restare sintonizzato sulle proprie sensazioni fisiche omoerotiche mentre mantiene la connessione con il terapeuta, il sentimento sessuale presto si trasforma in qualcos’altro: nel riconoscimento di bisogni emotivi più profondi, sentimenti generati da una sofferenza, bisogni che non hanno niente a che fare la sessualità.


Alcuni ministeri per ex-gay possono rifiutare l’idea di affrontare e di partecipare all’esperienza di sentimenti omoerotici. (Ad esempio, unpassaggio della Scrittura dice “chiunque guarda una donna per desiderarla ha già peccato nel suo cuore”). Ma la differenza qui è nelle intenzioni - noi non incoraggiamo l’intenzione di mettere in pratica comportamenti omosessuali, ma piuttosto, incoraggiamo il cliente a vivere fino in fondo, senza sentirsi giudicato, questa esperienza (di solito associata a sentimenti di vergogna) mentre resta connesso con un terapeuta di sesso maschile.
Ri-sperimentare tali sentimenti in presenza di un terapeuta che mostra accoglienza e accettazione, aiuta la persona a rimuovere il sentimento di vergogna; egli è adesso in grado di vedere il suo desiderio per persone dello stesso sesso per ciò che realmente è. Un uomo ha descritto così la propria liberazione dal sentimento di vergogna, osservando in profondità l’illusione omoerotica: “osservandola alla luce del giorno” -ha detto- “mi appare come liberata dalla “lebbra”.

Il sentimento di vergogna ci dice “Non valgo nulla, sono sbagliato”. Contrariamente, il senso di colpa ci dice “ho fatto qualcosa di sbagliato”. Il senso di colpa più essere appropriato e ci trasmette un messaggio utile. Ma il senso di vergogna, che viene sentito anche con il corpo come crollo e delusione, mortifica la persona nel suo intimo e distrugge il suo valore e la sua dignità. La rimozione del sentimento di vergogna contribuisce alla rivelazione del Vero Io, e nell’antropologia Giudeo-Cristiana, quel Vero Io è stato progettato dal suo creatore per l’eterosessualità.

Tre Esempi
Un cliente, un ragioniere sposato di 43 anni, mi parlava di un uomo che aveva recentemente visto in un aeroporto mentre era in viaggio di affari. Ciò aveva risvegliato le sue fantasie sessuali e i suoi sogni. Gli chiesi di concentrarsi su quell’immagine e di osservare attentamente le proprie sensazioni fisiche, senza perdere il contatto con me. Mentre faceva questo, provò un desiderio sessuale molto intenso.

Ma continuando a seguire quella fantasia, attraverso uno scenario sessuale immaginario, i suoi sentimenti cambiarono e, inaspettatamente, sperimentò un profondo sentimento di tristezza, di desiderio e di vuoto. Tra le lacrime, mi parlò del suo sentimento di profonda mancanza di valore. Mi disse “Vorrei soltanto che quell’uomo diventasse mio amico! È il genere di uomo che ho sempre desiderato avere vicino”. Dopo quel momento di intuizione profonda, gli tornarono alla mente ricordi vividi di abusi subìti dai suoi coetanei, il disprezzo e il rifiuto, il senso di solitudine e di alienazione che lo avevano reso infelice per gran parte della sua infanzia. L’uomo dell’aeroporto rappresentava l’altro ragazzo, quello che era sempre stato irraggiungibile - il potenziale amico che era “a un livello più alto del mio”.


Un altro cliente, uno studente di 22 anni, è stato posto nel Triangolo di contenimento con un’immagine di un ideale figura maschile che era stato oggetto delle sue fantasie, una figura che aveva visto poco tempo prima in un film porno.
Questo giovane non aveva inibizioni quando si trattava di descrivere in dettaglio le sfumature del suo comportamento sessuale con questo mitico partner ultra-macho. Egli si immaginava uno scenario fantastico, descrivendo ogni possibile attività sessuale tra due uomini. Alla fine, mi guardò e dopo essere rimasto in silenzio per un momento, disse con tristezza “Tuttavia, voglio qualcosa di più”. Poi mi parlò del suo profondo desiderio di sposarsi e di costruire una famiglia.

Un terzo cliente, un professore di mezza età, si concentrò sulle proprie sensazioni fisiche mentre fantasticava sull’immagine di uno studente di 15 anni dal quale era ossessionato. Dopo aver descritto dettagliatamente ciò che facevano insieme nelle sue fantasie, iniziò a descrivere qualcos’altro: la sensazione di vuoto che provava nella parte bassa del petto. Quando gli viene chiesto di dar voce a quel senso di vuoto, egli parlò di quanto profondamente desiderasse di poter essere quel ragazzo adolescente mascolino e sicuro di sé.
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Quando mettiamo da parte la vergogna e guardiamo dritto in faccia le temute fantasie possiamo vedere la vera natura dell’attrazione omoerotica, che consiste nella perdita di un legame affettivo. L’attrazione omoerotica è diversa dall’attrazione sessuale in quanto è guidata da un deficit di legame affettivo risalente all’infanzia; perciò le radici dell’attrazione omoerotica non affondano in una ricerca rivolta verso l’esterno di qualcuno che sia veramente “diverso da me”, ma in una sofferenza che ha a che fare con la mancanza di un legame affettivo, con la deprivazione, la perdita e una sensazione di vuoto.

Attraverso la terapia riparativa l’uomo impara a combattere i sentimenti omoerotici imparando a riconoscere la sua vera identità, chi realmente è, anche dopo ripetuti fallimenti. E impara a non attribuire troppa importanza alle ricadute, alle battute di arresto, ma a penetrare il loro significato. Ciò lo conduce a guardare oltre simbolo maschile carico di erotismo- icona di una parte mancante della sua identità – e ad iniziare a colmare quel bisogni di attaccamento affettivo a un uomo, che costituisce il suo desiderio più profondo.

Pubblicato nel sito dall'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH),

sabato 12 aprile 2008

Omosessualità: correggere l'immagine che abbiamo di noi stessi



LA STORIA  DI  JOE


Correggere l’immagine

che abbiamo di noi stessi



 




Brano estratto dal libro "This way out"
di Frank worthen
 Presidente di New Hope Ministries


 L'immagine che abbiamo di noi stessi è di vitale importanza per il processo di cambiamento.

Essa si intreccia con l’immagine che abbiamo di Dio e degli altri. Fino a quando non avremo una relazione personale con Dio, una relazione di amore e di fiducia con Lui, non potremo rapportarci bene con gli altri. Non avremo in noi un sentimento di amore vero da condividere. Soltanto quando amiamo Dio e condividiamo il suo amore con gli altri possiamo sentirci bene con noi stessi.

In un certo senso, l’immagine che abbiamo di noi stessi é il risultato di un processo di filtraggio verso il basso. Dio ci dona il suo amore e noi, a nostra volta, possiamo donarlo ad altre persone. Coloro che sono al di fuori della Cristianità riconoscono pienamente il bisogno di amare se stessi, tuttavia sono ciechi all’evidenza che l’amore per se stessi é il risultato dell’amore di Dio che opera nelle nostre vite. La componente spirituale non può essere trascurata; è l’elemento più importante.
Joe ha iniziato a partecipare al nostro programma diversi anni fa. Con il passare del tempo cominciò a raccontare gli eventi della sua vita. Non era sicuro di essere stato un bambino desiderato. I suoi genitori non gli avevano mai dato la certezza di essere stato il benvenuto in una famiglia in cui vi erano già tre bambini e due bambine. I tempi erano difficili e la famiglia era povera. 


Joe ebbe la sfortuna di essere un ragazzo di salute cagionevole. I costi per le spese mediche erano troppo pesanti per la sua famiglia. Joe era una persona scoordinata, incapace di dimostrare la propria mascolinità negli sport ed era il tipo di ragazzo che viene sbeffeggiato dai coetanei: “lanciamo una moneta e chi perde si prende Joe”. Cercava di trovare una compensazione prendendo dei buoni voti a scuola, riusciva a mantenere alcune amicizie facendo i compiti per i suoi compagni. I suoi successi non venivano ricompensati; nessuno notava o diceva che era stato bravo.

 
I genitori di Joe divorziarono e un altro uomo diventò il capo famiglia. Quest’uomo non voleva avere alcun rapporto con un ragazzino “strano”. I suoi fratelli ebbero il permesso dal loro nuovo patrigno di perseguitare Joe; divenne un intrattenimento per la famiglia. Se Joe ammirava qualcuno che aveva fiducia in se stesso la sua famiglia lo chiamava gay. Quando una volta iniziò ad interessarsi di una ragazza, la famiglia lo prese in giro e disse che nessuna ragazza lo avrebbe mai voluto.

Durante il periodo degli studi Joe lavorava e divenne una persona molto responsabile. Se ne andò al college dove ottenne buoni risultati. Nel campus universitario scoprì un club gay. Fece amicizia con alcuni dei membri e scoprì che essi lo consideravano speciale. Scoprì che i gay lo trovavano molto attraente e lui, a sua volta, si sentiva molto attratto da loro. Aveva l’impressione di aver trovato la sua vera famiglia. 


Seguì un periodo di inquietudine in cui Joe si chiedeva, “sono gay?”. Non aveva alcun elemento che supportasse la sua eterosessualità. Tutte le relazioni che aveva avuto con donne erano state frustrate ed egli si sentiva rifiutato. Il suo patrigno lo considerava “strano”, e Joe considerava invece il suo patrigno come un “vero” uomo. Per tutta la vita aveva avuto infatuazioni per uomini atletici. Odiava il basketball ma si sedeva spesso sugli spalti per guardare gli uomini giocare. Cercava di imparare i loro nomi basandosi sul numero delle loro magliette. Non gli importava chi vincesse, desiderava soltanto essere come loro, desiderava che uno di loro diventasse suo amico. Gli amici che aveva lo abbandonavano dopo averlo usato per fare i loro compiti. Ogni elemento puntava alla conclusione che era vero – egli era gay.

Iniziò ad avere rapporti sessuali con i ragazzi del club gay. Questi gli fecero conoscere i locali gay della vicina città. In quell’ambiente Joe si sentiva al centro del mondo. Non doveva mai pagare per un drink e la gente faceva a gara per passare la notte con lui. Era sicuro di aver trovato finalmente il suo posto.

Quando si laureò, dovette separarsi dagli amici che lo avevano sempre sostenuto. Restò nell’ambiente dei locali gay ma la disillusione iniziò a farsi strada: che cosa stava facendo? Stava assistendo allo sgretolarsi della sua natura, di solito così responsabile; dormiva troppo e arrivava tardi al lavoro, sentiva che non stava andando da nessuna parte. 

Qualcuno gli suggeri di cercare aiuto ed egli lo fece. 

Nel nostro ministero Joe sviluppò relazioni significative. Il suo corpo non era più richiesto in cambio di attenzioni. L’immagine che Joe aveva di Dio cambiò. Egli non vedeva più Dio come un genitore terreno che lo ridicolizzava, lo disconosceva e lo rifiutava. Oggi, la mancanza di stima di Joe è quasi del tutto superata. Egli guarda con desiderio al giorno in cui si sposerà e avrà una famiglia. Ha ancora della strada da fare ma ne ha già percorsa moltissima. Sta ricevendo stima e affermazione da altre persone che hanno avuto esperienze simili alla sua e sperimenta nella chiesa un senso di appartenenza, sicuro nelle sue relazioni con persone eterosessuali.


Una negativa immagine di sé gioca un ruolo predominante nel rinchiudere una persona dentro l’omosessualità. Se non c’è mai stata affermazione nel mondo eterosessuale e tutti i “momenti migliori” sono venuti dallo stile di vita gay, la persona si sentirà sicura soltanto in quell’ambiente.

Sebbene il sostegno che proviene da quello stile di vita sia inadeguato e molto lontano dall’amore di Dio (agape), esso rappresenta la sola fonte di amore e di attenzione che l’individuo abbia mai sperimentato.

sabato 5 aprile 2008

Dieci principi per aiutare gli omosessuali



Dieci principi
per aiutare gli omosessuali


Tratto dall'opuscolo
La guarigione per gli omosessuali

  di Brick Bradford


                 Circa quattro anni fa mi fece visita nel mio studio un giovane che chiamerò con il nome fittizio di Jeff. Jeff, sua moglie e i loro tre figli erano stati ospiti in casa mia in diverse occasioni ed io sapevo che Jeff era un cristiano profondamente convinto.

“Che cosa ti porta a Rochester?” Gli dissi mentre ci stringevamo la mano. “Sei qui per affari o per piacere questa volta?”
“Ebbene… forse dovrei dire per affari”, Jeff appariva insicuro, poi disse tutto d’un fiato, “senti, Bill, so che avrei dovuto chiamarti prima. Intendo dire, so che sei molto indaffarato e tutto il resto- ma ho un problema e devo parlarne con qualcuno adesso altrimenti impazzisco!”

L'angoscia di Jeff era così evidente che diedi immediatamente istruzioni alla mia segretaria di non passarmi le telefonate e di annullare i miei appuntamenti del mattino. Dopo averlo fatto sedere sulla poltrona vicino alla mia scrivania gli dedicai tutta la mia attenzione. Ciò che aveva da dirmi fu per me uno shock e un dolore al tempo stesso.

 
“Bill, sono omosessuale. Ho lottato contro questa cosa per anni e adesso credo di essere sul punto di perdere la battaglia. So ciò che la Bibbia dice riguardo l’omosessualità e so ciò che la Chiesa insegna. Trascorro ore ed ore in ginocchio confessando il mio peccato e promettendo al Signore di cambiare – ma semplicemente non riesco a trovare la forza di fermarmi. Che cosa farò, Bill? Che cosa mi accadrà? Che cosa accadrà a Sue e ai ragazzi?”
 
I suoi occhi si stavano riempendo di lacrime, e anche i miei. Volevo bene a quest’uomo come a un fratello e potevo sentire la sua sofferenza; ma mi chiedevo seriamente se esistesse un modo in questa terra per aiutarlo.

Gli studi che avevo compiuto fino ad allora non mi erano di aiuto nell’area dell’omosessualità. Gli scienziati del comportamento sembravano assolutamente convinti che questo problema così complicato e profondamente radicato fosse impervio a tutti i metodi terapeutici conosciuti. Il miglior consiglio che potevano offrire a coloro che avevano a che fare con persone omosessuali era, “aiutateli ad accettare se stessi per come sono e smettetela di sentirvi in colpa per il loro orientamento sessuale”. Ma Jeff era Cristiano, e anch’io. Non potevo dirgli, “continua peccare e non preoccuparti.”

Jeff riassunse il suo dilemma quando disse, “la parola di Dio dice che l’omosessualità è sbagliata, ed io lo credo. Dice anche che Gesù ha il potere di liberare gli uomini e di curarli. Credo anche questo. Non voglio essere schiavo di desideri omosessuali; desidero essere liberato. La questione è, come? Come posso appropriarmi del potere di guarigione di Gesù? Gesù libera tutte le persone che si sentono prigioniere - oppure ha abbandonato le persone come me?”


Se non fosse stato Jeff avrei potuto indirizzarlo verso qualcun altro - qualcuno con più esperienza nel trattare con gli omosessuali. Ma Jeff – ebbene, Jeff era troppo vicino, troppo speciale. Semplicemente non potevo dirgli che non avrei almeno tentato di aiutarlo.

Quello fu l’inizio del mio ministero di aiuto agli omosessuali. Jeff ed io decidemmo di vedere per conto nostro se le Promesse delle Scritture valgono anche per la persona omosessuale. Non avevo alcun piano o “metodo" quando abbiamo iniziato – soltanto una fede incrollabile nella parola di Dio e una forte convinzione che lo Spirito Santo c’è stato dato proprio per questo genere di situazioni impossibili.

Durante i due o tre anni seguenti abbiamo lavorato insieme per liberare Jeff dalla sua schiavitù. Contavamo fortemente sulla Bibbia quale nostro “libro di testo”; ma i metodi che abbiamo sviluppato sono scaturiti solamente da una serie di tentativi ed errori. Alla fine sono emersi 10 principi - principi che da allora ho applicato anche con altri omosessuali.

Dopo aver lavorato sia con uomini sia con donne, sia con laici sia con ministri del culto (incluso un prete cattolico), ho imparato che Gesù cura l’omosessuale. La grazia e il potere di Dio sono le fondamenta di questa guarigione. Essa dipende dalla Sua bontà e dal Suo amore e non dalla nostra saggezza o abilità.

Ciònonostante, i principi di base qui sotto elencati sembrano applicabili in ciascun caso con il quale ho lavorato. Spero che essi possano dimostrarsi utili ad altre persone che si trovano nella posizione di consigliere di persone schiave delle spinte omosessuali.


1. Nessuna guarigione può iniziare fino a quando la persona non riconosce ed ammette di avere un problema con il suo comportamento e i suoi atteggiamenti.
Il mero riconoscimento intellettuale non è abbastanza; ci deve essere anche un riconoscimento da parte del cuore del fatto che si tratta di un peccato. L'omosessualità é sbagliata perché contraria alla volontà di Dio. L’omosessuale cristiano che viene a chiedere consiglio dovrebbe essere indirizzato verso le Scritture che sopportano questa credenza. L’omosessuale, come l’adultero, l’assassino, il bugiardo e il ladro sta peccando contro Dio. Re David riconobbe questo principio quando confessò a Dio il suo peccato di adulterio: “contro te, contro te solo ho peccato”. (Salmo 51:4). 


2. Deve esserci un’ammissione di bisogno.
L’orgoglio di un individuo subisce un forte colpo quando la persona deve esprimere verbalmente il suo bisogno di una guarigione specifica, ma l’orgoglio è parte del suo problema di base. Il cuore di Dio si apre grazie a questo grido di aiuto. È difficile che qualcuno possa essere guarito se non riconosce di avere questo bisogno.



3. La persona omosessuale deve confessare il suo peccato a Dio e a un consigliere spirituale e chiedere a Dio di essere perdonato e purificato.
Secondo le Scritture (I Giovanni 1:9; Giacomo 5.16), anche questa confessione dovrebbe essere fatta verbalmente. Il consigliere deve quindi rispondere con un’assicurazione verbale di perdono, anch’essa basata su verità bibliche (I Giovanni 1:9). Spesso a questo punto della confessione raccomando un rito della Chiesa Anglicana e Cattolico Romana, chiamato “confessione della vita.” Con questo rito il penitente cerca di confessare tutti peccati del suo passato mentre lo Spirito Santo li fa affiorare alla sua coscienza. 


4. La persona che desidera guarire dove essere incoraggiata nel chiedere a Dio di donargli uno spirito di pentimento.
Internamente, lo spirito di pentimento implica un continuo sentimento di pentimento davanti a Dio, e un umile dipendenza da Lui per una continua purificazione e guarigione. Esternamente, si manifesta in una deliberata e volontaria inversione di comportamento. (La parola pentimento significa letteralmente “andare nella direzione opposta.”)


5. Il ministero dell’esorcismo o della liberazione dovrebbe essere preso in considerazione.
Alcuni omosessuali guariti testimoniano che l’esorcismo ha avuto una parte essenziale nella loro guarigione. Per mezzo di questo ministero ho visto molte persone liberate dal potere demoniaco che si era insinuato nelle loro vite attraverso l’orgoglio e l'egoismo, la menzogna, l’inganno, l’astuzia e l’ipocrisia, che sono così tipicamente parte degli atteggiamenti e del comportamento omosessuale e identificano il regno di Satana quale origine di questa perversione. Il potente legame tra la persona e l'omosessualità fornisce ulteriore supporto a tale identificazione.
 

6. Il consigliere deve continuare ad offrire la promessa che il cambiamento è possibile.
Dio non è mai limitato e niente è troppo difficile per Lui. Nello stesso tempo, all’omosessuale deve essere ripetutamente rammentato che qualsiasi cambiamento deve iniziare con un atto della sua volontà. In dozzine di scelte giornaliere, egli deve esercitare la sua volontà per contrastare i desideri della carne e per restare nella volontà di Dio. Come tutti peccatori, l’omosessuale deve continuamente implorare la grazia di Dio affinché lo aiuti a scegliere la volontà di Dio.

7. La persona omosessuale deve accettare di sottoporsi a un programma di disciplina che Dio può utilizzare per realizzare il cambiamento desiderato.
(Secondo Ebrei 12, la disciplina è uno degli strumenti principali utilizzati da Dio per cambiarci).

Questa disciplina è talvolta drastica. Qualsiasi cosa che possa nutrire gli atteggiamenti e i comportamenti omosessuali dovrebbe essere rimossa dalla vita della persona. Ciò include attività sociali e culturali, relazioni con amici e conoscenti, letture, programmi radiofonici e televisivi. Specialmente durante il periodo iniziale della terapia e del cambiamento, è desiderabile che l’omosessuale mantenga uno stretto contatto con il suo consigliere o con un altro membro del Corpo di Cristo che possa aiutare a proteggerlo contro la tentazione.

8. Ci deve essere totale onestà tra la persona omosessuale e la persona che lo aiuta.
Nessun inganno, segreto o nascondimento può essere tollerato. 


9. La persona omosessuale che si pente dovrebbe entrare a far parte di una comunità Cristiana, se non ne fa già parte.
Non c’è bisogno che egli riveli alla comunità il suo comportamento e il suo stile di vita passato.
10. Il consigliere deve essere paziente.
Non deve sorprendersi per le “ricadute,” ma non deve neanche tollerare scuse o alibi. Deve sempre trattenersi dall’esprimere comprensione o pietà.



In base alla mia esperienza, sono convinto che alla base di tutti gli atteggiamenti e i comportamenti omosessuali vi sia l'egoismo, l’orgoglio e l’immaturità. Orgoglio ed egoismo allontanano ogni figlio di Dio dal proprio Padre e dagli altri. L’omosessuale deve riconoscere il bisogno di un cambiamento totale nella sua vita e deve desiderare di eliminare le cause che sono alla radice del suo comportamento.


Ho imparato, inoltre, che in generale non esiste una cura istantanea dell’omosessualità. Come l’alcolizzato o il goloso, l’omosessuale deve ogni giorno uccidere le azioni della carne. La guarigione accade un giorno alla volta.



Negli ultimi quattro anni Jeff si è astenuto da relazioni omosessuali e mi ha riferito che adesso le tentazioni sono estremamente infrequenti. Inoltre, lui e sua moglie vivono un’eccellente relazione matrimoniale. La pace che Jeff ha adesso, l’ha ottenuta nel modo più duro, attraverso la disciplina e la dipendenza da Gesù Cristo.

Dei 21 omosessuali che si sono rivolti a me, 10 hanno rifiutato il percorso da me delineato perché considerato troppo difficile. Gli undici che lo hanno seguito si sono liberati dalla schiavitù dell’omosessualità. 

Non esiste una facile via d’uscita dall’omosessualità: la strada verso la vittoria è stretta e passa attraverso la croce. Ma coloro che scelgono di percorrere questa strada possono essere rassicurati da un Compagno Che gli donerà la forza necessaria per il viaggio e che li libererà. Il Nostro Signore non ha mai smesso di proclamare la liberazione per i prigionieri e per gli oppressi.

 Traduzione di Patrizia B.