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mercoledì 31 dicembre 2008

Joseph Nicolosi: Il Potere Terapeutico della Sintonia


Il Potere Terapeutico della Sintonia
di Joseph Nicolosi, Ph.D.
Pubblicato nel sito dall'Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell'omosessualità (NARTH)

"Le nostre menti non sono create per restare isolate, ma sono co-create. Il nostro sistema nervoso è pronto per imparare dai sistemi nervosi di altre persone, che interagendo con il nostro, lo trasformano”(1)



L'esperienza della sintonia costituisce, in psicoterapia, il processo centrale di guarigione. Tale esperienza consente al cliente di collegare gli aspetti cognitivi agli aspetti emotivi della sua vita interiore. Un rapporto caratterizzato da una forte sintonia crea nuove connessioni neurologiche nel cervello.

Quando il cliente spalanca la sua vita affettiva al terapeuta, egli si impegna in un rapporto di fiducia che lo unisce al terapeuta in una elegante ed intima danza. Entrambi sviluppano una sottile sincronia in cui ognuno, intuitivamente, sente ciò che l'altro sta cercando di esprimere.

Durante la sessione, il terapeuta valuta la ricettività del cliente con domande come "Cosa sta realmente accadendo tra di noi in questo momento?" Il terapeuta è particolarmente interessato a realizzare l’“adesso”, a creare con il suo cliente un’intensa connessione emotiva nel presente. Entrambi sperimentano una sorta di ansia e percepiscono che la loro relazione potrebbe, in qualche modo, cambiare improvvisamente, in peggio o in meglio, proprio in quel momento.

La sensazione di vulnerabilità e di sentirsi “esposti” é una parte fondamentale di queste interazioni. Vi è una sorta di eccitazione - un riconoscimento reciproco a un livello più profondo e, a volte, un lieve, imbarazzato sorriso accompagna questo “mettere a nudo” i propri sentimenti più intimi.

I malintesi, i sentimenti feriti e i risentimenti nascosti sono comunque inevitabili nel rapporto terapeutico. Essi offrono al cliente l’opportunità di imparare a re-impegnarsi emotivamente dopo aver sperimentato una frattura emotiva. Queste esperienze gli permettono di comprendere che i rapporti possono sopravvivere al critico processo di sintonizzazione-- desintonizzazione-- risintonizzazione, e che la fiducia, anche se perduta, può essere riacquistata. Il cliente osserva il funzionamento di questo processo e impara a regolare il ritmo e l'intensità degli alti e dei bassi della relazione, man mano che la frattura emotiva viene gradualmente sanata.

I momenti di risintonizzazione ricreano il legame tra il cliente e il terapeuta, ma anche tra il cliente e se stesso. Attraverso questo processo, egli accresce gradualmente la sua capacità di tollerare il dolore emotivo.

Dopo che la frattura è stata riparata, il cliente riceve l’espressione di rispetto e di stima del terapeuta, e può assaporare l'esperienza di essere riuscito ad esprimere onestamente la propria sofferenza o la propria rabbia, sentendosi, tuttavia, compreso ancora una volta. Questi momenti intersoggettivi ricordano i primi momenti di “sintonia” tra madre e bambino. Attraverso una comunicazione sottile e molto sfumata il cliente e il terapeuta condividono molti momenti di sintonia— un’esperienza pre-esplicita e non verbale che si verifica tra due persone quando riconoscono che “Io so che tu sai che io so”.

Riconnettersi con la propria Vita Affettiva
Un’altra importante lezione che il cliente apprende, durante le sedute psicoterapeutiche, è l’importantissima capacità di descrivere un sentimento. Poiché egli ha rinnegato alcuni aspetti della propria vita affettiva (emotiva), realizzare la connessione tra descrizione e sentimento, in presenza di un’altra persona, è quasi sempre un’esperienza dolorosa.

Quando i genitori non riescono a rispecchiare con precisione l’esperienza interiore del bambino e a fargli sentire che può senza timori sentire ed esprimere i propri sentimenti, il figlio/a sarà disorganizzato affettivamente ed emotivamente isolato. Il bambino cresce imparando a diffidare delle sue percezioni interiori e diventa incline a chiudersi ai rapporti affettivi, provando un sentimento infuso di vergogna.

Le sue difese lo porteranno a spostare continuamente la sua attenzione dal contenuto ai sentimenti, e poi di nuovo al contenuto, ma evitando il collegamento tra i due.
In momenti critici di forte emotività, sento spesso il bisogno di incoraggiare il cliente, dicendo: "Prova a rimanere in contatto con me e con i tuoi sentimenti, contemporaneamente".

L’istituzione di questo legame neurale tra pensiero e sentimento da l’avvio, attraverso il mezzo dell’interazione umana, al vitale processo di unificazione tra emisfero sinistro ed emisfero destro del cervello, tra cognitivo e affettivo, tra conscio e inconscio.

Lo Spostamento Somatico Conduce a un Nuovo Significato

La mente inconscia racchiude “ricordi legati a sensazioni corporee” che operano senza coinvolgere la nostra coscienza cognitiva. La mente cosciente può trarci in inganno, ma il corpo non può farlo.

Freud ha sintetizzato l'obiettivo della psicoanalisi nel modo seguente "Dove era l’‘Id’*, lì ci sarà l’ego". Intendeva dire che gli impulsi irrazionali e inconsci devono essere sostituiti con l’auto-consapevolezza (conoscenza) e la razionalità. Possiamo modificare questo dictum e proporre il seguente: "Qualora si verifichi un mutamento delle esperienze somatiche (corporee), vi sarà un nuovo significato". La mente potrà allora comprendere in modo nuovo le nostre esperienze incarnate.

Ad esempio, l’uomo che si autoidentifica come gay dice: “Il mio essere gay determina la mia eccitazione sessuale nei confronti di un maschio attraente. Questi sentimenti sono normali e naturali per me”. Per lui, un maschio attraente è associato alla gratificazione fisica, e si convince che tali sentimenti delineano veramente la sua identità.
L’omosessuale non-gay, invece, pur avendo la stessa reazione somatica verso lo stesso uomo attraente, dice qualcosa di completamente diverso: “Mi sento attratto da quell’uomo perché egli possiede qualità mascoline che sento di non avere in me. Questo sentimento di attrazione non determina chi sono io”. Poi si chiede “Come mi sento in questo momento? Cos’è in me che fa scatenare questa attrazione sessuale? E cosa posso fare per cambiare questa situazione?"

Imparare a riconoscere il Doppio Legame**
Il tipo di comunicazione denominata “Doppio Legame” (si tratta del comune tipo di comunicazione della Famiglia Triadica-Narcisista, un tipo di famiglia spesso descritta dai nostri clienti di orientamento omosessuale) ha spesso ingenerato confusione nel cliente. Egli può riconoscere questo tipo di comunicazione da un’istantanea sensazione di paura e disagio. Improvvisamente sente che qualcosa non va; una sorta di ingiustizia è accaduta, ma non sa cosa, esattamente. Non solo si sente confuso, ma anche arrabbiato. Eppure non esprime la propria rabbia a causa della paura e dei dubbi che lo paralizzano.

Un uomo la descrive così: "In quei momenti di comunicazione provo rabbia e incertezza riguardo ciò che sta accadendo, e non so cosa dire. Non sono veramente sicuro se sono stato io a causare il problema oppure se l’altra persona si è comportata in maniera ingiusta con me.

“Ma anche se la sua mente è confusa, il suo corpo, che sente la rabbia, “conosce” il vero messaggio della comunicazione. Egli sente che “sta accadendo qualcosa che mi fa sentire ... [triste, arrabbiato, deluso, ferito, sminuito, escluso, ecc], ma non riesco a identificare esattamente il motivo per cui mi sento così”.

Gli indizi per comprendere che vi trovate in una situazione di Doppio Legame sono i seguenti:
Quando provate sentimenti negativi dopo un’interazione ma non sapete il perché.
Quando sentite che si è verificata una sorta di ingiustizia ma non riuscite a definirla.
Quando vi sentite frustrati ma non riuscite ad individuare la contraddizione che causa la frustrazione.

Abituali Aspettative inerenti i Rapporti Umani.

Una caratteristica insidiosa della comunicazione del Doppio Legame, che è spesso legata alle esperienze infantili dei nostri clienti, è la seguente: quando questo tipo di comunicazione viene ripetuto per lunghi periodi di tempo, la persona sviluppa una ipersensibilità verso la ri-stimolazione della stessa inibizione. Essa ha imparato a ignorare le risposte del proprio corpo (“viscere”) a qualsiasi messaggio (processo) implicito. Ha imparato ad essere sospettosa nei confronti di qualsiasi cosa percepisce attraverso il tono della voce, i tempi di reazione, la postura, l’espressione del viso dell’altra persona (vale a dire, "ciò che realmente sta accadendo") rispondendo, invece, soltanto a messaggi (contenuti) espliciti.

Esiste una tacita regola nella comunicazione del Doppio Legame: il destinatario non può svincolarsi dalla comunicazione. Il suo ruolo è quello di partecipare al gioco. Vi è un tabù che non permette di smascherare la contraddizione. Per una sana reintegrazione dell’Io è necessario che il cliente impari a rifiutare di partecipare a tale comunicazione. Alla sua mente consapevole viene ora insegnato ad entrare in sintonia con la risposta del suo corpo così da poter valutare con precisione ciò che sta effettivamente accadendo, nell’attimo in cui accade.

E’ fondamentale insegnare al cliente come riuscire a sopravvivere a questo stile di comunicazione affettivo-destabilizzante senza compromettere la sua verità interna, poiché se scende a compromessi con la sua effettiva percezione di tali episodi, egli passerà da un sano stato assertivo ad una destabilizzante vergogna, e infine, a sentimenti omosessuali non desiderati.

La Terapia riparativa aiuta il cliente a compiere il passaggio da una condizione inibitoria di vergogna, che genera “chiusura”, ad una vitale capacità di affermazione.

Nei nostri clienti è osservabile il sentimento di vergogna per l’affermazione della propria identità sessuale. Si tratta di un "flashback" somatico che proietta il corpo in uno stato difensivo di chiusura. Il ritorno alla condizione di affermazione diventa possibile solo quando il cliente supera la postura “di vergogna” e il suo stato di chiusura.

Il contrasto tra vitalità e inclinazioni inibitorie è stato illustrato da ciò che gli psicologi comportamentalisti chiamano il “Fenomeno del Luccio”. Durante un esperimento, un luccio viene collocato in un contenitore insieme ad alcuni pesciolini vivi. Il luccio inizia immediatamente a mangiare tutti i pesciolini che vede. Poi un invisibile cilindro di vetro viene posto sopra al luccio. Conseguentemente, ogni volta che il luccio cerca di mangiare i pesciolini, urta il muso contro il cilindro, provando dolore. Il cilindro viene poi rimosso, ma il luccio, anticipando il dolore, non fa più alcun tentativo di mangiare i pesciolini. La risposta energica è stata perduta ed è stata sostituita con la risposta inibitoria.

La memoria è un fenomeno psico-fisiologico. Ciò significa che non è soltanto un fenomeno cognitivo, ma è anche somatico – è un trauma incarnato nel corpo. Una potente esperienza terapeutica può ri-codificare le connessioni sinaptiche del sistema della memoria (Schore, 2003).

Non è possibile annullare completamente un vecchio trauma; tuttavia la relazione con un terapeuta capace di stabilire una forte sintonia con il cliente può disegnare nuovi e positivi tracciati neurologici sopra ai vecchi, traumatici ricordi neurologici.

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*Secondo la teoria psicoanalitica freudiana, l’Id è uno dei tre aspetti della personalità umana: E’ stato definito “la parte più profonda della psiche”. Da esso si sviluppano l’ego e il superego. L’ID è la fonte sia degli impulsi istintivi, come l’impulso sessuale o quello aggressivo, sia dei bisogni primitivi, che esistono fin dalla nascita. L’Id è totalmente irrazionale, funziona in base al principio del piacere-dolore ed è sempre alla ricerca di una soddisfazione immediata. I suoi processi sono completamente inconsci nell’adulto, ma forniscono energia ai processi mentali consci. L’Id ha un ruolo molto importante nelle espressioni umane basate su elementi non razionali, come la creazione di un’opera d’arte. I principali metodi per smascherarne il contenuto sono, secondo Sigmund Freud, l’analisi dei sogni e la libera associazione.
**Le origini di una mente scissa e, quindi, le origini del trauma sono da ricercarsi nello stile di comunicazione della famiglia denominato Doppio Legame. Si tratta del comune tipo di comunicazione della Famiglia Triadica-Narcisista, un tipo di famiglia spesso descritta dai nostri clienti di orientamento omosessuale. La Comunicazione del Doppio Legame crea due scismi; il primo all’interno dell’Io, e il secondo, tra l’Io e gli altri. (Per meglio comprendere la comunicazione “Doppio Legame” si consiglia di leggere il post Joseph Nicolosi: L'Esperienza del Double-Loop


Traduzione di Patrizia Battisti


Nota(1) Stern, Daniel (2002) "Why Do People Change in Psychotherapy?" (1) Stern, Daniel (2002): "Perché la gente cambiamento in Psicoterapia?" Continuing Education Seminar, ceseminars@aol.com , Los Angeles CA. Seminario di Formazione continua, ceseminars@aol.com, Los Angeles, CA.

Riferimenti
Schore, Alan (2003) Affect Regulation and the Repair of the Self. NY: Norton. Schore, Alan (2003) Influenza regolamento e la riparazione del Sé. New York: Norton.

Aggiornato: 18 dicembre 2008

mercoledì 17 dicembre 2008

Omosessualità: Come gestire le nostre risposte istintive

Anita e Frank Worthen
parlano alla radio



COME GESTIRE LE NOSTRE RISPOSTE ISTINTIVE 
tratto dal libro "THIS WAY OUT" di Frank Worthen

Spesso mi viene chiesto: “Come devo gestire le mie risposte istintive nei confronti di altri uomini?
Molte persone non hanno capacità di controllo in questa area, non riescono ad ottenere alcun successo e sembrano completamente incapaci di opporre resistenza. Rispondono visivamente a tutti gli uomini attraenti che incontrano: “Che cosa faccio dei miei occhi? È una domanda che mi viene posta quasi tutti i giorni.
Le nostre risposte non cambiano da un giorno all’altro. Esse sono il risultato di anni, se non di intere vite di condizionamenti. Non è facile creare nuove risposte; non è facile, ad esempio, distogliere immediatamente lo sguardo dall’uomo che ci attrae, ma è possibile, se desideriamo davvero cambiare.

Per costruire nuove risposte dobbiamo essere consapevoli delle vecchie. Molte volte seguiamo vecchi schemi senza rendercene conto. Coloro che ne hanno la possibilità potrebbero chiedere ai propri amici di fargli notare i propri successi e fallimenti. Spesso, infatti, i nostri amici si accorgono più facilmente di noi del nostro “sguardo vagante”. Un’immediata decisione impedisce alla tentazione di radicarsi nella nostra mente. Al contrario, qualsiasi azione ritardata da parte nostra regala a Satana l’appiglio che cerca. Nel momento in cui ci rendiamo conto che Satana ci sta tentando, seguiamo il consiglio biblico:
“e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri (2 Timoteo 2:22).

L’agonia della tentazione sta nell’indecisione. Desideriamo qualcosa ma non possiamo averla. Se costruiamo un modello di comportamento caratterizzato dall’indecisione, vivremo nel tormento che tale ambivalenza genera.

Jake ha confessato al nostro gruppo che per lui era una vera agonia passare davanti al suo locale gay preferito. Ogni volta era tentato di entrare, rallentava il passo, poi decideva di allontanarsi. Dopo alcune centinaia di metri, si voltava, tornava indietro e veniva di nuovo preso dal dubbio.

Anche se non cedeva e non entrava mai in quel locale, quel suo atteggiamento lo scoraggiava e gli impediva di conoscere le ricompense che si ottengono quando si conduce una vita cristiana vittoriosa. Jake era indeciso. Se avesse, invece, preso decisioni immediate, secondo la volontà di Dio, e non secondo la sua carne, non avrebbe vissuto ogni volta quel tormento e non sarebbe stato afflitto da sensi di colpa e di autocondanna.

Quando veniamo tentati, è importante fermarci e porci le seguenti domande:
Che cosa sto facendo?
Dove mi condurrà la mia decisione?
Cosa voglio veramente?

Se faremo ciò, diminuiremo le probabilità di prendere decisioni poco sagge e impulsive, di cui ci rammaricheremo più tardi. Ci renderemo conto che non desideriamo mettere a repentaglio tutto ciò che Dio ha fatto per noi, in cambio di qualche rapporto sessuale.

Molte persone non tentano di stabilire contatti; esse sono impegnate in semplici paragoni. Desiderano essere come le persone attraenti che vedono. Tutti gli esseri umani si confrontano con gli altri per stabilire il proprio valore. Quando quest’insicurezza viene superata e svanisce, con essa svaniscono anche le tentazioni. Ciò che resta è poco più di un’abitudine, una risposta condizionata che ha perduto il proprio significato. Questa area di insicurezza è semplicemente uno strumento di Satana che gli utilizza per seminare scoraggiamento e negatività. I Proverbi ci dicono di guardare dritti innanzi a noi e di non sbandare da una parte all’altra, ed è un ottimo consiglio:
“I tuoi occhi guardino diritto
e le tue pupille mirino diritto davanti a te.

Bada alla strada dove metti il piede
e tutte le tue vie siano ben rassodate.

Non deviare né a destra né a sinistra,
tieni lontano il piede dal male”
(proverbi 4:25-27)

Man mano che rinunciamo all’abitudine di osservare gli uomini che ci attraggono, la sua importanza diminuirà, il desiderio si affievolirà gradualmente fino a sparire definitivamente. Ciò che “nutriamo”, cresce. Ciò che “affamiamo”, appassisce e muore.

domenica 7 dicembre 2008

Omosessualità: Masturbazione


MASTURBAZIONE

Tratto dal libro "THIS WAY OUT" 
di Frank Worthen


Tradotto da Patrizia Battisti per il blog "Si può Cambiare" dietro autorizzazione di Frank Worthen




Tra tutti i problemi che la persona che desidera uscire dall’omosessualità (e i Cristiani in generale) affronta più frequentemente, la masturbazione è forse il più fastidioso. Sembra una battaglia persa. Alcuni Cristiani mi hanno raccontato di aver cercato di trovare una risposta a questo problema nelle librerie cristiane, con il timore costante che qualcuno sbirciasse alle loro spalle e si accorgesse di ciò che stavano leggendo oppure nel timore che gli venisse chiesto se avessero bisogno di aiuto. Se il problema della masturbazione non esistesse, di sicuro riceveremmo un numero molto inferiore di telefonate e di lettere. Ma la masturbazione è davvero il nostro problema più grande?

Essendo molto simile agli atti omosessuali, ma non essendo un indicatore dell’orientamento sessuale, la masturbazione è un sintomo di un problema molto più profondo. Riflette conflitti interni e bisogni inappagati. Offre un momento di conforto in un mondo ostile. Come l'atto omosessuale, essa è in gran parte motivata da bisogni non sessuali. Ad ogni modo, nel maschio, esiste nell’apparato riproduttivo un accumulo di fluido. Tale accumulo può generare un forte desiderio sessuale che non ha nulla a che vedere con il peccato. Dio è colui che ha progettato i nostri corpi; Egli ha previsto che il rilascio di questi fluidi avvenga in maniera naturale. Se camminiamo nello Spirito, avremo la pazienza e l’autocontrollo necessari in quei momenti.

Per la maggior parte delle persone la questione non è “Perché lo faccio?” ma “Come posso smettere di farlo? E’ possibile vincere la masturbazione?
Prima di tutto desidero rispondere con un netto “Sì!”. E’ possibile vincere la masturbazione ma non attraverso la nostra forza di volontà o la nostre “promesse” di smettere. Non dobbiamo isolare la masturbazione dagli altri problemi né dobbiamo concentrare tutta le nostre energie per combatterla. Al controllo della masturbazione si perviene soltanto quando lo Spirito Santo controlla anche tutti gli altri ambiti della nostra vita. Come abbiamo precedentemente detto, quando camminerete nello spirito non appagherete i desideri della carne.
È improbabile che possiate ottenere una specifica vittoria sulla masturbazione mentre le altre aree della vostra vita continuano ad essere al di fuori della volontà di Dio. La libertà dal bisogno di masturbarsi è soltanto una parte dell’integrità che Dio ci dona quando ci abbandoniamo completamente a Lui.

Se la maggior parte delle persone fosse completamente onesta con se stessa, ammetterebbe che pur dichiarando di voler liberarsi dalla masturbazione, in realtà, nei propri cuori, si tiene stretta ad essa e oppone resistenza a tutti i tentativi di distaccarsene. Come ultimo “bastione” dell’espressione sessuale, le persone si aggrappano ad essa, poco propensa a tentare seriamente di sconfiggerla, proprio perché potrebbe riuscirci.

La masturbazione è un peccato? In alcuni libri di letteratura cristiana troviamo che alcuni sostengono di non provare alcun senso di colpa riguardo la masturbazione e di considerarla come un dono di Dio. Ad ogni modo, la maggior parte di noi non ha dubbi sul fatto che costituisca peccato. Il nostro esserne schiavi né è un’ulteriore dimostrazione. Dio può averci parlato personalmente mostrandoci che la masturbazione è sbagliata. Ma forse la prova più ovvia che si tratta di peccato sta nel come essa ci si separa da Dio. “Le vostre iniquità vi hanno separati dal vostro Dio” (Isaia 59:2).
La masturbazione ci separa da Dio? Sappiamo benissimo che la risposta è “Sì”. Chi può restare in comunicazione con Dio mentre compie l’atto di masturbarsi? Di sicuro, non molte persone! Anche le fantasie che accompagnano la masturbazione violano le parole di Cristo riguardo i pensieri lussuriosi (Matteo 5:28).

La masturbazione pone in rilievo i nostri bisogni più profondi. Essa emerge dall’insicurezza, dalla frustrazione e dall’autocommiserazione. È un modo non soltanto per confortare noi stessi, ma anche per mostrare la nostra insoddisfazione nei confronti degli altri, che rifiutano di soddisfare i nostri bisogni. È come dire “Non ho bisogno di te”.

L’isolamento, la solitudine, la paura del rifiuto, come anche l’invidia che si materializza nelle fantasie, alimentano la masturbazione. Quando troviamo la nostra sicurezza in Dio, quando sentiamo il Suo amore e la sua accoglienza, abbiamo abbattuto uno dei principali pilastri della masturbazione. Quando facciamo amicizia con altri cristiani e riceviamo la sicurezza del loro amore e del loro interesse per noi, non abbiamo più alcun bisogno di isolarci a rimuginare. La loro accoglienza scaccerà via l’invidia e l’auto-gratificazione dalle nostre vite. Scopriremo che non abbiamo bisogno di ciò che gli altri possiedono perché Dio ci ha creati speciali, unici e completi.

Il Nemico non sarà più in grado di usare l’invidia come punto di appiglio per entrare nella nostra vita. Potremo godere dei doni degli altri senza gelosie. Man mano che il “principio di sostituzione” opererà in noi, in tutti gli ambiti, anche la masturbazione verrà spinta fuori dalle nostre vite. Ricordate che più vi preoccuperete e vi concentrerete su di essa, maggiore sarà il potere che le concederete. È meglio dare il fardello a Dio. In altre parole, dovete ammettere con Dio la vostra impotenza sulla masturbazione, dandogli il permesso di rimuoverla dalla vostra vita, e continuando a servire il Signore al massimo delle vostre capacità.