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giovedì 26 agosto 2010

Uscire dall'omosessualità - La verità BIBLICA sull'omosessualità


I GRUPPI DI CRISTIANI OMOSESSUALI IN ITALIA DISTORCONO 

LA VERITA' BIBLICA SULL'OMOSESSUALITA
'




I vari gruppi di cristiani omosessuali presenti in Italia sono collegati dal COCI (Coordinamento gruppi di omosessuali cristiani in Italia), un'associazione fondata nel 2003.

"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,32)

- Se non si conosce la strada, e a un incrocio chi è davanti prende quella sbagliata, gli altri vanno dietro e sbagliano tutti..."


 Il seguente articolo é stato pubblicato su 



Siamo oggi sottoposti, in ogni ambiente, ad un intenso battage teso a far sì che anche nella chiesa cristiana si accetti e si approvi l’omosessualità come uno stile di vita e una preferenza sessuale al pari di ogni altra. Coloro che, su base morale o religiosa, vi si oppongono, vengono di solito dipinti come ignoranti bigotti e razzisti, "omofobi", portatori di pregiudizi superati.
 
Sebbene sia vero che nel mondo sono esistite ed esistono persone che odiano gli omosessuali, ogni cristiano che sia veramente tale non odia gli omosessuali così come non odia nessun'altra persona. Secondo gli insegnamenti di Cristo non è mai ammissibile la calunnia, la derisione, la violenza e l’odio né verso l’omosessuale, né verso chiunque altro.

Sebbene un cristiano abbia il dovere di trattare l’omosessuale come ogni altra persona, egli deve comunque essere biblicamente onesto con lui.
 
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Ai primordi dell’umanità, Dio crea un uomo ed una donna. Non crea due uomini, o due donne. La creazione di un uomo e di una donna per essere marito e moglie è il modello o paradigma di base di ogni rapporto approvato da Dio e secondo natura.

Gesù stesso cita questo modello (Genesi 2:24) quando spiega che poligamia e divorzio sono condannati da Dio. Allo stesso modo, Dio disapprova ogni attività sessuale al di fuori del matrimonio monogamo ed eterosessuale: i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, i rapporti omosessuali, l’adulterio, e così via.
 
Leggiamo LEVITICO 18:22
“Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna”
(Lev. 18:22).
 
Leggiamo ROMANI 1: 26-27-28
"Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura.
Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento.
E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa, da far cose sconvenienti,
essendo ripieni d’ogni ingiustizia fornicazione, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, omicidio, contesa frode, malignità"
(ROMANI 1: 26-27-28)
 
Leggiamo anche 1 CORINZI 6: 9-10
"Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali,
né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio."
(1 CORINZI 6: 9-10)
Leggiamo  1 TIMOTEO 1: 8-10
Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno la usa legittimamente;
sapendo questo, che la legge non è stata istituita per il giusto, ma per gli empi e i ribelli, per i malvagi e i peccatori, per gli scellerati e i profani, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi,
per i fornicatori, per gli omosessuali per i rapitori, per i falsi, per gli spergiuri, e per qualsiasi altra cosa contraria alla sana dottrina,
(1 TIMOTEO 1: 8-10)
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Molti omosessuali dicono: “Io sono nato omosessuale – Dio mi ha fatto così. Quindi, i miei pensieri, desideri, e stile di vita, devono essere riconosciuti”. Se vi sono delle persone che nascono con una predisposizione verso il comportamento omosessuale, questo davanti a Dio non ne giustifica la pratica.

Tutti gli esseri umani nascono con una disposizione al peccato. Il primo uomo, Adamo, fu il capostipite della razza umana. Da quando egli preferì il peccato a Dio, ogni persona nasce con quella stessa natura. È sbagliato dire: “Dio mi ha creato così”, perché il peccato non ha preso origine da Dio, ma dall’uomo.

Il fatto che ogni essere umano nasca con un orientamento o propensione verso il peccato, non giustifica quei desideri o comportamenti. La Bibbia dice che tutti nascono bugiardi (Salmo 58:3), eppure essa dice che la menzogna è un peccato (Esodo 20:16; Deuteronomio 5:20), e che i bugiardi non entreranno nel regno di Dio (Apocalisse 21:27).
L’argomentazione che la tendenza all’omosessualità la renda in qualche modo accettabile a Dio, potrebbe essere usata per giustificare qualsiasi altro comportamento. Questo ragionamento distrugge la responsabilità personale e priva di significato ogni comandamento di Dio. Tutti dovranno rendere conto di sé stessi a Dio per ogni loro pensiero, parola ed azione, indipendentemente dal loro “orientamento” di fondo. Accusare Dio di avere impresso in noi una certa tendenza e che per questo sia inevitabile, potrà forse far sentire meglio qualcuno, ma non reggerà di fronte al giudizio di Dio (1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:27).
 
La Bibbia, inoltre, dice chiaramente che Dio non tenta l’uomo. È dalle proprie passioni che uomini e donne vengono sospinti:
Leggiamo  GIACOMO 1:13-15
“Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte”
(Giacomo 1:13-15).
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OMOSSESSUALI SI NASCE O SI DIVENTA?
Ciascuna delle 300 milioni di cellule che compongono il nostro corpo contiene dei cromosomi nei quali c'è scritto, o "maschio" (XY) oppure "femmina" (XX). A eccezione di rarissime anomalie cromosomiche, questo dato è fisso e inalterabile. Non c'è nulla di più tragico del cosiddetto "transessuale" - peggio ancora, chi si è fatto fare un intervento chirurgico irreversibile per apparire femmina, quando per la natura e per Dio rimane irrevocabilmente maschio, o viceversa.
Alcuni hanno ipotizzato che certi fattori biologici come la concentrazione di ormoni possano determinare gli orientamenti sessuali, ma queste idee non hanno trovato conferma.

La teoria che "si nasce omosessuali", se da una parte serve ad anestetizzare la coscienza di chi vuole restare così, dall'altra distrugge la speranza di chi vuole uscirne. Esistono moltissime testimonianze di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno cercato e trovato liberazione da quella che consideravano, per sentito dire, una condizione irreversibile, e che oggi vivono con gioia la loro vita.

Lo psicoterapeuta Joseph Nicolosi scrive: “Nasciamo tutti eterosessuali, però sappiamo quanto l'immagine che abbiamo di noi stessi influenzi il nostro comportamento e, naturalmente, ciò vale in particolare per i giovani. Ora qualcuno obietterà: «Già nell'antica Grecia c'erano omosessuali...» Sbagliato. C'erano persone con un comportamento omosessuale, ma non erano «nati omosessuali». L'idea dell'identità omosessuale risale solo a circa cento anni fa. Si tratta di un concetto politico, che si sottrae ad ogni fondamento psicologico. Colin Cook, un ex-omosessuale, descrisse così questo fatto: «La nostra eterosessualità giace sepolta sotto mille paure»”.
Spero di essere stato d'aiuto ai lettori.
 
Dio sia con voi.

sabato 21 agosto 2010

Uscire dall'omosessualità - Testimonianza di Anonimo 27 marzo

Testimonianza di "Anonimo 27 Marzo"

Postata nel forum di questo blog il 19 agosto 2010



Anonimo 27 marzo ha detto...

Quanto capisco le tue parole Carlo: "adesso che sto affrontando una vita reale e senza maschere le difficoltà sono parecchie!".

Anche io sto vivendo la stessa cosa, prima avevo 3 maschere: una quando ero a scuola, una in famiglia e una quando ero con me stesso.
Quando ero in compagnia mi comportavo come la società propone si debba comportare un ragazzo maschio "normale" e quante energie che usavo per mantenere quella maschera tanto da arrivare a casa ed essere stravolto e potermi liberare finalmente da quel personaggio che di me non aveva proprio nulla.
Ma non era finita... anche a casa avevo una maschera per quando ero con la mia famiglia del ragazzo che non ha problemi e in realtà dentro stavo morendo lentamente.
E il peggio è che con gli anni sono arrivato a mettere una maschera anche quando ero in compagnia della mia anima. Praticamente non esistevo più: ero già morto! Questa volta la maschera era di donna forte così come lo era stata mia mamma ai miei occhi(il mio complesso di Edipo è stato un pò disturbato diciamo un tantino): una donna che lavora, tira avanti la famiglia, ma che in realtà nasconde una grande paura e fragilità: deve screditare l'uomo che ha scelto per la vita agli occhi del figlio più piccolo affinchè questo possa stare dalla sua parte e rassicurarla.

Ragazzi, oggi posso dire di essere nato grazie a delle persone meravigliose che mi hanno illuminato, m'hanno aperto alla vita: oggi so che cos'è la vita e la cosa più bella è che il passato non lo vedo come tempo perso perchè è proprio grazie a quelle mille battaglie che ho dovuto combattere che oggi mi vedo una persona stupenda che non è in grado di provare odio, che riesce a vedere la verità dietro tante tematiche che trattate da illustri personalità moderne appaiono come malvagità.

Ringrazio tutte quelle persone che hanno reso la mia infanzia così ardua perchè è proprio grazie all'analisi di questa che oggi ho raggiunto una tale consapevolezza di me.
Anch'io come molti ho iniziato questo percorso perchè mi sono reso conto che il mondo gay è un'illusione e per diventare "etero", ma questo non è importante perchè ho ottenuto molto di più: me stesso!
Oggi posso dire che ho ancora tanto da fare perchè le ferite dell'infanzia non si rimarginano così per incanto, ma ci deve essere un grande lavoro su sè stessi e forse ci vorrà una vita, ma è una vita piena perchè ogni giorno s'impara qualcosa di sè.

Per aggiornare il mio diario virtuale :-)
La mia famiglia ha trovato un equilibrio che non ho mai vissuto nei miei 20 anni.
Da quando ho fatto pace col bambino traumatizzato che c'era in me ho accettato mio papà e con lui anche la mascolinità che sta affiorando spontaneamente! Ho un ottimo rapporto anche con mia mamma e finalmente la vivo come madre e non come migliore amica, mi sono accorto che il rapporto morboso è scomparso da sè da quando ho rivissuto il passato e capito tutti i meccanismi creatisi nel nucleo familiare.

La cosa incredibile e che mai mi sarei aspettato è che i miei genitori hanno ritrovato un rapporto tra loro: si parlano del più e del meno, ridono (a voi sembreranno cose normali per una coppia, ma io non le ho mai viste tra loro). E' assurdo come cambiando un tassello il vecchio equilibrio si spezzi e se ne formi uno diverso, nel mio caso molto più sano!

Tutto questo in pochi mesi da quando ho trovato il blog il 27 marzo, ah ecco! non so se legge ancora, ma vorrei ringraziare con tutto il cuore Francesca, la 1^ ad avermi scritto: credo che la mia rinascita la devo anche a lei.
Ho notato che ha scritto solo una volta e poi è scomparsa: l'ho vissuta come un angelo che mi ha illuminato la strada.

Ciaooo
19 agosto, 2010 

Link: "Testimonianza di Francesca"

mercoledì 18 agosto 2010

G.V. den Aardweg - Omosessualità e Speranza


L A   G U A R I G I O N E


tratto dal libro
di G.V. den Aardweg


        L’uscita dal complesso segue una certa linea. Dapprima diminuisce il carattere ossessivo delle emozioni e dei comportamenti infantili. Depressioni, ansietà, timori, preoccupazioni, senso d’inferiorità e desideri omosessuali si fanno più controllabili. La fiducia dell’individuo in sé stesso, ivi compresa la fiducia nella propria peculiare sessualità, emerge gradualmente; il che significa nient’altro che “il povero me!” del bambino interiore diventa sempre meno importante, che la persona non prende più troppo sul serio questo aspetto dell'io. L'interesse omosessuale presenta a lungo alti e bassi, ma viene sentito sempre meno incombente. Svanisce in maniera poco appariscente, in funzione della progressiva crescita di un'emotività sempre più positiva e matura. 

Il cambiamento nei confronti della sessualità dev'essere visto come parte del riorientamento emotivo totale. Gli omosessuali che vogliono esser «curati» hanno spesso una visuale comprensibilmente ristretta di che cosa dev'essere cambiato e tendono a prestare attenzione quasi esclusivamente ai cambiamenti nelle loro sensazioni sessuali.

È vero che un reale e profondo cambiamento sessuale rispecchia anche il cambiamento in altri settori mentali, ma l'effetto di una terapia o di un'autoterapia (quale è in gran parte il nostro procedimento) non lo si deve misurare anzitutto in termini strettamente erotici. I cambiamenti nei sentimenti sessuali sono dei «sottoprodotti» e scompariranno sicuramente quando e nella misura in cui il «bambino lamentoso» del paziente sarà stato fatto morire di fame. Non è pertanto consigliabile che lo psicoterapeuta e il paziente fissino l'attenzione e facciano ruotare le conversazioni sulla sessualità.

Le misure decisive del cambiamento sono il livello di lamentela e il generale infantilismo emotivo del paziente. Naturalmente, ogni cambiamento in questi fattori esercita un'influenza nell'ambito erotico, ma il rapporto ha un carattere gerarchico: quanto più profondamente il paziente cambia nelle dimensioni fondamentali dell'infantilismo e dell'autocommiserazione tanto più radicale sarà il suo riorientamento sessuale. 



Si può dire che nella maggior parte dei casi, la persona passa attraverso uno stadio intermedio in cui l'inclinazione omosessuale è ormai quasi inesitente, ma l'eterosessualità non è ancora risvegliata. Questo periodo intermedio può durare, in alcuni casi, anche anni. La persona «scopre» l'altro sesso gradualmente oppure all'improvviso, dopo il processo di maturazione di quegli anni intermedi.

Alcuni si innamorano una o due volte e concludono con il matrimonio; per altri occorre parecchio tempo prima che siano capaci di sostenere una relazione eterosessuale durevole. Quindi l'intero processo è una specie di autorieducazione. Generalmente passa per alti e bassi, con ricadute occasionali. Possono esserci dei momenti, e persino dei lunghi periodi, di perdita di speranza. Il decorso del processo varia ampiamente nei particolari da un individuo all'altro.

Le persone con tendenze omosessuali, persino se sono in via di principio volenterose di cambiare, all'inizio hanno seri dubbi riguardo le realistiche possibilità di un profondo miglioramento. Si tratta di dubbi che si ripresentano periodicamente, nonostante i progressi siano chiaramente percepibili; essi cessano solamente quando il cambiamento nei sentimenti diventa del tutto evidente. 

I dubbi affiorano ogni volta che queste persone ascoltano o leggono le panzane correnti sull'omosessualità, come: «se sei omosessuale, omosessuale resti». A un più attento esame vedremo che questi dubbi sono esattamente un'altra variante della lamentela nevrotica: «Non sarò mai normale, è il mio destino: povero me!». Perciò, la fede e la speranza sono eccellenti barriere contro questi pensieri dannosi, che sottraggono alla persona entusiasmo ed energie.

Anche un atteggiamento realistico è un buon rimedio per questi dubbi paralizzanti; la persona deve ripetere a se stessa: «mi rendo conto che devo comunque combattere tutto quello che ho riconosciuto come infantile, come sbagliato, e se persisto nel farlo ho fiducia che ci saranno dei progressi, anche se questi non rappresentano altro che un modesto cambiamento». Tante e tante volte abbiamo avuto la prova che chi compie questo sforzo migliora il proprio umore che diventa più sereno e gioioso. La persona non deve ossessionarsi con il dubbio se raggiungerà o no un risultato pieno, ma dovrà rallegrarsi per ogni passo che fa. Questo è l’atteggiamento mentale più efficace per raggiungere lo scopo.



Lavorare su sé stessi, lottare contro le proprie abitudini egocentriche e gli attaccamenti indesiderabili, non è un'occupazione che goda di popolarità in questi tempi impregnati di permissivismo e lassismo. Certamente molto si è scritto sulle terapie psicologiche e sono state ideate svariate teorie e tecniche terapeutiche. Ma solo una piccola parte di esse incoraggia a lottare veramente contro i propri errori e fragilità, per superarli.

Raramente la psicoterapia è poco più che un invito al paziente ad abbandonarsi al proprio egoismo puerile e persino all'immoralità. La speciosa esortazione «accetta te stesso» diventa allora un invito ad arrendersi all'immaturità da una parte, e alla repressione della «parte migliore di sé» dall'altra. (Questa «parte migliore di sé», o io adulto, può avere la salutare aspirazione a un'esistenza più matura e può avere normali sensazioni di fastidio di fronte all'io infantile, e persino normali sensazioni di colpevolezza). Piaccia o no, la realtà psicologica umana è che si deve fare una scelta fra opposte tendenze. La difesa dell'«accettazione di sé stessi» è spesso un pretesto a favore dell'infantilismo. L'alternativa di lavorare su sé stessi è più ardua, ma è l'unico modo per acquistare la felicità interiore e la pace dello spirito.

Le relativamente poche persone che decidono di lavorare su sé stesse per liberarsi dalla tendenza omosessuale non trovano molte persone disposte a capirle e ad approvarle. Al contrario, esse si imbattono in tutti gli scoraggiamenti possibili. Spero che queste pagine possano aiutarle a rifiutare il falso slogan «non puoi farci niente».

venerdì 6 agosto 2010

Janelle Hallman - Omosessualità femminile - Le Problematiche più comuni nelle Donne con Tendenze Omosessuali

Le problematiche più comuni
nelle Donne con Tendenze Omosessuali

di Janelle Hallman



Introduzione


La condizione delle donne con tendenze omosessuali è complessa nella sua origine e molto diversificata nella sua espressione. Gli elementi dell’attrazione per lo stesso sesso variano in misura e intensità, così come i temperamenti e i tipi di personalità. Pertanto, nel mio lavoro con donne attratte dallo stesso sesso, prima di tutto cerco di incontrare e di interagire con l'individuo, unico, seduto davanti a me. Le mie clienti sono intelligenti e intuitive e sono in grado di accorgersi se le “vedo” veramente oppure se cerco di costringerle in un modello prestabilito o in una teoria. Le mie teorie e i miei modelli sono molto “elastici” così da poter incontrare la persona “reale”. Desidero rispettare la sua dignità umana e incontrare la donna nella sua “interezza”, non soltanto la sua omosessualità. Voglio trasmetterle il messaggio che lei è molto di più del suo conflitto lesbico. Voglio che sappia che lei è importante e che non desidero soltanto “cambiare” o “aggiustare” aspetti della sua identità sessuale e del suo comportamento.

L'aspetto emotivo della lotta omosessuale sembra toccare il cuore stesso del loro essere. Per una donna é spesso un processo difficile definire la propria sessualità ed è ancora più difficile iniziare a disidentificarsi con essa. Più di sei anni fa, dopo circa due anni di pratica terapeutica, ho deciso di impegnarmi con me stessa e con le mie clienti indipendentemente dalla loro decisione di risolvere o meno il conflitto lesbico. Ho deciso che non avrei avanzato aspettative rispetto al loro orientamento sessuale, poiché ciò avrebbe in qualche modo condizionato o ostacolato il nostro lavoro insieme. In altre parole, ho deciso di impegnarmi con loro ovunque il viaggio ci avesse condotto, e di mantenere l'impegno per tutta la durata del viaggio. "Il lungo viaggio" sembra durare in media 4-5 anni, con appuntamenti settimanali o bimestrali.

Pur esistendo notevoli differenze tra le donne lesbiche, tuttavia molti temi importanti emergono costantemente nelle loro storie. Vorrei evidenziarne qui alcuni.


Le radici del lesbismo

In generale, gli elementi comuni nelle storie di donne con tendenze omosessuali sono:
  • Un legame o attaccamento con la madre teso, distaccato o disturbato, senza una persona disponibile che possa sostituire la madre, ciò genera il bisogno di un attaccamento sicuro.
  • Una mancanza di rispetto e/o protezione da parte degli uomini, spesso nella forma di abusi sessuali o di rigidi ruoli di genere, con una conseguente paura o odio per gli uomini.
  • Poche o nessuna amicizia intima in gioventù, con conseguente bisogno di appartenenza e di benessere.
  • Un senso di vuoto e di smarrimento al posto di un pieno e ricco senso di sé e di un’identità come essere femminile, con conseguente bisogno di un sé e di un’identità di genere.

Mentre la presenza di questi elementi non è un fattore predittivo assoluto o determinante, essi rappresentano tuttavia le più comuni e frequenti sfaccettature della storia lesbica. Questi elementi si presentano generalmente in ordine sequenziale di sviluppo o di esperienza, possono essere causali o predisponenti all'elemento successivo e sono quindi correlati. Una donna adulta, mettendo in pratica il legame omosessuale, entra ed esce ciclicamente da queste costanti e dai relativi bisogni connessi, nel tentativo di riparare i dilemmi inerenti. Purtroppo la messa in pratica dei bisogni omosessuali può realmente far radicare ancora più profondamente i succitati elementi.

E’ inoltre possibile delineare alcune innate caratteristiche comuni alle donne lesbiche. Queste includono un’intelligenza superiore alla media, forte sensibilità nei confronti dell'ipocrisia e dell'ingiustizia, atletismo, attrazione verso interessi stereotipicamente maschili, capacità di sentire profondamente e appassionatamente. E’ la combinazione dei suddetti fattori ambientali e delle innate caratteristiche che può condurre al conflitto omosessuale.


Problemi dello Sviluppo

Per evidenziare i problemi specifici dello sviluppo che sono presenti nella maggior parte dei conflitti lesbici, ho voluto condividere i risultati della ricerca di una tesi di dottorato inedita del Dr. Sheryl Brickner Camallieri. Il Dr. Camallieri ha usato uno strumento chiamato Measures of Psychosocial Development (MPD) per valutare le differenze nello sviluppo tra 54 donne eterosessuali e 54 donne omosessuali. L’MPD misura la risoluzione dello sviluppo basato sul modello di Erik Erikson dello sviluppo psicosociale.

Il dottor Camallieri ammette che l'ambito della sua ricerca non stabilisce la causa delle differenze (che potrebbe essere inerente allo sviluppo o attribuibile al clima sociale e politico attorno al lesbismo). "Delle 19 scale analizzate, sei di esse indicavano una significativa differenza nei punteggi tra i due gruppi di donne "(p.3). Le donne eterosessuali hanno ottenuto punteggi significativamente più alti sulle scale positive della Fiducia, Intimità e Generatività. Le donne lesbiche hanno ottenuto punteggi significativamente più elevati sulle scale negative dell'Identità confusa, della Stagnazione e della Risoluzione Negativa Totale. 


Gli Otto Stadi di Erickson 
nello Sviluppo Psicosociale

* Fiducia                 contro                        Sfiducia

* Autonomia            contro                Dubbio e vergogna

* Iniziativa              contro                   Senso di colpa

* Operosità             contro                     Inferiorità

* Identità                  contro                Identità confusa

* Intimità                 contro                     Isolamento

* Generatività         contro                   Stagnazione 

* Integrità Ego          contro                   Disperazione

* Risoluzione  Positiva     contro         Risoluzione negativa

Da allora ho eseguito questo tipo di valutazione su oltre 25 delle miei clienti e continuo a rilevare punteggi estremamente alti relativi all’Identità confusa, alla stagnazione e alla sfiducia. Inoltre, la donna lesbica ha ottenuto punteggi molto elevati nella risoluzione positiva di iniziativa e/o operosità.

I risultati del test MPD mostrano che queste donne non si sentono al sicuro nel loro mondo, non hanno fiducia negli altri e dubitano che le cose belle possano durare. Esse utilizzano le prestazioni, la competenza e l'assertività (confermato dal punteggio elevato nella "iniziativa e/o operosità") in modo compensativo, probabilmente per ottenere un senso di controllo, di valore e di scopo. Non hanno una chiara identità o valore intrinseco e pertanto hanno scarsa capacità o motivazione a sacrificarsi per gli altri. Emotivamente, rimangono in uno stato depresso in cui pensano prevalentemente a se stesse.

Come si può immaginare, questi deficit e compensazioni dello sviluppo coincidono quasi perfettamente con i temi dello sviluppo ricorrenti nelle storie di donne lesbiche.
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Radici dello Sviluppo                                   Temi dello Sviluppo
Un legame o attaccamento con la madre teso,
distaccato o disturbato, senza una persona disponibile                                     Sfiducia
che possa sostituire la madre, ciò genera
il bisogno di un attaccamento sicuro      

Una mancanza di rispetto e/o protezione da                                       Iniziativa/Operosità
parte di uomini, spesso nella forma di abuso                                           assumere una posizione dura
sessuale rigidi ruoli di genere, con una                                                 o mascolina verso la vita come
conseguente paura o odio per gli uomini.                                                 lotta per la sopravvivenza

Poche o nessuna amicizia intima in gioventù,
con conseguente bisogno di appartenenza                                                Identità confusa
e di condivisione.

Un senso di vuoto e di smarrimento al posto
di un pieno e ricco senso di sé e di un’identità come                                      Stagnazione
essere femminile, con conseguente bisogno
di un sé e di un’identità di genere.


Le specifiche opzioni terapeutiche devono tener conto di questi risultati. Il trattamento dovrebbe iniziare affrontando il problema iniziale della sfiducia, in seguito dovrebbe procedere affrontando i successivi problemi dello sviluppo, con una maggiore enfasi sulla formazione dell'identità, e infine concludersi allorché la donna è finalmente libera di dare, amare e contribuire al miglioramento del mondo.


Differenze tra il Maschile e il Femminile

Desidero ora offrire un quadro di riferimento concernente le differenze tra il percorso dello sviluppo femminile e quello maschile al fine di evidenziare le sfumature specifiche del conflitto lesbico. Fornirò anche un quadro di riferimento per meglio comprendere l'essenza dell’autentica mascolinità e femminilità. E’ essenziale avere tali punti di riferimento se vogliamo aiutare le donne con un’identità di genere confusa.


Attaccamento e Identificazione
I Ragazzi e le ragazze seguono percorsi di sviluppo diversi in termini di attaccamento e di identificazione. Sia i ragazzi che le ragazze devono avere un attaccamento alla mamma al momento della nascita.

Per svilupparsi in modo sano, il ragazzo deve muoversi, cercare, iniziare a separarsi dalla mamma e, infine, legarsi e identificarsi con il papà. L’omosessualità spesso diventa una seria possibilità quando questo passaggio è frustrato o é del tutto mancante.

La ragazza invece deve restare ferma e riposare, per così dire, in un’esperienza di continua connessione con la madre. Parlando figurativamente, essa “riposa sicura nel calore della casa insieme alla mamma”, per poi ricevere infine il papà, il quale deve muoversi dolcemente verso di lei per offrirle amore, affermazione e protezione. L’attrazione delle donne per lo stesso sesso può emergere quando questo il costante e necessario attaccamento con la mamma è assente, insufficiente o indesiderabile. (Può emergere anche nel caso in cui il movimento del padre verso la figlia  è inesistente, offensivo o mascolinizzante)

Se la ragazza percepisce il suo iniziale attaccamento alla mamma in maniera debole o frammentata, si sviluppa in lei una sorta di senso di non appartenenza, di non avere una casa. E’ una sensazione che il ragazzo omosessuale non sperimenta. La ragazza è essenzialmente privata della sua fondamentale fonte di nutrimento. Non ci può essere più grande trauma nella vita di una ragazza, per quanto concerne lo sviluppo, di quello che interferisce con il suo rapporto primario con la mamma. La mamma non è solo il primo legame e la prima forma di attaccamento per la bambina, ma è l'oggetto relazionale con il quale la bambina formerà il suo primo senso di sé, e al quale successivamente farà riferimento per completare il suo processo di identificazione come femmina.

Oltre ad interiorizzare l'insicurezza creata dall’interruzione o dall’indebolimento di questo rapporto fondante, la ragazza si attiva nel tentativo di trovare l'attaccamento per il quale è stata progettata e di cui ha disperatamente bisogno. Comincia a seguire il percorso evolutivo di un maschio, cioè, muoversi, cercare, iniziare. Purtroppo, la fiducia negli altri e in se stessa non è adeguatamente formata per sostenere una sicura e significativa connessione o rapporto (si tratta della sfiducia misurata con il test MPD). La ragazza è colma di un senso di solitudine e di bisogni emotivi che alimentano ulteriormente il suo movimento e la sua ricerca al fine di risolvere il suo dilemma (tale ricerca e movimento trovano conferma negli alti punteggi del MPD relativi all’Iniziativa/Operosità). In poche parole, questo distacco dalla madre e il movimento emotivo che ne consegue sconvolge la sua normale crescita, sviluppo e identificazione come essere femminile (identità confusa), per non menzionare i falsi percorsi che tale movimento le farà intraprendere. Permettetemi di aggiungere un'altra conferma dell’esistenza delle differenze di genere.

La ricerca di Erikson sul gioco delle costruzioni 
nella preadolescenza

Nel 1940 Erik Erikson ha condotto a Berkeley una ricerca su come i bambini e le bambine nella fase preadolescenziale giocano con le costruzioni. Sebbene il suo studio non fosse specificatamente legato alle differenze di genere, Erikson è stato colpito dal fatto che con un insieme di blocchi di costruzioni i bambini e le bambine creano forme molto differrenti.

Gli oggetti costruiti dai ragazzi avevano una forma simile a quella riportata qui sotto. Essi includevano anche automobili tra gli edifici e persone sopra i palazzi. Come si vede, i ragazzi sembrano essere interessati in maniera naturale al mondo esterno, alla natura e agli oggetti.

Le costruzioni delle ragazze apparivano simili all’immagine qui sotto: persone che si siedono l’una accanto all’altra e guardano verso l’interno della stanza. Le ragazze sembrano interessate per loro natura al mondo interiore delle relazioni umane, della comunicazione e della connessione.


 Prospettiva Teologica
La storia della creazione di Adamo ed Eva mostra dei parallelismi con i risultati ottenuti da Erik Erikson, e aggiunge alcune importanti nozioni circa il "vero maschile" e il "vero femminile".  In primo luogo, Adamo ed Eva sono stati creati uguali in termini di dignità, valore, chiamata e fine.  (Per ottenerre buoni risultati con la donna omosessuale è necessario crederlo profondamente e non abbandonare mai questa convinzione.). Entrambi sono stati creati per Crescere e Moltiplicarsi nel regno delle relazioni umane e per Soggiogare e Dominare il regno della natura, gli animali e la terra (Genesi 1:27).  In secondo luogo, sono stati creati in modo diverso.  Adamo fu creato dalla terra, è stato collocato nel giardino con le piante e gli animali e fu subito molto occupato a lavorare, muoversi, avviare, governare e sottomettere.  Eva, d'altra parte, è stata il solo essere ad essere creato da un altro essere vivente.  La sua essenza primordiale è insita nelle relazioni umane. E’ stata immediatamente posta di fronte Adamo e fu subito molto occupata a relazionarsi – per farsi conoscere e amare. Adamo ed Eva sono stati entrambi necessari per completare il disegno di Dio per l'umanità, ma sembra che le loro origini e le loro prime esperienze indichino differenza e unicità.


Vera Femminilità e Mondo Interiore della Connessione

Un altro modo di guardare a queste differenze è mostrato nei circoli complementari qui sotto. Il maschile (credo che il genere sessuale non sia solo un costrutto della socializzazione o di processi di apprendimento, ma un aspetto fondamentale e intrinseco della nostra umanità) ha una maggiore forza per quanto riguarda la movimentazione verso l’esterno, l’iniziativa e il coraggio di affrontare e trattare con il mondo esterno. E’ questa forza proiettata verso l’esterno, è questa fiducia che agli uomini omosessuali sembra mancare o faticano a scoprire e ad accettare. 
                                      Maschio                                  Femmina


La Vera femminilità é un aspetto esteriore invitante, riposante e accogliente con un nucleo interno solido, forte e coraggioso per affrontare le complessità di un'altra anima e le esigenze di un’intimità costante. Lisa Beamer (la moglie di Todd Beamer, l’uomo che ha aiutato a pilotare il volo United Flight 93 lontano dagli obiettivi umani) è un grande esempio di donna con un’esteriorità invitante e riposante e un nucleo interno solido. Lisa era triste ma non si è fatta schiacciare dalla tragedia della perdita del marito. Non era fragile, esile, lamentosa, bisognosa o eccessivamente dipendente ma, al contrario, era solida, forte, articolata, bella.

La vera femminilità non è debolezza ma è forza, coraggio, potenza dell’essere – dell’essere presente e collegata con il proprio cuore, emozioni e pensieri e di essere presente e collegata con il cuore, le emozioni e pensieri dell’altro, anche nei momenti più difficili o tragici. Il vero femminile sa resistere alla solitudine. Lisa è in grado di affrontare la morte del marito perché lei ha il suo sé e molte altre relazioni vitali.

E’ questa forza e potenza dell’essere presente che alle mie clienti sembra mancare o faticano a scoprire e ad accettare. Esternamente esse appaiono dure e sulla difensiva mentre internamente sperimentano un senso di vuoto e disperazione. La loro durezza nasconde il loro bisogno interiore; questo bisogno interiore, che così spesso si esprime in termini di dipendenza, è sintomo della profondità della frattura dell'identità di genere. Esse non sperimentano la forza della vera femminilità. Molte delle miei clienti sentono e credono di non essere donne. Questo non è il sintomo di una lotta transgender ma è l'indicazione della loro alienazione dal proprio innato sé femminile.


Dipendenza emotiva

Riassumendo brevemente, lo sviluppo di una ragazza richiede in primo luogo che lei riposi e rimanga nella casa calda e sicura della madre in modo da poter formare e sviluppare una casa interiore per se stessa - che le permetterà di vivere, esprimere la sua forza e potenza, creare, relazionarsi, connettersi, nutrire, ecc. Senza questa dimora interiore, cioè senza un sicuro e solido senso di sé e di un’identità femminile, non potrà avere la capacità di entrare in una sana intimità. Nonostante non abbia questa capacità, sentirà di non poter star sola e quindi sarà inconsciamente spinta a muoversi per trovare una "casa" o il vero "io" al di fuori del suo Sé.

E’ questa la spinta che si cela dietro un rapporto di dipendenza emotiva. Quando le si presenta una donna apparentemente forte e competente (a differenza della mamma forse) o con la quale prova un senso di familiarità, la donna con tendenze omosessuali desidera letteralmente perdersi in questa donna, sperando di trovare riposo, ricevere le attenzioni e il nutrimento che ardentemente desidera e finalmente appropriarsi, anche se indirettamente, di un’identità. La dipendenza emotiva non è un amore disordinato, ma è la conseguenza della profonda paura e incapacità di mantenere l'intimità. Il partner non è amato o conosciuto per quello che veramente é. Ciò che lei desidera è il senso o l'illusione di un’affettuosa connessione o di un’attaccamento sicuro. Purtroppo, la "dipendenza emotiva" impedisce alla donna una guarigione sostanziale o cambiamento. Una donna non ha bisogno di perdersi in un'altra donna ma deve trovare il suo vero io. Questo deve essere l'obiettivo primario della terapia.


Disturbi e Tratti della Personalità

È questo nucleo mancante e l'inquietudine che lo accompagna la causa dei conflitti interiori caratteristici di una personalità disturbata. I tratti più comuni di questa personalità, che ho riscontrato nelle mie clienti, generalmente includono un profilo istrionico associato senza dubbio a una profonda paura di abbandono e di isolamento, e un profilo depresso e/o dipendente con comportamenti controproducenti, atteggiamenti di fuga e disturbi borderline.

Depresso – senso di vuoto, tristezza, pessimismo, senso di inutilità, disprezzo di sé
Dipendente – disperatamente bisognosa tuttavia timorosa di essere rifiutata
Comportamento controproducente - negatività, ostilità, autocommiserazione
Atteggiamento di fuga – mettersi sulla difensiva, isolamento.
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Una Terapia Efficace per la donna con tendenze omosessuali

Lavorare con una donna con tendenze omosessuali richiede un impegno a lungo termine, un lavoro difficile e impegnativo, ma anche gratificante se la donna è fortemente motivata a cambiare. Durante la terapia il profilo caratteriale individuale deve essere preso in considerazione e opportunamente trattato. Ogni donna è unica. L'obiettivo generale della terapia è quello di stabilire  fiducia (questa potrebbe essere la prima esperienza di fiducia per molti clienti) in modo che la cliente possa realizzare l'opera di profonda costruzione interiore, o come ha scritto Elaine Siegel, "la realizzazione di strutture interiori più solide" (Female Homosexuality: choice without volition, Hillsdale, NJ: Analytic Press (1988)).

La donna deve rientrare in se stessa. Deve essere in grado di abbracciare l'ampiezza della sua identità e umanità, i suoi punti di forza e di debolezza, la sua gloria ei suoi difetti, i suoi sogni, speranze e le idee così come le sue delusioni e le sue perdite. Questo processo comporta tra le altre cose, un ampio lavoro di identificazione, la sfida e la ristrutturazione di tutto il sistema di credenze concernenti il mondo che la circonda, Dio, gli altri e se stessa. Il lesbismo è sostenuto da un complesso sistema di credenze distorte, negative e controproducenti che deve essere ricostruito. Le manovre difensive della cliente e gli attaccamenti malsani con altre donne devono essere affrontati, la cliente viene spinta ad allacciare e a correre dei rischi con nuove e più sane relazioni. Infine, dovrà affrontare il proprio disprezzo e ambivalenza nei confronti dell’altro sesso e dovrà appropriarsi del proprio individuale stile femminile di relazionarsi.

In conclusione, credo che la componente più efficace della terapia con una donna omosessuale sia la qualità dell'attaccamento e la relazione terapeutica che si forma tra la terapeuta di sesso femminile e la cliente. Pur esistendo molte tecniche che possono essere utilizzate per accedere a profondi conflitti inconsci e per insegnare verità cognitive e principi di sana vita di relazione, sono in realtà la coerenza, la fedeltà, l’attenzione e l’atteggiamento affettuoso del terapeuta che permettono alla donna di creare il suo solido centro di fiducia, il suo nucleo interiore o senso del proprio sé. Mentre amo, accetto e affermo la mia cliente, lei può finalmente cominciare a schiudersi e a continuare a svilupparsi come essere femminile. In sostanza, io posso fornire la casa in cui può riposare e semplicemente divenire.


Traduzione di Patrizia B.