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sabato 31 dicembre 2011

Si può Cambiare_ Una madre che ha superato la Disforia di Genere (DIG) si racconta per amore di suo figlio



Una madre che ha superato la Disforia di Genere (DIG) si racconta per amore di suo figlio.  


"... PER  PAURA DI  FERIRLI  NON  NEGHIAMOGLI  LA VERITA'"


Il disturbo dell'identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere, è un disturbo in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico cioè quello assegnato anagraficamente alla nascita. Il DIG è indipendente dall'orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti una transessuale da maschio a femmina (MtF) può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio (FtM) può essere eterosessuale o gay.

------------------------------------ Testimonianza:


“Gender”: come trasformare un problema famigliare in stile di vita

 

Ho superato i miei problemi di identità (DIG  Disforia di Genere) in un tempo dove la società ancora ti permetteva di superarli, trovando delle naturali strategie psicologiche. Non venivano pubblicizzate tante “alternative”, per mia fortuna, e l’unica possibilità era quella di imparare ad adattarsi alla realtà. 
La maggior parte dei bambini con DIG, specialmente se aiutati a sanare le dinamiche famigliari distorte, risolvono spontaneamente questo problema in 2 modi: procedendo verso l’eterosessualità (un tempo ciò accadeva a quasi tutti), oppure dirottando verso l’omosessualità (oggi più di ieri). Questo tipo di bambina di cui sto parlando si vive psicologicamente come un ragazzino, si riconosce in questa sua identità manifestandolo in 2 modi principali: il primo nel vestirsi, giocare, relazionarsi e fare tutto come un maschietto ( “io sono come loro”), il secondo (successivo rispetto al precedente) , riuscendo a percepire questa sua identità falsata anche nel relazionarsi con le bambine (“loro sono diverse da me e questo conferma il mio sentirmi maschio”). Questo secondo tipo di vissuto, rapportato a oggi e con la mentalità corrente, può portare prima verso l’omosessualità e in seguito in alcuni casi anche verso la transizione. Ovviamente per i maschi il discorso è analogo, ma all’inverso. 
Tornando al mio passato, non trovando alternative diversificate né nella società e tanto meno nella mia testa (ma nemmeno trovando l’aiuto dei genitori nel cambiare le dinamiche famigliari), ho risolto il tutto in un modo spontaneo ma anche un po’ contorto. Mi spiego. Dapprima mi sono trovata a vivere i rapporti come un “omosessuale” uomo fa senza rendersene conto, cioè prendevo dagli uomini la loro virilità che sentivo essermi stata negata. In poche parole mi sentivo empaticamente appagata nel guardare e toccare loro. Per i primi anni sono stati rapporti sempre solo vissuti a senso unico, non permettevo loro né di toccarmi e né di spogliarmi, era troppa la vergogna che provavo nel mostrarmi donna. 
Però con il tempo, vivendo empaticamente il loro piacere, sentendomi desiderata dagli uomini, ho iniziato a vivere e sentire come desiderabile e piacevole anche la mia identità femminile che sempre più ha trovato il coraggio di emergere. Più alimentavo il loro piacere, più aumentava anche il mio e nel contempo aumentava l’apprezzamento per quello che ero veramente. Fin dalla mia più tenera età avevo iniziato a capire che il mio desiderio ossessivo d'essere bambino corrispondeva anche al timore inconscio di “deludere” i genitori ogni volta che ero costretta a smascherarmi come bambina. LA MIA IDENTITA’ FALSATA ERA LEGATA A LORO, ALL’IMPRESCINDIBILE BISOGNO D’ESSERE ACCETTATO E PERCIÒ AMATO CHE HA IL BAMBINO DA PARTE DEI GENITORI. UN BISOGNO VITALE CHE ARRIVA ANCHE A NEGARE LA PROPRIA IDENTITÀ SE INCONSCIAMENTE ANCHE ERRONEAMENTE PERCEPISCE CHE COSÌ DEV’ESSERE PER ESSERE PIÙ AMATO. 
LA DIG (Disforia di Genere) infantile è prima di tutto un problema d’amore e di accettazione, d’identità solo di conseguenza e in apparenza. Quando mi chiedevo perché piangevo e volevo essere a tutti i costi un maschio, non riuscivo a darmi risposte, ma quando mi arrabbiavo e volevo andare contro questa mia identità imponendomi di fare cose da bambina, magari chiedendo regali da femmina, appena mi immaginavo nel farlo sentivo una sensazione frammista a vergogna e senso di deludere i genitori e non lo facevo (deludere i genitori corrispondeva alla paura di non essere più amata).
 C’era una madre dominante, non accogliente, quasi ostile che attuava differenze discriminanti evidenti tra noi figlie femmine e il maschio più piccolo. C’era un padre completamente assente, che però prendeva sempre le mie difese, anche perché ero l’unica che lo aiutava nei lavori ; questo faceva arrabbiare ancora di più la mamma nei miei confronti. Perfino apertamente mi diceva del suo disagio provato ogni volta che ero presente in casa. Solo dopo la grande gioia di essere diventata mamma a mia volta, questa ferita è guarita completamente da sola, anche nel bisogno affettivo. Inutile dire che come sono spariti i miei problemi, sono iniziati quelli del figlio. 

Ero stupita di come così piccolino cercasse la figura di un padre. Il padre biologico è un uomo cresciuto a sua volta senza il padre, morto quando lui aveva pochi mesi di vita, e quando gli ho dato la notizia dell’arrivo di nostro figlio ha ritenuto, dopo aver appreso il mio rifiuto alla sua richiesta di abortire (cosa che non accettò), di andarsene sostenendo che il bambino sarebbe potuto crescere “bene come lui” anche senza la presenza di un padre (?). Lui infatti era cresciuto “così bene”  che, non avendo sperimentato il valore di quella importantissima figura di riferimento che è quella del padre, ha lasciato anche suo figlio solo, inconsapevole di quanto lo stava così penalizzando. (Avrei potuto obbligarlo a riconoscerlo, ma non se lo meritava). 
Questo per sottolineare come l’assenza di un genitore si può ripercuotere negativamente in modi molto diversificati nello sviluppo della persona. Il padre biologico di mio figlio sarebbe stato uno di quei bambini che sfuggono dalle statistiche dei figli con disagi dovuti alla mancanza di un genitore: alle scuole superiori aveva vinto perfino un premio come miglior allievo, ma, come dimostrato dalla realtà, le ripercussioni negative possono emergere durante tutto l’arco della vita, magari quando meno ce la si aspetta, e assumere molti volti. 
Mio figlio si affezionava ad ogni uomo che instaurava un qualche piccolo rapporto con lui e appena scopriva che non c'era più ne soffriva terribilmente, con manifestazioni di sofferenza anche molto evidenti in più circostanze. Questo non succedeva mai con le donne che si occupavano di lui mentre io lavoravo. In seguito mi sono legata ad un uomo che non è riuscito a dargli tutte le piccole attenzioni che un vero padre avrebbe dovuto dare… favorendo le 2 figlie femmine. Come avrei potuto fargliene una colpa, quando sono stata io a mettere al mondo un figlio senza il padre?! Piuttosto dovevo essergli grata per tutto ciò che in ogni caso ha saputo dare. 
Così ho iniziato ad essere iper-protettiva, a cercare di separare il figlio nella quotidianità da quest’uomo che era anche diventato suo padre per adozione. Istintivamente la mia intenzione era quella di evitargli delle sofferenze. Probabilmente alcune le ho evitate, ma ne ho causate altre. Vedevo crescere nel figlio un'eccessiva vergogna verso la sua sessualità, proprio come avevo vissuto anch’io fin dai primi anni di vita, mentre per lui questo è iniziato dopo i 6, 7 anni, nella nuova situazione famigliare e dopo la nascita della sorellina. Ora nessuno lo doveva più vedere nemmeno in mutande e quando indossava un pigiama aderente si piegava in avanti per nascondere le sue forme, tirando giù il più possibile il sopra del pigiama. 
Facendo ricerche in base ai suoi strani comportamenti, trovai che avevano un’analogia con i ragazzi che subiscono abusi sessuali. Eppure ero certa che non era il suo caso. Successivamente in adolescenza, con tutti gli atteggiamenti tipici di chi non accetta di vedersi trasformare in uomo, ho appreso della “sua omosessualità”. Dal canto mio non mi ero preoccupata più di quel tanto, perché credevo fosse solo una fase passeggera adolescenziale, un volersi conformare per ribellione alla nuova mentalità della società. 
Ha iniziato a frequentare “ambienti per adolescenti alternativi” di Milano dove sopraggiungevano attempati uomini adulti che approfittavano dei ragazzini (c’è un riscontro oggettivo anche nei verbali della procura dei minori) e ne è talmente rimasto deluso che per anestetizzare il tutto, si è buttato nella droga facendo precipitare la situazione in modo molto tragico. Solo allora ho iniziato a fare ricerche nei web su tutto quanto raccontavano a proposito di omosessualità. E’ stato incredibilmente scioccante, come accendere non solo una lampadina, ma un enorme faro nel buio. 
Subito dopo aver letto che alcune bambine con forti problemi d’identità arrivano anche a fare la pipì in piedi, ho capito che ciò che ha convissuto con me per i primi quasi 30 anni della mia vita si chiamava disforia di genere. Non avevo mai saputo dare un nome a tutto quel che avevo provato e vissuto, in un tempo dove la società ti obbligava a reagire senza tanti se e ma. Ma nemmeno sapevo che fosse un problema di molti, o anche solo un problema… ero semplicemente io, una bambina che piangeva perché a tutti i costi voleva essere un maschietto, che modellava il pube sperando che crescesse il pene e che credeva di essere nata nel corpo sbagliato, che ha sempre giocato al calcio a casa, a scuola e in seguito nelle squadre femminili anche di Hockey su ghiaccio, senza mai fare la doccia con le altre ragazze fino ad oltre i 22, 23 anni, poiché pur avendo un corpo statuario, mi vergognavo nel mostrare la mia femminilità. 
Sono stata per 4 anni alle scuole medie, con un maschio quale compagno di banco. Avevo il culto della muscolatura e della forza fisica e ogni giorno mi allenavo in tutti i modi per aumentarle. Mi piaceva battermi con i ragazzi, sfidarli e vincere. Bucavo i genitali e i seni delle Barbie di mia sorella con gli aghi provando piacere nel farlo e mi chiedevo come mai facessero dei giocattoli così provocanti dal lato sessuale e come mai la mia mamma e mia sorella sembravano non accorgersi che erano erotiche e che gli facevo i buchi, mentre l'unico bambolotto che ho accettato in regalo, era un bambino con il pene di plastica che faceva la pipì, anche in quel caso l’ho voluto solo perché aveva il pene e mi sembrava strano che la mamma me lo lasciasse prendere senza capire che era quello lo scopo della mia scelta. 
Già attraverso questi 2 tipi di giocattoli sessuati al maschile e al femminile percepivo me stessa nei 2 modi differenti in cui mi sarei potuta realizzare sessualmente nel futuro, combinatamente alla DIG, il primo nel percepirmi uomo che possiede il corpo di una donna (la Barbie rappresentava una possibile apertura verso l’omosessualità, se avessi saputo che esistevano questo tipo di persone) e il secondo vivevo quel pene empaticamente come fosse il mio (il bambolotto invece rappresentava un’apertura verso l’eterosessualità, anche se in verità era un’eterosessualità contorta). 
Proprio per questo i bambini con una Disforia di Genere sviluppatasi in tenera età, la maggior parte delle volte risolvono spontaneamente in adolescenza questo problema evolvendolo in eterosessualità o omosessualità. Creavo situazioni e giochi con i compagni dove li spingevo a spogliarsi e mi stupivo del fatto che loro lo facevano sempre, mentre io mai mi sarei spogliata davanti a loro. Evidentemente loro non avevano problemi d’identità e vivevano le loro parti genitali con naturalezza e senza eccessiva vergogna. Mentre io da una parte ero attratta in modo ossessivo da tutto quanto era genitale e dall’altra mi vergognavo tantissimo del mio sesso genetico femminile. 
I problemi d’identità dei bambini piccoli sono fortemente legati al sesso genetico e partono da una presa di consapevolezza collegata ad un rifiuto di quella parte anatomica percepita come non amabile e apprezzabile per colpa delle dinamiche famigliari. Da quella presa di consapevolezza seguita subito dal rifiuto scaturisce la Disforia di Genere (DIG), dove il bambino inizia inconsciamente ma categoricamente ad identificarsi nell’altro genere, non perché non esiste differenza tra i generi, ma proprio perché cerca questa differenza al contrario. Desideravo tantissimo avere il pene al punto che me lo sentivo (effetto arto fantasma), per questo guardando un ragazzo che si masturba o toccandolo, percepivo il suo piacere su di me.
 Il maschietto con una DIG cerca di spingere il pene all’interno di sè, non lo vuole, lo nega. Ho ricordi vivissimi di tutti i pensieri che avevo e le sensazioni che provavo fin da piccolissima, dovuti proprio al fatto che, essendo la mia una crescita sofferta e anomala, continuamente mi obbligavo a pormi domande e a scavare nei ricordi per cercare di dare un senso a ciò che facevo, che sentivo e che volevo essere,  il tutto contrastando con forza  ciò che vedevo con gli occhi essere invece realmente.
 Mia madre sembrava contenta che avessi questa identità da maschio, si arrabbiava solo quando non volevo mettere i vestiti da femmina che lei stessa mi cuciva. Del resto anche lei mi ha sempre detto di non essere stata felice di essere femmina e che avrebbe voluto essere maschio per far felice suo padre, poiché erano in 3 sorelle. Anche mio padre sembrava contento di com’ero, mi difendeva sempre. 
Ho sempre voluto gli stessi giocattoli di mio fratello: macchinine, soldatini, palloni e pistole, e i miei genitori me li hanno sempre comprati senza porsi problemi. La mamma in seguito ha iniziato a cucirmi solo pantaloncini bermuda per la bella stagione. Vestita in quel modo mi ricordava anche il mio maestro, incontrato dopo tanti anni. Oggi ci sono libri di persone che hanno cambiato orientamento sessuale che descrivono tutto, come fossero la fotocopia della nostra vita, mia e di mio figlio. Ho capito i problemi di mio figlio; ogni riga che leggevo confermava tutto quello che avevo osservato svilupparsi in lui nelle varie fasi della crescita e tutto quello che avevo vissuto io stessa confrontati con l’ambiente famigliare.
 Questa società riempie il mondo di menzogne e disinformazione al punto da voler condurre un ragazzo che si trova in queste situazioni a prendere un’unica direzione sofferta e forzata…Proprio come accadeva un tempo, ma in senso totalmente opposto. Mio figlio, al contrario di me, ha saputo subito dare un nome a ciò che sentiva, ma dietro quel nome esisteva solo la falsa idea di essere nato così. 
Abbiamo parlato, litigato, l'ho messo davanti a tutta la verità sulla sua infanzia, ricordandogli ogni particolare. Le fidanzatine all'asilo e i primi anni di scuola, ricordi che sembrava aver rimosso. Gli ho ricordato tutta l'evoluzione del suo cambiamento negli anni, di come si è piegato sotto la sua sofferenza, con segni evidenti che però non ho saputo interpretare per mancanza di conoscenza. L'ho ferito profondamente e il suo dolore era il mio dolore, ma ho voluto andare avanti fino in fondo e infine gli ho chiesto il perdono a mio nome e a nome del papà. Non ho buttato le colpe sul padre, ma le ho divise tra noi, come giusto. E' stato un momento veramente doloroso ma lo sentivo necessario in nome della verità. 
Quella sera, in seguito alla discussione, si è chiuso in camera e non è più uscito fino al giorno dopo. Sebbene dicesse di non credere alla possibilità di cambiare, si è messo a leggere tantissimi libri sulle neuroscienze cognitive e le filosofie della mente, e tutto questo gli ha permesso di capire che il suo sè viene dalla mente; cambiando il modo di pensare, immaginare e sognare, cambia anche la realtà. Lui credeva in una forma radicale e totalizzante nelle cose che aveva letto, mentre io preferivo credere in Dio, proprio per questo un po’ lo prendevo in giro. 
Comunque ha iniziato veramente a cambiare modo di vivere, di relazionarsi con le persone e dopo circa un anno (e dopo aver ricevuto una forte delusione da parte di una ragazza che l’ha fatto sentire ferito e umiliato), forse proprio pensando di non avere più nulla da perdere, ha trovato il coraggio di fare quel balzo che ancora lo frenava verso un cambiamento definitivo. Quello che sosteneva impossibile per se stesso, cioè l'avere rapporti con una ragazza, si è in seguito avverato e ne è stato felicissimo. Passava i giorni e le notti con lei e quando tornava a casa sembrava ogni giorno un po’ più cresciuto. Per me è stato un avvenimento di gioia, ovvero la gravidanza e l’arrivo di mio figlio, a dare il tocco finale al mio personale cambiamento, mentre per mio figlio è stata una forte delusione che lo ha portato a reagire positivamente.
 Per altri può essere un incontro casuale con una persona dell’altro sesso e per altri ancora l’incontro con la fede. Non c’è un’unica strada che porta al cambiamento, come non c’è un’unica strada che porta all’omosessualità, sicuramente però la possibilità di cambiare esiste per tutti, ma tutto dipende anche da come una persona vive psicologicamente quell’avvenimento, con quanto entusiasmo, coerenza, coraggio e determinazione. 
Né io né mio figlio ci siamo sottoposti a “terapie riparative”, però la psiche e le informazioni hanno avuto un ruolo fondamentale nel cambiamento. Questo tipo di terapie non sono altro che informazioni che lavorano sulla psiche togliendo vecchie credenze sbagliate e mettendo nuove conoscenze che in seguito permettono alla persona di vedere la realtà sotto un’altra luce. Sono tutti dei cammini, dei processi di maturazione e conoscenza che possono continuare anche per anni, fin quando capita l’evento che dà la svolta definitiva. Solo quando si arriva a vedere le cose diversamente si può cambiare, ma per vederle diversamente bisogna conoscere molte verità di tante realtà che ci riguardano. Un tempo erano nascoste dall’ignoranza e dalla mancanza di conoscenza e oggi, purtroppo, a nasconderle è l’ideologia LGBT. 
Fin quando una persona crede di essere se stesso “gay” e di essere nato in questo modo con una sorta di marchio geneticamente sigillato, non potrà mai cambiare. Credo fortemente che l'aiuto dei genitori possa essere di grande importanza in queste dinamiche. Non nell'obbligare il ragazzo a prendere una decisione voluta dalla famiglia, ma scavando negli errori in modo da poterli correggere, dando delle risposte e delle spiegazioni ai figli e chiedendo loro anche il perdono se necessario. In quanto donna di fede, credo anche fortemente che le preghiere dei genitori vengano sempre ascoltate.
 Oggi posso tranquillamente confermare che a mio figlio piacciono le ragazze, è felice e libero da droghe (non fuma nemmeno più le sigarette). Per quel che concerne la mia storia, sono stata una persona con problemi di identità così marcati dentro di me, da impedirmi di avere le mestruazioni fino a 18 anni, dopo che un medico me le ha provocate con delle pastiglie. Questo per dimostrare quanto la nostra mente possa influenzare anche il corpo. A 10 anni ho anche finto di essere maschio ed ho fatto la corte a delle bambine più piccole, spinta unicamente dal bisogno così forte di sentirmi maschio. 
Ricordo ancora che credevo d’essere l’unica al mondo ad aver provato quel tipo di esperienza psicologica, sulla quale mi ero posta molte domande trovando l’unica risposta in quel mio fortissimo bisogno identitario falsato. Per fortuna che a quell’età non sapevo esistessero persone che si definiscono lesbiche o transgender altrimenti avrei creduto anch’io di essere nata con quell’identità e non avrei potuto vivere la gioia di essere madre e nemmeno la gioia di dare un padre a mio figlio. Questo solo grazie alla mentalità, oggi ritenuta dai più, ottusa e arcaica, della società in cui sono cresciuta. 
Purtroppo oggi come allora, manca l’aiuto e la corretta informazione che possa dare ad un giovane la possibilità di capirsi. Un tempo non sapevi nemmeno di avere un problema, ti facevi tante domande che restavano senza risposta, pensavo d’essere nata nel corpo sbagliato …. Oggi non ti poni più nemmeno domande, perché ti hanno già inculcato un’unica risposta: - “Sei gay o transgender” – Peccato che sia la risposta sbagliata.

sabato 17 dicembre 2011

Testimonianze tratte dal Forum SI PUO CAMBIARE: "Se io dico a uno psicologo che mi sento donna, per lui è normale..."


"Se io dico a uno psicologo che mi sento donna, per lui è normale, capite, dicono accettati cosi. Invece io non mi accetto cosi. Vorrei fare le cose da maschi ma una forza immensa in me me lo proibisce. Ho paura"


Manuel ha detto... 
Ciao a tutti. io sono manuel. Manuel lo dico è un nome fittizio.ho già raccontato la mia storia sul forum. Adesso sono seguito da uno psicoterapeuta ad indirizzo freudiano e ci vado una volta a settimana. E' uscito una cosa non bellissima in me. Ho interiorizzato i comportamenti di mia madre. Faccio, mi comporto, dico le cose che dice mia madre. Sono triste per questo perchè ho scoperto che la mia infanzia non è stata bella. 

Ho ricordi della mia infanzia non belli. Ricordo che a 3 anni mio padre per me era un perfetto estraneo: chi è per me quell'uomo? Ricordo che se volevo vedere gli sport di forza, i muscoli grossi dei maschioni e avevo 3 anni, venivo posto in una posizione di vergogna. Come se io facessi una cosa immorale. Ragazzi oggi dico che non sono omosessuale, ma peggio, dico di essere una donna.
Vorrei stare in mezzo ai maschi ma mi sento un pesce fuor d'acqua. Non esco da otto mesi perchè la gente mi prende in giro. Mi chiama femminuccia. I miei genitori litigano in continuazione e io non posso far nulla. 

Ho letto una pubblicazione in lingua inglese di un noto psichiatra. Ragazzi non sapete come mi sono ritrovato appieno in quello che ha scritto. Io voglio dire una cosa. Non è un caso che tutte le persone omossessuali hanno alle spalle la stessa storia, le stesse problematiche ecc. 

Allora perchè le associazioni di psicoterapia fanno orecchie da mercanti e non ti aiutano? Capisco anche che inserire l omosessualità e le altre patologie come disturbo, sarebbe la fine del mondo gay, perchè per loro è normale vivere cosi. Se io dico a uno psicologo che mi sento donna, per lui è normale, capite, dicono accettati cosi. Invece io non mi accetto cosi. Vorrei fare le cose da maschi ma una forza immensa in me me lo proibisce.  

Ho paura.Sapete di cosa ho paura. Ho paura che se sto in mezzo agli uomini, gli altri dicono vuoi stare in mezzo agli uomini perchè ci vuoi scopare. Invece no è cosi. Una carezza. un gesto di affetto, questo avrei voluto. Invece soffro in silenzio e non sto assolutamente bene. Ciao e scusate per lo sfogo
Vorrei contattare marco dagli usa: nessuno di voi é riuscito a contattarlo? 
17 dicembre, 2011


manuel ha detto... 
Volevo fare l uomo fin da bambino invece mi hanno fatto vergognare di esserlo. ora vorrei essere una donna ma non posso esserlo. sono a metà. e bastava poco per essere uomo. avrei voluto da bambino l'abbraccio di un uomo e la stima di mio padre. volevo essere confermato come uomo da mio padre. e invece ho avuto un padre abusante e distante, gli amici della mia città che mi hanno preso e mi prendono in giro e una mamma che mi diceva che ho capelli ricci come una donna, il seno come una donna, nascondi il pisellino. Si dice che si nasce omosessuali ma io penso che è tutto un fattore ambientale. se io muoio e mi suicidio non soffro più: la verità non la so neppure io. 
10 gennaio, 2012

Sono sempre Manuel. io ho 30 anni, ormai potrei dire che la mia vita è distrutta. Si vi dico che è distrutta perchè per 30 anni sono stato a stretto contatto con mia mamma e mia sorella. Mio padre sbatte la porta e se ne va. ho 30 anni ma mi sono bloccato all' età di 3 anni perchè a 3 anni toccare un maschio per mio padre e mia madre era cosa da ricchioni. Oggi in un centro commerciale, famiglie con bambini, coppie tutte felice e allegre. io ero l'unico infelice. Vedevo le donne abbracciate dai loro uomini. Io in quegli uomini cerco protezione. Protezione che un padre non mi ha dato.Ogni giorno davanti alla televisione a vedere le partite e a masturbarsi il pene. Questo è stato mio padre. Un modello che non ho seguito e ho assorbito mia madre. Una che mi ha detto di nascondere il pisellino e che bella femminuccia che ho. Meglio nascere orfano 
11 gennaio, 2012 

domenica 4 dicembre 2011

Uscire dall'omosessualità - Prima Fase della Terapia con Donne SSA - di Janelle Hallman


Janelle Hallman - Psicoterapeuta

La Prima Fase  della Terapia
con Donne SSA*

 Costruire Fondamenta Sicure

Parte 2

di Janelle M. Hallman


Nella prima parte di questa serie ho esposto il processo di accettazione e in che modo un ambiente terapeutico accogliente può accrescere il senso di sicurezza di una donna. Di seguito descriverò brevemente il processo di "sintonizzazione" e la sua importanza nella creazione di un ambiente sicuro.

Sentirsi al sicuro grazie alla Sintonia

Una cliente una volta mi ha detto:

Sei rimasta a lungo in silenzio. Sapevo che stavi ascoltando.
Il tuo silenzio mi diceva: "Continua a parlare, io sono impegnata con te.
"Tu mi guardavi sempre, anche quando dovevo dire cose disgustose e vergognose.
Ti sei addirittura sporta in avanti. Questo genere di cose mi hanno confortata.
Sapevo che eri con me, mi ascoltavi e non eri disgustata.    – Ellen


La Sintonia è la comunicazione non verbale, come il contatto visivo, la mimica, la modulazione della voce, i gesti, il momento giusto e il tocco, propria del rapporto tra un/a bambino/a e la propria madre , “in cui entrambi condividono affetto e focalizzano la propria attenzione l’uno sull’altro in modo che le esperienze piacevoli del/la bambina/o siano amplificate e le sue esperienze stressanti siano ridotte e contenute” [2]

Recentemente ho visto un video che illustrava la potenza della sintonizzazione con i genitori. A una mamma di una bambina di sei mesi fu chiesto di rimanere sintonizzata e impegnata con la sua bambina entrando negli stati emotivi della bambina. Quando la bambina rideva, rideva anche mamma, affermando la gioia e il piacere della bambina. Se la bambina si agitava, la mamma le mostrava la sua attenzione attraverso la sua espressione facciale e il suo tocco rassicurante. Quando la bambina emetteva suoni e gorgoglii, la mamma la incoraggiava con lo sguardo e imitando i gorgoglii della bambina. La bambina era interessata ed eccitata.

Ma poi la madre è stata incaricata di interrompere sintonia mantenendo un’espressione vuota o girando la faccia dall'altra parte. La bambina inizialmente continuava a giocare gioiosamente. Ma quando la mamma le offriva soltanto una risposta impassibile, la bambina diventava vistosamente agitata. Ma la mamma non era lì a rassicurarla. La madre distoglieva lo sguardo. La bambina diventava sempre più sopraffatta dall’angoscia e da un’insicurezza crescente.

Egli provava e riprovava ad attirare l’attenzione della mamma agitando le membra ed emettendo percettibili vagiti, ma senza alcun risultato. La bambina alla fine si accasciò sul suo seggiolone, abbassò gli occhi e cercò di trovare conforto succhiandosi una manina. Il suo io interiore si era letteralmente spento.


La sintonia con i genitori è considerata dagli specialisti dell’attaccamento uno dei processi più influenti nello sviluppo di un nucleo autonomo all'interno di un bambino e nel mantenimento un attaccamento sicuro con il bambino anche in età adulta.
Senza di esso, il bambino vive un isolamento relazionale. La formazione del loro fondamentale senso di sé sarà seriamente alterato, se non del tutto arrestato.

Purtroppo, molte donne, quando erano piccole come questa bambina, non hanno vissuto momenti di sintonia con una certa costanza o regolarità.
E’ mancata loro l'esperienza significativa di essere oggetto della completa, impegnata ed equilibrante  attenzione di un’altra persona.
Erano, quindi, state deprivate dell’ambiente in cui crescere e sviluppare i propri stati d'animo e il proprio nucleo fondante. Anche ora, possono essere facilmente inondate dal vuoto della vergogna e della paura dell'abbandono, quando percepiscono di non essere comprese o amate. La sintonia terapeutica è una potente tecnica curativa per queste donne. Può essere letteralmente ristabilito l'ambiente in cui una donna può continuare la sua formazione interiore. Una donna descrive questa esperienza:


Sono rimasta scioccata la prima volta che sono andata da Beverly, la mia nuova psicologa.
Era così attenta e compassionevole.
Mentre mi ascoltava, le uscirono delle lacrime dagli occhi.
Sapevo che era lì con me. Sapevo che qualcuno si interessava a me.
Questo è stato importantissimo per me!
Non ci sono parole per esprimere il senso di benessere che ho vissuto.
Avevo così bisogno di qualcuno che semplicemente mi ascoltasse e si prendesse cura di me.
Era un rifugio sicuro. - Joyce

Per offrire ai miei clienti sintonia totale o comunicazione emotiva, devo aprirmi e permettere al mio "stato d'animo" di essere influenzato da loro. Il mio obiettivo è di allineare  il più possibile allineare il mio stato interiore con il loro così posso sperimentare ciò che il mio cliente sta vivendo all'interno del suo mondo soggettivo interno in un dato momento. [6] Per poi comunicare la mia sintonia attraverso il contatto con gli occhi o i gesti.


Quando lei si rivolge a me con forza e rabbia, punto i miei piedi sul pavimento e, restando seduta con la schiena eretta, mi chino in avanti con forza e determinazione - e un leggero
sorriso. Io sono con lei e la posso gestire.
Questa sintonizzazione le invia il messaggio non verbale chela comprendo nel senso più profondo e che quindi non è da sola. Io e lei siamo in armonia, sperimentando
qualcosa insieme. E dal momento che io sono "con lei", lei si
sente al sicuro.

Mi ricordo che mi guardavi dopo che mi ero aperta con te.
Mi abbracciavi con gli occhi. Avevo la pelle d’oca.
L’abbraccio era autentico. La luce e il calore che
Provenivano dai tuoi occhi mi hanno avvolta.
E’ stato davvero incredibile. Ho sentito qualcosa toccarmi
fino al fondo della mia anima. - Wendy


L'esperienza della sintonia fornisce a una donna la struttura e il supporto di cui ha bisogno per cominciare a collegarsi, a regolare e a comprendere le proprie emozioni, reazioni e comportamenti. Mentre riflette su queste esperienze dentro di sé, può essere in grado di riconoscere e quindi integrare aspetti di se stessa in precedenza ignorati, negati o trascurati.
Il lavoro della psicoterapia quindi non è quello di de-enfatizzare o disinnescare tali momenti di sintonia ma è quello invece di incoraggiare e abbracciare tali momenti. Solo così saremo potremo aiutare i pazienti nel recupero del loro nucleo, del loro sè distaccato, alienato. Come un altro scrittore spiega:

L'esperienza affettiva di innescare una connessione  empatica
tra due esseri separati è la magia d'amore,
la santità della spiritualità, e il miracolo dell’umanità.
Che due esseri, separati da una vita di esperienze uniche,
possano "sentire se stessi dentro l'altro "
è veramente straordinario.



Contenere e regolare
La Sintonia è particolarmente importante per aiutare una donna a regolare e gestire la sua ansia. Quasi
ogni donna con cui ho lavorato, lotta con una qualche forma di ansia. Può esserle familiare, qualcosa con cui ha convissuto per anni, oppure può essere circostanziale, derivante dalla novità o dalla natura del
lavoro terapeutico. L’ansia p servire come "coperta" emotiva utilizzata per coprire altre forti emozioni che non si è mai sentita abbastanza sicura o abbastanza forte da affrontare. indipendentemente dalla sua fonte, ho imparato che è estremamente importante che io gestisca la sua ansia con attenzione e rispetto. Mentre l’affronto in questo modo, lei impara attraverso l'esempio come accogliere, regolare, e processare non solo la sua ansia ma anche tutti i suoi sentimenti.

Riassumendo, la prima fase della terapia con donne attratte da persone dello stesso sesso può essere suddivisa in tre distinti compiti terapeutici:

1. Creare sicurezza - Accogliere
Processi terapeutici fondamentali: Accettazione e Sintonia
Compito del cliente: Rilassarsi

2. Creare  fiducia - Aiutare
Processi terapeutici fondamentali: Cura e Impegno
Compito del cliente: Ricevere

3. Stabilire e mantenere un sicuro attaccamento: Rapporto
Processi terapeutici fondamentali: Empatia e il qui-e-Adesso
Compito del cliente: "Divenire"

*SSA= Same Sex Attraction (attrazione per lo stesso sesso)
Traduzione di Patrizia B.


sabato 3 dicembre 2011

Omosessualità: Studio USA_ la terapia sugli omosessuali funziona e non danneggia




Studio USA: 
la terapia sugli omosessuali funziona
 e non danneggia







I terapeuti a favore della normalizzazione dell’omosessualità sostengono che sia impossibile cambiare l’orientamento sessuale e che il tentativo di cambiamento è intrinsecamente dannoso. Tuttavia, i risultati finali di un lungo studio pubblicato sulla rivista peer-reviewed “Journal of Sex and Marital Therapy” hanno decretato, come tante altre ricerche, che la terapia di cambiamento è possibile, funzionante e non pericolosa.


Gli psicologi Stanton L. Jones del Wheaton College e Mark A. Yarhouse della Regent University sono gli autori di questo studio longitudinale che ha seguito gli individui che hanno cercato il cambiamento dell’orientamento sessuale coinvolgendosi con appositi centri specializzati. Gli autori fanno notare che lo studio supera la tipica critica avanzata circa i dati delle terapie per il same-sex attraction (SSA), secondo cui i risultati non sarebbero adeguatamente documentati in un giusto periodo di tempo. Questo studio invece ha seguito 98 candidati per un periodo di 6-7 anni dopo la conclusione della cosiddetta “terapia riparativa”.


I risultati mostrano chiaramente come la maggior parte dei candidati ha avuto successo nell’obiettivo di cambiare l’orientamento sessuale e che il tentativo non è stato affatto dannoso. D’altra parte questo è già stato in qualche modo appurato nel 2010 dallo studio apparso sul “Journal of Human Sexuality” ed intitolato Homosexuality and Co-Morbidities: Research and Therapeutic Implications, nel quale si concludeva così: «cambiare orientamento sessuale non porta a tentativo maggiore di suicidio».


 Gli autori riferiscono anche che la misura del disagio psicologico non è, in media, aumentata né associata, quando è presente, al tentativo di cambiare l’orientamento: «Questi risultati non dimostrano che il cambiamento di orientamento sessuale è categoricamente possibile per tutti o per nessuno, ma piuttosto sostiene che sono possibili cambiamenti significativi, che diventano poi cambiamenti reali a lungo termine». Il comunicato ufficiale sottolinea anche che «i risultati non dimostrano che nessuno rimane danneggiato dal tentativo di cambiamento, ma piuttosto che il tentativo non sembra essere dannoso o intrinsecamente dannoso».

Sul sito Lifesitenews.com si ricorda che nel 2009 è stata pubblicata una meta-analisi sulla terapia per persone con indesiderata attrazione dello stesso sesso (o “unwanted same-sex attraction”), la quale ha concluso che l’omosessualità non è immutabile e che gli individui in cerca di cambiamento potrebbero trarre beneficio da tale terapia. Il rapporto ha incluso 600 rapporti di medici e ricercatori pubblicati principalmente su riviste professionali e peer-reviewed.


Sebbene l’American Psychological Association (APA), dichiaratamente “gay-friendly” scoraggi i professionisti della salute mentale ad offrire una terapia di riorientamento sessuale, la posizione ufficiale del gruppo ammette che ci sono “insufficienti prove” per approvare o screditare la pratica. L’omosessualità è stata declassificata come un disturbo mentale nel 1973 dal “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” (DSM), dopo anni di forte pressione da parte degli attivisti della lobby gay e con una votazione molto discussa. Questo, riporta ancora l’importante sito web, ha innescato un cambiamento politico di altre associazioni professionali, che oggi si oppongono in maniera uniforme alla SSA therapy

L’APA è anche dichiaratamente pro-choice in merito all’aborto, tuttavia uno studio recente ha dimostrato che la sua dichiarazione si basa su studi minori e superficiali e che la sua posizione è altamente politicizzata.
Ricordiamo infine che il dott. Robert Spitzer, allora il responsabile del cambiamento nel DSM, ha tuttavia invertito -30 anni dopo- la sua posizione sulla terapia per le persone omosessuali, scegliendo di supportarla. 

Un omosessuale chiede aiuto all'APA
Nel 2004 invece, il noto psicologo Robert Perloff, ex presidente dell’APA, ha aderito ufficialmente alla National Association for Research & Therapy of Homosexuality (NARTH) -www.narth.com- sostenendo: «sono felice di aderire alla posizione della NARTH: essa rispetta la dignità di ogni cliente, l’autonomia e il libero arbitrio. Ogni individuo ha il diritto di rivendicare un’identità gay o di sviluppare il suo potenziale eterosessuale. Il diritto di cercare una terapia per cambiare il proprio adattamento sessuale è considerato ovvio e inalienabile. Condivido pienamente la posizione della NARTH». 3 ottobre 2011

http://www.uccronline.it/2011/10/03/studio-usa-la-terapia-sugli-omosessuali-funziona-e-non-danneggia/
 

martedì 29 novembre 2011

Omosessualità? Alla luce dei fatti...

Omosessualità?
Alla luce dei fatti, dei tempi e dei bisogni negati



pubblicato su Facebook
da Alida Vismara (una madre)


"...Storie di grande dolore da parte di ragazzi che non vengono accettati e storie di grande dolore di genitori che non riescono a farsene una ragione. E’ un argomento veramente delicato, dove un genitore deve far emergere tutta la sua maturità, ma anche di più, tutto l’amore e la comprensione che ha per il figlio/a scavando anche nelle riserve, ma non basta, deve comprendere cosa sente quel figlio in quel momento, le ragioni che lo muovono, cosa può trovare davanti alla strada che sceglie di percorrere, quali altre alternative ci sono.."

"...vi sembra forse giusto forzare chi non vuole essere omosessuale ad accettarsi? Dev’essere lui a decidere cosa vuole forzare non noi ad imporlo. Solo lui può sapere quello che è più importante per se stesso. Chiedete consiglio a chi è disposto ad aiutarvi ma non permettete a nessuno di dirvi di no che la strada che volete provare non esiste..." 

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 Il contenitore della vita è la famiglia. Uomo e donna, maschile e femminile.
Dato incontestabile da tutti. Mamma e papà creano il bambino.
Tutti i genitori vogliono la felicità per loro stessi e per i loro figli. Tutti i figli vogliono essere felici.
Ci sono delle leggi scritte nel cuore di ogni uomo che parlano di felicità. L’amore inteso come bene assoluto è a capo di ogni felicità. Così come il figlio ama i genitori, anche i genitori
dovrebbero amare il figlio. Crescere felici e diventare a loro volta uomini e donne felici.

La famiglia è la cellula della società. Tante famiglie sane fanno una società sana.
Perciò la famiglia va difesa ancora prima del singolo individuo. Va difesa nel suo contesto culturale e sociale. Tutte le battaglie, i diritti, le leggi dovrebbero prima di tutto andare a suo favore e niente e nessuna legge dovrebbe mai andare a favore del singolo e a ledere l’unione della famiglia. Ma la battaglia più grande per tenere unita questa famiglia deve essere svolta al suo interno mamma e papà si impegnano e faranno il tutto per tutto per far sì che la loro famiglia sia felice. In questa battaglia c’è l’arricchimento umano più grande per tutti. Genitori, figli, società. La ricerca dell’amore comunque vada e qualsiasi cosa succeda al suo interno, tra marito e moglie e tra figli e genitori deve diventare la sfida del futuro. Tutto il resto è già stato conquistato e forse siamo anche andati oltre. Tutto all’interno di una famiglia deve stare in equilibrio insegnando i giusti valori e l’accoglienza.

Questi due termini sono inscindibili l’uno dall’altro. La malattia principale della famiglia oggi è proprio il pensiero che nell’accoglienza ci sia una fusione del bene e del male, cioè non c’è differenza tra bene e male, tutto è uguale. Mentre nell’insegnamento dei valori si tralascia il valore più grande, cioè prima di tutto l’accoglienza anche verso le persone che hanno un diverso punto di vista dei valori e delle loro priorità. 
L’unico modo per insegnare questi valori e quest’accoglienza nella pratica e non solo in teoria sarà, nonostante tutte le difficoltà che la vita presenterà a queste famiglie, nessuna ne sarà risparmiata, riuscire a restare uniti, mettere l’amore prima di ogni principio e ogni ragione.

L’origine di tutti i mali e tutte le guerre è proprio la confusione che si è creata tra valori e accoglienza: Se il voler definire il bene e il male mi fa escludere o calcolare inferiore un’altra persona solo perchè ha altre idee rispetto le mie, sono oltre il male e se allora per rimediare a questo errore non insegno più al figlio la differenza tra bene e male, lui vivrà nella confusione più assoluta e non riuscirà più a capire cosa c’è che non funziona nella sua vita.

Prima di tutto allora bisogna aiutare e difendere le famiglie.

Non è impedendo ad un omosessuale di sposarsi che si difende la famiglia, ma piuttosto impedendolo ad un eterosessuale immaturo e egoista che si sposa senza sapere cosa ci sia dietro la parola amore, accoglienza dell’altro e per il quale il bene e il male non esistono al di fuori di un’interpretazione che possa soddisfare i suoi fini. Una persona che si sposa così, creerà grandi sofferenze più o meno visibili che creeranno a loro volta grandi sofferenze. Sono questi uomini e donne i primi “malati” da curare.

I secondi invece sono tutti quelli che mettono una loro idea prima della persona e si dividono tra:
Eterosessuali e omosessuali.

Gli uni: Nego che tu sei nato così e perciò non hai diritto a niente se non alla possibilità che tu ti faccia curare. Non tenendo calcolo che se anche non è nato così e ce la mettesse tutta per voler trovare l’identità sessuale che la natura fisica gli ha dato, magari non ha la forza per riuscirci. Senza per questo etichettarlo come essere inferiore.

Gli altri: Nego che tu abbia avuto problemi nella tua crescita. Sei nato omosessuale e perciò tolgono la possibilità di fare qualsiasi tentativo che una persona voglia fare per cambiare. Senza tenere conto che se anche fosse vero che è nato così, la possibilità di cambiare esiste visto che ci sono già tantissime testimonianze che lo dimostrano. Senza per questo etichettarlo come frustrato che finge.

Perciò non è il fatto che uno sia nato o non nato così il punto di patenza di come una persona vuole impostare la sua vita per sentirsi felice. Tantomeno tocca gli altri obbligarlo a prendere una direzione. Obbligarlo ad accettarsi od obbligarlo a combattere. Diamogli piuttosto il maggior numero di informazioni, esperienze di vita, pareri; poi sia lui a decidere quale strada prendere. In poche parole che sia omosessuale o eterosessuale diamogli quello di cui tutti hanno bisogno. Tempo per riflettere.

Le parole tradimento, egoismo, bugia, ambiguità, mancanza di rispetto, sfruttamento, promiscuità, volgarità, ubriachezza, droga, autocommiserazione, presunzione, cattiveria ecc... sono parole riconosciute da tutti come sinonimo di qualche cosa di sbagliato, qualche cosa che non porta certo alla felicità, ma al contrario ci porterà a soffrire. E’ solo una di queste parole, cioè “ presunzione” a farci credere che per noi non sarà così. Che noi possiamo fare e disfare come vogliamo e ne usciremo vittoriosi.

Le cose sbagliate sono sbagliate per tutti, che tu sia eterosessuale o omosessuale o bisex o extraterrestre. Siamo tutti alla ricerca di affettività e comprensione. Il sentirci importanti per qualcuno che ci accetta e ci ama con i nostri difetti, il sentirci rispettati. L’atto sessuale è complementare a questo.

Se una persona cerca solo l’atto sessuale, ha un disordine nelle sue priorità e questo disordine come tutte le cose sbagliate porterà ad un’insoddisfazione nella sua vita che cercherà di riempire ancora con un altro atto sessuale creandosi così una dipendenza.

Giovani ribellatevi a questa società che vi ha raccontato un mucchio di bugie. Imparate a vivere le amicizie vere, che sono la cosa più bella e divertente che si possa sperimentare in gioventù. Inseguite i vostri sogni e il vostro cuore. Scappate da quegli adulti che provano solo invidia verso di voi e vogliono rubarvi la vostra gioventù e la vostra freschezza proponendovi in cambio sesso senza amore, rubandovi così anche tutti i vostri sogni.

Voi non volete diventare come loro, volete qualche cosa di più dalla vostra vita. Vi riempiono di pornografia da tutte le parti, immagini, filmati e poi vi chiedete come mai a 13 anni vi sentite attratti dal vostro stesso sesso. Ma senza andare a vedere i traumi dell’infanzia, provate a pensare a quando eravate ancora più piccoli 6, 7 o 8 anni. Una bambina che vede il pene in erezione non può che provare spavento e un ragazzino che vede una vagina in primo piano, cosa vuoi che provi se non schifo. Quando il tuo corpo comincia a svilupparsi e senti i primi desideri sessuali, ma la tua mente non è ancora matura tu rivedi quelle immagini così come le vedresti da piccolo e allora è naturale che rivolgi l’attenzione verso quello che per te è più famigliare e comprendi meglio, cioè il tuo stesso sesso.

Cari ragazzi è inutile a questo punto che andate a gridare a internet: - Aiuto, non voglio essere omosessuale, voglio una famiglia e dei figli....- Poi continuate a navigare nella pornografia omosessuale e a masturbarvi davanti ad essa. Ma vi siete contati quanti siete? Pensate forse che ci sia il virus dell’omosessualità?

Non è nemmeno cambiando immagini che risolvete il problema, anzi, rischiate di creare delle forzature che vi bloccheranno ancora di più.

Lasciate il tempo al tempo, dev’essere il cuore a dirvi se siete omosessuali o eterosessuali e se quello che vi dice il cuore a voi non piace non siete obbligati ad accettarlo finchè vi siete dati tutte le risposte del caso analizzate nella più completa libertà.

Quando proprio ne sentite la necessità, rivolgete la masturbazione come forma d’amore verso voi stessi, senza pensare a niente di più che la sensazione che ne deriva.

Lasciate perdere le immagini e i filmati, sono indirizzati a poveri adulti chiusi nei loro problemi, che non sono stati capaci di crescere e di avere una vita affettiva loro. Quelli sono gli unici veri frustrati.

Voi siate più furbi di questi adulti, non cadete nei trabocchetti che vi tendono, la loro è tutta invidia, continuate a seguire i vostri sogni, perchè i sogni non si avverano solo quando si smette di seguirli. Aspettate la persona giusta e il momento giusto e la situazione giusta, passassero anche dieci anni. Che fretta c’è. La vostra prima volta non deve essere una forzatura, ma deve essere magica, come nelle favole.


Dopo questa introduzione. Per meglio dare un aiuto a tutte le persone che non sanno come muoversi prenderemo degli esempi tratti direttamente dai siti internet, o da racconti veri, usando nomi diversi. Sarà un lavoro basato sulle più svariate esperienze. Dietro ogni racconto si nascondono delle verità che cercheremo assieme di far emergere. In modo che alla fine ognuno riuscirà a vedere un po’ più chiaramente il tutto, se stesso e cosa vuole dalla sua vita.
Intanto una verità l’abbiamo già fatta emergere e la voglio nuovamente sottolineare.
Se c’è qualche cosa che deve essere nel cuore di tutti , nell’interesse di tutti e protetta da tutti, la priorità va data alla famiglia. Bene prezioso da cui tutti noi veniamo.

Se c’è qualcuno che va considerato “malato” e va guarito, sicuramente il primo è l’eterosessuale che si mette a creare una famiglia senza esserne psicologicamente attrezzato rovinando il bene più prezioso e lasciandosi dietro ferite più o meno profonde che possono condizionare tutta una vita.

Poi gli altri “malati” sono i fanatici di tutti i generi sia etero che omo che vogliono condizionare le nostre scelte impedendoci di essere liberi e di raggiungere quello per noi è importante. Sia da una parte, sia dall’altra. Che poi effettivamente quello che per noi è importante oggi non è detto che lo sia ancora domani, magari proprio con il fatto di riuscire a raggiungerlo ci accorgiamo che non è bello come lo abbiamo pensato e idealizzato e così nessuno ancora ci impedirà di fare la strada al contrario, raggiungere l’altra meta. Vediamo di smascherarli e abbatterli tutti.

Comunque proprio perchè tutti sappiamo che queste strade sono difficili da raggiungere e impegnative e anche il doverle percorrere al contrario può essere dopo ancora più difficile. Racconteremo tante storie vere e cercheremo di vederci tutti gli aspetti e insidie che si nascondono così che prima di incamminarci da una parte o dall’altra attraverso il vissuto di tante altre persone possiamo proteggerci dall’evitare tanti errori.


Racconti di vita.

Storia trovata in un sito internet dove gli omosessuali raccontano del “Coming Out “ cioè il dichiararsi alla famiglia.

Un ragazzo di 27 anni dopo aver trovato quello che per lui è la persona giusta ha dichiarato la sua omosessualità al padre, il padre con calma, gli propone di provare prima ad andare con una ragazza e inizia a raccontare al figlio di quando era giovane che anche lui si sentiva attratto dai ragazzi, ma in una società dove l’omosessualità era tabù ha cercato di reprimere questo desiderio e quando ha incontrato la mamma e hanno avuto rapporti ha “archiviato” tutto e si sono sposati. Racconta di non essersi sentito però appagato totalmente sessualmente fino a quando a 50 anni ha conosciuto un'altra donna. Quel ragazzo che pensava di scioccare il padre è rimasto lui stesso sconcertato da quanto invece si è sentito raccontare.

Trovo questa storia un esempio bellissimo di come la mentalità di un tempo non dava alternative proprio come la mentalità di oggi. Eppure il vissuto del padre, dimostra chiaramente che c’è un’altra possibilità. Non lasciate che gli altri decidano per voi, nè la società fatta da quelli che ti discriminano, nè la società fatta da quelli che ti spingono a fare il “coming out”. Michael Jackson è nato con la pelle nera ed è morto con la pelle bianca, questo perchè l’ha voluto fortemente lui.

Se pensate che quel padre ha forzato i suoi gusti sessuali per conformarsi alla società, vi sembra forse giusto forzare chi non vuole essere omosessuale ad accettarsi? Dev’essere lui a decidere cosa vuole forzare non noi ad imporlo. Solo lui può sapere quello che è più importante per se stesso. Chiedete consiglio a chi è disposto ad aiutarvi ma non permettete a nessuno di dirvi di no che la strada che volete provare non esiste. Non da ultimo quel padre si è poi sentito appagato con un’altra donna. C’è da sperare che la storia del figlio con il suo compagno possa durare tutta la vita altrimenti il racconto del padre potrebbe metterlo in crisi e questo solo perchè oggi come ieri non si aiutano gli adolescenti a guardarsi dentro e cercare di capire Il perchè di tante cose.
La seconda storia è quella di una donna di circa 60 anni che ha ricordi molto nitidi della sua infanzia.

Racconta di essere stata una bambina molto affettuosa, che in continuazione abbracciava sua madre, la madre era sempre indaffarata e non contraccambiava questi abbracci. Ricorda chiaramente che a tre anni, mentre la mamma lavava i piatti come sempre lei le si era appiccicata dietro per abbracciarla e la mamma in quell’occasione la rimproverò dicendo: - Ma perchè sei sempre qui appiccicata a me? Vai a giocare con le tue sorelle? – A quelle parole per la prima volta nella sua vita, si rese conto di non essere una cosa sola con la mamma ma di essere un’altra persona.

Un altro ricordo che l’aveva fatta riflettere fu quello che da sempre voleva giocattoli maschili, voleva essere un ragazzo a tutti i costi, piangeva e assicura che tutto quello che c’è nei libri sul comportamento delle bambine lesbiche lei l’ha fatto, compreso cercare di fare la pipì in piedi aprendo solo la chiusura lampo dei pantaloni. Un giorno alla festa dell’Epifania, quando la mamma le chiese se voleva sempre le macchinine come regalo, avrebbe voluto cambiare regalo... ma sentì una sensazione di tristezza come se accettando un regalo femminile avrebbe deluso i suoi genitori. 
Una volta in colonia si è finta maschio e si è divertita a fare la corte alle altre bambine. Così passò tutta l’infanzia fino all’adolescenza. Come nella storia sopra, nella sua testa e nella società non esisteva alternativa . Lei come donna avrebbe dovuto trovare un ragazzo.

Ricorda chiaramente la vergogna che provava dentro di lei pensando che avrebbe dovuto dimostrare ai genitori di essere una ragazza. Si trovò anche delle sue strategie. Il pene che aveva sempre desiderato, ora lo poteva avere dai ragazzi. Ora dopo tanti anni questa donna si è resa conto di quale era il suo problema. Lei viveva in simbiosi con la mamma e in quei primi tre anni deve aver capito dai genitori che avrebbero desiderato un maschio o forse era solo un’idea sua che si era fatta. Per non deluderli ha trasformato tutta la sua infanzia. Le ferite di quell’infanzia hanno pesato tanto sulla sua vita. Eppure dice d’essere contenta d’essere nata in quell’epoca. Poichè sicuramente oggi l’avrebbero condizionata a fare altre scelte. Ora ha tre figli grandi e un marito che ama. Certo che se c’era a quel tempo qualcuno che l’aiutava a capirsi, sarebbe stato meglio, ma solo a capirsi non a obbligarla poi a continuare sulla strada dell’omosessualità.

Lo spunto più interessante di questo racconto è che questa donna a differenza di tante altre storie, da bambina non si è limitata a guardarsi mentre cercava di trasformare lei e tutto quello che faceva in un maschietto. Ma mentre lo faceva ha cercato lei stessa di darsi delle risposte, di chiedersi il perchè. E’ riuscita a capire che lo faceva per non deludere i genitori. Non era nata così, ma c’era una ragione precisa perchè lei lo faceva. Una risposta inconscia a qualche cosa che lei aveva percepito.


Rapporto genitori / figli

Non sto ha raccontare una storia in particolare poichè da tutte le parti ci sono testimonianze di ragazzi e ragazze che svelano alla famiglia la loro omosessualità, con le più svariate reazioni da parte dei genitori. Da quelli che senza esitare minimamente danno il loro benestare ai figli fino a quelli che arrivano a picchiarli o escluderli dalla loro vita. Storie di grande dolore da parte di ragazzi che non vengono accettati e storie di grande dolore di genitori che non riescono a farsene una ragione.

E’ un argomento veramente delicato, dove un genitore deve far emergere tutta la sua maturità, ma anche di più, tutto l’amore e la comprensione che ha per il figlio/a scavando anche nelle riserve, ma non basta, deve comprendere cosa sente quel figlio in quel momento, le ragioni che lo muovono, cosa può trovare davanti alla strada che sceglie di percorrere, quali altre alternative ci sono. Cercare di capire se quella dichiarazione è frutto di un suo volere convinto e informato o dietro la dichiarazione si cela una richiesta d’aiuto per qualche cosa che lui non sa più gestire, che vorrebbe diverso ma non vede alternative. Il genitore in questo momento è decisivo del bene di suo figlio/a. Guardate che non sto dicendo che è decisivo per la scelta del figlio, perchè c’è una differenza diametralmente opposta nell’essere decisivi del suo bene ed essere decisivi al suo posto. 
Se dopo aver valutato il tutto il genitore capisce che quello che tu vuoi è frutto di una scelta ben ponderata sotto tutti i suoi aspetti, deve lasciarti libero di andare verso la strada che in quel momento tu vuoi percorrere. 

Se è quella dell’omosessualità, devi tu come figlio capire che il dolore di un genitore non è frutto di omofobia ma solo di una persona cosciente che la strada che prendi è una strada difficile. Devi essere cosciente che ti incontrerai prima o poi con la discriminazione, poichè per quanto si combatte per eliminarla Einstein ha detto una frase molto vera ed è la seguente: - Ci sono due cose al mondo infinite, l’universo e la stupidità umana, ma non sono ben sicuro della prima. – Devi essere inoltre ben cosciente, che mentre molti omosessuali combattevano per conquistare diritti e rispetto, ve n’erano altri che del rispetto e dei diritti se ne sono fregati e hanno costruito dietro l’immagine “specchio per allodole” dei bei fidanzatini giovani che si amano al tramonto, un mondo artefatto di locali oltre limite della legalità, festini dove l’alcool e la droga fanno da padroni ma forse lo sai già tu meglio di me di cosa sto parlando. 

Se vuoi essere felice come omosessuale, dovrai camminare in mezzo a questi due mondi, uno che ti darà spintoni da una parte e l’altro che cercherà di accalappiarti dall’altra parte, munito di tutti i tuoi più buoni propositi che non dovrai mai perdere di vista. 

Ricordati sempre che stai cercando anche tu come l’eterosessuale una persona da amare possibilmente per tutta la vita. Se però con il passare degli anni ti accorgi che qualche cosa non funziona e non ti senti più felice, non restare a piangerti addosso. Cambia vita! Nessuno ha il diritto di dirti che non lo puoi fare. E’ chiaro che chi ti potrà aiutare in quel momento della vita, saranno solo gli specialisti e le persone più in gamba visto che il percorso sarà impegnativo. Gli altri ti diranno semplicemente che non è possibile. Ma quello che è stato possibile per uno solo è possibile per tutti. Se un ex-omosessuale ora è sposato con figli è una verità che nessuno può più contrastare. Almeno il diritto di provarci anche tu te lo devono lasciare.

Se quell’ex-omosessuale si è fatto aiutare da Dio e per te Dio non esiste, vuol dire che si è fatto aiutare da qualcuno o qualcosa di concreto, che lui pensa si chiami Dio, ma forse è solo la sua volontà e volontà ce l’hai anche tu. Dipende solo quanto sei disposto a giocartela. 

Ricordati anche che prima di dichiarare pubblicamente la tua omosessualità devi essere convinto tu stesso di esserlo veramente e di volerlo veramente fare, un modo per esserne sicuri è anche quello di provare il percorso verso l’eterosessualità. Se in questo percorso ti accorgi di sentirti triste, di non essere felice, hai un motivo in più per accettarti come omosessuale. Magari semplicemente non era quello il momento giusto di provarci, devi prima entrare nel mondo omosessuale per ricucire ferite che potrai fare solo lì. Ma mai e poi mai dovrai mettere la parola fine alla tua vita. C’è una strada anche per te, cerca la via giusta, più è difficile da trovare e più ne uscirai una persona speciale, una persona che chi non è passato in mezzo alle tue sofferenze è ben lontano da sapere quanto tu vali.


Storie inserite in un contesto di fede

Parto con un monito.
Attenzione “chiese” di non fare ora come gli omosessuali che una parte di loro lotta per avere uno spazio di comprensione nella società e l’altra parte, lo spazio che offre è la fotocopia del paese dei balocchi nella storia di Pinocchio, coprendo così tutti gli sforzi dei primi. Poi danno la colpa alla chiesa e alla società omofoba se ci sono tanti suicidi negli adolescenti.

- Ma si sono resi conto di che qualità di vita stanno proponendo a questi poveri ragazzi?! -
Attenzione omossessuali state facendo esattamente come i cristiani, gli uni con i loro scandali coprono il lavoro onesto di una vita degli altri e la gente vive nella confusione.

“Chiese” cercate di smetterla di sbattere le porte in faccia alla gente, ma ora per sopperire agli errori non prendetevi iniziative arroganti come aiutare l’omosessuale a fare il Coming Out o spingerlo nell’altra direzione. Il vostro sostegno dev’essere unicamente l’accoglienza e l’amore accompagnandolo nelle decisioni da lui già prese.

Tutti gli altri non si arrabbino se la chiesa consiglia gli unici specialisti che trova per aiutare ad accompagnare un ragazzo/a in un cammino scelto da lui. Se a voi quegli specialisti non piacciono, proponetene semplicemente degli altri. Se la vostra alternativa davanti all’evidenza di troppe storie oramai di ex-omosessuali è il nulla, continuando a fingere che non esistono, non è colpa della chiesa. Come la chiesa apre le sue porte alla comprensione gli altri aprano le loro porte alle alternative per chi le cerca. Ognuno si riprenda il ruolo che doveva essere il suo da sempre.
C’è la storia di due uomini cristiani che dopo aver superato tutti i loro conflitti, ora vivono assieme già da più di 10 anni con gli alti e bassi di tutte le coppie, nel rispetto reciproco. Accettati anche nella loro parrocchia e nella comunità dove vivono.

Una semplice storia per sfatare il mito estremista che la chiesa mette alla porta tutti gli omosessuali e che devi per forza fare una scelta tra chiesa e omosessualità.

Gli omosessuali che vivono una relazione e frequentano la chiesa ne rispettano anche le regole. Sanno che non possono ricevere la S. Comunione come del resto tutti i divorziati risposati. La chiesa si è schierata a favore dell’inviolabilità del matrimonio, come bene assoluto ai fini di generare la vita, e non può scendere a compromessi. Come un’animalista difende l’animale al di là di ogni situazione, così fa la chiesa. Poi saranno i singoli sacerdoti a valutare a loro discrezione e responsabilità caso per caso. Ma se sei veramente un cristiano, non devi essere tu a caricare questa responsabilità sulle loro spalle. Saranno loro tuttalpiù a venire da te.

Per i non credenti queste sono solo un mucchio di regole più o meno discutibili e appunto per questo non le devono discutere. Lo stesso rispetto che va dato alla persona in quanto individuo e non per il suo orientamento sessuale va dato anche all’individuo per le sue credenze religiose.
Poi c’è la storia di una cristiana transessuale (uomo che si sente donna e si veste da donna). Fin dall’infanzia il suo desiderio era vestirsi come le bambine, giocare come loro, essere una di loro. Una testimonianza lunghissima di sofferenze, di sensi di colpa.

Finché una notte raggomitolata sul pavimento del bagno a piangere come faceva sempre, ha capito che Dio l’amava, amava anche lei.

Le persone non credenti o fuori dalle chiese non hanno dubbi che se esistesse un Dio amerebbe questa ragazza nella sua totalità.

E’ un controsenso, ma purtroppo chi ha sempre questo tipo di dubbi, sono alcuni credenti che non hanno capito niente. Sono lontani anni luce dalla verità. Dio essendo padre, soffre per noi proprio come un genitore sà che certi cammini di vita saranno per noi più difficili. Per questo motivo ha dato i comandamenti, per proteggerci non per “sparare” su tutti coloro che non li osservano.

Se volete uscire dall’omosessualità solo perchè pensate che Dio non vi ama, siete partiti con il piede sbagliato. Ad ogni sconfitta continuereste a sentirvi non amati vi sentireste afflitti e pian piano perderete la forza di combattere.

Se volete uscire dall’omosessualità è solo perchè non avete trovato la felicità che pensavate di trovare, avete capito che per voi quel tipo di vita non interessa più. Dio vi ama completamente e totalmente ogni dove siete nella vostra vita. Se avete seguito attentamente il vangelo dice chiaramente che Lui gioisce delle vostre vittorie, dei vostri passi verso quello che per voi è più bello, vi fa sentire più felici, gioisce con voi delle vostre gioie. Ma non c’è scritto da nessuna parte che vi ama di più, perchè non sarebbe possibile amare di più di quanto già vi ama.

Così potete solo essere contenti del vostro progredire verso la meta che volete raggiungere. Quando ricadete avete la certezza che Dio comunque vi ama come se aveste già raggiunto la meta. Questo vi darà forza per rialzarvi e ripartire con più carica di prima.

Gustatevi la gioia di essere in cammino non è importante a che punto del cammino siete.


Allargare gli orizzonti

Stiamo imparando che ogni situazione va guardata a 360 grandi. Esempio pratico: gli omosessuali non sono soltanto le vittime e i bravi; tra il loro mondo di sofferenza e amore c’è anche un mondo marcio e corrotto che tende a trascinarvi tanto quanto il mondo della droga. Se voi imparate a vedere in questo modo ecco che iniziate a formare un cerchio. Questo cerchio è rappresentato nelle filosofie orientali come il cerchio dello Yin e Yang. Avete presente quel cerchio suddiviso in due colori, bianco e nero, con all’interno del bianco una pallina nera e all’interno del nero una pallina bianca. Il bianco e il nero non sono che il bene e il male presenti in ogni contesto. Comunque non è che sono fusi uno nell’altro, sono al contrario nettamente separati. Omosessuali degni di rispetto e omosessuali viziosi e dediti ad ogni male. Poi al loro interno c’è la famosa pallina dell’altro colore. Che vuole indicare che tra i “bravi” un margine di errore esiste. Come tra i “cattivi” ci possono essere gesti di generosità e di bene. Ma anche in questo caso il male che esce da un “bravo” e il bene che esce da un “cattivo” è concreto e visibile non è fuso ma ben separato proprio come la palline del simbolo.

Così andrebbero guardate tutte le cose, nella loro completezza . Un cerchio che sempre si divide in due e al loro interno altri due. Questo vale per la chiesa e questo vale anche per i tempi passati e i tempi presenti. Non vuole assolutamente dire che nella nostra vita in ogni cosa faremo saremo sempre allo stesso livello di bene o di male. Quando noi impariamo a separare il bene dal male allora cominciamo a imparare a difenderci da tutti quelli che ci vogliono accecare volendoci far vedere quello che a loro fa comodo. Possiamo iniziare a muoverci in tutti i cerchi, ma sempre cercandone la parte bianca, del bene.

Questo libro è un cerchio completo, con tanti pro e contro, non sarebbe giusto disfare il cerchio prendendo solo quello che ci fa comodo per buttarlo in faccia alla parte “nemica” . E’ un insieme di pro e contro che sono ben evidenziati e divisi. Tante storie che tutte formano a loro volta dei cerchi al loro interno. Lette nel contesto di tutto dovrebbe servire solo e unicamente per dare ad ognuno una più ampia visione della realtà. Non è la mia realtà perchè non sono io a parlare, ma sono le storie che stanno parlando. Io mi sono permessa solo di scegliere ogni storia in modo che possa mandarvi il più gran numero di informazioni possibili.

Non solo nel vedere le cose si possono dividere in due con dentro altri due. Ma anche nel sentire le sensazioni sia emotive che tattili. Con la mano destra prendete il braccio a sinistra e iniziate a stringere variando di intensità. Provate ora ad ascoltate solo la sensazione della mano destra come se il braccio sinistro non fosse il vostro. Sentite la vostra mano che afferra qualche cosa, mentre lo stringe piano e forte. Poi quando ci siete riusciti fate il contrario. Ascoltate solo cosa sentite nel braccio sinistra. Come se la mano destra non fosse più vostra. Dovreste riuscire a sentire la stessa sensazione come se qualcun’altro vi sta stringendo.

Da un’unica azione voi potete scindere quello che volete sentire e essere. Voi diventate nello stesso tempo quello che fa l’azione guidandone il movimento sentendone anche l’effetto tattile del farla. Oppure potete diventare anche quello che riceve l’azione dall’altro e ascoltarne la sensazione tattile e emotiva.

Un altro esempio di scambio di sensazioni lo possiamo capire con il regalo. Quando compero un regalo per una persona, sento la mia gioia nel comperarlo. Ma nel momento in cui io do il regalo all’altro sono concentrato ad ascoltare tutte le sensazioni che lui prova nel riceverlo e le riproietto su me.

L’atto d’amore tra uomo e donna è la fusione di tutte e 4 le sensazioni, sia tattili che emotive. In quel momento puoi esser quello che vuoi, donna o uomo, e puoi sentire quello che sente lui o quello che senti tu. Dipende solo da te cosa vuoi sentire. Tante persone continuano solo ad ascoltare quello che sente l’altro provando piacere solo nell’essere usate. Mentre altri ascoltano solo quello che sentono loro, egoisti e sfruttatori. Il saper comandare e giocare sull’abbinamento di queste sensazioni sia tattili che emotive risolverebbe tanti problemi. Tu uomo in amore potresti ascoltare lei donna che riceve il regalo del tuo corpo maschile. Proveresti di riflesso il piacere nel vedere lei eccitata dalla tua virilità. Questo scambio di sensazioni nell’immedesimarsi nell’altro può avere tutti gli abbinamenti che ti servono.

Se però mi dici che quello che ti attrae nell’altro/a non è un fattore sessuale ma psicologico.... allora hai già detto tutto tu. Se vuoi porvi rimedio è chiaro che devi andare a cercare i fattori scatenanti di questa attrazione psicologica. Ammesso e concesso che la società inizi finalmente a svegliarsi e non ti neghi gli specialisti di cui avresti bisogno.

Tutto questo sempre nel rispetto di quello che uno vuole o riesce.
L'amore va al di là dell'attrazione sessuale. Questo vale anche per un omosessuale. Se noi all'amore non mettessimo resistenze, ameremmo anche il nostro nemico.