Post più popolari

domenica 27 febbraio 2011

Omosessualità femminile: scelta senza Volizione - di Elen V. Siegel

 
Alcuni estratti della ricerca psicoanalitica svolta da
Elaine V. Siegel

OMOSESSUALITA' FEMMINILE: SCELTA SENZA VOLIZIONE

Pubblicato nel sito PFOX 


Per la dottoressa Elaine Siegel "L'omosessualità non è una malattia, si tratta di un ritardo nello sviluppo"

Mentre alcuni cercano ancora di sostenere che uomini e donne che lottano con l'omosessualità non possono cambiare, un certo numero professionisti della salute mentale, preparati, aperti e coraggiosi la pensano diversamente. 

La dottoressa V. Elaine Siegel ha ricevuto il suo Ph.D. alla Union Graduate School di Cincinnati, Ohio, e ha avuto l’incarico di Faculty Supervisor e Training Analyst al Center for Psychoanalytic Training di New York. 

Elen Siegel ha compiuto studi analitici e si é occupata direttamente del caso di  dodici donne che presentavano difficoltà emotive. La dottoressa scrive: "Tutte queste donne si consideravano omosessuali, avevano legami omosessuali e fantasie omoerotiche". [Omosessualità femminile: scelta senza Volizione - Uno studio psicoanalitico, volume 9 (Hilldale, NJ: Analytic Press, 1988, p. xii)]. "Come con qualsiasi altro paziente, non ho deciso di “curarle” o di dissuaderle dal loro stile di vita. Piuttosto, mi sono preparata ad ascoltare e a restare emotivamente disponibile. "[ibid., p xi]

Elen Siegel osserva: "Lavorando con queste donne sono rimasta colpita dal loro bisogno di idealizzare l'omosessualità considerandola migliore dell'eterosessualità; inoltre mi ha colpita la volatilità della loro sofferenza ... Ho compreso che le loro difficoltà sono dovute a un arresto dello sviluppo che ha precluso oggettive scelte eterosessuali. Ma sono giunta a queste conclusioni soltanto dopo averle conosciute in profondità e dopo aver concluso alcuni studi analitici". [Ibid., P. xii]

Tale ricerca non è stata facile per la d.ssa Siegel, che scrive: "Essere una donna libera e liberata e tuttavia vedere l'omosessualità come il risultato di un'evoluzione sfavorevole mi sembrava a volte un tradimento di tutto ciò in cui avevo sempre creduto. Ma osservando le mie pazienti ho compreso che se mi fossi lasciata sedurre dalla percezione dell’omosessualità femminile come un normale stile di vita, avrei fissato sia me stessa che le mie pazienti in uno modello rigido che avrebbe precluso loro qualsiasi tipo di cambiamento. Così, ho continuato a lavorare con loro, sempre cercando di aprirmi ai bisogni, spesso fortissimi, di crescita e sviluppo di queste donne. " [Ibid., P. xiii]

La dottoressa Siegel ha rilevato che "Quando i conflitti vengono risolti, l’ansia si riduce e la vita diventa più gioiosa e produttiva per queste persone. Con il raggiungimento di più solide strutture interne, i rapporti interpersonali si solidificano e diventano più stabili. Anche se non ho mai interpretato l'omosessualità come una malattia, più della metà delle mie pazienti é diventata totalmente eterosessuale. Ciò viene spesso considerato come un 'tradimento' dalla comunità omosessuale e dalla rete di amici alla quale le mie pazienti appartenevano, che reagivano in maniera molto simile a quella delle famiglie di bambini disturbati che, a seguito di trattamento, non erano più costretti ad interagire con esse in maniera conflittuale. Persino quelle donne che al termine dell’analisi avevano mantenuto le proprie inclinazioni omosessuali, erano considerate con sospetto dai loro precedenti amici.” [ibid., p. xii]

Elen Siegel ha osservato: "E' durante l'indagine analitica che la paziente, non l'analista, decide ciò che è 'buono' per lui/lei, cosa desidera cambiare, cosa conservare. Non ho mai incontrato una persona omosessuale, maschio o femmina, che non sembrava spinta verso l'omosessualità dall'interno. 

Nella maggior parte dei casi l'omosessualità é egosintonica*, ma lo sono anche molti altri sintomi. Spesso, come tutti sappiamo, tali cambiamenti sono accompagnati da depressione e angoscia, poiché i sintomi sembrano aver svolto bene la loro funzione, diventando inseparabili compagni di vita". [Ibid., P. xiii].

Alla dottoressa Siegel è stata formulata la seguente domanda: “Tra tutte le donne omosessuali con cui ha lavorato, quante donne hanno avuto successo nell’acquisire un'identità eterosessuale?" [Gregory Tom: Bollettino "Intervista Elaine Siegel sul lesbismo," NARTH, vol. IV, n. 3, (dicembre 1996), p. 17]. La dottoressa ha risposto: "Più della metà. Almeno il 70% ha deciso di sperimentarsi con l’eterosessualità. ... Se si guarda a questo dal punto di vista analitico, alcune di loro hanno iniziato a vivere una vita eterosessuale, pur avendo ancora fantasie omosessuali. Quindi, a mio avviso, l’analisi psicoanalitica non poteva ancora dirsi terminata, ma queste donne pensavano che lo fosse ... " [Idem.] 
Le conclusioni di Elaine Siegel, Ph.. D., A.D.T.R.  sono il frutto di esperienze e di studi clinici, avendo psicoanalizzato più di 40 donne lesbiche. Per la dottoressa Elen Siegel: "L'omosessualità non è una malattia, si tratta di un ritardo nello sviluppo".

In psichiatria si dice egosintonico un qualsiasi comportamento, sentimento o idea che sia in armonia con i bisogni e desideri dell'Io, o coerente con l'immagine di sé del soggetto. I sintomi delle patologie psichiatriche possono essere egosintonici oppure non esserlo. L'opposto del termine è egodistonico.

giovedì 3 febbraio 2011

Joseph Nicolosi. La posta in gioco

NICOLOSI. LA POSTA IN GIOCO

scritto da Marco Invernizzi


Pubblicato su "IL TIMONE"



17-05-2010 -
Il 21 e il 22 maggio Joseph Nicolosi sarà in Italia per un convegno promosso da diverse associazioni. La presenza nel nostro Paese del medico americano che da decenni pratica con successo la “terapia riparativa” nei confronti di uomini che sentono pulsioni omosessuali indesiderate sta suscitando reazioni profondamente negative. I suoi interventi e i suoi libri (tradotti in italiano da Sugarco e che possono essere richieste a info@libreriasangiorgio.it ), tuttavia, hanno suscitato tante speranze e risolto tante situazioni esistenziali. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

La “terapia riparativa” pone tre problemi diversi eppure collegati. Cercherò di affrontarli in modo comprensibile a tutti, utilizzando un linguaggio il più semplice possibile.


1.
Il primo problema riguarda l’esistenza di una natura umana sessuata. Gli uomini nascono maschi o femmine e il loro orientamento sessuale è naturalmente orientato verso l’altro sesso? E coloro che provano un orientamento sessuale verso il proprio sesso devono questa condizione a traumi o a problemi legati all’educazione familiare, che possono essere affrontati e risolti appunto da una terapia riparativa, come spiega proprio Nicolosi facendo riferimento ai tanti casi affrontati nel corso della sua professione?
E’ fuori di dubbio che esista oggi nel mondo occidentale un violento attacco ideologico contro l’ultima differenza, quella fra il maschio e la femmina, in nome del rifiuto dell’esistenza di una natura data, che l’uomo trova e deve rispettare se vuole sviluppare la propria umanità. Ed è anche indubbio che chiunque si opponga e denunci questo attacco, venga accusato di omofobia, cioè di essere nemico della libertà di scegliere qualsiasi cosa per sé e per il proprio orientamento sessuale. Accade così una cosa singolare: tutti devono avere il diritto di proporre qualsiasi orientamento sessuale come normale (gay, lesbiche, bisessuali o transessuali) perché desiderato da qualcuno, ma questo diritto viene rifiutato a chi invece sostiene che esiste una natura sessuata, cioè che si nasce maschi o femmine. Avviene, in pratica, che viene contestato il diritto di proporre l’esistenza di una verità sulla persona, scritta nel cuore dell’uomo da chi lo ha creato, e riscontrabile nella natura. Senza Dio tutto è possibile, scriveva Fëdor Michajlovič Dostoevskij, e di questo passo si chiederà di mettere fuori legge il Magistero della Chiesa che sul punto ha espresso idee precise.


2.

Il secondo problema riguarda appunto la libertà. Coloro che provano pulsioni omosessuali indesiderate hanno il diritto di chiedere di essere aiutati a recuperare una eterosessualità che desiderano, senza essere costretti a diventare gay, lesbiche, bisessuali o transessuali, cioè senza diventare militanti di una causa che non vogliono servire? Non è che l’astio, la violenza con cui questo diritto viene osteggiato nell’ambiente degli psicologi e dei psicoterapeuti, e anche dei medici in generale, sia l’espressione di un rifiuto ideologico dell’esistenza di una realtà, la natura sessuata della persona, che non vogliono accettare e accogliere?


3.
Di conseguenza esiste un problema terapeutico, cioè di diritto a una terapia richiesta. Perché coloro che provano desideri omosessuali devono poter essere aiutati a esternare questa loro condizione (coming out, si chiama) e non possono essere aiutati a superare una condizione che non desiderano?
Si pone così un grave problema di libertà, da parte del singolo che richiede la terapia riparativa e da parte dello psicoterapeuta che intende esercitarla. Per quale motivo Nicolosi e chi come lui intende continuare sulla strada della terapia riparativa diventa oggetto di odio e di contestazione senza confronto?
Io credo che il convegno con Nicolosi del 21 e 22 maggio possa essere l’occasione per affrontare e superare dubbi, incertezze e fraintendimenti a proposito della terapia ripartiva. Purché le proposte di Nicolosi vengano ascoltate e accolte senza pregiudizi ideologici.