Post più popolari

giovedì 22 settembre 2011

VIDEO: JOSEPH NICOLOSI - COME SI SVILUPPA L'OMOSESSUALITA' - PRIMA PARTE

                                                                                                                                   

(PARTE I)


    Sottotitoli in italiano 


Speaker: JOSEPH NICOLOSI 

                                                  

domenica 18 settembre 2011

Radici del lesbismo, Dipendenza emotiva e Terapia - di Janelle Hallman


RADICI DEL LESBISMO
 Dipendenza emotiva 
TERAPIA


        

In generale, gli elementi comuni nelle storie di donne con tendenze omosessuali sono:
  • Un legame o attaccamento con la madre teso, distaccato o disturbato, senza una persona disponibile che possa sostituire la madre, ciò genera il bisogno di un attaccamento sicuro.
  • Una mancanza di rispetto e/o protezione da parte degli uomini, spesso nella forma di abusi sessuali o di rigidi ruoli di genere, con una conseguente paura o odio per gli uomini.
  • Poche o nessuna amicizia intima in gioventù, con conseguente bisogno di appartenenza e di benessere.
  • Un senso di vuoto e di smarrimento al posto di un pieno e ricco senso di sé e di un’identità come essere femminile, con conseguente bisogno di un sé e di un’identità di genere.

Mentre la presenza di questi elementi non è un fattore predittivo assoluto o determinante, essi rappresentano tuttavia le più comuni e frequenti sfaccettature della storia di una donna lesbica. Questi elementi si presentano generalmente in ordine sequenziale di sviluppo o di esperienza, possono essere causali o predisponenti all'elemento successivo e sono quindi correlati.

Una donna adulta, mettendo in pratica il legame omosessuale, entra ed esce ciclicamente da queste costanti e dai relativi bisogni connessi, nel tentativo di riparare i dilemmi inerenti. Purtroppo la messa in pratica dei bisogni omosessuali può realmente far radicare ancora più profondamente i succitati elementi comuni.

E’ inoltre possibile delineare alcune innate caratteristiche comuni alle donne lesbiche. Queste includono:
  • intelligenza superiore alla media 
  • forte sensibilità nei confronti dell'ipocrisia e dell'ingiustizia
  • atletismo
  • attrazione verso interessi stereotipicamente maschili
  • capacità di sentire profondamente e appassionatamente. 
 
E’ la combinazione dei suddetti fattori ambientali e delle innate caratteristiche che può condurre al conflitto omosessuale. 

 Dipendenza emotiva

         Riassumendo brevemente, lo sviluppo di una ragazza richiede in primo luogo che lei riposi e rimanga nella "casa" calda e sicura della madre in modo da poter costruire "una casa interiore" per se stessa - che le permetterà di vivere, esprimere la sua forza e potenza, creare, relazionarsi, connettersi, nutrirsi, ecc.
 
Senza questa dimora interiore, cioè senza un sicuro e solido senso di sé e di un’identità femminile, non potrà avere la capacità di entrare in una sana intimità. Senza una sana intimità sentirà di non poter star sola e quindi sarà inconsciamente spinta a muoversi per trovare una "casa" o il vero "io" al di fuori del suo Sé.

E’ questa la spinta che si cela dietro un rapporto di dipendenza emotiva. Quando le si presenta una donna apparentemente forte e competente (a differenza della mamma forse) o con la quale prova un senso di familiarità, la donna con tendenze omosessuali desidera letteralmente perdersi in questa donna, sperando di trovare riposo, ricevere le attenzioni e il nutrimento che ardentemente desidera e finalmente appropriarsi, anche se indirettamente, di un’identità.
 

La dipendenza emotiva non è un amore disordinato, ma è la conseguenza della profonda paura e incapacità di mantenere l'intimità. Il partner non è amato o conosciuto per quello che veramente é. Ciò che lei desidera è il senso o l'illusione di un’affettuosa connessione e di un’attaccamento sicuro. Purtroppo, la "dipendenza emotiva" impedisce alla donna un sostanziale cambiamento. Una donna non ha bisogno di perdersi in un'altra donna ma deve trovare il suo vero io. Questo deve essere l'obiettivo primario della terapia.


Disturbi e Tratti della Personalità

È questo nucleo mancante e l'inquietudine che lo accompagna la causa dei conflitti interiori caratteristici di una personalità disturbata. I tratti più comuni di questa personalità, che ho riscontrato nelle mie clienti, generalmente includono:
  • un profilo istrionico associato senza dubbio a una profonda paura di abbandono e di isolamento

  • un profilo depresso e/o dipendente con comportamenti controproducenti, atteggiamenti di fuga e disturbi borderline.

Depresso – senso di vuoto, tristezza, pessimismo, senso di inutilità, disprezzo di sé
Dipendente – disperatamente bisognosa tuttavia timorosa di essere rifiutata
Comportamento controproducente - negatività, ostilità, autocommiserazione 
Atteggiamento di fuga – mettersi sulla difensiva, isolamento.
__________________________________


Una Terapia Efficace per la donna con tendenze omosessuali

Lavorare con una donna con tendenze omosessuali richiede un impegno a lungo termine, un lavoro difficile e impegnativo, ma anche gratificante se la donna è fortemente motivata a cambiare. Durante la terapia il profilo caratteriale individuale deve essere preso in considerazione e opportunamente trattato. Ogni donna è unica. L'obiettivo generale della terapia è quello di stabilire  fiducia (questa potrebbe essere la prima esperienza di fiducia per molti clienti) in modo che la cliente possa realizzare l'opera di profonda costruzione interiore, o come ha scritto Elaine Siegel nel suo libro "la realizzazione di strutture interiori più solide" (Female Homosexuality: choice without volition, Hillsdale, NJ: Analytic Press (1988)).


La donna deve rientrare in se stessa. Deve essere in grado di abbracciare l'ampiezza della sua identità e umanità, i suoi punti di forza e di debolezza, la sua gloria e i suoi difetti, i suoi sogni, speranze e idee così come le sue delusioni e le sue perdite. Questo processo comporta tra le altre cose, un ampio lavoro di identificazione, la sfida e la ristrutturazione di tutto il sistema di credenze concernenti il mondo che la circonda, Dio, gli altri e se stessa. Il lesbismo è sostenuto da un complesso sistema di credenze distorte, negative e controproducenti che deve essere ricostruito.
 
Le manovre difensive della cliente e gli attaccamenti malsani con altre donne devono essere affrontati, la cliente viene spinta ad allacciare e a correre dei rischi con nuove e più sane relazioni. Infine, dovrà affrontare il proprio disprezzo e ambivalenza nei confronti dell’altro sesso e dovrà appropriarsi del proprio individuale stile femminile di relazionarsi.

In conclusione, credo che la componente più efficace della terapia con una donna omosessuale sia la qualità dell'attaccamento e la relazione terapeutica che si forma tra la terapeuta di sesso femminile e la cliente.
Pur esistendo molte tecniche che possono essere utilizzate per accedere a profondi conflitti inconsci e per insegnare verità cognitive e principi di sana vita di relazione, sono in realtà la coerenza, la fedeltà, l’attenzione e l’atteggiamento affettuoso del terapeuta che permettono alla donna di creare il suo solido centro di fiducia, il suo nucleo interiore o senso del proprio sé. Mentre amo, accetto e affermo la mia cliente, lei può finalmente cominciare a schiudersi e a continuare a svilupparsi come essere femminile. In sostanza, io posso fornire la casa in cui può riposare e semplicemente divenire.

Traduzione di Patrizia Battisti 

sabato 17 settembre 2011

Uscire dall'omosessualità - Non aver paura, Non ti scoraggiare. Ognuno di noi é un lavoro in corso -

 
 NON AVER PAURA
NON TI SCORAGGIARE
Ognuno di noi è un lavoro in corso



Testo tradotto da Adamo Creato 
e pubblicato su facebook il 13 settembre 2011


Generalmente cambiare è un processo che comporta qualche difficoltà.
Non è mai troppo tardi per cambiare e anche se sarà difficile, sappiamo che con Dio tutto è possibile. Quando gli individui lottano con l'omosessualità si sentono spaventati, anormali, e peccaminosi, hanno paura delle reazioni dei genitori e degli amici e qualche volta pensano che per loro non c'è possibilità di scelta. In realtà non è così. 

Se credi in Dio o vorresti credere in Lui, e non vuoi mettere in pratica i tuoi sentimenti d'attrazione verso il tuo stesso sesso, allora hai un vantaggio dalla tua parte, e cioè la tristezza nel cuore. "... perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte. Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda” II Corinzi 7,10-11.


Dal momento che abbiamo le promesse di Dio che Lui ci salverà quando lo cerchiamo e perseveriamo, è importante, per resistere alle tentazioni, che non ci riempiamo le menti e i cuori con letteratura, films, o qualsiasi cosa che promuova ciò che stiamo cercando di superare; “In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.” 2 Corinzi 7,1

Alcune persone che scelgono di mettere in pratica la loro sessualità vengono rapidamente coinvolti nella pornografia gay, nella lettura di libri che promuovono questo comportamento, e si autoconvincono che è ok vivere in quel modo.


Alcuni sono stati abusati sessualmente, altri maltrattati dal genitore dello stesso sesso o semplicemente hanno iniziato a provare sentimenti omosessuali, e gli è stato detto che quello è “quello che sono". Come puoi vedere, nelle Scritture di cui sopra, abbiamo bisogno di purificare noi stessi da tutto ciò che contamina il corpo e lo spirito, perfezionando la santità nel timore di Dio. Quindi custodisci il tuo cuore e la mente.. 

Che cos'è il peccato?
Il peccato è disobbedienza ai comandamenti di Dio, sia facendo ciò che è proibito o non fare ciò che è richiesto (vedi i Dieci Comandamenti, il più grande comandamenti di Gesù, Marco 7,20-23, Galati 5,19-26). Nella Bibbia, il peccato è un male grave che sconvolge il nostro rapporto con Dio (Matteo 5,29-30, Marco 9,42-48, Romani 8,7-8, Romani 6,23).


Dio é sempre disposto a perdonarci
La buona notizia è che, non importa quanto sia grave il peccato, Dio è sempre alla ricerca di noi ed è disposto a perdonare e dimenticare i nostri peccati e concederci un nuovo inizio. Finché viviamo, non è mai troppo tardi per chiedere perdono e la possibilità di un nuovo inizio!
Gesù stesso fu tentato, con l'eccezione che non ha mai peccato.

Eb 4,15-16 “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno”.


---------------------------------------------------------------------------------------
Ho trovato questa bella spiegazione/analogia su quando la tentazione diventa peccato (By Belle):

“Quando tu permetti alla tentazione di prendere il sopravvento e di manifestarsi, è il momento che la tentazione diventa peccato. Pensala in questo modo: supponi che sia peccato magiare cioccolato. Tu sei a dieta, non ne vuoi affatto una tavoletta. Quando passi davanti al reparto del cioccolato in un negozio, potresti pensare "mmmm, ciccolato", ma non pensi nient'altro che questo perchè immediatamente risolvi non comprandone e non consumandone.
Il "peccato" potrebbe accadere se inizi a pensare a cosa ti piacerebbe fare con quel cioccolato o addirittura lo compri e lo mangi.

Capisci cosa sto dicendo?
Gesù fu tentato allo stesso modo in cui lo siamo noi tutto il tempo, ma non si è mai abbandonato alle sue tentazioni, come siamo soliti fare noi".
-----------------------------------------------------------------------------------------


Non sei solo
1 Pt 5,8-10 "Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi". 

L'arma segreta
Come può un cadavere rispondere a questa tentazione? "Considerati morto..." ad ogni istinto, impulso, e desiderio della carne. Questa è la violenza che soffre il regno dei cieli (Mt 11,12). Questa è la croce che portiamo e che porta alla vittoria. Questa è "la via del Signore".

Rm 6,11-13 "Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio". 


Il Signore ti aiuterà
Ef 6,10;13 "Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza". "Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove".
2 Timoteo 4,18 " Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen".

Mt 6,13 "e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male".


Dio non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze.
1 Cor 10,13 "Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla".


Ricordati che ci sarà sempre lotta contro il peccato, alcune volte più di altre.
Ma non ci arrendiamo o scoraggiamo quando falliamo, se sei cristiano chiedi a Dio di perdonarti e comincia di nuovo. 
Se non sei un cristiano ma vorresti esserlo, allora dovresti proseguire e fare questo primo passo. Non scoraggiarti se incontri dei credenti che non sono amichevoli o comprensivi; sono solo umani. Dio è buono e Lui è sempre lo stesso, Lui non potrà mai rinunciare a te e non potrà mai smettere di amarti. 

"e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù". Fil 1,6 
Anche se ci volesse un'intera vita, mai arrendersi! 
God bless you!!

R.H.

venerdì 9 settembre 2011

Uscire dall'omosessualità - Dipendenza come Maschera


  
CAPITOLO QUARTO

DIPENDENZA COME MASCHERA

tratto dal libro 

Craving for Love 
di Briar Whitehead






                                                      

Questa poesia, leggermente adattata e di autore ignoto, mostra la classica funzione di auto-protezione della maschera e "l’io reale" dietro di essa.

LA MASCHERA

Porto con me la mia maschera ovunque
Nel caso in cui abbia bisogno di indossarla per non farMI vedere.
Ho così paura di mostrarMI a te , paura di ciò che potresti fare,
Potresti ridere di ME , o dirmi cose cattive
Oppure potrei perderti.
Mi piacerebbe togliermi la maschera , lasciare che tu MI guardi
Vorrei che cercassi di capire
Di amare ciò che vedi.
E così, se sarai paziente e terrai gli occhi chiusi
Me la toglierò molto lentamente
Per favore, cerca di comprendere quanto fa male
Mostrare il mio vero IO.
Adesso la mia maschera è tolta. Mi sento nudo! Spoglio! Così freddo!
Se riesci ancora ad amare ciò che vedi
Sei mio amico, puro come oro.
Voglio conservare la mia maschera, tenerla in mano
Ho bisogno di averla accanto a me se qualcuno non capisce.
Per favore proteggiMI mio nuovo amico, grazie per amarMI davvero,
Ma ti prego, lascia che tenga la mia maschera con ME, fin quando anch’io non MI amerò.
Autore ignoto

Senza la maschera temiamo che le persone possano vedere “le brutture nelle profondità della nostra anima, che possano penetrare nell’oscurità di qualcosa di spaventoso, di spregevole e di totalmente indesiderabile”, scrive un-ex gay del gruppo Regenaration,  in un articolo dedicato alla vergogna.


LA CRESCITA DELLA MASCHERA

Questa figura mostra come la maschera, che utilizziamo per nascondere agli altri la nostra vulnerabilità e per nascondere a noi stessi il nostro dolore, cresce sempre di più con il passare degli anni. La piccola figura bianca è il vero io. La figura nera può rappresentare una dipendenza (da una sostanza, una persona, ecc.) o il personaggio (pubblico) che ci siamo costruiti per interagire con gli altri oppure la persona che crediamo di essere.

Ci si sente molto soli dietro la maschera. Costruita per renderci impermeabili al dolore, essa ha l’effetto opposto: lentamente accresce la nostra sofferenza in quanto ci separa da contatti umani autentici e soddisfacenti. Attraverso di essa non possiamo né dare né ricevere amore.


IL KIT DI SOPRAVVIVENZA
La maschera diventa il nostro kit di sopravvivenza. Non permettiamo a nessuno di rimuoverla, non soltanto perché abbiamo impiegato così tanti anni per costruirla ma perché senza di essa dovremmo affrontare di nuovo il dolore che essa nasconde.

La persona omosessuale sente nelle profondità del suo essere un senso di vuoto, di mancanza di significato, di inferiorità, di scarsa stima di sé, uno spirito debole e sofferente… fino a quando non “sgonfierà” il suo orgoglio difensivo (togliersi la maschera) per affrontare il dolore delle umiliazioni subite, dell’abbandono, del rifiuto, delle violenze, nulla potrà raggiungerlo. Ma non potrà rinunciare alle sue difese senza trovarsi faccia a faccia con il dolore.
“Questo kit di sopravvivenza, costruito e modellato negli anni costituisce il vero problema” – scrive Mary Pitches in Child No More (Non Più Bambino) – “Esso blocca la crescita di una persona indefinitamente, a meno che non riesca a realizzare il difficile compito di liberarsi di esso”.
  

FUSIONE CON LA MASCHERA

Col tempo si finisce per credere nella maschera, si finisce per accettare che il nostro comportamento dipendente, il personaggio che ci siamo costruiti sia normale  - siamo noi. Pensiamo che la gente sia strana se insinua che non sappiamo chi siamo. Quando ci fondiamo con la maschera non sappiamo più chi siamo veramente e chi invece facciamo finta di essere. La maschera è la persona che crediamo di essere ma non ciò che siamo veramente.


Kit

Kit si era gradualmente costruito una maschera per nascondere la vergogna di essere stato sessualmente molestato all’età di cinque anni da un familiare (questo accadimento aveva frantumato la fiducia nelle persone che amava), per nascondere il dolore di costituire una delusione per i suoi genitori poiché non si comportava “come i ragazzi sani dovrebbero” e per nascondere il dolore di essere rifiutato e angariato dai suoi coetanei. 

Quando giunse l’adolescenza i suoi genitori si erano già allontanati da lui pensando che fosse “strano e drogato”. Così Kit giunse alla conclusione che per essere accettato da loro e dai suoi compagni doveva cambiare. Cito dal manuale Living Waters del gruppo Desert Stream:
     
“Per diventare accettabile dovetti nascondere parte del mio vero io e creare una persona più desiderabile e socialmente accettabile. Ciò comportava una modifica del mio aspetto ma anche della mia personalità. Ho modificato alcune movenze e schemi di linguaggio e ne ho adottate di nuove. Sono diventato una persona fredda, calcolatrice ma in apparenza normale ed equilibrata. Erano rimaste ben poche tracce del mio vero io, e non appena ne individuavo un’altra la modificavo fino a reprimere completamente il mio vero io. Ciò che era rimasto di me era un’invenzione, una maschera. Speravo che il mio odiato io fosse morto e sparito per sempre. Lo odiavo davvero, era debole e vulnerabile e la gente lo feriva in continuazione. Persino la mia vita sessuale e amorosa era cambiata. Le relazioni profonde erano fuori discussione. Volevo fare sesso, volevo che la gente mi considerasse e mi ammirasse come una persona raffinata e distinta. Fredda, dura, intoccabile e irraggiungibile. Avevo affinato il mio talento seduttivo per farmi “adorare”. Avevo un disperato bisogno di mantenere viva la mia creazione ma la facciata iniziò a sgretolarsi dall’interno”.


Kit aveva creato una sofisticata “vernice” (maschera) per nascondere ciò che era, ma così facendo era diventato dipendente dal sesso. Quando il dolore viene represso esso non sparisce ma continua a vivere nelle profondità della nostra anima. E così ci accorgiamo che alcune cose che facciamo servono ad alleviare temporaneamente la sofferenza, sebbene non sempre sappiamo come o perché. Quando ciò accade i nostri comportamenti possono diventare dipendenti.

Lo psichiatra statunitense Geoffrey Satinover ha osservato che insito nell’essere umano vi è un fortissimo desiderio di evitare la sofferenza, sia essa dovuta al dolore per una perdita o all’assenza di amore, oppure a una scarsa autostima o a mancanza di significato. L’essere umano tende a fare simboliche sostituzioni; ad esempio il sesso può essere utilizzato come sostituto per bisogni emotivi e quindi facciamo sesso per soddisfare il nostro bisogno. In altre parole un bisogno elevato, spirituale, viene sostituito da un appetito per qualcosa di materiale. Placare questo appetito ci fa sentire meglio, ma soltanto temporaneamente. 

Ma cosa accade quando il disagio originale (spirituale) viene temporaneamente bloccato da un istinto (materiale)? L’istinto materiale non soltanto si ripresenta ma peggiora progressivamente. La dipendenza si realizza quando una normale attività quale ingerire cibo o avere rapporti sessuali viene utilizzata per alleviare il dolore, scrive Satinover. Le persone restano intrappolate nella dipendenza perché desiderano sentirsi meglio e perché all’inizio sembra un’attività innocua. Ma dopo un po’ scoprono che non funziona così bene come credevano, il dolore originale è ancora lì e l’istinto materiale, che all’inizio si era presentato come un ospite, è divenuto non soltanto padrone ma tiranno.

Alcune persone ribattono: “ Ma andiamo! Forse ho alcuni vizi, se vuole chiamarli così – ma tutti questi discorsi sul dolore – Io non provo alcun dolore e inoltre, il passato è passato!
Può darsi che non abbiate alcuna particolare dipendenza ma non vi è dubbio che l’individuo cerca di eliminare esperienze dolorose del passato, o meglio, lo fa la nostra mente conscia. Ma il nostro inconscio, vale a dire l’80/90 % della nostra mente ha molti ricordi della nostra sofferenza passata.

Gli esperimenti di un neurochirurgo, il dottor Wilder Penfield, negli anni Cinquanta, hanno mostrato che molte delle esperienze che facciamo sono memorizzate nel cervello, fuori dalla portata della mente cosciente. Sotto stimolo elettrico in punti specifici della corteccia cerebrale, i pazienti di Penfield spontaneamente ricordavano in modo chiaro e molto dettagliato fatti occorsi nei primi anni di vita - ricordi che “scomparivano” immediatamente non appena l'elettrodo veniva tolto. 

Dopo più di due anni di esperimenti Penfield affermò che “la memoria dell'evento e le sensazioni ad esso associate erano inestricabilmente legate insieme nel cervello. Ciò significa che questi pazienti non ricordavano semplicemente ma rivivevano letteralmente quei ricordi.



 GIUSTIFICAZIONE E NEGAZIONE

Quando la nostra dipendenza in qualche modo ci aiuta e ci conforta, non abbiamo alcun desiderio di rivisitare il nostro disagio e trovare una soluzione più efficace. Piuttosto che sviluppare modi per evitare il problema ci raccontiamo che la nostra dipendenza non è una dipendenza, o che non esiste nessun disagio. Non vogliamo pensarci né parlarne. Oppure, se ammettiamo che un problema potrebbe esistere, cerchiamo immediatamente di razionalizzare.
I Cristiani non sono diversi. Lo studente che cerca a tutti i costi il massimo dei voti dice che "Dio vuole solo il meglio". L'uomo che trascorre tutto il suo tempo a far soldi promette che li spenderà per missioni e opere di beneficenza. Il fumatore dice che se il fumo non lo ucciderà lo farà l’inquinamento. La persona coinvolta in un rapporto di co-dipendenza dice “Ha bisogno di me!”

L'omosessuale
Anche le persone omosessuali negano l'esistenza del problema, e giustificano, anzi a volte sfoggiano, il “personaggio omosessuale". Gli omosessuali hanno elaborato una giustificazione molto sofisticata - che gli attivisti hanno promosso con abilità ed energia: “Sono nato in questo modo: per me questo è normale, tutti dovrebbero avere la libertà di esprimere la sessualità che è normale per loro; Le legittime minoranze dovrebbe essere giuridicamente protette; le coppie omosessuali hanno il diritto di sposarsi e di adottare come le coppie eterosessuali”.

Dio non ama la maschera. Ama la persona reale che nasconde il suo dolore dietro la dipendenza, la negazione e la giustificazione – la persona per cui ha donato la vita. Il nostro kit di sopravvivenza finisce per diventare una prigione crudele, una guaina indurita attorno ai nostri cuori. 


Le nostre smentite e le nostre elaborate giustificazioni ci impediscono di accettare la verità. In definitiva la Verità è Gesù Cristo che vuole cambiare la nostra vita e il nostro futuro. Gesù è venuto a donare parole di guarigione all’io vero accovacciato nel dolore dietro la maschera, per riportarlo alla sua vera vita. Egli ci comanda con grande amore di gettare la maschera.

"Gli oggetti della nostra dipendenza diventano i nostri falsi dèi", scrive May in Addiction e Grace. "Questi sono gli dèi che noi adoriamo, ciò di cui ci occupiamo, a cui dedichiamo le nostre energie ed il nostro tempo". Le dipendenze si frappongono all'amore di Dio per noi, e al nostro amore per Dio.

Siamo stati creati per amare e desiderare Dio. Ma "psicologicamente la dipendenza utilizza tutta la nostra carica di amore e di desiderio. E’ come un tumore maligno psichico, che succhia la nostra energia vitale incanalandola in specifiche ossessioni e compulsioni, lasciando sempre meno energia da dedicare ad altre persone e ad altre attività". 

La dipendenza è stata definita una "contraffazione della presenza religiosa". Le dipendenze trasformano la presenza di Dio in assenza; si perde il senso del suo desiderio per noi, della sua vicinanza.
Dio vuole guarirci dalle nostre dipendenze perché le dipendenze sono le nostre false salvatrici che tengono a distanza il vero Salvatore. Sono i nostri “ciucci” ma è Dio il Grande Medico. Sono i nostri idoli che diventano tiranni e governano la nostra vita e quella delle nostre famiglie. In questo capitolo si discuterà come si sviluppano le dipendenze e i nostri tentativi di evitare di affrontare il dolore che si nasconde dietro ad esse.

DIPENDENZA COME TRAVESTIMENTO

Quando usiamo qualcosa per coprire qualcos'altro, essa diventa un mantello, un travestimento. La dipendenza maschera il vero problema: i bisogni insoddisfatti, il dolore che Dio vuole guarire. La dipendenza aiuta ad attutire il dolore, e solo in questo senso “ci protegge”. Ma mentre ci aggrappiamo alle nostre dipendenze Dio non può guarirci.