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martedì 29 novembre 2011

Omosessualità? Alla luce dei fatti...

Omosessualità?
Alla luce dei fatti, dei tempi e dei bisogni negati



pubblicato su Facebook
da Alida Vismara (una madre)


"...Storie di grande dolore da parte di ragazzi che non vengono accettati e storie di grande dolore di genitori che non riescono a farsene una ragione. E’ un argomento veramente delicato, dove un genitore deve far emergere tutta la sua maturità, ma anche di più, tutto l’amore e la comprensione che ha per il figlio/a scavando anche nelle riserve, ma non basta, deve comprendere cosa sente quel figlio in quel momento, le ragioni che lo muovono, cosa può trovare davanti alla strada che sceglie di percorrere, quali altre alternative ci sono.."

"...vi sembra forse giusto forzare chi non vuole essere omosessuale ad accettarsi? Dev’essere lui a decidere cosa vuole forzare non noi ad imporlo. Solo lui può sapere quello che è più importante per se stesso. Chiedete consiglio a chi è disposto ad aiutarvi ma non permettete a nessuno di dirvi di no che la strada che volete provare non esiste..." 

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 Il contenitore della vita è la famiglia. Uomo e donna, maschile e femminile.
Dato incontestabile da tutti. Mamma e papà creano il bambino.
Tutti i genitori vogliono la felicità per loro stessi e per i loro figli. Tutti i figli vogliono essere felici.
Ci sono delle leggi scritte nel cuore di ogni uomo che parlano di felicità. L’amore inteso come bene assoluto è a capo di ogni felicità. Così come il figlio ama i genitori, anche i genitori
dovrebbero amare il figlio. Crescere felici e diventare a loro volta uomini e donne felici.

La famiglia è la cellula della società. Tante famiglie sane fanno una società sana.
Perciò la famiglia va difesa ancora prima del singolo individuo. Va difesa nel suo contesto culturale e sociale. Tutte le battaglie, i diritti, le leggi dovrebbero prima di tutto andare a suo favore e niente e nessuna legge dovrebbe mai andare a favore del singolo e a ledere l’unione della famiglia. Ma la battaglia più grande per tenere unita questa famiglia deve essere svolta al suo interno mamma e papà si impegnano e faranno il tutto per tutto per far sì che la loro famiglia sia felice. In questa battaglia c’è l’arricchimento umano più grande per tutti. Genitori, figli, società. La ricerca dell’amore comunque vada e qualsiasi cosa succeda al suo interno, tra marito e moglie e tra figli e genitori deve diventare la sfida del futuro. Tutto il resto è già stato conquistato e forse siamo anche andati oltre. Tutto all’interno di una famiglia deve stare in equilibrio insegnando i giusti valori e l’accoglienza.

Questi due termini sono inscindibili l’uno dall’altro. La malattia principale della famiglia oggi è proprio il pensiero che nell’accoglienza ci sia una fusione del bene e del male, cioè non c’è differenza tra bene e male, tutto è uguale. Mentre nell’insegnamento dei valori si tralascia il valore più grande, cioè prima di tutto l’accoglienza anche verso le persone che hanno un diverso punto di vista dei valori e delle loro priorità. 
L’unico modo per insegnare questi valori e quest’accoglienza nella pratica e non solo in teoria sarà, nonostante tutte le difficoltà che la vita presenterà a queste famiglie, nessuna ne sarà risparmiata, riuscire a restare uniti, mettere l’amore prima di ogni principio e ogni ragione.

L’origine di tutti i mali e tutte le guerre è proprio la confusione che si è creata tra valori e accoglienza: Se il voler definire il bene e il male mi fa escludere o calcolare inferiore un’altra persona solo perchè ha altre idee rispetto le mie, sono oltre il male e se allora per rimediare a questo errore non insegno più al figlio la differenza tra bene e male, lui vivrà nella confusione più assoluta e non riuscirà più a capire cosa c’è che non funziona nella sua vita.

Prima di tutto allora bisogna aiutare e difendere le famiglie.

Non è impedendo ad un omosessuale di sposarsi che si difende la famiglia, ma piuttosto impedendolo ad un eterosessuale immaturo e egoista che si sposa senza sapere cosa ci sia dietro la parola amore, accoglienza dell’altro e per il quale il bene e il male non esistono al di fuori di un’interpretazione che possa soddisfare i suoi fini. Una persona che si sposa così, creerà grandi sofferenze più o meno visibili che creeranno a loro volta grandi sofferenze. Sono questi uomini e donne i primi “malati” da curare.

I secondi invece sono tutti quelli che mettono una loro idea prima della persona e si dividono tra:
Eterosessuali e omosessuali.

Gli uni: Nego che tu sei nato così e perciò non hai diritto a niente se non alla possibilità che tu ti faccia curare. Non tenendo calcolo che se anche non è nato così e ce la mettesse tutta per voler trovare l’identità sessuale che la natura fisica gli ha dato, magari non ha la forza per riuscirci. Senza per questo etichettarlo come essere inferiore.

Gli altri: Nego che tu abbia avuto problemi nella tua crescita. Sei nato omosessuale e perciò tolgono la possibilità di fare qualsiasi tentativo che una persona voglia fare per cambiare. Senza tenere conto che se anche fosse vero che è nato così, la possibilità di cambiare esiste visto che ci sono già tantissime testimonianze che lo dimostrano. Senza per questo etichettarlo come frustrato che finge.

Perciò non è il fatto che uno sia nato o non nato così il punto di patenza di come una persona vuole impostare la sua vita per sentirsi felice. Tantomeno tocca gli altri obbligarlo a prendere una direzione. Obbligarlo ad accettarsi od obbligarlo a combattere. Diamogli piuttosto il maggior numero di informazioni, esperienze di vita, pareri; poi sia lui a decidere quale strada prendere. In poche parole che sia omosessuale o eterosessuale diamogli quello di cui tutti hanno bisogno. Tempo per riflettere.

Le parole tradimento, egoismo, bugia, ambiguità, mancanza di rispetto, sfruttamento, promiscuità, volgarità, ubriachezza, droga, autocommiserazione, presunzione, cattiveria ecc... sono parole riconosciute da tutti come sinonimo di qualche cosa di sbagliato, qualche cosa che non porta certo alla felicità, ma al contrario ci porterà a soffrire. E’ solo una di queste parole, cioè “ presunzione” a farci credere che per noi non sarà così. Che noi possiamo fare e disfare come vogliamo e ne usciremo vittoriosi.

Le cose sbagliate sono sbagliate per tutti, che tu sia eterosessuale o omosessuale o bisex o extraterrestre. Siamo tutti alla ricerca di affettività e comprensione. Il sentirci importanti per qualcuno che ci accetta e ci ama con i nostri difetti, il sentirci rispettati. L’atto sessuale è complementare a questo.

Se una persona cerca solo l’atto sessuale, ha un disordine nelle sue priorità e questo disordine come tutte le cose sbagliate porterà ad un’insoddisfazione nella sua vita che cercherà di riempire ancora con un altro atto sessuale creandosi così una dipendenza.

Giovani ribellatevi a questa società che vi ha raccontato un mucchio di bugie. Imparate a vivere le amicizie vere, che sono la cosa più bella e divertente che si possa sperimentare in gioventù. Inseguite i vostri sogni e il vostro cuore. Scappate da quegli adulti che provano solo invidia verso di voi e vogliono rubarvi la vostra gioventù e la vostra freschezza proponendovi in cambio sesso senza amore, rubandovi così anche tutti i vostri sogni.

Voi non volete diventare come loro, volete qualche cosa di più dalla vostra vita. Vi riempiono di pornografia da tutte le parti, immagini, filmati e poi vi chiedete come mai a 13 anni vi sentite attratti dal vostro stesso sesso. Ma senza andare a vedere i traumi dell’infanzia, provate a pensare a quando eravate ancora più piccoli 6, 7 o 8 anni. Una bambina che vede il pene in erezione non può che provare spavento e un ragazzino che vede una vagina in primo piano, cosa vuoi che provi se non schifo. Quando il tuo corpo comincia a svilupparsi e senti i primi desideri sessuali, ma la tua mente non è ancora matura tu rivedi quelle immagini così come le vedresti da piccolo e allora è naturale che rivolgi l’attenzione verso quello che per te è più famigliare e comprendi meglio, cioè il tuo stesso sesso.

Cari ragazzi è inutile a questo punto che andate a gridare a internet: - Aiuto, non voglio essere omosessuale, voglio una famiglia e dei figli....- Poi continuate a navigare nella pornografia omosessuale e a masturbarvi davanti ad essa. Ma vi siete contati quanti siete? Pensate forse che ci sia il virus dell’omosessualità?

Non è nemmeno cambiando immagini che risolvete il problema, anzi, rischiate di creare delle forzature che vi bloccheranno ancora di più.

Lasciate il tempo al tempo, dev’essere il cuore a dirvi se siete omosessuali o eterosessuali e se quello che vi dice il cuore a voi non piace non siete obbligati ad accettarlo finchè vi siete dati tutte le risposte del caso analizzate nella più completa libertà.

Quando proprio ne sentite la necessità, rivolgete la masturbazione come forma d’amore verso voi stessi, senza pensare a niente di più che la sensazione che ne deriva.

Lasciate perdere le immagini e i filmati, sono indirizzati a poveri adulti chiusi nei loro problemi, che non sono stati capaci di crescere e di avere una vita affettiva loro. Quelli sono gli unici veri frustrati.

Voi siate più furbi di questi adulti, non cadete nei trabocchetti che vi tendono, la loro è tutta invidia, continuate a seguire i vostri sogni, perchè i sogni non si avverano solo quando si smette di seguirli. Aspettate la persona giusta e il momento giusto e la situazione giusta, passassero anche dieci anni. Che fretta c’è. La vostra prima volta non deve essere una forzatura, ma deve essere magica, come nelle favole.


Dopo questa introduzione. Per meglio dare un aiuto a tutte le persone che non sanno come muoversi prenderemo degli esempi tratti direttamente dai siti internet, o da racconti veri, usando nomi diversi. Sarà un lavoro basato sulle più svariate esperienze. Dietro ogni racconto si nascondono delle verità che cercheremo assieme di far emergere. In modo che alla fine ognuno riuscirà a vedere un po’ più chiaramente il tutto, se stesso e cosa vuole dalla sua vita.
Intanto una verità l’abbiamo già fatta emergere e la voglio nuovamente sottolineare.
Se c’è qualche cosa che deve essere nel cuore di tutti , nell’interesse di tutti e protetta da tutti, la priorità va data alla famiglia. Bene prezioso da cui tutti noi veniamo.

Se c’è qualcuno che va considerato “malato” e va guarito, sicuramente il primo è l’eterosessuale che si mette a creare una famiglia senza esserne psicologicamente attrezzato rovinando il bene più prezioso e lasciandosi dietro ferite più o meno profonde che possono condizionare tutta una vita.

Poi gli altri “malati” sono i fanatici di tutti i generi sia etero che omo che vogliono condizionare le nostre scelte impedendoci di essere liberi e di raggiungere quello per noi è importante. Sia da una parte, sia dall’altra. Che poi effettivamente quello che per noi è importante oggi non è detto che lo sia ancora domani, magari proprio con il fatto di riuscire a raggiungerlo ci accorgiamo che non è bello come lo abbiamo pensato e idealizzato e così nessuno ancora ci impedirà di fare la strada al contrario, raggiungere l’altra meta. Vediamo di smascherarli e abbatterli tutti.

Comunque proprio perchè tutti sappiamo che queste strade sono difficili da raggiungere e impegnative e anche il doverle percorrere al contrario può essere dopo ancora più difficile. Racconteremo tante storie vere e cercheremo di vederci tutti gli aspetti e insidie che si nascondono così che prima di incamminarci da una parte o dall’altra attraverso il vissuto di tante altre persone possiamo proteggerci dall’evitare tanti errori.


Racconti di vita.

Storia trovata in un sito internet dove gli omosessuali raccontano del “Coming Out “ cioè il dichiararsi alla famiglia.

Un ragazzo di 27 anni dopo aver trovato quello che per lui è la persona giusta ha dichiarato la sua omosessualità al padre, il padre con calma, gli propone di provare prima ad andare con una ragazza e inizia a raccontare al figlio di quando era giovane che anche lui si sentiva attratto dai ragazzi, ma in una società dove l’omosessualità era tabù ha cercato di reprimere questo desiderio e quando ha incontrato la mamma e hanno avuto rapporti ha “archiviato” tutto e si sono sposati. Racconta di non essersi sentito però appagato totalmente sessualmente fino a quando a 50 anni ha conosciuto un'altra donna. Quel ragazzo che pensava di scioccare il padre è rimasto lui stesso sconcertato da quanto invece si è sentito raccontare.

Trovo questa storia un esempio bellissimo di come la mentalità di un tempo non dava alternative proprio come la mentalità di oggi. Eppure il vissuto del padre, dimostra chiaramente che c’è un’altra possibilità. Non lasciate che gli altri decidano per voi, nè la società fatta da quelli che ti discriminano, nè la società fatta da quelli che ti spingono a fare il “coming out”. Michael Jackson è nato con la pelle nera ed è morto con la pelle bianca, questo perchè l’ha voluto fortemente lui.

Se pensate che quel padre ha forzato i suoi gusti sessuali per conformarsi alla società, vi sembra forse giusto forzare chi non vuole essere omosessuale ad accettarsi? Dev’essere lui a decidere cosa vuole forzare non noi ad imporlo. Solo lui può sapere quello che è più importante per se stesso. Chiedete consiglio a chi è disposto ad aiutarvi ma non permettete a nessuno di dirvi di no che la strada che volete provare non esiste. Non da ultimo quel padre si è poi sentito appagato con un’altra donna. C’è da sperare che la storia del figlio con il suo compagno possa durare tutta la vita altrimenti il racconto del padre potrebbe metterlo in crisi e questo solo perchè oggi come ieri non si aiutano gli adolescenti a guardarsi dentro e cercare di capire Il perchè di tante cose.
La seconda storia è quella di una donna di circa 60 anni che ha ricordi molto nitidi della sua infanzia.

Racconta di essere stata una bambina molto affettuosa, che in continuazione abbracciava sua madre, la madre era sempre indaffarata e non contraccambiava questi abbracci. Ricorda chiaramente che a tre anni, mentre la mamma lavava i piatti come sempre lei le si era appiccicata dietro per abbracciarla e la mamma in quell’occasione la rimproverò dicendo: - Ma perchè sei sempre qui appiccicata a me? Vai a giocare con le tue sorelle? – A quelle parole per la prima volta nella sua vita, si rese conto di non essere una cosa sola con la mamma ma di essere un’altra persona.

Un altro ricordo che l’aveva fatta riflettere fu quello che da sempre voleva giocattoli maschili, voleva essere un ragazzo a tutti i costi, piangeva e assicura che tutto quello che c’è nei libri sul comportamento delle bambine lesbiche lei l’ha fatto, compreso cercare di fare la pipì in piedi aprendo solo la chiusura lampo dei pantaloni. Un giorno alla festa dell’Epifania, quando la mamma le chiese se voleva sempre le macchinine come regalo, avrebbe voluto cambiare regalo... ma sentì una sensazione di tristezza come se accettando un regalo femminile avrebbe deluso i suoi genitori. 
Una volta in colonia si è finta maschio e si è divertita a fare la corte alle altre bambine. Così passò tutta l’infanzia fino all’adolescenza. Come nella storia sopra, nella sua testa e nella società non esisteva alternativa . Lei come donna avrebbe dovuto trovare un ragazzo.

Ricorda chiaramente la vergogna che provava dentro di lei pensando che avrebbe dovuto dimostrare ai genitori di essere una ragazza. Si trovò anche delle sue strategie. Il pene che aveva sempre desiderato, ora lo poteva avere dai ragazzi. Ora dopo tanti anni questa donna si è resa conto di quale era il suo problema. Lei viveva in simbiosi con la mamma e in quei primi tre anni deve aver capito dai genitori che avrebbero desiderato un maschio o forse era solo un’idea sua che si era fatta. Per non deluderli ha trasformato tutta la sua infanzia. Le ferite di quell’infanzia hanno pesato tanto sulla sua vita. Eppure dice d’essere contenta d’essere nata in quell’epoca. Poichè sicuramente oggi l’avrebbero condizionata a fare altre scelte. Ora ha tre figli grandi e un marito che ama. Certo che se c’era a quel tempo qualcuno che l’aiutava a capirsi, sarebbe stato meglio, ma solo a capirsi non a obbligarla poi a continuare sulla strada dell’omosessualità.

Lo spunto più interessante di questo racconto è che questa donna a differenza di tante altre storie, da bambina non si è limitata a guardarsi mentre cercava di trasformare lei e tutto quello che faceva in un maschietto. Ma mentre lo faceva ha cercato lei stessa di darsi delle risposte, di chiedersi il perchè. E’ riuscita a capire che lo faceva per non deludere i genitori. Non era nata così, ma c’era una ragione precisa perchè lei lo faceva. Una risposta inconscia a qualche cosa che lei aveva percepito.


Rapporto genitori / figli

Non sto ha raccontare una storia in particolare poichè da tutte le parti ci sono testimonianze di ragazzi e ragazze che svelano alla famiglia la loro omosessualità, con le più svariate reazioni da parte dei genitori. Da quelli che senza esitare minimamente danno il loro benestare ai figli fino a quelli che arrivano a picchiarli o escluderli dalla loro vita. Storie di grande dolore da parte di ragazzi che non vengono accettati e storie di grande dolore di genitori che non riescono a farsene una ragione.

E’ un argomento veramente delicato, dove un genitore deve far emergere tutta la sua maturità, ma anche di più, tutto l’amore e la comprensione che ha per il figlio/a scavando anche nelle riserve, ma non basta, deve comprendere cosa sente quel figlio in quel momento, le ragioni che lo muovono, cosa può trovare davanti alla strada che sceglie di percorrere, quali altre alternative ci sono. Cercare di capire se quella dichiarazione è frutto di un suo volere convinto e informato o dietro la dichiarazione si cela una richiesta d’aiuto per qualche cosa che lui non sa più gestire, che vorrebbe diverso ma non vede alternative. Il genitore in questo momento è decisivo del bene di suo figlio/a. Guardate che non sto dicendo che è decisivo per la scelta del figlio, perchè c’è una differenza diametralmente opposta nell’essere decisivi del suo bene ed essere decisivi al suo posto. 
Se dopo aver valutato il tutto il genitore capisce che quello che tu vuoi è frutto di una scelta ben ponderata sotto tutti i suoi aspetti, deve lasciarti libero di andare verso la strada che in quel momento tu vuoi percorrere. 

Se è quella dell’omosessualità, devi tu come figlio capire che il dolore di un genitore non è frutto di omofobia ma solo di una persona cosciente che la strada che prendi è una strada difficile. Devi essere cosciente che ti incontrerai prima o poi con la discriminazione, poichè per quanto si combatte per eliminarla Einstein ha detto una frase molto vera ed è la seguente: - Ci sono due cose al mondo infinite, l’universo e la stupidità umana, ma non sono ben sicuro della prima. – Devi essere inoltre ben cosciente, che mentre molti omosessuali combattevano per conquistare diritti e rispetto, ve n’erano altri che del rispetto e dei diritti se ne sono fregati e hanno costruito dietro l’immagine “specchio per allodole” dei bei fidanzatini giovani che si amano al tramonto, un mondo artefatto di locali oltre limite della legalità, festini dove l’alcool e la droga fanno da padroni ma forse lo sai già tu meglio di me di cosa sto parlando. 

Se vuoi essere felice come omosessuale, dovrai camminare in mezzo a questi due mondi, uno che ti darà spintoni da una parte e l’altro che cercherà di accalappiarti dall’altra parte, munito di tutti i tuoi più buoni propositi che non dovrai mai perdere di vista. 

Ricordati sempre che stai cercando anche tu come l’eterosessuale una persona da amare possibilmente per tutta la vita. Se però con il passare degli anni ti accorgi che qualche cosa non funziona e non ti senti più felice, non restare a piangerti addosso. Cambia vita! Nessuno ha il diritto di dirti che non lo puoi fare. E’ chiaro che chi ti potrà aiutare in quel momento della vita, saranno solo gli specialisti e le persone più in gamba visto che il percorso sarà impegnativo. Gli altri ti diranno semplicemente che non è possibile. Ma quello che è stato possibile per uno solo è possibile per tutti. Se un ex-omosessuale ora è sposato con figli è una verità che nessuno può più contrastare. Almeno il diritto di provarci anche tu te lo devono lasciare.

Se quell’ex-omosessuale si è fatto aiutare da Dio e per te Dio non esiste, vuol dire che si è fatto aiutare da qualcuno o qualcosa di concreto, che lui pensa si chiami Dio, ma forse è solo la sua volontà e volontà ce l’hai anche tu. Dipende solo quanto sei disposto a giocartela. 

Ricordati anche che prima di dichiarare pubblicamente la tua omosessualità devi essere convinto tu stesso di esserlo veramente e di volerlo veramente fare, un modo per esserne sicuri è anche quello di provare il percorso verso l’eterosessualità. Se in questo percorso ti accorgi di sentirti triste, di non essere felice, hai un motivo in più per accettarti come omosessuale. Magari semplicemente non era quello il momento giusto di provarci, devi prima entrare nel mondo omosessuale per ricucire ferite che potrai fare solo lì. Ma mai e poi mai dovrai mettere la parola fine alla tua vita. C’è una strada anche per te, cerca la via giusta, più è difficile da trovare e più ne uscirai una persona speciale, una persona che chi non è passato in mezzo alle tue sofferenze è ben lontano da sapere quanto tu vali.


Storie inserite in un contesto di fede

Parto con un monito.
Attenzione “chiese” di non fare ora come gli omosessuali che una parte di loro lotta per avere uno spazio di comprensione nella società e l’altra parte, lo spazio che offre è la fotocopia del paese dei balocchi nella storia di Pinocchio, coprendo così tutti gli sforzi dei primi. Poi danno la colpa alla chiesa e alla società omofoba se ci sono tanti suicidi negli adolescenti.

- Ma si sono resi conto di che qualità di vita stanno proponendo a questi poveri ragazzi?! -
Attenzione omossessuali state facendo esattamente come i cristiani, gli uni con i loro scandali coprono il lavoro onesto di una vita degli altri e la gente vive nella confusione.

“Chiese” cercate di smetterla di sbattere le porte in faccia alla gente, ma ora per sopperire agli errori non prendetevi iniziative arroganti come aiutare l’omosessuale a fare il Coming Out o spingerlo nell’altra direzione. Il vostro sostegno dev’essere unicamente l’accoglienza e l’amore accompagnandolo nelle decisioni da lui già prese.

Tutti gli altri non si arrabbino se la chiesa consiglia gli unici specialisti che trova per aiutare ad accompagnare un ragazzo/a in un cammino scelto da lui. Se a voi quegli specialisti non piacciono, proponetene semplicemente degli altri. Se la vostra alternativa davanti all’evidenza di troppe storie oramai di ex-omosessuali è il nulla, continuando a fingere che non esistono, non è colpa della chiesa. Come la chiesa apre le sue porte alla comprensione gli altri aprano le loro porte alle alternative per chi le cerca. Ognuno si riprenda il ruolo che doveva essere il suo da sempre.
C’è la storia di due uomini cristiani che dopo aver superato tutti i loro conflitti, ora vivono assieme già da più di 10 anni con gli alti e bassi di tutte le coppie, nel rispetto reciproco. Accettati anche nella loro parrocchia e nella comunità dove vivono.

Una semplice storia per sfatare il mito estremista che la chiesa mette alla porta tutti gli omosessuali e che devi per forza fare una scelta tra chiesa e omosessualità.

Gli omosessuali che vivono una relazione e frequentano la chiesa ne rispettano anche le regole. Sanno che non possono ricevere la S. Comunione come del resto tutti i divorziati risposati. La chiesa si è schierata a favore dell’inviolabilità del matrimonio, come bene assoluto ai fini di generare la vita, e non può scendere a compromessi. Come un’animalista difende l’animale al di là di ogni situazione, così fa la chiesa. Poi saranno i singoli sacerdoti a valutare a loro discrezione e responsabilità caso per caso. Ma se sei veramente un cristiano, non devi essere tu a caricare questa responsabilità sulle loro spalle. Saranno loro tuttalpiù a venire da te.

Per i non credenti queste sono solo un mucchio di regole più o meno discutibili e appunto per questo non le devono discutere. Lo stesso rispetto che va dato alla persona in quanto individuo e non per il suo orientamento sessuale va dato anche all’individuo per le sue credenze religiose.
Poi c’è la storia di una cristiana transessuale (uomo che si sente donna e si veste da donna). Fin dall’infanzia il suo desiderio era vestirsi come le bambine, giocare come loro, essere una di loro. Una testimonianza lunghissima di sofferenze, di sensi di colpa.

Finché una notte raggomitolata sul pavimento del bagno a piangere come faceva sempre, ha capito che Dio l’amava, amava anche lei.

Le persone non credenti o fuori dalle chiese non hanno dubbi che se esistesse un Dio amerebbe questa ragazza nella sua totalità.

E’ un controsenso, ma purtroppo chi ha sempre questo tipo di dubbi, sono alcuni credenti che non hanno capito niente. Sono lontani anni luce dalla verità. Dio essendo padre, soffre per noi proprio come un genitore sà che certi cammini di vita saranno per noi più difficili. Per questo motivo ha dato i comandamenti, per proteggerci non per “sparare” su tutti coloro che non li osservano.

Se volete uscire dall’omosessualità solo perchè pensate che Dio non vi ama, siete partiti con il piede sbagliato. Ad ogni sconfitta continuereste a sentirvi non amati vi sentireste afflitti e pian piano perderete la forza di combattere.

Se volete uscire dall’omosessualità è solo perchè non avete trovato la felicità che pensavate di trovare, avete capito che per voi quel tipo di vita non interessa più. Dio vi ama completamente e totalmente ogni dove siete nella vostra vita. Se avete seguito attentamente il vangelo dice chiaramente che Lui gioisce delle vostre vittorie, dei vostri passi verso quello che per voi è più bello, vi fa sentire più felici, gioisce con voi delle vostre gioie. Ma non c’è scritto da nessuna parte che vi ama di più, perchè non sarebbe possibile amare di più di quanto già vi ama.

Così potete solo essere contenti del vostro progredire verso la meta che volete raggiungere. Quando ricadete avete la certezza che Dio comunque vi ama come se aveste già raggiunto la meta. Questo vi darà forza per rialzarvi e ripartire con più carica di prima.

Gustatevi la gioia di essere in cammino non è importante a che punto del cammino siete.


Allargare gli orizzonti

Stiamo imparando che ogni situazione va guardata a 360 grandi. Esempio pratico: gli omosessuali non sono soltanto le vittime e i bravi; tra il loro mondo di sofferenza e amore c’è anche un mondo marcio e corrotto che tende a trascinarvi tanto quanto il mondo della droga. Se voi imparate a vedere in questo modo ecco che iniziate a formare un cerchio. Questo cerchio è rappresentato nelle filosofie orientali come il cerchio dello Yin e Yang. Avete presente quel cerchio suddiviso in due colori, bianco e nero, con all’interno del bianco una pallina nera e all’interno del nero una pallina bianca. Il bianco e il nero non sono che il bene e il male presenti in ogni contesto. Comunque non è che sono fusi uno nell’altro, sono al contrario nettamente separati. Omosessuali degni di rispetto e omosessuali viziosi e dediti ad ogni male. Poi al loro interno c’è la famosa pallina dell’altro colore. Che vuole indicare che tra i “bravi” un margine di errore esiste. Come tra i “cattivi” ci possono essere gesti di generosità e di bene. Ma anche in questo caso il male che esce da un “bravo” e il bene che esce da un “cattivo” è concreto e visibile non è fuso ma ben separato proprio come la palline del simbolo.

Così andrebbero guardate tutte le cose, nella loro completezza . Un cerchio che sempre si divide in due e al loro interno altri due. Questo vale per la chiesa e questo vale anche per i tempi passati e i tempi presenti. Non vuole assolutamente dire che nella nostra vita in ogni cosa faremo saremo sempre allo stesso livello di bene o di male. Quando noi impariamo a separare il bene dal male allora cominciamo a imparare a difenderci da tutti quelli che ci vogliono accecare volendoci far vedere quello che a loro fa comodo. Possiamo iniziare a muoverci in tutti i cerchi, ma sempre cercandone la parte bianca, del bene.

Questo libro è un cerchio completo, con tanti pro e contro, non sarebbe giusto disfare il cerchio prendendo solo quello che ci fa comodo per buttarlo in faccia alla parte “nemica” . E’ un insieme di pro e contro che sono ben evidenziati e divisi. Tante storie che tutte formano a loro volta dei cerchi al loro interno. Lette nel contesto di tutto dovrebbe servire solo e unicamente per dare ad ognuno una più ampia visione della realtà. Non è la mia realtà perchè non sono io a parlare, ma sono le storie che stanno parlando. Io mi sono permessa solo di scegliere ogni storia in modo che possa mandarvi il più gran numero di informazioni possibili.

Non solo nel vedere le cose si possono dividere in due con dentro altri due. Ma anche nel sentire le sensazioni sia emotive che tattili. Con la mano destra prendete il braccio a sinistra e iniziate a stringere variando di intensità. Provate ora ad ascoltate solo la sensazione della mano destra come se il braccio sinistro non fosse il vostro. Sentite la vostra mano che afferra qualche cosa, mentre lo stringe piano e forte. Poi quando ci siete riusciti fate il contrario. Ascoltate solo cosa sentite nel braccio sinistra. Come se la mano destra non fosse più vostra. Dovreste riuscire a sentire la stessa sensazione come se qualcun’altro vi sta stringendo.

Da un’unica azione voi potete scindere quello che volete sentire e essere. Voi diventate nello stesso tempo quello che fa l’azione guidandone il movimento sentendone anche l’effetto tattile del farla. Oppure potete diventare anche quello che riceve l’azione dall’altro e ascoltarne la sensazione tattile e emotiva.

Un altro esempio di scambio di sensazioni lo possiamo capire con il regalo. Quando compero un regalo per una persona, sento la mia gioia nel comperarlo. Ma nel momento in cui io do il regalo all’altro sono concentrato ad ascoltare tutte le sensazioni che lui prova nel riceverlo e le riproietto su me.

L’atto d’amore tra uomo e donna è la fusione di tutte e 4 le sensazioni, sia tattili che emotive. In quel momento puoi esser quello che vuoi, donna o uomo, e puoi sentire quello che sente lui o quello che senti tu. Dipende solo da te cosa vuoi sentire. Tante persone continuano solo ad ascoltare quello che sente l’altro provando piacere solo nell’essere usate. Mentre altri ascoltano solo quello che sentono loro, egoisti e sfruttatori. Il saper comandare e giocare sull’abbinamento di queste sensazioni sia tattili che emotive risolverebbe tanti problemi. Tu uomo in amore potresti ascoltare lei donna che riceve il regalo del tuo corpo maschile. Proveresti di riflesso il piacere nel vedere lei eccitata dalla tua virilità. Questo scambio di sensazioni nell’immedesimarsi nell’altro può avere tutti gli abbinamenti che ti servono.

Se però mi dici che quello che ti attrae nell’altro/a non è un fattore sessuale ma psicologico.... allora hai già detto tutto tu. Se vuoi porvi rimedio è chiaro che devi andare a cercare i fattori scatenanti di questa attrazione psicologica. Ammesso e concesso che la società inizi finalmente a svegliarsi e non ti neghi gli specialisti di cui avresti bisogno.

Tutto questo sempre nel rispetto di quello che uno vuole o riesce.
L'amore va al di là dell'attrazione sessuale. Questo vale anche per un omosessuale. Se noi all'amore non mettessimo resistenze, ameremmo anche il nostro nemico.

giovedì 10 novembre 2011

Bruto Maria Bruti: Secondo la Chiesa cattolica cosa dovrebbe fare una persona omosessuale



CHIESA CATTOLICA E 
OMOSESSUALI

Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?






La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita. Anche nelle persone omosessuali dev’essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Van den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone - delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni e gli atteggiamenti -, la cui guarigione si è progressivamente realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio, è stato liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato e liberato da sé stesso, dal suo «io» infantile, emotivamente indirizzato in senso omosessuale (64).

Per la dottrina della Chiesa cattolica le persone omosessuali sono chiamate, come quanti hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore Gesù. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell’abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace. Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l’amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato - il verbo greco amartanô, usato per «peccare», significa «sbagliare strada», «mancare il bersaglio» - e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.

Lo stesso Van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento psicoterapico, i pazienti omosessuali, che vivono la loro fede religiosa in modo positivo, hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti - in particolare della confessione -, la speranza, l’umiltà e l’amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico. La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l’apparato locomotore. Per guarire da un handicap fisico, però, non basta la fisioterapia, ma occorre la volontà di guarire. Infatti questa volontà è un elemento determinante per il buon esito della cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi amati e, fra l’altro, amare la guarigione.

Secondo lo psichiatra statunitense William Glasser - iniziatore di un indirizzo psicoterapeutico definito «terapia della realtà» - uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello di sentirsi amato.

Glasser dice che un uomo, abbandonato su un’isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama (65). Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera - la vita di preghiera è la ricerca dell’unione con Dio nei pensieri e nelle azioni -, e il cattolico anche attraverso l’aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l’amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.

Le terapie psicologiche, da sole, spesso non sono sufficienti per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo lo psicologo tedesco Albert Görres (1918-1996) uno dei principali ostacoli al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e che incoraggi (66).

Quale motivazione può essere così forte da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l’angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l’individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l’amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona.

La tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali, che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l’importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell’individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l’aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio e la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata. In questo clima culturale di diffuso relativismo difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e quanti non vogliono arrendersi alle loro tendenze disordinate (67).

NOTE
(64) Cfr. G. J. M. VAN DEN AARDWEG, Omosessualità & speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 140-152.
(65) Cfr. WILLIAM GLASSER, Terapia della realtà, trad. it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971, pp. 24-27.
(66) Cfr. ALBERT GÖRRES, Il male e il superamento del male nella psicoterapia e nel cristianesimo, in IDEM e KARL RAHNER S.J. (1904-1984), Il Male. Le risposte della psicoterapia e del cristianesimo, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1986, pp. 11-219 (pp. 16-17).
(67) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., soprattutto nn. 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 15, 16 e 17, pp. 16-39; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357, 2358 e 2359; G. CONCETTI O.F.M., op. cit.; e MONS. DIONIGI TETTAMANZI et ALII, Antropologia cristiana e omosessualità, con presentazione di Giuseppe Dalla Torre, Quaderni de «L’Osservatore Romano», Città del Vaticano 1997, soprattutto B. KIELY S.J., Gli antecedenti dell’omosessualità: scienza e valutazione morale, ibid., pp. 97-102.

sabato 5 novembre 2011

Roberto Marchesini: Il feticcio (omosessuale) dell'omofobia



Il feticcio (omosessuale) dell’omofobia

di Roberto Marchesini


[Da "Studi Cattolici" n° 528, febbraio 2005, pp. 112 - 116]




“L’omofobia è il termine utilizzato dalle associazioni omosessuali per designare l’atteggiamento di tutti quelli che si interrogano e criticano la volontà di imporre alla società la banalizzazione e la normalizzazione dell’omosessualità"


“L’argomento più utilizzato a fini propagandistici da associazioni omosessuali, quando si scontrano con argomentazioni che non sono in grado di discutere né di contraddire, è quello dell’«omofobia»" 


"Ogni critica, ogni riflessione che indica che l’omosessualità rappresenta un serio handicap psichico nell’elaborazione sessuale, ogni discorso umoristico che assumesse atteggiamenti derisori nei confronti dell’omosessualità, o ancora, il fatto di ricordare che la pratica dell’omosessualità non è moralmente corretta e che la maggior parte delle religioni la considerano come una contraddizione antropologica di valore universale e che soltanto la relazione di coppia uomo – donna sta alla base della società e del diritto, è giudicata come se fosse razzismo o, secondo lo slogan ormai di moda, come fosse omofobia"


Il 29 giugno scorso, in Svezia, il pastore protestante Åke Green è stato condannato ad un mese di carcere per un sermone tenuto l’anno precedente, nel corso del quale aveva criticato la recente legge sulle unioni omosessuali rifacendosi a brani biblici. La motivazione dell’arresto è “incitamento all’odio” nei confronti degli omosessuali [1].

Nemmeno un mese dopo il collettivo degli omosessuali e transessuali madrileni (COGAM) ha accusato i vescovi di "apologia di omofobia" per essersi espressi a difesa del matrimonio cristiano e ha chiesto alla Magistratura di "procedere d’ufficio contro tutti coloro che compiono un tale crimine che non deve restare impunito" [2].

Il 27 luglio ultimo scorso il governatore del Friuli Venezia Giulia, durante una intervista in diretta radiofonica (Radio 24), è stato accusato di “omofobia” da un ascoltatore per aver – mesi prima - riconosciuto il valore della famiglia eterosessuale [3].

L’omofobia non sarebbe un crimine da punire ma una malattia da curare per il parlamentare italiano onorevole Franco Grillini, presidente dell’associazione Arcigay, il quale scrive: “Ecco perché è decisivo che […] si riesca a sconfiggere il pregiudizio e l’ignoranza e, soprattutto, l’omofobia, vera patologia moderna come ugualmente patologici sono il rifiuto della diversità, l’intolleranza e il razzismo” [4].

Gli fa eco G. Rossi Barilli, che scrive: “Prima o poi si dovrà riconoscere che la vera malattia non è l’omosessualità ma l’omofobia” [5].

Non manca chi, all’interno del mondo scientifico, preme perché venga al più presto inserita la “omofobia” all’interno dei manuali diagnostici, come ad esempio la dottoressa Katherine A. O’Hanlan, ginecologa e presidente emerita della Gay and Lesbian Medical Association, che in un articolo sostiene che “Homophobia as Psychiatric Pathology” [6]. Esso sarebbe già diagnosticabile tramite il DSM IV utilizzando la categoria diagnostica riservata all’omosessualutà “egodistonica”, ossia “Persistente e intenso disagio riguardo all’orientamento sessuale” [7].

Ma cos’è l’omofobia? Un crimine, una malattia o cos’altro? Cosa si intende con questo termine, e perché viene usato come un’accusa?

Il termine “omofobia” è in genere attribuito al dottor George Weinberg, che lo coniò nel 1965 per poi utilizzarlo nei sui scritti negli anni ’70 [8]. La definizione che Weinberg da nel 1972 di “omofobia” è la seguente: “La paura espressa dagli eterosessuali di stare in presenza di omosessuali, e l’avversione che le persone omosessuali hanno nei loro stessi confronti”.

In questa definizione il termine omofobia viene utilizzato per esprimere due concetti che attualmente sono distinti, ossia la “omofobia” e la cosiddetta “omofobia internalizzata”.
La distinzione tra “omofobia” e “omofobia internalizzata” è in uso dal 1988, quando Gonsiorek creò questa seconda espressione dandone la seguente definizione: "l’incorporazione da parte di gay e lesbiche dei bias antiomosessuali prevalenti nel mondo sociale" [9]; da allora il termine “omofobia” ha in genere una definizione piuttosto vaga, riassumibile tuttavia in questo modo: “atteggiamenti, comportamenti e convinzioni che sono discriminatorie e pregiudizievoli nei confronti dell’omosessualità” [10].



Non sentimento, ma disturbo

E’ evidente dunque che la definizione corrente di “omofobia” si riferisce ad un atteggiamento, definito come “un sentimento positivo o negativo, generale e durevole nei confronti di una certa persona, oggetto o argomento” [11]. Si possono classificare come atteggiamenti l’ammirazione nei confronti di una squadra di calcio, l’antipatia verso un politico, la preferenza per una marca di cioccolato piuttosto che un’altra.

Le fobie sono invece disturbi psichici definibili come “paure intense, esagerate, immotivate per situazioni, oggetti o azioni che il soggetto prova nonostante spesso non ne capisca la ragione. […] Il fobico posto a contatto con lo stimolo specifico temuto presenta in genere vere e proprie crisi d’ansia più o meno intense e paralizzanti” [12]. Alcune fobie tipiche sono ad esempio la claustrofobia (paura per gli spazi chiusi o senza finestre), l’agorafobia (paura eterogenea che racchiude la paura degli spazi aperti come il timore di restare intrappolati qualora possa sopraggiungere un malessere o la morte), l’acrofobia (paura dei luoghi elevati e dell’altezza), la nictofobia (paura del buio), l’aracnofobia (paura dei ragni)…

Perché venga diagnosticata una crisi d’ansia in seguito ad una fobia il DSM IV[13] stabilisce che debbano essere presenti almeno quattro dei seguenti sintomi:

- palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
- sudorazione
- tremori fini o a grandi scosse
- dispnea o sensazione di soffocamento
- dolore o fastidio al petto
- nausea o disturbi addominali
- sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)
- paura di perdere il controllo o di impazzire
- paura di morire
- parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
- brividi o vampate di calore

Considerato tutto ciò, il termine “omofobia” sembra decisamente inappropriato per designare un atteggiamento; infatti lo stesso DSM IV non riporta, tra le fobie, la “omofobia”.

Recentemente[14], un gruppo di psicologi della University of Arkansas ha sottoposto 138 persone ad una serie di test e a tre questionari per la misurazione del livello di ansia e paura. Tra i test somministrati l’Index of Attitudes towards Homosexuals (IAH), la Sexual Attitudes Scale, il Disgust Emotion Scale e il Padua Inventory; il primo è considerato lo strumento che misura la “omofobia”; il secondo indaga il pensiero delle persone nei confronti della sessualità umana; il terzo strumento aveva il compito di misurare le risposte delle persone in termini di disgusto mentre il Padua Inventory misura la paura di contaminazioni.

Le analisi statistiche compiute sui risultati hanno mostrato una correlazione negativa tra gli atteggiamenti nei confronti degli omosessuali e la misura di paura e ansia; invece i risultati del IAH erano correlati positivamente con i risultati della Sexual Attitudes Scale, del Disgust Emotion Scale e del Padua Inventory.

In altre parole, i soggetti che mostrano punteggi elevati all’Index of Attitudes towards Homosexuals mostrano attitudini sessuali “tradizionali”, elevati livelli di disgusto e timore di diventare omosessuali: non paura e ansia. La “omofobia” sarebbe quindi un atteggiamento, non una fobia. Lo stesso professor Lohr, che ha guidato la ricerca e che da anni studia le fobie, ha commentato i risultati con queste parole: “Se il disprezzo e il disgusto guidano l’omofobia, essa sembra più un problema morale o sociale che un problema psicopatologico. Se cominciamo a considerare patologici gli atteggiamenti negativi – con l’implicazione che c’è qualcosa di sbagliato dal punto di vista medico nelle persone con pregiudizi, che essi sono in qualche modo malati nei loro atteggiamenti –, ciò mi sembra aberrante”.

C’è una evidente e probabilmente voluta confusione tra atteggiamento e patologia, e un utilizzo ideologico e strumentale delle categorie mediche e psichiatriche.

Si profila uno scenario fantascientifico per cui gli attivisti gay, i quali sono riusciti tramite pressioni politiche [15] a far depennare la diagnosi di omosessualità a causa dello stigma sociale che questa poteva portare, ora cercano di stigmatizzare l’atteggiamento “omofobo” proprio attraverso una diagnosi psicopatologica.

Come accenna il dottor van den Aardweg "Chiunque non accetti l’omosessualità come cosa normale viene accusato di discriminazione a danno di persone diversamente dotate, persone che sono «sostanzialmente» diverse; forse - si dice - costui discrimina perchè egli stesso reprime la componente omosessuale della propria vita emotiva o, peggio, perchè soffre di «omofobia», timore patologico dell’omosessualità" [16]. Così il dottor Anatrella: “L’omofobia è il termine utilizzato dalle associazioni omosessuali per designare l’atteggiamento di tutti quelli che si interrogano e criticano la volontà di imporre alla società la banalizzazione e la normalizzazione dell’omosessualità. 
Secondo questi militanti, ogni critica sociale dell’omosessualità manifesta, in coloro che la formulano, una paura dell’omosessualità, se non addirittura persino il timore che loro ispira la propria omosessualità inconsciente” [17]. “L’argomento più utilizzato a fini propagandistici da associazioni omosessuali, quando si scontrano con argomentazioni che non sono in grado di discutere né di contraddire, è quello dell’«omofobia». Questa nozione di omofobia (utilizzata in occasione della sfilata del Gay pride del 1999) è diventata un termine feticcio, che inibisce ogni riflessione e cerca di stigmatizzare coloro che ritengono che, socialmente, l’omosessualità pone un problema” [18].



Causa di tutti i mali?

In un crescendo paranoico, la “omofobia” sembra essere diventata la causa di tutto ciò che avviene alle persone con tendenze omosessuali: “la fragilità e la confusione” [19], una “sessualità disincarnata e destituita di relazione, autenticità e progetto” [20], “un linguaggio camp, un abbigliamento appariscente, un atteggiamento frivolo” [21], una particolare “sensibilità” [22] eccetera; la “omofobia”, e la conseguente “persecuzione” della società “omofobica”, diventa il principio esplicativo per ogni caratteristica che distingue le persone con tendenze omosessuali dagli eterosessuali.

Scrive Nicolosi: "Anche se, per definizione, una fobia è uno spropositato timore irrazionale, il termine «omofobia» è ormai impiegato per descrivere e spiegare qualsiasi reazione negativa nei confronti dell’omosessualità. Ogni problematica e sofferenza dell’omosessuale è attribuita o a un’omofobia sociale o a un’omofobia interiorizzata. In questa ottica, un rapporto scadente tra pare e figlio dipende dall’atteggiamento omofobico del padre che si sente minacciato dall’effemminatezza del figlio; oppure l’isolamento del ragazzo dai suoi coetanei è da ascrivere a una omofobia interiorizzata, così come l’alienazione dell’omosessuale adulto dalla famiglia e dalla società. Negli anni dell’adolescenza, l’omofobia provoca depressione, scarsa autostima, abuso di droghe e alcolici, ma le possiamo attribuire anche al narcisismo, oppure agli atteggiamenti passivi e l’incapacità di autoaffermarsi. 

L’ambiente ostile genera anche problemi interpersonali - come l’incapacità di avere una relazione che duri nel tempo -, nonchè conflitti all’interno della psiche, che vengono alla luce nel corso della terapia (Malyon 1982). La ricerca di sesso anonimo, infine, è attribuita al desiderio dell’individuo di autopunirsi a causa dell’omofobia interiorizzata.

Nessuno vuole ammettere l’esistenza di problematiche insite nella condizione omosessuale. Weimberg (1972), l’uomo che ha coniato il termine «omofobia», si serve di ben cinque criteri di definizione, ma la caratteristica citata con maggior frequenza è quella di «minaccia per i valori» (pp. 16 - 17). Tuttavia, il termine è stato esteso oltre l’originaria definizione di Weimberg e oggi si riferisce a qualsiasi teoria che consideri l’omosessualità superiore alla e/o «più naturale» dell’omosessualità (Morin 1977). Se consideriamo questa definizione, qualsiasi cultura o tradizione religiosa della storia del mondo può esser considerata omofobica. 

Se chiedessimo a tutti i genitori del mondo se avrebbero voluto un figlio omosessuale, scopriremmo con certezza che siamo quasi tutti omofobici. Il termine è stato esteso ad nauseam. Eppure, coloro che amano usare il termine non vogliono ammettere che è piuttosto naturale rifiutare lo stile di vita omosessuale all’interno dei propri valori, senza per questo avere una natura «fobica». Questo non significa temere che questo stile di vita possa mettere in pericolo i vari valori, vuol dire semplicemente non accettarlo come una via alternativa naturale e percorribile" [23].

In particolare sarebbe colpa della società “omofoba” – e non dell’egodistonia provocata dall’omosessualità - la maggior incidenza negli omosessuali di abuso di droghe e di bevande alcooliche, di tentativi di suicidio e di prostituzione.



I rischi psichiatrici degli omosessuali

Un importante studio [24] ha confermato il malessere psichico della popolazione omosessuale: “I disturbi psichiatrici sono risultati prevalenti tra la popolazione omosessualmente attiva piuttosto che in quella eterosessualmente attiva.  

Gli uomini omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una prevalenza maggiore di disturbi dell’umore e di disturbi ansiosi rispetto agli uomini eterosessuali. Le donne omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una maggior prevalenza di disturbi da utilizzo di sostanze rispetto alle donne eterosessuali. 

Nel corso della vita gli indici di prevalenza riflettono identiche differenze, con l’eccezione dei disturbi dell’umore, che sono stati osservati più frequentemente nelle donne omosessuali piuttosto che in quelle eterosessuali. […] I risultati supportano l’ipotesi che le persone con comportamenti sessuali omosessuali corrono rischi maggiori per disturbi psichiatrici” [25]. 

Questo studio è particolarmente significativo perchè è stato condotto su un enorme numero di soggetti: oltre settemila (7076), tra i 18 e i 64 anni. Presenta inoltre una particolarità che lo rende decisamente interessante: è stato condotto in Olanda, paese nel quale – per ammissione degli stessi autori “Il clima sociale nei confronti dell’omosessualità è da tempo e rimane considerevolmente più tollerante” rispetto a quello di altri stati. 

Se davvero le sofferenze degli omosessuali sono causate dal pregiudizio, dall’intolleranza e dallo stigma sociale – in una parola, dall’omofobia – [26], le differenze registrate in Olanda tra il benessere psichico degli omosessuali e degli omosessuali devono avere un’altra causa. E se questa causa fosse costituita dalle “problematiche insite nella condizione omosessuale”?

Gli omosessuali fanno registrare anche una maggior incidenza di tentativi di suicidio rispetto agli eterosessuali. La spiegazione di questo fenomeno sarebbe la seguente: “Sottoposti a prove tanto difficili, non sentendosi accettati o capiti dalle persone alle quali tengono di più, alcuni omosessuali possono finire nella disperazione, almeno per brevi periodi di tempo. Non è dunque sorprendente che qualcuno di loro pensi o addirittura tenti di togliersi la vita” [27]. 

Tuttavia la causa sembra da attribuirsi perlopiù da frustrazioni nella vita di coppia (gelosie, infedeltà) che non alla “persecuzione omofobica” [28]. Commenta il dottor Nicolosi: “Un gruppo di ricerca guidato da Gary Remafedi ha messo a confronto un gruppo di adolescenti omosessuali e bisessuali che hanno tentato il suicidio con un gruppo di adolescenti omosessuali, e bisessuali che non vi hanno mai pensato. Nel 44 per cento dei casi, i soggetti attribuivano il tentativo di suicidio a «problemi familiari, fra cui i rapporti conflittuali con i membri della famiglia, la crisi matrimoniale dei genitori, il divorzio o l’alcolismo». A dire il vero, non è una novità il fatto che l’omosessualità sia associabile alle disfunzioni strutturali della famiglia di origine del soggetto.
Affermare che i tentativi di suicidio siano dovuti solo (o principalmente) ai pregiudizi della società sembra essere una spiegazione semplicistica a un problema ben più complesso” [29].

L’omofobia è dunque solamente di un tranello verbale, uno stratagemma ideologico? Potrebbe non essere così semplice.

Un altro recente studio [30] è stato condotto con l’obiettivo di dimostrare che lo stato di salute psicologica, l’integrazione sociale e la qualità della vita degli omosessuali è inferiore a quella degli eterosessuali. Anche in questo caso (1.161 uomini, tra i quali 656 si sono definiti gay, e 1018 donne, tra le quali 430 si sono definite lesbiche) i risultati hanno confermato che “Uomini gay e lesbiche presentarono un rischio psicologico maggiore degli eterosessuali […] La quantità dei disturbi da uso di sostanze è risultato più alto tra gli uomini gay e le lesbiche, i quali riferirono di aver fatto uso di sostanze ricreative più frequentemente della loro corrispettivi eterosessuali. Le lesbiche rifurono più frequentemente delle donne eterosessuali di bere alcol in modo eccessivo”. 

I ricercatori, tuttavia, partendo dal presupposto (come abbiamo visto, non giustificato) che le sofferenze degli omosessuali siano da attribuire esclusivamente alla discriminazione e all’intolleranza della società omofoba, hanno indagato sugli atti di bullismo subiti dai soggetti, omosessuali ed eterosessuali e sulla causa percepita di questi. I risultati sono particolarmente stimolanti: i gay e gli eterosessuali hanno riferito di aver subito atti di bullismo a scuola o episodi di violenza negli ultimi cinque anni in percentuali molto simili, statisticamente non significative. Ciò che distingue i due gruppi di soggetti è invece l’attribuzione del motivo dell’aggressione subita: “Uomini gay e lesbiche hanno spesso attribuito la molestia o la violenza alla loro sessualità”, ossia: per gay e lesbiche il motivo delle aggressioni subite (in numero uguale a quelle subite dagli eterosessuali) è l’intolleranza nei confronti del loro orientamento sessuale, in altre parole, di nuovo, la “omofobia”.

In una intervista, Joel Masure, del centro Ascolto lesbico e Gay di Parigi, a proposito della difficoltà dell’essere omosessuali, risponde: “Se i pregiudizi persistono, essi sono, tuttavia, meno violenti che in passato. Sebbene nell’ambiente gay e lesbico vi sia la tendenza ad ingrandirli, a immaginare che il mondo intero sia ostile, è comunque vero che in provincia, negli strati popolari, la situazione rimane estremamente complicata” [31].

Tutto ciò conferma quella tendenza all’autocommiserazione, al vittimismo, al senso di inferiorità e di persecutorietà osservato, tra gli altri, da van den Aardweg e da Nicolosi [32]. La “omofobia” percepita come universale e causa di ogni ferita emotiva e psicologica potrebbe quindi, in accordo con questi rilievi, essere una forma di proiezione sul mondo esterno delle proprie sofferenze; la personalità narcisistica, costruita dagli omosessuali come difesa dalla propria inadeguatezza percepita, utilizzerebbe questa proiezione come un’arma ideologica e verbale con la quale punire tutti coloro che vengono identificati con la causa della propria sofferenza.



Argomento in malafede

Una argomentazione simile è esposta in queste riflessioni conclusive del dottor Anatrella: "L’omofobia è un argomento di malafede e un prodotto dell’ansietà della psicologia omosessuale. In nome dell’omofobia, dei militanti vogliono soprattutto colpevolizzare gli eterosessuali. Riescono del resto a raggiungere questo obiettivo e a seminare il dubbio nella mente delle persone, come sa farlo il discorso del perverso narcisista che lascia intendere agli altri che ne sa di più sulla loro psicologia per meglio manipolarli. [...] 

Ogni critica, ogni riflessione che indica che l’omosessualità rappresenta un serio handicap psichico nell’elaborazione sessuale, ogni discorso umoristico che assumesse atteggiamenti derisori nei confronti dell’omosessualità, o ancora, il fatto di ricordare che la pratica dell’omosessualità non è moralmente corretta e che la maggior parte delle religioni la considerano come una contraddizione antropologica di valore universale e che soltanto la relazione di coppia uomo – donna sta alla base della società e del diritto, è giudicata come se fosse razzismo o, secondo lo slogan ormai di moda, come fosse omofobia. Questa interpretazione psicologica non fondata traduce una carenza del pensiero che ha di mira le persone, per loro squalificare i loro discorsi e gli interrogativi che essi pongono.
Così lo slogan dell’omofobia viene ripreso in maniera incantatoria, emozionale, e in una logica quasi settaria, poiché non si tratta tanto di riflettere e di sapere ciò che significa il fatto di volere istituire una realtà sessuale, ma di esercitare una manipolazione e un’influenza sulle menti colpevolizzandole. […] L’utilizzazione dello slogan dell’omofobia è un effetto del linguaggio, che non rende conto della realtà.
La maggior parte delle persone sono indifferenti agli omosessuali, di più ancora in una società individualistica dove ciascuno fa quello che vuole. [...] L’utilizzazione abusiva, da parte di dottrinari della causa omosessuale, dell’immagine dell’omofobia, ci pone soprattutto di fronte a un’interpretazione proiettiva. 

La fobia, la paura, è probabilmente più presente in coloro che se ne servono come di una bandiera che in coloro che vengono pressi di mira dalle parole di questi militanti. Il meccanismo abituale della fobia consiste nel far ricadere sul mondo esterno l’angoscia che una mozione pulsionale ispira, ma che è vissuta come un pericolo e un disappunto originati dall’esterno. Freud aveva ragione di sottolineare che è talvolta impossibile essere intesi quando si denuncia una proiezione come una percezione erronea. Le interpretazioni proiettive possono strappare, per un periodo, l’adesione psicologica (che produce il fenomeno delle sette) o l’adesione politica (che produce la dittatura dei costumi), perché offrono un sistema di riferimenti concernenti la gestione che è assai rassicurante nella società individualistica attuale. Fin quando le menti saranno mature per affrancarsi da questa tirannia.
La repressione intellettuale si mobilita fino a immaginare la creazione di una sanzione penale. Si ha la pretesa, infatti, in certi ambienti associativi, se non addirittura politici, di voler creare «un delitto di omofobia», che sarebbe sanzionato dalla legge identificando la situazione degli omosessuali con quella di coloro che sono le vittime dell’antisemitismo e del razzismo. Una frode intellettuale si cela dietro questa confusione tra il razzismo e il rifiuto di porre su un piede di parità, nella società, l’omosessualità (che non è se no una tendenza sessuale tra le altre) con le due identità sessuali le quali, da sole, prevalgono nell’ambiente sociale" [33].

[1] Cfr. “Corrispondenza Romana” 865/01 del 17/07/04. Il progetto di legge n° 6582, presentato il 23 novembre 1999, primo firmatario l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema insieme al Ministro per le Pari Opportunità Laura Balbo, affiancato dal testo unificato del 1 luglio 1999 riguardante le "Disposizioni per la prevenzione e la repressione delle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale", è stato accantonato per la caduta del governo D’Alema e la vittoria, nelle elezioni del 2001, della Casa delle Libertà. Questi disegni di legge prevedevano sanzioni penali non solo per chiunque esprimesse pubblicamente critiche su una qualunque perversione sessuale, ma anche per chi partecipasse ad "associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alle loro attività" ritenute "incitamento alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale", che deve essere punito "per il solo fatto della partecipazione all’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni" (art. 2 del Testo Unico).

[2] Cfr. "ABC", 22 luglio 2004.

[3] Cfr. “Avvenire”, 30 luglio 2004.

[4] F. Grillini, Prefazione, in Del Favero, Palomba, Identità diverse, Roma, ed. Kappa, 1996, p. 12.

[5] Giovanni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Milano, Feltrinelli, 1999, p. VIII.

[6] Homophobia As a Health Hazard: Report of the Gay and Lesbian Medical Association.

[7] American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV, Maqsson, Milano, 2000. Si tratta del più diffuso manuale diagnostico, tanto da costituire uno standard per la diagnosi dei disturbi mentali. La categoria diagnostica in questione è la F52.9 – Disturbo Sessuale Non Altrimenti Specificato. Tale interpretazione di questa categoria è chiaramente una forzatura, in quanto il persistente e intenso disagio è da intendersi riguardo al proprio orientamento sessuale, e non quello altri.

[8] Cfr. “NARTH Bulletin”, vol. 13, N. 2, agosto 2004, p. 20.

[9] L. Pietrantoni, La gestione dello stigma antiomosessuale: omofobia internalizzata e autostima, in "Rivista di Scienze Sessuologiche", n. 1-2, Del Cerro Editore, 1996.

[10] Del Favero, Palomba, Identità diverse, op. cit., p. 200. A pagina 56 dello stesso volume possiamo leggere un’altra definizione di “omofobia”: “Ignoranza, insensibilità, stereotipi, modo di pensare, pregiudizi, discriminazioni e altri attributi negativi possono essere raggruppati sotto il concetto di omofobia”. I due autori si dichiarano nel primo capitolo “professionisti” psicoterapeuti “e uomini gay” (p. 17).

[11] Petty e Cacioppo, Attitudes and Persuasion: classic and contemporary approaches, Dobuque, Iowa, Wm C. Brown, 1981, p. 7; cit. in Hewstone, Stroebe, Codol, Stephenson, Introduzione alla psicologia sociale, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 162. Per una esauriente riflessione sul concetto di “atteggiamento” si veda ibidem, pp. 162 – 165.

[12] G. Colombo, Manuale di Psicopatologia Generale, Padova, Cleup, 1996, p. 211.

[13] American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV, op. cit.
[14] Olatunji, B. O., Sawchuk, C. N., Lohr, J. M., & de Jong, P. J. (in press), Disgust domains in the prediction of contamination fear. Behaviour Research and Therapy.

[15] Cfr. J. Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Milano, ed. Sugarco,2002, pp. 18 – 21.

[16] G. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, Milano, Ares, 1995, p. 16.

[17] T. Anatrella, voce Omosessualità e omofobia, in Lexicon, Città del vaticano, LEV, 2003, p. 686. In data 16 giugno 2003 è stata proposta una querela - presso la questura di Bologna - da Paola Dell’Orto in Dall’Orto, nella qualità di presidente e legale rappresentante della associazione AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali); il PM ha chiesto l’archiviazione in data 23 giugno 2003 dichiarando “Ma se è incontestabile la piena liceità di tali pubblicazioni ed iniziative [da parte dell’AgeDO], stupisce invece che la querelante non voglia riconoscere una simmetrica e pari libertà ad esponenti del mondo cattolico, di raccogliere in un volume il loro pensiero. […] Per fortuna viviamo in un Pese libero. L’art. 21 della Costituzione è il caposaldo di ogni dibattito culturale, anche su temi sociali e religiosi (sui quali ultimi concorre anche la libertà garantita dall’art. 19 Cost.).
I libri, strumento essenziale della nostra civiltà e della nostra cultura per il progresso collettivo della società ed individuale delle persone - in altri tempi e in altri luoghi venivano bruciati pubblicamente, ma oggi non possono essere sequestrati (come già spiegato nel provvedimento citato in data 20 giugno 2003) né penalizzati.
Ritenuta quindi l’infondatezza assoluta della notizia di reato devesi richiedere immediatamente l’archiviazione, per insussistenza dei reati ipotizzati dalla querela”. L’AgeDO ha reagito chiedendo a simpatizzanti ed iscritti di denunciare a titolo personale la stessa pubblicazione e fornendo un fac simile della querela.

[18] T. Anatrella, voce Omosessualità e omofobia, in Lexicon, Città del vaticano, LEV, 2003, p. 691.

[19] P. Rigliano, Amori senza scandalo, Milano, Feltrinelli, 2001, p. 101.

[20] Ibidem, p. 129.

[21] Ibidem, p. 148.

[22] Ibidem, p. 156.

[23] J. Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, op. cit., pp. 104 - 105

[24] Theo G. M. Sandfort, Ron de Graaf, Rob V. Bijl, Paul Schnabel, Same-Sex Sexual Behaviour and Psychiatric Disorders, "Archives of General Psychiatry” vol. 58, gennaio 2001, pp. 85 – 91.

[25] Va osservato che i soggetti sono stati classificati come omosessuali (2.8 % degli uomini e 1.4 % delle donne) ed eterosessuali in base ai comportamenti sessuali riferiti avuti nell’ultimo anni. Innanzitutto non appare corretto definire le persone come omosessuali esclusivamente in base al comportamento sessuale, che può essere anche occasionale o episodico e non indicativo di inclinazioni omosessuali; secondariamente queste percentuali, seppure gonfiate in tal modo, rappresentano l’ennesima smentita delle percentuali riportate dal celebre Rapporto Kinsey (10 % della popolazione) generalmente sbandierate dagli attivisti gay.

[26] Gli autori della ricerca, nonostante gli esiti del loro lavoro, affermano di condividere quest’idea.

[27] Barbagli, Colombo, Omosessuali moderni, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 57.

[28] G. van den Aardweg, «Matrimonio» omosessuale & affidamento a omosessuali, in “Studi cattolici”, 449/50, luglio/agosto 1998, p. 501.

[29] Nicolosi, Ames Nicolosi, Omosessualità - Una guida per i genitori, Milano, Sugarco, 2002, p. 126.

[30] M. King, E., McKeown, J. Warner, A. Ramsay, K. Johnson, C. Cort, L. Wright, R. Blizard, O. Davidson, Mental Health and Quality of Life of Gay Man and Lesbians in England and Wales, “British Journal of Psychiatry”, vol. 183, 2003, pp. 552 – 558.

[31] Del Favero, Palomba, Identità diverse, op. cit., p. 49.

[32] Cfr. G. J. Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, op. cit., pp. 75 – 85; van den Aardweg, Omosessualità e speranza, op. cit., pp. 69 - 89.

[33] T. Anatrella, voce Omosessualità e omofobia, in Lexicon, Città del vaticano, LEV, 2003, passim.